ore 12:16
Un romanziere ai fornelli

Bill Buford è editor di Granta e former fiction editor del The New Yorker. Ha scritto Heat, un romanzo - che è una biografia - che è un manuale - che narra la storia di Mario Batali e quella di Bufford che diventa cuoco nelle cucine di Babbo, che viaggia in Italia con Batali per conoscere i prodotti e i piatti della cucina italiana. Il libro verrà pubblicato in Italia da Fandango e probabilmente aprirà un nuovo filone, quello degli intellettuali in cucina per una reality food-story con condimento di ricette. In controtendenza col premio Strega, Veronesi, e la sua ode agli arancini rancidi sul Gambero Rosso di agosto.
FOTO ASSOCIATED PRESS
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Ho letto una recensione sul Sole24Ore di domenica...
I libri sul cibo spesso sono noiosi, spesso...





Aggiungete questo http://www.telegraph.co.uk/wine/main.jhtml?xml=/wine/2006/07/29/edmarco29.xml
"The Soul of a Chef" di Michael Ruhlman non mi sembra tanto lontano come stile/genere.
Però negli Stati Uniti mi pare che anche fra i giornalisti sia un po' più radicato lo stile narrativo ("giornalismo letterario", si chiama?)...
dear sbo non dimentichiamo pero' il capostipite dell'intellectual food novel, il magnifico "The debt to pleasure" , scritto da John Lanchester, allora caporedattore della London Review of Books, e pubblicato una decina d'anni fa presso Jonathan Cape e pure tradotto in italiano. E' un romanzo "à clé", un giallo strutturato intorno a quattro menu di stagion seguendo l'itinerario del protagonista che da Norfolk in Inghilterra sin alla casetta nella campagna del Luberon si presta ad un raffinatissimo jeu de massacre del quale non vi svelo né gli arcanio proustiani né la bile antitatcheriana: lo lessi nell'estate del '96 in Irlanda, quindi prima dell'avvento blairista nel maggio della'anno seguente.
Del buon Bill Buford, consiglio cordialmente, per ben smaltire la sbronza Mondial anche il notevole "On hooligans", una specie di "Cuore di tenebra" che niente ha a che vedere col cibo e tutto con l'universo a parte degli hooligans. Da leggere magari ascoltando il requiem pianistico scritto da Michael Nyman per le vittime di quello stadio che si era sfracellato una buona decina di anni fa da qualche parte - mi sembra in Belgio.
ps: oltre ad essere passato per il New Yorker Bill Buford, tra l'altro una buonissima forchetta, fu il rammaricato agitatore "en chef" di Granta, il trimestrale letterario inglese che dagli inizi dalla fine anni '70 in poi lancio' Ian McEwan, Martin Amis, Salman Rushdie, Julian Barnes - grazie a Faber&Faber ha consegnato pure lui una divertente autofiction sulla cucina: perché al Gambero non ne abbiam mai parlato?- Jonathan Coe e via di questo passo. Mica della robetta,no? Tra la Toscana e Courchevel per la settimana bianca, il vecchio Bill é spesso da queste parti e sulla cucina ne sa piu' di tanti.
ahhh....pero'......avvilupatemi visto che non vado in ferie......mi interessa!