13
Apr 2006
ore 16:50
ore 16:50
Pasqua. Buona?

La strage degli innocenti? In questi tre giorni di festa, sabato 15, Pasqua 16, Pasquetta 17 aprile si macelleranno e mangeranno migliaia di capretti. Credo che sia necessario rivedere le nostre tradizioni, siamo diventati una società industriale, eravamo cinquanta anni fa una società agricola, e queste tradizioni hanno perso significato e si portano dietro una lunga scia di sangue.
Bisogna ripensare il nostro rapporto con gli animali.
Stefano Bonilli
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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noi gli animali li mangiamo. Da varie migliaia di anni. Se no ci mangiano loro. La miglior cosa che possiamo far per loro e' non farli soffrire e cucinarli in maniera appetitosa. Per favore non cadiamo nella retorica filobambiana (da Bamby. Noi no, per favore, no....
Caro Bonilli,
istitivamente sono portato a condividere la sua opinione, ma ragionando a mente un po' più "fredda", mi chiedo quale sia "lo specifico" del capretto che gli consentirebbe di salvarsi dalla strage. Perché il capretto sì e non i polli, i manzi e tanti altri animali che utilizziamo per la nostra cucina (tradizionale e non). Mi viene il dubbio che abbiano ragione i vegetariani.
Buona Pasqua.
Anzi, i capretti ormai si mangiano solo 3 giorni l'anno. Nel resto dell'anno nessuno li vuole
Tutto sommato sono dei privilegiati rispetto agli altri animali:-))
Io faccio questo ragionamento: perchè buttarsi tutti a consumare un "piatto" che per la legge della domanda/offerta costerà molto e sarà in molti casi di qualità scadente? Secondo quesito: il discorso sul consumare poca carne ha basi scientifiche? Se si, questa è una buona occasione. Non c'è una giornata del pollo, ce n'è una in giro per il mondo del tacchino e un'altra dell'anguilla/capitone.
Non parlo di Bambi e trovo buffo spostarla subito sulla retorica/contro retorica. Anche perchè il discorso diventa a sua volta retorico non poco.
Inoltre un intervento di questo tipo era tempestivo in questi giorni o andava bene anche il 2 giugno, tanto per fare un esempio?
Festa della Repubblica, si mangia...?
Buonarera Sig. Bonilli,
spero che il suo post sia una "provocazione" (forse un pò troppo "raffinata"), oppure una frase di spirito, oppure ancora forse sono io che necessito di ulteriori spiegazioni.....
Che cosa la disturba?
non mi pare che lei sia vegetariano.....;
oppure non ritiene concepibile il consumo di carne in una società industriale (meglio forse un bel "grasso vegetale idrogenato" ben più tecnologico).......;
oppure ritiene che le tradizioni (ce ne fossero da mantenere) non siano una delle cose più da "proteggere" nella nostra Società sempre più omologata; oppure ancora pensa che non sia comunque bello che le famiglie si riuniscano almeno a Pasqua (cosa sempre più rara...) e che il "prezzo" di un agnello sia troppo alto per tale riunione intorno al desco......
Spieghi, spieghi meglio Sig. Bonilli, la prego, perchè penso proprio che il "rapporto con gli animali" non c'entri molto con il "sacro" agnello pasquale.....
Saluti.
Fondamento scientifico non so, economico sicuramente: pare ci vogliano 7 chili di cereali per 'produrre' mezzo chilo di carne... ora lo so che queste questioni in genere interessano poco ma in fondo, in un contesto mondiale dove la famina esiste e ha i suoi meccanismi, trovo valga la pena pensarci (e poi appunto non si stava parlando di bambi).
