ore 18:37
Blog elitari
Prendo spunto da un inizio di dibattito molto interessante nel blog di Marco Bolasco. Dice Antonio che le vicende dei cuochi francesi e della Michelin riguardano lo 0,5% dei lettori, aggiunge che anche il parlare della cucina spagnola ormai ha stufato. Cosa chiede Antonio? Nuovi locali, scoperte, bassi prezzi.
La cosa interessante è che coloro che chiedono novità non segnalano quasi mai novità. Non è il nostro mestiere, è la risposta frequente, eppure se sei un appassionato il fatto di non andare sempre negli stessi posti è il minimo. Se sei un appassionato devi pensare che la discussione può anche volare alto se gli spunti sono generalizzabili. Se sei un appassionato non puoi limitarti alla discussione sulla migliore pizza - a parte il fatto che all'argomento abbiamo dedicato chilometri di interventi - insomma se sei un appassionato scrivi!
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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eh eh .....parliamo di storia?...storia vera..............?
Leggendolo la prima volta sono stato daccordo con Antonio. Infondo Marco oggi ha un ruolo importante у mi rendo conto che alla maggior parte della gente farebbe piacere sentirlo parlare di cucina italiana у soprattutto della sua guida. Ma se voi conoscete Marco capireste che la visione globale dell'alta cucina per lui у fondamentale proprio per avere un gudizio piu ampio della nostra.
Secondo me parla della rossa per darci un messaggio su come lui in realta fa i suoi giudizi, per farci capire meglio come leggere il suo metodo di giudizio.
Per me у solo il percorso di un giovane che con poca esperienza in una posizione cosi importante (non dimentichiamoci che la guida del Gambero у lettissima) vuole farci capire il suo metodo di giudizio у paragone.
La cucina italiana ormai non у solo italiana ma у internazionale, molto di piu di quanto tutti voi immagginate (io vivo all'estero у quindi parlo di opinioni che non sono piu opinioni ma dati di fatto).
Quello che posso o melio vorrei suggerire a Marco у di non fermarsi a Francia у Spagna ma di guardare ai nuovi mondi (Russia у Cina il futuro di questo pianeta).
Ciao marco,
Buon lavoro у ricordati che sei sempre il ben venuto.
Fattux
P.S. Bonilli, Voice ti ha fregato! У riuscito a postare!
Scusatemi,Marco non у un giovane di poca esperiena, anzi penso che di esperienza in questo settore ne abbia da vendere. Volevo dire solo che era il primo anno che dirige una guida у quindi diamogli il suo tempo.
Fattux
P.S. pero у vero posta un po di piu!
....scusate gli errori ma dopo 180 coperti e ...diciamolo pure, divere wodke, le mani andavano da sole.
Ciao.
F.
Giuro questo e l'ultimo.
Direttore, nemmeno spremendole, le pietre danno acqua. Non voglio generalizzare ma la partecipazione ai blog, soprattutto quelli italiani, produce ancora troppa castroneria, narcisismo e inutilita'. Il fenomeno voice, ma anche tanti altri, e' sintomatico. E onestamente io penso che potra' solo peggiorare... Le gente normale entra nel Papero Giallo per leggere quello che pensa Bonilli, la maggior parte di noi non ha tempo per setacciare quello che segue e che spesso diluisce qualunque voglia di scrivere...
