14
Ott 2006
ore 17:11

Panini d'Italia in Usa e giornalisti Usa in Italia

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panini.jpg


E poi c'è chi dice che la cucina italiana non stravince! Siamo ai panini e paninoteche in quel di New York ma anche alle cronache da Roma di Frank Bruni, attuale Food Editor del NYT ma precedentemente corrispondente del quotidiano da Roma.

Bruni nella sua cronaca fa riferimento al servizio uscito a marzo e dedicato a Roma da Mimi Sherathon. Certo, i ristoranti scelti sono singolari, perchè non rappresentativi dell'attuale situazione gastronomica romana così come alcuni dei ristoranti citati da Bruni, a partire dalla foto che apre l'articolo di un ristorante Pierluigi, non certo ai vertici della gastronomia. O gli occhi e il palato di un americano sono diversi dai nostri?

commenti 35

Il palato di un americano medio e' sicuramente diverso dal nostro non e' mica cresciuto a tradizione come noi,ammesso che ce ne sia ancora in giro..ma si ancora qualcosa c'e' e sicuramente c'e' chi si prende la briga di andarla a trovare(in italia)...ma in usa?..sono pochi e fanno tutti parte di una "Loiser "del gusto secondo me...Gli occhi caro Bonilli sono di tutti americani compresi.prima di mangiare si guarda un piatto e questo lo siappiamo tutti pero', e ve lo dico per esperienza(lavoro e sono a new york spesso) la vista per gli americani e' ancora piu' importante che per noi.Mi spiego meglio.Noi italiani abbiamo un ricordo dei sapori italiani e questo diventa come le madlene prustiane-quindi-quando assaggiamo un piatto oltre alla vista abbiamo il ricordo del
gusto.ma gli americani? no gli americani no! hanno solo la vista e il buon cuore di chi spaccia per italiano quello che gli viene propinato...Siete d'accordo?..Guardate l'immagine della copertina e secondo voi la mozzarella italiana fila in quella maniera?secondo me no!..ok la copertina serve per vendere il prodotto e quindi non si puo' mettere la vera mozzarella...ma l'americano lo sa?secondo me ancora no! in fine secondo il mio modesto parere ancora una volta agli americani si vende un prodotto o meglio un immagine italiana e non la gastronomia vera italiana....ancora una volta la cucina italiana marcata dalla semplicita' che e' una cosa giusta perche' la cucina italiana e' semplice(forse)e per gli americani lo e'...meglio agli americani dicono che la cucina italiana e' semplice perche' abituati alla "confusion" del gusto...Ditemi se sono fuori rotta?..un saluto a tutti e con una bella barbera che ho appena stappato brindo al gusto e alle papille gustative italiane che non cambierei per niente al mondo.

14 Ott 2006 | ore 21:55

Pierluigi non sarà ai vertici della gastronomia romana, ma non mi sembra neanche un ristorante da censurare (se non ricordo male non c'è nela guida del Gambero Rosso mentre è presente il vicino Monserrato che non mi sembra tanto meglio). Io ci sono stato una volta e non ne ho un cattivo ricordo. Per uno straniero poi non è da sottovalutare la bella piazza che ospita i posti all'aperto: sicuramente suggestiva, mentre i quattro tavoli all'aperto del Monserrato sicuramente non valgono il bonus (sempre se non ricordo male).

14 Ott 2006 | ore 22:17

Se domattina il Gambero mi desse l'incarico di recensire i ristoranti tipici del Burundi, per prima cosa mi documenterei con le guide locali (Cavalletta Rossa, magari), leggerei un paio di testi sulla cucina africana e poi, con le idee più chiare, partirei con le visite.
A meno che io non sia un cowboy con il cervello intasato dal grasso degli Hamburger!
Gli americani sono gente un tantino presuntuosa e arrogante ed in genere visitano l'estero a suon di bombe: il loro unico desiderio non è scoprire usi e tradizioni locali, ma radere al suolo e poi tirare su un bel Macdonalds.