Una lettura per il weekend:
Food for beginners di Susan George & Nigel Paige, Writers & Readers, 1984. ("This is not a cookbook. It contains food for thought - and the recipes of power")
Avevo frainteso. Totalmente d'accordo sul non lasciare che le leggi del mercato approfittino delle nostre preferenze/tradizioni. Ma per cambiare ci vorrebbe un'emergenza, perche' solo cosi' cambia la gastronomia. In quanto alla carne, ai grassi etc etc da tempo Sally Fallon e Mary Enig, su basi scientifiche, e non solo loro, hanno sfatato i falsi miti che si sono creati intorno alla carne.
Io penso proprio di si, penso che il nostro rapporto con gli animali dopo alcune migliaia di anni vada ripensato e non perchè lo dico io, ovviamente, ma perchè ci sono segnali nella nostra società. I vegetariani in Italia sono passati in 4 anni da 2 a 6 milioni. Vuol dire che c'è una sensibilità crescente. Il professor Veronesi parla apertamente dell'intreccio carne/cancro non in modo terroristico ma scientifico. Le tradizioni le amo ma mi pongo una domanda sociale, che ci riguarda tutti, me per primo. Si può rispondere che non importa o che è una montatura oppure che uno non ha le idee chiare e ci penserà. Tutto qui quello che c'è da spiegare e l'occasione sono le migliaia di capretti di questi giorni ma anche gli allevamenti/lager di polli, i vitelli fermi alla frontiera d'estate nei treni e nei Tir. Ripensare il rapporto con gli animali è pensare che loro esistono e vanno rispettati.
Bene, se intendeva che
le esigenze umane alimentari debbano essere soddisfatte nel rispetto della "dignità" dell'animale posso solo concordare pienamente.
Ritengo, infatti che gli allevamenti, i trasporti, la macellazione, l'alimentazione, la riproduzione, la mungitura, e che più ne ha più ne metta....debbano essere regolamentati nell'ottica di garantire buone condizioni di vita oltre che "sane", agli animali, pur se (e forse per di più se) destinati alla macellazione....
Ma le dirò di più:
+ regole = + costi per le aziende = prezzi + alti per i prodotti = meno prodotti di maggiore qualità = ricavi invariati per le imprese = + salute per chi consuma di meno ma più genuino.
Che ne dice?
Sicuramente io non vorrei vivere in un mondo (il primo, quello ricco!) dove gli animali non hanno diritti. Mi rendo conto che nel terzo mondo ci sono mattanze di umani e il trattamento è quello riservato agli animali. Ma sto in un paese ricco e ho preoccupazioni da ricco. O forse ho semplicemente preoccupazioni e sensibilità da umano civilizzato degli anni Duemila?
quanta parte e' natura e quanta cultura nell'incremento dei vegetariani? Se i bambini non hanno mai visto un animale macellato, se pensano che una mucca e' un insieme di bistecche del supermercato, allora i vegetariani saranno sempre di piu'... E la natura (ne' la scienza) non c'entra. Io da piccolo sono stato fortunato. Un paio di volte il capretto [eta un agnello in verita') prima di pasqua lo allevavamo noi bambini. Ma nessuno si tagliava le vene quando lo si "celebrava" a tavola, il giorno di Pasqua
Nessuno si tagliava le vene perchè sopravviveva la cultura contadina (che noi abbiamo profondamente instillata nelle nostre famiglie) La cultura cittadina non permetterebbe mai di macellare "un animale amico".
E' strano come il concetto di "rispetto degli animali" entri a fatica nella mentalità di ognuno di noi. Come se si temesse di non poter più mangiare una fiorentina o produrre insaccati. Il rapporto con gli animali non può essere visto solo in un'ottica alimentare. Io non amo gli estremismi, chi sceglie di essere vegetariano (e non vegano) fa benissimo. Io ho amato la carne per molti anni, ma mi sono sempre domandato se era necessario per me mangiarla. Poi ho visto un agnello urlare fra le mani di un macellaio, consapevole della sua prossima fine e ho capito che qualcosa non torna più nelle nostre abitudini.
