12
Gen 2007
ore 23:51

Alfredo & Ada, osti in Roma

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Ada Ricciutelli ha 83 anni, quasi 84, e da sessanta anni sta in via dei Banchi Nuovi al 14 dove si affaccia la porta dell'osteria Alfredo & Ada. Si è rotta il femore - il sei è stato un brutto anno - mi dice mentre porta i due piatti di rigatoni al pomodoro - e allora devo aprire solo la sera -.

L'osteria è come te l'aspetti, un locale unico, tavoli di marmo e sopra, per tavoglia,  ti stendono un grande foglio di carta bianca, quadri alle pareti e foto, una pendola che funziona, tre scalini in fondo alla sala per salire a sinistra in cucina, piccola, due fornelli, le pentole sul fuoco come a casa mentre a destra, nell'armadio frigo di quelli vecchi, c'è l'acqua minerale e il vino bianco. - Bianco o rosso - ti chiede il figlio di Ada che serve a tavola e ti porta il classico mezzo litro. Ci siamo andati con Sigrid, si, proprio Cavoletto, per incontrare questa incredibile signora che ci dice che lei sta sempre qui - io dove posso andare se non qui: è la mia vita - e te lo dice con l'aria gentile e ti racconta di quando c'era lì vicino una casa chiusa e venivano a mangiare i clienti - io immagino dopo il "servizio", ma non glielo chiedo -  e poi c'era  il Salone Margherita e poi quelli del Censis con De Rita che veniva a pranzo ogni giorno con quindici ragazze -.

- Di secondo ci sono seppie con piselli - ci dice - gli involtini, lo spezzatino e mi è rimasta una porzione di trippa. Io la trippa la faccio al giovedì. Mi ricordo che quando abbiamo aperto il 25 luglio del 1946 ho incominciato facendo un po' di trippa, allora non si mangiava, e poi è finito che ne facevo una pentola da cinque chili - e così io mangio l'involtino e poi mi tocca il piatto di trippa e sono piatti buoni ma uno viene qui perchè c'è un pezzo della storia di una Roma popolare che sta sparendo. - Qui abitava tutto popolino - dice la signora Ada - e si lavorava molto. Il popolo va a mangiare in osteria, adesso, invece, sono tutte case di signori e quelli restano a casa mica vengono in osteria - dice Ada ma non è arrabbiata, lo dice come notazione e per spiegare che il menù è quello, un primo e i tre secondi piatti che abbiamo provato e poi ciambelle al vino prese da una grande scatola di metallo. Lei abita al piano di sopra e se telefoni durante il giorno per prenotare ti risponde da casa. - Scendo alle tre per cucinare - spiega - e alle otto si incomincia - e mentre racconta entra un suonatore che canta e canta bene, è uno di casa, lo si vede da come si muove tra i tavoli, e alla fine si ferma e tutti danno qualcosa e c'è chi beve un bicchiere con lui. E' un altro mondo eppure siamo nel cuore di Roma, a cinquanta metri da Corso Vittorio ma Roma è lontana, la Roma del signor Alfredo, morto da alcuni anni e della signora Ada, osti in Roma.

Alfredo & Ada - Via dei Banchi Nuovi 14 tel. 06 6878842

chiuso domenica, aperto solo la sera, 18 euro a persona.

commenti 12

questo é il bonilli che mi piace...quello che all'i phone preferisce i rigatoni al pomodoro e alla apple le mele annurche :)

13 Gen 2007 | ore 00:54

complimenti, bella rece :-)

13 Gen 2007 | ore 01:02

da salvaguardare!!

13 Gen 2007 | ore 16:12

Sigrid e Stefano, avete postato la recensione del locale (che mi incuriosisce assai, a questo punto, provare, visto che l'avere la fidanzata romana fa sì che io mi rechi una volta settimanalmente nella Capitale) a cinque minuti l'uno dall'altra. Potere dei blog...
Comunque, giro una domanda all'una e all'altra: come si mangia da Zampagna in via Ostiense? E' uno dei posti che mi piacerebbe provare, se mi capitasse.

13 Gen 2007 | ore 19:44

Grazie per questo spaccato di una Roma che è nel cuore e nei ricordi di una romana che nella Capitale non ci vive più da anni (ma che di quando in quando, per fortuna, per lavoro e per passione ci torna). Fallo ancora, diretto', di raccontarci questa Roma "quasi sparita" di come eravamo, gastronomicamente e socialmente parlando. È la nostra storia e un pezzetto di vita, che ci ha fatto diventare come siamo. Io personalmente ci sono cresciuta con Alfredo e Ada, con Edmondo, col carnaro della Muratella, eccetera eccetera. Racconta ancora diretto', con questo garbo e con questo stile.

15 Gen 2007 | ore 00:20

Zampagna? Ecco la mia ultima esperienza

"Sono stato da Zampagna a dicembre

Posto molto caratteristico, affascinante a suo modo. Quindi niente da dire né sull'ambiente rustico né sul servizio ruspante nè sul vino della casa, aspro e quasi imbevibile. Tutto fa parte dell'atmosfera, e in certi posti si va ANCHE per queste cose

Ma sul cibo sì, cavolo, eccome se ho da dire

Il fatto che una trattoria sia storica, e il fatto che costi poco, non giustifica la qualità schifosa del cibo

