11
Nov 2005
ore 17:10

My name is Camillo

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Langone-zorro.jpg

Camillo Langone all'uscita da un ristorante


Camillo Langone ha un club di fans.
Scrittore, opinionista, cattolico tradizionalista è il titolare di una rubrica, Maccheronica, sul Foglio.

Lui scrive di cibo, vino e belle signore, quasi sempre con un interesse inverso.

Jaques_Selosse.jpg

Scrive per esempio: "...si è bevuto il Jaques Selosse, meno cattivo di uno champagne normale ma pur sempre champagne, cioè vino addizionato".

Naturalmente trova invece una ficata pazzesca un vino di moda tra gli alternativi, cioè i gastronomi che dicono di non essere gastronomi e sfottono chi scrive di gastronomia.
Dice il nostro: "Intanto si è bevuto il Mersault Coche-Dury (quale, di quale annata?) che è il miglior chardonnay mai sentito, odoroso di peperone arrosto." (naturalmente piace da pazzi anche a noi non alternativi)

Risulta invece una schifezza un vino molto ma molto noto: "...a questo punto l'amico danarosissimo perde il senno ordinando un Petrus annata '92 da euri 750.

Il gran bordeaux si rivela un grandissimo bidone, all'inizio sembra sapere di tappo ma lasciandolo ossigenare si evince che il tappo non c'entra, è proprio il vino a fare schifo".

Insomma, avete capito che Langone sceglie lodi e stroncature in funzione dell'immagine che questi scritti portano a Langone stesso. Sboccato e carnale contro le feministe, irridente nei confronti dei critici, critico dei luoghi del cibo famosi e paladino, guarda un po', della trattoria,
teorizza il non volare e non andare all'estero ed è diventato lo specialista della "diversità" che, come si è visto dagli esempi, è molto vicina all'ovvietà.
Per questo lo adoriamo e siamo, sotto falso nome, da sempre iscritti al club dei suoi fans.

commenti 19

Camillo sui vini è francamente irritante, scrive certe cose solo per sorprendere. Parla di cose che non conosce e non capisce minimamente

Sulla critica dei ristoranti, invece, penso proprio che abbia portato una ventata di novità. Anche in quel caso è irritante, ma in senso positivo, almeno secondo me

11 Nov 2005 | ore 17:59

Un gastronomo professionista probabilmente avrebbe ordinato un Le Pin piuttosto che un Petrus sempre che fosse disponibile in carta.
Cero che definirlo letteralmente schifoso ce ne passa.
Escluderei l'ipotesi che abbia bevuto questi vini nelle sue amate trattorie (ma non è da esludere) dove li ha assaggiati? Non ho il tempo di perdermi nel sito del foglio...se qualcuno mi illuminasse...

Grazie,
Mucca

11 Nov 2005 | ore 18:37

Alzare la voce (anche in modo figurato), dire cose provocatorie senza argomentare e infarcire il tutto con un po' di oltranzismo cattolico mi sembra la cifra dei nostri tempi (e non a caso il Foglio passa per un giornale "intelligentissimo").

Il libro di Langone era una bufala mostruosa, come l'autore. Speriamo che la nottata passi...

12 Nov 2005 | ore 09:40

Antonio, in cosa consiste la "ventata di novità"?
Perchè riguardo i vini lo trovi irritante in senso negativo e sui ristoranti no?

12 Nov 2005 | ore 17:32

I vini sono stati bevuti da Lorenzo a Forte dei Marmi e la descrizione riportata tra virgolette è stata pubblicata nel Foglio di giovedì 10 novembre, giorno di sciopero dei giornali, motivo questo che ci ha indotto a funzionare da cassa di risonanza perchè le sciocchezze messe insieme dal grande Camillo Langone non potevano andare perse.

12 Nov 2005 | ore 17:50

...concordo che non potevano andare perse...
Una vera chicca di giornalismo gastronomico.

Bonilli, Camillo non sarà mica un adepto del Club del Tavernello, vero?

Mucca

12 Nov 2005 | ore 19:26

Uno dei migliori pezzi di Langone di sempre.

