ore 23:43
Il pasticciere Billè
Dovevamo fare il Patto della Pizza, la proposta era nata a Porta a Porta: un giorno alla settimana una pizza, minerale e caffè a 7,50 euro. Hanno aderito in 200 su 30.000!
Ieri gli hanno sequestrato mobili per 4 milioni di euro (otto miliardi!!) in un appartamento che costa 110.000 euro annui di affitto il tutto "pagato" dalla Confcommercio a lui, Sergio Billè, che già aveva uno stipendio di 1.105.000 euro annui.
Insomma, questi commercianti sono tirchi per due o tre euro e poi si fanno fregare milioni di euro dal loro presidente pasticciere.
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...
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silenzio........un incazzatissimo silenzio... per i figli di puttana che ci governano, in tutti i campi....
adriano
...ho voglia di urlarlo...
...SILENZIO...
Mah. Che tristezza. Del resto, però, da uno con una faccia da viscido come quello, cosa ci si poteva aspettare...?
Al di là della facile demagogia sui soldi degli altri, restiamo sul "patto per la pizza" ed ai 200 aderenti su 30.000: non è che vi sfiori l'idea che fosse un'idea quanto meno un po' balorda?!
Il vantaggio della Città del gusto è che le cose le puoi sperimentare.
Per tutta l'estate il mercoledì è stata messa nel menù la voce "patto della pizza" a 7,50 euro ed è stato un vero successo. Cosa c'era di balordo?
Alla gente l'iniziativa è piaciuta, molto e praticamente, nel senso che ordinavano la pizza + l'acqua + il caffè ma poi prendevano anche altro, non era la logica di un colpo e via.
Immaginarsi se l'avessero fatto in 30.000.
Quanto alla vicenda Billè, la facile demagogia - frase che mi fa venire i brividi - sui milioni d'euro scippati alla Confcommercio fa il paio con la facile demagogia su Fiorani e la facile demagogia su Ricucci e la facile demagogia su Consorte ecc... io la chiamo in altro modo ma si vede che non siamo proprio sulla stessa lunghezza d'onda :)
Io con 7,50 Euro mangio una pizza ottima, bevo una birra (che costa più dell'acqua), prendo un caffè e mi avanzano pure i soldi per un cono gelato. Tutti i giorni della settimana.
Io veramente non sapevo neanche che esistesse, il patto per la pizza. Da quando, con l'Euro, hanno quasi raddoppiato i prezzi avevo semplicemente smesso di andare in pizzeria - se non in casi eccezionali, e/o in due o tre che conosco - perchè mi fa immensamente incazzare pagare una cifra assurda per una pizza squallida.
Chissà se dei NUMEROSI aderenti ce n'è qualcuno a Torino? Adesso guardo sul favoloso sito...
Scusi Bonilli,
capisco che la Città del Gusto sia l'ombellico del mondo, ma al consumatore che non ha il privilegio di frequentarvi "il patto per la pizza" non ha cambiato la vita.
Perchè la giudico un'idea "balorda"?
Perchè il problema della pizza non è il prezzo, è la qualità. Potete anche vendermi la pizza al prezzo consociativo del "patto", ma è la qualità della pizza italiana che in generale è scadente.
Il "patto per la pizza" si è rivelato essere una proposta buona a prendere qualche titolo di giornale, non a risolvere la clamorosa distorsione tra prezzi alti e qualità mediamente molto bassa.
Ma siete ancora in tempo. Sul mio piccolo blog (www.aristide.biz), ignorato dai link del suo, ho diffusamente esposto una semplice idea per indirizzare in maniera "professionale" il problema della qualità: la certificazione di qualità.
La certificazione già esiste: la pizza Marinara gode della certificazione UNI 10791:98 (insieme alla Margherita) di "Verace Pizza Napoletana Artigianale" - chi di voi ha mangiato mai una pizza UNI 10791:98 o abbia individuato un locale che la produce "a norma", si consideri fortunato... - oltre che della Certificazione Comunitaria UE S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita).
E' sufficente che i pizzaioli, supportati dalle loro associazioni professionali, si adeguino alla certificazione.
Perchè non riprendete questa proposta rilanciandola con i vostri potenti mezzi editoriali?
