15
Ott 2004
ore 19:08

Aspettando la Clerici

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Il 21 dicembre andrà in onda un reality show dedicato alla ristorazione su RAI 1. Temo che la categoria dei cuochi ne riceverà un fiero colpo. Immagino già Aldo Grasso sentenziare sull'argomento. Si attendono successive sentenze di Petrini e un intervento di Michele Serra.
Ma che colpa abbiamo noi?? diceva la bella canzone dell'equipe 84...

commenti 12

"Che fame! - esclamò la volpe, che era a digiuno da un paio di giorni e non trovava niente da mettere sotto i denti; girellando qua e là, capitò per caso in una vigna, piena di grappoli bruni e dorati
- Bella quell'uva! - disse allora la volpe, spiccando un primo balzo per cercare di afferrarne un grappolo. - Ma com'è alta! - e fece un altro salto. Più saltava e più le veniva fame: fece qualche passo indietro e prese la rincorsa: niente ancora! Non ce la faceva proprio. Quando si accorse che tutti i suoi sforzi non servivano a nulla e che, continuando così, avrebbe potuto farsi deridere da un gattino che se ne stava a sonnecchiare in cima alla pergola, esclamò:
- Che bruffa uva! È ancora acerba, e a me l'uva acerba non piace davvero!
E si allontanò di là con molta dignità, ma con una gran rabbia in cuore."

Da Esopo con affetto
Pachino

18 Ott 2004 | ore 10:39

In effetti è alquanto strano che il Gambero Channel non abbia ancora pensato a un reality? Snobismo verso l'argomento? Troppa serietà? Semplicemente mancanza di idee e mezzi? Mi rendo conto che con tutta la buona volontà il Mariola Max (si chiama così? ma non si potrebbe, per evitare di fargli del male, togliergli l'uso della parola quando cucina?) sia un tantino lontano da Rocco Di Spirito ma il Sabellico ripreso 24 ore al giorno ce lo vedrei. Era solo un'idea, sempre meglio della Clerici...

19 Ott 2004 | ore 12:26

E fu il reality in sala operatoria, in una pizzeria da asporto, da una parrucchiera o in una centrale di polizia (ci avevano già pensato gli autori del tenente Colombo con l'episodio della "Crime alert") niente di male insomma anche se dejà vù, ma è su quel "reality" che ci vedo l'inghippo. La cosa cominciò con la torta in faccia a Costanzo o con la finta sciagura alla Milo e si vide che poteva fare scoop ed, a seguire, ascolti. La ricetta era di per sè semplice: togliere le quinte al palcoscenico, disporre di un canovaccio credibile, condire con un pizzico di suspence legato al temperamento dei partecipanti che non vestono solo i panni dell'attore ma sono, nell'insieme, conduttori, spettatori oltre che appunto attori nel ruolo di se stessi. A me ha francamente stufato vista la mia scarsissima attitudine a vedere le cose dal buco della serratura in particolare quando è palesissimo a tutti quanti che dietro a quel buico c'è qualcuno; tutto ciò diventa una sbiadita involuzione del vero reality ove l'osservato non sa di essere tale. La formula si impose quando, appunto, gli ascolti delle varie Candid cominciarono a vacillare lasciando spazio a reality meno veri ma "modellabili" a piacere della maggioranza di spettatori, gruppi scelti o campioni d'opinione attribuendo non più la suspence al solo ignaro osservato ma ad un intero gruppo di pressione a cui anche non stessi potevamo in piccola parte contribuire. Il vero punto debole sta però nei limiti stessi dello spettacolo che come tale deve ottenere dei risultati e degli ascolti e che dunque trasforma un potenziale spaccato di realtà in un circo asservito ad autori e copioni che già solo per il fatto di sapere di essere osservati mediano il proprio fare ed il proprio dire contrariamente al vecchio Truman che di cò non sapeva nulla. Il fastidio non stà pertanto nel concetto in sè ma nel suo adattamento ad una diversa e parallela forma di spettacolo che pur sempre finzione rimane. Io non mi darei tanta pena di cercare scimmiottamenti su canali che tematici vogliono essere e, spero, restare piuttosto sul percorrere vie più lineari e palesi dove fiction è fiction e realtà è realtà, dove mi piace assistere ad una gustosissima parodia come "Chef" (purtroppo non più replicata) o vedere, che so, Uliassi o Palluda che per davvero preparano una cena per parecchie persone. Possiamo discutere della cosa, suggerire miglioramenti, ma non dobbiamo ignorare che, forse, è la generalista che sta copiando e spettacolarizzando il tematico e non viceversa