Quasi tutto ciò che noi ricchi occidentali consumiamo, viene prodotto grazie alla sofferenza di qualcuno. E in genere non si tratta di animali, ma di essere umani
Inizierò a preoccuparmi delle sofferenze degli animali quando saranno eliminate quelle degli esseri umani. Fino ad allora per me gli animali restano "cibo", ovvero il motivo per cui sono stati creati dal buon Dio
Ovvio, senza sofferenze inutili, con metodi di allevamento e macellazione il più possibile pietosi e rispettosi. Ma, per il momento, il mio animalismo si ferma qui
Sono ateo, pertanto credo che gli uomini siano sempre responsabili delle loro scelte, giuste o sbagliate che siano. Mi piacerebbe che qualche volta si parlasse in prima persona, non sulla base di comportamenti generalizzati. Per quanto mi riguarda il rispetto fra gli uomini è fra le mie priorità, ma riconosco dei limiti nella mia scala di valori. Di certo se dovessi occuparmi io di uccidere animali per mangiarli, oggi che me lo posso permettere, diventerei sicuramente vegetariano.
Prima l'Africa, i bimbi sfruttati e poi gli animali? Pensare che le nostre abitudini alimentari devono cambiare è animalismo? Boh? Mi sembra tutto molto più semplice e anche più immediato.
Perché, per rispetto della dignità degli animali e per evitarne inutili sofferenze, non cominciamo a PROIBIRE la macellazione mussulmana e Kosher?
Luk
La capra ha mantenuto il comportamento riproduttivo, regolato sul fotoperiodo (durata della luce diurna) dei selvatici, che figliano a fine inverno, in modo che i piccoli abbiano tutta la bella stagione a disposizione per crescere e possano affrontare bene l'inverno successivo. I piccoli di una camoscia, per es., che partorisse a settembre non sarebbero in grado di sopravvivere alle prime nevi.
Questo spiega "la tradizione" di mangiare capretto nel periodo pasquale, o in altre latitudini (nel meridione, es.) a Natale....e non il 2 giugno.
Io allevo capre da latte e non mangio carne di capretto; mi parrebbe quasi cannibalismo mangiare bestiole a cui ho dedicato ore e ore, anche di notte, per aiutarle a nascere e crescere. Alla Capreria Occitana, tutte le caprette vengono allevate da vita; ma i capretti, tranne alcuni, di fecondazione artificiale, destinati alla riproduzione, sono avviati al macello, ed è inevitabile che sia così. O qualche Saggio ha consigli da dare?
Io non sono un Saggio ma a volte sono saggio. In questo caso il discorso non iniziava dicendo - stop alle macellazioni - ma stop alle nostre strane tradizioni contadine che trasferite in città stridono, non sono più quello che erano.
Era una riflessione forse poco saggia ma sicuramente non era il verbo di un Saggio.
Con il dovuto rispetto per il Prof. Veronesi: studi seri condotti a piu' riprese hanno dimostrato che in Argentina, paese con uno dei piu' alti tassi di consumo di carne, non e' possibile stabilire una correlazione carne-cancro (al colon in questo caso). Anzi, pare che la carne magra lo aiuti a prevenire...
Se è per questo esiste anche il French Paradox per cui in alcune zone della Francia mangiando foie grass e bevendo vino rosso hanno il colesterolo bassissimo.
Provi ad iniziare una dieta di questo tipo e la vengo a trovare all'ospedale nel giro di un anno. In Argentina mangeranno pure tanta carne senza contraccolpi, ma in italia il cancro al colon è in grande crescita. Colpa dell'aria?
Sono sicneramente disorientato. Ho sempre pensato che il vettore culturale fondamentale dell'enogastronomia di qualità fosse quello della riscopertà della verità che lega le necessità materiali e morali dell'uomo alla sua fonte di sostentamento originaria, la terra. Quindi, che la direzione fosse di riscoprire il legame storico, evolutivo, che dalla società primitiva a quella contadina ci porta a quella cittadina/industriale, e con questa riscoperta rinforzare la sapienza del rapporto essenziale uomo-cibo.
