22
Gen 2005
ore 18:38

Quando il gioco si fa duro...

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...i duri vanno da un'altra parte e tacciono. Abbiamo iniziato un tumultuoso dibattito sul prezzo del vino e tutte le degenerazioni che ci sono state attorno. Tante belle parole generali e generaliste ma fatti pochi. Certo, io gambero andrò a intervistare l'amico Fulvio Pierangelini per discutere sul perchè e il percome ha una cantina bellissima con il rapporto qualità/prezzo più fantastico. Ma per fare questo non avevo certo bisogno del forum, me la cavavo da solo. Adesso quello che mi aspetto è che l'enoteca X mi dica chi ha stonato in questi anni, il rappresentante Y mi racconti la sua esperienza...ma sei un ingenuo, chi vuoi che rompa il muro di omertà! ti sussurra un amico di quelli che conoscono il mondo.
Già, gli interessi della filiera, i rappresentanti che si presentano a vendere con le fotocopie di GR, di Bibenda, di Porthos,di Slow Food le mode, i vini che i giornalisti e degustatori alternativi scoprono e lanciano e che le enoteche e i consumatori alternativi comprano. E che diventano dei vini cult ufficiosi contro i vini cult ufficiali e premiati.
Una spirale infernale...

commenti 3

Bravo Bonilli!

22 Gen 2005 | ore 21:14

Eccomi qua, l'enotecaro ics.
Caro direttore, non so cosa, francamente, lei si aspetti dagli addetti ai lavori. Quale muro di omerta'? Questa parte del suo discorso non mi e' chiara.
Per quel che puo' essere utile, le dico la mia esperienza. Lo spazio di un post su un blog, o su un forum, e' scarsamente sufficiente per circoscrivere i termini della questione, quindi procedero' per pochi punti salienti. Dico questo perche' il topic e' meritevole di maggiori spazi e dibattiti (un bell'incontro al prossimo Vinitaly? La consideri una proposta).


Esistono prezzi troppo alti, va bene. Esiste pure (parto con un argomento a caso) l'effetto euro: il consumatore non percepisce piu' correttamente il valore di cio' che compra; avevo bottiglie in vendita a seimila lire, con discreto successo: da quando sono in listino a due euro e novanta, sono semplicemente invendute. Attenzione, il senso di quanto affermato non e' "il consumatore e' un fesso, colpa sua"; serve semmai a indicare un 'bug' che, sembra sciocco, colpisce tutti. Pure io quando metto sullo scaffale un dolcetto a sette euri, mi sento d'aver fatto un bel colpo; ma son quasi quattordici mila lire.. e pure il produttore, quando viene da me orgoglioso del suo rapporto prezzo/qualita' a tre e novanta, mi vende come poca cosa una bottiglia che pago quasi ottomila lire.. spero di aver reso l'idea. Effetto euro deleterio, sembra una banalita', ma c'e'.


La filiera: desideriamo tutti guadagnare, ebbene si', pecunia non olet. Il problema e', semmai, che cosa e' il *troppo*. Chi lo decide, soprattutto? Da come la vedo, lo decide il consumatore, decidendo di acquistare, o no, un determinato prodotto. Io propongo, loro dispongono; vale per me, per il produttore, per il rappresentante.. semmai, vorrei far riflettere su un aspetto relativo al ricarico che ognuno di noi addiziona al prezzo finale: il *dippiù* che noi ricarichiamo e' il prezzo, direi il valore, del nostro servizio: mi tocca precisare l'ovvio perche' questo aspetto della vicenda non e' accettato da tutti, e ogni tanto mi tocca sentire banalita' del genere "quaranta per cento di ricarico e' troppo" oppure "hey, dal produttore l'ho pagato dieci ma in enoteca costa quindici!" e via degenerando; impossibile infilarsi in tali discussioni senza diventare sgradevoli.. in estrema sintesi, io rivendico il mio diritto a fare il *mio* prezzo.
Il mestiere delle'enotecaro, semmai, ti pone di fronte ad aspetti della famigerata filiera alquanto sconsolanti. Per dirne una (una sola), ci sono in giro vini fatti da miliardari, presumibilmente destinati a colleghi consumatori altrettanto miliardari; senza darmi arie da eroe dei bottegai, li evito e se possibile li boicotto.

