29
Ott 2006
ore 11:27

Il Salone del gusto

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salone_gusto_street.jpgIl successo può diventare il tuo peggior nemico e nel caso del Salone del gusto, il suo successo sta trasformando la kermesse in una vera sfida per la soppravvivenza. Ieri sabato e oggi domenica per entrare si fa un'ora di fila. Ma non è nulla in confronto a quello che ti aspetta dentro: caldo insopportabile, impossibilità di camminare o fermarsi ad assaggiare perchè pressati da una folla superiore ad ogni aspettativa, rumore assordante e clima che non ha nulla di slow.

Certo, il Salone ha ormai una rilevanza mondiale e Torino, il Piemonte e l'Italia sono diventati punto di riferimento per appassionati, giornalisti, studiosi.

salone_gusto_terra.jpg


L'altra faccia della manifestazione è Terra Madre, il luogo d'incontro dei contadini e artigiani del mondo, degli studiosi, dei Nobel. Luogo di seminari e conferenze sulle tematiche planetarie dell'alimentazione. Senza Terra Madre il Salone sarebbe solo un grande mercato con prodotti introvabili nella maggior parte dei casi, spesso costosi e comunque difficilmente accessibili per un pubblico medio. Una grande idea dopo dieci anni chiede la capacità di rinnovamento, merito di Slow Food è di avere portato al centro dell'attenzione le tematiche del cibo, tutte, dalle più edonistiche a quelle epocali e aventi come tema la sostenibilità. 

commenti 80

avendo vissuto sulla mia pelle il salone per un giorno e mezzo consiglio a petrini tre cose:
IL giovedi' entrano solo gli addetti e nessun'altro.
Il venerdi entra la stampa.
sabato e domenica tutti.
lunedi le scolaresche.
Maggior controllo agli ingressi e rilascio tessere stampa solo su invito di slow food.
Troppa gente . Troppo caldo e troppa ressa.
E poi iniziare alle 9.00 e non alle 11.00 e chiudere alle 19.00 e non alle 23.00.
Migliorare i cartelli e gli ingressi.

29 Ott 2006 | ore 17:20

Non c'è dubbio che bisogna metterci pesantemente mano, proprio perchè le cose vanno bene.
Per me bisognerebbe separare nettamente l'area mercato e delle degustazioni dalla parte degli incontri e dei convegni. Bene i e la presenza dei cuochi (grandi Corelli e Barbieri) laboratori. Male i prezzi, troppo salati, sia dell'ingresso (si dovrebbe fare un biglietto a forfait per famiglie) che degli assaggi (due Euro per o per un'ostia di pane e un alito di salame sono un po' troppo). Molto bene la rivelazione del salone, che per me è stata la parte britannica con le carni e le favolose terrine.

29 Ott 2006 | ore 21:24

Vernerdì pomeriggio-sera si stava abbastanza bene; non c'era coda alla cassa, non c'era coda agli stand, ci siamo saziati di assaggi gratuiti, si camminava agevolmente dappertutto.

Ieri -sabato - già c'era troppo casino; oggi mi hanno detto che era un delirio.
Se la massa dei visitatori fosse costretta a concentrarsi il sabato e la domenica diventerebbe come la metropolitana di Tokio nelle ore di punta, con gli appositi tizi all'ingresso che spingono la gente dentro a forza!!

Mi pare che si siano già resi conto che è il caso di ripensare l'organizzazione; l'importante comunque è che non si trasferisca a MILANO...grrrrr!!!

29 Ott 2006 | ore 22:03

Direttore: purtroppo al salone fisicamente non ci sono potuto andare. Avrei accettato la coda e il caldo infernale. Dopo la copertina dove va slow food? e un editoriale polemico, quasi preveggente da lei scritto sultema, adesso questo 3d. I difetti e la classica organizzazione italiana ci saranno pure...ma perché non ci chiediamo dove sarebbero oggi, senza Carlin Petrin, la signora di Conca Casale, il Salame delle valli Tortonesi, il prosciutto di pietraroja e altre prelibatezze che nessuno sapeva prima che esistessero...a proposito anche su Rai 1 si parla di Salone e la unica cosa che si fa é andare a intervistare Ferrán Adriá...io che guardo la Rai dalla Spagna per dimenticarmi un po' degli spagnoli...tralaltro io non so se sia bravo come dice alcuno o meno, come dicono altri, peró una cosa é certa: non sa parlare, nemmeno in spagnolo. É un ex lavapiatti, con tutto il rispetto per la categoria, che fa fatica a elaborare discorsi...
Non possono intervistare l'artefice della manifestazione, Carlo petrini, un uomo che ha realizzato un sogno...un gruppo di amici utopisti ha realizzato dal nulla un'associzione mondiale...e invece no', perché ferrán, come tutti lo chiamano, non sa parlare, peró tutti ne parlano...le mode, il paradigma comunicativo, come dicono i sociologi....

29 Ott 2006 | ore 23:08

Non credo che ogni volta che si fanno delle critiche sia necessario cautelarsi dicendo tutto il bene di slow food e di petrini e poi buttare là distrattamente un ma...
Il Salone del gusto così com'è non credo possa andare avanti: devono essere introdotti pesanti correttivi e gli uomini di Slow sono tra i più bravi organizzatori e non hanno bisogno dei miei suggerimenti se non quello di cambiare perchè una bolgia come quella di sabato, dopo avere pagato 20 euro, non è accettabile in quanto dentro tutto diventava impossibile, faticoso, sofferto, anche fare la pipì e non mi sembra buono, giusto, equo, solidale e sostenibile.
Ormai il marchio slow food è mondiale, il Salone deve cambiare e Terra Madre a Torino è andata bene per due edizioni ma ora va portata ai paesi d'origine, per essempio Terra Madre Sud America, Terra Madre Africa Australe e così via. E queste cose le ha dette anche Piero Sardo nella diretta che abbiamo fatto dal Salone per RaiSat Gambero Rosso Channel.
Non va comunque dimeticato il risultato raggiunto, cioè l'avere fatto di Torino la capitale del cibo con l'anima e avere portato al Salone migliaia di protagonisti capaci di costruire anche grazie a internet una rete mondiale di piccoli produttori fino a ieri sconosciuti e emarginati.