Allora
1) non ho mai scritto che parlare della cucina spagnola ha stufato. Ho detto che mi sembra strano che il curastore della più importante guida italiana parli quasi esclusivamente di cucina spagnola e francese. Aggiungo che in molti dei suddetti ristoranti spagnoli, e alcuni francesi, ci sono stato anche io. Quindi ne facevo un discorso di comunicazione, non di sofferenza personale per il fatto di sentirmi "escluso". A me sembra che un blog che per ogni post riceve solo 2-3 commenti, peraltro sempre dalle stesse 3-4 persone sia comunicativamente debole. Ma, ripeto, magari sbaglio io
2) Non ho chiesto né novità né prezzi bassi, non so, caro Stefano, dove lo hai letto. Chiedo dibattiti, anche alti, ma su tematiche più vicine all'esperienza e al sentire della maggior parte dei lettori di questo sito (che già di per sé sono una sparuta minoranza rispetto alla massa della popolazione). Già parlare a una minoranza può essere un limite, e passi. Ma parlare a una minoranza di una minoranza a me sembra eccessivo (sempre dal punto di vista comunicativo)
3) La novità che chiedevo non è di nuovi locali ancora non provati da nessuno, ma di atteggiamento verso i vertici della cucina italiana. E a me sembra un dibattito abbastanza alto e coinvolgente discutere sul ricambio generazionale, sulle fasi creative in essere da contrapporre a quelle creative storiche e ormai un po' fossilizzate
4) l'appassionato scrive. Io sono appassionato, e scrivo. Ognuno, però, trova l'ambito di scrittura nel quale si sente più a suo agio, e per il quale ritiene di avere più capacità. Io raramente scrivo di novità assolute (ma l'ho fatto varie volte) anche perchè, francamente, non mi capita di trovarle facilmente, sicuramente per un mio limite. Ma moltissime volte ho scritto cercando di dare il mio contributo, per esempio dando la mia interpretazione su locali a mio parere sottovalutati o sopravvalutati. O indicando locali che a mio modo di vedere hanno potenzialità enormi e vanno seguiti con attenzione. E credo che anche questo sia un contributo utile. Poi, se non riesco a parlare di un locale entro una settimana dalla sua apertura, beh, ripeto, sarà un mio limite, ma me ne farò una ragione
5) Lo so che la miglior difesa è l'attacco. Ma trovo un po' ingeneroso rispondere con delle accuse ad una critica (peraltro garbata, spero)
6) Infine: io trovo comunque interessanti i discorsi di Marco (e di Orson e di Alberto). A Marco chiedevo solo un po' più di alternanza. O magari anche solo il riuscire a rendere più evidente ed esplicito il rapporto tra i discorsi sull'alta cucina globale e la situazione italiana. Questo rapporto io non riesco a coglierlo chiaramente. Anche in questo caso, di sicuro, per miei limiti intellettivi. Quindi chiedo solo di essere più esplicito per venire incontro alle intelligenze medio-basse come la mia:-))
Posto qui un passo di Antonio (io ho una T in più) perchè sembra il discorso che ho fatto qui qualche post fa a proposito proprio di Pierangelini e Adrià e perchè sono perfettamente d'accordo con lui sul punto 3) del suo intervento qui.
Lei Bonilli, di quanti altri "Antonio" ha bisogno per accorgersi definitavamente che c'è un problema?
Tornando al paragone artistico (così qualcuno si incazza!): voi del Gambero volete essere Bonito-Oliva o rimanere come Sgarbi?
P.s.: Bonito-Oliva definì Sgarbi "il necrofilo della critica d'arte"!
"Perchè non parliamo piuttosto del perché le guide italiane non hanno il coraggio di rinnovare le loro scelte, e continuano da 20 anni ad avere la stessa coppia al vertice. Ma davvero Pierangelini che da 20 anni fa sempre gli spessi piatti e la stessa passatina con i gamberi (tutto eccezionale, per carità) non dovrebbe ormai essere affiancato dai nuovi talenti, dagli Alajmo, dai Cracco, dagli Scabin?"
AntonioT
Un'unica considerazione oltre quanto detto sul blog di Marco.
Francamente io non vedo la contraddizione tra parlare di alta ristorazione francese o danese e parlare dei giovani chef di casa nostra.
Anzi, credo che una critica gastronomica moderna passi proprio per un'esperienza e una sensibilità che, se possibile, non si fermino al campanile.
La guda Omnivore, che è un ottimo esempio e un prodotto editorialmente piuttosto innovativo, parla quest'anno anche di chef non francesi. E, per tornare a un altro tema della discussione, parla di "giovane cucina" senza partire da banali assunti anagrafici (perchè Pierangelini cambia pochi piatti l'anno ma è molto più giovane di diversi trentenni di cui, per amore di campanile, si parla anche troppo).
