ore 00:17
Le cose viste dall'America
New York ore 6,20 pm di sabato 19 marzo
Parlando per una settimana con molti produttori italiani in trasferta negli Usa e con molti ristoratori italiani d'America emerge un problema gravissimo: gli importatori di vini italiani in america stanno facendo unicamente i loro affari a scapito dei produttori. La mancanza di una politica dei prezzi adeguata a contrastare la concorrenza aggressiva di francesi, australiani, cileni ecc...è unicamente colpa degli importatori i quali stanno facendo una politica assolutamente dannosa.
Su questo punto bisognerà ritornare perchè il made in Italy ha ancora enormi potenzialità ma è gestito in modo vecchio mentre i nuovi, gli spagnoli, e i classici, i francesi, stanno muovendosi molto bene.
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Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...
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Sono d'accordo con quanto da lei sostenuto in linea generale. Vorrei solo poter dire che negli anni è anche stato fatto un gran lavoro dagli importatori, per portare il vino italiano alla conoscenza e alla distribuzione della importanza che si è riusciti ad avere oggi. Non tutte le aziende italiane hanno investito risorse e gli importatori si sono dovuti muovere da soli e con le proprie risorse. Se ora quindi hanno un vantaggio, non tutti ma qualcuno se lo è anche meritato. Se è tutta colpa degli importatori non so? magari qualche mia culpa dai produttori ci può anche essere? Le aziende che lei per lo più conosce sono quelle top, le migliori fatte da imprenditori illuminati, ma rappresentano una percentuale bassa. Occorre una nuova gestione del made in italy sono d'accordo e una politica dei prezzi, seduti intorno ad un tavolo produttori e anche importatori, ma sembra un sogno, personalemnte faccio difficolta ad avere referenti all'interno di un consorzio, dove non c'è uno che la pensa lo stesso modo. Ma credo che alla sua iniziativa gli importatoti potranno rispondere favorevolmente. anche se abbiamo diversi ruoli è importante che il vino italiano mantenga se non aumenti la sua quota di mercato, non solo nelgi usa.
E' vero, non tutti gli importatori sono uguali e non tutti i produttori sono delle povere vittime.
Se però vogliamo fare qualcosa di concreto sarà il caso di mettersi attorno a un tavolo molto presto perchè i prezzi di molti, troppi vini italiani sono fuori mercato. Se un vino venduto all'importatore a 2,50$ va sullo scaffale americano a 10,50$ qualche cosa che non va ci deve essere sicuramente.
Ma poi è tutto il rapporto tra importatori e produttori che va rivisto perchè così come è mi sembra molto, troppo vessatorio.
Le rare eccezioni non fanno altro che confermare l'impianto generale del discorso.
Oltre agli importatori, un fattore importante sono i distributori. Infatti la maggior parte degli importatori rivende il prodotto a dei distributori, anche a causa della legislazione USA che è comunque diversa da stato a stato e rappresenta sicuramente un fattore di costo maggiore rendendo necessario il doppio passaggio di mano del prodotto ed evidentemente doppio ricarico.
Il fatto importante è che è attualmente in corso una concentrazione dei distributori USA con uno o due gruppi giganti che stanno assorbendo sempre di più gli indipendenti.
Per questo motivo anche gli importatori che ad es. lavoravano nei diversi stati USA con diversi distributori si stanno piano piano trovando a dover trattare con uno o pochi grandi distributori nazionali che hanno inglobato quelli di taglia piccola. Questo comporta com'e' ovvio una enorme esposizione nei confronti di uno o pochi grandi clienti, e com'e' ovvio anche un ridotto potere contrattuale dell'importatore. Questa è una preoccupazione che ho sentito spesso e che in effetti mi sembra piuttosto consistente.
intervenire sui prezzi e sul mercato non è cosa facile, proprio perchè come dice gianpaolo la concentrazione che sta avvenendo negli Usa, pone gli importatori e le aziende stesse a non avere molto potere contrattuale.
solo attraverso una comune strategia che inglobi anche le aziende più forti e se ci si muove con una politica di prezzo comune a tutte le aziende si può dare un valido contributo. Io stesso che esporto limoncello per esempio da Euri 2/3 lo trovo in vendita a 10/12 in alcuni casi anche 18 euri!!!!!!!