30
Mar 2005
ore 23:26

Il Gambero Nero: no, non abbiamo cambiato idea

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La trovata è quella di giocare di sponda. Si perchè se titoli un libro Gambero Nero vuoi attirare l'attenzione di quello Rosso, nel senso di Gambero, e dei media. Il libro fotografico e di ricette dal carcere di Fossano è la storia gastronomica dei detenuti di quel carcere e delle loro specialità cucinate in cella.

commenti 21

Mi sembra da parte degli autori e dell'editore un ottimo sistema per fare pubblicità al loro libro. In periodo di così parchi incassi e investimenti per l'editoria, non riterrei la loro trovata così biasimabile. Del resto mi sembra una idea interessante. Peccato che non sia mai venuta a voi gamberi...

31 Mar 2005 | ore 11:30

L'idea non é nuova. Circa un anno fa usciva in Francia un libro simile con ricette inviate da carcerati e selezionate da Marc Haeberlin dell'Auberge de l'Ill a Illhauserm.

31 Mar 2005 | ore 14:26

State attenti che mo'mo' il direttore annuncerà che veranno organizzati, alla cdg, le assisi dei cuochi carcerati... :-)))

31 Mar 2005 | ore 15:17

In Italia i primi ad aver pubblicato non un libro ma un cd sulle ricette gastronomiche realizzate in carcere sono stati i Pochi di Buono. Con il volume: Avanzi di Galera.
35 ricette fanatsiosee gustose:
Il cavolfiore nel cellone, le zucchine in salsa per l’ergastolano, gli spaghetti alla disgraziata, l’imbroglio di pollo al nero e caffè.

Per maggiori informazioni basta andare sul loro sito.
www.ildue.it

31 Mar 2005 | ore 16:07

Toc - toc... Permesso, sono l'autore, anzi l'autore del testo del libro in questione. Davide Dutto è l'autore delle immagini.
Sì, il titolo "Il Gambero Nero" è un titolo "furbo" nel senso che vorrebbe attrarre l'attenzione. A onor del vero l'ha voluto l'editore, noi avevamo pensato sin dall'inzio ad "Avanzi di galera" che qui scopro comunque già usato da altri.
L'operazione però non è "furba", nel senso che il libro è il racconto di un lavoro durato un anno, non un reportage da una botta e via, nel quale io e Davide siamo entrati in carcere, nelle celle e abbiamo condiviso con i detenuti la preparazione del cibo, la ritualità e la fatica di ricostruire sapori e desideri gastronomici attraverso un fornellino da campeggio (perchè con quello si cucina). Io non so se alla fine il nostro lavoro piacerà o meno, sarà riuscito o meno. So però che ci siamo dati da fare. Onestamente, alla faccia dell'ambientazione ;-)

31 Mar 2005 | ore 18:11

Caro Marziani, la segnalazione era, da un lato divertita e dall'altro interessata. Quindi quando avremo tra le mani il libro ne parleremo sul canale e magari qualcuno di voi lo viene a raccontare.
A proposito, il libro c'è già? Se ce lo spedite lo si può mettere in scaletta.
Certo che, potrebbe essere, Derive Approdi non se la sente di scrivere al Gambero rosso (qui ci andrebbe una faccina che ride).

31 Mar 2005 | ore 18:55

Michele vai a raccontare stà cosa che è molto bella.
Magari portati anche Davide che parla con le sue fotografie.
Noi siamo quà, aggrappati ad una bottiglia di Frappato, aspettando.
(Guardi, Bonilli, ne vale la pena).

Lorenzo di Pianogrillo e Michele Milani.

31 Mar 2005 | ore 22:19

Scusate l'OT.

Bonilli le ho lasciato una MuccaIdea ai piani inferiori.......anche altri Blogger possono esprire la propria opinione.

