31
Ott 2006
ore 16:11

La voce dei cuochi italiani...

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alain-ducasse.jpg


Alla cerimonia di chiusura di Terra Madre ero seduto in seconda fila tra Ducasse, Marchesi e Pierangelini. Ha parlato Ferran Adrià, il giorno prima dallo stesso microfono e dalla stessa tribuna aveva parlato Alain Ducasse. Mi sarebbe piaciuto sentire in un'occasione così importante e davanti al Presidente della Camera, al Ministro degli Esteri, al Governatore della Regione Piemonte e al Sindaco di Torino anche la voce di un cuoco italiano.

E chi se non il settantaseinne Gualtiero Marchesi?

A volte, girando molto per il mondo, si può perdere di vista l'Italia.

Nella foto Alain Ducasse

commenti 39

Non lo sapevo. Peccato, un'altra occasione persa.

31 Ott 2006 | ore 17:20

Dio mio, ma neppure su questo argomento i cuochi che leggono si vogliono pronunciare?
In questo caso per paura di scontentare chi?

31 Ott 2006 | ore 22:12

Ferrá Adriá ha parlato?????? ma se fa persino fatica ad articolare discorsi...insomma anche Carlin ha voluto incoronarlo dandogli la scena finale...immaginatevi se gli avessimo contrapposto dal palco uno come Alajmo;: giovane, colto, sicuro di sé ma non arrogante, persino un po' filosofo contro l'ex lavapiatti incapace di articolare discorsi...sarebbe stato un Clinton contro Bush padre. Scherzi a parte mi sembra una cosa senza senso...e vi assicuro, senza vene di fare polemiche, che a Madrid Fusión o congressi simili non avrebbero lasciato l'ultima parola a un maccheronaro ma neanche morti. Il sassolone sui laboratori non l'ha raccolto nessuno.

31 Ott 2006 | ore 22:18

Dagli spagnoli dovremmo imparare il senso di appartenenza. Certamente a Madrid o San Sebastian le conclusioni - perchè tali erano - a nome dei cuochi non le avrebbe fatte un italiano anche se geniale ma uno spagnolo.
Il fatto è che slow fodd oscilla tra le tirate contro gli spadellatori che vanno in televisione - linguaggio petriniano e di quel bel tipo di Grasso - e l'uso dei cuochi quando fanno comodo per le manifestazioni locali e nazionali.
I cuochi italiani, poi, passano gran parte del tempo a sputtanarsi. Non tutti a dire il vero ma molti non fanno che questo e Marchesi in materia non va certo per il sottile, purtroppo
E così in un'assise mondiale ha prevalso l'ideologia di Terra Madre, un'iniziativa di cui si deve parlare solo bene.
Se poi il presidente della Camera Bertinotti dice seriamente che Petrini è uno sciamano... e oggi leggo di Nobel per la pace capisco di essere proprio fuori sincrono. Pazienza ma quel che penso fatemelo dire...

31 Ott 2006 | ore 22:37

pure io vorrei dire quello che penso ma qui sopra vige uno stato castrista...

31 Ott 2006 | ore 22:40

Be'...se si riferisce al Castro degli ultimi tempi, lo vedo uno stato con poco futuro...io a Petrini si che gli darei il Nobel, senza polemiche con lei direttore, perché penso che é l'ultimo dei pensatori utopisti di XIX e XX secolo...il Saint-Simon della nostra epoca. Un filosofo che, lungi dal limitarsi alla teoria, ha realizzato con successo la sua Repubblica...e non una repubblica delle banane, ma del mandarino (tardivo di Ciaculli), del salame (rigorosamente casalín) e del latte crudo non pastorizzato.

