22
Mag 2006
ore 10:34

Il Circo Barnum della cucina

< >

cappello_cuoco.jpg

Ormai senza i cuochi non si fa nulla. E così proliferano le manifestazioni, i convegni, le gare, provinciali, regionali, alcune volte nazionali. Per non parlare dei libri di cucina e presto dei Dvd. Nel 1992 il Gambero Rosso ha organizzato la prima grande manifestazione dedicata ai cuochi italiani, la cena delle Tre Forchette, e da allora questo appuntamento è diventato un classico. Per lungo tempo è stato il solo appuntamento, poi hanno incominciato a nascere altre manifestazioni e oggi siamo all'inflazione.

Personalmente, e sottolineo personalmente, giudico il meccanismo ormai noioso e ripetitivo: forse perchè sul carro della cucina-sceneggiata-spettacolarizzata sono saliti in troppi? Tutto legittimo, figurarsi, ma anche ormai vicino al punto di saturazione. In fondo, un piccolo gruppo di cuochi, sempre quelli, si muovono da una manifestazione all'altra, da un editore all'altro, da una televisione all'altra mettendo in scena sempre e solo lo "stesso spettacolo".

Per chi ama fare cose nuove si tratta di ri-pensare  un po' tutto e forse questo è il bello della concorrenza:  ti costringe a rimettere in moto cervello e fantasia.

commenti 33

Bè, nessuno ha ancora invitato l'Uomo Aragosta e la Donna Barbuta a cucinare un salmone a due teste con patate blu geneticamente modificate. :-))

Quello che non capisco è come mai quando chiedo di nominarmi tre cuochi italiani rinomati la maggior parte delle persone non se li ricorda comunque (a parte Vissani).

E come mai anche se si vedono sempre i cuochi in tv, la maggior parte delle persone che conosco continua a non avere la minima intenzione di provare ristoranti diversi dai soliti sotto casa e continua a considerare una follia spendere oltre una certa cifra (mica tanto alta) per mangiare.

In pratica a che serve tutto questo parlare di cucina se poi alla fine la gente continua ad andare solo in pizzeria e a compra quello che capita al discount sotto casa?

22 Mag 2006 | ore 12:38

Ciò che dice gumbo si riallaccia al sempre verde 'tutti mangiano quindi tutto si sentono autorizzati a parlare di cibo/dovrebbero sentirsi coinvolti dalla gastrnomia'. Temo non sia così. Cioè, a me farebbe piacerissimo se domani l'editoria gatronomica, i prodotti di nicchia e l'alta ristorazione dovessero entrare nel quotidiano dei più. Solo che non credo proprio capiterà: il cibo si fa parte del quotidiano di tutti, la gastronomia è roba da fissati. Esatamente come, per chi ha bisogno di spostarsi, la differenza che corre fra una panda e una suv. La seconda sicuramente appaga passioni ed esigenze di alcuni ma non è indispesabile a chi di una macchina si aspetta che abbia 4 ruote e sia in grado di portarlo senza troppi intoppi da a a b. Questo per dire che
a) non è mica tanto realistico aspettarsi dall'uomo dela strada che muoia di voglia di andare da vissani (mi è capitato che un'amica mi anunciasse che andava a passare le vacanze a Rosas per fare del sub! Quando ho cercato di spiegarle chi ci sta li mi ha risposto che non andava mica in vacanza per mangiare - a me sono letteralmente cascate le braccia ma forse è solo segno di quanto siamo noi rinchiusi e obnubilati dalle nostre cose... no?)
b) il mangiare sano non corrisponde affatto col mangiare gastronomico (e i cuochi sono i primi a dire che non sopravviverebbero se dovessero mangiare tutti i giorni ciè che preparano per i clienti). Cioè se veramente va fatta una certa educazione quella riguarda la qualità dei prodotti, la capacità di discernamento (tipo che pure al discount ci sono cose interessanti) e una certa cnsapevolezza salutistica. Poi se a uno piace e diverte può anche approdare all'alta gastronomia ma è un passo in più che secondo me ha poco a che vedere con la mancanza di discernamento che dici.

22 Mag 2006 | ore 13:15

Quale potrebbe essere un modo per coinvolgere gli chef senza cadere nel rischio del già visto?

La cena dei tre gamberi è stato un esempio, ma poi che altro si può fare?
La cena degli chef emergenti? Una cena a tema in cui ogni chef declini la sua versione di uno stesso piatto?

