25
Apr 2005
ore 15:15

Il Gambero Nero 2: contestazioni

< >

Riporto qui lo scambio di opinioni, a proposito del libro Gambero Nero. Il testo del blog è stato pubblicato sul Paperogiallo
del 30-03-05

DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI!

Il libro di cui si parla in questo blog è copiato di sana pianta da "Avanzi di galera", CD Rom di ricette, strumenti, usi e costumi del carcere (ci sono anche brevi filmati in cui i detenuti si esprimono senza bisogno di "interpreti"...) scritto e realizzato dai detenuti del carcere di san Vittore di Milano, uscito nel 2003, premiato con il Primo Premio Cenacolo editoria e innovazione nel 2004.

Tra l'altro (ma non mi sembra secondario) il ricavato del CD Rom va all'associazione IL DUE che l'ha realizzato, che è una ONLUS - senza fini di lucro - di volontari e che si occupa di progetti di recupero e di comunicazione per i detenuti (www.ildue.it) e neppura una lira va in tasca a chi l'ha ideato...
Agli autori de "Il Gambero nero", complimenti per l'originalità, per la furbizia, per la disinvoltura.

Non tutte le appropriazioni indebite finiscono "dentro"...ma questo lo sappiamo da un pezzo.

IN BOCCA ...AL LUPO


Posted by: Emilia at 24, 2005 03:43

Emilia, come faccio ad aver copiato una cosa che non conoscevo? E sono stato pure così pirla che per copiarla mi sono fatto Rimini-Fossano e ritorno almeno trenta volte? Sai quanto fa a sei/sette ore di treno per volta, sola andata? Quando potevo prendere un Cd e copiarlo... Non mi sembra molto civile, né umano, né altro darmi del furbo e disinvolto e ladro (perché questa è un'appropriazione indebita), a gratis, senza "processo", senza avermi mai guardato in faccia, senza nemmeno sapere chi sono... A me sembra davvero che al mondo ci siano persone che parlano senza nemmeno sapere cosa dicono. Quanto al denaro - più o meno vile - due parole vanno spese anche se magari è poco fine parlare di soldi. Io in carcere ci sono andato a mie spese (i biglietti del treno di cui sopra) usando il mio tempo. Conosco l'editoria e i suoi "profitti", non conto di arrivare a far pari coi biglietti ferroviari. L'ho fatto e lo faccio perché ci credo, ma non mi va che arrivi chiunque a dire che siccome è no-profit vale di più. Detto questo sono contento che i detenuti di San Vittore abbiamo fatto il CD "Avanzi di Galera" e spero, davvero, che iniziative come queste vadano avanti. Per finire: Elena la prossima volta, prima di parlare, sfoglialo almeno il libro.

Posted by: Michele Marziani at 25, 2005 12:32

Sorry, ero talmente incazzato che ad Emilia l'ho chiamata Elena...;-)

Posted by: Michele Marziani at 25, 2005 12:40

Anche i volontari che hanno lavorato a "Avanzi di Galera" (e in generale tutti i volontari del carcere, e più in generale tutti i VOLONTARI) ci vanno a loro spese, totalmente a loro spese, magari ci mettono anche del loro, tutto l'anno e magari anche da 15 anni. Perché, come dice Lei, "ci credono".
Liberissimo di fare quello che uno si sente titolato di fare...a chi se la sente, tutti i nostri complimenti. Il discorso di "non sapere che esistesse Avanzi di Galera" non è credibile per una persona che ha un blog, che ha un sito, che vive nel 2005, che fa un libro con un fotografo che ha un sito etc... e poi , visto che ve l'ha detto l'editore (come c'è scritto sopra)... non si capisce in che senso "non sapeva che esistesse"...
Certo, "Avanzi di galera" è stato scritto (tutto) dai detenuti. Che sono stati soggetto e non oggetto, che sono stati autori e non animali da zoo. Siamo certi che è diverso.
Ancora complimenti.