31 Ott 2006 | ore 23:01

io carlo lo conosco da 35 anni, siamo stati tutti e due "non bene" negli anni scorsi e questo ti fa cambiare la scala dei valori, anche se gli altri non lo sanno. Io lo ammiro, è stato bravo, bravissimo ma se uno sta nel perimetro ristretto braidese respira un'aria di adulazione-mito del capo che a me, inguaribile individualista, fa venire i brividi.
Infatti, essendo nel gruppo che ha iniziato quella che poi è diventata la grande slow food, mi sono ben presto allontanato.
Tornando a noi, il Nobel glielo diano, sciamano magari lo sarà diventato ma è il clima complessivo che a me lascia interdetto e anche Terra Madre la vedo come un'operazione che costa una valanga di soldi ma solo d'immagine, ideologica - o lo chiamiamo sogno? - non la capisco e non vedo cosa cambierà.
E tornando ai nostri cuochi resta il fatto che non hanno avuto la parola mentre una logorroica cuoca brasiliana ha parlato per venti minuti - e per favore non diciamo la sciocchezza del dare voce a chi non ne ha... -

31 Ott 2006 | ore 23:14

Direttore prendiamo per es. Carlo Barberis: ho letto tutti i suoi fantastici dizionari, forse non é meno colto né sognatore di Carlin, peró quanta gente sié interessata all'Istituto di Sociologia Rurale...la storia, da sempre, la fanno i numeri e i grandi capi carismatici, come diceva Max Weber. chi si ricorda del mitico partito d'azione, forse la piú grande collezione di cervelli della storia d'Italia, mentre tutti ricordiamo Sandra Milo in ginocchio da Craxi o Berlusconi dicendo 'non sono mica un elettricista'.

31 Ott 2006 | ore 23:24

Volevo dire Corrado Barberis..buona notte e a domani, incomincio a dare i numeri

31 Ott 2006 | ore 23:30

Qui il tema non è quello dei grandi uomini o dei grandi numeri ma il silenzio dei cuochi italiani.
Quanto a Max Weber lo userei meglio non certamente nel nostro caso

31 Ott 2006 | ore 23:30

Sa com'é insegnando sociologia all'universitá di Madrid Max Weber mi ha attaccato persino le papille gustative...restando al grande sociologo tedesco non credo che il carisma sia trasmittibile a un Burdese qualsiasi. vizi del mestiere a parte reitero la buona notte e mi ritiro per questa notte. Sui cuochi italiani giá le ho espresso la mia opinione...qui avrebbero reagito dicendo: che ci fa quel maccheronaro, che vada a chiudere i congressi della mafia...noi invece in ginocchio: 'l'ha detto Ferrán...'

31 Ott 2006 | ore 23:50

ma i cuochi devono parlare o cucinare??

31 Ott 2006 | ore 23:53

caro voice...proprio tu bruto che hai declamato il /lo sparlatore per eccellllenza....
vissani maior.....
col dono acquisito dell'ubiquita' come s.antonio....
notte
adriano liloni ed il cuoco spadellatore....alle 1.17 de la noche......

01 Nov 2006 | ore 02:23

Ferrà chi? Certo avesse parlato che so, Davide Scabin (per non fare sempre i soliti tre nomi), allora ne sarebbe valsa la pena, ma per il supergonfiato cucinero spagnolo, uno spazio così è certamente eccessivo.
per quanto riguarda l'annoso dilemma se i cuochi devono cucinare o parlare direi che se ne sono in grado dovrebbero fare entrambe le cose.

01 Nov 2006 | ore 09:30

mitico Bonilli, così ti vogliamo: gourmet e nazionalista
forza italia!

01 Nov 2006 | ore 13:21

volevo dirvi che secondo me il problema siamo proprio noi ,dobbiamo imparare dagli spagnoli che come hanno avuto l'occasione di sfondare nel mondo della cucina internazionale lo stato spagnolo e varie associazioni hanno appoggiato in tutto e per tutto cioe con denaro e pùbblicita sovvenzionata completamente dallo staoto ai loro nuoivi cuochi(perche prima solo tortilla e paella niente piu in spagna)invece da noi le associazioni pensano solamente ai loro fondi e alla loro immgine niente piu e lo stato ancora meno non esiste prorpio non sa nemmeno cosa sia l'associazione cuochi italiana.percio dobbiamo solo recitare un MEA CULPA e basta!