22 Mag 2006 | ore 14:49

Oggi è molto snob dichiararsi disinteressati alla gastronomia, è fico essere pauperisti e dire che si va solo in trattoria, è ancora più fico dire che non si concepisce di spendere più di 30 euro a persona, è strafico dire che il vino è raccontato in modo ridicolo e bere spremute.
Ma in realtà non c'è nulla di nuovo sotto il sole: quando ho iniziato l'avventura del Gambero rosso nel 1986 passavo il mio tempo a discettare con i moralisti che trovavano indecente spendere 50.000 lire semel in anno al ristorante, con gli intellettuali che trovavano rozzo dedicare tempo e intelletto al mangiare e con quelli che facevano politica di professione a spiegare che le nostre tradizioni gastronomiche andavano difese e aiutate.
Oggi sembra che tutti si interessino alla cucina, alla gastronomia, alle ricette ma, come dice Gumbo, il ristorante sotto casa o la trattoria da due euro restano sempre la prima scelta per milioni di individui (parlo di quelli non annichiliti dalla crescita dei prezzi). In compenso hanno intravisto nella cucina un possibile business e ci si sono buttati a pesce quelli che fanno le PR, gli organizzatori di manifestazioni, tutti i tipi di assessori, destra o sinistra non fa differenza, quelli che hanno intravisto un posto al sole e si sono buttati ma non distinguono un pollo da una carpa.
E così questo nuovo mondo della cucina è cresciuto in modo drogato e quelli che vivevano e vivono dentro il mondo della cucina, diventato drogato, devono cercare di distinguersi ma agli occhi di quelli del ristorante sotto casa siamo tutti uguali: fighetti e fanatici.

22 Mag 2006 | ore 19:20

Cavoletto, da come poni la questione, sembra che da un lato ci siano i "fissati" per la gastronomia dall'altra l'"uomo della strada".
Però uno mica nasce fissato per la gastronomia! Come per qualunque altra passione, può capitare che sia una cosa molto valorizzata in famiglia o nell'ambiente in cui vivi, ma potrebbe anche non esserlo.
L'"uomo della strada" può anche incuriosirsi e appossionarsi di qualcosa che non conosceva se l'informazione che arriva da qualche persona incontrata casualmente o da un programma TV in cui incappi per caso è abbastanza convincente e motivante.

Giuro che sia io che alcune persone che conosco ci siamo incuriositi a questo mondo alieno dell'alta ristorazione da quando abbiamo montato la parabola sul tetto! :-))

Però ho l'impressione che invece la maggior parte delle trasmissioni, degli articoli, degli eventi di questa gran moda non abbiano l'obiettivo di informare e invogliare la gente a provare qualcosa di nuovo, ma piuttosto di confermare quello che già la maggior parte della gente pensa: è una follia, costa caro, è uno spreco, è roba da ricchi e famosi, non è etico, è una fregatura, è solo per pochi fanatici ecc.ecc.

Altrimenti come si spiega il fatto che da quando si pubblicizzano i last minute (o le auto a km zero) come GRANDE CONVENIENZA, come qualcosa per gente furba che sa spendere bene i propri soldi io sento un sacco di gente che "si permette" di andare ai caraibi o di cambiare auto ogni 2 anni...e io che vado in vacanza in tenda e giro con catorcio di macchina da 8 mi devo sentir dare della pazza sprecona perchè ho deciso di fare 800 km in un giorno solo per mangiare - spendendo molto meno di loro? Aho?!!!
C'è un cortocircuito da qualche parte, o no?

22 Mag 2006 | ore 23:19

Bonilli, da lei non mi sarei aspettato questa frase, perché la prima regola di un giornalista è quella di riportare correttamente le fonti e non di tirarsi l’acqua al proprio mulino: “Nel 1992 il Gambero Rosso ha organizzato la prima grande manifestazione dedicata ai cuochi italiani, la cena delle Tre Forchette, e da allora questo appuntamento è diventato un classico. Per lungo tempo è stato il solo appuntamento, poi hanno incominciato a nascere altre manifestazioni e oggi siamo all'inflazione”.

Sa perfettamente che non è stato il primo, bensì il terzo. Vediamo un po’ se ricorda chi sono stati i primi a dare il via a questo genere di manifestazioni?

