18
Lug 2006
ore 15:04

Parlare di vino

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Parlare di vino è diventato sempre più difficile se si è consumatori normali e un po' curiosi. Il mondo del vino è un mondo chiuso, diviso in gruppi e sottogruppi ognuno con una "linea gustativa", con i suoi campioni di riferimento, intesi come produttori e bottiglie, rigidamente in contrapposizione con quelli degli altri. Scrivere di vino è ancora più difficile se si vuole evitare il linguaggio esoterico di gran parte della stampa del settore. Bere buon vino avendo un reddito normale è un percorso iniziatico alquanto faticoso.

Ma bere vino non dovrebbe essere un piacere? 

Prevengo le obiezioni di chi dice "ma come, tu dici questo e sei l'editore del Gambero Rosso?".

Gli specialisti del vino vivono isolati, parlano tra loro, litigano tra loro, non sono interessati o non ce la fanno a interessarsi "degli umani". Da aprile a settembre sono in giro per degustazioni, scrivono schede, punteggi e di nuovo schede. Fare una guida è un lavoraccio, faticoso, stressante, gigantesco. Anche nella nostra redazione "quelli del vino" vivono per lunghi periodi separati. Il vino italiano è un affare da 8,5/9 miliardi di euro, pesa per il made in Italy come la moda 15 anni fa. Per questo parlare di vino sta diventando sempre più difficile.

commenti 81

Ma no, boss, la situazione non e' cosi' tetra :)
Ho appena sfogliato (posso dire il nome, si?) "Il Mio Vino" dove campeggiano "lettere" del tipo "cosa significa champagne millesimato?" -- qui, come altrove, esistono le elite e le periferie, i cerchi concentrici, per un guidaiolo in clausura a scrivere schede esistono parecchi nuovi arrivati che hanno una gran voglia di chiacchierare di vino, e pure assaggiarlo; sta a noi, semmai, non terrorizzarli.

18 Lug 2006 | ore 16:51

Percepisco una grande malaise ma in verita' la situazione non e' cosi' grave. Al contrario c'e' molto interesse, perfino un entusiasmo per il vino a tutti i livelli di connoisseurship. Orecchia e cuore aperti ovunque, almeno a New York e altre citta' americane. Su su...

19 Lug 2006 | ore 03:11

... parlare di vino è bello , quasi quanto berlo . Nè bisogna preoccuparsi più di tanto di un presunto settarismo , così è per ciascuna passione specialistica . Il vino è però coesione , cultura e espressione sensoriale , per cui il confronto , e quindi l'incontro , diventano strumentali per una crescita umana e culturale . Io ho conosciuto tante persone mediante il vino , positive e negative . Addirittura alcune per le quali oggi nutro sentimenti profondi , ma non per questo ne sono affascinato e affezionato . Il vino cementa i rapporti , se associato all'aspetto conviviale . Sarà l'età , sarà il gusto mutato , sta di fatto che il passare la serata insieme agli amici con le gambe sotto un tavolo imbandito arricchito da bottiglie strepitose diventa il massimo divertissement di una quotidianità ricca di stress da lavoro e di equilibrismi relazionali . Di vino se ne parla? Bene , speriamo continui e speriamo che anche le riviste a noi care invertano la tendenza e ne parlino un pò di più , invece di ghettizzarlo in maniera progressiva ...

19 Lug 2006 | ore 10:19

Vinogodi è un consumatore-esperto-scrittore che mi piace perchè è diretto, perchè spiega sempre "il perchè e il per come" e anche perchè spesso mi trovo sulla stessa lunghezza d'onda. Ma lui non è il consumatore-appassionato medio, lui è un fuoriclasse del vino che al vino dedica tempo, soldi e passione. Io penso molto a quelli che iniziano ad avvicinarsi e non a caso il grande Hughes dice che negli Usa c'è entusiasmo e passione, lì hanno ancora la freschezza di chi inizia e ha davanti praterie da conquistare, da noi tutto è diventato barocco, i produttori di successo sono diventati ricchi e cinici, quelli che aspirano al successo sono diventati furbi, chi scrive di vino è diviso a strati, in cima quelli che hanno potere di firma, poi gli aspiranti e alla base un mondo brulicante di aspiranti a tutto. Io quando scrivo o parlo lo faccio da appassionato che siede in una posizione privilegiata, lo so benissimo, ma ciò non toglie che avverta la mia stanchezza e la stanchezza di molti per un mondo che si è perso.
Sarà rincoglionimento, vecchiaia o quel che volete ma oggi che il vino ha raggiunto il vertice dell'attenzione e dell'importanza "il gioco" è diventato serio e spietato e la scena si è via via divisa rigidamente in settori ben precisi, gli addetti ai lavori, gli appassionati alti, gli appassionati "ingenui", gli occasionali. Ogni categoria ha a sua volta sotto categorie e non c'è permeabilità. E poi bisognerebbe parlare del linguaggio ma qui il discorso si fa lungo e lo farò più avanti.

19 Lug 2006 | ore 10:41

Capisco, so che hai ragione, e questo suscita una domanda come quella proverbiale americana: "Will success spoil Rock Hunter?" Oppure: "HAS success spoiled Rock Hunter?"
La risposta e' sempre si'...e' il prezzo del successo.

Per quanto riguarda il parlare del linguaggio, forse senza saperlo hai azzeccato un problema fondamentale del vino e non solo in Italia. Mi pare dappertutto il linguaggio del vino e' esaurito, corrotto, auto-riferenziale, perfino automatico, spesso divorzato dalla realta'. E beato te, tu hai i mezzi a influirlo per il bene generale, sia per il pubblico consumatore che il settore produttore!

Intanto, caro Bonilli, bisogna andare in vacanze e bere solo birra o raki. Se cio' fosse possibile...

19 Lug 2006 | ore 12:48

... ah, dimenticavo poi di parlare dell'aria di sufficienza di alcuni frequentatori del forum, (e qui apprezzo doppiamente vinogodi e le sue critiche)gente che sbaglia la consecutio temporum (ha a che fare con una lingua morta, l'italiano) ma sul vino e chi ne scrive è inflessibile, beve Francia o qualche piccolo produttore italiano, il che dà il senso di quanto siano fichi e scrive sempre con tono annoiato o di sufficienza.
Se questo è il mondo al quale ci dobbiamo rapportare meglio che loro stiano da una parte e noi dall'altra e mi domando perchè invece che su questo forum che, in fondo in fondo sempre Gambero Rosso è, non se ne vanno altrove con la loro stancante supponenza.

19 Lug 2006 | ore 17:32

il capo ha ragione e non perche' e' il capo. L'impressione e' che la maniera di parlare di vino da parte degli esperti e' da turris eburnea, se non da cupola. Sono appena tornato dall'India, potenzialmente il piu' grande mercato di vino del prossimo futuro (e come me la pensa anche Bob McLean, l'inventore dello shiraz australiano)se a spiegarlo alle masse non saranno gli "esauriti, i corrotti e autoreferenziali" critici dell'Occidente (italiani, americani, francesi). A me fanno parlare poco di vino...

19 Lug 2006 | ore 17:38

Il grande Scarpato, che noi mandiamo in giro per il mondo, appena tornato dall'India mi ha detto che per lui il futuro è lì, lì c'è una borghesia di 150/200 milioni di persone e una borghesia non recente, lì crescono molte iniziative, lì il vino farà o potrebbe fare boom.

19 Lug 2006 | ore 18:37

Caro Bonilli, molto interessante il dibattito innescato. Nel nostro piccolo, con TigullioVino.it abbiamo sempre cercato di "non guardare in faccia nessuno". Ho scritto molte volte che mi sento in dovere di tenere in considerazione ed eventualmente premiare, sia la microproduzione di nicchia in grado di emozionare, sia la produzione semi-industriale di 3 milioni di bottiglie di un vino di qualità medio alta a prezzo abbordabilissimo. Fa bene al mercato, a tutto il mercato, ne sono convinto. Abbiamo sempre parlato di piccoli e sconosciuti e di grandi ed arcinoti, senza la benché minima indulgenza verso gli uni o verso gli altri. Non ne vedo il bisogno. Credo fermamente sia ancora possibile fare una sana cultura del vino, l'importante - e forse la cosa più difficile - continuare a coltivare la passione a fianco al lavoro e non far prevalere - se possibile - il secondo sulla prima, pena un'irrimediabile regresso qualitativo.

Per chi parlava di India, mi permetto di segnalare due articoli del nostro Riccardo Modesti che ne ha parlato diffusamente a giugno e a luglio :
http://www.tigulliovino.it/mondovino/mondovino_006.htm

http://www.tigulliovino.it/mondovino/mondovino_007.htm

Ciao, Fil.