Invece Bonilli dice che bisogna mettere come priorità il nostro essere cittadini, e che bisogna lasciar cadere la realtà e la storia della cultura contadina per abbracciare la condizione di cittadini, di esseri il cui contatto con la natura è inevitabilmente mediato dall'industria e dalla tecnologia. Non finiamo a mangiare tutti da Mc Donald's, seguendo questo odrine di idee? Sinceramente sono un po' disorientato.
Negli anni '50 il consumo di vino in Italia era di oltre 120 litri pro capite. Seguendo il ragionamento di Ferrazzano questo fiume di vino dovrebbe continuare a scorrere nei nostri stomaci? Certo che no, perchè la nostra vita è cambiata, siamo abitanti di un paese industriale, ci nutriamo in modo diverso, McDonal's non c'entra nulla e tirarlo fuori in questa discussione vuol dire avere pochi argomenti. Il capretto pasquale è una tradizione contadina che poco ha a che vedere con i ritmi e le diete dei cittadini italiani e inurbati del 2006. Cosa non si capisce nel ragionamento che privilegia consumi intelligenti a consumi che sono solo "di moda televisiva" e che non sono più tradizione? Che tradizioni alimentari hanno gli abitanti di viale Monza a Milano? E quelli di viale Marconi a Roma?
Perchè a Pasqua devo sterminare 1 milione di capretti? Nell'alimentazione di tutti i giorni il capretto ha quote infime di mercato e di colpo due giorni all'anno diventa un alimento base. E' una cosa sbagliata. Punto, senza campagna o città, cittadino o homo agricolus.
Che palle 'sta buona coscienza una tantum! E le mandrie di altre bestie che si mangiano tutto l'anno, vanno bene?
Che palle quelli che non capiscono. Il resto dell'anno c'è il "consumo fisiologico" di carne degli italiani. In questi tre giorni c'è un consumo di capretti superiore al consumo di capretti del resto dell'anno. La domanda era (per uno che vuole leggere e non fare battute): ma non si potrebbero far cadere queste tradizioni che non corrispondono più a nulla? Perchè il capretto ha origini religiose e pastorali-rurali ma se mi guardo attorno vedo piazza San Pietro piena, le chiese vuote e di rurale molto poco a Roma, Milano, Torino, Bologna ecc...
E' così difficile questo discorso? Si può dire che non si è d'accordo ma citare le mandrie degli animali abbattute nel resto dell'anno è fare un altro discorso.
Comunque Buona Pasqua e mangiate quello che vi pare se il ragionamento ha fatto drizzare il pelo del macho carnivoro.
Il capretto è un prodotto stagionale, di questo periodo, non per "tradizioni contadine più o meno anacronistiche", ma per ragioni naturali.
(Come per carciofi, asparagi, fragole, ecc.)
Tant'è che per destagionalizzare i parti, e avere nascite in estate/ autunno, si deve indurre il calore con trattamenti ormonali.
Oggi mi hanno mandato questa postcard che mi sembra possa essere in tema con la discussione:
http://untoccodizenzero.blogspot.com/2006/04/buona-pasqua-happy-easter.html
Generalmente io tendo a fare il contrario delle mode e delle "finte tradizioni". Ma a Pasqua il capretto ogni tanto lo mangio, se riesco a procurarmelo presso una comunità un po' stravagante (Damanhur, dalle parti di Baldissero Canavese/Valchiusella). Se no mangio qualcos'altro. Il fatto è che ho avuto modo di vedere come allevano le capre per il latte (fanno deigli ottimi formaggi anche se qualche capretto, eh sì, ogni tanto finisce in padella) e di chiacchierare su un po' di cose; mi sembra che siano molto coscienziosi sull'allevamento degli animali e credo di potermi fidare della qualità di ciò che vendono. Quindi, perchè no?