Mucca

23 Mag 2006 | ore 14:09

Il mio commento non riguarda questo blog ma il gambero in generale. Adoro il canale satellitare e partecipo spesso agli eventi della città del gusto. Ho anche seguito un paio di corsi di degustazione. Spesso si parla di gambero rosso come di un gruppo un pò snob, non sono pienamente d'accordo ma il mio quesito è: Come mai nessun protagonista del gambero nel web mette il proprio indirizzo email? Si parla di blog e di comunicazione via web e nessuno ha il coraggio di mettere una mail? Curiosando ho trovato sul web che Paolo Marchi, noto giornalista, lascia la propria mail sul sito identità golose (paolomarchi@identitagolose.it) Possibile che nessuno del gambero rosso è mai raggiungibile via mail?
Sarete mica snob?

23 Mag 2006 | ore 17:43

Cara Raffaele, ma come si può perdere tempo per chiedere la mail a uno che già due anni fa aveva un blog a proprio nome? Non basta poter scrivere, come in questo caso? No, bisogna anche avere la mail? Caro Raffaele, non sarai mica tu, per caso, un po' snob? E se vuoi scrivere direttamente perchè non usi il messanger del forum? Basta che scrivi - bonilli - e arrivi direttamente nella mia casella.
A Mucca rispondo, anche se dico che mi sembra un bell'intervento pretestuoso. Dunque, l'unica guida dei ristoranti che ha fatto da subito una cena per 400 persone e, via via, sempre più grande, con la premiazione dei cuochi segnalati con le Tre Forchette, è stato il Gambero rosso. Di altre guide non c'è traccia, almeno negli anni Novanta.

23 Mag 2006 | ore 18:23

resta il fatto che l'alta gastronomia rimane un obiettivo forse, del 1% della popolazione...ad essere ottimisti...
mi son sempre posto il dilemma .
ma tutta questa real tv sulla ALTA RISTORAZIONE fa veramente bene?
pensano davvero che far vedere semplicemente in certi programmi tv i grandi cuochi, renda loro un servizio?
c'e' la maggioranza delle persone(che aldila' della scelta delle spese prioritarie da fare) non conosce minimamente, neppure basilarmente, la materia prima.
stiamo forse volgarizzando per appetire alla massa, visto l'annaspare in acque economicamente non piu' sicure(o diciamo cosi' con falsi fondali) come negli anni 80?

23 Mag 2006 | ore 20:13

Pretestuoso? E perché mai? Ho solo cercato di dare a Cesare quel che è di Cesare. E' stato lei a scrivere che nel 1992 il Gambero Rosso ha organizzato "la prima grande manifestazione dedicata ai cuochi italiani", io mi sono limitato a farle presente che invece altre due persone avevano già organizzato eventi dedicati ai cuochi italiani e a dire il vero, non solo. Se poi in questi eventi non si presentavano guide è un altro paio di maniche di certo non gliene si può fare una colpa.
.....se poi tutto ruota attorno a chi sia stato il primo ad organizzare una manifestazione con un risvolto commerciale, bhe credo che tutti sappiano benissimo chi è stato il primo.

Invece tornando alla questione principale credo che a nessuno interessi una manifestazione fotocopia, quindi mi aspetto che DFM sia distingua da Identità Golose così come questi due eventi siano diversi da Cooking & Wine ecc..ecc.. credo che il bello sia nella diversificazione piuttosto che nella scopiazzatura. Anche se a dire il vero è un pò com'è accaduto con le guide gastronomiche in Italia. In principio c'era la Michelin a seguire l'Espresso e poi il Gambero, tre guide diversissime tra loro che hanno dato vita a molte altre che invece sembrano la fotocopia di tutte e tre!

Mucca

23 Mag 2006 | ore 21:30

E chi è il Cesare in questione?

24 Mag 2006 | ore 06:04

A proposito del discorso tenuto sere fà,
c'è questo post post che conta ben 71 food blogger italiani, non male no?