Il peggior vizio italiano da sempre credo sia spostare il problema,a seguire in seconda posizione trovare il colpevole, agli italiani gli dai un nome da poter smadonnare un pò ,si sfogano e si dimenticano di tutto.......
E se a uno non piace la marinara? :D
Scusate se ci perdiamo un po' di vista il truffaldino Billè, ma ho visto l'elenco delle pizzerie aderenti di Torino. E' curioso che solo due giorni fa alcune persone mi avessero consigliato una di quelle dicendo "sai che alla Sueva mangi una pizza a scelta, birrà e caffè, per 7 euro"? E ora scopro che ce ne sono anche altre perchè è una convenzione?!?!
Comunque, pur restando vero il discorso qualità, il problema è un sacco di gente quando vuole passare una serata in compagnia vuole andare a mangiare la pizza. Perchè ce n'è una a ogni angolo e mette un po' d'accordo tutti. Quello che odia l'etnico, quello che odia il formaggio, l'altro il pesce, l'altro i capperi e la verdura, poi c'è il vegetariano, quello a dieta, quello che ha il terrore che al ristorante spenderà una fortuna, e un posto è da fighetti, l'altro è troppo borghese, l'altro troppo formale e mette a disagio....ecc.
E in quei casi, non è che si guardi tanto la qualità. Si finisce in un posto a caso. E di solito è un pacco. Si esce, e tutti a lamentarsi. Ma la volta dopo è di nuovo la stessa storia, da un'altra parte. Almeno, pacco per pacco, preferisco avere un elenco di posti dove so che spenderò 7 euro e non 20!
Caro Aristide, evidentemente non mi stima molto se inizia con un "...la Città del gusto sia l'ombellico del mondo". Pazienza :).
Evidentemente non ha mai letto il Gambero Rosso, che è un mensile :)), dove i servizi e la copertina sulla pizza di qualità sono stati numerosi.
Poi, a differenza di quasi tutti coloro che scrivono, la pizza ci siamo messi anche a produrla: pizza di qualità, lievitata 48 ore ecc..., (forno elettrico per volere dei pompieri ma sull'argomento eviterei i luoghi comuni...)come si vede mi trovavo a Porta a Porta per parlare, con cognizione di causa, prima di tutto del prezzo, quanto alla qualità, ne abbiamo parlato in una precedente trasmissione portando anche il nostro pizzaiolo davanti alle telecamere.
Ma la qualità non penso proprio che si faccia con le certificazioni o le STG, è un discorso che riguarda il rapporto col pubblico, il concetto di cosa è la qualità ecc... tratta, per inciso, della voglia di guadagnare presto e molto.
E riguarda anche il pubblico che affolla le tante pizzerie mediocri, con ciò dimostrando di non avere la percezione della "qualità".
Caro Aristide, il suo sito è spesso presente nell'aggregatore e quindi nella home page del/dei blog, non capisco la sua notazione, evidentemente ho fatto qualcosa che non va :))
Ecco, questa che copio incollo dal precedente intervento è un'importante chiave di lettura:
"Ma la qualità non penso proprio che si faccia con le certificazioni o le STG".
Basta andarseli a leggere, certi disciplinari, per vedere che la loro applicazione non porta alla qualità. O quanto meno la loro applicazione non è sufficiente. Così per dop e igp o per doc e docg nel vino.
E infine l'amara considerazione: "il pubblico che affolla le tante pizzerie mediocri, con ciò dimostrando di non avere la percezione della "qualità"." che dovrebbe farci capire perchè oggi un imprenditore della ristorazione non ha interesse, normalmente, a puntare sulla qualità.
Caro Bonilli,
non equivochiamo e, per favore, non mettiamola sul personale. Io sto solo contro-argomentando il suo post. Noto soltanto la sua abilità nel confondere i piani della discussione ed una notevole auto-stima (legittima, per carità!) sul proprio ruolo e quello dell'organizzazione a lei riconducibile. Il fatto che il "patto per la pizza" abbia egregiamente funzionato alla Città del Gusto non ha alcun significato statistico. Tutto qua. Non c'entra affatto la stima personale verso di lei o chissà chi altro, nè il fatto che io sia o meno un lettore abituale del GR.