13 Nov 2005 | ore 16:26

Accc, mi ha mangiato il post.
Chiaramente, si può condividere o non condividere, essere più o meno d'accordo sul "vino addizionato" (è vero che è addizionato, ma non può non esserlo per diventare Champagne), ma lo stile non si discute.
Quanto al giorno di "sciopero dei giornali", l'onestà vorrebbe si parlasse di "sciopero di alcuni giornali".
Quanto all'oltranzismo cattolico, menomale che ci sono quelli come orson ad indicarci la retta via.

13 Nov 2005 | ore 16:30

Caro Farina, non è che lo stile può coprire sciocchezze come quella dello champagne come vino addizionato e quindi cattivo.
E poi Langone per ritagliarsi un posto al sole nel grigio mondo di gastronomi e gastronomia deve forzare ogni intervento, scrivere male dei famosi e parlar bene di trattorie, vini e vitigni autoctoni e spernacchiare gli eccessi.
Va bene, figurarsi, c'è posto per tutti ma in molti casi si vede troppo lo sforzo per essere brillante e la strizzatina d'occhio a un mondo che non aspetta che leggere queste cose.
E noi, fans di Camillo, non possiamo non dirglielo

13 Nov 2005 | ore 17:46

... A me Langone è simpatico... E poi ammettetelo,la famosa recensione al Bolognese è bellissima. :D

14 Nov 2005 | ore 02:21

Gentile Farina,
nessuna volontà di indicare la "retta via" a nessuno (peraltro, non riesco a trovare il punto del mio post in cui l'avrei fatto).
Prendo atto, poi, che scrivere sciocchezze con stile è una nuova definizione di buon giornalismo. Peccato per me e per chi pensava che capirci qualcosa contasse ancora un po'.

14 Nov 2005 | ore 11:21

IN QUANTO POTENTINO
HO VERGOGNA DI AVERE UN CONCITTADINO COME
IL LANGONE ...
NO NON CREDO CAPISCA NULLA DI QUELLO CHE GIUDICA ... PURTROPPO...
ED HO PURE COMPERATO MACCHERONICA ... UN LIBRO INUTILE ....

16 Nov 2005 | ore 13:43

De gustibus

Ognuno ha i suoi gusti, si sa. Questione d’abitudine, e di civiltà.
E se la civiltà viene dal nord, il fine palato del critico Langone deve essere abituato a ristoranti che quando si tacciano di essere tra i migliori del loro campo come minimo non mancano d’accordare i pavimenti alle posate. Ma che delusione questo Duomo teramano, quello che la prestigiosa guida Michelin definisce da ben venticinque anni come “tranquillo, di solida gestione e di elegante atmosfera”, lui lo trova biecamente demodè, l’insegna non s’intona con gli scolapasta… che diamine, si mangia anche con gli occhi… o forse solo con quelli?! Ciò che suggerisce il minuzioso resoconto del pranzo teramano del sopraffino Langone è che pare abbia mangiato con gli occhi e non con il coinvolgimento delle sue preziose papille gustative. E’ da capire il nordico punto di vista del supercritico, a Milano non si può perdere tempo, figuriamoci se si hanno cinque minuti per caraffare (l’emerito vorrebbe dire scaraffare, ma forse sarebbe più esatto decantare) un vino solo del 2000 (con tanto di candela poi!!!), giusto quasi sei anni di posa, che vuoi che sia… forse al sospettoso Langone sfugge che tale manovra viene attuata da sommelier professionisti per portare il vino alla giusta temperatura come la sua acuta supervisione non mancherà di trovare consigliato su tutte le etichette delle migliori cantine, oltre che per ossigenarlo e permettergli di sprigionare i suoi migliori profumi, e scambia quella che vuole essere attenzione al cliente con la messinscena (che lince) con cui i tanti ristoranti milanesi di sua preferenza fanno pagare come caviale iraniano il risotto della casa, il cui elemento caratterizzante, lo zafferano, ricordo provenga dagli altopiani abruzzesi. Lui è abituato ai posti in cui l’evanescenza delle mousse è inversamente proporzionale al peso del conto, ma questa, si sa, è civiltà. De gustibus…
Ognuno misura con il suo metro, il problema è che se è troppo corto i dati rilevati possono risultare distorti. E così una via sì piccola ma storicissima della Teramo medievale viene presa per un sobborgo diroccato, ma certo come possiamo confrontarla con il traffico pulsante di un Corso Buenos Aires, del resto nella civiltà le cose cambiano, e la saturazione da monossido di piombo si chiama domeniche ecologiche. A questo non ci arriviamo noi, quel retroterra culturale che pure viene golosamente menzionato in tutta l’Italia buongustaia, in cui un piatto freddo e ultimamente anche D.O.P. viene servito come tradizionalmente natalizio, contraddizione in termini che non permette ai fini degustatori di tipicità culinarie nemmeno di avvicinarvisi… del resto se almeno la lavastoviglie facesse pendant con i controsoffitti ci si potrebbe passare sopra con dignità. E che dire del picciolo di volgarissimo pelato che fa accaponare le sottili budella della Sig.ra Lucia, svelatasi essere forse superba gastronoma? giammai, bambaciova di Bisceglie, che l’intenditore Langone sceglie a sua degna corrispondente di umani sensi; e che, abile segugia di piatti tipici italiani, giunge alata qui, nel terzo mondo del buon mangiare, per scartare aprioristicamente la tradizionalissima pizza dolce, non per il gusto, ma per il nome troppo poco altisonante ai suoi divi lobi. Noi terroni del gusto davvero non riusciamo a capire tali sottigliezze, come non capiremo mai perché la pizza cotta al forno a legna deve rischiare di essere bandita dal mercato come potenzialmente nociva ed i fast hamburger no. De gustibus…
Bè, visto che Langone ha tanto da educarci riguardo all’arte non della sola buona tavola, lo aspettiamo con ansia qui nella Teramo del basso gusto, saremo altamente onorati nell’apprendere da lui tutti i segreti per gonfiare adeguatamente flan e conti. Comunque, nel grumo di impareggiabili delucidazioni con cui ha espresso l’acume della sua sensibilità gastronomica, il nostro critico ha omesso di criticare il sapore dei piatti che gli sono stati troppo abbondantemente serviti, anzi tra uno spasmo e l’altro delle delicate viscere non può riservarsi dall’emettere un malcelato apprezzamento per le teramanissime scrippelle m’busse, segno che, forse, oltre che con i pregiudizi ha mangiato anche con il palato. Così, a fronte di tante e tali esternazioni, non possiamo che porgere al nostro estremo arbiter elegantiae i nostri più fervidi auguri.