01 Nov 2006 | ore 13:38

e questo ve lo dice una persona che vive in spagna e lo vede con i suoi occhi percio crechiamo di difendere di piu i nostri valori che sono tra i grandi al mondo.e ricordate che se nel mondo si aprono 10 ristoranti italiani al giorno di ristoranti spagnoli solo l'ombra i colpevoli siamo noi che diamo troppa importanza ai loro cuochi e ci dimentichiamo dei nostri giovani che sono il futuro della nostra cucina

01 Nov 2006 | ore 13:43

Fallegro ti amo...finalmente uno che mi segue la corrente. Dove vivi, a Madrid come me? Finalmente uno che dice le cose conoscendole da dentro, no come pseudo esperti che parlano di cucina spagnola perché sono stati a 2 congressi o hanno mangiato da adriá, come se questi rappresentasse i 25 mila ristoranti spagnoli o quello che gli iberici ingeriscono a diario. In piú provate a fare un giro per il mondo e chiedete alla gente comune di qualunque latitudine se conoscono di piú spaghetti, tortellini, parmigiano e tiramisú, tanto per fare esempi che cocido, fabada, chorizo e tortilla. Gli stessi madrileni difficilmente, anche se non lo riconosceranno mai, mangiano spagnolo tradizionale tutti i gironi e il sabato e domenica qui le pseudo catene italiane sono strapiene. Peró poi devono comunque dominare gli stereotipi pasta-pizza-mafia. Il problema é che gli Spagnoli credono che la cucina italiana vera sia quella delle catene vergognose e in piú, noi facciamo anche del nostro...perché quelli che sono stati in Italia con viaggi organizzati ritornano dicendo che la pasta gli esce dalle orecchie, benedetta sia la cucina spagnola ecc. Insomma per migliorare la nostrra immagine in primis dobbiamo incominciare a far mangiare bene i turisti a venezia che ha un livello di ristoranti assurdamente basso, a firenze dove una bistecca mediocre, fredda e cruda puó cosrtarti 30 euro, e a Roma, le 3 capitali del nostro turismo. PErché diciamoci la veritá, e io non sono né nazionalista né per forza italia come diceva qualcuno prima riferendosi al direttore, ma che abbiamo da invidiare? 500 formaggi contro 120, 500 cultivar di olive contro 40, 2000 vigneti autcotoni contro 300, 666 affettati contro un numeroequivalente...Vorrei segnalare, in finis anche se non c'entra, di stare attenti alla cucina turca, di cui tanto poco si parla. Quest'estate in 1 mese in Turchia ho mangiato meglio che in Spagna: agnello, verdura e frutta da sballo a prezzi accessibilissimi. PEró i turchi chi se li caga, perché non fanno tendenza come gli spagnoli

01 Nov 2006 | ore 15:45

Bè però scusate ma...Ferran Adrià non fa parte della categoria degli spadellatori? Immagino di sì.

Comunque ieri mattina, parlavo del salone del gusto con una persona non maniaca della gastronomia. Ha detto: "ah ho saputo che è arrivato anche quello spagnolo famoso...non mi ricordo il nome...il cuoco migliore del mondo...".

Ho cercato di capire come si fosse formata l'idea che fosse Adrià il cuoco migliore del mondo dato che aveva un'idea molto vaga di chi fosse e che tipo di cucina facesse, la risposta è stata:
- se ne parla tantissimo dappertutto, degli altri no
- un conoscente ha dovuto prenotare più di un anno prima per andare al suo ristorante
- l'hanno invitato per un ruolo così importante
quindi vuol dire che è veramente "speciale", quindi è sicuramente il migliore (o uno dei migliori) al mondo.

In effetti persino mia madre sa di quel grande cuoco spagnolo che fa le cose strane di cui si parla sempre.
Dei cuochi italiani, persone "normali" come lei e le sue amiche ricordano vagamente: Marchesi perchè è famoso da un sacco di tempo, Vissani perchè è sempre in tv e le è anche un po' antipatico, Scàbin (con l'accento rigorosamente sulla a) perchè se ne parla sulla Stampa quando fa i buffet per gli eventi importanti, Pierangelini casualmente per lo shock che io sia partita da sola e tornata in un giorno, solo per mangiare là.

