21
Lug 2006
ore 16:15

Parlare e scrivere di cibo

< >

Viva le rosticcerie, viva le bettole, dice Veronesi, premio Strega recentissimo. Io me lo ricordavo gourmet e me lo trovo demagogo, moralista, impegnato.

O forse ha ragione lui e noi siamo dei pazzi che ballano sul ponte del Titanic?

Leggete stralci della sua intervista a Raffaella Prandi che usciranno nel numero di agosto del Gambero Rosso. 

... Io seguo il Gambero Rosso da quando è nato, guardo anche la vostra televisione. Ecco, se posso permettermi,  questa  deriva ormai generalizzata di una tradizione  io la discuterei un po’ di più.  Siamo sicuri sia questa  la strada migliore?


Ma quali sono a suo parere i sintomi di questa deriva, quali sono i tic, il grottesco che intravede?

Il problema è che si parla un linguaggio non condiviso e dunque c’è qualcosa di profondamente stonato. Guardi i  piatti, ormai sono  di tutte le forme, tranne che rotondi. Sembra che li temiamo. Li metterei in galera quelli che ti presentano il piatto romboidale, vostro onore questa è la prova, presi in flagranza  di reato. E quegli schizzi di salse che ormai chiunque ti propone, dalla pensioncina fino al bar della stazione. Sembrano tutti chiederti “le piace?”, “sono a posto?” “il piatto è in regola?”,  le porzionicine, gli stampini,  tutta quella roba pseudo raffinata e di pseudo elite. Aveva un senso forse trent’anni fa da Pinchioriri. Oggi è solo pseudo  lusso di massa. Suona  male, allora meglio molto meglio il piatto abbondante di sugo.

Non negherà però che la lingua si è diffusa e che in vero molti parlano lo stesso linguaggio.

Sì, è vero,  però Baricco  li chiama i barbari. Quelli che fanno quei vini lì, quelli che li apprezzano. Sono barbari nel senso che di fronte a certe raffinatezze di lusso in qualche modo viene voglia di essere dei pezzenti. Io non lo condivido questo codice. Io sono ancora un cultore delle rosticcerie, delle bettole  dove rischi l’avvelenamento. Anche i miei amici,  le persone che io frequento hanno un rapporto con il cibo di tipo tradizionale  che non risente molto di questo cambiamento in meglio che ha raffinato i palati, che ha aumentato le pretese e  che io ho definito come un sint.

commenti 29

..sintomo di decadenza ??..meglio rischiare l'avvelenamento ??

Diciamo la verità...una volta per mangiare bastava avere FAME, e c'erano SOLO le Bettole/Osterie, oggi che puoi scegliere... devi però comprendere ...
devi "studiare" devi imparare e quindi farti una cultura per disciplinare il furbo , dal serio ... per capire le materie prime, conoscere le tecniche.. i segreti del mestiere..
Troppa fatica!
Meglio continuare a mangiare un bel kg di pasta con altrettanto sugo senza usare troppo il cervello... che si fa troppa fatica vero ?

Lampante il PROMO del Film Disney che ho trovato qui sul Blog di Bonilli un mese fa... dove il topo Gourmet diceva all'altro topo... ma almeno lo sai quello che cosa stai mangiando ? No troppa fatica..

Riguardo il Design e i piatti.. non banalizziamo il Design VERO lo troviamo dentro i piatti dove c'e' spesso una grande progettazione degli Chef piatti celebrali (pensati / studiati) d'autore...

Oggi per fortuna stiamo sempre più mi auguro.. attenti a quello che mangiamo..o meglio "degustiamo" e confidiamo in chi per "mestiere" "seleziona" le migliori materie prime.


Al caro Veronesi dico questo ?

Come è che quando mi capita con gli amici di andare nelle bettole/pizzerie etc che dice lui poi NON dormo la notte e ho bruciore di stomaco e mi tocca di prendermi pure un Maalox e quando invece mi faccio un abbuffata di 12 portate degustazione in qualche bel ristorante .. poi dormo benissimo ?

Io preferisco dormire.

Non so lui... ;-)

Ciao.

