29
Dic 2004
ore 18:32

La tragedia - Le reazioni

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I morti saranno 70, 80, 100.000... saranno probabilmente la più grande tragedia degli ultimi secoli.
Vista dall'Europa, con i voli speciali che recuperano i turisti, le interviste all'areoporto ecc... ti fa pensare che essere nati nel primo mondo (Europa, Nord America, Giappone) è stato un grande privilegio casuale e non frutto di una scelta. Una cosa della quale non sentirsi in colpa, insomma!
E invece scatta la cattiva coscienza dell'europeo con il peccato originale di stare nei paesi ricchi e cominciano a leggersi interventi demagogici, auto fustigazioni - noi ricchi perversi, loro poveri e sfigati - il silenzio a capodanno come proposta catartica ( a me sembra una sciocchezza) e via di questo passo.
Io penso che la sola cosa concreta sia quella di dare dei soldi e assicurarsi che la catena della solidarietà arrivi a buon fine. Soldi, tanti soldi e obiettivi concreti per realizzare uno, dieci, cento ospedali, rifare dei villaggi. Continuando a fare gli europei, fortunati, ricchi e senza il peccato originale di essere nati tra i ricchi.

commenti 3

E' vero, in questo momento i gesti simbolici sarebbero una gran caz.. bisogna essere concreti e tempestivi, tramutare il senso di colpa (o il sollievo!?) di essere nati qui in voglia di aiutare chi ora non ha più nulla e nessuno.
Purtroppo, e non credo di essere l'unica e neppure di essere cinica o insensibile, mi faccio impressione perchè riesco a mangiare un buon risotto guardando scene apocalittiche !
Forse ci si abitua a tutto ? Forse la quotidianeità è diventata un misto di orrore e buoni sapori ?

30 Dic 2004 | ore 09:55

Bonilli, a volte ti stimo!
A volte.

31 Dic 2004 | ore 09:42

Privarsi di un buon risotto o tacere a capodanno (sottotono è più che sufficiente) non serve a lenire delle sofferenze. Qui servono soldi, braccia, organizzazione; le solite manfrine autoflagellanti sono fuori luogo soprattutto se così e solo strettamente collegate alle catastrofi. Per tragico che possa essere quest'evento straordinario non deve sollevare solo buonismo occasionale o periodico come la concomitanza con le feste del Santo Natale, ma bontà, disponibilità, solidarietà continua che non ha date od eventi ma atteggiamenti tangibili lungo tutto l'anno, atteggiamenti magari più silenziosi che non nascondono con il chiasso delle manifestazioni dell'oggi l'indifferenza del domani, l'indifferenza per tutte le tantissime sofferenze nascoste di tutti quei giorni che non rispondono ai requisiti di visibilità di un'onda disatrosa. Io farò un capodanno domestico cercando di conciliare quel po' di consumismo che, dicono, faccia così bene alla nostra economia con qualche rinuncia atta a rendere subito disponibili (perchè ora servono vili denari e non sogni, afflati o simboli) un centinaio di euro da spedire. Ciò non mi esime dal continuare ogni mese ad aiutare una famiglia africana ed a adottare a distanza Jessica e Juan Delfino i "nostri" bimbi brasiliani. Pensiamo dunque alla solidarietà in questo tragico momento ma che non serva da alibi a quella di tutto il resto col lavarsi la coscienza inviando un messaggino da un euro cui solo da ieri (che dramma!!) uno stato un po' distratto ha rinunciato ad una gabella del 20%

31 Dic 2004 | ore 09:55

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