Le guide, e il guidismo. E' vero, ci son produttori e rappresentanti con le fotocopie del Gambero et similia. Ancora non ne ho visti con le fotocopie di Porthos, e quando li vedro' avro' per loro una certa simpatia, giacche' avranno durato la fatica di leggersi l'infinita articolessa dei ragazzi della ciurma anziche' il lapidario 'trebicchieri' o 'duebicchieri', che e' notevolmente piu' comodo per il venditore. Cio' detto, su di me ottengono l'effetto, come dicevo, di generarmi il sorriso (nel migliore dei casi: se diventano arroganti perche'-hanno-preso-i-tre-bicchieri prendono la porta, e ciaopepp). Esistono pure i clienti guidisti; l'enotecaro ha avuto piu' volte la sgradevole visione del cliente che entra con sottobraccio la guida del Gambero dalla quale fuoriescono svariati segnalibri (giuro) che segnano, ovvio, la loro lista della spesa; normalmente a costoro chiedo se usano una guida per ogni loro manifestazione esistenziale, oppure a tratti usino il loro cervello.

Esistono, ancora, i ricattatori. Esistono, come sa, le aziende che se vuoi il loro rossone trebicchierato devi prendere quantita' intollerabili del loro rose' frizzantino (sa va sans dire, improponibile). Pure costoro, qui, han preso da tempo la porta. Se lo stesso rappresentante, peraltro, acquisisce nuovi mandati, provvedera' a boicottarmi e negarmi altri suoi prodotti, pure se di altri produttori, giacche' mi ostino a non comprare quel rose' frizzantino. Tutto questo per dire che, a volte, la gestione del magazzino e' una cosa difficoltosa, se non vuoi sentirti dire "ma come, non hai Solaia??".


Vorrei chiudere il mio, parzialissimo, intervento, con una minima richiesta provocatoria. Direttore caro, senta, possiamo fare un po' di nomi? Per favore, mi lasci fare. Possiamo fare nomi e cognomi? Possiamo dire che i nuovi vini di Zonin, un miliardario che considera miliardari i suoi clienti, sono quello che era la Corrazzata Kotiomkin per Fantozzi? Vogliamo deciderci a indicare col nome alcuni (visto che tutti e' impossibile) che sparano prezzi assurdi? E, magari, vogliamo negare loro i tre bicchieri? Non dovrebbe essere impossibile.
Quando la roba del Principe dei Feudi di Butera (bum!) mi arrivo' in campionatura d'assaggio, io non ho avuto dubbi nel relegare quei vini nella schiera dei vini finti (e dal rapporto prezzo/qualita' demenziale). Sarebbe il caso che, se non sul Gambero, almeno qui o sul forum si potessero fare nomi e cognomi. Altro che muro di omerta'.

Concludo con una annotazione personale.
Mi sono impegnato, in questo post, a dare del lei e a firmarmi col mio nome e cognome anziche' il mio nick da Usenet, cioe' *winetaster*, visti i dissapori che ha avuto con Schigi sul forum. Vorrei ribadirle che, pero', in questi luoghi virtuali ci si da del tu; spiace che a lei spiaccia, e quindi io mi adeguo, ma in rete le cose non vanno cosi'. Non son neppure leggi scolpite nella pietra, certo, pero' le giuro che scrivere su un blog dando del lei mi risulta innaturale come i trucioli immersi in una vasca d'acciaio.

23 Gen 2005 | ore 17:56

Sono il consumatore z.
Ho seguito,anni addietro,alcune lezioni di degustazione sui vini ma non sono di quelli che si atteggiano a fare i saccenti al ristorante (tanto il cameriere prima o poi ti frega). A casa qualche volta mi diverto a ripetere "i sacri riti" della degustazione per cercare di capire se quello che "sento" risponde alle indicazioni sull'etichetta.Sono andato incontro a delusioni con vini comprati in enoteca ma ci sono stati dei momenti da ricordare con vini "da supermercato". Se una cosa mi piace quella compro. La mia convinzione è che bisogna fidarsi solo del proprio gusto senza che nessuno ci dica cosa fare.

24 Gen 2005 | ore 09:15

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