29 Ott 2006 | ore 23:24

io credo che ci si debba domandare..a chi serve il salone del gusto?? per chi e' pensato??Secondo me e' un grande bazar dove chi sta allo stand vende i suoi prodotti e fa i soldi.
3 euro per un cartoccio con dieci olive ascolane..tre euro un panino con un particolare affettato di Matera 3 euro una birra..alla fine a chi e' servita la fiera?? a chi ha lo stand.
Sinceramente se devo pagare 20 euro per essere strattonato da venti persone che per un micro cucchiaino di gorgonzola e chamapagne fanno la ressa e morire di caldo sotto centinaia di lampade preferisco stare a casa mia.
La logistica va migliorata e i servizi vanno piu' curati. Ok il volontariato ma non puoi mettere solo tre persone a gestire 4 gg di laboratori del gusto e costringere la gente a tre ore di fila senza sapere se per il Krug ci sara' posto o no.
Ridiscutere il senso del salone e rivedere certi meccanismi.

30 Ott 2006 | ore 00:27

allora 4 saloni del gusto gestiti meglio.....:_O)

30 Ott 2006 | ore 01:13

Spero di essere, comunque, una delle poche persone che al salone non c'è stata, soprattutto perché reputo interessanti queste occasioni di aggregazione per i convegni, i dibattiti, gli incontri che si possono fare. Al di là dei problemi organizzativi, della ressa, del caldo e delle 3 olive a 3 euro (si sopporta anche questo se ne vale la pena, giusto?) che cosa ne pensate dei temi, delle conferenze e delle questioni proposte quest'anno?

30 Ott 2006 | ore 09:58

Purtroppo per impegni di lavoro non ho potuto essere a Torino, ma a quanto leggo sono stato fortunato. Certo se le cose sono andate così bisognerà assolutamente cambiare registro, per esempio prevedere più appuntamenti in date e/o luoghi diversi per aree tematiche. Radunare tutto lo "scibile" eno-gastronomico in un solo luogo/tempo ritengo sia ormai improponibile.
Altra storia le dirette del GR Channel, interessanti, godibili, con un bel "ritmo" assolutamente riuscite!
Complimenti a tutti, Bonilli, Bolasco, Cernilli ecc. ecc.

Ad Majora

30 Ott 2006 | ore 09:58

...si sopporta se non ci vai. se ci vai sopporti poco. a parlare dopo son capaci tutti.
Ma perche' la gente parla senza sapere??

30 Ott 2006 | ore 11:44

Mi perdoni, e lei come fa a sapere se la gente parla con cognizione di causa o meno? Essere mancata una volta, non vuol dire non esserci mai stata, a questi come ad altri eventi, del genere e non. Io chiedevo, semplicemente, se almeno il resto ne faceva ancora valere la pena...

30 Ott 2006 | ore 12:02

io mi riferivo all'ultima edizione dove lei non ha partecipato.
Se il salone del gusto deve diventare il salone del wrestling per attraversare 100 metri ci metto 10 minuti preferisco stare a casa e le olive me le cucino io a casa.
Propongo a questo punto una soluzione drastica.
Allungare le giornate ripetere i laboratori in piu' momenti e mettere il biglietto a 50 euro per tutti e niente omaggi o stampa o altro.
Vedrai come si eliminano le code e i veri appassionati entrano nonostante i 50 euro.

30 Ott 2006 | ore 12:15

Probabilmente è vero, accadrebbe proprio come si augura lei.
Mi chiedo, però, se questo non porterebbe ad una virata rispetto alla rotta che i promotori originariamente si erano prefissati (presumendo che quegli intenti di viaggio fossero almeno allora veritieri e onesti nei confronti del pubblico), cioè il tentativo di diffondere una cultura alimentare che non dimentica e abbandona i mercati locali e, in accordo con i produttori, cerca di far vivere e sopravvivere i prodotti (della natura o dell'uomo) di qualità.

Si potrebbe dire, forse tediosamente o banalmente, che se in origine il proposito era didattico (o... divulgativo, che dice?), questo cambio di rotta avrebbe sì l'effetto di sfoltire e far partecipare all'evento solo chi è sinceramente interessato agli scopi più nobili (ma che quella cultura alimentare già possiede), lasciando per strada i molti che magari ci vanno solo per le olive di cui sopra (e delle pere pericine continuerà ad ignorare l'esistenza). Ma... non si correrebbe il rischio di ridurre il tutto ad un'operazione autocelebrativa?
Sian ben chiaro, me lo chiedo e glielo chiedo in maniera non pretestuosa, visto che è un tema comunque "in circolo", anche a proposito di questioni diverse, che riguardano genericamente i modelli di ristorazione (di cui, per esempio, si parla proprio nell'inchiesta di ottobre del g r, dedicata alla trattoria). Non trova anche lei che, gira e rigira, il problema, a livello teorico, sia sempre lo stesso... purtroppo da secoli?

Quanto invece agli innegabili disagi pratici, correttivi tipo la ripetizione dei laboratori e l'organizzazione di flussi di visitatori più ordinati mi trovano pienamente d'accordo. Molto meno l'idea che per vedere, sentire, conoscere e provare tutto quanto rientra nella kermesse si debbano pagare 50 euro al giorno. Mi pare una barriera troppo alta all'entrata.

30 Ott 2006 | ore 13:08

mentre la leggevo mi e' venuta un'idea.
Togliere tutti gli stand lasciare i presidi e fare piu' informazione e piu' laboratori.O fare gli stand ma che non vendono prodotti tipo quello stupendo del riso aquerello che non vendeva ma era li' in rappresentanza.Troppa gente che non c'entra nulla e molta gente invece che vorrebbe imparare ma non puo'.
Non recedo dalla mia idea dell'ingresso a 50 euro.
Un limite che molti possono permettersi e che a molti potra' sembrare follia ma almeno una volta dentro uno puo' godersi la fiera in pace.
E nei 50 euro ci metto l'ingresso all'enoteca e un laboratorio a scelta.

30 Ott 2006 | ore 13:31

alla stand di acquerello era straordinaria la maleducazione
se uno vuole fare il figo, lo snob e quant'altro se ne stia a casa sua, se va al salone del gusto poi si deve "sporcare le mani" anche con i coglioni di passaggio
oloapmarchi
(che ha messo acquerello nella sua personalissima lista nera che si apre con la benzina esso)

30 Ott 2006 | ore 13:54

dissento e trovo invece che fosse uno degli stand piu' fini ed eleganti di tutto il salone.
spiacente per la sua affermazione.

30 Ott 2006 | ore 13:59

Per vari motivi non sono andato al Salone, quello che mi colpisce è l'eccessivo spazio dato a Terra Madre e l'abolizione di altri spazi. Ad esempio l'anno scroso c'era la Piazza della Birra, quest'anno solo la via della birra, con numeri estremamente ridotti. A questo punto mi chiedo lo spazio dato al vino (due anni fa c'ero e credo che il meccanismo fosse ideale, i gettoni e la possibilità di degustare vini da tutto il mondo) è diminuito o aumentato? Chissà...