19 Lug 2006 | ore 21:40

... capisco l'"orizzonte lontano" quale eldorado per dare una scossa e uno sbocco all'asfittico panorama un pò bolso e incartapecorito dell'enologia del vecchio mondo ma... ma la cultura enologica non si crea dall'oggi al domani , anche se "una ricca borghesia storica di 150-200 milioni di individui" non solo è appetibile economicamnete ma anche auspicabile come sbocco di mercato e , quindi, crescita di un movimento . Rimane il fatto che quelle terre di contraddizioni estreme (150-200 milioni di borghesi si , ma anche 800 milioni di disperati che muoiono di fame e un Islam sempre più pressante sulla cultura di base così come lo è dove ,in maniera globalizzata , c'è miseria e disperazione ... da qualcuno ormai definito il "cristianesimo dei diseredati" in contrapposizione ad un cristianesimo occidentale "da ricchi"), dicevo , lossignori hanno da percorrere tanta strada prima di sviluppare un concetto di cultura del vino che personalmente mi scoraggia . Non è rivolgendosi verso il terzo mondo enologico ( di cui fa parte anche la Cina) ed escludendo le sacche enobanali ancora presenti del vecchio continente che possiamo a breve ottenere dei risultati di divulgazione della cultura enogastronomica . Non adagiamoci sugli allori , c'è ancora tanta strada da percorrere pure da noi , in occidente , e parlare di vino rimane l'unico strumento per accrescere l'estetica del gusto , che va di pari passo con la cultura del singolo , aumentando le aspettative sì ma anche la consapevolezza . Quindi linguaggio adeguato dei mass media ma anche selezione dei comunicatori , perchè altrimenti si ritorna all'errore di certe marionette televisive che allontanano dal vino sortendo l'effetto diametralmente opposto a quanto auspicato ..

20 Lug 2006 | ore 07:49

... rimane il nodo del linguaggio specialistico o , meglio , della capacità di comunicare ciò che alcuni ritengono incomunicabile . Non è presentandosi sognanti mentre si sniffa dentro ad un bicchiere elargendo auliche descrizioni di improbabili sensazioni oppure scrivendo con un tecnicismo quasi fastidioso che si attrae l'attenzione delle varie categorie target : gli appassionati , i neofiti , gli enobanali , gli enoevoluti , gli enosnob , gli enoricchi , gli enomenefreghisti , gli enoepicurei . Forse urge un modo nuovo di proporsi , che sia divertente , sobrio , semplice ... che catturi l'interesse di un'ampia fascia di fruitori . La crescita culturale non è una mission da poco , dev'essere estesa alla più ampia fascia di interlocutori . Solo destando interesse si instilla curiosità , dopodichè il gioco è fatto . Quando c'è interesse c'è anche autoformazione e questa è la vera chiave di volta di una consapevole conoscenza, altrimenti è una lotta contro i mulini a vento . Il settore si muove e si alimenta se l'esigenza del consumatore è rivolta verso la qualità , sennò scadiamo nel mero prodotto di consumo senza il valore aggiunto della qualità globale che il vino rappresenta , in termini di valorizzazione delle risorse culturali , agronomiche e territoriali ...

20 Lug 2006 | ore 09:15

E' vero,il vino italiano e' diventato, per fortuna, uno dei motori trainanti della nostra economia; si fanno prodotti ottimi, e la gente chiede , a tutti i livelli, vini che soddisfino i loro palati; pero' per vendere bisogna creare qualcosa che attiri e quasi tutti nel mondo hanno comiciato ad imitare coloro che coi loro vini avevano raggiunto la fama e ilsuccesso economico;purtroppo molti produttori nostrani hanno deciso questa via, sarebbe bello invece,che piu' che imitare, i nostri produttuttori venissero presi a modello cosi' com'e' avvenuto con la moda, augurandosi che gli stilemi di coloro che il vino lo fanno passione, amore e rispetto del territorio diventino l'equivalente della"giacca destrutturata" di Armani o la "scarpa coi chiodini|" di TOD's.

20 Lug 2006 | ore 10:17

Come dicono bene sia Vinogodi che Cortomaltese, il linguaggio del vino, soprattutto quello utilizzato dagli addetti al settore, ma farei rientrare in questa categoria anche gli esperti, altrimenti detti "enoevoluti", deve essere tale da coinvolgere sempre più persone, quindi il più possibile chiaro, conciso e accessibile a tutti, non aulico e pomposo come quello usato da alcuni.
Su questa cosa, si gioca l'avvicinamento a questo meraviglioso mondo, di molte persone che, non avendo dimestichezza con un certo tipo di linguaggio, si guardano bene dall'entrarci.

Una piccola nota: notevoli gli interventi in questo blog e soprattutto molto interessante come spunto di discussione il tema/i temi in questione.

20 Lug 2006 | ore 11:25

C'è come una perdita dell'innocenza da parte del mondo del vino, un cinismo crescente che non capisco da dove derivi. Non vorrei fare la parte del reduce ma nel 1985/86 i produttori con cui parlavamo erano pieni di entusiasmo, oggi molti di loro sono ricchi e pieni di problemi ma senza nessuna "visione", senza più voglia di fare, presi solo dalla routine, dai viaggi, dalle classifiche e dalle interviste. Sono stati capaci di prendere tutto il peggio del mondo della moda ma non sono stati capaci di diventare quello che è stata "la moda". E' un vino italiano che si auto compiace, un pubblico, anche nuovo, che inizia là dove gli altri erano arrivati, con la divisione in "sette" ovvero frastornato da una pubblicistica casuale sui quotidiani, specialistica o gossippara sui settimanali e mensili, spesso respingente nelle pubblicazioni dedicate a cibo e vino. D'altra parte sarebbe utile sentire il parere di chi legge solamente questo blog, di chi non interviene perchè, sbagliando, "non si sente all'altezza". Sarebbe utile anche in questo spazio che alcune decine tra le quattro/ cinquemila persone che ogni giorno si collegano e leggono il blog dicessero la loro, anche solo come richiesta "mi piacerebbe leggere..." "vorrei sapere..." e che fossero altri a rispondere.
Sono piccole cose ma fatte non per mettersi in pace la coscienza ma perchè mi ricordo di un mondo del vino bello, affascinante e oggi mi ci ritrovo con difficoltà e disagio.

20 Lug 2006 | ore 11:59

Sul linguaggio.
Sono decisamente contrario agli inutili tecnicisimi e a quelle forme che che più che impreziosire una descrizione la appesantiscono restando incomprensibili. E' pur vero che per ogni settore - o quasi - esiste un linguaggio tecnico che, in quanto tale, non per forza deve essere anche elitario.
Il fatto è che ogni cosa ha il suo nome. Posso anche non scrivere che un vino è fresco d'acidità o tannico e dire che fa salivare e "lega" la lingua ma non è che un modo è errato e l'altro è giusto, entrambi sono validi. Credo che l'importante, in fondo, sia non esagerare con i tecnicisimi e, quando si utilizzano - usare le parole corrette per descrivere una sensazione è utile ad accrescere la culutura del vino - perdere magari quelle due parole in più per renderne ancora più comprensibile il significato anche ai non iniziati.
Ma ripeto, credo sia chiamando le cose con il loro nome che si fa cultura del vino, non il contrario.

20 Lug 2006 | ore 12:01

... in attesa che altri intervengano , aggiungo qualche tassello di pensiero personale . Qui non si ha da parlare solo di tecnicismo ;il tecnicismo in quanto tale è arido e il lettore non vuole aridità . Il tecnicismo allontanerà sempre le masse perchè il tecnicismo è estrema specializzazione e il mondo va in un'altra direzione , rispetto a quella degli enostrippati . La enocomunicazione significa avvicinare al vino tentando di trasferire un'emozione o facendo intendere che si possono ricavare emozioni da un'apparente liquido colorato : i più bravi sono i bravi comunicatori del vino , come lo era il grande Veronelli . L'emozione si crea pure creando evocazione , di cultura del territorio , di storia , di fatica contadina ma anche di maestria ,contadina . Se io ti convinco a provare , a stimolare i tuoi sensi , a renderti la cosa divertente oltrechè culturalmente valida , a darti un piacere fisico/sensoriale che stimola mente e corpo ... ecco tutto ciò va incontro alla necessità dell'essere umano , e quindi si stimola a riprodurre questo status , come il mangiar bene e non solo per necessità ...

20 Lug 2006 | ore 12:42

Mi riferisco a queste due frasi scritte dall'autore del blog:
"Bere buon vino avendo un reddito normale è un percorso iniziatico alquanto faticoso.

Ma bere vino non dovrebbe essere un piacere?"