21 Lug 2006 | ore 19:42

Successo oggi, ore 14,30: autolavaggio.
Lascio l'auto sotto i rulli ed entro nel bar dell'autolavaggio: da dentro osservo il restauro della mia vettura godendomi l'aria condizionata e il the freddo d'ordinanza; e' un autolavaggio moderno, con locale bar moderno e tutto quel che serve; ci sono due ragazzi ad un tavolo che mangiano un'insalata (anzi, insalatona, le insalate non ci sono piu').
Entra una coppia sui 50; lui si siede e ordina spaghetti allo scoglio. Proprio cosi', spaghetti allo scoglio. Io continuo a guardare fuori e per un attimo mi fermo a pensare: questo mangia spaghetti allo scoglio all'autolavaggio? Il piatto deve essere una di quelle robe precotte e congelate poi scongelate e ricotte, sapete.
Leggendo ora quel che dice Veronesi, credo di capire: quel piatto di spaghetti allo scoglio mangiato all'autolavaggio era rilassante. E comunque, rotondo.

21 Lug 2006 | ore 23:27

ah ah ah ah .......
no comment

22 Lug 2006 | ore 01:01

Il piatto di spaghetti allo scoglio era cattivo ma non impegnativo. Lo stesso piatto in altro ambiente e poco più buono sarebbe stato meno divertente, non ci sono dubbi.
A Veronesi, che mi ha proprio deluso per le sue dichiarazioni fighette, posso dire che l'equivalente letterario del suo ragionamento lo si potrebbe fare prendendo spunto da un necrologio di questi giorni: è morto Mike Spillane, il giallista con la scopata, uno che condiva violenza e tette più culi femminili di donne oggetto, mia lettura un po' di nascosto del ginnasio, si potrebbe prendere Spillane e dire che sono più appaganti le letture condite con sesso e violenza, da una volta e via, che solleticano i tuoi più bassi istinti (equivalenti alle rosticcerie che poi ti fanno star male - che ci sono anche quelle buone! - ) piuttosto che le introspezioni narrative di uno che si parcheggia davanti alla scuola della figlia-l'ultimo personaggio del nostro- (e becca lo Strega).
Insomma, siamo tornati all'osteria, agli arancini un po' rancidi e all'autolavaggio con spaghetti allo scoglio. Quanto ai piatti quadrati, bislunghi e di tutte le possibili forme ma non tondi, questo era un cavallo di battaglia di Langone, il Farinacci del giornalismo gastronomico e non solo.
Di sicuro, a parte che Veronesi mi ha fatto girare le scatole, anche nel pianeta cibo c'è un grande problema di linguaggio, di comunicazione e di clima: tra l'autolavaggio e l'Enoteca Pinchiorri ci dovrebbero essere molte tappe intermedie. E invece tutti tendono a scimmiottare gli Adrià di turno e in sedicesimo. E forse anche a noi, sotto sotto un uovo fritto all'autolavaggio...

22 Lug 2006 | ore 12:11

all'autolavaggio ci metto una cassetta di peperoni per pulirli.....semmai.....

22 Lug 2006 | ore 12:17

... mi stupisco di te che proviene dalla trattoria e dalla provincia: un certo modo di intendere il mangiare c'è, è molto diffuso e non lo si cambia certo contrapponendogli Moreno Cedroni o Scabin.

22 Lug 2006 | ore 12:32

scusa ma ho difficolta' a risponderti sul blog....digito il cod ma mi rifiuta la pubblicazione....
lo dico qui...
io a mezzogiorno giro nei locali della zona....
non voglio(e non lo sono) fare il fighetto..ma e' una tristezza immonda....
e pensa che il 90% della gente e' abituata a mangiare cosi':
cotolette riscaldate
pane passato al micro(potresti farci un torneo di beach volley)
pasta precotta
sughi da picco di acidita' gastrica
pizze con lievito acceleratore chimico(ho una reazione corporea a questi lieviti, il mio stomaco reagisce automaticamente)
dov'e' la cucina di provincia?
a parte qualche capisaldo( che viene tacciato di essere locale caro) che usa materie prime decenti se non d'eccellenza che proponeva il menu' a mezzodi' a 18 euro(pero' sapevi cosa mangiavi)
se vuoi altre info dalla bassa provincia bresciana(bassa come qualita') non hai che da chiedere....
ciao
adriano

22 Lug 2006 | ore 19:07

in realtà a questo dibattito mancano all'appello alcuni noti del forum che, spero, faranno la loro uscita all'inizio della settimana perchè l'argomento mi sembra di quelli che si prestano a un bel ragionamento collettivo.

