24
Set 2005
ore 19:31

Il Club del Tavernello

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Giuro che non lo sapevo.
Giuro che non l'avevo letto e l'ho scoperto solo grazie alla segnalazione di Gumbo Chiken.
Dunque, Paolo Granzotto, titolare della rubrica della posta sul Giornale, ha fondato Il Club del Tavernello.
Il Club nasce contro e in spregio agli esperti, in primis noi, come si legge nella risposta a un lettore, e nasce cavalcando demagogicamente l'onda contraria al vino costoso, al linguaggio del vino e agli eccessi verbali e comportamentali.
Granzotto spiega a un lettore dubbioso che lui il Tavernello lo beve veramente e lo trova buono e che altrimenti beve Bianco di Custoza della Cavalchina.
Corro a sfogliare la guida Vini d'Italia 2005 (l'edizione 2006 uscirà alla fine di ottobre) del Gambero Rosso & Slow Food e trovo a pag. 352 la scheda della Cavalchina e anche il Bianco di Custoza: ha due bicchieri.
Guarda un po', un voto alto.
Granzotto beve anche il Grillo di Serramarrocco, che è un vino bianco.
Se andate a leggere nella pagina dell'azienda risulta invece un rosso in purezza da Nero d'Avola, ci deve essere confusione di nomi da parte di chi fa il sito.
Comunque anche i vini dell'azienda Serramarrocco hanno i due bicchieri.
Questo per dire che se si fa una guida che recensisce 14.691 vini si parla dei vini famosi e costosi , quelli che hanno una storia e anche i nuovi arrivati, e si parla dei vini che beve Granzotto, che sono buoni ma sono meno famosi.
Ma questi vini non hanno nulla ma proprio nulla a che vedere col Tavernello che non è buono o cattivo, è un'altra cosa, è una produzione industriale di 100milioni di pezzi.
Come il vino in bottiglione, come il vino sfuso.
Forse meglio del "vino del contadino" che quelli come Granzotto avrebbero citato 15 anni fa come esempio "alternativo".

commenti 17

....che dire, il successo di Paolo Granzotto invita a riflettere....

Mucca

25 Set 2005 | ore 01:23

Un blog davvero interessante.
T'invito ad inserirlo nella sezione Blog del salotto letterario (www.salottoletterario.it).
Complimenti e a presto!
sandrina

25 Set 2005 | ore 02:07

Io rifletto, rifletto ma non vedo proprio il successo del Club.
Vedo piuttosto battute ineleganti, ricerca dell'applauso facile e quando la si butta così sul rozzo si trovano facilmente spettatori che applaudono.
Fare la caricatura di un mondo complesso e sfaccettato come quello del vino, fare di ogni erba un fascio è così facile oggi da essere imbarazzante.
Figurarsi, sono stati fatti tanti errori, ma quelli che non li hanno fatti?
Gente, tanto per fare degli esempi, come Altare, come Salvioni, come Terzer, e poi le tante nuove cantine che sono cresciute in questi anni difficili cosa si devono prendere? Le pernacchie dal signor Granzotto?
Io trovo tutto questo di una somma ineleganza, penso all'enorme lavoro che fanno ogni anno un centinaio di persone per fare uscire la guida dei vini, che è uno strumento di diffusione del vino italiano, da noi e all'estero, veramente formidabile, e poi penso alle semplificazioni sciocche e facili di questo vecchio giornalista che se la dice e se la canta e ogni due righe chiama l'applauso.
Mah? che dire?
La critica fa parte del gioco, lo sberleffo.
Se non sei Albanese, che l'ha fatto con eleganza.

25 Set 2005 | ore 16:46

*lo sberleffo, no.

25 Set 2005 | ore 16:48

Uno zio cui ero molto legato è morto quest'anno.
Un gourmet di riferimento per chi lo conosceva. Non ho mai capito quanto fosse realmente un intenditore e quanto lo facesse. Però un giorno, nonostante fosse quasi sul punto di morire, immobilizzato a letto su un fianco, imbottito di morfina 24/24h, ho approfittato di un suo sprazzo di lucidità e gli ho preparato un piccolo snack che fosse migliore delle solite pappette. Avrei voluto portargli un bicchiere di vino ma in frigo ho trovato solo Tavernello... ho esitato, ma poi ho creduto che considerate le sue condizioni lo avrei comunque soddisfatto e quindi gliene ho portato mezzo bicchiere.
Inutile dire che gli è bastato il primo assaggio per ironizzare sul fatto che era ancora in grado di capire che avevo aperto "un cartone".