Sulla prima affermazione, credo che non si possa replicare molto, visto che io vivo di stipendio, dignitoso, ma di stipendio si tratta e nella frase mi ci ritrovo completamente, ma cerco di "imparare" dalle bottiglie con rapporto Q/P alto.

Sulla seconda frase ho dei forti dubbi: dovrebbe essere così e invece, sempre più spesso, mi sembra che ci si ritrovi solo per poi elencare tutti i vini bevuti per poi sbeffeggiarsi tra le varie "sette" su quello che è stato bevuto.

20 Lug 2006 | ore 13:29

L'ho scritto io, ma mi ero dimenticata di inserire i miei dati e poi non mi ha fatto più modificare, scusate.
Ciao

20 Lug 2006 | ore 13:32

@ Vinogodi
Sono d'accordissimo con te che il linguaggio e la comunicazione in senso ampio debbano anche trasmettere qualcosa, possibilmente qualcosa di positivo e stimolante. Questo però a mio avviso non deve per forza escludere l'utilizzo di un linguaggio anche o in parte tecnico.

20 Lug 2006 | ore 14:56

ragazzi che caldo cosa c'e' da bere di buone e fresco a bordo piscina

20 Lug 2006 | ore 15:39

@ Pino
Un Avanà della Val di Susa, magari dimenticato un po' in frigo.

20 Lug 2006 | ore 16:07

E se dalla teoria passassimo alla pratica?
Cosa vi sembrerebbe utile che il Gambero Rosso pubblicasse ogni mese? Un po' di vino per vinogodi, un po' per ghiandina e un po' per gli sconosciuti alle prime armi?. E cosa vorrebbe vinogodi per gli appassionati come lui?
E ghiandina? Si possono accontentare gli uni e gli altri?
Vi ascolto :-)

20 Lug 2006 | ore 17:42

C'è un intervento, di là nel forum dove si parla delle cose che si dicono di qua, che lascia a bocca aperta http://www.gamberorosso.it/cgi-bin/ib3/ikonboard.cgi?s=e77f15dc568ebc560ee343d8e0e72eba;act=ST;f=20;t=62450;

20 Lug 2006 | ore 19:09

Direttore, ti riferisci per caso al mio primo post nel thread linkato, quello in cui si imposta la descrizione della situazione sfruttando le immagini di Scilla, di Cariddi e dello Stretto sul Ponte?

20 Lug 2006 | ore 23:25

Quanto all'argomento specifico del tecnicismo, compreso all'interno di quello assai più ampio del linguaggio, io credo che sia come per tutte le tecniche impiegate nell'ambito dell'espressione umanistica: la tecnica deve esserci, deve essere stata profondamente ed attentamente esplorata da chi la usa, ma non deve più vedersi. Tanto meno essere l'elemento dominante, o addirittura quello qualificante.

Deve riemergere, semplificata e resa accessibile il giusto a seconda dell'occasione, quando si fa formazione, o quando si fa divulgazione su argomenti che hanno bisogno di un presupposto tecnico per essere compresi.
Dare l'idea che la tecnica non serva a nulla, sono d'accordo con Filippo Ronco, sarebbe un rischio assai grosso. Come la grammatica, serve a capire quello che si legge e farsi capire quando ci si esprime. Spiegare che non è niente di trascendentale, è la sfida da vincere.

Ma di norma non deve più vedersi, deve rimanere implicita sotto la superficie.

20 Lug 2006 | ore 23:36

C'è un intervento, di là nel forum dove si parla delle cose che si dicono di qua, che lascia a bocca aperta http://www.gamberorosso.it/cgi-bin/ib3/ikonboard.cgi?s=e77f15dc568ebc560ee343d8e0e72eba;act=ST;f=20;t=62450;

Posted by: bonilli | 20.07.06 19:09

Letto male il passaggio , edito senza meno...

21 Lug 2006 | ore 09:15

.. . può specificare il passaggio , Direttore?

21 Lug 2006 | ore 09:17

Beh, c'erano dubbi? Certo che mi riferivo all'intervento di Ferrazzano e lo prendevo e prendo come esempio di pensiero involuto. Stiamo parlando di un nuovo modo di comunicare il vino e io vedo in questo intervento un modo vecchio, a partire dall'italiano. E' inutile parlare di modi chiari e non criptici e poi involvere il discorso. Qui (intervento di Ferrazzano) non si tratta di tecnicismi ma di pensiero "complesso" che a un medio lettore risulta incomprensibile. Spesso io leggo gli interventi di Ferrazzano dedicati al vino, liberi dal pudore di parlare a non-tecnici e alcune volte mi perdo nel gorgo del suo scrivere. Poi c'è passione infinita, amore per il vino, competenza ma io non sono d'accordo su una virgola del modo perchè quando il pensiero non si dispiega in un italiano bello, lineare, appropriato c'è un vizio di fondo.
Ho preso Ferrazzano come esempio perchè lui è intervenuto sulla discussione e nella discussione ma avrei potuto citare molti altri abituali frequentatori-esperti del forum.

21 Lug 2006 | ore 10:30

CITO: "E se dalla teoria passassimo alla pratica?
Cosa vi sembrerebbe utile che il Gambero Rosso pubblicasse ogni mese? Un po' di vino per vinogodi, un po' per ghiandina e un po' per gli sconosciuti alle prime armi?. E cosa vorrebbe vinogodi per gli appassionati come lui?
E ghiandina? Si possono accontentare gli uni e gli altri?"


... lo storico pragmatismo del Direttore ( faccina che ride)... certo l'appello è talmente stimolante che non mi consente una risposta irriflessiva . Compatibilmente con i costi redazionali ( ma una rivista con più appeal enologico permetterebbe una raccolta pubblicitaria quantitativamente all'altezza di sostenerne l'impegno , vista la moltitudine di realtà operanti sul territorio ) l'idea delle degustazioni su vari livelli o fasce di costo andrebbe senz'altro potenziata in termini quantitativi . Lo sforzo non mi sembrerebbe abnorme . Inoltre le monografie e le storie dei vigneron , come straordinariamente nel passato la rivista ha sempre promosso , ristabilirebbe quell'interesse ,oggi un pò disatteso , da parte del vero appassionato di entrare nella filosofia dei produttori , di esplicitarne ( valorizzandolo) lo sforzo "dietro le quinte" , quello sconosciuto ai più . Poi perchè non dare più voce ai lettori ; non sempre una commissione tecnica riesce a coinvolgere così tanto il lettore . Parlo di degustazioni , di impressioni da parte di appassionati non professionisti , con linguaggio magari spiritoso e vivace , fuori dagli schemi un pò incartapecoriti del "giallo paglierino con riflessi verdolini" ... un angolo di dibattito sul vino ; oppure una lettera aperta , seppur in differita , suoi grandi temi solo enunciati dagli editoriali ... "Le" suggerisco (scusami l'espressione ufficiale), Direttore, nonostante la consapevolezza della difficoltà di rendere universale una rivista enogastronomica , di stimolare in redazione la proliferazione di tante piccole idee ( non necessariamente devono essere "grandi idee" ) per destare l'interesse di chi sta dall'altra parte . A volte anche con qualche tentativo che consapevolmente andrà migliorato o abortirà , ma sempre in un contesto di vivacità intellettuale ...

21 Lug 2006 | ore 11:52

@vinogodi: dove parli di "dare più voce ai lettori", credo che il problema maggiore sia la "staticità" di una pubblicazione cartacea, mensile, che in questo ambito e' stata sorpassata "a destra" dalla rete; resta il fatto che coinvolgere il lettore appassionato e' ottimo; forse, una rubrica delle lettere un po' innovativa, dove le lettere fossero scelte, come dici, in base a un "linguaggio magari spiritoso e vivace", potrebbe essere interessante..

21 Lug 2006 | ore 12:10

Che piacere ricevere dei suggerimenti-consigli articolati, interessanti e innovativi. Io penso che la forza di un gruppo come il nostro sia data dai suoi lettori-abbonati-navigatori e quindi mi piacerebbe che lo scambio fosse più continuo e meno frammentario. Già questi nostri scambi di opinione utilizzando la flessibilità-velocità del mezzo penso dovrebbero aumentare, migliorare in capacità di analisi sempre lasciando una vena rilassata e scherzosa, il piacere di fare e godere questi argomenti insieme senza stabilire che c'è chi sta in alto e pontifica e chi sta in basso e fa il suddito.
Anche perchè alcuni di voi sono molto bravi :-)

21 Lug 2006 | ore 12:33

Citazione delle parole del Direttore:
"E se dalla teoria passassimo alla pratica?
Cosa vi sembrerebbe utile che il Gambero Rosso pubblicasse ogni mese? Un po' di vino per vinogodi, un po' per ghiandina e un po' per gli sconosciuti alle prime armi?. E cosa vorrebbe vinogodi per gli appassionati come lui?
E ghiandina? Si possono accontentare gli uni e gli altri?
Vi ascolto :-)"

Io credo che la rivista vada riveduta e corretta, magari facendo anche una rivista a parte specializzata solo sul vino con articoli che approfondiscono argomenti, magari tratti tra i più interessanti apparsi nel forum, più spazio alle degustazioni, mettere inal risalto/far conoscere i piccoli produttori in crescita che valorizzano quello che cercano gli "enoevoluti"; molti più approfondimenti sui territori vocati per il tal vitigno e i produttori della zona, queste alcune idee che mi sono venute in mente dopo una prima riflessione.
Aggiungo che gli ultimi Contrappunti di Di Lello mi hanno fatto un po' sorridere.