22 Lug 2006 | ore 19:16

Al di là del discorso sulle "bettole dove rischi l'avvelenamento", che immagino si possa considerare una battuta infelice, secondo me c'è qualcosa di vero nelle parole di Veronesi.
In fondo mi sembra faccia il solito discorso su come ormai molti ristoranti concentrino l'attenzione prima sulla presentazione del piatto (e per estensione sul design stesso del locale) e solo in subordine anche su quello che il piatto contiene. Come se il primo aspetto servisse a coprire le magagne del secondo.
Ed è questo un problema che, soprattutto nei locali nuovi, quelli aperti con un notevole sforzo economico e alla ricerca di una immediata remunerazione, mi sembra reale.
E' davvero questa la corretta interpretazione delle parole di Veronesi? Lo conosco poco per dirlo. Certo che se prendiamo alla lettera quello che dice, cascano le braccia.

24 Lug 2006 | ore 08:57

Veronesi è intelligente e non è uno sprovveduto in materia. Rileggendolo a distanza di alcuni giorni si potrebbe affermare che Veronesi mette l'accento su un difetto che si è ingigantito nell'ultimo periodo: la ricerca della forma a scapito della sostanza che, trattandosi di ricette, sembra proprio essere un difetto mortale.
Si prova un certo malessere quando si inizia a mangiare in alcuni locali, tanto di fascia alta che media. Malessere per un eccesso. Eccesso di tutto, di spiegazioni, di piatti leccati, pitturati, di servizio-presenza. Ti senti in un posto "altro" e non a cena per trascorrere alcune piacevoli ore in compagnia. E allora scatta la sindrome "pasta e fagioli" o della trattoria, cioè il rimpianto di situazioni calde e piacevoli che stanno nella nostra memoria.
Magari se queste cose le leggessero alcuni nostri ristoratori sarebbe utile e se poi ci dicessero la loro...
Avrete notato che nessun cuoco scrive mai una riga in questo come in altri blog, sempre acquattati, ormai uomini della comunicazione, attenti all'immagine, più americani, in questo, che italiani.
Forse sarebbe utile che noi e loro ci fermassimo un momento a ragionare, a fare il punto altrimenti la cucina italiana sotto i riflettori (che è il 5%, non dimentichiamolo) rischia di diventare nevrotica tendente allo schizzofrenico.

ps
La cucina del 5% influenza però gran parte dell'altra cucina e la stampa. Essendone a sua volta influenzata :-)

24 Lug 2006 | ore 11:41

Condivido le critiche al narratore in esame, quello che non capisco è come facciate a meravigliarvi.
Davvero da un tale pulpito radical chic e politically correct vi aspettavate qualcosa di diverso?

Ad Majora

24 Lug 2006 | ore 14:51

Mah, devo dire che il parlare di Veronesi l'avevo più legato alla sua nevrosi degli spaghetti al pomodoro, che non all'amore per i supplì unti. Nel senso che mentre credo che il rapporto con gli spaghetti sia un dato basico della sua crescita come persona (dall'età neonatale all'infanzia, adolescenza e così via fino alla maturità) , invece l'ode delle bettole mi sembra più un dato culturale costruito ad arte, una allegoria, in cui non è tanto l'esperienza del cibo ingoiatro che conta, ma quela dello spirito. Per questo a un certo punto parla del "cibo del guerriero" e dice: voi vi rammollite con queste finezze e intanto l'altra metà del mondo ci assalta. Insomma, più una metafora intellettuale dell'oggi, che non una preferenza alimentare e gastronomica. a parte ciò, credo comunque che, fuori da merafora però, qualche spunto critico - come del resto sottolinea anche bonilli - Veronesi lo ponga. Tanto che nel numero del Gambero Rosso di ottobre faremo un ampio servizio sulla TRATTORIA come grande affresco della provincia italiana. E' che però Veronesi si comporta e si atteggia un po' a guerriero, cosa che forse, per dei "guerrieri del gusto" che si battono perché sia un diritto a sé da garantire e rivendicare, scatena un poco gli animi e chiama alle armi... Ma forse fa bene anche questo, un po' di provocazione intellettuale e colta, in tempi di guerre come questo, quaòlche stimolo al cervello e alla reattività fanno bene!