01 Apr 2005 | ore 04:23

gambero nero, lo trovo un idea poco felice! Poco felice perchè sulla situazione dei poveri carcerati, specularci sopra lo trovo un idea riluttante. Utilizzare il nome gambero con il chiamo riferimento al gambero rosso ancora peggio. Sono sinceramente allibita. Mi chiedo solo se non è che la curva discendente di un fenomeno quello dell'enogastronomia, dove negli ultimi anni, tutti hanno cercato di entrare all'interno per fare business e per copiare il successo altrui (spero che la curva del cattivo gusto si chiuda qui). Una parola sulle persone che si trovano nella condizione della vita carceraria che non hanno possibilità di scelta, si abbia almeno pietà per la condizione in cui sono costretti a vivere! Fare un libro di ricette dal carcere per persone che non possono sciegliere la propria alimentazione nè condizione! Credetemi nelle carceri c'è poco di gourmet ma tanta disperazione e infelicità!

01 Apr 2005 | ore 15:32

Per Bonilli: il libro uscirà in occasione del salone (del libro, non del gusto;-) di Torino. Appena sarà pronto farò in modo che l'editore ve lo faccia avere.

Per Arianna che qui sopra scrive: non mi permetterei mai di andare in un carcere a fare business o a speculare su nulla. Ho usato una chiave di lettura, quella del cibo, per raccontare una situazione che è fatta sì, di disperazione e infelicità, ma anche di resistenza, di legami con quel poco che la vita e il regolamento carceraio permettono. Vorrei lo leggessi prima di dare un giudizio.

01 Apr 2005 | ore 19:01

Io il libro l'ho letto, e le fotografie le ho viste. Senza alcun merito per questo: è capitato così. Perciò mi sentirei di affermare che questo giudizio un po' a colpi d'accetta, pre-giudizio soprattutto, di Arianna qua sopra, l'ho trovato ingiusto e a esser sincero pure fastidiosetto.
Quel "credetemi", poi... Ma che, ci sei stata mai, in un carcere, Arianna? Io no - non ancora, almeno - e mi guardo bene dal dire "credetemi". No, Aria'? Viceversa - qui sì, credetemi - ho conosciuto bene chi in carcere per un po' ci è stato e mi raccontava, guarda il caso, di grandi "inviti a pranzo" a turno nella cella di questo o di quell'altro...
Il titolo convince poco anche me. Ma, tant'è.

01 Apr 2005 | ore 21:41

salve io sono l'autore delle fotografie del libro in questione, da oltre tre anni lavoro nel carcere di fossano un mondo da me toccato anni fa nel periodo dalla leva militare. Ora, oltre la passione per la fotografia, mi piace raccontare realtà fatte di persone e contorni, abito a 200 metri dal carcere forse neanche, ma veramente non si puo immaginare quanto sia lontano questo mondo per chi sta fuori. Le persone all'interno che ho conosciuto, ogniuno una storia diversa da ascoltare, sono state per me un incontro importante un esperienza di vita.Dire di aver capito l'animo di chi vive questa situazione sarebbe troppo, ma penso di aver sfiorato sensazioni (poco piacevoli) di una vita "dentro"...Posso solo ringraziare tutti e sperare di incontrarci fuori liberi da qualsiasi pena.

02 Apr 2005 | ore 11:37

per Michele Isman e Michele Marziani, ho pensato molto prima di rispondere, potrà sembrare presuntuoso lo so, ma io lavoro in un carcere e ci vado tutti i giorni! Non voglio mettere in dubbio che il testo possa anche essere ben fatto, ma che non voglio che parta il messaggio di quanto sia bella la vita del carcere o sciocchezze simili. I commenti sopra mi danno delle persona superficiale e piena di preconcetti, ma io vorrei solo che l'umanità del carcere che hanno incontrato e raccontato, la dimostrino praticalmente per dare una mano a coloro che hanno conosciuto all'interno delle strutture carcerarie ma ancora di più quando sarano fuori per fare in modo che non ci tornino e quella umanità, non hanno bisogno di scoprirla solo in carcere la possono trovare tutti i giorni davanti ai loro occhi, a volte basta solo un gesto per potere aiutare qualcuno a non sbagliare strada.