P.s.: Bonilli, li spenda questi 30 euro e regali una guida al Cowboy! Non faccia il tirato ;-)))

Antonio

15 Ott 2006 | ore 13:06

Il cowboy è un signore che ha fatto il corrispondente da Roma e quindi non solo mi aspetto che conosca ma se è stato qui mi aspetto che conosca il meglio.
Pierluigi ha una bella piazza, punto. Monserrato era in guida e non c'è più, perchè è peggiorato.
Invece trovo molto interessante il discorso del mangiare con gli occhi e di ritenere la cucina italiana una cucina facile e quindi cercare da noi gli esempi di cucina italiana che già ci sono negli Stati Uniti e, devo confessare, anche i migliori esempi lasciano molto a desiderare e se uno pensa che la cucina di Babbo a NYC sia la migliore possibile si sbaglia di grosso. E' vero, c'è e prospera una simil cucina italiana, una cucina italiana mediocre e una buona cucina italiana. Quest'ultima potrebbe esemplificarsi con le migliori trattorie, quei locali che non hanno l'ambizione di diventare nel futuro grandi ristoranti essendo già grandi tavole e avendone la consapevolezza.
Nella corsa alla ridefinizione dei ruoli e dei mercati importante e trasmettere un messaggio chiaro e riguardo alla cucina purtroppo, almeno per ora, il messaggio è confuso, con grave danno per tutti.

15 Ott 2006 | ore 16:09

A proposito del panino: temo ci sia un pochino di confusione... ormai si trova il 'panini' in mezzo mondo ma altro spesso non è che una baguette o sandwich farcito e passato nella griglia, caratteristica distintiva del panini, insieme a qualcosa che assomigli alla mozzarella, calda quindi filante, nel ripieno (ma potrebbe essere camembert o groviera e nesusno si scandalizzerebbe). Ora, vabbe che l'ispirazione di questa cosa viene dall'Italia, ma bisogna pure amettere che i panini della diaspora sono richchi, vari e spesso molto migliorati rispetto al prosciutto-mozzarella che dilaga qui (non mi fermo neanche a parlare della qualità dei panini romani...). Quindi mi pare che ciò che è rimasta è l'idea del panino, che fa tanto 'italian', vabbe, ma che nella sostanza il 'panini' italiano non lo sia affatto più. No?

15 Ott 2006 | ore 19:53

La copertina del libro la leggi? Panini italiani. Il cuoco Batali lo conosci? Si vende come italiano in ristoranti italiani in società con i Bastianich, istriani-americani. Quanto ai panini, mi sembra che tu stia sbagliando di grosso, i panini col prosciutto li vai a mangiare in posti sbagliati, pensa che a Milano c'è da trent'anni un tempio del panino, Quadronno, che se mette il prosciutto mette Joselito 24 mesi... La baguette, tanto per fare un esempio, io la trovo cattiva, non mi piace ed è un simbolo francese sopravvalutato. Il pane in Italia, se sai dove acquistarlo, è fantastico altrimenti, certo, vai nei supermercati e compri le simil baguette che fanno schifo. Il pane a Roma è buono, mi stupisco che una gourmet dica il contrario, lo hai fatto sui dolci e avevi ragione ma sul pane stai toppando clamorosamente e anche sui panini.

15 Ott 2006 | ore 22:14

mangiato pesante stefano?
domani a roma non potro' gustare i panini col potanegra...me ne faro' una trista ragione.