25 Lug 2006 | ore 15:49

@ Giovanni Gagliardi

Si

25 Lug 2006 | ore 15:58

Forma....sostanza...bettole. Ho paura che a seguir Veronesi si rischi di buttare anche il bambino con l'acqua sporca...
Diciamo che c'è una "ristorazione" che non indugia a forme particolari e non si cura dell'estetica e che ti propina sbobbe immangiabili, precotte, stracotte, passate al microonde ecc. Ma ci sono anche "bettole/pizzerie" in cui si mangia veramente bene e che non necessitano, caro Claudio, di nessuna lavanda gastrica.
C'è poi una "ristorazione" che potremmo definire "alta", che cura anche la forma, che è e vuole essere anche complicata. Ma che è grande e riesce a regalare emozioni e, fortunatamente, sopravviverà a Veronesi.
Se proprio vogliamo trarre qualcosa di costruttivo dalle parole del narratore in esame, potremmo, invece, leggerci una condanna verso quella ristorazione che non è alta, non emoziona, ma si limita a scimmiottare, ad imitare....un vero trionfo del "vorrei ma non riesco". Ecco, questo potrebbe essere un aspetto interessante da discutere. Tra gli esperti, i semplici appassionati come me, sulle guide, vedo infatti a volte troppa indulgenza nei confronti di locali che dietro piatti dalle forme esotiche ed accostamenti gastronomicamente azzardati nascondono il vuoto pneumatico. Indulgenza e anche a volte troppa fretta nel proclamare il giovane Marchesi o il nuovo Vissani di turno.
Insomma, la forma è di chi se la può permettere (e a mio avviso sono davvero pochi)......per il resto conosco delle bettole/pizzerie eccezionali.

Ad Majora

25 Lug 2006 | ore 17:28

Vino, cibo....

ma di Birre??

Ma sapete che ormai sfioriamo i 160 produttori di birra artigianale in Italia?

Dedichiamoci anche a loro!

27 Lug 2006 | ore 17:34

Vero, anche la birra vuole la sua parte e credo sarebbe cosa giusta dedicare dello spazio sperando che non leggano queste righe quelli che stanno protestando per il poco spazio dedicato al vino :)

27 Lug 2006 | ore 18:27

... t'ho beccato ... mi fischiavano le orecchie ...

28 Lug 2006 | ore 09:05

Oh, è sempre divertente sentir dire "io sono un cultore delle bettole dove rischi l'avvelenamento" da chi probabilmente ha provato quasi tutti i ristoranti più cari della penisola. Io di postacci decrepiti ne conosco parecchi. Facciamo pure cambio, grazie!!
Poi non capisco. Veronesi vuole forse dire che TUTTA la cucina non tradizionale oggi è "pseudo raffinata" e che NESSUN cuoco si può o si dovrebbe permettere di fare cose creative e originali? Mi pare un'assurdità.
A me la sua affermazione suona così: "Noi, l'élite dei veri gourmet, apprezzavamo le vere raffinatezze trent'anni fa; eravamo troooppo avanti rispetto alle masse di poveracci che ora si illudono di essere gourmet, ma in realtà non capiscono, non sanno cos'è la vera cucina".
Non metto in dubbio che ci siano cuochi pseudo creativi che fanno cucina di pseudo lusso pensando che basti fare un po' di scena e raccontare quattro fregnacce senz'anima per fare un figurone, abbindolando gli pseudo gourmet.
E certo, se assaggio l'ennesimo antipastino formaggio tipico+erbe aromatiche+bacche colorate (cariniiiissimo eh!) e mi sembra di aver addentato un cespuglio del bosco, preferirei avere nel piatto le care vecchie costolette unte della sagre. :-))
Però la volta in cui l'antipastino nel piattino romboidale ha un sapore stratosferico e goduriosissimo...io manco morta rimpiango il piattazzo abbondante di sugo!!!! E non vedo motivo di augurarmi che tutta la cucina cambi direzione!

