21
Ott 2006
ore 15:38

Schematici & Gourmet

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Che meraviglia la pasta e fagioli.

Che immenso piacere ho provato la prima volta da Ferran Adrià.

L'altra sera siamo andati a mangiare da Felice al Testaccio ed è stata una bella cena...

Forse il piacere della tavola non riesce ad articolarsi ancora secondo le sfaccettature che adottiamo, per esempio, quando parliamo di libri o di musica. Sto terminando l'ultimo romanzo di Carofiglio "Ragionevoli dubbi" e ho letto quest'estate con grande piacere e per l'ennesima volta "Musica per camaleonti" di Truman Capote. Mentre scrivo sta suonando Keith Jarret, l'ultimo Cd dalla Carnegie Hall con l'ottava traccia del disco 2 stupefacente, My Song. Spesso ascolto Pollini ma anche la Sinfonia n. 7 di Anton Bruckner diretta da Karajan. Detto tutto questo sarebbe difficile catalogarmi tanto più se aggiungessi che mi piace Vasco Rossi e adoro il sax di Stefano Di Battista.

Se però dico di adorare la pasta e fagioli mi precludo sicuramente Ferran Adrià o per lo meno gli altri non pensano che mi piaccia e se parlo di Adrià e poi vengo visto da Felice a mangiare un grande piatto di rigatoni col sugo di coda qualcuno potrebbe accusarmi di avere mentito per darmi un tono.

Già, perchè il piacere di fare incursioni in vari mondi, varie cucine, vari target, il piacere di variare e di essere curiosi a tavola viene visto quasi come un tradimento da ognuno degli adepti dei mondi dove entri e esci con sommo piacere. E così nelle discussioni sul mensile o in rete dove spesso lo schematismo raggiunge punte estreme.

E invece la cucina e la sua conoscenza nel senso più profondo del termine è un procedere per avvicinamenti progressivi, accumuli di memoria, di esperienza, di piacere e di riconoscimento di sapori lontani e che ti avevano già contaminato.

Ed è piacere anche intellettuale. 

commenti 17

pasta e fagioli con cotiche? friggitina di cipolee prima?
i fagioli passati od interi?
comunque auguri ai tuoi piu' stretti collaboratori!
:-O)

21 Ott 2006 | ore 16:51

questo è scrivere, questa è musica, sante parole e qui con te son contento di essere daccordo direttore. Oggi ho mangiato una crema di cicoria col cacioricotta che non identifica il mio background ma che roba.....
Ho chiesto del peperoncino e me ne hanno portato uno fresco intero e io ero contento ma contento vero.

21 Ott 2006 | ore 17:02

Ad un certo punto ho avuto l'impressione che andare nei ristoranti di alto livello fosse un piacere e un divertimento anche per me che non li avevo mai presi in considerazione.

Poi mi era sembrato divertente scambiare opinioni con appassionati di tutti i tipi, incontrati su internet.

Però ora comincio ad avere seri dubbi.
Prima ho incassato le mazzate sul fatto che non guadagno così tanto da potermi permettere di andarci tanto spesso. Vabbè sarò 'n po'pezzente.
Poi sul fatto che avendone provato pochi locali non potevo esprimere giudizi degni di nota perchè ho provato pochi locali di alto livello e manco un tristellato. Vabbè sarò pure'gnorante.

Ora scopro pure che cuochi e/o proprietari di locali "di alto livello" se dici che sai arrivato leggendo la guida del Gambero ti profilano subito come uno sfigatone un po' buzzurro. E pazienza.

Ma poi? Sghignazzare con colleghi, amici e parenti sui "personaggi" che si incontrano sul lavoro è anche normale (chi non lo fa?).

Però il fatto che i clienti "neofiti" dall'aria un po' spaesata vengano spernacchiati con la congrega di clienti evidentemente più degni di considerazione, e poi pure in giro per internet a me fa già un po' incazzare.

Ma la cosa che proprio mi fa imbufalire è che QUASI tutti questi locali sono noti per trattare i clienti come dei reucci, con salamelecchi e sorrisoni e galateo al massimo livello. Peccato poi che al posto tutta questa bella scena di facciata, appena il cliente esce, venga preso per il culo alla grande.

