ore 15:50
Che nostalgia

In questa stagione si riprendeva ad andare da lui, a Samboseto, in quella bottega magica nella quale il sapone di Marsiglia stava accanto allo Champagne millesimato, il culatello più buono e meglio stagionato faceva il paio con un Parmigiano Reggiano di 24 mesi proveniente da un casello che solo lui sapeva.
E poi entravi nella sala della "trattoria" per mangiare una serie di piatti immensi, dei quali poi i clienti avrebbero continuato a parlare nelle settimane successive alla loro visita.
Era mitico per la cantina, perché Peppino Cantarelli amava la Francia, i grandi vini rossi, i bianchi inarrivabili e gli Champagne.
E così nella trattoria di campagna si vedevano servire ai vari tavoli bottiglie di storia dell'enologia. E non dimenticatevi mai, per capire la grandezza e l'unicità di Cantarelli, che era l'Italia del 1970, non dimenticatevi che molti produttori italiani di vino oggi giudicati bravissimi allora non esistevano, che tutto era ancora all'insegna del casereccio e abbondante, che il vino era buono perché genuino e fatto in casa e che l'alta cucina era cosa di là da venire. ..
La vita del cliente di questo ristorante era splendida : a partire dai cibi, a parte il servizio curato da lui, Peppino, i capelli cortissimi, lo sguardo ironico, la erre sfrontata, a un certo punto del pranzo comparivano in sala delle signore a pulire la tovaglia dalle briciole, signore della bassa parmense, il viso gentile, la parlata in stretto dialetto.
Una cosa per i tempi splendida e inusuale, una delle tante attenzioni alle quali si era oggetto in questo casa di campagna così anonima e così unica.
Si narrava del savarin di riso ingentilito da funghi, pomodori, formaggio e lingua, della torta di lingua alle erbe e dell'anatra all'arancia di Mirella.
I suoi cappelletti in brodo, le sue tagliatelle, i suoi dolci : semifreddo croccante composto da gelato di crema con noci, mandorle, amaretti e rum...









ho sempre sentito parlare di Cantarelli, e della sua trattoria di Samboseto, ma anche del Sole di Maleo e di Franco Colombani, di Bergese e del suo La Santa e del San Domenico e di tutti i grandi che negli anni 60/70 hanno dato origine all'attuale grande ristorazione di qualità...ne ho sempre sentito parlare e non nego che rimpiango di essere troppo giovane e non aver potuto assaporare quella cucina d'altri tempi...
Nemmeno io sono riuscito a frequentare questi pionieri. Ho provato qualche volta a cercare maggiori informazioni, libri di ricette, e altro ancora ma con poco successo: l' unica cosa che ho trovato per le ricette e' "Mangiare da re" di Bergese.
C'e' qualcono che legge che possa fornire una piccola bibliografia (se esiste)? Meglio ancora, perche' il Gambero Rosso non studia una qualche iniziativa editoriale che celebri questi pionieri come meritano? Avevate un bell' articolo su Cantarelli sul supplemento dedicato a Parma qualche tempo fa ma mi ha solo stuzzicato ancora di piu' la curiosita'.
Francesco
Caro Direttore,
Accolgo con vivo piacere le sue riflessioni e i Suoi ricordi del mitico Cantarelli.
La sua storia mi ha sempre affascinato sin dai racconti che me ne ha fatto il compianto Angelo Paracucchi a tal punto che un paio d'anni or sono, in un'umida giornata di marzo,son uscito dall'autostrada A1 per andare a vedere di persona e fotografare la leggendaria Bottega.
Mi permetto un suggerimento.
Visto che Cantarelli, nella sua visionaria Grandezza, è stato quello che ha dato il via in Italia al superamento, non ancora compiuto, della cultura della Trattoria in quella dei grandi Ristoranti perchè non enfatizzare questo merito con un'apposito speciale sul Canale che avesse una compiutezza ed estensione maggiore di quelli che già gli sono stati dedicati.
Ritengo che anche le nuove leve della ristorazione, oltre che noi appassionati, ne trarrebbero gran beneficio.
Un saluto.
Giuseppe Grammauta.
complimenti a Bonilli, per il ricordo e la foto di Peppino Cantarelli. Ho avuto modo di conoscerlo seppure brevemente, grazie ad Antonio Santini del Pescatore che mi aveva portato un paio di volte da lui e ricordo una grande persona, di straordinari umanità. Bello ricordare, accanto a Cantarelli, anche un grande che non c'é più, Franco Colombani del Sole di Maleo, un grande ristoratore, un grande oste e una persona fantastica. Ma quanti grandi cuochi degli anni Ottanta ci hanno lasciato: Andreas Hellrigl del Villa Mozart di Merano, Giancarlo Godio, folletto sui ai 2000 metri in Val d'Ultimo e prima stella Michelin in Alto Adige, Angelo Paracucchi. E da poco é scomparso Vittorio Cerea, patron del celebre Vittorio a Bergamo. Sarebbe bello ricordarli tutti in qualche modo...
E' vero, sarebbe bello ricordarli tutti questi uomini che hanno fatto grande la nostra cucina. E bisognerebbe ricordare anche gente come Guarnaschelli per non dire dell'indimenticabile Gino Veronelli per il quale c'è una grande nostalgia credo da parte di tutti
Io ho avuto la fortuna di frequentare molte volte la mitica Trattoria Cantarelli. Ho un ricordo struggente del grande saveren di riso, dei vini bianchi, frizzanti, freschi, della lingua slmistrata al forno, dei dolci agli amaretti e della faraona. Ormai vecchio darei molto per trovare ancora una sera di nebbia, che lasciavi fuori dalla porta posteriore riservata ai clienti affezionati, e parlavi con il Sig. Cantarelli e con le due cuoche. Parlata in stretto dialetto, franco, un poco duro ma leale, ed ogni volta che uscivi avevi solo il desiderio di tornare, sicuro che il Sig. Cantarelli, avvolto nel suo tabarro nero, avrebbe trovato il miglior culatello e l'incredibile formaggio parmigiano. Peccato, veramente peccato, ma cosi' e' il tempo che passa.
Carlo