15 Ott 2006 | ore 22:22

potanegra...? Non conosco :)

15 Ott 2006 | ore 22:45

pota in dialetto semiceltico indica la vulva majore....
:-O)

15 Ott 2006 | ore 22:54

Beh, il nome di Batali vagamente mi suona :-) Ma, a parte che la copertina si legge male, mi pareva averci distinto 'recipies from america's favorite panini bar' il che francamente non mi rassicura...
Ora chiaramente non è che io voglia lanciare un ferocissima polemica a ogni inizio settimana, ma ricordo benissimo le lezioni sul pane di Gabriele Bonci che abbiamo avuta la fortuna di poter seguire al master e non mi pare che lui sottoscriverebbe al predicato 'il pane a roma è buono' (allora, forse ho capito male io, chiediamo a lui...). Che poi la baguette al direttore non piaccia è il suo pienissimo diritto, altra cosa è il fatto che nei supermercati esteri il pane mediamente non è malvaggio come quello dei super italiani (delle spugne che nel giro di 12 ore diventano sassi), è un altro fatto. E non vedo perché non si dovrebbe ragionare sulla qualità media di un alimento che dovrebbe essere di base? Mi dispiace ma non mi pare che una città o un paese intero si possano salvare per quei due-tre forni che fanno cose buone quando a confronto di centinaia che sfornano cose mediocri (di nuovo, chiedere a Bonci cosa ci mettono, in media, nel pane, è edificante). O piuttosto, in quel caso mi pare abusivo di parlare di 'cultura del pane'. Quindi se proprio mi devo spingere fin li: infatti, secondo me (e se toppo, toppo) questa cosa dell'italia paese del pane, bah, insomma, mi pare un po' un mito anche se chiaramente il fatto di stare nella capitale svantaggia parecchio (ma poi in calabria è la stessa cosa, in fondo: nel raggio di 20 km si salvano due forni).
Sul panino: in effetti in genere ho mangiato panini laddove mi capitava di dover pranzare al volo (esplorando man mano le diversi zone, invariabilmente disperata), ma daltronde, l'essenza del panino ha a che vedere con l'immediatezza (perché, c'è qualcuno che si fa un'ora di macchina per prendersi un panino?? mi verebbe da chiedere qual'è il folle ecc... )Che poi ci sia un posto (1?) milanese che faccia panini coi fiocchi, bene, ma, di nuovo, quel 1 non le fa venire un dubbio? neanche vagamente? Cioè tutti gli altri, che fanno?

16 Ott 2006 | ore 01:45

Un luogo che 30 anni fa era un mito ed è stato copiato da molti. Il pane è buono in molti posti e fa schifo in molti altri ma il pane in Italia ha una storia, una cultura dei pani dop e così via. Se vado in Spagna, in Francia o in Germania non trovo le 400 tipologie di pane dell'Italia. Tutto qui. Il libro in questione è la copertina di un volume in vendita su Amazon, basta ingrandire... una polemica alla settimana andrebbe anche bene ma su argomenti giusti e questo secondo me non lo è, se poi vogliamo dire che anche qui la grande distribuzione sta portando disastri facciomolo pure perchè stiamo parlando delle grandi catene francesi e tedesche :-)

16 Ott 2006 | ore 08:30

mimi sheratton??
paris hilton??
ahahaah.....

16 Ott 2006 | ore 11:33

Ma sicuramente c'è una varietà pazzesca e una ricca cultura in quel senso. Però non di meno è una produzione sparsa per mari e monti e tutto ciò non toglie nulla al fatto che in una città come roma trovare un pane buono e ben fatto è difficilissimo, persino per i pani laziali (quanti genzano e lariano tarocchi in giro?). E esattamente il vecchio discorso caro al direttore della pizza fatta in fretta, male e dannosa per l'organismo. Comunque buttare tutte le colpe esclusivamente sulla grande distribuzione mi pare un pochino eccessivo (che con la pizza non c'entra e li succede la stessa cosa).

