19
Apr 2006
ore 12:46

LaFeltrinelli ha scioperato?

< >

Lo sciopero alla Feltrinelli, la fine di un mito, come dice in un bell'articolo il Corriere della sera.

commenti 6

Anche a me questo articolo ha colpito molto. Sono andata a ricercare la biografia di Giacomo, personaggio spigoloso e interessante è ho trovato questa citazione di Sciascia. La riporto qui perché mi ha anticipato:

"Il nostro,come disse Sciascia,è un paese senza memoria e verità,ed io per questo cerco di non dimenticare".

Volevo cercare di capire con quale lampo di intelligenza fosse nata la Feltrinelli poi ho ricordato il gruppo di intellettuali da cui si faceva aiutare. Non manager a quanto ricordo.

19 Apr 2006 | ore 13:43

No, non manager, sicuramente.
Che sia il destino che capita a chi cresce molto?

19 Apr 2006 | ore 14:22

Ho letto e mi viene da sorridere da una parte ed un groppo alla gola dall'altra: la storia è identica a quella che ho vissuto a metà anni novanta in un altro tempio della sinistra: le coop.
Studente universitario, di filosofia per di più, che si fa assumere come lavoratore in teoria part-time, in realtà obbligato a turni massacranti full-time, domeniche incluse, in un supermercato Coop. Quando firmai il contratto, ero orgoglioso, fiero quasi. Dopo sei mesi, non solo devastato fisicamente, ma soprattutto incredulo dall'aver visto e toccato con mano cosa era in realtà quel mondo, identico a tanti altri, se non peggio.
La disillusione fa crescere, ma fa male

19 Apr 2006 | ore 14:57

Come cliente abbastanza fuori dalla norma, sia per quantità di libri acquistati sia per conoscenza di titoli e autori, ho visto via, via evaporare la professionalità dei "commessi" Feltrinelli. Conosco Romano Montroni, libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana a Bologna, uno degli uomini che hanno contribuito alla nascita delle librerie, da 39 anni e da una trentina d'anni Carlo Conticelli, altro artefice di un modo diverso di vendere i libri, dalla sua Feltrinelli di via del Babuino a Roma e poi dalla Feltrinelli davanti al Grand Hotel. Loro e la scuola per librai fondata dai Mauri all'isola di San Giorgio hanno segnato la grande svolta che Carlo Feltrinelli e i suoi manager esselunga stanno distruggendo. Pensate che da due anni è stato deciso l'accentramento degli acquisti a Milano, diretto da gente che vendeva barattoli, oggi libri e domani vestiti o mattoni. Fine del libraio e tanti bei discorsi sulla crescita dei punti vendita, sul libro alle masse ecc...ma nella sostanza fine delle Feltrinelli (una fine che ha ormai qualche anno) e nascita di tanti market del libro, con una vocazione monopolista che porta a chiedere agli editori percentuali sempre più alte per entrare nella catena e essere ben posizionati. Come ogni bravo supermercato. E che dio protegga i piccoli editori.

19 Apr 2006 | ore 16:55

Segnalazione davvero molto interessante, che leggo solo ora. Piccola annotazione a margine: come spesso accade il Corriere (ma pure altri) parla di un blog (quello dei dipendenti) senza linkarlo. Se interessasse, e' questo:
http://www.effelunga.blogspot.com/

@Alececco: sono molto colpito pure dal tuo commento, perche' e' identico a cose sentite recentissimamente, dette da una persona della mia famiglia, che ha avuto la tua identica esperienza.

20 Apr 2006 | ore 16:55

La descrizione di Bonilli è correttissima e, come dire, soprendono la sorpresa e i groppi alla gola.
La Feltrinelli è cambiata "strutturalmente" da diversi anni, almeno da quando, nel silenzio generale decise di acquistare l'intera rete di librerie Rizzoli in franchising col solo obiettivo di chiuderle, non prima di averne mutuato in toto la filosofia, semmai estremizzandola (numero di titoli molto ridotto, esposizione del libro "di faccia", vetrine dedicate esclusivamente ai best seller, scontistica e promozioni spinte), nelle librerie di proprietà.
Il management è tutto di provenienza GDO e ne applica integralmente le logiche.
Al modello sopra descritto, nelle librerie di proprietà, affianca una gestione delle risorse umane che, già in Feltrinelli pre-acquisizioni, tendeva a un'estrema specializzazione anche in mansioni elementari (es: apertura scatoloni, cassa) e a una ricerca della massima produttività. Insomma, quel che si dice un posto non bellissimo per lavorarci.
Paradossalmente, stante l'impossibilità o quasi di fare da soli, quasi tutti quelli che nel decennio scorso si sono (temerari) lanciati nel settore librario sono passati nella rete Mondadori (superando giustificabilissimi pregiudizi iniziali, per scoprire che al franchisor interessa solo il risultato economico e non li usa per propaganda, nè ne contrasta le iniziative "dissonanti" con la proprietà). Lì la situazione è molto meno omogenea e, a parte alcuni (pochi) standard imposti dalla rete, le filosofie possono essere molto diverse. In quella di cui faccio parte (ma non è la sola), si cerca di fare sopravvivere un modello di libreria di quartiere, anche come luogo d'incontro per eventi "culturali" (non mettete mano alla pistola...). Cercando di sopravvivere nell'unico settore del mondo dove tutti al momento di pagare danno per scontato di aver diritto a una qualche forma di sconto e dove il concorrente dominante è ancora da molti percepito, a dispetto dell'evidenza, come "un mito".

21 Apr 2006 | ore 18:35

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