05
Set 2006
ore 17:19

E' la stampa, bellezza

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giornali.jpg

Leggete il giornale quotidianamente? Quanti giornali leggete? Cosa leggete? In realtà è sempre più numeroso il numero di coloro che le notizie le leggono in Rete e in edicola ci vanno saltuariamente. L'Economist ha fatto un'inchiesta sulla fine del giornale, con una data, il 2043.

Se il discorso riguarda le materie che ci appassionano, il cibo&vino, diventa ancora più complesso perchè in edicola si vendono sempre meno periodici.

Insomma, sembra che il futuro sia della Rete. Però fin'ora la Rete è quasi sempre gratis? Che modello economico è? 

Io sono uno di quelli che senza il giornale la mattina sto male. La malattia è grave perchè la domenica mattina, seduto al bar e al sole, ordinando il classico cappuccino - niente cornetto perchè salvo rare eccezioni i cornetti fanno schifo - poggio sul tavolo il pacco dei giornali e inizio a leggere. Chi ti guarda pensa che o sei scemo o sei un giornalista. Corriere, Repubblica, Stampa e Sole (il Domenicale) sono dei classici di tutti i giorni sfogliati/letti nell'ordine. Poi Messaggero, Unità, Giornale (Pagina cibo) e la Gazzetta.

Dopo c'è la visita da Feltrinelli, ma quello è un altro discorso... 

commenti 20

Leggevo moltissimi quotidiani anche io. poi l'arrivo di internet, un po' di pigrizia, l'euro a giornale, "una terribile inondazione, le cavallette"... Insomma alla fine mi collego al sito di Repubblica e lì leggo tutto (?).
C'è un discorso di contemporaneità dell'informazione che il giornale non può più dare. Dà molte altre cose, ma bisogna trovare il tempo. E oggi è sempre meno per tutti.
Mi permetto di riportare (ma non per tirare l'acqua al mulino di internet - solo per riflettere) le considerazioni che qualche anno fa fece Nicholas Negroponte (direttore del MIT) sulla differenza tra bit e atomi.

http://venus.unive.it/franz/S1/04/bit-atomi.pdf

05 Set 2006 | ore 21:00

Nella mia citta', Genova, il giornale piu' diffuso e' Il Secolo XIX. E' pure l'unico che fa consegna a domicilio, cioe' verso le quattro del mattino lascia la copia fresca di stampa davanti alla porta (dispone di uno specifico servizio di consegna). Una cosa molto America, piacevole. E' l'unico a farlo, siccome la lobby degli edicolanti, a suo tempo, si sollevo' contro questo genere di servizi, e ottenne di bloccarli per tutti gli altri giornali.
Questo per dire che, se fosse possibile, preferirei di gran lunga Repubblica, Il Manifesto, pure Il Foglio al buffo Secolo, che qui si legge essenzialmente per farsi quattro risate.
L'informazione consistente arriva quando, a bottega, accedo alla rete; non solo i giornali che ho detto, ma tutto il resto che e' underground, e per me assai credibile, a volte piu' credibile delle info mainstream. Per dirne una, leggo tre quotidiani online, e una trentina di blog, minimo.
Curiosa coincidenza: consiglio la lettura di quel che scrive, proprio oggi, Carmilla On Line:
http://www.carmillaonline.com/archives/2006/09/001918.html

06 Set 2006 | ore 09:44

Io da una quindicina d'anni compra quasi tutti i giorni repubblica. Questa "fedeltà" mi permette di gestire al meglio il tempo che ho a disposizione: se ne ho poco, leggo solo le firme che sicuramente mi daranno soddisfazione, se ne ho molto leggo con calma un po' di tutto.

Altri quotidiani non ne compro, ma può capitare di sfogliare corriere (alla ricerca soprattutto di Stella) o messaggero (quest'ultimo davvero controvoglia).

In rete leggo qualcosa, ma più che altro per sapere se ci sono novità.

In tutto questo vedo il telegiornale raramente, del resto alle 20 c'è blob.