Evidentemente il meccanismo che dovrebbe far uscire i cuochi italiani dalla nebbia dell'anonimato funziona maluccio a tutti i livelli...

01 Nov 2006 | ore 23:32

Anni fa abbiamo lavorato per organizzare un'assise mondiale della cucina italiana: tutti i cuochi italiani e i molti e bravi cuochi che lavorano all'estero a cominciare da quelli capitanati da Mario Caramella. Non ci siamo riusciti perchè le molte sigle entrate, dalla Coldiretti alla confesercenti alla confcommercio più la Melandri allora ministro dei beni culturali erano generosi a parole ma quanto a soldi...
Con i soldi di Terra Madre se ne farebbero un paio di queste assise ma evidentemente ci vogliono appoggi politici.
Vuoi vedere che siamo soli al mondo ovvero che se le cose le fa una società privata tutto diventa più difficile?

02 Nov 2006 | ore 19:40

caro Stefano, che "se le cose le fa una società privata tutto diventa più difficile" non ho dubbi perché lo verifico come Identità Golose. però quando, sotto la notizia del salone, la precedente insomma, scrivi che noi italiani siamo esterofili e questo ci porta a incensare i cuochi stranieri, io aggiungo che vale anche a livello di giornalisti e di eventi perché nel mensile del Gambero nel tempo ho letto meritati e dotti pezzi su Mejor, Omnivore, anche sulle stravanganze del mare nostro che tanto nostre non sono visti i Blumenthal e gli Andoni, e rare righe su Identità Golose.
dubbio: non è che, per caso, siamo esterofili perché prima ancora siamo gelosi e/o invidiosi del lavoro altrui e allora ci viene più facile consigliare realtà più lontane rispetto casa nostra?
di questo avrei voluto parlarti a torino, ma ti ho visto troppo indaffarato e io pure
buon tutto
oloap

02 Nov 2006 | ore 19:59

Ma si, facciamo confessioni pubbliche: alle ultime Identità Golose c'erano Bolasco, Prandi e Menduni, qualcuno ha mandato più inviati? è andato in onda un servizio sul canale, come mensile, invece, due mesi dopo la cosa diventa meno attuale.
Dovrei forse dire che se farai la tua guida dei ristoranti copi il gambero? o che copi qualcuno? Io credo che ci sia spazio per tutti e a priori non ho posizioni negative nei confronti di nessuno. Identità Golose, però, visto che se ne parla, mi sembra sia molto simile a lo mejor de la gastronomia ma sei tu che la organizzi e quindi nulla da dire, è solo un'osservazione.
Noi abbiamo sempre prestato grande attenzione all'estero proprio perchè facciamo una guida dei ristoranti e tanti anni fa abbiamo chiamato tutti i cuochi italiani premiati a cucinare insieme erano tempi in cui nessuno si sognava di fare queste cose. Mi sembra che più che esterofili siamo attenti a tutto quello che accade nel mondo.
Se poi mi vuoi parlare io sono facilmente raggiungibile.

02 Nov 2006 | ore 23:57

beh, certo che li ho visti i tuoi inviati e anche i servizi don Stefano e ti ho sempre ringraziato. Ma la mia non era una confessione, se hai tempo e voglia rileggimi bene perché volevo giusto rilevare un costume che forse non è solo italiano, ho ancora in testa le parole di Andoni al Salone del gusto, ma che facciamo nostro con frequenza.
quanto alla guida che sto preparando sarà ben diversa, se non altro perché trovo stupido fare l'ennesimo prodotto fotocopia di dieci altri sul mercato.
Poi è chiaro che i congressi cucinieri si assomiglino tra loro. è inevitabile: i protagonisti sono sempre dei cuochi (inciso: chiamo pure pasticcieri e gelatieri, ma non cerco medaglie) e da questo non si può prescindere ma sarebbe come dire che tutte le partite di calcio sono uguali da centocinquant'anni perché ci sono sempre 22 in campo a dare calci a un pallone. Non conteranno forse gli schemi e le giocate sempre diverse, incontro dopo incontro? se fosse vero il contrario, non dovrei più fare l'amore perché succede dai tempi di adamo ed eva... io invece, sarò strano, ma ci trovo ancora gusto anche se non sono certo il primo al mondo ad averlo fatto.