25 Set 2005 | ore 19:52

Non so se sia il Tavernello a rovinare le sinapsi cerebrali, ma forse non c'è poi tanto da stupirsi delle risposte di Granzotto ai lettori del Giornale; secondo questa recensione della sua biografia di Montanelli, a quanto pare è riuscito a fare un bel po' di errori...persino su un "argomento" che dovrebbe conoscere più che bene:)
E vincendo comunque un premio per il libro; in effetti il suo successo come giornalista invita a riflettere!

25 Set 2005 | ore 23:29

" il successo di Paolo Granzotto invita a riflettere...."

la migliore della settimana, bravo mucca.


Ne dobbiamo proprio parlare di Granzotto? Non è che facciamo il suo gioco? Si tenga il suo tavernello (e perchè non un altro prodotto in brick)e lo abbini - come consigliato sulla confezione di quello rosso - a della selvaggina.

26 Set 2005 | ore 10:25

Quello che lui scrive è comunque già visibile da chiunque, sul web.
Mi sembra meglio fornire un'altra versione della storia, ugualmente visibile sul web, piuttosto di lasciare solo la sua.

26 Set 2005 | ore 13:03

... invito a riflettere ...
Mi viene in mente che il vino, forse , si può anche fare con ... l'uva. O no ?

28 Set 2005 | ore 09:47

Tanto per cominciare scrivete come bevete, pertanto la maschera per postare il commento sia in Italiano.
Per quanto riguarda il dott. Granzotto(non uso mai il queste locuzioni,le trovo di norma servili e patetiche,ma in questo caso la mia stima nei suoi confronti va in qualche modo evidenziata),è oltremodo evidente che la sua sia innanzitutto una sana e giusta provocazione:
Se si riempissero(e vuotassero) le bottiglie di vino, anzichè le bolle d'aria, se non si avvertisse "sentore di grafite", se non si presentasse una bevanda, buona, di preparazione complessa, con millenni di storia e di cultura umana alle spalle,ma pur sempre una bevanda come il tesoro di della regina di Saba, se si parlasse di VINO insomma, la polemica Tavernello non sarebbe mai nata.

15 Ott 2005 | ore 16:26

Se bevo Castellino stò bene.

Se bevo un vino da 50 euro la bottiglia stò male

06 Nov 2005 | ore 12:45

Se bevo Tavernello stò bene.

Se bevo un vino da 50 euro la bottiglia, stò male

06 Nov 2005 | ore 12:50

Allora hai appena bevuto un vino da 50 €,
visto che scrivi "stò" con l'accento sulla "ò"...

comunque hai ragione...

07 Nov 2005 | ore 09:01

Ormai tutti la sanno lunga, il lavoro in vigna, legno o acciaio, fermentazione carbonica, solfiti, retrogusti alle mele renette ecc...E si sta ancora a parlare di Tavernello ? Chi lo vuole comprare lo compri, tanto male non fa perchè è pastorizzato. Non dimentichiamoci che l'azienda (cooperativa) che lo produce, dà lavoro a tanta gente. E i baroni dei GRANDI vini ? Quanti dei 50 € a bottiglia servono a fare scuola e a dare occupazione ? Il resto è noia.

09 Nov 2005 | ore 17:34

Il dr.Granzotto mette in guardia i consumatori dall'acquistare vini DOC-DOCG offerti a prezzi elevatissimi e consiglia di diffidare dei fantasiosi giudizi di "esperti" che si entusiasmano nel riconoscere il retrogusto di cuoio bulgaro (???) di alcune celebrate e costosissime etichette.
WWW IL TAVERNELLO !!

17 Nov 2005 | ore 21:53

Chi si sente "quasi" offeso per quanto ha scritto sui vini Paolo Granzotto probabilmente non ha alcuno "spirito" ironico nel suo DnA, ma tanto "spirito alcoolico" nel sangue.
In quanto al fatto che il vino si produce ANCHE
con l'uva, cari signori, spendete pure i Vostri 50 (e più) euri per una bottiglia. I produttori di "etichette" ringraziano.

13 Dic 2005 | ore 19:53

E' un bel modo di farsi pubblicià, quello di Granzotto: spero che fra gli iscritti del suo club non ci siano molti che pensano davvero che il vino non possa avere profumi di grafite, di idrocarburi, di mare.

La provocazione è intelligente, il qualunquismo è stupido.

Nessuno dice che per conoscere ed apprezzare il vino occorre spendere 50 euro: basta vedere il compraevendi del gambero per capire che molte bottiglie di champagne, borgogna e bordeaux costano molto meno di cinquanta euro.
Si arriva a meno della metà a volte per barolo e brunello.
E capita di imbattersi - raramente - in buonissimi vini a meno di dieci euro.

Le etichette costose che nascondono un vino mediocre esisteranno sempre.

I giornalisti strapagati che non hanno nulla da dire anche.

04 Set 2006 | ore 17:06

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