06 Set 2006 | ore 09:57

"Mi consenta" ma la rete non è gratis, la connessione si paga. Credo si debba avviare un discorso preciso tra 'contenitore' (server, provider etc) e i 'contenuti' (giornali online, biblioteche virtuali etc). accordi economici in base ai contatti giornalerieri di una testata. Il giornaleonline di fatto si fa pagare dalle inserzioni pubblicitarie. Non so che rientro di costi ci sia. Ma sarebbe opportuno che l'accesso della rete alla conoscenza continuasse a rimanere libero, fruibile e accessibile a tutti (quelli che pagano già tanto la connessione). Leggo in prevalenza blog, siti di cucina (particolarmente stranieri per la grafica), e i maggiori quotidiani reperibili in rete di mattina. lapiccolacuoca

06 Set 2006 | ore 10:38

Di giornali cartacei ne faccio fuori a tonnellate... d'estate, ovvero quando sono in ferie, ma soprattutto lontano da una connessione internet.
Altrimenti via con i siti di Repubblica,Corriere e qualcos'altro, difatti online l'informazione è "fresca" anche se non molto approfondita.

Mentre per i periodici è un discorso diverso. Preferisco ancora comprarli nella versione cartacea e leggerli quando ho tempo, perchè tanto non ci sono notizie obsolete(quasi).

Ho l'impressione che l'editoria debba adattarsi alla presenza di internet, cercando di capire su cosa concentrarsi. E' inutile dedicare 10 pagine cartacee al calendario eventi, quando online ho un servizio migliore.
Ma se ho un reportage o un'inchiesta (tipo quella sui pomodori dell'Espresso) preferisco la versione cartacea.

06 Set 2006 | ore 11:17

Io leggo Repubblica tutti i giorni da oltre 20 anni, poi ho l'abbonamento al Corriere della Sera che arriva a casa di mio padre tutti i giorni, la sera passo a prenderlo io per confrontare le notizie con quelle di Repubblica.
Qualche giorno che mi gira compro l'Unità e la Gazetta, poi anche TS Totoguida, insomma ho la casa invasa dai gironali, riviste e libri :-)))
La domenica e il venerdì Il Sole 24 Ore, poi ho 4 abbonamenti a riviste sul vino e compro mensilmente Il Gamberorosso e altre riviste di cucina e vino.
Mio marito è abbonato a Il Mondo e ogni tant per mantenermi in allenamento con l'inglese compro qualche quotidiano o amricano, però ora è tanto tempo che non lo faccio più e quasi mi vien voglia di ricominciare.
Infine, in rete spazio sui siti dei miei giornali preferiti, poi anche su quelli che detesto e che si possono immaginare :-DDD
Così è la vita....
ciao
ghiandina

06 Set 2006 | ore 13:30

Caro Direttore, ha toccato un tasto decisamente interessante. Mi soffermo su ciò che mi riguarda più da vicino : il modello economico del contenuto online.

Le strade a mio avviso sono tre :

1) Contenuto (genericamente inteso) a pagamento. Abbiamo visto tuttavia come un modello di questo tipo sulla rete non funzioni, un esempio eclatante è il Secolo XIX che da quando ha messo l'accesso online a pagameto ha drasticamente perso l'ottimo traffico che era stato in grado di creare.

2) Contenuto (specializzato) a pagamento. Con i contenuti specializzati il modello sembra funzionare di più. Non intendo però solo contenuti di una certa materia ma contenuti e approfondimenti tecnici, molto difficili da ritrovare. Uno dei settori che funzionano sembra essere quello delle informazioni finanziarie specializzate. So per certo che sia all'estero che in Italia ci sono molti professionisti che pagano per avere informazioni - via rete - di questo genere. E' un modello ancora in embrione ma che potrà svilupparsi concretamente in futuro.

3) La terza via - quella che personalmente ho scelto - è quella del contenuto gratuito a fronte di introiti generati dal traffico/pubblicità. La prima via per generare traffico è avere molto contenuto gratuito, se possibile di qualità. Con molto traffico si può sperare di divenire "appetibili" per questo o quello sponsor. Il problema Direttore è che il mercato della pubblicità online è ancora estremamente immaturo in Italia. O meglio, chi vende è maturo o comincia ad esserlo, quello che manca sono le aziende che investono che, ancor oggi, non comprendono i vantaggi e i minori costi che l'investimento in rete ha rispetto ai media tradizionali.

Noi, come sa, ci stiamo lavorando.

06 Set 2006 | ore 13:53

Per chi vive all'estero,parliamo di Argentina, e nell'edicola sotto casa trova solo un quotidiano italiano la rete è vitale.Mi manca la pila di giornali e il cappuccino,ma leggere in rete ogni mattina mi soddisfa. Avevo tentato che con gli abbonamenti e non sempre le cose funzionano,solo il Gambero Rosso mi e' sempre arrivato.L'importante per me è leggere,leggere,leggere ovunque sia possibile.
Buona lettura ,elena.