29 Lug 2006 | ore 01:36

Ah dimenticavo: secondo me il "reato" più grave dei ristoratori non è utilizzo dei piatti romboidali, ma le dannatissimeorrendissime SEDIE DI PLASTICA bianca (o verde, fa lo stesso) da esterni che a quanto pare hanno acquistato quasi tutti gli italiani...

29 Lug 2006 | ore 01:53

p.s. Alla luce del giorno, ripensando alle date...forse trent'anni sono un po' troppi per la gourmetttitudine di Veronesi però il concetto che volevo esprimere non cambia tanto: molti di quelli che disprezzano un certo tipo di cucina in un altro momento hanno avuto modo di apprezzarla...

29 Lug 2006 | ore 11:31

Leggo ora, in ritardo, le considerazioni di Sandro Veronesi. Magari le sue parole sono state male interpretate, magari aveva appena litigato con qualcuno, o era distratto per la felicità di aver vinto lo Strega. Perché altrimenti non riesco a spiegarmi giudizi così populisti, roba da Maurizio Costanzo Show di una volta, col pubblico entusiasta che applaude qualsiasi sparata purché appunto sia partito un colpo. Un simile discorso non regge in nessun campo, non solo quello gastronomico. Come giustamente dice Bonilli, perché Veronesi non applica la medesima retorica al campo della narrativa? E perché inorridiamo se qualcuno parla in questi termini di arte contemporanea, di genetica, di botanica, di musica? Il problema è di "tono". Lo trovo apodittico, vetero-moralistico, e il "si stava meglio quando si stava peggio" mi pare assolutamente fuoriluogo sempre, in qualsiasi campo lo si applichi. Forse Sandro era in un momento di distrazione e non ragionava da "scrittore", cioè da uno che conosce le sfumature, i meandri, il contrario che sta in ogni cosa. Non sono le parole di uno che ha scritto Gli sfiorati, o Caos calmo. Un suggerimento: perché non lo reintervistate dopo le vacanze?

29 Lug 2006 | ore 16:12

Nell'ultimo sabato di luglio su Roma piove e noi siamo contenti :-)
E siamo contenti anche dell'intervento di Camilla Baresani a proposito della "sparata" di Veronesi sul cibo. Lei è rimasta sorpresa, immaginate io che me lo ricordavo gourmet e scrittore-per gioco-di una recensione gastronomica sul Gambero Rosso del 1990. Il tempo passa, lui si sgrezza, vola alto e noi siamo fermi attorno al tavolo con la bocca piena e unta ma di cibi fighetti, stando a quello che dice. E invece lui riscopre l'arancino rancido delle nostre medie e ginnasio. C'è qualcosa che non va, forse abbiamo perso di vista gli ultimi movimenti degli intellettuali che fanno tendenza ma per fortuna Camilla ci fa tornare il sorriso.
Forse bisognerà intervistare Veronesi dopo l'estate.

29 Lug 2006 | ore 17:55


Bo !..... Sicuramente veronesi persona di indubbio valore intellettuale lo ha fatto apposta , ma quello che ci potrebbe sorprendere in questa dichiarazione non è tanto il fatto che un premio strega preferisca rosticcerie e bettole , quanto la totale indifferenza verso la qualità del cibo e questa propensione e desiderio verso la cucina trash …..

Da un intellettuale ,forse ci si potrebbe aspettare un ragionamento ad un livello di astrazione diverso , un desidero di analisi più approfondida , ma anche questo non è detto … il ben mangiare ,il bien vivre come espressione culturale di una civiltà possono essere considerati un valore, oppure semplicemente una sovrastruttura

Andy warol grande e grandissimo , illuminato e illuminante artista degli anni 70 interrogato sul fatto ,diceva che a lui di mangiare bene non gliene fregava nulla , non lo considerava una cosa importante, x lui era sufficiente nutrirsi ….probabilmete warol aveva un grosso problema con il cibo ,oppure x lui il cibo non era un problema … e comunque una dichiarazione cosi netta seppur uscita dalla bocca di un esponente di grande rilievo dell’arte , non ha certo messo in crisi nessuno , era semplicemente un suo atteggiamento nei confronti del cibo .

