24
Apr 2005
ore 17:34

Andate in libreria la domenica?

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Girando come ogni domenica tra i banchi della Feltrinelli ho trovato un libro molto interessante, Platone e il calcio, un saggio sul pallone e la condizione umana, come dice il sottotitolo.
Penso che sarebbe divertente trovare in libreria un identico libro che parlasse della cucina e Platone.
Tra le migliaia di pagine ormai dedicate alla pappa forse ci farebbe tirare un sospiro di sollievo scoprire che qualcuno con ironia - che nel settore è merce rara - e cultura - altra merce che non abbonda - parla dei nessi tra una materia che ci appassiona (e risolve la nostra esistenza) e l'arte, dei nessi tra un piatto e la sua genesi, e perchè no, parla dei cuochi e delle loro opere come se...fossero opere d'arte e loro degli artisti.
Sempre che questa idea non indispettisca Lorenzo Mondo che nella sua rubrica domenicale sulla Stampa, pag. 32 della Cultura, dice che c'è troppa cucina, troppi piatti in TV.
Ed è anche vero come è vero che si pubblicano troppi libri, il che non vuol dire che manchino i libri buoni, interessanti e necessari. Il che non vuol dire che non ci siano trasmissioni televisive o canali fatti bene. E che parli di RaiSat Gambero Rosso Channel non è casuale.
E sempre girando tra gli scaffali della Feltrinelli ho trovato un libro interessante su San Francisco scritto da Federico Rampini, che era il corrispondente di Repubblica dalla città californiana e che oggi sta a Pechino. Interessante perchè sono stato da poco a San Francisco e ci tornerò per via del vino e anche perchè la città è piccola e ci si sta bene. E la Napa è vicina.
Altro libro acquistato è Hollywood il Pentagono e Washington che ci fa capire i nessi tra politica estera americana e produzione cinematografica.
E poi Orson Welles, It's all true perchè del genio va letto tutto.
La bulimia del frequentatore feltrinelliano mi ha portato nell'interrato e sono uscito anche con tre DVD: The Manchurian Candidate, Round Midnight e The Agronomist.
I punti della mia tessera Feltrinelli hanno fatto un grosso salto in avanti.