30 Ott 2006 | ore 14:38

che fosse fine ed elegante nessun dubbio, come struttura in sé, poi nel box ci sono delle persone in carne e ossa che possono pure essere maleducate anche se ben vestite, linde e lavate. non sta scritto da nessuna parte che per essere maleducati bisogna vestire male, puzzacchiare e fumare dove è proibito
la sua esperienza non può essere stata la mia
io mi acquerello la vita in altro modo
oloapmarchi

30 Ott 2006 | ore 15:01

sig Marchi pero' dicendo quello che dice non fa capire il motivo del suo risentimento verso le persone dello stand di acquerello.
se ne ha voglia puo' argomentare. in caso contrario e' un suo punto di vista dal quale mi dissocio. Ho fatto con loro un corso slow food a bologna sul riso e mi sono trovato in modo egregio.

30 Ott 2006 | ore 16:00

certo che è un mio punto di vista, pensa che lo prenda in prestito da antonio venchiarini o lella gurrasoni?
lei è contento? evviva, io no e subito dopo essere stato trattato come un pezzente che elemosinava una cartella stampa (strano: un giornalista che chiede una cartella stampa, mai sentito prima...) ho fatto tre passi, mi sono fermato allo stand Veneria, ho guardato, chiesto, parlottato, fatto acquisti e il risotto che mi farò sarà di certo migliore perché in quei chicchi c'è anche la gentilezza della stendista
oloap

30 Ott 2006 | ore 16:11

ho capito
tutto quanto gira intorno ad una cartella stampa non data.
A me rincuora il fatto che ho parlato con uno chef brasiliano a Terra madre che mi ha detto che usa il riso acquerello nel suo ristorante.
Lei per una cartella stampa va giu' di testa e offende. Non le sembra eccessiva come reazione??

30 Ott 2006 | ore 16:34

no
ed è preoccupante che una azienda allestisca uno stand, in una manifestazione come il salone del gusto, vietato alla stampa e in fondo anche al pubblico perché lì in pratica non si poteva fare nulla, né degustare né acquistare né chiedere informazioni
se lei lo trova normale sono contento, ma non cambio idea anche se tutti i cuochi del mondo dovessero usare quel riso lì

30 Ott 2006 | ore 18:44

ci sarebbero tante cose da dire....io vorrei solo dirne una....MA PERCHè NOI ITALIANI SIAMO SEMPRE COSI LESTI A CERCARE MAGAGNE E A CRITICARE L'OPERATO ALTRUI???
é mai venuta Slowfood a criticare le scelte fatte per le manifestazioni da voi fatte , sia Gambero che Identità Golose?
Qualcosa da obbiettare si potrebbe trovare...Calcolando le dimensioni dell'evento.....
Non sarebbe ora di finirla di fare la guerra l'un con l'altro e cercare invece di fare squadra e di parlare bene anche della concorrenza?
Sono daccordo che ci sono cose che andrebbero migliorate ma io credo che non si deba che lodare una manifestazione del genere che nessun altro paese del mondo ha....

...io al salone sono andato oggi con i miei genitori per evitare le previste resse del "turista" del Weekend" affamato di assaggi gratuiti.....e me la sono goduta, per quello che è, un enorme mercato mondiale di eccellenza, contornato da eventi e manifestazioni che secondo me dovrebbero essere più separate dal "mercato" vero e proprio.

30 Ott 2006 | ore 21:28

Noi eravamo in tre, abbiamo passato quasi 12 ore in giro per gli stand e...quello di acquerello non ci ricordiamo neanche di averlo visto. Boh!

x il "birrista" più sopra:
Ho sentito dire non so più dove e da chi che quest'anno hanno ampliato la zona presidi a scapito di quella "commerciale". Probabilmente anche la birra ha perso qualche stand per questo motivo.
L'"enoteca" con i coupon c'era eccome! In effetti è un peccato non usare lo stesso sistema per le birre...

30 Ott 2006 | ore 21:42

a me pare caro marchi che lei non cercasse la cartella stampa ma un piattino e la forchettina con dentro tanto bel riso.
Io non credo che a lei sia stata negata ogni informazione in merito.
E allora se il salone del gusto deve diventare il salone della scroccata e del tutto mi e' dovuto solo perche' sono un giornalista allora mi spiace ma non ci sto'.
Se qualcuno si 'e fatto 12 ore in fiera senza vedere uno stand come quello del riso acquerello vorra' dire che ha passato molto tempo allo stand g51 o altri stand.
Ad ogni modo a me non importa chi ha visto cosa e come e' stato trattato.
Io mi sono avvicinato allo stand e una giovane signorina gentile mi ha fornito gli indirizzi di bologna su dove comprare il riso e ho avuto materiale informativo.
Ma per altri conta piu' abbuffarsi la panza e fare foto con lamberto sposini.
Viva L'itali..etta.

30 Ott 2006 | ore 22:13

Sono d'accordo con simo e con voice...invece di fare gli osanna a Petrini li facciamo al piccolo chimico analfabeta di Roses...il salone del gusto e slow food é una delle poche invenzioni italiane degli ultimi anni...e stiamo qui a guardare le code all'entrata. E intanto gli spagnoli hanno scoperto slow food e incominciano a parlare de la 'comida lenta'. Se lo scoprono per davvero, con il nazionalismo che hanno, faranno 200 presidi iberici e organizzeranno el salón del gusto de Madrid o de Barcelona...e dopo non lamentiamoci...o magari diremo: che creativi sono gli spagnoli...comunque direttore non ce l'ho con lei, continuo ad essere un ammiratore incondzionato del mitico gambero

30 Ott 2006 | ore 23:00

in effetti lo stand Acquerello era uno dei pochissimi a non vendere prodotti (nonostante fosse tra i più grandi), ma v'è da dire che, con me che ho mostrato interesse, sono stati gentili e disponibili.
Evidentemente non sempre, visto lo spiacevole episodio di Marchi.

Del resto sulle esperienze soggettive non si può discettare più di tanto, ergo non ho motivo di non credere a Marchi, così come non ho motivo di non credere a Valerio-Voice.

Tornando al Salone, visitato, ahimè, di domenica, ho trovato tanta buona volontà da parte dell'organizzazione, ma numerose carenze (a partire dall'assurda fila di 1 ora all'ingresso, liddove ben 2 varchi erano pressochè inoperanti).

I prezzi, purtroppo, erano alti, a volte altissimi (un vasetto di ventresca di tonno sott'olio, da 180 gr. 17 euro!).

D'altro canto ho notato tantissime persone unicamente interessate a mangiare a sbafo, facendo la via crucis degli stand, senza interessarsi minimamente a cosa stessero degustando. Piuttosto triste.