03 Nov 2006 | ore 00:34

Bisogna incominciare a far conoscere i nostri cuochi e ancor prima i nostri prodotti...giornate della cultura italiana, saloni del gusto itineranti ecc. per es. quando qui ho fatto assaggiare castelmagno, testun al barolo di Occelli e formaggio di fossa sono rimasti a bocca aperta, pensavano che i formaggi italiani non andassero piú in lá di mozzarella Santa Lucia e parmigiano Galbani. Per es. perché i presidi slow non vengono venduti in punti di vendita gestiti da privati con il patrocinio slow, in Italia e all'estero? Perché non nascono catene con cucina a base dei prodotti dei presidi???
Gigio

03 Nov 2006 | ore 19:58

Credo sarebbe stato giusto chiudero l'evento con un grande cuoco come gualtiero marchesi..che ha segnato la storia della cucina italiana in questi anni..in piu' in una manifestazione italia..pero' bisogna valutare obiettivamente il grande passo in avanti della grande cucina spagnola che nn e' solo rappresentata dai grandi nomi come arzak,adria',ruscadella,santi santamaria,berasategui,sergi arola e tanti tanti altri.(da notare anche l'altissima pasticceria con torreblanca oriol).dentro il paese castellano e' nato un amore ed una cultura per la gastronomia in genere(vedi l'alto livello di alcuni vini) che per anni e' stata sconosciuta al mondo ed adesso con l'aiuto delle istituzioni delle singole regioni si sta pubblicizando ed espandendo a chiazza d'olio..per nn parlare della grandissima qualita' dei prodotti di materia prima dai salumi agli ortaggi,la frutta il pesce e la carne!E mi guarderi bene dal dire che ferran adria sia uno spadellatore o un lavapiatti..ha il merito di aver cambiato la gastronomia mondiale di aver studiato la materia prima come nessun altro con una squadra a suo fianco davvero invidiabile..e potrei dire molto altro sulla gastronomia spagnola..nn voglio togliere nulla alla nostra italia pero'..avvolte il patriottismo annebbia i nostri occhi!

05 Nov 2006 | ore 03:45

Se il patriotismo annebbia i nostri occhi allora gli occhi degli spagnoli sono avvolti da neve, pioggi, brina...ho vissuto in vari paesi del mondo e non ho mai conosciuto gente cosí nazionalista come gli spagnoli. loro sono convinti che in tutto il mondo tutti pensino che la cucina spagnola sia la migliore del mondo (e ho viaggiato: non é affatto cosí...persino in messico dove hanno dominato loro per secoli negli hotel di lusso ci sono rist. italiani, francesi, giapponesi spagnoli no). in piú, loro credono di saper far meglio di noi persino le nostre cose, e questo a me, ovviamente, mi manda in bestia: parlano male di noi, pensano che ci nutriamo persino a colazione di pasta, che qui giudicano mangiare spazzatura, da bambini, di gente che ha mal gusto...e poi ci imitano tutto. lasagne del gallo, del pavo, spaghetti sandro desii, mozzarella alba ecc. ecc.
In Italia ci sono altri problemi: c'è piú razzismo che in Spagna, meno allegria e gioia di vivere ma in quanto a patriotismo non c'è confronto: i francesi in confronto agli spagnoli sono agnellini. ti manderó gli articoli usciti nelle testate iberiche a proposito della nostra nazionale di calcio durante i mondiali e le telecronache nella tele sulle nostre partite hanno sfiorato la denuncia (infatti un gruppetto di italiani qui volevamo muoverci ma poi abbiamo lasciato stare). detto questo: prosciutto a parte, nulla abbiamo da invidiare. E se uno ascolta gli spagnoli persino arance e gelati qui sembrano i migliori del mondo....una cosa é vera loro sono ossessionati dall'essere i primi, fanno una cucina di rabbia, perché hanno un gran complesso di inferioritá. Tema Ferrán: non ho mangiato da lui, peró dal punto di vista culturale e dialettico é un dato di fato: se lo si sente parlare sembra di avere di fronte una persona dislessica e non certo un Mozart dei fornelli. comunque dall'italia é passata l'idea che la Spagna sia il paradiso vivente..e contro le mode c'è poco da fare...