Poi, per carità Antonio, sarà un discorso di minoranza, ma almeno su un blog di appassionati si potrà fare o dobbiamo partecipare solo a thread sul ristorante "al matriciano"?(che, come sai, non mancano)
Vedi Orson, io non ne faccio una questione di campanile. Anzi, ogni volta che posso faccio il globetrotter del gusto, per così dire. E in genere i miei viaggi sono organizzati anche in funzione dei ristoranti da provare (mia moglie direbbe: SOLO in funzione dei ristoranti)
Mi dispiace peraltro che continui a ironizzare su una presuntà romanità volgare della quale io sarei interprete, da raffrontare al tuo illuminato multiculturalismo. Non mi sembra questo il punto
Io ho posto due questioni diverse:
1) quella comunicativa. E, mi dispiace, sono convinto di avere ragione. Un comunicatore che parla a 3 persone e ne trascura (o quantomeno non riesce a coinvolgere) 30 mila si sta tarpando le ali da solo
2) quella contenutistica. Io avverto che in Italia anche nel settore gastronomia come in quello politico, economico eccetera c'è un blocco "conservatore" su base anche generazionale. Il che impedisce non dico il ricambio (perché non si tratta di "sostituire" Pierangelini) ma la valorizzazione fino in fondo dei nuovi talenti. Quasi come se ci fosse il recondito timore che affiancando Alajmo (per fare un esempio) a Pierangelini e Vissani si commettesse il reato di lesa maestà. Percui tutti gli altri devono essere sì ben considerati, ma sempre e comunque un gradino sotto i "venerati maestri" (che tali comunque sono e restano)
Comunque credo sia giusto lanciare un sasso nello stagno. Come vedi almeno stiamo parlando di tante cose, proprio partendo dal post di Marco. Senza il sasso ci sarebbero stati solo due post: il tuo e quello di Alberto. Avreste fatto le vostre considerazioni sui ristoranti parigini citati e la cosa finiva lì. Io penso che la mia provocazione serva quindi a qualcosa. Anche se Bonilli per istinto "paterno" mi bacchetta:-))
Non intendevo nè dire che tu sei interprete diella romanità volgare nè raffrontarla a un mio presunto multicuralismo (il multicuralismo non esiste, può esistere semmai un'abitudine e una curiosità verso altre culture, cosa che nel caso della cucina è, secondo me, anche più facile). Se è sembrato me ne scuso.
Sulla questione" comunicativa" il senso del mio intervento è che:
- troppo spesso il volere coinvolgere tutti impoverisce la comunicazione
-un blog tematico è, naturalmente, un canale di nicchia, per cui, almeno lì, mi pare giusto che gli appassionati trovino temi più "specialistici".
Sulla questione "contenutistica", non mi sembra che siamo in disaccordo, invitavo solo a non semplificare troppo la questione di cosa è nuovo (per passare al cinema: è più nuovo Lynch, 60 anni, o Muccino, 40?)
Si ma... se la nicchia è costituita da tre persone... potete sentirvi al telefono e fate prima. :D
Battute a parte io la penso come Antonio.
Essendo io uno del popolino, ritengo che ci dovrebbe essere più attenzione ai temi che riguardano più ampie fette di pubblico.
Nonostante Ryanair, quelli che si muovono per andare in Spagna o Francia solo per provare le prelibatezze di questo o quello chef, sono molto, molto pochi. E chi si può permettere di farlo, buon per lui, è comunque un privilegiato.
E ciò nonostante, anche chi va in trattoria o nel ristorante medio, può essere un appassionato. Qualcuno a cui piace il mangiare bene e che ricerca la qualità.
Penso che il Gambero a questa grande parte di popolino dovrebbe in larga misura rivolgere l'attenzione.
devo dire che il dibattito è interessante e tocca temi diversi ma importanti.
Questione comunicativa? Quanto ai blog credo davvero che si debba ragionare applicando categorie diverse dagli altri media. Pensare che il blog sia “comunicativamente debole” ha poco senso, credo. Il blog è per definizione un luogo targato e (seppur tematico e ospitato da una testata, come nel mio caso) personale dove si costruisce un percorso che non rincorre consenso e contatti come si farebbe con le vendite di una rivista ma che costruisce un linguaggio e delle modalità nuove. Mi leggi se ti interessa, insomma, anche perché non costa nulla e non ti vendo nulla. In questo senso il parlare di “mondo” non è una mia caratteristica, è una caratteristica del mio blog, e la rivendico.
Parlo di Italia con la TV, con la Guida, partecipando a dibattiti, parlo di Europa con il blog. E, onestamente, non è il blog il punto centrale della mia comunicazione. Almeno per adesso.
Dopodiché ci tengo anche a sottolineare che i commenti non sono l’unica unità di misura dei contatti che -anche nel caso di post che non sollevano dibattito- possono essere moltissimi.
Sono contento che Fattux abbia poi colto bene il mio intento di “alzare il tiro” parlando di scelte che non sono altro che un modo per riflettere in modo allargato su quelle che sono le tematiche che riguardano il mondo europeo della gastronomia (che secondo me oggi va davvero visto così). Parlare di “svolta” della Michelin francese significa parlare di qualcosa che riguarda una nicchia di appassionati o significa cercare di fotografare quello che sta succendendo alla guida che più influenza gli chef di tutto il mondo..? Sarebbe come dire (tento un paragone a caso) che parlare delle scelte economiche della Banca Centrale Europea sia poco interessante. Certo può fare meno “rumore” di quello che accade con la finanziaria in casa nostra, ma se io ho dei soldi da investire o un mutuo in corso la cosa mi interessa eccome.