commenti 5

Tutte le volte che l’uomo si esprime, a prescindere dal mezzo che usa, dà forma al proprio pensiero e riesce a condividerlo con altri. L’arte, nei suoi diversi linguaggi, è comunicazione.
In più delle altre arti, la cucina, ha il fardello di dover sottostare a regole che non hanno a che vedere solo con la comunicazione, ma anche con la pancia.
Le “opere d’arte” espresse in forma di cibo sono quelle che devono soddisfare il maggior numero di parametri sensoriali rispetto alle arti, diciamo “tradizionali”.
Gusto, tatto, olfatto, vista e anche udito partecipano della scoperta di questa comunicazione. E non è solo la testa a valutare, ma anche tutto il resto del corpo; giudice dalla fase della deglutizione fino a quella della defecazione.
Allora diciamolo essere artisti in cucina è difficile: molto! Bisogna saper maneggiare una materia praticamente inesauribile dove l’estetica del piatto e la chimica molecolare degli ingredienti, rappresentano l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo dello stesso sistema, nel quale tutto deve risultare curato a prescindere dall’ingrandimento utilizzato nell’osservazione.
Difficile, ma non impossibile, perché la tecnica è conoscenza che può essere acquisita, fatta propria e compresa fino in fondo, o semplicemente copiata.
Il problema però rimane perché se è vero che l’arte è comunicazione, si può usare il linguaggio appreso, ma bisogna aver qualcosa da dire.
E’ quel qualcosa da dire che impedisce a lei, Direttore, di trovare libri che parlino di Cucina e Platone alla Feltrinelli.
La cucina ha il suo linguaggio solo nella pratica… nella teoria è solo un triste dagherrotipo sfumato nei contorni e mutilato nell’espressione.
La cucina raccontata nei libri, non scoperta sulla tavola, muore! Rimane sterile operazione accademica di quei cuochi che smessi dalle cucine per mancanza di clienti si ritrovano a condividere una comunicazione che dal vivo non viene più recepita in quanto inavvicinabile, chiusa in scatoloni dorati e vuoti. Credo sia sintomatico che si parli, si scriva, si inquadri, tanto la Cucina proprio in un periodo di “restrizioni” come quello che attraversiamo in questo momento. Il mondo del bere e del magiare sta diventando sempre più un mondo di carta e di immagini. Non è un caso che in cucina secondo studi recenti si passi sempre meno tempo rispetto al passato. Nessuno a casa cucina più come un tempo, quello del “Talismano della Felicità”, ma in compenso tutti acquistano ricettari e monografie con pietanze che di cui a mala pena s’intende il titolo. Abbuffate bulimiche di sostantivi e aggettivi! La cucina sta diventando un piacere sempre più cerebrale e sempre meno fisico, sempre più masturbatorio e riflessivo e sempre meno gaudente e vitalistico.
Per parte mia spero che la cucina trovi sempre meno posto sulle credenze delle biblioteche e torni ad essere raccontata da mamme e nonne davanti ai fornelli.
La cucina deve rimanere un luogo vivo, dove esprimersi liberamente, dove tentare, scoprire, sbagliare e riprovare, ma dove tutti hanno pari dignità e non ci si deve limitare a fare le scimmiette dei maestri in cattedra…
Va bene fare cultura parlando di cibo, ma non si incorra nel rischio di rendere morta e distante una materia viva e assolutamente radicata nella nostra tradizione.
Una volta, quella che chiamiamo classica era musica per tutti…impariamo dagli errori del passato!

Fabio Piccoli

24 Apr 2005 | ore 23:18

Bonilli, io queste cose le sto dicendo da parecchio tempo, con l'unico effetto di essere stato insultato e considerato un "gastrofanatico".
Ma purtroppo questa e' la sorte di tutto coloro che hanno la vista lunga.

25 Apr 2005 | ore 22:48

Per quanto riguarda cio` che ha scritto Fabio Piccoli, vorrei dire una cosa: a mio avviso, l'arte e` semplicemente... l'arte.
Sarebbe ora che ci liberassimo da tutti gli imbonimenti estetici secondo cui "l'arte e` questo", "l'arte e` quello", "l'artista e` cosi`", "l'artista e` coli`", "l'artista fa questo", "l'artista fa quello", "il compito dell'arte e` questo", "il compito dell'arte e` quello", "l'arte e` espressione dei sentimenti", "l'arte e` comunicazione", eccetera.
Questi luoghi comuni vanno bene soltanto nei discorsi delle vecchie signore.
Ma un artista non puo` che ridere di chi pretenda di dire con tali luoghi comuni cosa egli sia, cosa egli faccia, cosa egli debba essere o cosa egli debba fare.

25 Apr 2005 | ore 22:59

Sempre per quanto riguarda quanto detto da Fabio Piccoli, ci tengo a precisare che, a onor del vero, la distinzione fra musica colta (ossia "classica") e musica non colta e' gia' chiara quantomeno a partire dal Romanticismo.

25 Apr 2005 | ore 23:03

non per difendere Fabio, ma di cosa sia o non sia l'arte se ne discute da un pò e se ancora se ne discute (non solo nei salotti delle vecchie signore) vuol dire che l'argomento è tutt'altro che superato. E dire che l'arte è arte, per quanto pregna di significati, resta pur sempre una tautologia. l'artista potrà continuare a ridere, ma le sue scelte partono da un'idea di arte ben precisa, spesso in contrapposizione ad altre altrettanto precise. E dire che "l'arte non è..." equivale ad altrettante definizioni.

05 Mag 2005 | ore 12:49

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