05 Nov 2006 | ore 14:00

Avete presente Robin Hood? L'allegra brigata di Nottingham si è trasferita a Bra, almeno a vedere cosa è successo al Salone del Gusto.Chi va al Salone, per 20 euro rigorosamente tutto escluso, deve sopportare file, confusione, improbabili assaggi fatti in mezzo ad un casino indescrivibile, senza nemmeno accorgersi che accanto c'e Terra Madre..insomma, partecipa senza saperlo al finanziamento di un'operazione anche interessante( cuochi e contadini in arrivo da tutto il momdo), ma che fatica a farsi conoscere in maniera apprezzabile al di là della cerchia degli addetti ai lavori. Riguardo ai cuochi italiani e alla presunta esterofilia di Slow Food:basta vedere cosa è successo negli ultimi anni nell'associazione per capire come sia assolutamente logico che si termini un congresso in Italia con un cuoco spagnolo (cosa c'entri poi un personaggio come Ferran Adrià nell'idea attuale che Slow Food ha dei cuochi e della cucina non è dato sapere...). Il movimento guarda sempre più all'estero, i soci in Italia diminuiscono e si cerca il consenso su aspetti sempre meno legati ad una reale politica sul territorio fatta con i militanti(parola eccessiva, di questi tempi..) ma fatta più con le istituzioni e con chi detiene il potere.

05 Nov 2006 | ore 17:06

Purtroppo Gualtiero Marchesi parla per aforismi...tiene in tasca sempre foglietti con le frasi da dire in occasione di eventi pubblici...non sa articolare discorsi culinari e gastronomici per più di 1 minuto...quindi meglio che cucini...quando ancora prende in mano una casseruola...a volte un buon piatto esce...Con questo sempre e comunque grande rispetto a Marchesi

06 Nov 2006 | ore 11:01

Probabilmente, essendo Marchesi persona molto intelligente, se qualcuno gli avesse detto per tempo - come è stato fatto con Ducasse e Adrià - che doveva intervenire avrebbe messo insieme più foglietti, meno citazioni e avrebbe fatto un'ottima figura.
Se qualcuno glielo avesse detto, ma la questione è che a nessuno è venuto in mente di chiedere a Marchesi di intervenire.
E neppure ad altri cuochi italiani rappresentativi.

06 Nov 2006 | ore 12:28

Se si dovesse far parlare i cuochi italiani, si dovrebbe ammettere che esistono e che magari le guide dei ristoranti un ruolo ce l'hanno..

06 Nov 2006 | ore 15:57

Caro Marchi (oloapmarchi), una cosa è essere esterofili, altra è fare "rapporti" o "verbali" dalle iniziative-eventi gastronomici che si tengono in giro per l'Italia e non solo. Tra gli inviati alla scorsa edizione di Identità c'era anche Raffaella Prandi: anche da lì è nata una nostra inchiesta sull'uovo (con copertina nel marzo scorso) in cui si dà atto esplicitamente a Identità di essere una fonte di notizie e aggiornamenti e un luogo scambio di esperienze... Pi abbiamo scritto di altre manifestazioni come Staravaganze mediterranee (in Campania) e di altre ancora nei modi diversi in cui si sembra e ci sembarava meglio darle... Del resto non mi sembra ia mai mancata informazione su Identità! Insomma: non citerei la rivista mensile come esempio di esterofilia. Magari di dibattito, sì, anche internazionale. Ma sicuramente a partire dall'Italia. Motivo per cui, tra l'altro, va molto bene anche l'edizione americana (sì, perché negli Usa l'Italia tira comunque molto)...
stefano polacchi
(caporedattore Gambero Rosso)

06 Nov 2006 | ore 16:47

si potrebbero far parlare più facilmente se il resto dell'anno non si bollasse chi va in televisione, indipendentemente da quello che fa, come spadellatore.
I cuochi meritanoi rispetto anche se "non sono amici" ma preferiscono essere autonomi e indipendenti anche perchè senza di loro e la loro abilità buona parte del made in Italy alimentare perderebbe forza e immagine.