24 Mag 2006 | ore 09:29

Di cucina ormai si parla molto e ovunque (del resto c’è eccesso di offerta in tutti i settori), ci sono tante trasmissioni, però, se da un lato tutto ciò può annoiare chi è appassionato (sicuramente in questo caso c’è forte rischio di sovraesposizione per i soliti chef) e cerca sempre qualcosa di nuovo e si aggiorna, dall'altro tutto ciò è ancora utile a scopo divulgativo per la maggior parte della gente che spesso non conosce, non dico l'alta cucina, ma nemmeno i principi fondamentali per un'alimentazione corretta e sta andando sempre più verso cibi pre-cotti e pre-confezionati

trovo noiosissima la trasmissione della Clerici, sempre uguale dopo tanti anni, ma mi rendo conto che anche questo è un modo per portare la cucina “curata” alla gente, in un modo semplice e divulgativo che non "spaventa"

come molti fenomeni "culturali", gli stimoli nascono da un'elite (uso questo termine, ma non in senso snobistico) di appassionati e poi si diffondono alla massa, e magari arrivano a destinazione secondo modalità distorte

- probabilmente è ora di inventare qualcosa di nuovo per gli appassionati, magari un tipo di eventi "interattivo", in cui accanto allo chef, il pubblico può “cucinare” o intervenire (non dall’alto del palco alla platea, ma in modo più diretto)

- oppure momenti in cui la cucina si combina ad altre arti, es. eventi letterari, mostre, musica, poesia, in un unico “festival” che diventa a buon diritto un vero e proprio evento culturale

- visto il ruolo importante delle “trattorie”, si potrebbe coinvolgerle per diventare sempre più strumenti divulgativi di cultura enogastronomica (mi vengono in mente le degustazioni, le serate a tema ecc.ecc. che ormai alcuni fanno, soprattutto però i ristoranti!) per diffondere la cultura del cibo anche presso chi non spenderebbe mai cento euro al ristorante (del resto, non è che tutti debbano diventare dei fanatici; già sarebbe un buon risultato insegnare alla gente a mangiare bene)

- il nostro paese inoltre è pieno di fiere e sagre che riguardano il cibo e il vino (mi vengono in mente le mille feste in Emilia Romagna, la sagra dei crotti a Chiavenna….. e tante altre); forse si potrebbe trovare il modo per valorizzarle e utilizzarle come strumento per diffondere la tradizione locale non solo alle persone dei dintorni, ma per far arrivare gente “da fuori” che non ha mai assaggiato una buona bresaola; in questo caso però le sagre andrebbero fatte con prodotti locali, ma con comunicazione e organizzazione più strutturata e non devono diventare la sagra dell’ubriacone del paese….

- più difficile, ma molto importante, sarebbe coinvolgere anche la scuola e l’istruzione, per controbilanciare quello che spesso succede a casa dove, non neghiamocelo, la mamma che lavora e corre tutto il giorno opta per la merendina perché non ha tempo di fare la torta

- anche un’offerta combinata turismo + enogastronomia, ad esempio si potrebbe coinvolgere un circuito di agenzie di viaggio nell’organizzare pacchetti con assaggi, degustazioni, lezioni di cucina, ristorante con il grande chef, insieme a visite del territorio ed altro, la crociera enogastronomica (magari c’è già?), i villaggi-vacanze gourmet…. (esagero, ma magari qualche corso potrebbe interessare anche a chi va in vacanza)

mi sono un po’ dilungata, ma l’argomento mi prende....

24 Mag 2006 | ore 11:52

Direttore la mia critica sulla mancanza della mail non è diretta a lei o almeno
non soltanto a lei. Il mio parere è che chi fa formazione o informazione può,
chiaramente è libero di non farlo, lasciare una propria mail alla quale il lettore può
rivolgersi per fare domande e/o scambiare informazioni. Il blog è a mio parere un ottimo
strumento soprattutto per creare una comunità ma ha decisamente dei limiti!
E' il blogger ad imporre l'argomento di discussione!
Capisco anche che trovarsi la mail box piena può essere un fastidio, ma come le facevo
notare Paolo Marchi si espone a tale rischio, lei no (scelta personale e rispettabile)
ma come mai nessuno dei protagonisti del Gambero lo fa? E' una scelta editoriale?
Se è così sa molto di snob altrimenti spero abbia 2 minuti per chiarirmi la sua posizione.
Un saluto e complimenti per le vostra attività! Come le dicevo seguo con molta
attenzione i vostri eventi ed i programmi televisivi.

