04
Ott 2004
ore 17:15

Una banalissima pizzeria

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Ha scritto un lettore di essere venuto alla Città del gusto per cenare all' Osteria del Gambero rosso ma dopo aver scoperto che è una banalissima pizzeria ha indirizzato altrove gli amici che lo dovevano raggiungere.
Colpisce quel banalissima pizzeria, senza appello per il settore, per il piatto in sè, senza appello nonostante tutti gli interventi e le cose scritte negli ultimi mesi.
Senza appello malgrado la pizza in questione sia un impasto di quattro farine, lieviti per 48 ore nelle celle frigorifere e sia guarnita di materie prime di qualità.
Colpisce il cortocircuito linguistico per cui osteria può essere solo...già, cosa è oggi un'osteria?
Nel caso specifico si chiama così dall'Osteria del Gambero rosso di collodiana memoria ed è un luogo dove si mangiano cibi tradizionali e la pizza è il piatto della tradizione per eccellenza. Se fatta bene e secondo tutti i crismi, ovviamente.

commenti 11

Non voglio entrare nel merito della polemica circa la "banalissima pizzeria" sollevata dal lettore insoddisfatto!
Vorrei solo chiarire alcuni aspetti fondamentali legati all'arte della pizza.
Tempo fa, in occasione della Festa della Pizza tenutasi alla Città del Gusto (organizzata purtroppo malissimo), ho potuto notare che, tra i partecipanti del settore, non erano presenti veri "pizzaioli". Forse la pizzeria che ha avuto + successo è stata quella che si trova a via Ozanam a Roma (di cui non faccio chiaramente il nome). Tempo fa, trovandomi a parlare con il titolare di questa pizzeria, ho assistito, allibito, a un "delirio di onnipotenza" di questo signore il quale affermava che la pizza del suo ristorante era, senza nessun dubbio, la pizza + buona dell'universo, la VERA PIZZA!!!! Addirittura riteneva che la pizza di Michele (napoli via Sersale) era una pessima pizza, fatta senza arte ne passione.
....mi fermo qui su questa questione, non faccio commenti!!!!
comunque:
la pizza napoletana non ha eguali in nessuna parte di Italia, del mondo e dell'universo.
Cerchiamo di combattere tutti quei luoghi comuni legati alla "Pizza DOC".
Non è assolutamente vero che la pizza è preparata con Mozzarella di Bufala, olio extra vergine di oliva. La pizza (anche se i "veri" pizzaioli napoletani non lo ammettono)è preparata con fiordilatte non fresco (di due giorni prima) e con olio di semi (di girasole, di arachide, oppure di soia). L'olio extra vergine non viene usato poichè ad alte temperature provocherebbe una specie di acidità (nel gusto).
La pizza DOC è una finzione, un'invenzione!!!!
Spero che un giorno, all'Osteria del Gambero Rosso, potremo gustare finalmente la vera Pizza (napoletana ....si intende!!!!)

05 Ott 2004 | ore 10:58

Caro Mau,
mi sembri ingenuo.
Innanzitutto ti sfugge lo spirito “marchettistico” del post, che usa la critica del lettore come pretesto per pubblicizzare L’Osteria del Gambero Rosso, che- a quanto pare-necessità a differenza del wine bar di un’altra piccola spinta da parte dell’editore.

Per quanto riguarda invece il discorso “solamente una pizzeria” ci sarebbe da riflettere. Benché più volte incitato a prendere posizione sul fatto che alcune pizzerie abbiano alzato un poco troppo i prezzi, in modo da massacrare il mercato, il Gambero Rosso ha deciso di cavalcare l’onda della pizza middleclass.

La middle class, di cui è in parte espressione gastronomica il Gambero Rosso, ha tradito in parte la ristorazione classica a favore della pizza.
Ma quale pizza può gradire questo nuovo target di appassionati? Non certo la pizza di Michele, se non in un attimo di spirito folkloristico ed etnico, ma la pizza DOC.
Quella cioè con tutti i brand della nuova cultura gastronomica. Vale a dire olio extravergine di oliva attentamente selezionato, mozzarella di bufala doc, lievito garantito da almeno 48 ore di lievitazione, forno nuovo di zecca, buona cantina (perché non è detto che la birra vada abbinata ad una volgare birra) e locale trendy e di design.


Questa scelta, che solo in parte giustifica il prezzo di queste pizzerie, ma soprattutto tradisce quell’arte antica che tu ricordi, che è fatta di “mestiere” e di vecchio artigianato, dovrebbe in qualche mosdo nobilitare il concetto di pizzeria.
Pertanto guai a permettersi di definire l’Osteria del Gambero rosso […]di collodiana memoria, solamente una pizzeria”……..

Al diavolo Michele e tutti i vecchi pizzaioli napoletani. Che puzzavano anche un pochino.

05 Ott 2004 | ore 11:59

Sono in sintonia con Pachino!
Effettivamente sono un povero ingenuo!!!
Ma a me continueranno a piacere i veri, autentici pizzaioli napoletani........si...quelli che puzzano anche ..un pochino......!!!!!!