E allora a me viene da dire: che si tengano le stelle, i cappelli, le forchette e tutto...io resto a mangiare a casa e invito tutti i miei amici a fare lo stesso.

Almeno avessero il coraggio di dirti le cose in faccia. Ma di tipi del genere ce ne sono pochi (...almeno da quelli posso andare!). :-))


O forse dovrei solo smettere di frequentare il mondo enogastronomico sul web?...uhmmm...

21 Ott 2006 | ore 17:22

Gumbo, più che altro dovresti smettere di dare retta alle fesserie che dicono i soliti due o tre personaggi sgradevoli che ti hanno detto quelle cose, che appartengono a due categorie in linea con i suddetti personaggi: sboronate e millanterie

21 Ott 2006 | ore 17:33

AHHH l'imprecisione dei blog!
Mi ritrovo con un antonio che non son io!
Per Gumbo: io sono quello del Breitling :-)
e da oggi mi firmo con una T in più.

Bello l'argomento, DIrettore.
Bella tutta la musica
Bella tutta la letteratura
Bella tutta l'arte figurativa
Bella la poesia
Bello il cinema

Brutto il fanatismo
Brutte le etichette
Brutti gli schematismi
Brutti i limiti alla scoperta
Brutti i fondamentalisti (ismi)

Bella la Cucina!
E allora perchè nel prossimo numero del Gambero non fa un bel servizio su Felice al Testaccio?
E perchè non va a leggersi gli articoli postati dalla Spagna nel track sui panini? In fondo è stato lei a chiedere pareri!

Sempre cosi voi fondamentalisti!
Anni a parlare bene di Ferran Adria e adesso si scopre la pasta e fascioli!
;-))


P.s: scritto ascoltando Alva Noto & Sakamoto- Vrioon, ma prima c'erano le Cocorosie , MMMMhhhhhh

21 Ott 2006 | ore 19:32

Antonio con una T (e senza Breitling) ;-))...

A parte il fatto che a leggere certe cose a me vengono comunque un po' i nervi. Ma finchè sono navigatori, forumisti e blogger a dirle, dopo un po' mi passa.

Quallo che mi lascia più che perplessa è il fatto che siano i ristoratori stessi a parlare così!
Io non voglio andare a spendere i miei soldi da questi figuri, quindi vorrei tanto che si palesassero con nomi e cognomi. Così potrebbero continuare a lisciarsi i facoltosi clienti Michelin (che io penso che a loro interessano di più perchè mediamente hanno il portafoglio a fisarmonica più di noi).

E io, invece, coltiverei il piacere di assaggiare cose nuove in altri interessanti locali, di tutti i tipi e livelli gestiti da gente di mentalità un po' più aperta.

Comunque questo atteggiamento è lo stereotipo del frequentatore e gestore di ristoranti di alto livello che per tanti anni ha tenuto me (e molti altri) lontana da certi locali che invece avrei potuto apprezzare.

C'è da stupirsi se la gente continua a ragionare a compartimenti stagni!?!