16 Ott 2006 | ore 13:16

Che le cose italiane vangano copiate da tutti non é una novitá...qui in Spagna parlano tutti male di noi e poi gli stessi critici vanno a mangiare in rist. pseudo italiano. Direttore si legga per es. nel sito lo mejor de la gastronomia il commento 'abominables risottos' che si puó tradurre con detestabili risotti. Il critico dice che il risotto fa schifo, che la Spagna é il paese della paella e poi lo stesso in un altro articolo loda Quique Dacosta perché fa uno straordinario carnaroli cremoso. E il carnaroli cremoso che cos'è???? Riso italiano cucinato all'italiana, peró siccome lo fa uno nato nei confini della penisola iberica allora sí va bene. Per non parlare del panino, e delle mitiche lasagne (non ho mai conosciuto uno spagnolo che apprezzi le lasagne autenticamente italiane...per loro se ben fatte devono avere un quintale di besciamella che cola). Come vede da fedele lettore del Gambero Rosso approfitto ogni rubrica per fare la mia personale crociata anti-spagnola. Vivendo a Madrid da vari anni non mi potrete accusare di parlare senza cognizione di causa.

16 Ott 2006 | ore 14:47

Per Cavoletto: non sempre il panino è immediatezza; per mangiare un panino nel mio locale ci sono persone che fanno oltre 40 km e altre che aspettano il tavolo anche per un’ora.
A Milano oltre al Quadronno citerei anche il De Santis.

16 Ott 2006 | ore 15:39

Direttore, quel istriani-americani, è veramente una brutta precisazione.
Sigrid, il pane in Italia è mediamente più buono che in altri paesi.
Per i sandwich, consiglio Venezia e la sua arte del tramezzino, imparagonabile ad alcunchè di simile in giro per il mondo.

16 Ott 2006 | ore 15:54

Avendo una suocera istriana so quanto tengano alla loro identità e alla loro terra e i Bastianich sono istriani e hanno passporto americano.
Non capisco proprio dove sia la "brutta precisazione".

16 Ott 2006 | ore 17:06

vabbe i campanilismi ma insomma... guarda te che si trova in rete: "Il tramezzino è un’invenzione tutta Torinese, come i grissini, il gelato Pepino, il bicerin. Il tramezzino, recita ogni guida della città, nasce nel piccolo scrigno del caffè Mulassano."
... meno male che l'arte del tramezzino di venezia era imparagonabile ad alcunché nel mondo ;-)

16 Ott 2006 | ore 17:08

L'anno scorso per le olimpiadi mi sono fermato al Mulassano, e ti assicuro che il tramezzino veneziano è tutta un'altra cosa. Diverso, e a mio modesto parere molto più buono.
Per il direttore, detta così va benissimo, inserita nel discorso di prima, mi suonava come: istriani, per cui non completamente italiani.
A scanso di eqivoci, non faccio parte di nessun movimento per la riconquista italica dell'Istria.

17 Ott 2006 | ore 11:16

Equivoci, ovviamente

17 Ott 2006 | ore 11:38

se possibile Reginamaud, dove panini per favore che corro?

17 Ott 2006 | ore 21:47

per Gigio
Dacosta sul riso ha scritto un libro che in Italia nemmeno sappiamo sognare, non è insomma un pirla che gioca al fenomeno
sulla sua crema di riso al carnaroli non mi esprimo, ora come ora non ho elementi ma la crema di riso esiste, eccome se esiste

17 Ott 2006 | ore 21:52

Dixit Antonio: "Gli americani sono gente un tantino presuntuosa e arrogante ed in genere visitano l'estero a suon di bombe: il loro unico desiderio non è scoprire usi e tradizioni locali, ma radere al suolo e poi tirare su un bel Macdonalds."

Si e gli Italiani sono tutti dei vigliacchi che cantano Santa Lucia e mangiano gli spaghetti a tonnellate d'aglio.

For Christ's sake, give me a break.

Well, people generally see only what confirms their own idiotic prejudices.