06 Set 2006 | ore 15:12

Compro tutti i giorni Repubblica e qualche volta il Corriere della Sera. Il giornale cartaceo di prima mattina è qualche cosa di insostituibile.
Ogni mattina ascolto l'ottima rassegna stampa di Radio Radicale.
Poi in ufficio, essendo sempre connesso, sfrutto i contenuti online (siti di Repubblica e Corriere) e di molto altro (forum, blog, ecc.).
Non sono disposto a pagare per i contenuti in rete, ma accetto che vi sia pubblicità.
Sono abbonato al GR e a Vanity Fair, che confesso di leggere molto volentieri. Leggo anche per lavoro (faccio il traduttore).
La sera, a casa, in genere mi dedico ai libri.
Pumpkin - Luca

06 Set 2006 | ore 16:20

Per i prossimi, durissimi anni, sentirei di raccomandare agli editori di giornali un esercizio. Dare per scontato che il modello di business dei loro giornali online sia l'accesso gratuito ai contenuti. Con la sola eccezione, forse, delle nicchie iperspecializzate coperte quasi in regime di monopolio. Il modello Wall Street Journal (di 1.500 quotidiani americani, l'unico interamente a pagamento) che appariva vincente, sta rovinosamente franando. Per tacere dell'effetto "citizen journalism", i lettori che partecipano, che aggiungono preziosi contenuti alla copertura degli staff. Un effetto incompatibile con la lettura a pagamento.

Quale modello perciò? Quello tradizionale, per cominciare: vendere spazi agli investitori pubblicitari. In rapidissima espansione, curiosamente, nel pur innovativo web (raggiunto il milione di visitatori, Repubblica.it ha messo a segno nell'ultimo anno un notevole + 70% di pubblicità). E va bene, boom, ma marginale rispetto alle perdite pubblicitarie delle edizioni cartacee, dicono gli scettici.

L'editore GMG per esempio, con Guardian Unlimited (sito del quotidiano) è arrivato quest'anno alla discreta cifra di un milione di sterline.

Dite che c'entra con lo sguardo che il Guardian ha rivolto alla rete, inquadrata come un'opportunità e non come un problema? Giudicate voi. Mentre altri meditano sezioni a pagamento, il Guardian mette online G24
( http://www.guardian.co.uk/g24 ), servizio gratuito che consente di leggere e scaricarsi un pdf in formato A4 delle principali notizie aggiornate ogni 15 minuti. Mentre altri assegnano una manciata di blog ai redattori, il Guardian produce quella meraviglia di "Comment is free" ( http://commentisfree.guardian.co.uk/index.html ). Mentre calano le vendite delle testate locali del gruppo, GMG sviluppa insieme ad altri editori locali database completissimi per far trovare agli inglesi casa, lavoro e persino l'auto. Facendolo diventare Fish4,
( http://www.fish4.co.uk/iad/info/about ) sito dall'interessante fatturato. Ma il Guardian oggi, non è più soltanto un quotidiano inglese: è audio, video, può essere negli Stati Uniti, in Australia, può essere continuo, o una sola volta al giorno, o qualcosa che si aspira a pezzi da un feed rss...

Tutto questo costa, e il Guardian ha sempre investito, ma pensate che oggi sia in una posizione privilegiata rispetto non solo al Times di Londra, ma pure di più diffusi quotidiani internazionali? Si, esatto.

Poi che c'entra, dovessi mettermi io a fare l'editore online, che di euro ne ho pochini, proverei a interessare gli investitori pubblicitari tenendo i costi sotto controllo, e soprattutto utilizzando per benino le possibilità monstre che il web offre se vuoi essere editore.

06 Set 2006 | ore 16:43

Da questa prima serie di risposte si capisce che il lettore di questo blog è un "repubblichino" e in misura molto minore, un lettore del Corriere della sera. Assenti i lettori del Giornale? Di Libero?, Del Foglio (come seconda lettura)? Assenti, insomma, i lettori di centro-destra? Eppure per un appassionato la pagina curata da Paolo Marchi sul Giornale la domenica è molto interessante. E il Domenicale del Sole ha una rubrica di Davide Paolini e spesso della Baresani. E poi c'è la doppia pagina della Stampa il venerd' e le pagine slow nel supplemento Stampa del sabato. Insomma, queste non sono che alcune delle molte rubriche presenti nei quotidiani la cui lettura è per me imprescindibile e formativa.
Saper leggere un quotidiano è un'arte e quasi una professione e, per fare un esempio, la sola lettura di Repubblica fornisce un quadro parziale della realtà del tutto omologo a quello che si ha leggendo solo il Giornale.
In molti casi la lettura del giornale acquista i connotati della testimonianza, come se leggendo Repubblica si affermasse la propria appartenenza alla società democratica ed evoluta contrapposta alla società destrorsa e conservatrice di Libero-Foglio-Giornale. Un modo molto rozzo di accostarsi all'informazione.