21 Lug 2006 | ore 13:13

Di nuovo me so' dimenticata di firmarmi, scusate.
ciao
ghiandina

21 Lug 2006 | ore 13:22

Cito dal commento di Vinogodi:"Parlo di degustazioni , di impressioni da parte di appassionati non professionisti , con linguaggio magari spiritoso e vivace , fuori dagli schemi..."
Ecco, questo è un aspetto da non sottovalutare, soprattutto se si vogliano avvicinare/attirare in questo meraviglioso mondo anche persone alle prime armi per farli crescere e interessare sempre più, o renderli più consapevoli di cosa c'è dietro una bottiglia di vino.
Forse non interessa a nessuno, ma a me era piaciuto moltissimo l'articolo sul Rodano apparso nel numero di ottobre 2005, l'avevo trovato interessante per me che non conosco quella zona: vuole essere un suggerimento, come già detto nell'altro mio intervento, di dare maggiore risalto alle zone con approfondimento della tipologia di terreno, i produttori, gli enologi, i vini e le degustazioni di questi ultimi.
Forse questa volta mi sono capita meglio :-)))

21 Lug 2006 | ore 13:47

Salve, sono una delle persone alle prime armi di cui parla ghiandina.

Nel mio appricciarmi al vino il problema non è tanto o solo il linguaggio un po' da casta che talora posso riscontrare, ma una domanda di fondo che mi lascia più perplesso. Nelle varie scuole/barra schieramente come può un neofita orientarsi? Come discernere i seri dai prezzolati? Recentemente su un blog ho letto di un appassionato (e buon conoscitore) che ha assaggiato un vino magnificato su una guida trovandolo a dir poco inqualificabile, creato per il mercato e ricco di sapori/profumi tanto inaturali quanto "business oriented". Immaginatevi lo sconforto di chi come me muove i primi passi nel difficilissimo quanto affascinante mondo del vino. Che fare? Per ora come vedete il G.R. fa parte delle mia bussola...
Grazie a tutti per i consigli

21 Lug 2006 | ore 17:38

Caro Ferdinand, il mondo del vino (non so se sono così tutti gli altri mondi) è popolato di persone che amano "sputtanare" i concorrenti o i "nemici". Distinguere i seri dai marchettari è difficile se si è alle prime armi dal momento che le correnti di pensiero sono tante. Noi del gambero rosso festeggiamo i vent'anni, abbiamo fatto conoscere il vino a varie generazioni di appassionati e editiamo la più importante guida del vino italiano esistente al mondo, e anche la più diffusa. Tu annusaci, guarda anche quello che scrivono e fanno gli altri e ragiona sempre col tuo palato e la tua testa. Non seguire le mode.

21 Lug 2006 | ore 17:52

Il forum, o "foro", è per definizione aperto al contributo di tutti, e si alimenta di esso. Il fatto che in uno stesso, ampio spazio si possano incontrare le argomentazioni "dotte" di un Ferrazzano e le prime esperienze di molti neo-appassionati è una ricchezza, non un problema. Significa che il forum funziona. Se fossero tutti superesperti o tutti principianti, tutti appassionati o tutti addetti ai lavori, tutti "modernisti" o tutti "tradizionalisti", tutti disimpegnati o tutti professionali, il forum perderebbe senz'altro di valore. Tra l'altro se un lettore non apprezza gli interventi di un forumista, non è costretto a leggerli, o a dedicarvi attenzione: il numero di thread e post giornalieri è tale da rendere addirittura IMPOSSIBILE seguirli tutti. Di questo forum grande e bello dobbiamo ringraziare i creatori e "padroni di casa". Che invece a volte, forse un po' presi dai distinguo, non sembrano percepire fino in fondo il valore di ciò che hanno messo a disposizione della comunità degli appassionati.

21 Lug 2006 | ore 20:31

Dimenticavo...chi scrive su un forum lo fa gratuitamente, per passione, spesso di getto nelle pause di lavoro. Non si ha l'ambizione di partorire dei "pezzi" letterari. Una sgrammaticatura, una consecutio un po' traballante ci stanno benissimo. Anzi ci sarebbe da preoccuparsi del contrario: significherebbe che qualcuno travisa il forum, scrivendoci come se fosse il proprio mestiere. Invece i post sono interventi spontanei. Non sono ricopiati in bella, nè alcuno lo vorrebbe. Il problema semmai è quando giornalisti professionisti (che per quello che scrivono vengono retribuiti) mostrano di non conoscere l'italiano. Non è il suo caso, direttore, ma è comunque più norma che eccezione.

21 Lug 2006 | ore 20:41

@ Ferdinand
Caro Ferdinand, capisco benissimo il tuo stato d'animo. Non è facile, per chi è alle prime armi, orientarsi in questo mondo. Dice bene il Direttore, spesso le fazioni sono contrapposte, spesso si trova chi ama sputtanare l'altro, forse perché teme di perdere quel poco di autorità acquisita nel proprio campicello. Il mio consiglio è che per chi è veramente alle prime armi un corso base (sia esso, ais, onav, slowfood..o altro) va benissimo. Anzi, è propedeutico a capire qualcosa di più. A questo andrà aggiunta moltissima esperienza personale, tanta umiltà e parecchio senso autocritico (solo in seguito, eventualmente, anche critico). La base ti serve prima per farti un'idea personale quindi e poi, unitamente all'esperienza, per farti un'idea sugli altri.

Non credere a chi sa già tutto, a chi nasce "imparato", a chi ti spiega senza confrontarsi, a chi crede che siano buoni o interessanti solo determinate tiplogie di vino a chi non ha la mentalità aperta, a chi va per schemi e preconcetti. Piuttosto ascolta tutti e poi fatti una tua idea. Ciao, Fil.

22 Lug 2006 | ore 10:56

@Luca
Anche se si scrive di fretta "un uomo" va scritto senza apostrofo e il congiuntivo resta tale anche se squilla il telefono. La consecutio, che uno potrebbe sbagliare qualora scrivesse in italiano - non essendo l'italiano la sua lingua - (esercizio di piccolo slalom linguistico...)se la si usa va rispettata, giornalisti o appassionati che si sia.

22 Lug 2006 | ore 12:21

Grazie a tutti per l'incoraggiamento!

Sì ho seguito un corso ONAV che (scusate non vorrei fare pubblicità, ma voglio essere sincero...) che mi ha soddisfatto moltissimo proprio perchè non vi ho trovato Verità Assolute, un Verbo in cui credere ciecamente, ma -oltre a nozioni utili- tanti stimoli e il deciso invito a indagare sempre. Passando per il mio gusto e la mia esperienza. Umiltà e pazienza sono i due valori cardine che qs esperienza mi ha trasmesso. Grazie ancora.

Ciao

25 Lug 2006 | ore 11:33

Caro Stefano, dire che chi si occupa di vino e ne scrive non tiene conto degli "umani" è qualcosa che potrebbe essere tranquillamente sostenuto anche per chi fa del giornalismo specializzato in altri settori. Io non sopporto il gergo di chi si occupa di software, ad esempio, di chi parla di Ipod come se fosse un patrimonio comune e irrinunciabile. Ma è solo un esempio. Quello che mi sembra invece assai poco chiaro per molti è che un conto è il linguaggio tecnico, talvolta necessario per spiegare le cose (gli antociani si chiamano così, i polifenoli idem), un conto è il linguaggio retorico, autoreferenziale e pseudotecnico che molti che si occupano di vino adoperano. Esagerare nei cosiddetti "descrittori" dei profumi o in gergalità degne delle introduzioni ai cataloghi d'arte è davvero intollerabile. Per quanto riguarda l'autoreferenzialità del settore, la trovo minore rispetto a quella che esiste in altri settori dell'enogastronomia. La ristorazione di alto livello è assai più autoreferenziale del vino e meno incisiva come comparto. Un piatto di Alaimo o di Beck sarebbe assai poco compreso da mia madre, mentre berrebbe volentieri una bottiglia di Sassicaia. Allora, benissimo fare delle considerazioni sul modo di affrontare il vino, cosa che credo di aver fatto da anni in modo molto meno "tecnicistico" di altri, e c'è addirittura un libro che credo lo dimostri, ma penso anche che il disagio che provi dovrebbe essere simile a quello che invece non provi di fronte a certi eccessi, francamente un po' comici, dell'attuale sedicente "alta" ristorazione.