E quando dico schifosa non esagero

- Cacio e pepe: la peggiore mai mangiata a Roma. Noi qui sul forum stiamo a farci le pippe su come fare la cremina, sulla percentuale di parmigiano/pecorino, sul tipo di pepe. Da Zampagna risolvono tutto scolando la pasta (da discount), mettendola nel piatto e mettendoci sopra del pecorino (da discount) e una grattuggiata di pepe (già grattuggiato in precedenza, e quindi totalmente insapore)
Questa non è cacio e pepe, ma semblice pasta bollita con sopra del cacio. Voto: 0

- Saltimbocca alla romana: pessimo. Carne dura e stopposa, prosciutto rinsecchito e un sughetto che sembrava scolatura di piatti, acqua sporca, per niente addensato e/o saporito. Voto: 0,5

Una nota anche sulla signora che serve ai tavoli: una simpaticissima signora settantenne, che immagino tra quei tavoli abbia passato almeno 50 anni. Ebbene, vi aspettereste una cultrice della cucina romana, una dispensatrice di aneddoti e ricette. Col cavolo: neanche sa come vengono preparati i piatti che serve ai tavoli. Anche di fronte a semplici domande tipo "nella matriciana ci mettete la cipolla?", la sua risposta standard era sempre: "Non lo so, cucina mia nipote Antonella"

Insomma, bocciato su tutta la linea. Poi, sarà anche Roma vera, ma per me questa è la Roma peggiore, superficiale e pasticciona

Per fortuna ero in gradevolissima compagnia, e tutto ciò non mi ha certo rovinato la giornata. Ma, ripeto, tra le trattorie storiche di Roma che ho visitato questa è decisamente la peggiore (e ce ne vuole, visto il livello medio della trattoria romana)"

15 Gen 2007 | ore 11:53

E questa è la ancora più recente esperienza di Iavacc

"Un granché non è mai stato, diranno molti di voi.
Eppure, quasi 18 anni fa ormai, la prima volta che ci mangiai, un sabato mattina d'estate, sotto la pergola del giardinetto interno, l'odore del cucinotto mi rimandava indietro sentori da trattoria romana d'antan. E quello che arrivava nel piatto era frutto di una decorosissima esecuzione.
Le solite cose di ottimo gusto: trippa, animelle, tonnarelli, spezzatino con peperoni, l'ormai introvabile manzo alla picchiapò (che io conoscevo solo nel film "c'eravamo tanto amati") baccalà il martedì e venerdì. Conto "da amici" e caffé dal baretto affianco.

Ricordi ormai lontani, oltretutto migliorati dal fatto che sono lontani.
Ieri (affanculo tutto) visitina a microfox in via tessalonica ad approvvigionarsi di elettronica a buonissimo mercato e decisione impulsiva di mangiare da zampagna.
Una carbonara in due. Pancetta, non guanciale, salata (e vabbè, fin qui...) tonnarello al dente, ma uovo quasi crudo, con l'albume che sguazzava a chiazze. 30 secondi cottura in più avrebbe almeno strappato il 5 meno meno...
Baccalà decorosetto, unto nemmeno tanto ma scarsissima la porzione e frettolosa l'esecuzione. Vitello alla cacciatora da dimenticare. Poco rosolato, sugo non legato e con un sentore d'aceto che copriva tutto il resto. Bocciato senza appello. Meno male che la porzione era veramente scarsa. Persino la porzione di broccoletti e cicoria ripassati lasciavano a desiderare.
Vino (vino mi sembra una parola un po' grossa).

I prezzi, tutto sommato, continuano ad essere démodé (23 euro in due, credo ).
Conto pagato e serio proponimento di non rimetterci più piede.
Sempre che non mi fotta la nostalgia. "

15 Gen 2007 | ore 11:56

Nonostante ce l'abbia (quasi) sotto casa, da Zampagna non ci sono mai stata. E a leggervi beh non me ne pento :-) Mi sono invece macchiata di un paio di incursioni al biondo tevere, quasi di fronte, che mi sta gentilmente simpatico per via della sua terazza sul fiume, la sua atmosfera di pasoliniana memoria e la sua clientela che fa tanto romanaccia, ma in quanto al cibo temo non sia molto più decente del primo.

15 Gen 2007 | ore 13:03

Infatti come qualità al Biondo Tevere siamo lì, forse un po meglio.
Ogni tanto ci vado anche io proprio per l'atmosfera che hai ben descritto

15 Gen 2007 | ore 13:11

Mangiare dalla Sora Ada è semplicemente commovente...

16 Gen 2007 | ore 14:57

I am very happy to hear, that "Da Alfredo and Ada" is working again.
I came the first time in 1991, when Alfredo was alive. And since that time I have visited Ada every time I was in Rome.
In march 2006 the trattoria was closed.
I will soon return to this unique place.

30 Lug 2007 | ore 21:42

Mi scusi Sig. Bonilli, bella la recensione, ma lei è sicuro di averci amngiato davvero? Perchè sennò oltre all'atmosfera caratteristica d'altri tempi avrebbe noatto che si mangia malissimo e spendendo cifre assolutamente furi luogo. I rigatoni (così come tutte le altre portate) vengono portati già pronti e riscaldati in padella. Le seppie con i piselli sono insignificanti (anzi cattivelle), così come la trippa. Trattorie come queste (purtroppo ce ne sono varie a Roma) sono il peggio che si possa trovare per qualità/prezzo nella nostra città, e un biglietto da visita pessimo. Peccato, perchè con una cucina inimamente onesta, sarebbe proprio il genere di posti in cui porterei i miei ospiti in visita. Massimo

15 Set 2007 | ore 00:09

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a cura di Stefano Bonilli


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NELLA STESSA COLLANA


notizie in breve

Lucky_Peach.jpg

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".

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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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