30 Dic 2005 | ore 15:00

arrivo tardi ma commento lo stesso. ma che c'entra langone con milano? boh?! cmq ècchiaro che il langons fa incazzare per il modo in cui scrive però cribbio che pesantezza dall'altra parte (tutti quelli che criticano lui sono stizzosi come dei travaglio enogatronomici). in sintesi chi critica langone mi appre sempre come elitario, che si ritiene antropologicamente superiore al popolo che non sa apprezzare vini francesi e cene da 200 euro. i quali invece vanno sbeffeggiati e alla grande. più qualità alla portata (economica, non culturale, ca va sans dire) di tutti è il motto. insomma: oldani. e nuovioldani del vino ( e non il luce/lucente..)

18 Mag 2006 | ore 19:17

Ho visto la sua comparsata a Otte e mezzo. E' stato semplicemente disgustoso. Persone volgari e meschine come lui dovrebbero andare a zappare la terra non fare i metre à penser

28 Mag 2006 | ore 00:20

mai letto niente di più noioso del gambero rosso. mai letto niente di divertente come gli articoli di cl. la differenza sta tutta qui. vi sta sul culo perché vi ha sgamato.

23 Giu 2006 | ore 16:44

siete la fernanda pivano della gastronomia. un concentrato di banali banalità.

23 Giu 2006 | ore 16:49

... dalla descrizione fatta nel post preliminare del Direttore , ho l'impressione che Langone sia solamente uno pseudonimo di un noto forumista del Gambero Rosso( tale Chris ... stesso modo di argomentare e stesso intercalare nei suoi articoli) ... OK , sono nell'internet point dell'Ospedale , abbiate pazienza ...

26 Lug 2006 | ore 12:43

provate a non apprezzare "l'importante è durare", sul foglio di sabato 12 maggio, provate a considerare se certe opinioni che ho letto fin qui valgono il loro stesso inchiostro... inchinatevi a un grande giornalista, prima di tutto!
w langone e la sua aria fresca, fosse pure fritta di giornalismo necessariamente venduto, finalmente qualcuno che SCRIVE.

13 Mag 2007 | ore 21:43

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