06 Nov 2006 | ore 17:04

Caro Polacchi,
grazie per quello che avete fatto e grazie anche per quello che farete, senza mai sbagliare.
oloap

06 Nov 2006 | ore 17:18

Caro Bonilli,

ci troviamo a fagiolo. Stupendo vedere come può cambiare il giudizio a seconda dell'esigenza legata al momento...fuori dal Salone spadellatori, dentro il Salone eroi..troviamo un giusto mezzo e se il cuoco non si schiera è forse più meritevole..ma mi sembra che in questi ultimi tempi non la si pensi così

07 Nov 2006 | ore 16:13

scusa, paolo... ma cosa vuoi dire? Non capisco perché usi il sarcasmo! Credo che sbagliamo più o meno tutti. Ma perché dobbiamo accettare di essere definiti da te esterofili (o in odore di esserlo) solo perché dici che lo siamo. Non voglio nessun grazie e neanche capisco perché mi ringrazi! E aproposito di esterofilia, ti sottopongo la copertina del Gambero di Febbraio 2005... Ma insomma, ma cosa sono 'sti personalismi? possibile che ci si parli sempre addosso? Io mi ero rotto le scatole dell'Unità e degli altri quotidiani "generalisti" (la tv che te lo dico a fa'!) proprio perché erano (sono) autoreferenziali e si parlan addosso. E non mi va di parlarci addosso anche qui. Col Gambero cerco di non farlo, spero in parte almeno di riuscirci...

08 Nov 2006 | ore 17:49

scusa Stefano,
ma mi ero semplicemente permesso di esprimere un mio parere sullo scarso spazio che sul mensile è stato finora dato a identità golose in rapporto a manifestazioni simili e tutte straniere. e se uno legge bene soprattutto tra le righe, dovrebbe ben capire che l'ho fatto non certo in rapporto allo spazio dato a congressi che io per primo stimo (e dei quali io stesso ho scritto, mejor e omni), ma per quello riservato a una stravagante manifestazione che itinera tra meridione d'italia, sobborghi londinesi e coste catalane
tutto qui.
quando l'ho visto, e tenuto conto dell'ottimo rapporto con molti di voi, tv, guida, libri... mi sono detto: ma perché nel mensile le stravaganze sì e le golosità non ancora?
insomma, cuore di babbo verso la mia creatura
spero adesso di essere stato chiaro, con sincera stima verso il gambero-mondo (davvero)
buon tutto
oloap

11 Nov 2006 | ore 21:00

Perchè si scrive sempre di chi parla e non si scrive mai dei contenuti che, chi interviene vuole o cerca di comunicare...
Il problema è che il mondo sta andando a rotoli e la cucina a volte anche... Quest'anno ha parlato Ferran, due anni Fa Alice, tra due anni si vedrà, il problema non è Italia Spagna Francia ecc... il problema è che l'inviadia e la gelosia sono delle brutte bestie XX

24 Nov 2006 | ore 17:05

Gli Italiani non hanno parlato per il semplice motivo che a livello internazionale non incidone nelle coscienze quanto Ducasse, Adrià o Keller. Dobbiamo metterci in testa che per far sentire la propria musica ad altri bisogna amplificarla tanto e bene. Carlin non è stupido e sa bene come fare, in oltre è cliete affezionatissimo di Adrià e di altri grandi cuochi. Lui non lo dice ma forse dovrebbe....

27 Nov 2006 | ore 14:46

L'abito purtroppo non fa il monaco carissimi colleghi chefs.
In giro ci sono troppi fantocci gonfiati che fanno ombra a tanti bravissimi cuochi italiani.
per quanto riguarda l'estero, quanta pazienza(compresa la mia) bisogna ancora avere per il giusto rispetto della cucina italiana? aspetto nuove scuse o suggerimenti per incendiare l'argomento.
ciao a quasi tutti MEX.

14 Gen 2007 | ore 21:26

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