I vertici della cucina italiana. Ok, Vissani e Pierangelini hanno 57/60 di cucina sulla guida del Gambero Rosso. Ma, Antonio, tu rivendichi la leadership di Alajmo che, sulla mia guida, ha 56/60. Cioè un sessantesimo in meno. Che sarebbe un terzo di punto sull’Espresso. Dove è la rivoluzione da fare? Ricordo a te e a chi non lo sapesse che Alajmo sulla nostra guida qualche hanno fa aveva due forchette scarse. Direi che c’è il mio zampino nel portarlo ad un centimetro da Vissani e Pierangelini. Lo stesso zampino che, insieme ai ragionamenti fatti con Bonilli e Perrotta l’anno scorso, ha portato alle 3 forchette Cracco, Scabin, Uliassi e, quest’anno ha escluso L’Ambasciata e Lorenzo, ristoranti popolarissimi e nelle classifiche dei migliori del mondo. Direi che questi sono “fatti, non pugnette”.
Quanto al dibattito “sulle fasi creative in essere da contrapporre a quelle creative storiche e ormai un po’ fossilizzate” credo di farlo quotidianamente , e anche sul blog. I miei post sono quasi solo su questo. La questione Santamaria-Adrià di questo parla e, anche se parte dalla Spagna, ci dà mille e uno spunto per discutere.
Se poi la questione è che Alajmo ha 56 (ed Esposito 55) ma che però “la somma del voto di cantina + il bonus + l’aperitivo + la cantina ecc. ecc. non dà lo stesso punteggio di Pierangelini e Vissani...” allora credo io che queste siano cose che interessano a pochi.
A costo di subire la censura sociale, preferisco mille volte di più Sgarbi (che conosco) a Bonito Oliva, indipendentemente dal valore di ciascuno di essi.
Comunque, che l'Ambasciata non abbia tre forchette mi sembra, decisione ragionata o no, un grave sbaglio.
Salve a tutti, la mia personale opinione è di livello più basso rispetto ai temi trattati. Sarà dovuto al fatto che i locali che frequento sono più economici di quelli citati. Comunque sia ritengo che il blog abbia una sua origine elitaria. Chi scrive su di un blog scrive di un argomento e chi è interessato non solo lo legge ma lascia dei post. Fin qui niente di strano! Credo però che un blogger debba essere più presente... e contribuire alle discussioni che si generano nel proprio blog. Bonilli è molto presente, si arrabbia e discute, Bolasco molto molto meno. Sia ben chiaro non ne faccio una colpa ma la realtà è questa! Chi partecipa ad una discussione può vedere come elitario il comportamento di chi, dopo aver inserito un post, non segue la discussione.
Saluti Raffaele
Ma è meglio essere elitisti o etilisti?
Si discute in pochi e anche nei ristoranti top ci si va in pochi. E così si oscilla tra buon senso e fughe in avanti perdendo di vista il dato che trovo più sconfortante: che nonostante il boom di articoli, trasmissioni, libri e guide dedicati alla cucina la cucina stessa in quanto valore culturale e storia di un popolo non freghi nulla a chi ha il potere, ovvero gli interessi in quanto serve da tribuna.
ps
L'Ambasciata è un ristorante dove Farina o Bonilli vengono trattati con tutti gli onori, il Signor Nessuno molto meno.
D'accordo sul fatto che alcuni ristoranti, compreso Ambasciata, hanno un diverso metro di comportamento a seconda del commensale e quindi ritengo giusto che sia stato stigmatizzato. Tornando al discorso su blog elitario, credo che serva, ogni tanto, tornare a parlare di temi generalisti, senza però rinunciare a discussioni che riguardino l'eccellenza. Servono a crescere se, come dice Marco Bolasco, non ci si mette a fare masturbazioni mentali
Innanzitutto ringrazio, Marco, per la lunga e articolata risposta
Sulla questione comunicativa: ora hai spiegato il tuo modo di intendere il blog. Non lo condivido, però su questo c'è poco da discutere. Se il tuo criterio è "se vi piace, il mio blog è questo, sennò potete non frequentarlo. Se nessuno interviene a me poco me ne importa", non ho molto altro da aggiungere se non, come ho già scritto: il blog è tuo, e quindi usalo come meglio credi
Sulla questione "fasi creative in essere o no", ammetto che hai qualche ragione. In effetti ne parli, anche se solo o in termini generali, oppure riferendolo alla ristorazione straniera. Capisco che, per il tuo ruolo, sia più difficile calare il discorso nella realtà italiana, visto che con questi chef ci devi lavorare quotidianamente. Comunque, ripeto, ammetto che è un tema che affronti.