26 Lug 2006 | ore 13:09

la guerra dei roses?
naaaa anche voi che detenete un marchio unico.....
:-O)
mi son sognato di vedere cernillio a cena con bonillio, uno che decantava un castellino e l'altro che scrofagnava una dalverde scotta con sugo barilla......
"the orror kitchen show"

26 Lug 2006 | ore 14:52

So che i blog non sono di tuo interesse e qui devi esserci capitato su segnalazione, però bastava che facessi uno sforzo e scoprivi che due post oltre ce n'è uno intitolato "Parlare e scrivere di cibo" e un altro sulle mode a tavola e la scomparsa del piatto tondo.

26 Lug 2006 | ore 16:21

Pensa che leggo spesso il tuo blog, ma stavolta mi sono sentito tirato dentro in modo un po' diretto, come dire...Devo confessare che trovo assai poca differenza fra sifoni e rotomaceratori dal punto di vista della lingua italiana. Ieri ho sentito il professor Garattini parlare di caffé. Raccontava di precursori di vitamine, di lipidi. Personalmente preferisco mettere dei cd piuttosto che inserire un Ipod random, non ho mai capito bene cosa sia la coppia (parlando fi macchine, ovviamente) e non ho idea di come funzioni un cambio sequenziale. E del DPEF ne vogliamo parlare? Insomma, il giornalismo specializzato cade spesso in queste autoreferenzialità, tradendo il suo compito fondamentale che è quello dell'informazione. La cosa è però un po' meno grave se ci si rivolge ad un pubblico altrettanto specializzato. Detto questo, però, rivendico il fatto che noi del Gambero Rosso non abbiamo mai indugiato troppo su un modo di scrivere eccessivamente gergale o tecnicistico. Anche in televisione gli argomenti vinosi sono trattati con un linguaggio ai limiti del didattico e mi sembra che non ci siano state delle contestazioni in merito. Perciò non capisco una presa di posizione che tende a delegittimare, magari solo involontariamente, quello che invece è stato un percorso piuttosto coerente negli anni e che ha portato la guida dei vini a rappresentare un punto di riferimento per molte persone. Detto questo non mi sembra proprio che tu usi la stessa severità con gli esaltatori della cucina "molecolare", con chi adopera tecniche di cottura abbastanza curiose, con chi pensa che le materie prime non abbiano una grande importanza ma che la cucina sia solo un fatto di tecnica e tutt'al più di estetica nella presentazione dei piatti. Sarebbe come dire che il vino si fa in cantina e che l'uva, il clima, il tipo di suolo, non contano un granché. Almeno questo noi del vino non lo abbiamo mai sostenuto sul Gambero Rosso.

27 Lug 2006 | ore 10:37

Evidentemente i due non si parlano, potrebbe dire qualcuno.
Evidentemente, dico io, in questo scambio di opinioni manca all'appello l'editoriale del numero di luglio del Gambero Rosso, appena uscito dalle edicole ma che si trova facilmente nel sito.
"La corsa all'innovazione ha oscurato una tradizione gastronomica ricca e vitale" non mi sembra una frase che contenga un elogio incondizionato del sifone e d'altra parte dare all'editoriale un titolo/incipit che dice "l'elogio della polpetta" (seconda volta in tre anni) mi sembra che tolga di mezzo ogni dubbio sul fatto che io guardi e giudichi con accenti pesantemente critici gli eccessi "di scrittura e di cottura" riguardanti il mondo della ristorazione.
Comunque l'innovazione è necessaria in cucina come altrove altrimenti chi ascolta musica non avrebbe i Cd ma i 33 e le cassette non sarebbero state sostituite dai Dvd. Non tutte le innovazioni sono giuste o vengono capite ma fare l'elogio della conservazione mi sembra paradossale.
D'altra parte quando parlo del linguaggio del mondo del vino parlo di una pluralità di soggetti e di lingue impressionanti: c'è l'Ais che è cosa diversa dall'Ais di Roma, c'è l'Onav, c'è il gruppo raccolto attorno alla rivista Porthos, c'è la Fisar, organizzazione di sommelier che non ama l'Ais, e poi una serie di firme che hanno un loro pubblico e in più un gruppo di riviste che intervengono attivamente e se penso ai nostri cugini di slow food non c'è dubbio che anche tra di loro ci siano toni e linguaggi profondamente diversi.
Certo che, a proposito di linguaggio, il ttuo libro è il vero esempio di comunicazione fatta bene e di successo.
Da ultimo un tema come questo che raccoglie 45 interventi e alcune migliaia di visitatori mi sembra un tema da sviscerare, come stiamo facendo e non da chiudere dicendo che tutto va bene.

27 Lug 2006 | ore 11:54

... purtroppo non posso parlare in quanto ho subito un intervento alla mascella ( il primo , purtroppo , quello più serio l'avrò il 7 agosto...) , però posso ... scrivere . Sinceramente decriptare il botta e risposta dei codirettori mi comporta qualche difficoltà , soprattutto perchè noto un certo sforzo nel colloquiare fra enoeperto e gastroesperto : senz'altro si notano due "simpatiche" fazioni , dove qualche distinguo fra le righe lo si nota , soprattutto per chi legge dal di fuori . Ora , non vorrei entrare nel merito dei due aspetti dell'enogastronomia che devono prevalere uno sull'altro , quanto alla pacifica convivenza e compromesso ai quali devono tendere assolutamente . Se in uno dei due aspetti la cultura è più evoluta , anche per ragioni storiche e di necessità biologica , l'aspetto culturale legato al vino , secolare in altri contesti europei , deve essere assolutamente sviluppato per permettere la prosecuzione del cammino verso l'apprezzamento dell'aspetto qualitativo più di quello quantitativo .Vedo che quando si parla di linguaggio , il gioco si fa duro . Il riferimento al libro di Daniele mi sembra comunque pertinente , in quanto quello è un tipico esempio del modo di comunicare il vino ritengo assai apprezzabile , tenuto conto dell'indicatore ... di averlo bruciato interamente in una sola nottata ( mi sono trovato a finirlo alle 3 di notte senza neppure accorgermene). Entrando nel merito , è proprio lo stile colloquiale , ironico , semplice ( salvo in qualche passaggio) che permette al fruitore di essere attratto e interessato . Quindi vedi che il mezzo , il come , è altrettanto importante dei contenuti , in questo caso ...

28 Lug 2006 | ore 08:08

Intanto vi ringrazio, mi fa piacere che abbiate apprezzato il libro. Ecco, lì ho provato a scrivere di vino come vorrei che venisse scritto anche da altri. In modo leggero, senza retorica, raccontando di personaggi, di luoghi e anche di sapori. Ha a che vedere con la lunga frequentazione con Gino Veronelli, con i principi fondanti del Gambero Rosso e di Arcigola nel 1986, quello che tutti noi ci proponevamo di fare allora e che in buona parte abbiamo fatto. Ora, dopo che anche noi abbiamo contribuito a creare mostri, gente che pratica il primato dell'organoletticismo solipsista tentando d'imporre personali criteri estetici come fossero oggettivi, è necessario porsi delle domande, tenendo per presente che la nostra storia, quella del Gambero, per intenderci, non è né quella dell'Ais, né quella della Fisar, e se abbiamo qualche attiguità, anche solo per come è nato e per chi l'ha fondato, la trovo talvolta con Porthos quando non esagera nel "celodurismo" dimenticando che nessuno salverà il mondo scrivendo di vino. C'è l'esigenza del recupero di un livello ludico, le degustazioni "guidate" e paludate hanno rotto le scatole a molti, come il "profumo fruttato" il "giallo paglierino" l'"ampio", il "vinoso" e via dicendo. Nel mondo del vino c'è molto di più, ci sono storie da raccontare, posti bellissimi da vedere. Il vino, il vino di qualità, ha un valore simbolico, evocativo e non è affatto soltanto "something to drink". E' solo così che i neofiti potranno avvicinarsi a questo mondo, trovando un percorso personale, che non è fatto solo di sapori, di odori e di sensazioni organolettiche. Il linguaggio dovrà essere calibrato su questo, invitare, non spaventare o escludere.

