ore 00:04
Come parliamo tra di noi 2
Avevo scritto per cercare un codice di dialogo? Zac, ecco che subito arriva la carogna che si firma stefano e che scrive un intervento falso. Ma falso sarebbe poco. Un intervento che crea danno, vuole danneggiare. Il gambero nasce sulle marchette, secondo il nostro "ospite". Cosa facile, si sa, ai tempi del manifesto, e poi la frase virgolettata "andate e promettete articoli...", gli ingenti guadagni che tutti, dentro e fuori del gambero ricordano...insomma, come definirla...una porcata sotto le vesti di un intervento addolorato.
PS
Bella la perla sul poco interesse da parte mia per cibo e vino...carogna e stupido perchè è una notazione così sbagliata da rendere meno credibile l'insieme.
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...
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Caro Direttore,
condivido ancora una volta la sua amarezza, ma ancora una volta le chiedo:
Va bene essere ospitali, ma non sarà il caso di approfondire e, soprattutto reagire contro chi cerca di intaccare la più bella iniziativa nata nell'enogastrinomia?
Un saluto e grazie ancora della belissima ospitalità di lunedìscorso.
Caro Direttore,
intervengo ancora, nonostante tutto, non per difendere qualcuno ma per dare un contributo di moderazione.
Non capisco la ragione del contendere.
Indigrazioni, polemiche non hanno in teoria nessuna ragion d'essere.
Qui si parla di editori e di commerciale, non di giornalisti.
Trovo più che naturale che un editore trovi i suoi riferimenti commerciali e politici, come un qualsiasi direttore di giornale. Altra cosa è il ruolo di direttore.
Sono sempre stato convinto che un buon direttore sia un professionista che sa rischiare, uno che se sa di avere in mano un pezzo buono, un argomento di interesse comune è in grado, a volte, di affrancarsi dall'editore. Sa scegliere giornalisti bravi, sa mediare.
Forse si potrebbe discutere sul fatto che un editore sia allo stesso tempo editore, ma nel suo caso non credo sia un problema perché in parte prevale la sua natura giornalistica.
Ma non credo d'altro canto che esistano o siano mai esistiti in Italia giornali non orientati commercialmente e politicamente. Di certo un giornale non può sostenersi con i pochi lettori...Tutto questo è normale e non screditante.
Leggo volentieri, anche ogni mattina, il Corriere della sera o Repubblica o il foglio o ancora il Riformista pur sapendo dove e quali sono gli interessi editoriali e commerciali.
Allora quale è il problema?
E'normale che il Gambero abbia cercato di motivare la sua rete commerciale con intelligenza. Credo sia anzi un merito che il Gambero abbia una sua diretta rete commerciale.
Il problema è questo ruolo di religioso "garante" che si attribuisce. Il pluralismo e non l'integgerimo spirito di un solo editore renderebbe il mondo del cibo e del vino meno "marchettaro" (per restare nell'attualità televisiva).
Direttore, non si lasci trascinare in questo tipo di sterile discussione.
Dichiari apertamente interessi e target...e smetta di celebrare eucarestie enogastronomiche.
E cerchi di non comportarsi da monopolista dell'informazione enogastronomica.
Cordiali saluti
Il suo odiato Pachino
A proposito ieri pomeriggio ho visto sul GRChannel una puntata di "The Restaurant".
Mi piacerebbe che ne parlasse di più è veramente interessante.
Al di là dell'immagine della cucina italiana in America, che in quella lente non sembra aver fatto tanta strada ( e già questo sembra interessante come spunto), c'è tutto il discorso legato allo show business della ristorazione in America.
Pur essendo chiaramente "sceneggiato" questa specie di reality non disdegna di affronatare alcuni meccanismi interessanti del mondo della ristorazione.
Perché secondo Lei un prodotto del genere non è ancora stato realizzato in Italia? Non è forse perché siamo ancora "educorati" dai discorsi sulla ristorazione vera, brava e buona. Non sarà perché ancora ci mettiamo paura a raccontare delle lobbies e degli interessi che ruotano dietro a questo business?
Perché insomma non accettare la sifda di raccontarsi accettando la provocazione del "trash"televisivo?
Attendo di conoscere la sua opinione.
Ancora,
Con affetto
Pachino