24 Mag 2006 | ore 15:44

Il primo Cesare è Igles Corelli che nel 1989 ha creato Saperi e Sapori.
La manifestazione aveva lo scopo di:

Promuovere il lavoro degli chef, la promozione delle materie prime di qualità, dei vini e di tutti i beni e servizi legati al mondo dell’ospitalità. Corelli è stato il primo a creare occasioni di incontri tra cuochi, facendoli lavorare tutti assieme collaborando e scambiandosi in questo modo conoscenze ed esperienze. Senza dimenticare che offriva l’opportunità ai gourmet di conoscere la cucina dei grandi cuochi provenienti da diverse regioni e paesi. Tra i quali: Ferran Adrià (prima che fosse riconosciuto il genio dei fornelli) Gianfranco Vissani, Gualtiero Marchesi, Aimo Moroni, Valentino Marcatilii, Iaccarino e Sadler. Hans Röckenwagner, Jean-Claude Fabre, Alain Senderens, Wolfgang Grobauer e tanti altri che non ricordo.

L’altro ad aver seguito lo stesso filone copiando il successo di Saperi e Sapori è Fabio Testa con il suo Evoluzione Gastronomica. Questo si è talmente evoluto che ora fa l’executive chef in Russia!

Ora sono sicuro che converrai con me quando dico diamo a Cesare quel che è di Cesare….

Invece nel 1992 la cena delle 3 forchette da cosa si differenziava da Saperi e Sapori?

Mucca

24 Mag 2006 | ore 17:21

....non ne sono certo....ma credo che in qualche edizione abbia partecipato anche Fulvio Pierangelini.

Mucca

24 Mag 2006 | ore 17:26

Giusto Mucca, anche Pierangelini ha partecipato a Saperi e Sapori, questo è il link dove sono elencati i cuochi che vi hanno partecipato:

http://www.saperiesapori.com/

24 Mag 2006 | ore 18:41

...e tu anonymous da dove salti fuori?
Alzati in piedi e stendi le mani sulla tasiera, divarica bene le gambe e identificati!

Mucca

P.s.
Grazie per il link spiega molto meglio di quanto abbia scritto io, insomma la prova del 9.

24 Mag 2006 | ore 19:13

caterina: secondo te, quindi, le trasmissioni stile Clerici e cose simili sono utili a scopo divulgativo? A me non sembra che divulghino cultura e conoscenza. Mi sembrano solo una forma di intrattenimento con un vago riferimento alla gastronomia, e la maggior parte delle persone che le guardano le tengono come sottofondo non impegnativo ma non prestano molta attenzione.
Che cosa insegnano? E che messaggi (invece?) comunicano fra le righe?
Boh...io non ho ancora sentito nessuno che seguendo queste trasmissioni abbia cambiato le proprie abitudini alimentari o che mi abbia dimostrato di aver rivoluzionato il proprio punto di vista sul cibo, la cucina, la scelta di prodotti o dei ristoranti da frequentare. Tu sì?

24 Mag 2006 | ore 23:25

Seguito il link a Saperi e Sapori devo dedurre che il numero TREDICI ha portato bad luck and trouble alla manifestazione...o è solo il sito che non è aggiornato?

Invece Fabio Testa chi era/che faceva, prima di andare in Russia, oltre a Evoluzione Gastronomica? Su google mi sono apparsi solo un armonicista, un istruttore di kick boxing, altri due o tre sportivi, un fotografo...

24 Mag 2006 | ore 23:41

Avendo molto tempo da perdere dedichiamolo pure all'interpretazione filologica della frase ".. la prima grande manifestazione dedicata ai cuochi italiani, la cena delle Tre Forchette.." là dove il riferimento al premio assegnato dalla Guida dei ristoranti del Gambero Rosso non lasciava adito a dubbi.
Di Saperi e Sapori so tutto non foss'altro perchè ho partecipato alle prime due edizioni e perchè da anni Igles Corelli lavora alle Scuole della Città del gusto. E quindi quando parlavo della manifestazione organizzata in concomitanza con l'uscita della guida parlavo di una manifestazione di tutt'altro tipo, dal momento che Corelli era ed è un cuoco e quella manifestazione aveva un carattere più simile ad anticipare San Sebastian che le Tre Forchette, non aveva come scopo quello di premiare i cuochi italiani ma era un grande laboratorio dove hanno imparato tutti, a cominciare dall'allora sconosciuto Adrià. Insomma, la puntualizzazione da primo della classe di Mucca è abbastanza inutile ma per non ritrovarmi con un altro intervento su primo, secondo e terzo, dico solo che quando abbiamo fatto la prima manifestazione pochi, nel mondo, ne facevano di uguali.