Se il premo strega e i sui amici preferiscono le bettole al limite dell’avvelenamento sono liberissimi di frequentarle , in italia ,cosi come in tantissimi altri paesi si può mangiare bene o male secondo un propio intimo modo di essere .


Il problema esistente è che la stampa ha trovato una gallina dalle uova d’oro con la gastronomia moderna ,enfatizzando e pubblicando solo gli aspetti più superficiali di questa evoluzione (nata con Gualtiero marchesi ), molto spesso stravolgendone e confondendone i significati.
(ovviamente anche i cuochi hanno trovato nella stampa la loro gallina )

Vive di base una sola cucina , quella professionale e artigianale di qualità , che esiste e si contrappone a quella arruffona e modaiola percepita dal premio strega ed è quest’ultima sicuramente un sintomo di decadenza
Un sintomo di decadenza sono la standardizzazione del raffinato del bello e del buono proposto x forza a tutti , sono la mancaza da parte degli organi istituzionali di sensibilità nei confronti degli artigiani in genere , i soli a mettere la loro anima in ciò che fanno .

E’ un discorso già affrontato…una pizza , un pollo di rosticceria o anche un semplice toast o una polpetta sono ristorazione di qualità e di alto livello se sono proposti con sentimento, sono buoni e preparati da un cuoco che ama il suo lavoro e desidera il piacere altrui ….e costoro che sono tanti , non possono essere preferiti a posti puzzolenti al limite dell’igene (sembra un ragionamento alla catalano)


La cucina professionale di qualità è soltanto molto giovane e ha bisogno del suo tempo x essere correttamente percepita e sostenuta non solo da chi la fa e dai comuni fruitori , ma soprattutto da chi si occupa e scrive di gastronomia , tutto allora nel tempo assumerà i giusti contorni

In quanto alla polemica legata ai piatti tondi rettangolari quadrati o che ne so io , mi sembra proprio un parlare per parlare …. le cornici sono e sempre saranno soltanto cornici che potranno contenere capolavori o croste , ma questo dipenderà solo dalla mano di chi li o le esegue

30 Lug 2006 | ore 18:04

Confesso che sono contento di leggere la firma di un cuoco di quelli che mi piacciono, Mauro Uliassi, in un dibattito che riguarda il come si racconta il cibo, ma anche come lo si vive.
Chiaro che se vengono uccisi 37 bambini in un bombardamento io so/sento tutta la relatività di questi temi. E in fondo era questa una delle argomentazioni di Veronesi: in presenza della tragedia del terrorismo si rischia di essere quanto meno decadenti ad occuparsi del buon piatto e del bravo cuoco. E un po' di ricatto morale questa posizione te lo sbatte tra i piedi, salvo poi ripensare che anche il nostro "ricattatore morale", Sandro Veronesi, ha messo da parte la tragedia del mondo quando si è trattato di presenziare alla votazione finale del premio Strega. Ma forse, ancora una volta, lui e quelli come lui. gli intellettuali, hanno diviso il mondo in gironi e quello della cultura stava in alto, vicino alle nuvole, quello della cucina stava a livello terra, vicino ai pollai e alle bettole, più o meno eleganti, l'uno cibo dell'anima, gli altri riempitori di stomaci e budelle. E se si pensa che poi si defeca pure, il distacco tra intellettuali e il pianeta della tavola e della cucina diventa abissale :-)

30 Lug 2006 | ore 18:33

effettivamente caro bonilli la metterei diversamente:
che tu mangi da marchesi o che tu mangi da maria la sozzona quello che defechi il giorno dopo non e' poi cosi' differente.....
insomma la cacca ci rende tutti paritariamente fratelli!!!!
:-O)

31 Lug 2006 | ore 12:10

Grazie Stefano per lo spazio che potrai riservare alla Birra, sappi anche che domani inizia a Londra il GBBF con autorevoli partecipanti italiani

http://www.mondobirra.org/articolo1023.htm

Speriamo tu possa aprire un 3ad di discussione sulle birre italiani artigianali

31 Lug 2006 | ore 16:16

Scusate arrivo per ultimo e forse ripeto cose già dette. Non credo si possa gordianamente decidere bettola sì, bettola no, ristorante iper-cool e nuovelle cusine sì o no.