30 Ott 2006 | ore 23:00

In effetti io ho passato una discreta quantità di tempo a chiacchierare con gente simpatica al g51, allo stand della città di Ferrara e un po' in giro. Poi agli stand dei presidi, e quelli internzaionali perchè c'erano cose che raramente si trovano in giro...e c'erano cose decisamente curiose, molto più interessanti dell'acquerello. I tizi che si fanno fotografare con Sposini piuttosto che con il sig.Elkann io non li conosco e non li comprendo...

30 Ott 2006 | ore 23:07

tanto per tentare di esseri chiari con i sordi alla voice:
sono iscritto allo slow food da sempre, ancora prima della prima edizione della guida alle osterie
dedico allo slow food articoli positivi da anni, solo tre in questa ultima edizione salonesca, petrini ha aperto la seconda edizione di identità golose
e anche ora, qui da bonilli, non ho criticato il salone, ho solo scritto, letto una nota a favore di quello strabenedetto riso, che io sono stato trattato come un barbone, io. tutto qui, si può? no?
e poi cerchiamo di essere più originali con la storiella del piattino pieno, che il mio problema è l'esatto contrario
buon riso a tutti

30 Ott 2006 | ore 23:20

sarei curioso di sapere quanti di voi oltre a sostare allo stand ferrara e g51 hanno frequentato il mercatale e hanno comprato dei prodotti tipo da gente del Mali come ho fatto io e quanta tenerezza quando mi hanno chiesto un dollaro per le loro essenze.
Mi sa che molta gente e' stata al salone del gusto solo per farsi vedere e non per vedere cio' che il salone offriva.

30 Ott 2006 | ore 23:21

si puo' tutto ma non offendere in maniera gratuita un'azienda seria come quela del riso acquerello solo per una cartella stampa.
A me non interessa il suo Cv ma solo difendere persone che stimo.
Se io dicessi che a identita' golose ci sono dei maleducati straordinari lei come la prenderebbe??E premetto che non ci sono mai stato ma era per fare un'esempio.

30 Ott 2006 | ore 23:36

Qualcuno, tanto per stemperare l'ambiente, mi sa dire se c'era uno stand della cinta e se era cosí affollato come nelle precedenti edizioni e com'e´andata nel laboratorio che metteva a confronto cinta e iberico???

30 Ott 2006 | ore 23:59

mi han detto che un maiale iberico ha messo in cinta una senese.....vedremo gli sviluppi su porca eva 3000!
:-O)

31 Ott 2006 | ore 01:02

se fosse così mi incazzerei con i maleducati, non con chi me lo segnala (che ringrazierei)
buon riposo

31 Ott 2006 | ore 01:26

Non conosco il caso di Marchi e quindi non ne parlo, ma di principio Voice3768 ha perfettamente ragione: il tesserino da giornalista non dà diritto allo scrocco libero, anzi se mai c'è da fare una critica è da rivolgere non tanto a Slowfood o al Salone, ma proprio all'Ordine che un tesserino non lo nega a nessuno e alla legge professionale che permette di definirsi giornalista anche chi fa il bancario.
Io ho seguito la manifestazione per un giornale e una radio e, in questa veste, ho trovato la massima collaborazione delle persone con cui ho parlato, espositori e no e ho messo via uno scatolone di materiale che mi consentirà di scrivere per mesi.
Mentre mi muovevo in veste privata, però, ho messo via il pass stampa e ho messo mano al portafoglio senza mettermi a fare la lotta libera per acchiappare un cucchiaio di riso. Tanto mangio anche a casa, non devo mangiare al salone.
Nonostante che i controlli in sala stampa fossero decisamente migliori che negli anni scorsi, ho visto un sacco di imbucati che non scriveranno una sola parola nè sul Salone nè su Slowfood.
Forse è quello il problema: per andare alla visita nella torrefazione delle Vallette l'ufficio stampa del mministero ci ha chiesto una copia dei nostri articoli. Dovrebbe fare così anche Slowfood così chi scrive entra, chi vuole solo scroccare, paghi

31 Ott 2006 | ore 09:21

Rileggendo il mio ultimo commento mi sono accorto che poteva essere male interpretato: dare ragione di principio a Voice non vuol dire che Tizio o Caio vanno a caccia di piatti: è solo un discorso molto generale: peraltro ho visitato Mercatale e mi sono portato via (pagando) del formaggio di fossa niente male e salumi di cinta senese deliziosi. Ho comprato anch'io qualcosa a terra madre (del formaggio) e forse sono stati i soldi spesi meglio.
Per il resto, pur lodando il lavoro fatto da Slowfood e dalla gente che ha lavorato al salone, non è detto che non si possano sollevare fondate e argomentate critiche. questo non sminuoisce il lavoro di nessuno anche perchè lo sappiano, la perfezione non è di questo mondo.

31 Ott 2006 | ore 09:35

Il Presidente Touré ha inviato un comunicato stampa per ringaziare pubblicamente voice che, condividendo con i COMMOVENTI contadini maliani parte della sua generalmente ostentata opulenza, ha contribuito a dare un futuro più prospero all'intero paese.
Siamo tutti molto toccati dal generoso gesto.
Però allora perchè lo stesso individuo passa il tempo a prendere in giro la gente che non può permettersi di andare frequentemente quanto lui ai ristoranti costosi?

31 Ott 2006 | ore 09:38

Scusa Ruotolo, già che ci siamo con il pontificare senza avere nemmeno letto e visto che ormai sono diventato un caso, posso avere la lista dei reati che avrei commesso? cazzarola, crocefisso perché ho osato chiedere una cartella stampa, questa proprio mi mancava
ho un elenco lungo come la fame nel mondo di posti che vorrebbero avermi a tavola perché dia loro un parere e la volta che non me ne fregava nulla di mangiare (a me i chicchi crudi di riso fanno schifo, ma devo essere il solo) devo farmi spernacchiare a gratis da colleghi palesi e geniale voci anonime. per me è il colmo e ci rido sopra, ma non troppo
comunque prima, sotto casa al bar, ho sentito dire che la colpa non è nemmeno dell'ordine che sforna giornalisti come fossero bruscolini, ma di tale giovannino gutenberg che inventò la stampa per potersi imbucare al lingotto al grido "stampaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, fate laaaaargoooo... sono un giornalistaaaaaaaaaaa, editore e pure tipografoooooo"

31 Ott 2006 | ore 10:03

Beh, se è così è proprio una caduta di stile... comunque io non ho trovato commovente nessuna delle persone venute a terra madre: si tratta di produttori venuti a presentare e offire prodotti che chi, come me, non può permettersi di viaggiare (abbonamento del bus a parte) non avrebbe provato. Loro hanno visto Torino e provato cose che, probabilmente non avrebbero mai assaggiato. Non è mancanza di buonismo, è solo il rispetto della dignità altrui: mi poffenderi se qualcuno dicesse che sono commovente.