18 Ott 2006 | ore 00:01

Paolo Marchi: Dacosta saprá fare il suo mestiere ma resta il fatto che utilizza nella sua cucina 4 tipi di riso, tre dei quali italiani (vialone nano, carnaroli, arborio piú la varietá spagnola bomba). Ora che gli spagnoli che producono meno della metá del nostro riso e utilizzano un tipo di riso (quello della famosa marca Sos)che se ci provi a fare qualunque cosa che non sia la paella esce una colla, e che peraltro imitano il risotto con un'insistenza assurda (non c'è ristorante di grido a cominciare dal famoso madrileno dell'hotel miguel angel che non proponga risotto) scrivano nelle loro pagine gastronomiche che il risotto fa schifo, é una cosa volgare ecc., sempre che non sia fatto da uno con la maglia spagnola, a me non piace affatto. Cosí come non accetto che mi dicano che le loro lasagne (precotte e grondanti di besciamella) sono migliori delle nostre...prova a dire a qualcuno di loro che l'olio italiano è all'altezza dello spagnolo o che anche da noi si possono trovare prosciutti buoni e poi, se sei ancora vivo, ne riprliamo. vivo in Spagna da 5 anni e so quello che pensano di loro. Io rispetto tutti, finché gli altri rispettano me. A proposito: quando invito a cena spagnoli qui a casa mia e gli preparo il risotto (trovo in un negozio di Madrid il vialone nano a 6 euro al pacco di 1 kg...alla faccia il loro costa 1,50...perché un riso di merda costerá cosí tanto non si sa) si leccano i baffi, cheidono il bis, il tris ecc. e poi mi dicono peró che il loro riso é il migliore. Non ho letto il libro di Quique Dacosta...peró perché invece di preparare la paella prepara il carnaroli cremoso??? Perché Adriá fa gli gnocchi sferici e non la tortilla sferica? Perché é impossibile mangiare in spagna un'insalata senza pseudo aceto di modena...e perché quando comprano la bresaola danese e la mozzarella spagnola dicono che é buonissima e se io gli porto quella della valtellina dicono che non gli piace. gli spagnoli sono il classico esempio del vecchio adagio:'chi disprezza compra'. Li invito a rispettarci di piú anche perché in Italia di loro si parla solo in termini positivi. Vivi un po' in Spagna e poi mi dirai se non la pensi come me (io ero venuto qui con le mie migliori intenzioni. In piú confermo:c'è poco da fare, di cucina spagnola non si puó vivere tutti i giorni per gli eccessi lipidici

18 Ott 2006 | ore 00:30

For T:
Bombs are not IDIOT prejudices!
SPAGHETTI are prejudices!
Do you see the differences, dear Mister T?

18 Ott 2006 | ore 09:08

Trovo molto interessante questo intervento dalla Spagna e lo trovo così interessante che gli dedicherò un 3d specifico perchè... noi degli spagnoli parliamo bene ma loro? Apprendo da una fonte che loro no. Sarà vero? C'è qualche altra voce che si pronuncia?

18 Ott 2006 | ore 15:11

direttore evero che state vendendo tutto al presidente di mc donald's italia?

18 Ott 2006 | ore 18:08

E' una sciocchezza che è stata pubblicata alcune settimane fa. Basta aspettare un po' di tempo e si vedrà che il presidente della mcdonald's continuerà a fare i suoi pessimi hamburger e noi continueremo ad occuparci di cose buone.

19 Ott 2006 | ore 10:17

Per oloapmarchi: Castellana Grotte (Bari).