Io il pranzo di Pasqua non lo faccio proprio. Aperitivo serale al De Russie e poi si vede, a cena da qualche parte, ma come in un giorno normale
E, tra parentesi, il capretto mi fa schifo:-))
Miii, antonio...e il minestrone ti fa schifo,il capretto ti fa schifo...quanto sei schizzinoooooso! :-))
mi stupisco e forse il mio sara' un discorso provocatorio...
nessuno ha mai pensato alla genetica nell'alimentazione?....
prendete gli hinnuit(estremo paragone) mangiano la foca hanno il colesterolo altissimo per combattere il freddo...
tornando a noi...le differenziazioni ci sono anche fra nord e sud italia...le popolazioni del sud hanno il doppio di insofferenze alimentari col galattosio...sopportano poco il burro.....
prendetemi per razzista alimentare ma la realta' e' questa.ci sono delle differenze che non possono essere nascoste....
ps
per pasqua mi mangero' il capretto...
C'è chi si è incazzato di brutto per questo dibattito. Ma la carne dà alla testa?
se e' carne di giovenca puo' dare si' alla testa!
:-O)
Homo agricolus o cittadino? Disorientamento? Cicoria del capo o capretto, misticismo o misticanza senile, machismo carnivoro, informazioni multidirezionali o, anche, del "piu' forte" (mediaticamente)... In altre parole, postmodernismo: dobbiamo pensare a una nuova gastronomia, forse. Quella della fine della Storia (per dirla con Vattimo)
Sicuramente dobbiamo ripensare molte cose. Ripensare non vuol dire abiurare, non vuol dire pentirsi di qualcosa ma solamente prendere atto che i tempi, gli usi e costumi e la ricchezza disponibile impongono di cambiare i nostri comportamenti. La Storia non finisce, sicuramente noi non siamo quelli di 50 anni fa e tra 50 anni i cambiamenti saranno stati più rapidi e più radicali e dovremmo essere bravi a stare al passo con i tempi, cioè con la Storia.
Ed essendo partito da un capretto il ragionamento mi sembra che sia volato sufficientemente alto :-)
La Storia che e´finita e´quella unidirezionale. Oggi ci sono mille e mille ¨Storie¨. Per esempio: siamo alla fine della prigione platonica. Parlare di gastronomia, di capretti e cicoria, e´volare alto. Contrariamente a quello che pensava il signore dalle spalle larghe (Platone) che mangiava noiosamente fichi secchi e olive tutti i giorni.
Forse stona tra Platone e i dibattiti sul superamento delle tradizioni nell'epoca moderna. Ma vorrei dire che le ricetta pasquali su "Il pranzo della domenica" non erano mica male. Sempre che non vengano tagliate nella prossima edizione del libro seguendo lo slancio anticapretto di bonilli. :-)))
800.000 mila capretti abbattuti per pasqua. perchè? E' la tradizione. Non suona un po' ridicolo il tutto? Ponendo il problema ho scoperto che...è un problema porre il problema. Mi taccio, se no dovrei scrivere un libro anch'io.
Sinceramente a me gli 80.000 capretti abbattuti a pasqua sono ridicoli quanto i milioni di panettoni consumati a Natale e Capodanno.
Ci sono diversi problemi sovrapposti, mi pare, che rano alla fonte del mio disorientamento di prima.
Una cosa sono le tradizioni, che hanno mille ed un significato originario, ed andrebbero considerate caso per caso. Ad esempio l'agnello di Pasqua è un simbolo squisitamente (...) religioso, e dichiararne la sua inattualità significa inserirsi in un intrico di valenza anche politica che lascio volentieri a chi ha voglia di affrontarlo.
C'è poi il tema delle abitudini alimentari che si sono consolidate in tradizioni di natura schiettamente alimentare. Per una buona cultura della dieta alimentare (diversa da una buona cultura del gourmet), sarebbe naturale adeguarle al cambiare delle condizioni di vita della popolazione di riferimento, ad esempio quando si passa dalla vita di campagna alla vita di città. Peraltro si può abbandonare l'abitudine delle quantità (i 120 litri di vino pro capite) e mantenere l'abitudine delle qualità (l'uso di far appassire le uve dell'Amarone, anche se non c'è più il bisogno di rinforzare vini di carente grado alcolico perché ottenuti da altissime rese, etcetera), perché la tradizione della qualità è cultura, con una valenza propria al di là dell'uso corrente, quotidiano.