Rimane sempre il mangiar bene come parametro finale. Vivo e lavoro a Milano con molti colleghi più giovani (sono un quarantenne) e barbari, che si beccano il minestrone sapor di caserma e ne vanno pazzi squittendo di gioia perchè a casa non se lofanno. Io un po' di orto me ofaccio, integro con verdure surgelate e uso la pentola apresione per accorciare i tempi (sempre più tiranni..).

Il cibo è questione di educazione, e questa -dal compoertamento civico al cibo- è pressochè estinta. Per qs ci aggrappiamo al Gambero, allo Slow, a tante altre cose.

Ma se la bocca resta una mandatory imprescindibile, che dire del vile danaro? Speeso capita di mangiare (e bere!) schifezze pagandole care o il contrario (rara avis). Nella triste zona di wine bar, etno-pizzerie, localini trandy dobe il pollo sa di vitello (e viceversa) della zona-centrale- in cui lavoro ci sono due trattorie. Entrambe presentano la cotoletta alla milanese. Una a 17 Euro l'altra a 10. Secondo voi quale delle due ha l'osso, non sembra gomma, non è preparata alle 10 per poi essere riscaldata alle 13, ecc, ecc...

Tra poche ore partirò per NY, dubito che potrò mai provare Le Cirque sia esso 1, 2, 3...

Il buon cibo è questione di cultura sì, ma anche di danaro. Certo senza la prima, la seconda è spesso intile.

Buone vacanze enogastronomiche a tutti voi!

P.S.
Tempo fa in un wine bar ho sentito questa meravigliosa conversazione. Al sommelir che consigliava un vino del Sud, l'avventore ha risposto "No, sono troppo pesanti. Mi dia un Primitivo di Manduria...2

O tempora, o mores...

04 Ago 2006 | ore 13:03

Mi sono imbattuto in questo forum per caso. Divertente. Anche se si rischia di far passare questo dibattito come una fiera del luogo comune. A me piace mangiare. Sto scoprendo il bere. E anch'io ho 40 anni. Adoro i postacci buoni, ma sono rarissimi. Mi piace frequentare i ristoranti celebrati. Eppure sono incappato nell'hostaria di Gualtiero, a Roma. Chi vuol capire... Be, raramente mi sono sentito più insultato di così. Tante piccole pecche, nel servizio e nei piatti. Ma mai si potrà perdonare di offrire ad un ospite una coscia di pollo bollita a quelle cifre. Per non parlare dei desserts, assolutamente insignificanti. Penso che se l'alta cucina si presentasse a quel modo, nessuno ne resterebbe affascinato. Ed invece mi piacerebbe pensare ad una manifestazione gastronomica che inviti tutti, ma proprio tutti ad avvicinarsi alla migliore gastronomia. Io sono di Catania e il mio sogno è d andare nel tempio della canicola estiva, nel miglio della Playa e organizzare lì una mega rassegna del buon mangiare a fine estate e dare al popolo tutto il diritto di dire cosa è veramente buono. Scommetto che ne vedremmo delle belle. E magari anche l'ex vate Gualtiero, ipse, tornerebbe sulla nostra terra a confrontarsi col mondo. Le vette si raggiungono dopo molta fatica ma devono stare in alto davvero. Se l'idea piace, mi metto in ferie e organizzo. Per mesi, se necessario.

10 Ago 2006 | ore 10:25

Leggo solo ora tutta la diatriba. Secondo me ha ragione Veronesi, pur con toni un po' provocatori. Siamo al lusso di massa, con l'illusione della genuinità, quando invece tutta quell'attenzione alla forma e alla presentazione va nella direzione opposta. Secondo me l'assurdità vera l'ha detta Camilla Baresani quando ha accostato la cucina all'arte contemporanea, alla musica e alla botanica: il guaio è proprio questo, è diventato raro trovare un ristoratore o uno chef che non si senta un artista. E questi intellettuali che gli danno corda sparando a chi, come Veronesi, ha smascherato il trucco.

03 Nov 2006 | ore 10:38

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