31 Ott 2006 | ore 10:05

Beh, se è così è proprio una caduta di stile... comunque io non ho trovato commovente nessuna delle persone venute a terra madre: si tratta di produttori venuti a presentare e offrire prodotti che chi, come me, non può permettersi di viaggiare (abbonamento del bus a parte) non avrebbe provato. Loro hanno visto Torino e provato cose che, probabilmente non avrebbero mai assaggiato. Non è mancanza di buonismo, è solo il rispetto della dignità altrui: mi offenderei se qualcuno dicesse che sono commovente. L'unica cosa commovente che ho provato è stato il fegato grasso su crostino e le terrine di Patchwork food di cui ho fatto scorta.

31 Ott 2006 | ore 10:07

Infatti io mi sono guardato bene dal parlare del tuo caso, è inutile che ti incazzi con me: rileggiti con calma (molta calma) i miei commenti e vedi che non ti ho affatto insultato come la tua risposta stizzita lascerebbe intendere. Se ci sono fior di ristoranti che pagherebbero per averti ai loro tavoli... good for you, ma non puoi negare che esista un problema serio, che non riguarda nè i peones del giornalismo come me, nè (lo dico senza alcun sarcasmo) le firme più note come la tua: il problema è che l'enorme massa di persone che si spaccia per giornalista per poter mangiucchiare qualcosa a sbafo (e qualcuno si porta anche i parenti) è un danno per il nostro lavoro. Almeno su questo credo che sarai d'accordo e potremo chiudere un incidente causato dal fatto che oggi sei un po' troppo over reactive (ti incazzi troppo facilmente)
Ciao
Gianni

31 Ott 2006 | ore 10:15

Dimenticavo di aggiungere un cosa Paolo, se qualcuno ti ha negato una cartella stampa è stato un cafone e ha sbagliato, visto che comunque è a loro che interessa che ci sia stampa sui loro prodotto, mentre penso che a te scrivere di riso o di formaggi cambia poco o niente. Se proprio non devi scriverne a tutti i costi mettici una croce nera sopra, tanto non è che l'occidente è meno sicuro se non scrivi di gente maleducata, magari potrai dare la preferenza a persone che producono alimenti di pari livello che sono più amichevoli con clienti e giornalisti. o no?

31 Ott 2006 | ore 10:19

Ho lavorato al salone del gusto collaborando con la slow food a Terra Madre. Esperienza davvero faticosa ma entusiasmante all'ennesima potenza. Peccato per la confusione degli ultimi giorni, inevitabile data la cospiqua partecipazione, La cerimonia di chiusura, poi, è stata davvero toccante. Purtroppo la parte meno frequentata da visitatori è stata proprio la parte del mercato estero. In realtà a mio avviso era la parte più interessante della fiera.

Per Gumbo chicken, nel padiglione del riso acquerello non si mangiava, ma in compenso il senso dell'estetica nell'allestimento era da non perdere per il suo inconfondibile raffinato gusto. Il riso è ottimo e, a chi ne faceva richiesta, omaggiavano gentilmente di una campionatura.

Non inquinare interventi sensati con stupide ripicche asilesche (per Gumbo)
Buona girnata tutti

31 Ott 2006 | ore 10:27

Qui c'è un po' di confusione, con tutti i discorsi intersecati: gianni ruotolo, la caduta di stile a chi/cosa si riferisce?

Sofia, io ho solo detto che lo stand di acquerello non l'ho visto; se parliamo di asilo allora perchè qualcuno deve sindacare su quanto tempo ho passato a chiacchierare con gli espositori invece di lasciarmi mentre qualcuno dedicava le sue attenzioni a Terra Madre dando un dollaro al povero produttare - dopo che questa stessa persona mi prende in giro da mesi in giro per il web perchè guadagno poco e non posso spendere centinaia di euro alla settama per andare nei ristoranti pluristellati come lui e di conseguenza non dovrei neanche permettermi di parlare di enogastromia?
Mi dispiace ma a me dà veramente fastidio. ALl'asilo al limite ci torno, ma con qualcun altro. In classi separate, però.

31 Ott 2006 | ore 10:58

E comunque prima di essere coinvolta - ok, lasciarmi coinvolgere - nelle ridicole solite polemiche con il solito personaggio, io avevo già espresso quanto fosse stato interessante per me visitare gli stand.
A me sinceramente sembrava misero parlare dell'evento Tera Madre riducendolo all'acquisto di un microprodotto nell'area mercatale da un produttore che fa tenerezza. Mi sembra che meriterebbe commenti un po' diverso.

31 Ott 2006 | ore 11:05

non riesco a capire perché in un forum che vuole dedicarsi al futuro del salone, ai suoi difetti di natura macro e non micro (come é il caso che a un giornalista sia stato negata una cartella o un piattino di riso...) si possano dedicare fiumi di inchiostro elettronico su una polemica cosí piccola ma cosí piccola che piú piccola non si puó. Tralatro usando linguaggi da stadio e non da periodico: coglioni da passaggio, cazzarola...spiegatemi invece, a me che non c'ero (e qui stanno le doti di un vero giornalista) per es. qual é stata la vera sorpresa del salone...per es. ricordo che nel 2004 il capocollo di nero dei nebrodi di una brava norcina della zona di Longi fu acclamato come miglior salume della competizione...e quest'anno? E per ció che concerne i formaggi? e la delegazione spagnola é stata gradassa come sono gli spagnoli in generale, o si sono sporcati le mani nel paese della pasta, della pizza e della mafia come dicono loro?
Al prossimo salone bisognerebbe proporre una via delle camomille, visto l'ambiente agitatino di questo foro. un salutone a tutti dalla Spagna

31 Ott 2006 | ore 11:30

x gumbo chicken

Credo che "birrista" non sia il termine più adatto.

Comunque se serve ad individuarmi più facilmente, va bene uguale.

Per quanto riguarda i presidi, potrebbe essere vero uno scambio di spazi rispetto agli stand commerciali, ma l'idea di due anni fa di una Piazza della birra con al cuore Unionbirrai (www.unionbirrai.com) la mamma delle birre artigianali e tutt'attorno alcuni birrifici artigianali col proprio stand era stato giudicato da tutti come il top, e quest'anno c'è stato, secondo molti osservatori, un passo indietro.