04 Apr 2005 | ore 02:42

A quanto un tour gastronomico nelle strutture carcerarie?
non vi sembra di esagerare!!!

04 Apr 2005 | ore 09:46

DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI!

Il libro di cui si parla in questo blog è copiato di sana pianta da "Avanzi di galera", CD Rom di ricette, strumenti, usi e costumi del carcere (ci sono anche brevi filmati in cui i detenuti si esprimono senza bisogno di "interpreti"...) scritto e realizzato dai detenuti del carcere di san Vittore di Milano, uscito nel 2003, premiato con il Primo Premio Cenacolo editoria e innovazione nel 2004.

Tra l'altro (ma non mi sembra secondario) il ricavato del CD Rom va all'associazione IL DUE che l'ha realizzato, che è una ONLUS - senza fini di lucro - di volontari e che si occupa di progetti di recupero e di comunicazione per i detenuti (www.ildue.it) e neppura una lira va in tasca a chi l'ha ideato...
Agli autori de "Il Gambero nero", complimenti per l'originalità, per la furbizia, per la disinvoltura.

Non tutte le appropriazioni indebite finiscono "dentro"...ma questo lo sappiamo da un pezzo.

IN BOCCA ...AL LUPO

24 Apr 2005 | ore 15:43

Emilia, come faccio ad aver copiato una cosa che non conoscevo? E sono stato pure così pirla che per copiarla mi sono fatto Rimini-Fossano e ritorno almeno trenta volte? Sai quanto fa a sei/sette ore di treno per volta, sola andata? Quando potevo prendere un Cd e copiarlo... Non mi sembra molto civile, né umano, né altro darmi del furbo e disinvolto e ladro (perché questa è un'appropriazione indebita), a gratis, senza "processo", senza avermi mai guardato in faccia, senza nemmeno sapere chi sono... A me sembra davvero che al mondo ci siano persone che parlano senza nemmeno sapere cosa dicono. Quanto al denaro - più o meno vile - due parole vanno spese anche se magari è poco fine parlare di soldi. Io in carcere ci sono andato a mie spese (i biglietti del treno di cui sopra) usando il mio tempo. Conosco l'editoria e i suoi "profitti", non conto di arrivare a far pari coi biglietti ferroviari. L'ho fatto e lo faccio perché ci credo, ma non mi va che arrivi chiunque a dire che siccome è no-profit vale di più. Detto questo sono contento che i detenuti di San Vittore abbiamo fatto il CD "Avanzi di Galera" e spero, davvero, che iniziative come queste vadano avanti. Per finire: Elena la prossima volta, prima di parlare, sfoglialo almeno il libro.

25 Apr 2005 | ore 00:32

Sorry, ero talmente incazzato che ad Emilia l'ho chiamata Elena...;-)

25 Apr 2005 | ore 00:40

Anche i volontari che hanno lavorato a "Avanzi di Galera" (e in generale tutti i volontari del carcere, e più in generale tutti i VOLONTARI) ci vanno a loro spese, totalmente a loro spese, magari ci mettono anche del loro, tutto l'anno e magari anche da 15 anni. Perché, come dice Lei, "ci credono".
Liberissimo di fare quello che uno si sente titolato di fare...a chi se la sente, tutti i nostri complimenti. Il discorso di "non sapere che esistesse Avanzi di Galera" non è credibile per una persona che ha un blog, che ha un sito, che vive nel 2005, che fa un libro con un fotografo che ha un sito etc... e poi , visto che ve l'ha detto l'editore (come c'è scritto sopra)... non si capisce in che senso "non sapeva che esistesse"...
Certo, "Avanzi di galera" è stato scritto (tutto) dai detenuti. Che sono stati soggetto e non oggetto, che sono stati autori e non animali da zoo. Siamo certi che è diverso.
Ancora complimenti.