19 Ott 2006 | ore 11:55

premesso che se la tua firma è Anonymous è inivitabile che poi procedi per accuse generiche, ma chi scrive che il ristto è merda? quali testate? in quali ambienti? intendo dire che c'è anche chi in spagna, riferendosi alla più famosa opera di Manzoni, ha scritto che la cucina di Adrià è merda d'artista, in pratica come Raspelli da noi e allora? Uno fa la nazione intera? e Raspelli è l'Italia?
se vogliamo provare a essere concreti, gli spagnoli avranno il loro riso perfetto per la paella e solo per la paella perché così deve essere, ci mancherrebbe che avessero selezionato un tipo di riso ideale per il risotto quando un tempo non sapevano nemmeno cosa fosse. è ovvio che il loro tipoo di riso è perfetto per il loro tipo di preprazione. ti sei ad esempio mai chiesto perché gli indiani con il basmati non fanno il risotto? e prova a fare un riso da sushi con l'arborio e poi ne riparliamo. ovvio che se in spagna il risotto diventa di moda chi può ricorre ai risi nostri e chi no si arrangia
quanto all'olio io fossi in te mi fermerei: di italiano il nostro olio non ha più nulla, a parte il nome, gli spagnoli se lo sono annesso, le proprietà e il contenuto. parlo delle produzioni di quantità
per me, tra i due, se c'è un paese di cacca per dinamismo, iniziativa imprenditoriale e tutto quello che concorre a fare sistema, non è certo la spagna (purtroppo)
però continuamo pure a credere noi italiani formiamo la nazione più bella e buona al mondo e che tutto fuori è zero, che così quando ci presenteranno il conto prenderemo una tranvata in testa di tripla intensità
oloap

19 Ott 2006 | ore 13:47

per oloamarchi

Bertolli=Unilever
Carapelli+Sasso=Gruppo spagnolo SOS

....Però la gente continua a comprare i suddetti oli insipidi e se gli fai sentire l'olio pugliese ti dicono "che schifo"
(ho letto di una tua visita a Orsara!)

19 Ott 2006 | ore 17:48

Premessa: sono un ragazzo di sinistra, per niente patriota, che prima di trasferirsi in Spagna ha vissuto felicemente 1 anno in Olanda e vari mesi in Francia. E che apprezza la Spagna per svariati motivi. Non ho mai pensato che in Italia si concentrasse tutto il meglio il mondo. Detto questo il patriotismo culinario spagnolo non ha eguali al mondo, neanche in Francia in questo momento. Ecco una piccola mostra di commenti che si fanno non dico su vanguardia Nazionale o Ordine Nuovo ma nel progressista país

Abominables risottos

Finalmente, una cuestión que me hace preferir los arroces mediterráneos españoles a los risottos es el mayor mérito dietético y gastronómico de los nuestros, que ofrecen delicados fondos de carnes y pescados, mayor proporción de verduras, hortalizas y legumbres, presencia habitual del aceite de oliva en lugar de grasas lácteas, pues no en vano en el caso del queso darla con ídem es sinónimo de engaño, mayor proporción de “grasa buena” y, en fin, menos calorías y mayor capacidad para entroncar con la gastronomía tradicional española que las recetas italianas. (lo mejor de la gastronomia, raimundo garcía del moral).

Aunque la cocina del país transalpino anda lejos del perfeccionismo técnico de la española (josé carlos capel el pais 20-11-2004)

Los italianos, americanos, alemanes, son reconocidos por los productos más baratos del mercado, y locales como el de Carlo y algunas otras dignas excepciones enseñan que aquellas cocinas nada tienen que ver con lo que se cuece aquí (alfredo aguiler el pais 16-08-2001)

Precisamente ahora que la cocina francesa está más dominada que nunca por la rutina quizá sea conveniente minusvalorar un fenómeno de creatividad y técnica emergentes. Basta visitar restaurantes franceses hipervalorados por la Michelin de Francia, desde Taillevent y Le Divelle hasta Laserre, todos en París, para darse cuenta del desatino. Mayor agravio comparativo si se observan las estrellas que se otorgan a países como Inglaterra e Italia, que desbordan a España en galardones. ¿Quién se cree que en Roma los restaurantes superan a los de Madrid, o que en Londres se come mejor que en Barcelona?
(josé carlos capel, el pais, 14-12-2002)

19 Ott 2006 | ore 20:50

Sulla superiorità dei tramezzini di venezia sono assolutamente d'accordo,sono proprio una categoria esistenziale a parte.
In generale ma soprattutto rispetto a 'sta via di mezzo strana che è il tramezzino a roma con certi ripieni tristi e 'sto pane secco e insipido...

21 Ott 2006 | ore 22:02

Per oloapmarchi:

No Jardin.

Felix

22 Ott 2006 | ore 14:41

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