Posted by: Emilia at 25, 2005 09:32

Giuro che non intervengo mai più. E' l'ultima volta. Ma per essere chiari:
1) - Non sarà credibile, ma se tu mi dici che ti chiami Emilia io ci credo. Se io dico che ignoravo l'esistenza del Cd di San Vittore *pretendo* di essere creduto. Non lo sapevo. L'editore ci ha solo proposto un suo titolo, non ci ha detto che "Avanzi di galera" c'era già (forse perché neppure lui lo sapeva).
2) - se anche l'avessi saputo avrei fatto ugualmente il mio lavoro perché è, credo, tutt'altra cosa. Se però l'avessi saputo avrei cercato di avere contatti con chi aveva già fatto il Cd e l'avrei in qualche modo coinvolto nel lavoro. Non sono mica geloso di quello che faccio. Anzi, più le cose sono condivise più credo che possano avere valore.
3) - io non ho usato i detenuti come "animali da zoo". Ho fatto insieme a loro delle cose, dicendo chiaro cosa stavo facendo, dibattendo anche sul valore o meno di questa cosa. Non accetto lezioni di umanità da nessuno. Attraverso la vita con attenzione, credo, e rispetto le persone nelle condizioni in cui vivono. Anche perché sono condizioni che conosco. Non ho sempre fatto il giornalista. Ho vissuto da operaio, da spazzino, da clochard alla stazione di Milano, anche. Sono stato senza casa, senza letto, senza cibo, senza futuro. E, alla fine, più fortunato di altri.
4) - Amo i toni pacati, ma non il "political correctly" per cui i complimenti così pieni di acrimonia li rimando al mittente. Ho fatto un lavoro corretto che può non piacere, ma non essere gravato di accuse stupide e infondate.

Posted by: Michele Marziani at 25, 2005 11:44

Io mi chiamo Emilia Patruno, ho lasciato tutti gli estremi per essere identificata. Basta andare sul sito di san Vittore (che non cito per educazione) per capire che cosa faccio CON i detenuti, non SUI detenuti. Non ho certo intenzione di nascondermi.

Ognuno è libero di fare quello che gli pare, e di commentare come vuole, purché civilmente (in questa accezione il "politically correct" è accettabile, non crede?). Lo può fare Lei, e se permette, lo può fare anche il Suo prossimo. Non siamo in carcere.

Sono moderatamente interessata alla Sua vita attuale e passata. Lei non deve dimostrare niente a nessuno, tanto meno a me. Com'è ovvio, ci si confronta con le opinioni e non con le persone. E' del libro che stiamo parlando, e non di Lei.

Un libro SUL carcere NON è un libro scritto da quelli che stanno in carcere.
In questo senso è sicuro che saranno due cose differenti. Detto questo, un'idea è nuova quando prima...non c'era.

Tutto qua. Abbia la serenità di sentirselo dire.
Auguri comunque.

Posted by: Emilia at 25, 2005 12:28

commenti 4

non capisco questo combattersi fra persone che sembrano dalla stessa parte...cos'e' un rivalersi per dire sono stato prima io no prima io?...ma per carita'!... invece di mettervi in collaborazione escono queste sterili discussioni....credo che esperienze e progetti di questo tipo siano sempre da valutare positivamente!.
conosco fior di volontari che non primeggiano come primattrici fanno quello che sentono e credono quotidianamente senza bisogno di luci della ribalta....

26 Apr 2005 | ore 14:08

Al carcere di Rimini qualche anno fa è stato realizzato un cd audio con i detenuti. Pochi lo conoscono. L'ho fatto avere a Rai Radio3 dove è stato segnalato. Non sto facendo auto-propaganda: il lavoro non è mio.
Quanti di voi lo conoscono? Pochi o nessuno, immagino.
Beh non è che adesso credo sia necessario che chi non lo conosce si metta nell'angolo con il cappellino da asino ;)
Tu Emilia ci informi di questo cdrom del quale, come è ovvio, non tutti conoscono l'esistenza (ho cercato in rete, mi sembra un bel progetto ma su binari tanto diversi dal Gambero Nero) che ha vinto il premio Cenacolo che - sempre in rete - leggo promosso da Assolombarda, Il Sole 24 Ore, Mediaset, Mondadori, Radio e Reti, Rcs Mediagroup. Però!
Perdona la mia ignoranza ma prima d'ora non avevo mai sentito nominare nemmeno questo premio.
Michele e Davide ci dicono di un loro percorso durato "tecnicamente" un anno, ma cresciuto nel cuore e nella mente in tempi ben piu' lunghi, e diventato oggi un libro per una casa editrice molto meno sostenuta di quanto lo sia il premio Cenacolo.
Come vedi le esperienze sono tante, ma perché creare conflitto tra esperienze tutte importanti e tra loro, per evidenti ragioni, tanto diverse?
Perché per forza anche qui - tra volontari dichiarati e tra volontari perché volontaria è la vita - si vogliono aprire inutili dibattiti sui diritti di proprietà di un'idea? Vogliamo mettere in cella anche quelle? Non vi sfiora proprio il sogno che le idee siano libere, che siano nel mondo, che siano di tutti?
Allora perché non condividere pur nella differenza, piuttosto che dividere anche le possibili affinità?
Nessuno sta togliendo ad altri la maternità o la paternità dei progetti specifici, ma trovo un po' puerile la paura - e arrogante l'accusa - di essere "copiati".
Come può essere creduta "nuova" o "unica" l'idea di realizzare un cdrom o un libro o un cd audio con/sui/dei detenuti?
diverse sono le modalità e diversi gli esiti - che prima di giudicare è opportuno conoscere, sempre e per chiunque - ma "novità" mah... che brutta parola! e che parola inutile.
Perché ritenere sbagliato moltiplicare le esperienze?
Quale unità di misura applichi all'onestà del tuo lavoro, che tu Emilia non possa applicare anche al lavoro degli altri?
E come non credere che un lavoro SUI detenuti sia anche un lavoro CON i detenuti, e un lavoro CON i detenuti sia un lavoro anche SUI detenuti?
Se tu giustamente pensi di saper porre nel tuo lavoro
- con parole e con fatti - il limite tra l'essere protagonisti e l'essere strumento di un'esperienza,
allora perché ritieni che non sappiano porlo anche altri quel limite, diverso magari dal tuo, perché diversi loro da te?
E' nell'ambiguità che tutti ci muoviamo, in ambiguità e ambivalenze di linguaggi, comportamenti, idee.
Allora una onestà possibile è quella di assumersi la responsabilità di chi si è e di quello che si fa.
Responsabilità che credo ciascuno dei partecipanti a questo dibattito si è già assunto e quotidianamente si assume.