06 Set 2006 | ore 17:02

Direttore, mi permetto di dissentire dalla sua ultima frase perchè, pur condividendo l'idea di leggere più testate, alla fine, visto che non posso permettermi di leggere tutto il giorno, quando devo comprare, preferisco scegliere tra i miei preferiti e con i quali condivido anche la linea editoriale, poi online dall'ufficio o da casa, cerco di leggere gli aritcoli che mi interessano maggiormente sulle altre, ma non ho tempo a sufficienza per fare tutto.

06 Set 2006 | ore 17:33

A me piacciono moltissimo i domenicali pertanto la domenica acquisto (da sempre) il Sole 24 Ore (l'unico che parla diffusamente anche di filosofia) e la Repubblica (un pò più commerciale e pilotata dai grandi eventi ma molto ben scritta - bello l'ultimo articolo sul tango ), il lunedì vado a largo argentina e compro El Pais Semanal e visto che ci sono La vanguardia.

Negli altri giorni leggo i giornali a sbafo da Franco Dammicco o quelli che arrivano al Direttore Generale e solo il giovedì compro la Repubblica e il Sole 24 Ore perchè mi piace molto l'inserto Nova.

Ogni tanto compro il Corriere della Sera e leggo Style (l'ultimo contiene delle belle interviste agli architetti più in voga)

Come mensili leggo Mark Up, Prima Comunicazione e ogni tanto Espansione ma dipende dai titoli in copertina (questo mese Coca Cola vs Pepsi).

Ogni tanto leggo il Mondo e Italia Oggi quando ci sono gli speciali di marketing.

Una volta compravo anche Business 2.0 e Marie Clare lo compro quando sono in aereoporto e ci sono ritardi...

Vanity Fair la leggo perchè la compra Federico della redazione guide...

Leggo molto volentieri anche le riviste di arredamento ma non le compro.

Su Internet navigo sui blog prevalentemente e sui motori di ricerca ma, le notizie le sento alla radio con l'I-pod sul motorino.

I blog dei quotidiani in Italia sono davvero indietro rispetto a Stati Uniti e Spagna...ma di questo ne riparliamo.

06 Set 2006 | ore 18:28

Commento diviso in parti: parte prima:

Per i prossimi, durissimi anni, sentirei di raccomandare agli editori di giornali un esercizio. Dare per scontato che il modello di business dei loro giornali online sia l'accesso gratuito ai contenuti. Con la sola eccezione, forse, delle nicchie iperspecializzate coperte quasi in regime di monopolio. Il modello Wall Street Journal (di 1.500 quotidiani americani, l'unico interamente a pagamento) che appariva vincente, sta rovinosamente franando. Per tacere dell'effetto "citizen journalism", i lettori che partecipano, che aggiungono preziosi contenuti alla copertura degli staff. Un effetto incompatibile con la lettura a pagamento.

Quale modello perciò? Quello tradizionale, per cominciare: vendere spazi agli investitori pubblicitari. In rapidissima espansione, curiosamente, nel pur innovativo web (raggiunto il milione di visitatori, Repubblica.it ha messo a segno nell'ultimo anno un notevole + 70% di pubblicità). E va bene, boom, ma marginale rispetto alle perdite pubblicitarie delle edizioni cartacee, dicono gli scettici.

06 Set 2006 | ore 18:52

Commento diviso in parti.
Seconda e ultima parte:

L'editore GMG per esempio, con Guardian Unlimited (sito del quotidiano) è arrivato quest'anno alla discreta cifra di un milione di sterline.

