25
Ago 2005
ore 20:03
ore 20:03
XL o SMALL?
E' uscito il magazine XL di Repubblica.
Se uno ha più di 30 anni si sente tagliato fuori.
Avrei bisogno dell'edizione SMALL, per gli over 40.
Stefano Bonilli
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Secondo me (ho più di 30 anni...) è fatto piuttosto bene.
Il target dichiarato è, comunque, quello giovanile, anche se quello vero è, in realtà, quello degli over 30 che vogliono fare ("si sentono") giovani.
In ogni caso il fumetto di Daniel Clowes, geniale, vale da solo la spesa, la invito a leggerlo caldamente, sicuro che apprezzerà.
Non ho detto che XL non sia bello, ho notato che musica, film e vestiti ecc... sono per i ventenni.
Comprensibile per chi è a caccia di un pubblico giovane, comprensibile il mio "lamento" visto che non ho più 20 anni.
Tra l'altro in numerazione romana XL è 40!
Uhmmm...tralasciando il fatto che è quasi identico a Rolling Stone Italia...la maggior parte di musica, film, libri e fumetti seguono la moda del momento che rivende alle masse quello che qualche anno fa era "underground" e alternativo; una quasi esclusiva di noi fanzinari degli anni novanta (che per lo più siamo dai "quasi trenta" ai "circa quaranta"); che ci ispiravamo ai fanzinari degli anni 80 che ora in media sono sui 45-50 e sicuramente conoscono benissimo tutte quelle cose su XL.
E' solo che mentre voi vi concentravate sulle forchette, altri si concentravano sul vinile!
Concordo al duecento per cento con Gumbo Chicken. Credo che xL voglia approfittare del flop di "Rolling Stone" nella versione italiana (ormai lo danno in omaggio un po' dappertutto...), con il potere del gruppo Espresso alle spalle. Anche io, già nei famigerati anni Ottanta, mi concentravo più sul vinile, riuscendo a pubblicare qualche corrispondenza sul 'Mucchio selvaggio' e su 'Guitar club'... ma senza disdegnare la forchetta! :-)
E' sicuramente piuttosto "mainstream"-modaiolo (Sterling, Palaniuk ecc.) e somiglia moltissimo a Rolling Stone, ma va considerato che è un allegato di Repubblica e non una fanzine e costa un euro. La parte sulla musica è, di fatto, come il vecchio inserto Musica di repubblica, per cui abbastanza utile per le recensioni (e, per dire di quanto anche il mainstream diventi "nicchia" da noi, alcuni dei dischi recensiti, tipo Super Furry Animals, non si trovano ancora da nessuna parte nella amata capitale).
Nulla di straordinario (ma dove se ne trova oggi, anche fuori dal "mainstream"?), ma ancora: di daniel clowes in Italia si è pubblicato ad oggi quasi nulla, per cui ben venga chiunque dedica 4 paginette.
Vinile e forchetta vanno benissimo e non solo se si tratta di classica o jazz ;) (bisognerà aprire un thread sulla banalità e tristezza della musica dei ristoranti di alto livello. L'orrenda cover di Paul Anka a "Black Hole Sun" mi ha rovinato un pranzo a Lille)
Dalle mie parti, a Torino, la mania per i dischi si accompagna di solito ad una elevata tirchieria sul mangiare; io ho cominciato ad apprezzare le forchette moooolto dopo il vinile.
Dààài, lanciamo un thread su musica e cibo? Dove? Sull'incasinatissimo Forum? Potrebbe essere il primo passo per aprire uno sportello di consulenza ai ristoratori! ;)
Di Paul Anka versione Seattle-rock...ehmm...ne faccio volentieri a meno. Comunque, per accompagnare una cena io preferisco jazz e blues. E voi?
A Roma, tra l'altro, c'è un favoloso negozio di dischi (uno dei miei preferiti, in Italia): Soul Food, in Via S.Giovanni in Laterano.
Se vi piace Clowes, e conoscete l'inglese, c'è un divertente fumetto del suo collega Peter Bagge intitolato "Observations from a reluctant anti-warrior": http://www.reason.com/0303/bagge.shtml
Gumbo ha ragione. Jazz e blues al ristorante ci stanno a 'burro e alici', come diciamo a Roma. Ho un debole per John Mayall e Van Morrison. Assolve meravigliosamente il compito Dave Van Ronk(un amore recente), e qualunque musica riesca a farsi tappeto di velluto per ogni buon pasto. Buon cibo e buona musica dovrebbe essere un abbinamento naturale, ma si vede di no.
Sinceramente a me mentre mangio la musica dà fastidio, mi distrae, mi irrita. Quindi preferirei che non ci fosse
Se proprio ci deve essere, allora almeno sia il meno appariscente possibile, puro e semplice sottofondo, a bassissimo volume. Classica, jazz o blues. Di sicuro non rock, e in particolare non rock contemporaneo
comunque soul food oltre che i dischi ha quasi tutti gli eightball originali e li vende ad un sacco di soldi.
fucking bastard!
ci sto andando ora...
byeeee
a torino ci sta backdoor no?
io ho molti eightball originali. :-)
Comprati da Tim Warren, o insieme a GG e Kikka nelle nostre incursioni in da USA
A Torino, sì, c'è ancora lo storico Backdoor.