Certificazioni: all'italiana non funzionano. D'accordo. Lungi da me l'idea di istituire carrozzoni burocratici per gestire la certificazione di qualità della pizza. Magari i pizzaioli possono auto-certificarsi: solitamente non mi occupo di cibo sul mio blog, ma il disciplinare UNI 10791:98 l'ho letto e non mi sembra complesso o potenzialmente inutile.
Prendo atto della sua opinione riguardo alle certificazioni. Mi permetta di considerarla un po' riduttiva della questione. Di questo passo l'unica arma è la riduzione ulteriore dei consumi. In attesa che voi riusciate a "cambiare la società", forse il crollo dei consumi sarà uno stimolo più efficace nei confronti della categoria dei ristoratori/pizzaioli!
Infine, perchè ritenere che tanti frequentatori di pizzerie manchino della "percezione della qualità"? E se fosse perchè, semplicemente, non esistono alternative di qualità nei luoghi dove vivono? Portateli in certe pizzerie del Centro o del Sud del nostro Paese e la "percezione della qualità" sarà immediata per chiunque.
Ultima osservazione: link. Mi riferivo al fatto che Aristide non è indicato nei link "Bussola" nella sua home page. L'aggregatore è un'altra cosa: i link ad Aristide non sono "automatizzati" via RSS, sono inseriti manualmente da me stesso.
Grazie per l'ospitalità.
Caro Aristide, cosa c'entri l'osservazione sull'auto-stima, dio solo lo sa.
La sua risposta mi sembra tutta volta alla dimostrazione che lei ha ragione (legittimo) e allora viva le certificazioni.
Comunque se devo far percepire la qualità di una pizza porterei i lettori/consumatori ai Tigli di San Bonifacio, che è vicino a Verona, non è al Centro e non è al Sud, tanto per non essere ovvi e retorici.
Inserirò il link a mano così sarò paritario :)
Non saranno tante, ma "certe pizzerie" le abbiamo anche a Torino. Devo dire che dei miei amici statunitensi, portati in una di queste "certe pizzerie" hanno sentenziato che però al negozietto di fronte alla sala prove, la pizza era molto più buona, la più buona che avessero mai mangiato in Italia. Qual è il segreto del negozietto? il tizio butta una manciata di ingredientacci in un padellino che sparisce in uno strano macchinario tipo catena di montaggio e dopo qualche minuto ricompare dall'altra parte una cosa cotta, o meglio sbruciacchiata. Viene estratta dal metallo e consegnata in pratica scatola di cartone da asporto.
Forse la "percezione della qualità" non è sempre così immediata per chiunque...! :-D
Caro Bonilli, molto bene. Propongo di aggiornare questa discussione nella buona tradizione italica: a tarallucci e vino. Quando avrà occasione di passare da Verona, mi contatti: le offrirò volentieri la pizza ai Tigli di San Bonifacio, così "de visu" ci comprenderemo meglio.
A presto.
... oi direttore... se và ai tigli... mi porta un pò di lievito naturale...
Hanno un centenario interessante..
:))
Cari amici, ho fatto mente locale sulle pizzerie in zona nel raggio di 15 kilometri(vivo in provincia di AP "scampagnato" e quei chiklometri per andare a mangiare li si fanno normalmente.)
Ho individuato 2 pizzrie super una buona su circa 20 pizzerie. L altre vanno da mediocre (la maggior parte) in "non commestibili (3 o 4).
In effetti il prsupposto per il quale uno vada a mangiar fuori e che preliminarmente mangi bene.
E per la pizza purtroppo non è sempre così.
Credo che le certificazioni andrebbero rinforzate non sminuite, dovrebbero servire a chi non ha tempo/voglia(più la seconda a naso)di informarsi e che quando compra un prodotto protetto da un disciplinare vorrebbe una certa uniformità di qualità e di prezzo.
Dovrebbe essere anche il produttore a darsi una certa etica e se non rientra nel disciplinare chiama il prodotto con un altro nome.
In sudamerica,ad esempio, ho assaggiato alcuni formaggi con nomi italianeggianti che col formaggio italiano avevano poco da spartire ma il prodotto in se non era male,sarebbe più corretto chiamarlo cordova e non parmesan.