Ammetto che la tua lettura può essere congrua nel nostro caso.

Per l'enoteca invece sono felice del fatto che i coupon ci fossero ancora, un'ottima idea che ottimamente è stata confermata.

Sul fatto di estenderla alle birre, mi pare una grandissima idea e colgo l'occasione di girarla al Presidente di Unionbirrai (Sangiorgi, che ho da poco intervistato) per il prossimo Salone 2008, magari testandola a Cheese 2007.

Mi raccomando, va bene il riso dell'acquerello...

va bene lo spazio dato alle olive...

al vino italiano...

ma non dimentichiamo lo spazio da dare alle birre artigianali italiane!!! :)

31 Ott 2006 | ore 11:50

chiedo scusa a Ruotolo, ma in queste cose va sempre a finire in una confusione totale, dove si finisce che non ci si capisce più nulla
tu, io e altri ci mettiamo nome e cognome, tanti fanno i simpatici anonimi e ovviamente noi giornalisti siamo quasi sempre fischiati perché, come categoria, godiamo giustamente di scarsa considerazione
ovviamente d'ora in poi interverrò solo per fare complimenti, che se un giorno dovessi mai dire che un vino non mi ha convinto siamo punto e a capo

31 Ott 2006 | ore 12:02

Marco, dato che birraio non mi sembrava adatto alla cicrostanza mi è venuto in mente "birrista", appunto solo per individuarti in questo elenco di commenti un po' caotico. Vorrei puntualizzare, visto il clima generale, che non aveva nelle mie intenzioni alcuna connotazione negativa!

In effetti per visitatore casuale di passaggio era facile cogliere l'importanza del vino nel vasto mondo della gastronomia grazie anche solo all'imponente enoteca ma quella della birra...molto meno.
Tra l'altro è pure discriminata anche nel termine stesso che si usa per definire questo mondo...enogastronomico! O no? ;-)

31 Ott 2006 | ore 12:04

A prescindere da ogni polemica,che è normale che ci sia, ho vissuto il salone del gusto da operatore,.... tanta stanchezza, ma anche tanta emozione.....

X Gumbo, scusa ma devo dire la mia opinione, ...considerato che il forum è pubblico e si coinvolge un gran numero di persone credo sia più sensato spegnere ogni polemica personale e non alimentarla buttando alcool sul fuoco..Lo stesso pensiero lo rivolgo alla controparte.
Come asserisce mia madre...perla di saggezza...chi ha più senno...lo usi..
Buon lavoro a tutti

31 Ott 2006 | ore 12:41

Ok, Sofia, hai ragione. Scusate, mi ripiglio! ;-)

Già che ci sei però potresti raccontarci qualche aneddoto dal backstage...!

31 Ott 2006 | ore 12:56

X Gumbo no problem, so che non volevi offendere, anzi è un neologismo da provare :)

La birra è discriminata in Italia per la natura stessa delle cultura e della tradizione vitivinicola che risiede nella storia della nostra nazione. Quindi il termine eno-gastronomico ha infatti questo connotazione, ma per mia fortuna non la tratto come una guerra santa. Io preferisco porla in altri termini, con alcuni piatti determinati vini sono da preferire (sono siciliano e quindi me ne rendo conto), ma per accompagnare altre pietanze secondo alcune birre artigianali italiane sono di gran lunga preferibili, e spesso con prezzi molto più contenuti dei "cugini". Il futuro magari ci riserverà delle sorprese, ma a mio modo di vedere le due bevande debbono andare condivedere un percorso, non fronteggiarsi o ostacolarsi. Per esempio interessante lo stimolo dato dal Gambero Rosso nella sua nuova guida ai ristoranti, con una segnalazione sui locali che danno spazio alla birra. Al Salone diciamo così ci si era abituati bene... i passi indietro non fanno mai piacere :)

31 Ott 2006 | ore 13:51

Contento di esserci andato di giovedì, al Salone. Bello come sempre, e ho pure fatto un bel giro al Mercatale.

31 Ott 2006 | ore 15:13

Dei migliori prodotti, dei laboratori più interessanti non una riga. Possibile che qui scrivano solo dei visitatori degli stand e non dei curiosi sperimentatori?
La manifestazione è grande e complessa, è anche costosissima e quindi le osservazioni sono legittime perchè il tutto è finanziato in gran parte con soldi pubblici e solo in misura minore dai vari Lavazza, De Cecco e soci.
E poi, mi domando, è mai possibile che se si parla di slow food le critiche debbano essere considerate un affronto?
Sarà perchè come Gambero Rosso sono abituato a chi ci fa letteralmente i conti in tasca ma trovo che, dopo avere detto che bravi e che belli, si debba anche dire che il Salone, se non eri giornalista, era costoso e di difficile utilizzo: vuoi per la calca, vuoi per i prezzi dei prodotti e degli assaggi.
Certo, è una manifestazione unica, certo, Terra Madre è un evento unico, certo, per i politici è ormai una vetrina ma proprio per questo ritengo che le osservazioni siano non solo ovvie ma necessarie.

31 Ott 2006 | ore 16:05

Direttore...ci voleva qualcuno a mettere un po' di ordine e a riportare il cibo con la C maiuscola al centro del dibattito. Nessuno è stato al laboratorio dei prosciutti da maiali neri???? Per es. io non ho mai assaggiato affettati di maiale nero pugliese, anche se quest'estate nella foresta umbra garganica ho avuto l'esperienza unica di imbattermi in gruppi di maiali meticci selvatici...e la cinta: c'erano sia Paolo Parisi che Falorni? E se sí chi è a tutt'oggi il miglior produttore di prosciutto di cinta (forse dall'elenco non si possono escludere Fulvietto pierangelini, la macelleria Chini e altri)che abbia presentato le sue grazie al salone? E il formaggio migliore in assoluto assaggiato???? Io ho lanciato il sassolone....

31 Ott 2006 | ore 16:41

Altro che sassolone, io mi aspettavo nomi e cognomi di artigiani, elenchi di prodotti imperdibili e cronache dai laboratori ma evidentemente quel tipo di pubblico non transita da queste parti.

31 Ott 2006 | ore 17:46

Ho letto questo intervento http://www.simplicissimus.it/2006/10/salone_del_gusto_2006.html di Tombolini e sono rimasto colpito da quello che dice circa http://www.eataly.it/. Qualcuno ne sa di più? Maldicenze?