Dite che c'entra con lo sguardo che il Guardian ha rivolto alla rete, inquadrata come un'opportunità e non come un problema? Giudicate voi. Mentre altri meditano sezioni a pagamento, il Guardian mette online G24
( http://www.guardian.co.uk/g24 ), servizio gratuito che consente di leggere e scaricarsi un pdf in formato A4 delle principali notizie aggiornate ogni 15 minuti. Mentre altri assegnano una manciata di blog ai redattori, il Guardian produce quella meraviglia di "Comment is free" ( http://commentisfree.guardian.co.uk/index.html ). Mentre calano le vendite delle testate locali del gruppo, GMG sviluppa insieme ad altri editori locali database completissimi per far trovare agli inglesi casa, lavoro e persino l'auto. Facendolo diventare Fish4,
( http://www.fish4.co.uk/iad/info/about ) sito dall'interessante fatturato. Ma il Guardian oggi, non è più soltanto un quotidiano inglese: è audio, video, può essere negli Stati Uniti, in Australia, può essere continuo, o una sola volta al giorno, o qualcosa che si aspira a pezzi da un feed rss...

Tutto questo costa, e il Guardian ha sempre investito, ma pensate che oggi sia in una posizione privilegiata rispetto non solo al Times di Londra, ma pure di più diffusi quotidiani internazionali? Si, esatto.

Poi che c'entra, dovessi mettermi io a fare l'editore online, che di euro ne ho pochini, proverei a interessare gli investitori pubblicitari tenendo i costi sotto controllo, e soprattutto utilizzando per benino le possibilità monstre che il web offre se vuoi essere editore.

(Ps: scusate, sono andato lungo)

06 Set 2006 | ore 18:54

grazie Stefano, davvero

07 Set 2006 | ore 16:20

Rispondo a Massimo con cui sono d'accordo su tutta la linea. A mio avviso il modello di business da seguire è proprio quello del contenuto free a fronte dell'incremento esponenziale dell'advertising online fenomeno che il "nostro" settore (wine & food) comincia solo adesso a percepire come profittevole ma che in altri settori, per esempio hi tech e finanziario, funziona già da tempo.

08 Set 2006 | ore 02:20

Io sono tra quelli che in edicola non entrano quasi mai; sono troppo incasinate! Le notizie di solito le leggo in rete: da Google news per avere un'idea di che succede; qualche notizia la approfondisco tra Repubblica e Corriere, qualcuna anche su altri quotidiani.
Poi passo ai giornali americani e inglesi, più raramente francesi.
Al bar sfoglio la Stampa, nei weekend il fidanzato compra Repubblica e a volte il Manifesto con Alias (non so se ultimamente c'è ancora).

Riviste? Ho l'abbonamento a Internazionale, in edicola compro soltanto sempre l'Europeo e da un anno a questa parte anche il Gambero. Qualche rivista la sfoglio in emeroteca (ogni tanto) o ne compro una quando devo prendere il treno.
Se i clienti fossero come me mi sa che le edicole chiuderebbero prima del 2043...!

09 Set 2006 | ore 00:13

Però scusate, alla fine non si può pretendere che il lettore normale si preoccupi per le sorti degli editori; se ha l'impressione di ottenere più o meno la stessa informazione o pure "migliore" (per i suoi parametri) gratis da internet perchè mai dovrebbe spendere per acquistare giornali e riviste su carta?

Non mi pare che mediamente i giornali facciano molto per convincere i lettori tentennanti e disaffezionati. C'è tanlmente tanta offerta di notizie e informazioni gratuite dappertutto che a me viene spontaneo preselezionare, se no vado in sovraccarico.
A me non interessa lo sport, non mi interessa cosa fanno edicono le persone famose, meno che mai i pettegolezzi su chiunque; non voglio sapere ogni volta che il papa si scaccola il naso, e della politica italiana vorrei sentire solo i fatti o qualche analisi interessante e non le beghe e le chiacchiere inutili tra loro; così come nella cronaca odio le testimonianze lacrimose o ovvie (se stai in coda al casello nei giorni di punta non sei certo contento), odio l'allarmismo ripetitivo e ciclico su alcuni argomenti che poi vengono dimenticati poco dopo, gli articoli che spiegano che d'estate fa caldo e bisogna bere di più, che se vai veloce in auto rischi di schiantarti. Quindi la maggior parte dei giornali...posso buttarli direttamente nella carta riciclata. O mi proprongono qualcosa di interessante se no mi sembra meglio scavare nel web mentre apro altre 23 finestre sul resto del mondo...

09 Set 2006 | ore 18:22

Perfettamente d'accordo con gumbo chicken! In edicola ci vado di rado, le riviste che mi interessano me le faccio arrivare per abbonamento e le notizie le seleziono qua e là sul web.
Anche perchè il tempo spesso non è molto e a quel punto preferisco investirlo con un buon libro.

10 Set 2006 | ore 17:36

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