21 Ott 2006 | ore 22:32

E' presto, molto presto e io sono in piedi, sveglio e fuori è buio, perchè ho digerito con fatica. Lo sapevo, dovevo aspettarmelo ma ha vinto la golosità: ieri sono andato dal mio amico Annibale e ho preso dei bei tagli di carne per fare il bollito. Annibale ha una bella macelleria, ama il suo lavoro in un modo totale ed è mio amico a prescindere, come direbbe Totò. Ieri a Roma c'era un caldo da palude, ha piovicchiato e fare il brodo mettendo la pentola sul fuoco - acqua fredda, mi raccomando - poteva essere l'ultimo dei pensieri. Ma avevo i tortellini - i, badate bene, non dei tortellini - che avevano fatto un paio di sfogline per Igles Corelli. Lui è venuto al Teatro della cucina a presentare il libro di Stefania Barzini - Così mangiavamo - insieme con la Dandini e Massimo Ghini e lo ha fatto a modo suo raccontando con cinque piatti questi cinquant'anni della nostra storia e uno dei piatti erano i tortellini con la panna e il prosciutto.
Ora, a farli oggi, sembra una bestemmia parlarne ma poi se Igles ti mette delle listelline di prosciutto 24 mesi, della panna non panna e fa fare i tortellini a due sue sfogline, i tortellini con panna e prosciutto tu li ami.
E lui sa che i tortellini io li amo e così ne ha fatti fare mezzo chilo in più e alla fine della serata mi ha dato la borsa termica e io me li sono portati a casa e ieri sono andato dal mio amico Annibale...
Ieri sera ho mangiato tre scodelle di tortellini - già, io i tortellini li mangio in una tazza bianca poggiata dentro un piatto fondo - una tazza bianca di quelle per il caffèlatte come negli anni Cinquanta, perchè mi sembrano più buoni. Ed erano buoni e sono stato felice e lo sono anche stamattina che è presto e buio e questa è la passione per le buone cose, sono gli eccessi che uno fa volentieri perchè la vita senza eccessi... ma ti fanno capire come Proust ci avesse "preso" con quelle sue madeleine perchè la cucina è anche questo e in fondo noi ricostruiamo il passato in ogni piatto o corriamo nel presente ed è più bello spendere passione e anche fatica su questo che fermarsi per delle increspature del Web.
E comunque avrei potuto iniziare dicendo - Capitolo primo: a me piacciono i tortellini... sullo sfondo sta suonando il il Cd di Stefano Di Battista "Sun & moon for free" con Danilo Rea e fuori è ancora buio.

22 Ott 2006 | ore 06:23

Parole sante Bonilli e poi chi l'ha detto che Adria non possa sorprendere con una rivisitazione delle sue della pasta e fagioli? Il bello della cucina è proprio che è una cucina e non una chiesa, l'importante è divertirsi, poi come diciamo noi napoletani, dove c'è gusto non c'è perdenza.

22 Ott 2006 | ore 09:46

La cucina è espressione di creatività e come tale può essere amata sotto varie forme. Così come si può amare allo stesso tempo Kubrick e Lino Banfi, Fellini e il Monnezza, i più grandi jazzisti e la dance italiana anni 80, la finale dei mondiali (quella del 1982) e la stracittadina amatoriale Bar Moderno-ARCI Palazzi, così si può godere del raviolo sferico e della pasta e fagioli, basta che nell'espressione della creatività ci sia dentro l'anima e il cuore di chi lo ha fatto.

E l'avidità di far quattrini e la fretta di oggi portano via la passione e allora per guadagnare di più si comprano i fagioli già lessati invece che metterli a mollo la sera prima e la pasta si sceglie di qualità media e costo inferiore; così si spiega la scarsa qualità media dei ristoranti italiani e quindi diventa difficile anche trovare una buona pasta e fagioli, meglio farsela a casa ...

22 Ott 2006 | ore 13:09

Ore 11.00 (bè ognuno ha i suoi orari della domenica!)- Il mio mood del mattino è tutt'altro che "sentimental", quindi meglio iniziare con un po' di Captain Beefheart, "Grow Fins".
Poi Don McKinnan, su una compilation di rock'n'roll e r&b anni '50, in "Fat fat fat" racconta della sua fidanzata: pesa 200 kg, quando balla fa saltare tutte le cuciture e lui adora sprofondare nella sua "abbondanza"! :-)))

Nel frattempo mi bevo un Earl Grey di Whittard of Chelsea che mi ha portato un'amica da Londra. Ma oggi non sono in vena di condividere le cose che mi passano per la testa dato che il popolo di internet mi fa troppo incazzare.

In compenso mi è venuto in mente un episodio curioso:
mio padre qualche settimana fa ha mangiato da noi. Lui che è la negazione della curiosità gastonomica, non vuole mai assaggiare niente e trova sempre da ridire su tutto. Eppure quella volta ha detto che il pollo arrosto sembrava quello che faceva sua nonna, aveva un sapore che non aveva mai più sentito dagli anni '50!?! Che stranezza!