28 Lug 2006 | ore 11:01

Come si vede la discussione sul linguaggio del vino è utile non foss'altro perchè si arriva a una sola conclusione: tornare al piacere, a un linguaggio diretto, al viaggio all'interno di un mondo che tra personaggi, luoghi e vini è di un fascino e di una bellezza assoluti.
Tradurre tutto questo in racconto, e non solo giornalistico, come il libro di Daniele dimostra, è la scommessa del gambero rosso prossimo futuro.
Ma se avete dei suggerimenti la discussione non è certo chiusa :-)

28 Lug 2006 | ore 11:11

Dopo aver visto i commenti su questo post mi è scattata la curiosità di leggere il libro di Cernilli. Soprattutto perchè l'argomento vino continua a essere ostico, per me. Le carte dei vini e le etichette sono autoesplicative quanto la tavola periodica degli elementi, e non ho la minima idea di come scegliere un vino vagamente appropriato per ciò che sto mangiando, nè come fare a capire se mi stanno ladrando.
Avevo anche provato a leggere alcuni manuali che (teoricamente) spiegano le basi, ma oltre a trovarli terribilmente noiosi, alla fine mi sembra di capirne sempre quasi zero, come prima!
Il problema principale secondo me è che i dati sono presentati da soli o a piccoli blocchi, magari molto dettagliati ma senza soffermarsi sui "perchè", sulle relazioni fra le informazioni e le connessioni con il "mondo esterno". Questo rende più difficile capire come categorizzare le informazioni in modo corretto e di conseguenza quasi impossibile utilizzarle. Come se una cartina mostrasse ogni mattone, ogni lampione, ogni cartello delle città e dei paesi di una determinata area ma non riportasse le strade che le uniscono. O come se io non sapessi cos'è una pantera e mi venisse descritta come un felino, ha la pelliccia di un certo colore, raggiunge a velocità x, si nutre abitualmente di animali di specie di cui io non faccio parte. Ma se ne incontro una, IO devo fuggire?
Un importante vino proviene da quella zona, il terreno ha quella determinata composizione, i vigneti sono questo e quest'altro. Benissimo. E quindiiii???
Ecco, la qualità principale che io ho trovato nel libro di Cernilli (e che mi piacerebbe ritrovare nella rivista) è che...nella mappa ha disegnato anche le strade! Finalmente ho l'impressione di aver capito qualcosa anch'io!
In un nuovo forum ideale mi piacerebbe che ci fosse un'area per i non esperti in cui chiacchierare con toni leggeri e fare tutte le domande cretine che passano per la testa, senza dover interrompere le complesse (e per me anche incomprensibili) disquisizioni degli esperti e/o finti esperti.

31 Lug 2006 | ore 12:49

Se la discussione fin qui fatta ha portato a risultati positivi per chi frequenta questo blog e il forum e anche per chi fa il mensile e il sito, io sono felice perchè la discussione nasceva da una mia reale esigenza.
Può sembrare strano che chi è direttore chieda ai lettori (ma non solo)come si può migliorare la comunicazione ma, guarda caso, Cernilli ha scritto - come individuo - un libro molto bello ma si scontra ogni giorno con una comunicazione del vino che troppo spesso è mediocre, auto referenziale, criptica e che respinge i non esperti. E se ne vede addossate le colpe, come accade anche a me, perchè i lettori-curiosi non stanno a distinguere se uno è bravo e l'altro no, procedono per categoria generali e quindi la categoria generale del vino dice che è un mondo che usa un linguaggio incomprensibile.
Il Gambero Rosso fa da sempre uno sforzo di comunicazione non indifferente. Probabilmente dovremo fare di più ma non credo che aprire uno spazio per non-esperti sia la strada giusta.
Che ne pensate?

31 Lug 2006 | ore 15:01

Ripensandoci, in effetti quello che per me renderebbe più fruibile un'area forum dedicata al vino non è una divisione per livelli di conoscenza (anche perchè ovviamente è interessante e utile per un principiante dialogare con chi conosce bene l'argomento) ma piuttosto per attitudine.

In realtà, io vorrei solo evitare di costringere chi si diverte ad affrontare l'argomento in un certo modo..serioso, pomposo, esoterico, criptico, competitivo a sopportare le stupidaggini degli ignoranti (come me); e contemporanemente evitare eguale supplizio a quelli che invece trovano noiosi e incomprensibili la maggior parte dei discorsi di quel genere di esperti o di frenare quelli che si sentono in soggezione.

Magari però ci sono altre soluzioni per ottenere questo risultato...

31 Lug 2006 | ore 23:48

Ciò che gumbo chicken dice (un importante vino proviene da quella zona, il terreno ha quella determinata composizione, i vigneti sono questo e quest'altro) può dire tanto a chi di vino si intende... ma davvero poco a molti altri. Anzi, nulla. Sicuramente l'esperienza la si può davvero fare solo assaggiando numerosissimi vini, ma forse un linguaggio troppo limitato, può spaventare e disorientare.
Bisogna poi dire che per molte persone il vino ha il solo scopo di accompagnare i cibi... e ritrovarsi veri e propri libroni sui vini al ristorante ha solo la consegueza di disorientare e far scegliere quello con un nome conosciuto. Che magari non c'entra nulla con i sapori che abbiamo nel piatto.
Forse una sezione/rubrica per non-esperti potrebbe venire incontro a molte persone che probabilmente non vogliono neanche diventare 'esperti', ma solo 'conoscitori'.

31 Lug 2006 | ore 23:49

... i miracoli è difficile riproporli , da almeno un paio di millenni . Io provengo dalla malaugurata cultura di grandeur di una Francia coloniale , quindi appresi (come lingua imposta) il francese nelle scuole medie e superiori . All'università/specializzazioi/masters e nel lavoro fu la mia tragedia . Hai voglia di fare un minicorso tutti gli anni ... da anni ...manco con un compressore si riesce , se non i rudimenti , a ficcarmela nel cervello , quella dannata lingua mitteleuropea che è l'inglese , è proprio una questione di impostazione mentale . Così per il vino o l'enografia , ficcarsela nel cervello abusando di manualetti pseudodidattici e non mettendoci grande passione e dedizione , difficilmente si riuscirà a trasformare un enobanale in un enoevoluto . La passione si autoalimenta anche in termini di autoformazione . Non si impara se si aspetta sempre l'imput esterno oppure non si "pratica" , non si accolgono con generosità i contatti con altri appassionati , non si viaggia tematicamente (unendo cultura , territorio , buona cucina e , appunto , "cultura del territorio enologica" che riassume il tutto ) , non si fanno sforzi , anche economici , nel dedicarsi , magari con chi ha più esperienza , a degustazioni mirate . Il comunicatore di vino come si inserisce in questo contesto? Facile , semplificando e decriptando ciò che semplice non è , come il divulgatore scientifico . Bisogna assolutamente che egli si metta nei panni di una platea sospettosa e preconcetta , che instilli curiosità , che diverta , che faccia scattare il circolo virtuoso del desiderio di approfondimento... come? Mi ripeto , trasferendo senso del piacere , divertimento e godimento psicofisico ; tendenze
alle quali l'essere umano è naturalmente portato . In quest'ottica mi ha fatto piacere l'intervento di un campione medio della popolazione enoica , Gumbo Chicken che saluto , più tendente all'anelito passivo del bisogno esterno di " qualcuno o qualcosa che mi faccia conoscere " rispetto all'enostrippato , ultimo stadio di un'esistenza purtroppo votata al monotematico senso di un mondo enocentrico ...

01 Ago 2006 | ore 07:52

Mentre scrivo, all'ultimo piano della Città del gusto, nella Saletta dei 14, stanno degustando 52 Brunelli, è la tornata finale della guida Vini d'Italia 2007. I dodici degustatori hanno anni di esperienza, migliaia di vini degustati ogni anno, una grande passione e una conoscenza che ogni giorno si arricchisce di nuovi dati e nuove emozioni.
Beh, questi dodici super bravi quando parlano di vino lo fanno in modo chiaro e non separano mai la storia di un vino dal suo territorio e da chi lo produce. Credo che per appassionati-curiosi come gumbo ci vorrebbe un bravo narratore e la possibilità di alternare le storie degli uomini con l'assaggio, descrivendo tranquillamente le sensazioni provate e ascoltando le descrizioni di chi sa e integra e spiega il perchè dell'integrazione e ti prende per mano facendoti entrare in un mondo che se ti piace è un labirinto con le frecce, una partita a scacchi col suggeritore, un poker senza fiches.

01 Ago 2006 | ore 11:21

"Tendente all'anelito passivo" ammmmeee? Io che per la musica ho girato mezzo mondo, speso un sacco di tempo e soldi...guarda cosa devo sentire! Sono offesissima. (scherzo, vinogodi, eh!).

