26
Lug 2014
ore 19:00

Se il Cavalier Penazzi tornasse nel 2014

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Era l'estate del 2007 che, visti i tempi, è un'estate lontana e precede di un anno la più grande crisi economica dell'epoca moderna che iniziò il 15 settembre 2008 con la bancarotta della Lehman Brothers.

Quel 2007 come ogni anno, di ritorno dalle vacanze, facevamo tappa al Gambero Rosso di San Vincenzo e non immaginavamo che sarebbe stata l'ultima volta.
L'appuntamento era uno di quelli diventati fissi sul calendario, perché a ridosso del compleanno di Fulvio e noi, seduti nella saletta del ristorante come fossimo a casa, gustavamo quel momento di grande piacere, sapendo che ogni volta che una situazione sembra ai limiti della perfezione quello potrebbe essere l'attimo fuggente.
Il racconto di quell'ultimo pranzo è questo.

Nei commenti seguiti alla cronaca del pranzo c'era anche un appunto-risposta, eravamo nel 2007:

Credo che questa sia la frontiera di una nuova ristorazione che trasforma lo spazio ristorante in una casa accogliente, rompe cioè lo schema tavolo-clienti, servizio-cucina e lo sostituisce con lo schema casa-ospiti, cucina-offerta.
In fondo nulla si inventa e io ricordo che negli anni Settanta vicino a Imola si andava a mangiare dal Cavalier Penazzi. Si entrava a casa sua e nella sala da pranzo attorno a un grande tavolo ci si trovava spalla a spalla con degli altri ospiti sconosciuti convenuti a quel desco per provare la cucina delle sorelle del Cavaliere, due fantastiche zitelle da iconografia della zitella emiliana.
Oggi, con Asl e Visco di mezzo credo che il Cavaliere sarebbe in carcere :-) ma se l'iniziativa la prende un professionista credo proprio che sia possibile, sempre che i conti tornino.
In fondo nella saletta di San Vincenzo si sta sperimentando l'idea del "ristorante casalingo" di altissimo livello.
D'altronde avere la maionese fatta espressamente al tavolo da un grande cuoco mentre si conversa e si beve mi sembra sia il massimo piacere possibile per un appassionato di buona cucina.


Già, il Cavalier Penazzi di Imola, una storia molto bella che forse solo Alfredo Antonaros sarebbe in grado di raccontare.
La scena si svolge a Imola negli anni '70 ed è un ricordo di quelli in bianco e nero, un ricordo lontano e quasi sbiadito perché il Cavalier Penazzi era una leggenda per noi appassionati di cucina che ci scambiavamo le informazioni in un mondo privo di guide gastronomiche, di rubriche sui giornali e di qualunque punto di riferimento ufficiale.
Allora la benzina costava circa 300 lire al litro, io sulla mia Fiat 500 mettevo 1000 lire, il giornale costava 150 lire e un caffè 120 lire.
A Imola, narrava chi ci era stato, si andava a mangiare a casa di un signore che serviva i piatti della tradizione nella sala da pranzo di casa sua.
Per prenotare bisognava avere il numero di telefono e per averlo bisognava conoscere qualcuno che c'era stato, una catena di Sant'Antonio gastronomica, e così una sera dei primi anni Settanta il cerchio si chiuse e riuscimmo a prenotare.
Arrivammo presto all'indirizzo, una villetta un po' fuori dal centro, si saliva al primo piano, vi accoglieva il cavalier Penazzi in persona e si veniva accompagnati nella sala da pranzo.
Un ricordo indelebile, quella era proprio la sala da pranzo di una casa privata, rettangolare, un grande tavolo apparecchiato per dieci persone, una credenza con una specchiera e sul ripiano un paio di bamboline, una palla di vetro di quelle che scuotendole si riempono di neve, delle scatoline d'argento di varie dimensioni, una che suonava il valzer se la si apriva.
Su un lato corto della stanza c'era la porta che dava sulla cucina dove regnavano le due sorelle del Cavalier Penazzi, signorine, grandi cuoche, che vivevano con lui.
Gli altri ospiti della serata non li conoscevamo, ci furono le presentazioni e poi tutti a tavola per l'antipasto di crescentine fritte e prosciutto e salame.
Lo servì la prima delle sorelle Penazzi che entrò nella stanza vestita con un grembiule bianco, un'aria gentile, molto timida o forse silenziosa perche i gesti le erano ormai abituali.
Per noi era la prima volta, le crescentine erano leggere e fritte alla perfezione, il prosciutto un po' salato e il salame veramente buono, a grana grossa, stagionato al punto giusto.

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Poi ecco entrare trionfalmente la zuppiera bianca con i tortellini che la seconda delle sorelle Penazzi poggiò su un lato del tavolo, la scoperchiò e iniziò a servire dal commensale più vicino, come si usa nelle famiglie quando è il pranzo della domenica.
E poiché siamo negli anni Settanta e quantità è qualità ecco che dopo i tortellini un'altra signorina Penazzi entrò in sala da pranzo con un'altra zuppiera bianca, questa volta con dei passatelli.
Non mi ricordo che vino abbiamo bevuto e neppure chi erano gli altri commensali, nè quanto abbiamo speso, negli appunti che ho scritto una volta tornato a casa c'è annotato solo che abbiamo mangiato arrosto imbottito di frittata, patate fritte, friggione, zuppa inglese, crema fritta, caffè e amaro della famiglia Penazzi.
Uscendo ci siamo affacciati in cucina per salutare le signorine Penazzi, il Cavaliere ci ha accompagnato alla porta e ci ha dato appuntamento alla prossima.
Di lui non ho saputo più nulla.

24
Lug 2014
ore 15:00

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15
Lug 2014
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