ore 18:47
Gastronomia e...politica

La politica c'entra con la gastronomia? Si deve vivere tra le nuvole parlando solo di cru, cucina creativa, vitigni autoctoni ecc... ma mai di chi fa le leggi e di chi amministra, dei partiti? Non è che stiamo tornando a posizioni tipo "la politica è una cosa sporca", "tutti i partiti sono uguali", "destra o sinistra è sempre un magna magna" e altre amenità simili?
Per esempio, Alemanno è stato un buon ministro dell'agricoltura (si, non c'è dubbio!) o invece se si è di sinistra (e neo integralisti) bisogna dire di no? In realtà sta affiorando un integralismo, da una parte e dall'altra, preoccupante: chi la pensa in modo diverso, la pensa in modo diverso su tutto. Ci si deve schierare. Ma poi bisogna inventarsi delle zone franche dove "qui non si parla di politica", molto simile a "qui non si fuma" e la gastronomia dovrebbe essere una di queste zone.
Ma se il mensile Gambero Rosso è logico che dedichi tutto il suo spazio alle tematiche eno-gastronomiche, perchè è letto da "appassionati" di tutte le posizioni, e collezionato, un blog è rapidità, diversità, sempre in mutazione, luogo del confronto per eccellenza, dove si può entrare e uscire in un attimo, senza impegno e senza acquisto. E qui c'è posto anche per parlare della realtà che ci circonda, tra un vitigno e un ristorante. E senza moralismo.
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
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E' la cosa migliore che possa fare, caro Bonilli. Per quanto mi riguarda ritengo che il blog debba poter esprimere in libertà i temi che l'autore predilige, senza limiti se non quelli che l'autore stesso pone.
Alemanno è stato bravo almeno quanto i suoi sottosegretari, ricorda il reportage di report Direttore?
A dimenticavo il finanziamento del gruppo Parmalat ad Area...come dire un ministro sempre al "fresco"!
Se è per questo ricordo anche il reportage di Report sul vino e come si sono comportati con noi, ed era uno che conoscevamo "un amico".
La scena di Report, con Alemanno che se ne va, non me la dimentico ma non si giudica un'azione di governo di cinque anni da un gesto. E lo dico io che mi ricordo Alemanno picchiatore, Alemanno che nel '92 è ripreso davanti al Senato mentre tira le monetine insieme con i suoi camerati. Ma che vuol dire? Alla domanda se è stato un buon ministro delle politiche agricole, qui e a bruxelles, la risposta è si. Per non essere settari o integralisti. Io giudico sempre le persone per quello che fanno e dicono, non per il loro passato.
:-)) La gastronomia come aerea "politics-free"? Ah, ah... Ma se la politica viene dalla gastronomia o dalla a-gastronomia...
E' probabile che Alemanno sia ricordato come un buon ministro tutto sommato.
A parere mio lo spingere in modo cosi' deciso sui controlli "erga omnes" dei consorzi è sbagliato. Altre prese di posizione piuttosto facili e populistiche che non mi sono piaciute sono state quelle contro gli OGM "a priori", il sostegno al prezzo delle uve in alcune zone del sud trasformato in "prezzo politico".
Insomma, forse a Bruxelles si è fatto valere di più di altri, ma la sensazione che non si riesca ad uscire da una certa visione dell'agricoltura - sussudiata, debole, perdente perché rinuncia alle sfide e preferisce le protezioni (che saranno dighe di carta) - c'e' e rimane. Anche se in questo campo non ho ancora visto chi si distingua in modo netto in positivo.
Alemanno è stato un buon ministro delle politiche agricole, qui e a Bruxelles? Perchè?