Il momento critico per me (forse anche per altri) è il momento in cui una cosa che non conosco mi incuriosisce, ma non sono sicura che sia la scelta giusta, fra le migliaia di possibili nuovi interessi a cui potrei dedicarmi.
Comincio a informarmi,a fare ricerche, fiutare la situazione e chiedere un po' in giro per farmi un'idea di cosa c'è di bello per me nell'ambiente.
Se le risposte che ottengo mi convincono, allora approfondisco; altrimenti passo ad altro.
Con la musica, partivo da zero e ho cominciato a cercare e ho trovato (fortuna? tenacia? boh) delle persone che mi hanno trasmesso la loro passione; l'idea che fosse divertente, piacevole, entusiasmante. Quindi vale la pena di faticare, spendere soldi, dedicare tempo per imparare il suo gergo, studiare, sperimentare, imparare.
Per il vino, stessa cosa. Sto ancora analizzando la situazione, ma devo dire che ultimamante le risposte stanno diventando più convincenti... ;-)

01 Ago 2006 | ore 11:38

Quando ho aperto questa pagina l'intervento di bonilli non c'era ancora, quindi aggiungo: sì, in effetti apprezzerei molto un bravo narratore come descritto qui sopra!

01 Ago 2006 | ore 11:41

CITO : ""Tendente all'anelito passivo" ammmmeee? Io che per la musica ho girato mezzo mondo, speso un sacco di tempo e soldi...guarda cosa devo sentire!"

... non ho parlato della musica ... la stessa cosa devi riprodurla con il vino , tutto lì ...

01 Ago 2006 | ore 12:48

Vinogodi, ma sì, era una battuta...Anzi, ne approfitto per adagiarmi un po' nella passività e lasciarmi convincere (da voi), invece di convincermi - magari è meno faticoso. :-))

Tanto per allargare l'abitudine di non parlare solo di vino come se fosse un universo separato: qualche settimana fa, un insegnante di una scuola di vela che conosco mi ha detto: "ormai gli adulti che imparano sulle derive sono una categoria protetta dal WWF. Nessuno vuole più far fatica!".
Si parla sempre di innovazione tecnologica, multimedia, apprendimento semplificato e allora mi viene da dire: gli enostrippati avranno le loro colpe, ma non è che i curiosi pigri ne approfittano per addossare tutte le colpe al linguaggio incomprensibile perchè non hanno voglia di fare neanche un po' di sforzo?

Ultima cosa: E' facile sembrare competenti buttando lì frasi incomprensibili ai più. Essere competenti è un'altra cosa; è un'ovvietà ma...solo quelli veramente appassionati, quelli che padroneggiano realmente l'argomento possono permettersi il lusso di parlare in modo semplice. Magari un motivo per cui molti "parlano compicato" è che altrimenti si vedrebbe che non sono poi così esperti come vorrebbero far credere...

01 Ago 2006 | ore 14:06

...CITUltima cosa: E' facile sembrare competenti buttando lì frasi incomprensibili ai più. Essere competenti è un'altra cosa; è un'ovvietà ma...solo quelli veramente appassionati, quelli che padroneggiano realmente l'argomento possono permettersi il lusso di parlare in modo semplice. Magari un motivo per cui molti "parlano compicato" è che altrimenti si vedrebbe che non sono poi così esperti come vorrebbero far credere..."

... certo , Gumbo , che a te Catalano ti fa la solita pippa ...

01 Ago 2006 | ore 14:51

MI rendo conto che su questo post io ho parlato fin troppo, ma...Catalano chi è?

01 Ago 2006 | ore 15:02

Ah ho capito (anzi ho chiesto) chi è. Occhei occhei, vinogodi, però era per il gusto di tirare la frecciatina...vabbè mi ritiro a meditare su illuminate frasi catalanesi...

01 Ago 2006 | ore 21:40

Cito da GC: "Per il vino, stessa cosa. Sto ancora analizzando la situazione, ma devo dire che ultimamante le risposte stanno diventando più convincenti... ;-)"

....così le elucubrazioni che, per ora, fai solo solo su La Piazza e sulla parte cucina, dobbiamo sorbircele anche sul vino?? :-PPP
Scherzo...:-)))

Altra citazione: "E' facile sembrare competenti buttando lì frasi incomprensibili ai più. Essere competenti è un'altra cosa; è un'ovvietà ma...solo quelli veramente appassionati, quelli che padroneggiano realmente l'argomento possono permettersi il lusso di parlare in modo semplice. Magari un motivo per cui molti "parlano compicato" è che altrimenti si vedrebbe che non sono poi così esperti come vorrebbero far credere..."
Con questa frase tagli via(compresa me) il 98% dei partecipanti alla sezione Polemiche ed Opinioni: vuoi che ti dica, secondo me, chi potrebbe parlare di vino in quella sezione?
Le persone si contano sulla punta delle dita di una mano, nemmeno entrambi, vedi tu....
Consulta Catalano, va là....
ciao

P.S.: e non sono nemmeno d'accordo di "relegare" le persone meno esperte in una sezione "ad hoc" come da te suggerita :-))
ari-ciao

02 Ago 2006 | ore 14:06

A questo punto non riesco a trattenermi:
"meglio tanti forumisti come Cernilli che pochi come Ghiandina" :PPP ;-)

Tornando in tema:
ma perchè non vanno un po' in tour, i "12 della Sala dei 14"? Sarebbe interessante qualche serata con loro, immagino...

02 Ago 2006 | ore 18:39

CITO GC: "A questo punto non riesco a trattenermi:
"meglio tanti forumisti come Cernilli che pochi come Ghiandina" :PPP ;-)"
Io so di essere 'A Mejo :-DDD
Comunque, detto da te, mi scorre liscio come l'acqua.... :-PPP

TOrnado IT: ma sai cosa vuol dire "mandare in tour" e soprattutto come di dovrebbero fare certe degustazioni??
Aspetta che qualcuno, più competente di me, te lo dica :-)))

03 Ago 2006 | ore 09:33

No, non so proprio cosa vuol dire mandarli in tour e come si dovrebbero fare certe degustazioni.
Se vuoi iniziare a spigarmelo tu, a me va bene, tanto di sicuro ne sai comunque più di me (giuro, zero sarcasmo stavolta!)

Però se uno mi parla di bravi narratori e della "possibilità di alternare le storie degli uomini con l'assaggio, descrivendo tranquillamente le sensazioni provate e ascoltando le descrizioni di chi sa e integra e spiega il perchè dell'integrazione" ecc... il minimo che posso fare è chiedere se per caso passano da queste parti!

03 Ago 2006 | ore 12:51

Il problema, forse, non è "chiaro/oscuro", ma di aumento della "densità" della scrittura. La domanda da porsi è: quanto coinvolgo il lettore, quanto lo emoziono.
Infine una domanda per chi scrive sul Gambero: qual'è stata l'ultima volta che avete scritto col cuore?

03 Ago 2006 | ore 13:30

Si potrebbe rispondere che scriviamo col cuore nella stessa misura con cui i nostri lettori leggono e dibattono della materia.
E leggendo il forum (francamente non questa discussione, molto bella e interessante)quasi sempre c'è tutto meno che una scrittura col cuore.

03 Ago 2006 | ore 15:55

Ho cominciato alcuni anni fa ad interessarmi del vino, e col tempo la passione è diventata professione. All'inizio molti termini mi erano incomprensibili, ma questo è stato per me stimolo alla conoscenza di nuovi saperi e non ostacolo alla lettura. Un lettore senza curiosità e voglia è meglio perderlo che trovarlo. Io leggo perchè voglio conoscere, emozionarmi e crescere.
La "densità" della scrittura che invoco è questa: meno routine e voglia di arrivare a tutti, che la banalizzazione delle "terminologie" non fa crescere nessuno: vi leggiamo per crescere, mica per sapere se è meglio il piatto tondo o quadrato!
Caro Direttore, raccontami una storia....e se non ci riesci informami come nessun altro può fare.

04 Ago 2006 | ore 10:11

Cito Antonio: "Il problema, forse, non è "chiaro/oscuro", ma di aumento della "densità" della scrittura. La domanda da porsi è: quanto coinvolgo il lettore, quanto lo emoziono.
Infine una domanda per chi scrive sul Gambero: qual'è stata l'ultima volta che avete scritto col cuore?"