05 Ott 2004 | ore 12:30

Il paragone è calzante: la mia pizza per me è quasi un'altra figlia.
Negli ultimi sei anni l'ho vista nascere, cambiare,crescere; a differenza di una figlia vera , posso decidere io come farla cambiare, cosa che con la mia figlia in carne ed ossa è (fortunatamente) impossibile.
All'inizio nella pizza cercavo soprattutto struttura (parlo di impasto, il condimento è un'altra storia), poi col tempo ho posto di più l'attenzione su profumo/sapore, perdendo leggermente in croccantezza ma acquistando un gusto più deciso simile a quello del pane fatto in casa.L'evoluzione è però continua e sono convinto che una gita di formazione a Napoli potrà darmi nuovi spunti su cui lavorare.
Il mio percorso di studio sula pizza ,partito dalle lunghissime maturazioni con uso di farine misto soia, in realtà usate dai mulini come contenitore di miglioratori, sta approdando a maturazioni più brevi (circa 24 ore) con ricerca di grani nazionali tradizionali (buratto,solina).Come vedi ,nel tempo, la mia pizza tende ad avvicinarsi ad una Napoletana ed infatti ,al cambiare dell'impasto, anche i tempi di cottura si sono ridotti di molto.
Sapresti darmi qualche altro indirizzo di pizzerie da non perdere a Napoli?
Senza rancore.
Gatta.

p.s.Certo però che essere trattato così da chi ti ritene gestore di un ottimo locale è dura.
Se avessi ritenuto "La Gatta Mangiona"pessimo, mi avresti "bombardato" il locale? Di questi tempi un colpo di bazooka non si nega a nessuno.

07 Ott 2004 | ore 11:33

Non mi riuslta che la pizza si faccia mischiando 4 farine diverse, ed è verissimo quello che dice Mau, cioé che si usa il fiordilatte, ma non solo per risparmiare, anche perché la mozzarella è troppo acquasa. Riguardo all'olio io so che si usa invece quello di oliva. Comunque la pizza con "quattro farine", la "lievitazione di 48 ore" e l'impirmatur dello spocchiosissimo Gambero Rosso, di tradizionale ha ben poco.

Gatta poi deve essere una finissima gastronoma, se giudica le pizze dalle foto.

A Pachino dico: W Michele, pure se puzza!

07 Ott 2004 | ore 11:56

Gatta è un uomo e ,pur non ritenendosi un finissimo gastronomo,vi conferma che si può benissimo valutare visivamente un impasto (vedi Gambero di giugno(o maggio).In particolare , le bruciature nere sulla pizza sono sintomo di cattiva maturazione.Sono normali solamente sulle Napoletane vere, perchè questo tipo di impasto è particolarmente ossigenato,ma devono essere di piccolissime dimensioni. La bruciatura di grande dimensione (non dovuta a cattiva gestione del forno, ovviamente) è sempre negativa.
Gatta .

P.S. Le immagini in questione sono disponibili su
http://forums.egullet.com.index.php?showtopic=45154

07 Ott 2004 | ore 13:38

Non voglio essere invadente pertanto da oggi limiterò molto di più le mie presenze su questo blog. Anche perché non conduco discussioni, ne scelgo argomenti.
Voglio solo fare una considerazione, che per me è un tarlo e che mi ha spinto a scrivere tutti questi interventi, di cui sono io stesso per primo esausto.
Sarò molto diretto: ma perchè se parlo di cibo mi devo fermare agli ingredienti, ai metodi di lavorazione, etc etc...???
E' come se dovessi parlare di cinema con amici analizzando semplicemente i fotogrammi, le scelte di immagini, le macchine usate etc..senza parlare dell'idea, delle emozioni e delle sensazioni che mi ha trasmesso.
Si può parlare insomma di cibo in termini più simbolici, anche divertiti e divertenti e finalmente polemici e dissacranti?
Perché se si apre il dibattito sulla pizza ci deve essere un pizzaiolo armato di libretto di istruzioni.
La pizza (almeno a Napoli) è molto di più di lievito farina, olio di oliva o di semi, pomodoro etc...è un modo di vivere socialmente, è uno strumento di "divulgazione culturale", un ambiente e un'atmosfera. Che passa anche per pizzerie orripilanti come Pasqualino a piazza Sannazzaro, dove si mangia una luridissiima pizza allo smog, o Mattei a via dei Tribunali dove si mangia nella confusione di un centro storico non ancora deformato, frequentato da mondi diversi e distanti, specchio e vetrina di una umanità cento volte più varia delle pizzeriemiddleclass, dove si fa una frittura da asporto che fino a due anni fa costava 200 lire a pezzo....
Questo è molto altro dovrebbe far parte dei discorsi sul cibo, se si avesse la libertà di parlarne senza offendere nessuno, e senza entrare in linguaggi e grammatiche di nicchia...
Saluti a tutti
Pachino

07 Ott 2004 | ore 15:46

Nessun disturbo. Certi argomenti scrivono la parola fine su qualsiasi dibattito.Se si vira su sogni e sensazioni "a pelle" , ogni altra argomentazione diventa inutile.
Gatto sognatore.

07 Ott 2004 | ore 16:36

Gatta, "le bruciature normali solamente sulle Napoletane vere"?. Ah allora scusa, non solo ti ho scambiato per una donna, ma per un attimo ho anche pensato che parlavi di pizze napoletane vere. Poi ho capito che parlavi di intrugli alla soia impastati nel delirio e conditi da saccenza doc.
Il fatto poi che parlando citi i numeri del Gambero come se fossero la Bibbia (che tra l'altro è un bellissimo libro di fantasy)la dice lunga sulla tua apertura mentale.

E un'altra cosa. Dici che per te la pizza è un'altra figlia. Guarda che a giudicare da quello che scrivi, ti stai crescendo una psicopatica.

07 Ott 2004 | ore 23:58

Che tristezza! Ed hai anche il coraggio di parlare di apertura mentale. Dal modo di esprimerti non sembri averne molta.

Gatto avvilito.

P.S. Altro che scambio di opinioni e di conoscenze, qui prevale l'astio preconcetto.

11 Ott 2004 | ore 02:00

preconcetti o no...io la pizza della gatta....l'adoro! soprattutto quella con patate, mozzarella e salmone (e una spolverata di prezzemolo)

22 Mar 2005 | ore 21:16

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