Bè ora vado a navigare in altre zone del web, con sottofondo di Wayne Horvitz...

22 Ott 2006 | ore 15:13

L'ultimo Cd di Metheny-Mehldau lo ascolto come giusto mattoncino musicale di questo 3d gastronomico-proustiano :)

22 Ott 2006 | ore 16:11

Caro Direttore,
il pezzo sui tortellini di Igles è così bello...mi piace molto e trovo che "suona" proprio bene.

22 Ott 2006 | ore 17:38

E' anche, se posso aggiungere, il piacere della scoperta. Che non deve essere confusa con la ricerca del nuovo. La scoperta fatta di ricerca, di laica curiosità, dove per laico intendo non correlato a schemi e dogmi. La scoperta di luoghi dimenticati, di sapori primordiali, di sperimentazioni avanguardistiche apparentemente antitetiche tra loro. E’ vero, molti passano con disinvoltura da Vinicio Capossela alla sinfonia N° 29 di Mozart passando per l’intellettuale e raffinato Bryan Ferry o il rock più elementare e popolare di Springsteen. Pochi invece si concedono la trattoria di provincia, i sapori di casa autentici ed il grande ristorante d’avanguardia. Questo sarebbe vero piacere anche e soprattutto intellettuale.

22 Ott 2006 | ore 17:52

LIBERA CUCINA IN LIBERO STATO!
(Movimento per la liberazione delle papille gustative)
;-p

23 Ott 2006 | ore 09:33

questa cosa che si dice nel post di bonilli ha messo in crisi tutti quelli che si occupano di marketing, quelli che hanno passato la vita ad individuare target a fare cluster e sotto cluster hanno perso il loro tempo. ci sono poche persone che possono davvero essere catalogate e alle quali piacciano solo determinate cose e non altre. Finalmente il mondo è aperto e si passa da Adrià alla pasta e fagioli grazie a Dio.
Tempi duri per le offerte personalizzate, vincerà solo la qualità.

23 Ott 2006 | ore 12:04

Quello che dice in questo post può mandare in crisi quelli che si occupano di marketing, ma devo dire che... io non sono tanto così sicura che questa tipologia di persone siano la maggioranza. Anzi, per la mia esperienza sono pochissimi quelli che balzellano attraverso le categorie.

Infatti io ho praticamente una rubrica a sezioni! I colleghi che parlano quasi tutti solo di informatica e cose elettroniche, i collezionisti di dischi e quelli con cui si va ai concerti (che spesso sono diversi) a loro volta suddivisi in quelli del jazz, quelli del punk, quelli del sixties, quelli della musica africana, quelli che suonano e quelli che ascoltano solo; poi gli appassionati di enogastronomia (divisi tra "cucina" e "ristoranti" che necessariamente coincidono), quelli con cui si esce a mangiare perchè sono simpatici ma non vogliono spendere mai più di 25 euro, quelli della vela, dello snowboard, quelli con cui andare a corsi e mostre e musei, quelli dei viaggi in moto...ecc.

Sono pochi quelli con cui si possono condividere più interessi, di solito sono a compartimenti stagni - almeno in Italia perchè gli stranieri che conosco sono più eclettici.
Senza contare quelli ancora più numerosi che non sono appassionati di niente e vagolano senza meta sulle correnti delle mode!

23 Ott 2006 | ore 13:25

Io invece ho la sensazione che sia più facile, che so, trovare un esperto gourmet che mangia in piedi u pani ca' meusa, piuttosto che vedere un appassionato di musica classica che compra l'ultimo cd degli Evanescence.
Non vedo barriere tanto forti, quanto meno tra chi è animato da sincera passione per la cultura del cibo.
Forse il vero amore per la cucina è più istintivo ancora che quello per le altre arti, e quindi è sovversivo, se ne infischia degli steccati.
Poi certo ci sono quelli per i quali esiste solo Vissani, che esibiscono le loro frequentazioni tristellate come ad una gara a chi la fa più lontano... ma è gente che magari a casa mangia precotti e surgelati.

23 Ott 2006 | ore 18:37

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