(In una discussione articolata come questa è difficile non trovare nelle argomentazioni dell'altro un punto d'incontro, o di parziale concordanza. Io ho trovato questo.
Vedo invece che delle mie riflessioni non ti ha convinto, neanche minimamente, nessuna. In nessuna hai trovato uno spunto, un pensiero sul quale fare non dico una piccolissima autocritica, ma anche una semplice riflessione approfondita. Evidentemente ritieni che ho scritto solo una marea di stronzate:-))
Sulla questione vertici della cucina italiana: eh no, qui non ci siamo proprio. Mi tratti da fesso. Cerchi di ridicolizzarmi, come se io parlassi del mezzo punto in più o in meno, come se la mia riflessione fosse davvero così banale. Forse lo è davvero, banale, ma non così tanto
Io di punteggi non ho parlato proprio, non è un argomento che mi appassiona
Ma visto che ne hai parlato tu, allora parliamone
Ebbene, è di tutta evidenza che, proprio giocando sui punteggi, avete deciso "politicamente" e a tavolino che Pierangelini deve essere ancora il numero 1 in Italia. A forza, e a dispetto della realtà
Pierangelini già quest'anno avrebbe dovuto perdere la pole position. Per il semplice fatto che avete ridotto il numero di bonus, e quindi lui, perdendo il bonus in eccesso, sarebbe stato sopravanzato da Vissani
E allora, per ovviare a questo inconveniente, cosa avete fatto? Avete aumentato il punteggio di cucina, in modo da compensare il bonus perduto. Ma veramente c'è qualcuno che crede che quest'anno la cucina di Pierangelini sia migliorata rispetto all'anno scorso? Che è ATTUALMENTE al massimo della sua storia? E no, sappiamo tutti che non è così. Nella migliore delle ipotesi è rimasta uguale, vale a dire la solita poetica e straordinaria cucina dell'anno scorso o di due anni fa. Eppure il punteggio è aumentato. Appunto, decisione politica, presa a tavolino
Ed è sempre in chiave "politica", di cristallizzazione del vertice, sempre a "tavolino" che decidete che, per esempio, le Calandre non si possano affiancare a Pierangelini
Solo per decisione politica, infatti, si può considerare sullo stesso piano l'ambiente e il servizio dei due locali. Da Pierangelini il servizio è di livello medio, se non basso, qualche volta. L'ambiente è medio, anche se di classe. Ma imparagonabile a quello di altri ristoranti con pari valutazione. Basterebbe il bagno, quasi non fruibile, a fare la differenza. Quindi anche qui, decisione "politica", e tutto rimane immobile: i titoli dei giornali continuano ad essere: "Uscita la guida del Gambero Rosso: Pierangeli e Vissani migliori ristoranti d'Italia". Ancora, e ancora e ancora
Ultima scelta politica (stiamo parlando di Pierangelini perché è il numero uno, ma valutazioni analoghe si possono fare su molti altri locali, a tutti i livelli): non tenere minimamente presenti le numerose segnalazioni, su questo e su altri forum nonchè da parte dei lettori, che Pierangelini, come ristoratore, non è sempre inappuntabile. Lo sapete bene, benissimo (lo so per certo), ne siete consapevoli che il soggetto è particolare, che a volte insulta i clienti, che un giorno è gentilissimo e l'altro ti tratta a pesci in faccia. Che, insomma, non garantisce lo standard di accoglienza che un locale del suo livello dovrebbe avere
Ma, per tutto questo, vi siete ben guardati dal penalizzarlo, dal segnalarlo ai vostri lettori/clienti (quando per altri locali basta a volte una piccola defaiances per provocare gravi penalizzazioni). Appunto, politica
Come vedi non è questione di mezzo punto in più o in meno. Ma di scelte editoriali fatte a tavolino. Niente di grave, per carità. L'editoria è fatta, appunto, di linee editoriali.
E io di quello parlavo, di una linea editoriale che secondo cristallizza e fa andare alla sfida elettorale i settantenni Prodi e Berlusconi, mentre i cinquantenni Fini e Veltroni sono considerati troppo giovani per prenderne il posto:-)
Magari mi sbaglio, per carità. ma di questo, parlavo, non del mezzo punto in guida
Bene, adesso anche per me è più chiaro adesso il tuo punto di vista.
E ti rispondo, perché non sono d'accordo ancora una volta. E no perché penso che tu scriva "stronzate".