31 Ott 2006 | ore 18:10

Per la precisione ecco le cifre ufficiali di Terra Madre e del Salone del Gusto come dichiarate dagli organizzatori.
Terra Madre: budget complessivo 6 milioni e 800 mila euro suddivisi per 3 milioni da due diversi ministeri, 1,5 milioni ciascuno da Regione Piemonte e Comune di Torino. Il resto da fondazioni e varie. Salone del Gusto, budget intorno agli 8 milioni, circa la metà coperto con l'affitto degli spazi espositivi. Un milione arriva dagli sponsor, un altro (quest'anno forse qualcosa di più) dallo sbigliettamento, 800 mila euro a testa da Regione Piemonte e Comune di Torino (che con Slow Food sono comproprietari del marchio).

31 Ott 2006 | ore 18:35

Nessun problema, ma tu poni una questione che credo essere molto importante, ossia la funzione della stampa di settore: non sono molto esperto in questo settore ma credo che non si possa scrivere solo bene. Certo a me piace molto scrivere bene del prossimo, soprattutto pwer fare conoscere posti e prodotti, ma anche la critica necessaria: se un vino non ti convince è gousto che tu lo scriva, altrimenti rendi un cattivo servizio a chi ti legge e si fida di quello che scrivi. Io credo che la critica, se è ragionevole e argomentata sia lecita e importante
Gianni

31 Ott 2006 | ore 18:42

Sabato e domenica il salone del gusto era effettivamente di difficile utilizzo, prezzi dei prodotti decisamente elevati e una calca di assaggiatori sfiancante. Nonostante tutto credo che l'opportunità di reperire informazioni sui prodotti ci sia stata comunque.
Di gran classe (visto che se ne parlava esprimo anche la mia opinione) lo stand Acquerello, perfettamente in linea con le caratteristiche di questo grande riso.

31 Ott 2006 | ore 19:22

Alla storia di Eataly era dedicata un lungo articolo che io ho letto poco tempo fa...mi apre sulla Stampa o su Specchio - escluse le voci sul fallimento dell'università di Pollenzo.
Però lì il taglio era diverso, fondamentalmente: "evviva, un grande e abile imprenditore che vuole dedicarsi all'enogastronomia che in Italia non è abbastanza valorizzata!"

31 Ott 2006 | ore 20:28

al salone ci sono stato fin dagli albori. e sempre ho registrato un certo 'scollamento' tra ideale-slow e mero businnes... ma i produttori che ci 'mettono la loro faccia' sono meglio di ogni illazione... I giornalisti - o sedicenti tali - erano davvero troppi, 50 euro, per tutti - tanto l'editore rimborsa l'ingresso, se ci vai davvero per lavoro ...

31 Ott 2006 | ore 21:30

concordo con i 50 euro per tutti.
chi ha i soldi li tiri fuori . chi non li ha si faccia le degustazioni per conto suo.

31 Ott 2006 | ore 23:27

Scusate ma come si fa a stabilire in poche ore qual è il migliore formaggio o il migliore prosciutto in assoluto in mezzo a tutta quella roba così diversa?
Io vado in overdose sensoriale; magari chi ha già mangiato 20 volte un certo prosciutto e ce l'ha ben fissato in memoria riesce a fare paragoni sensati, ma io al limite posso dire quali sapori mi hanno colpita di più o quali produttori mi hanno spiegato più esurientemente e appassionatamente il loro lavoro o quali prodotti ho trovato più curiosi. Ma più di questo non saprei fare!

I Laboratori? Molti che mi sembravano interessanti; ma quando l'offerta è sconfinata io vado in palla, non so più cosa scegliere e alla fine rimango impantanata nell'indecisione...e non faccio niente!

31 Ott 2006 | ore 23:41

Però però...E' vero che gli eventi gratuiti (o quasi) attirano una massa enorme di gente non particolarmente interessata alla cosa ma semplicemente in cerca di un modo per non annoiarsi per qualche ora.
Contemporaneamente è vero che il filtro del prezzo più alto non necessariamente seleziona i più appassionati ; spesso seleziona solo quelli che hanno più soldi da buttare in qualcosa che non sanno manco apprezzare!

E' difficile trovare un giusto equilibrio...

31 Ott 2006 | ore 23:50

Infatti la discussione vede mescolati melomani che hanno sentito già sette volte il Te Deum di Anton Bruckner - leggi Joselito 5 jotas - e quelli che credono che il San Daniele sia il più buon prosciutto del mondo.
Conviene dire chi o cosa ha lasciato più traccia e perchè... sempre che uno ne abbia voglia :)

31 Ott 2006 | ore 23:52

interessante la teoria del buttare i soldi in qualcosa che uno non sa apprezzare. allora meglio restare nell'indecisione e non fare niente.
ottima filosofia di vita.
vorrei ma non posso...

31 Ott 2006 | ore 23:57

A cosa ha lasciato più traccia ci penserò; nel frattempo mi è venuta in mente una cosa non particolarmente rilevante, ma buffa: un tizio è arrivato allo stand del San Daniele (per chi non c'era: tre enormi pareti completamente ricoperte di prosciutti appesi, proprio di fronte all'ingresso) e ha chiesto all' addetto all'affettatrice che sfornava fette a tutto spiano: "Scusi, che stand è questo?". :-)))
Insomma un po' di confusione c'era, nell'aria!

01 Nov 2006 | ore 00:13

scusa Stefano,
perché non dai il buon esempio e ci dici tu le cose che hai maggiormente gustato e apprezzato?
in fondo è la missione di un editore/giornalista e il blog è il tuo
buon mercoledì
oloap

01 Nov 2006 | ore 12:45

Io ho fatto una strana 4 giorni a Torino: tre serate in diretta per Rai Sat Gambero Rosso Channel dal Salone e quindi tanto "lavoro televisivo" di preparazione e pochissimo Salone inteso come ricerca di prodotti, ricerca che veniva fatta da Bolasco, Sabellico, Menduni & C. per la trasmissione delle 19.
Un ricordo indimenticabile, però, ce l'ho e sono i tortellini preparati in diretta da Celestina, una signora di Macerata di 82 anni, con l'aiuto di Bruno Barbieri, il brodo preparato da Igles Corelli con un pollo di Saluzzo e il primo piatto consumato alla fine della diretta e gli altri due mentre i tecnici spegnevano le luci...

01 Nov 2006 | ore 14:09

il brodo con un pollo o con una gallina?....

02 Nov 2006 | ore 00:10

Per il Direttore

Ho letto anche io http://www.simplicissimus.it/2006/10/salone_del_gusto_2006.html

e onestamente è davvero sconcertante la prospettiva...

Speriamo che qualcuno risponda e ovviamente ho apprezzato la citazione sulle birre artigianali italiane.