19 Ott 2004 | ore 14:18

Bellissimo Colombo: io mi ricordo due puntate di Colombo sull'enogastronomia. Una alle prese con un collezionista di bottiglie rarissime nascoste in un impenetrabile caveau e uno invece ambientato nella cucina di un ristorante italoamericano. Tutte e due meravigliose,con tutta l'analisi psicologica degli assassini-ossessivi, mi rammarico sempre di non averle registrate. In ogni caso il discorso cibo-vino con tutti i suoi contrasti (povero tenente/ricco assassino)faceva parte della sensibilità di quegli sceneggiatori.
Per quanto riguarda il reality sull'enogastronomia ho sempre pensato(ma credo anche er director) che la Città del Gusto fosse nata esattamente come naturale setting per un reality. Tutto sembrava scenografia di un reality. E se questo reality non c'è stato, credo che al di là degli ipocriti intelletualismi, sia stata una grande occasione mancata. Di cui ci si rammarica a "denti stretti"...

19 Ott 2004 | ore 15:00

Grazie.
Veramente una chicca. Sono in debito con te.
Li cercherò da quache parte. Adesso sarà più semplice.

Per quanto riguarda il reality io ho sempre pensato a qualcosa di più forte, anche se il racconto di Vissani (ad esempio la perla della incazzatura festa del Riformista)stile Anthony Bourdain "Kitchen Confidential" che sono sicuro prima o poi si trasformerà in film.
Un reality insomma costruito su un montaggio serrato(una sorta di ER della cucina) in cui eventi, giornalisti enogastronomici, produttori di vino etc... giochino assieme a chef, maitres e camerieri il loro ruolo non secondario.

19 Ott 2004 | ore 17:19

Dimenticavo. Non c'è nulla di meno adatto al reality di cui parli (sia io che tu) del teatro del gusto. Sono stato un paio di volte alla Città del Gusto e quello mi sembra una quinta di quart'ordine per una comunicazione "contemporanea" del mondo dell'enogastronomia. Sembra il palcoscenico di "Senior" e non credo che si debba fare un reality amarcord.

19 Ott 2004 | ore 17:35

Mi permetto di intervenire dicendo che sarebbe il caso di non "correre" sempre dietro alle mode televisive del momento (o supposte tali ): musica, film, ecc. (e adesso anche "ristoranti").
P.S.a proposito di Colombo: in Any Old Port in a storm alla fine i due protagonisti brindano con un Orvieto.

21 Ott 2004 | ore 08:41

Io proporrei una monografia sul cibo nei telefilm. Di Murder Under Glass quello che mi colpì fu vedere Colombo che si improvvisava chef e intenditore.
Il personaggio di Colombo si contraddistingueva nella mia memoria per alcune costanti:
Astemio in servizio
Consumatore infaticabile di ciambelle a sbafo
Amante di pessimo Chili con crackers che riusciva a ordinare anche nei ristoranti più sofisticati.

21 Ott 2004 | ore 12:07

Ottima idea Pachino. Cominciamo dal grande Nero (quello di Buazzelli si intende). Il gambero aveva fatto qualcosa, anche se in embrione, su Maigret, Montalbano ed il grande Pepe!

21 Ott 2004 | ore 14:39

Buona idea, ma cerchiamo di non essere preistorici...io non sono stata una fedele telespettatrice di friends, ma il personaggio della chef, e le pizze al taglio nelle serata nell'appartamento.
Indimeticabile poi la cucina della Tata con la zia bulimica....

21 Ott 2004 | ore 19:00

Dimenticavo il valore della cucina nei telefilm sulla nuova borghesia nera. Robinson, Jefferson...

21 Ott 2004 | ore 19:02
marchio_cucinare.jpg
a cura di Stefano Bonilli

Pollo_coniglio.jpg
Torte_crostate.jpg
in libreria e on-line

* VOLUMI GIA' PUBBLICATI
NELLA STESSA COLLANA


notizie in breve

Lucky_Peach.jpg

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".

Fagioli_cotiche.jpg Revisionismo gastronomico

Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...


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