Scusa Antonio, ma io non credo che quello che viene scritto sul forum non sia scritto col cuore, magari può non emozionare, ma ti potrei elencare almeno 5, forse qualcuno in più, che scrivono col cuore, anzi, con il cuore in mano e per questo vengono addirittura attaccati perchè fraintesi.
Quindi mi chiedo: sappiamo veramente ciò che vogliamo?
Ecco, questo è il punto: analizziamoci e poi esprimiamo le nostre idee in proposito e i nostri desideri per poter dare un reale contirbuto alla crescita di questo meraviglioso mondo che ruota intorno al vino.
Forse sono stata troppo diretta, scusa
ciao
ghiandina

04 Ago 2006 | ore 10:22

Il mio intervento è una risposta alla domanda iniziale di Bonilli e non riguarda certo la qualità delle risposte che ne sono seguite.
Sono io a scusarmi.

04 Ago 2006 | ore 10:31

Nessuno mi dice come "andrebbero fatte" le degustazioni. Allora io dico come le vorrei io: ci vorrebbe un personaggio come già descritto sopra (che sia uno dei 12 citati o qualcun altro nello stesso stile poi per me fa lo stesso), un ambiente accogliente, un piccolo gruppo di persone...un po' come i "reading" dei beatniks.

Vinogodi dice di riproporre con il vino ciò che ho fatto per la musica? Bene.
I gruppi che volevamo vedere non venivano in Italia perchè non erano abbastanza conosciuti; abbiamo telefonato alle loro etichette e agenzie e abbiamo chiesto: cosa vi serve? quanti soldi servono? Fatto quattro conti...abbiamo organizzato noi. Non è complicatissimo. Qui non c'è neanche il rischio che i vicini ti mandino i vigili per il troppo rumore! :-)))
Si può fare? Lo scrivo qui solo perchè io non conosco nessun personaggio del genere...

04 Ago 2006 | ore 11:52

Precisazione: potrei farti i nomi di 5 e forse qualcuno in più di nomi di persone che scrivono col cuore: non ero stata chiara. :-)))

Rispondendo al Direttore: io mi tiro fuori a 'sto giro, non credo di non aver mai scritto senza cuore, IMHO e con me alcuni altri(sempre quei 5 o poco più che volevo elencare prima) :-)))

04 Ago 2006 | ore 16:07

Cito GC:"Nessuno mi dice come "andrebbero fatte" le degustazioni. Allora io dico come le vorrei io: ci vorrebbe un personaggio come già descritto sopra (che sia uno dei 12 citati o qualcun altro nello stesso stile poi per me fa lo stesso), un ambiente accogliente, un piccolo gruppo di persone...un po' come i "reading" dei beatniks."

Ti dico ciò che penso: le degustazioni di cui parlava il Direttore sono quelle che si stanno svolgnedo in questo periodo per l'assegnazione dei Tre Biccchieri della Guida Vini d'Italia edita da SlowFood e Gamberorosso e quindi non possono essere, come mi pare di aver capito che tu abbia capito(contorto giro di parole), "itineranti".
Prima vengono fatte le degustazioni in ogni regione, poi i vini migliori vengono ammessi in finale per l'assegnazione dei Tre Bicchieri, ma questo te lo potranno spiegare meglio persone che partecipano a queste degustazioni e i Direttori stessi.
Piuttosto, perchè non cominci ad andare a qualche degustazione organizzata da qualche associazione tanto per cominciare ad approcciare la materia vino?
A Torino ce ne sono molte e molto interessanti :-)))
ciao

04 Ago 2006 | ore 16:15

Le degustazioni, così come sono fatte, sono noiose, ripetitive e vanno ripensate. Noi facciamo, nel senso di partecipare ma anche organizzare, degustazioni da 20 anni: il modulo è sempre uguale e invece il mondo è cambiato e si dovrebbe pensare che si fa una degustazione come si visita un museo.
Si prenota "una guida" e, poniamo, si formano gruppi di non più di dieci persone che degustano secondo un percorso, delle scelte, una logica. Non dovrebbe essere male avere Cernilli che ti accompagna per un'ora a degustare i Tre Bicchieri che, essendo circa 250, vanno affrontati secondo una logica e delle scelte.
Insomma, una degustazione come viaggio sensoriale e culturale prenotandosi il Virgilio di turno che ti accoglie all'ingresso e ti guida, il tutto pagando un prezzo X e avendo materiale scritto e audio di supporto. Questo per le grandi degustazioni ma non è che le piccole siano molto diverse.
Ecco un'idea per cambiare un po' le cose, idea che cercheremo di applicare da autunno alla Città del gusto per vedere come funziona e fare tutte le correzioni necessarie.

04 Ago 2006 | ore 17:03

Ci risiamo con l'autoreferenzialità?
Personalmente non mi interessa assaggiare i TRE BICCHIERI, ma capire come siete arrivati al giudizio finale.
Direttore, voglio il sapere per poter giudicare da solo e siccome si conosce per differenza, organizzate una degustazione con Cernilli che mi fa assaggiare dieci vini che coprano un arco che va dall'aceto al sublime: Virgilio era una guida turistica anche per il Purgatorio e l'Inferno, non solo per il Paradiso!
Che se poi aprite le degustazioni dei TRE BICCHIERI al pubblico (silenzioso, come a teatro), fra cinque minuti parte il bonifico di prenotazione.

Infine occhio!....Virgilio accompagnava Dante, mica uno stupido qualsiasi.

04 Ago 2006 | ore 17:37

Francamente sul tema vino e avendo una guida leader assoluto del mercato italiano e di lingua inglese e tedesca, non parlerei di autoreferenzialità ma di oggettività: se si deve avere una panoramica di ciò che è la produzione e la qualità della vitivinicoltura italiana la degustazione dei Tre Bicchieri è il momento più alto. E questo voleva essere l'esempio. Altri non saranno d'accordo. Pazienza, qui, comunque, si discute di linguaggio usato per parlare e scrivere di vino e mi sembra che la totalità degli interventi non chieda o proponga la semplificazione-banalizzazione ma l'affermarsi di un linguaggio del vino capace di coinvolgere il nuovo pubblico che è incuriosito ma anche spaventato. E reinventare le degustazioni, grandi, medie, piccole, mi sembra una buona strada per avvicinare il nuovo pubblico e coinvolgere maggiormente quello degli appassionati.

04 Ago 2006 | ore 19:47

@ghiandina
Veramente io non ho mai pensato di far andare in tour le degustazioni per la guida dei vini! Mi riferivo agli individui che nella descrizione di bonilli sembravano tipi interessanti.
Io qui conosco i corsi di slowfood (nulla in contrario, ma un corso è un'altra cosa)...conosco un po' di gente che ha seguito corsi fisar (che parlano di fruttati, prugne, ecc. e non allargano mai il campo)...altri che fanno degustazioni guidate a casa di un tizio che a me è sembrato un paccaro. Poi...booh!!!...che ne so io chi saprebbe integrare la degustazione con aneddoti, storie, perchè e tutto il resto?!

Peraltro anche 250 vini in una volta sola sarebbero un po' troppi per me al momento...!!

04 Ago 2006 | ore 23:23

@GC: Meno male che non l'hai mai pensato!!! :-PPP
Riguardo agli individui, ti assicuro che ne conosco parecchi quelli che lavorano per la Guida Vini d'Italia in giro pper l'Italia, non è poi così difficile incontrarli o quantomeno approcciarli, cosa più difficile forse è riuscire ad arrivare al loro livello, IMHO.
Aggiungo: con questi "loschi figuri" mi ritrovo spesso a serate in casa e ti assicuro che ho imparato più con loro che ai tre cosri AIS frequentati qulache anno fa: sono le mie GUIDE!!!
ciao
ghiandina

07 Ago 2006 | ore 13:12

Un vino è buono se è ben segnalato nella vostra guida. Altro non si sa e nessuno, o quasi, lo vuole sapere e pochi ne capiscono qualcosa.

19 Ago 2006 | ore 17:20

Parlando di vino, sarebbe interessante fare una riflessione sul perche' nei vari forum e blog che se ne occupano, manchi quasi sempre una delle gambe del tavolo, cioe' il produttore. Forse che' la comunicazione del vino n on interessa ai produttori? O forse se ne tengono lontani per paura di entrare nel merito, di essere criticati, non capiti? O forse, ancora il tasso di ipocrisia nella comunicazione del vino ancora non permette di dire veramente quello che si pensa, perche' si ha paura dio urtare la suscetibilita' di qualcuno (consumatore o critico), perche' si usa un doppio linguaggio, uno pubblico e l'altro privato? Perche' se uno come Zonin, e' sucesso a Report, si sente di affermare che in fondo lui e' un contadino, vuol dire che si ha paura di presentare il vino per quello che e', volendolo relegare alla sola immagine "ufficiale" e di propagnada.
Sono solo delle riflessioni, ma mi sembra interessante approfondirle.

21 Ago 2006 | ore 12:35

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