C'è poi il tema dell'animalismo, anche questo assai intricato e percorso da temi politici. Riguardo a quest'ultimo, gli 800.000 capretti soppressi tutti insieme ed improvvisamente a Pasqua non sono per me diversi da un qualsiasi altro animale soppresso per una qualsiasi altra richiesta del mercato in un qualsiasi altro periodo dell'anno.
Dividendo così il discorso, comincio ad essere meno disorientato... ;)
Gratta gratta e di questo passo ci avvicniamo alla lnea del Carlin
E qual è la linea di Carlin? E' vegetariano? è animalista? o non è forse un "neo californiano" in quanto tutte ma proprio tutte le nuove tesi di slow food si possono leggere a San Francisco, zona porto, ogni sabato nell'ambito del Market biologico. E non sono posizioni dell'oogi, hanno venti o più anni. Come dimostra la storia di Chez Panisse.
Non vengo molto nei blog di Bonilli, ma quando leggo le s...tupidaggini che dice, allora mi ricordo del perchè. Dice tutto e il contrario di tutto. Dice di lasciar perdere le tradizioni e allora perchè c'è la scuola di cucina del Gambero rosso? e la rivista e il canale televisivo?
Non ci sono molti programmi di cucina vegetariana anzi non ci sono. Ho l'impressione che il Bonilli dei blog sia un altro Bonilli, sono due persone che hanno il cognome in comune?
Cara Franca, è vero, interviene poco ma aveva già lasciato sue impronte a proposito delle feste dell'unità, circa un anno fa: in quell'intervento manifestava disgusto per le feste e per l'unità e tra le righe si capiva anche per tutto ciò che non è di centro-destra ma, severa, trovava imborghesiti i gamberi (rosa, forse, e non più rossi?). Qui dà la sua zampata su Calderoli dando del coglione a chi è intervenuto e interviene, sempre autorevole, nei confronti del sottoscritto che scrive, non ha il coraggio ma lo fa capire, delle stronzate. Mi taccio imbarazzato perchè Franca non ha capito nulla di ciò che ho scritto (non era un appello vegetariano ma solo buon senso), dice che non ci sono programmi di cucina vegetariana in Tv e invece Gambero Rosso Channel ne ha trasmessi, e tanti, condotti da stefania casini. Ma non ha importanza, franca ci serve così com'è, nature.
La ringrazio per avermi ricordato il mio ultimo intervento al suo blog, esattamente il 4-6-2005 nel blog "una storia delle feste dell'unità", e rileggendo gli altri interventi ero in buona compagnia a criticare il livello qualitativo delle feste dell'unità.... e lei non ha perso il vizio di inserire in tutti i suoi blog un suo commento di sinistra!!! e poi non ho mostrato nessun disgusto per le feste dell'unità,
testuali parole "Che cosa ci può essere di interessante ad una festa dell'unità qualcuno me lo deve spiegare!!!!!!!Che cosa c'entra con il cibo, vino e idee....specialmente quest'ultime che novità ci possono essere????
Ma che blog è, si parla di cibo o di politica rossa? Capisco le origini, ma ne è passata di acqua sotto i ponti e Gambero Rosso si è molto borghesizzato!!Per me va bene, ma non parliamo di feste dell'unità, chi se ne frega!!!"
Abbia pazienza, caro Bonilli, non la disturberò più e ci risentiremo tra un anno....
Sarà donna, questa franca, ma di sicuro è rozza e volgarotta, un po' qualunquista e tranquillamente anonima perchè alla fine si vergogna della sua tanta e sublime stupidità.
La critica ha sempre uno spessore, qui...