Non ho detto soltanto "se vi piace il mio blog è questo": ho detto anche un'altra cosa: che il blog non è (non può essere per motivi vari lavorativi, chi mi conosce lo sa) il luogo centrale della mia comununicazione. Ho l'impressione (dal di dentro) che ogni fruitore di un media (canale, guida, blog) "chieda" la massima attenzione possibile. E questo è legittimo. Ma io sono uno che fa una guida e un canale TV e, quando può, anche un blog. Ma i blog ti permettono di farlo e questo mi sembra un valore positivo. Con la guida non potrei fare ANCHE quella. Le devo dedicare tanto, tantissimo tempo.
Su Pierangelini, dal mio punto di vista, le cose non stanno come le metti tu. E credo sia legittimo (e normale) poter avere due visioni diverse. Sempre dal di dentro ti posso dire che MAI COME ORA Pierangelini riscuote consenso dal pubblico. Le lamentele di cui parli tu arrivavano anni fa, adesso non arrivano quasi più. La sua cucina? Io (e tanti altri) pensiamo davvero che sia oggi al vertice della sua storia. Vuoi che ti dica che la cucina di Fulvio mi piace tantissimo? Che giro il mondo e più lo giro e più mi sembra straordinaria? Te lo dico. E mai come oggi. Io vedo uno stacco dagli altri, forse merita anche 58. Ne parlavamo ieri sera con illustri colleghi, ti assicuro che in tanti la pensiamo così.
Ambiente e servizio sono due concetti molto dibattuti in tutte le riunioni dei collaboratori della guida. Posso dirti anche qui che, quanto a stile, le scelte di tovaglie, porcellane, dettagli, atmosfera che ci sono da Pierangelini valgono più di un bagno scomodo. E il servizio ha 8 da Pierangelini, quindi non so a cosa ti riferisci. La cantina è straordinaria per qualità e quantità. oltre che prezzi. Per me quella delle Calandre, per quanto intelligentissima, non è paragonabile.
Nessuna "scelta editoriale fatta a tavolino" in questo caso, lo dichiaro pubblicamente qui.
Le scelte editoriali sono quelle che cercano (piano piano, come tutti i cambiamenti di una guida che recensisce centinaia di locali, che ha migliaia di lettori e decine di collaboratori) di cambiare davvero il volto della ristorazione italiana che raccontiamo. Le facciamo da anni, le continuo a fare. Ma continuano, permettimi, a non fare notizia. Né qui né altrove.
Qualche errore di battitura per la fretta. da un albergo in attesa di correre (adesso correre) all'evento 3 gamberi di Milano.
per questo "posto" poco. Non riesco a fare di più. Probabilmente fino a domani non riuscirò neanche a rispondere a commenti...
Secondo Antonio, e qui non sfotto ma interpreto alla lettera, una vera guida sarebbe fatta seguendo la pura matematica dei voti senza alcun intervento.
Curatori=Spettatori.
Qualunque altro metodo sarebbe da catalogare sotto la voce "politica editoriale" cosa, alla fine fine, abbastanza normale essendo noi una casa editrice.
Quindi giù Pierangelini, forse un po' più del punto di bonus tolto, perchè ci sono le intemperanze. Su, dunque, Alajmo, al vertice, primo e giovane e di Vissani non saprei ma dovendo tener conto della stoltezza di chi dice che lui non c'è mai, giù anche Vissani. Poi una ritoccatina in giù ai Pinchiorri, sono mostruosamente cari, e via di questo passo. Anche Gennaro Esposito è lì ma non dovrebbe esserci perchè locale e localizzazione lasciano a desiderare.
Politica editoriale? Ma il tuo giornale come è fatto? I libri Mondadori con che criterio vengono scelti? Espresso e Michelin come rispondono a questa tua richiesta di oggettività? In sostanza cosa vuoi dire di nuovo quando parli di politica editoriale? Sarebbe uno smascheramento del nostro operare? O non piuttosto una diversità di opinioni, legittima, ma che non si risolve esponendo un elenco "oggettivo" che oggettivo non è di nostri errori. E chi dice che le cose stanno come tu le hai descritte? Insomma, caro Antonio, discussione utile ma anche l'idea, il dubbio, il timore o come si vuole che, tranne eccezioni, i vecchi rimarrano in alto fino a che non saranno loro a mollare.