25 Apr 2005 | ore 09:32

Giuro che non intervengo mai più. E' l'ultima volta. Ma per essere chiari:
1) - Non sarà credibile, ma se tu mi dici che ti chiami Emilia io ci credo. Se io dico che ignoravo l'esistenza del Cd di San Vittore *pretendo* di essere creduto. Non lo sapevo. L'editore ci ha solo proposto un suo titolo, non ci ha detto che "Avanzi di galera" c'era già (forse perché neppure lui lo sapeva).
2) - se anche l'avessi saputo avrei fatto ugualmente il mio lavoro perché è, credo, tutt'altra cosa. Se però l'avessi saputo avrei cercato di avere contatti con chi aveva già fatto il Cd e l'avrei in qualche modo coinvolto nel lavoro. Non sono mica geloso di quello che faccio. Anzi, più le cose sono condivise più credo che possano avere valore.
3) - io non ho usato i detenuti come "animali da zoo". Ho fatto insieme a loro delle cose, dicendo chiaro cosa stavo facendo, dibattendo anche sul valore o meno di questa cosa. Non accetto lezioni di umanità da nessuno. Attraverso la vita con attenzione, credo, e rispetto le persone nelle condizioni in cui vivono. Anche perché sono condizioni che conosco. Non ho sempre fatto il giornalista. Ho vissuto da operaio, da spazzino, da clochard alla stazione di Milano, anche. Sono stato senza casa, senza letto, senza cibo, senza futuro. E, alla fine, più fortunato di altri.
4) - Amo i toni pacati, ma non il "political correctly" per cui i complimenti così pieni di acrimonia li rimando al mittente. Ho fatto un lavoro corretto che può non piacere, ma non essere gravato di accuse stupide e infondate.

25 Apr 2005 | ore 11:44

Io mi chiamo Emilia Patruno, ho lasciato tutti gli estremi per essere identificata. Basta andare sul sito di san Vittore (che non cito per educazione) per capire che cosa faccio CON i detenuti, non SUI detenuti. Non ho certo intenzione di nascondermi.

Ognuno è libero di fare quello che gli pare, e di commentare come vuole, purché civilmente (in questa accezione il "politically correct" è accettabile, non crede?). Lo può fare Lei, e se permette, lo può fare anche il Suo prossimo. Non siamo in carcere.

Sono moderatamente interessata alla Sua vita attuale e passata. Lei non deve dimostrare niente a nessuno, tanto meno a me. Com'è ovvio, ci si confronta con le opinioni e non con le persone. E' del libro che stiamo parlando, e non di Lei.

Un libro SUL carcere NON è un libro scritto da quelli che stanno in carcere.
In questo senso è sicuro che saranno due cose differenti. Detto questo, un'idea è nuova quando prima...non c'era.

Tutto qua. Abbia la serenità di sentirselo dire.
Auguri comunque.

25 Apr 2005 | ore 12:28

Sono un ex detenuto di San Vittore che ha collaborato ad "Avanzi di galera". In genere quando si scrive un libro -di qualsiasi argomento si tratti- si fa una breve ricerca sull'argomento, tanto per vedere quello che è stato già scritto sull'argomento. Senza perdere molto tempo basta inserire qualche semplice parola chiave su Google e si viene a sapere che è stato fatto un cd sulla cucina in carcere, che ha preso il premio Cenacolo dell'Assolombarda e così via. Quindi delle due una: o non sapete minimamente lavorare o non è credibile che non foste a conoscenza della precedente pubblicazine; l'editore poi...
Leggo che tra i titoli che avete per occuparvi di detenuti c'è che uno di voi due ha fatto la guardia carceraria: complimenti, questo spiega molte cose. Vi auguro un grande successo

26 Apr 2005 | ore 09:42

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