25 Mag 2006 | ore 16:50

Ok Bonilli ho capito l'andazzo.
Grazie e scusa il disturbo.

Mucca

P.s.
Quanto al primo della classe e all'ego ipertrofico da qualcuno dovrò pure aver ripreso....

25 Mag 2006 | ore 17:02

Il mio ego ipertrofico ha assunto la personalità da primo della classe e si è impossessato della mia tastiera, mi impone di sottolineare questa frase che lei definisce la chiave del suo post: “il gambero rosso ha organizzato la prima grande manifestazione dedicata ai cuochi italiani, le tre forchette, e da allora questo appuntamento è diventato un classico. Per lungo tempo è stato il solo appuntamento, poi hanno incominciato a nascere altre manifestazioni e oggi siamo all'inflazione”.

C’è qualcosa che non mi riporta e la sua ultima replica aumenta la mia perplessità. Se dice che la cena delle tre forchette e la prima grande manifestazione gastronomica a più mani organizzata da una guida, ha perfettamente ragione però non vedo questo proliferare di manifestazioni analoghe organizzate da altre guide. Non ci sono la cena dei tre cappelli dell’espresso, dei tre tempietti, delle tre stelle, dei tre cucchiai o dei tre cessi.
Quindi che senso ha la sua lamentela?
Se invece, è anche qui le do ragione, lamentela il proliferare di manifestazioni fotocopia organizzate da chi che sia ma non da guide allora lei non è stato il primo e c’ho ragione io.

C’è qualcun altro che vuole scipparmi l’ego ipertrofico? Prima deve passare sul mio corpo…..

Ciao Ciao,

Mucca

25 Mag 2006 | ore 17:21

Mucca, tradizionalmente io mi becco della cavillosa, ma quando ti ci metti...! :-))

Oggi comunque ho letto che gli italiani (non saprei citare le fonti ma era su due o tre webgiornali) spendono fino al 30-40% in meno nell'acquisto di generi alimentari (si spende di più per casa e generici "debiti").
Se è vero, direi che tutta quest'abbondanza di parole sul mangiare, manifestazioni, trasmissioni e cuochi...funziona proprio bene!

25 Mag 2006 | ore 18:42

Gumbo,
Non è che io sia particolarmente cavilloso con tutti, anzi, a dire il vero solo con Bonilli.
Bonilli sa perfettamente che sono cresciuto con le letture del Gambero Rosso, mensile e guide prima (1992), canale satellitare poi (1999). Praticamente potrei definirmi un suo prodotto editoriale e a dire il vero, un pò gli somiglio pure, pelato e con i baffi però senza panza e sicuramente vestito molto più actual. A lui sono particolarmente affezionato perchè è stato il primo (a sua insaputa) ad avermi insegnato quel poco che so di gastronomia.
Se certe cose le affermasse il gastronomo x, y me ne sbatterei altemente le p....! Ma se le dice Bonilli mi infastidisce perché secondo me non dovrebbe scriverle.
Forse è un problema mio ma da Bonilli e il Gambero Rosso in generale, mi aspetto il meglio di quello che può offrire l'informazione gastronomica. E se non condivido quello che scrive chi se ne frega della forma e dei modi....piuttosto che sia vittima dell'anonimo di turno preferisco passare per il primo della classe o il rompicoglioni di turno.
Se un giorno (speriamo molto lontano) dovessero seppellire Bonilli sono sicuro che starei davanti la sua tomba sfogliando i vecchi GR contestandogli gli editoriali che non ho condiviso.
Ognuno nella sua vita ha una propria croce. Bonilli non può farmene una colpa se gli sono capitato io, che se la prendesse con il padre eterno....

Tornando invece a quello che scrivi, finalmente capisco perchè i ristoranti sono vuoti....la gente deve pagare i "debiti" contratti a rate negli anni passati! E noi poveri idioti che stiamo qua ad accoltellarci sulle "sagre" gastronomiche.....

Mucca

25 Mag 2006 | ore 20:00

Mucca, io non mi lamentavo, facevo una constatazione. Non mi lamento che ci siano molte manifestazioni, mi dispiaccio che ce ne siano poche di qualità. Per "la gente" una è uguale all'altra, come per le guide...e a me ogni tanto girano le scatole nel vedermi assimilato a una PR o a un faccendiere che organizza manifestazioni di cuochi perchè "il tema tira...", o a un editore che le guide le copia o a un giornalista chiacchierato che gioca sull'equivoco del nome.