Vedi caro Stefano (e caro Marco), ma io non contesto affatto il fatto che abbiate una politica editoriale. Anzi, dico il contrario: e cioè che proprio perché la avete fate certe scelte (legittimissime, per carità)
E non ho mai detto che "una vera guida sarebbe fatta seguendo la pura matematica dei voti senza alcun intervento". Anzi. Io ritengo che una politica editoriale sia indispensabile. Ho solo detto che non la condivido (su questo aspetto specifico, per altri, come sai, sono vostro fedelissimo fan)
Non è questione di smascherare, ma di palesare che, appunto, come conferma Marco e confermi tu, a tavolino, si decide che nonostante l'ascesa di forze nuove si ritiene opportuno considerare alcuni locali ancora il top in Italia. E che, appunto, è una scelta, e non c'è niente di oggettivo (ovviamente), come il primo intervento di Marco lasciava intendere
Quindi sostengo l'esatto opposto di quello che, per miei limiti comunicativi, avevi capito
Detto questo, il punto è che abbiamo visioni diverse, e pace. Voi avete la guida per esporre la vostra, io ho internet per esporre la mia. E quindi se ne discute pacatamente, con immutata stima (almeno da parte mia)
La mia visione è molto semplice: secondo me ormai Veltroni è meglio di Prodi, e dovrebbe fare il premier perchè ha la maturità per farlo. Voi invece continuate a candidare Prodi perché ritenete che sia ancora l'unico in grado di tenere in piedi l'Unione:-))
Chi avrà ragione? Boh, niente è oggettivo...
In ogni caso a me la discussione sembra interessante, spero così anche a voi
Discussione interessantissima, Antonio. E grazie per lo stimolo. Ma dov'è che ho confermato che "a tavolino, si decide che nonostante l'ascesa di forze nuove si ritiene opportuno considerare alcuni locali ancora il top in Italia"?
Se mi indichi il Veltroni della gastronomia te ne sarò grato, io non ne vedo, vedo tanti Letta (il sottosegretario) giovani e bravi ma non un leader e comunque non ho detto che i voti si decidono a tavolino: prima, sempre prima, ci sono le visite che, nel caso di alcuni ristoranti, sono numerose. E quando tu ti trovi con quattro schede fatte in periodi diversi e tutte e quattro che promuovono a pieni voti la cena o il pranzo da Pierangelini che fai? Lo declassi perchè sul blog uno o più voice imprecano? Siamo seri, noi la guida la consideriamo un prodotto che deve essere fatto al meglio per mantenere la credibilità agli occhi dei lettori e quindi le proteste le leggiamo ma leggiamo anche le proteste che ci arrivano riguardo alla pizzeria e al wine bar della Città del gusto e abbiamo imparato a decifrare lo scontento del pubblico. Nel caso di Pierangelini molto spesso lo sconcerto nasce dal fatto che il cliente chiede il cuoco e il cuoco si dà con i piatti, non è obbligato a uscire, ad avviare il dialogo. Ma se non lo fa è villano o se lo fa per un attimo appare scortese.
Ma nel piatto? Era di alto livello ciò che si è mangiato o no? Questo mi sembra il vero quesito annuale.
Anche tu mi sembra che Pierangelini lo apprezzi ma anche lo sottovaluti e così mentre si fanno periodicamente discussioni un po' lunari sull'uomo di San Vincenzo - è grande; no, è un bluff - gli americani lo visitano e ne rimangono entusiasti ma anche i francesi, Gault Millau di febbraio, lo considerano il grande della cucina italiana e noi di queste cose non dovremo tenerne conto e assumere la posizione di chi lo mette a fatica nei primi dieci - vedi noto giornalista del settore, giudizio legittimo il suo ma per me sballato al 100% -
Quanto all'immutata stima, c'erano dei dubbi che rimanga intatta? Direi di no, si discute e la discussione è utile.
bonilli non sei di parola
hai nominato la parola voice . ti devi auto bannare..
scusa se intervengo ma e' piu' forte di me.
Tu hai detto che il cuoco( CHIUNQUE esso sia) si concede con il piatto.
Quindi tu valuti un ristorante per cio' che stai mangiando nel piatto.
Allora per favore eliminiamo una volta per tutte i bonus??
Via i bonus dalla guida.
Che ne pensa Bolasco??
E' cosi difficile valutare un ristorante solo per cio' che propone nel piatti??
Chiedo umilmente lumi.
Grazie
Pierangelini mi piace sempre piu'...non sono omosex dico che guardandolo negli occhi e parlandoci, si capirebbero molte cose....scrollarsi di dosso stereotipi che ci annebbiano no, eh?
Adriano
Per i bonus concordo col bannato,e scusate se e' poco......
Il Veltroni della gastronomia è Alajmo, mi sembra abbastanza ovvio…
Credo che la sua cucina sia da almeno tre anni, forse quattro, di gran lunga la migliore d’Italia. Per me è addirittura l’unica in grado di reggere in pieno il confronto internazionale – per carattere, modernità, genialità, finezza e regolarità – con quelle dei grandissimi di Francia e Spagna. Ma indipendentemente da questa opinione, di cui sono convinto ma che alcuni potrebbero ritenere “estrema”, credo che sia un po' difficile negare che oggi in Italia Alajmo sia il numero 1.