Ogni lavoro è unico perché unico è chi lo fa. Unici quei volti e quelle mani, unico il transito delle vite in luoghi che sono frontiera della sopravvivenza. Unica la capacità di trasformare in documento o in poesia il proprio sguardo nel mondo.

Tu e voi con "Avanzi di galera" (che ho visto per ora solo in parte, in rete) proponete dichiaratamente una chiave "ironica e profonda", Davide e Michele propongono, a mio avviso, una chiave "poetica e leggera".
Sai la "leggerezza" di cui parla Calvino nelle "Lezioni Americane"? quella!
Credo che siano talmente diversi i vostri linguaggi e diversi i risultati del vostro lavoro.
L'uno, il tuo e vostro dell'associazione, su un'idea di stanzialità: lì dove è la sede è il carcere e la redazione, il cdrom è fatto dai detenuti perché il lavoro dura nel tempo e forse il cdrom non è che uno dei prodotti di un lavoro permanente;
l'altra - di Michele e Davide - sul nomadismo: di ore in viaggio che sono derive e flussi, smottamenti emotivi e rigore di progetto, di un argomento preso ad oggetto dentro a sentimenti tra loro vari, di un "dentro" che riporta fuori nel mondo occhi e sguardi e corpi e pensieri di individualità specifiche. Occhi negli occhi che si fanno testimonianza "reciproca".
E' vero, Michele e Davide non si sono affatto tirati fuori, si sono anzi tirati dentro ed in questo senso il loro è un lavoro senza rete.
"Eterotopia" la chiamerebbe Foucault la realtà del carcere.
Di quell'eterotopia Davide e Michele dicono i riti e la non bastevolezza.
Non sono autoreferenziali questi uomini in cella, le loro ricette non rimangono nel carcere, anche i nomi che danno ai piatti sono nel segno del "fuori".
Quello che credo particolare nel libro di Michele e Davide, è che hanno superato il linguaggio della denuncia e dello scandalo per restituire identità poetica, natura carnale ed emotiva.

Io credo che entrambi i modi - Avanzi di galera e Il Gambero nero - siano importanti, perché parziali entrambi.

In bocca al lupo a Davide e Michele per il loro lavoro, conosco la cura che entrambi vi hanno dedicato, in particolare conosco la fraternità col mondo che ha portato Michele lì e altrove.

Isabella

27 Apr 2005 | ore 09:15

eterotopia di Faucault era un altra cosa, vado a rileggersi il libro...... cara Isabella
ed parlarne con queste operazioni commerciali di basso profilo si fa più del male che del bene.
e a tutti non acquistate gambero nero altrimenti non ce la finiranno più di menare sui buoni proposti.... commerciali

27 Apr 2005 | ore 16:31

SCUSATE FORSE INVOLONTARIAMENTE NELLA RECAPITOLAZIONE E' SALTATO QUESTO POST...............................

Sono un ex detenuto di San Vittore che ha collaborato ad "Avanzi di galera". In genere quando si scrive un libro -di qualsiasi argomento si tratti- si fa una breve ricerca sull'argomento, tanto per vedere quello che è stato già scritto sull'argomento. Senza perdere molto tempo basta inserire qualche semplice parola chiave su Google e si viene a sapere che è stato fatto un cd sulla cucina in carcere, che ha preso il premio Cenacolo dell'Assolombarda e così via. Quindi delle due una: o non sapete minimamente lavorare o non è credibile che non foste a conoscenza della precedente pubblicazine; l'editore poi...
Leggo che tra i titoli che avete per occuparvi di detenuti c'è che uno di voi due ha fatto la guardia carceraria: complimenti, questo spiega molte cose. Vi auguro un grande successo

Posted by: guido conti at 26, 2005 09:42

27 Apr 2005 | ore 19:21

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