Le foto del Salone alla via della birra?

www.mondobirra.org/articolo1208.htm

02 Nov 2006 | ore 10:47

Gumbo, hai molte ragioni su Adrià e sul fatto che tanti pensano sia bravo perché tanti lo dicono ma questo meccanismo vale in ogni campo. quando io entro in un settore che non conosco, la prima cosa che faccio è di cliccare in google, digitare quel certo nome e vedere se esiste e così via selezionando e informandomi
però, lasciando stare i simpaticoni per cui in spagna si pappa merda e ferran è un coglione, un'analisi davvero profonda, sarebbe anche il caso di andare oltre e dire chi è il numero uno e in quale paese si mangia da dio, dove mangiano intendo gli abitanti della terra che si spostano per lavoro, tursimo, piacere, quelli che finiscono intercettati dai massmedia e fanno gruppo
io sono certo che se faccio il nome di Pierangelini o Alajmo piuttosto che Vissani non verrei preso sul serio ma non perché non siano dei fuoriclasse ma perché non sono conosciuti nel mondo normale, ma solo dagli addetti ai lavori
quando i più indicano Adrià, Ducasse o Blumenthal è anche perché sono personaggi pure fuori dalle loro rispettive cucine e hanno dietro formidabili macchine da guerre pubblicitarie/redazional/governative.
il vero problema è che noi italiani siamo bravi a parlare, ma non appena si tratta di rimboccarsi le maniche iniziano i problemi

02 Nov 2006 | ore 14:48

La discussione sui cuochi italiani si sta sviluppando in parallelo anche nel 3d "La voce dei cuochi italiani..." dove appare ancora più chiaramente l'origine del problema che è tutta culturale e molto italiana.
Infatti noi, da sempre estorofili, concediamo ai cuochi stranieri uno status, una presenza e un'attenzione che raramente avviene all'estero nei confronti degli italiani. La stessa San Sebastian suona tanto come luogo di moda dove si parla di una sola cucina, quella innovativa, e non certo della tradizione.
Anzi, la tradizione interessa solo quando si deve fare un po' di demagogia ma poi la battuta "... sai che novità la cucina di Nadia (intesa come Santini)..." o battute similari io me la sento fare da giornalisti e gourmet un mucchio di volte l'anno e capisco che il corto circuito è totale.
Adrià è bravo, è intelligente, è un comunicatore ma va anche detto che la Catalogna è stata brava a sfruttarlo e così la Spagna. I nostri cuochi sono soli, alcuni giovani sono bravi ma si stanno montando la testa e comunque le nuove leve ci sono e brave ma poi nello splendore di Terra Madre un cuoco italiano che sia uno non è stato invitato a intervenire nella giornata conclusiva.
Sapete perchè? Perchè se da un lato si bollano tutti coloro che vanno in televisione del titolo di "spadellatori" non è pensabile che dopo li si promuova a icone della cucina italiana.
Del resto Carlo Petrini va in tutto il mondo e anche in tutta Italia ma credo che non sia mai andato da Marchesi a Erbusco.
E qui si parla di slow food solo perchè la loro è stata l'ultima grande manifestazione ma se volessimo vedere come e cosa i nostri governanti danno da mangiare-considerano la grande cucina italiana nelle occasioni ufficiali ci sarebbe da nascondersi: con Berlusconi c'era il piatto tricolore e Prodi va avanti con i catering perchè secondo lui/loro la cucina è lusso, spreco, si presta ad attacchi politici, non è come per i francesi ma ormai anche per gli statunitensi, che considerano la grande cucina e i migliori cuochi un biglietto da visita del paese, un plus, una carta forte da giocare.
In fondo questa Italia è permeata di una cultura catto-comunista il cui propellente è la demagogia.

02 Nov 2006 | ore 16:04

La Catalogna e la Spagna sono state molto brave nello sfruttare le grandi doti di Adrià e questo ha importanti ricadute su tutto il settore. Mi chiedo perchè non sia possibile fare lo stesso anche in Italia. Al salone del gusto ho visto una grande provincia, Ferrara, il suo stand era completo ed estremamente comunicativo. Credo sia questo l'esempio da seguire, grandi chef legati al proprio territorio. Anche la mia provincia, Biella, ha scelto questa strada e i risultati sono stati decisamente positivi e incoraggianti per il futuro. Credo sia importante fare territorio, evitando di correre ciascuno per la propria strada, potrebbe essere questa la strategia vincente.

02 Nov 2006 | ore 18:10

Io al Salone ci sarei anche andato, sabato 28, e avrei volentierti sborsato le 100 euro necessarie a seguire gli chef del Teatro del Gusto (http://www.salonedelgusto.it/ita/store/teatro.lasso#), peccato che quando mi sono collegato al sito (ero a squisito!) di posti nn ce n'erano più... nn è che per un evento "mondiale" 60 posti in platea siano un po' pochini?

03 Nov 2006 | ore 13:31

Riprendendo uno dei vari temi di questo post: Ho pensato a chi o cosa ha lasciato più traccia ma la sensazione è come se avessi sfogliato un dizionario e poi dovessi dire quali parole mi hanno colpita di più.
Sicuramente ci sono persone e prodotti che ricordo più di altri/e, ma...sono comunque tante per un commento su un blog...diuventa un mattonazzo!

04 Nov 2006 | ore 10:49

d'altronde se uno gira per il salone del gusto e non vede uno stand come quello dell'acquerello puo' anche sfogliare la treccani ma mi sembra palesemente in cattiva fede..
Resta un grande salone con grandi commercianti e tanti laboratori del gusto gia' pieni da mesi.
il mio consiglio sarebbe quello di prendere piu' depliants possibili e poi con calma iniziare a girare per l'Italia battezzando una zona per week end..

04 Nov 2006 | ore 12:59

A me risulta che c'è sempre una percentuale di ingressi acquistabile in biglietteria (in pratica: non tutti i biglietti sono venduti in prevendita, ne lasciano alcuni da parte)...ma non so se era per tutti i tipi di eventi.
Resta il fatto che probbailmente per alcuni eventi gli spazi previsti erano troppo piccoli...ma questo si è già detto per tutto il resto!

04 Nov 2006 | ore 21:55

Allora, io ho trovato molto interessante il laboratorio dedicato al lambic di Cantillon. Il solo aver "estratto" Jean Pierre Van Roy dal suo birrificio è stato un miracolo. Aver potuto poi assaggiare birre-non birre come questa tipologia unica (fermentazione spontanea) è stata un'esperienza. Indimenticabile una gueuze del 1996! Il Salone hai dei meriti indiscutibili ma è per certi versi ormai invivibile. Ogni due anni prendo una multa e faccio a gomitate tutto il giorno. Ma ogni due anni ci torno...

07 Nov 2006 | ore 16:40

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