25 Mag 2006 | ore 20:52

Ok, detta in questa maniera la constatazione ci sta tutta e posso comprendere la tristezza nel vedere inutili manifestazioni che sebbene non abbiano nulla da dire gastronomicamente parlando attirano come calamite orde di gastronomi riluttanti.
Capisco anche che diano fastidio vedere in libreria molte guide fatte senza aver visitato locali ma scopiazzate qua e la….
Capisco anche che dia MOLTO fastidio che il chiacchierato Cambi (l’ho chiacchierato anch’io) abbia giocato sull’equivoco del nome (secondo me c’era poco di equivoco ma non credo che giuridicamente parlando non ci sia la possibilità di fare qualcosa).
Però….
Anche a me da fastidio vedere ristoranti mediocri pieni e ristoranti che fanno la qualità avere 2 coperti al giorno se va bene.
Come il ristoratore di qualità si impegna seppur a fatica a diffondere una cultura gastronomica anche il Gambero Rosso dovrebbe impegnarsi ancora di più affinché gli italiani siano meno rozzi a tavola.
E in questo momento tu sei l’unico ad avere più mezzi, credibilità e autorevolezza (altrimenti non vi copierebbero) per poterlo fare.

Buon lavoro,

Mucca

P.s.
fatti venire una buona idea o copiala da qualcuno :-)

26 Mag 2006 | ore 00:38

A proposito di Barnum. E il corriere che intervista Maccioni, lo fa parlare di politica, solo perche' e un ristoratore? Questa e' decadenza, altro che circo...
ciao

29 Mag 2006 | ore 20:13

perché decadenza? il ristoratore è un cerebroleso che non puo esprimere opinioni politiche? E chi allora?
Piuttosto: Maccioni, sempre che abbia votato, ha votato in Italia o a New York?

29 Mag 2006 | ore 22:16

Interessante chiedersi dove ha votato... La decadenza la vedo perche' il solo merito di Maccioni e' di essere ristoratore, perche' dovrebbe meritare un'intervista "politica" del Corriere, se non per il fatto che e' parte del Circo Barnum? Forse mi sbaglio...

30 Mag 2006 | ore 00:48

Gumbo, non è che la trasmissione della Clerici abbia scopi didattici, infatti ho usato la parola "divulgativi" che è diversa

è un po' come i documentari che danno un'impronta e un'infarinatura e poi chi vuole approfondisce

certo è un programma di intrattenimento e non ti aiuta a "fare un passo avanti"

ma che cosa è in grado di formare una cultura enogastronomica?
secondo me, come per qualsiasi forma di cultura, è di tutto un po'

si parte dall'educazione avuta in famiglia (che non significa avere necessariamente genitori che ti portano a cena da marchesi!), poi gli stimoli che hai attorno, le persone che frequenti, le cose che leggi, la tua innata curiosità per le cose nuove

se prendi il singolo episodio, nemmeno andare a cena una volta nella vita in un grande ristorante ti può sconvolgere o è sufficiente per creare una cultura eno-gastronomica

secondo me tutto fa bene

siamo noi che siamo dei fanatici veri e proprio, non è che tutti debbano diventare così!

30 Mag 2006 | ore 18:50

bene vinocchio, allora un avvocato parla solo della legge, un prete di dio, un fruttarolo di pomi e pere e per la politica tutti da mastella?
credo che Maccioni sia stato intervistato perché è un grande nel suo ambito, perché ha virato a destra dopo una vita a sinistra e perché al suo tavolo sono passati anche capi di stato e qualche aneddoto lo avrà. spero che non lo consideri dello spessore delle mutandine di una velina o del cercello di un calciatore...
se poi mi vuoi dire che se fosse uno spazzino, anche il numero uno, non se lo filerebbe nessuno, allora ti do ragione

30 Mag 2006 | ore 19:31

A mio avviso, si sta perdendo l'aspetto goliardico ed anche *ironico* della cucina.
http://coccode-in-grattacielo.splinder.com/

*A mio avviso*, ovviosamente...

troppa serietà, ed anche al *Gambero Rosso* rivista si sta prendendo questa via, che dire dell'Associazione...

La giusta attenzione, anche al *primo* posto, verso l'Ambiente mi sembra semplicemente *doverosa*.

Ma non è affatto detto che la cucina salvi il mondo...

27 Lug 2006 | ore 10:54

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