Non sono certo il solo a pensarla così: la pensano così, fra i numerosi appassionati di ristoranti che conosco, pressoché tutti quelli di più provata esperienza. E la pensa così anche qualche esponente di primo piano delle guide di primo piano, anche se poi ovviamente il voto lo decidono i direttori-curatori…
E allora perché, alla fine, quando escono Gambero ed Espresso, è sempre la solita solfa? Perché a tirare il gruppo ci sono sempre Vissani – eccezionale, per carità, ma non proprio il massimo del contemporary style – e Pierangelini, con i suoi soliti piatti e qualche novità che ogni volta tira fuori con il contagocce? Forse perché, nel corso degli anni, fra i direttori-curatori delle guide e alcuni tra i più rappresentativi chef italiani si sono consolidati, diciamo così, rapporti molto, forse troppo amichevoli. Non c’è niente di male in questo, intendiamoci, ma certo non facilità la “terzietà” dei giudizi.
Può darsi che la mia sia una risposta sbagliata. Ma altre spiegazioni non le trovo.
Devvero banale, permettimi Barbaresi, come spunto per il dibattito.
Aggiungici magari anche che prendiamo le bustarelle e diamo il via ad una discussione interessantissima...
Quanto a me, direi che forse dovresti conoscermi un po' meglio prima di "dare queste spiegazioni". E proprio per questo non ho niente da risponderti. Mi dispiace.
Rileggo tutte le cose che abbiamo scritto e mi viene in mente una cosa banale quanto fondamentale, credo:
Per alzare il livello del libattito è necessario parlare di cucina, aggiungere contenuti. Perché ci piace Pierangelini o perché Alajmo? E' lì davvero che sta la questione. Stiamo qui a discutere di primo o secondo e poi non entriamo nel merito della cucina, dello stile, dei piatti. Solo su questa base possiamo fare paragoni.
Io, almeno, qualcosa ho detto con la guida...
:-)
Bellissima idea quella di Marco Bolasco di parlare un po' di fatti, o almeno di interpretazioni dei fatti.
A me, come persona non residente in Italia, e che comunque non frequenta abitualmente tristellati, farebbe molto piacere capire in cosa consiste, agli occhi chi e' immerso nella situazione, l'eccellenza nella cucina italiana. Devo dire che l'unico blog che conosco davvvero 'fattuale' in questo senso e' quello di Viaggiatore Gourmet. Sbaglio? Correzioni bene accolte.
Man
Scusami Bolasco, ma non capisco l'astio.
E non capisco che cosa c'entrino le bustarelle. Ho parlato di amicizia, non di bustarelle. Inoltre - per quanto le mie opinioni siano banali - sono convinto che i vostri giudizi li esprimiate in assoluta buona fede.
Semplicemente ritengo che i lunghi anni di rapporti "privilegiati" (cene, trasmissioni televisive, inviti alla presentazione della guida ecc) con certi chef di lungo corso non aiutino a rendere più credibili i vostri giudizi.
La cosa mi sembra così ovvia da essere, in effetti, anche banale.
No, nessun astio (e chiedo scusa), se mi sono espresso in modo energico è solo perché queste cose le ho sentite mille volte.
Credo che quanto ad amicizie o promiscuità parlino le storie individuali (e professionali) e non siano gli inviti alle presentazioni a dare la tara.
Quanto ad Alajmo la mia (e la sua) età, il mio percorso e le mie passione me lo rendono sicuramente più vicino che non Vissani.
Credo davvero che per fare un passo avanti si debba parlare di cucina
Benissimo Bolasco, parliamo di cucina. Davvero credi che quella di Alajmo sia – oggi, anno 2007 – inferiore a quelle di Vissani e di Pierangelini?
Vissani è un cuoco straordinario, ma il suo stile gastronomico non è molto diverso da quello che aveva 20 anni fa, quando infatti per la guida de L’Espresso era già il numero 1. Ritenerlo il numero 1 ancora oggi è di fatto come dire che la cucina italiana, in tutto questo tempo, non è progredita. Sarebbe come se GaultMillau tenesse ancora in vetta alla sua classifica Blanc e Meneau, se non proprio Haeberlin e Guerard. Ha senso?
Capitolo Pierangelini. Lasciamo pure perdere il contorno, che pure ha una certa importanza (perché come sappiamo, anche se non lo scrivete mai, al cliente “sconosciuto” al Gambero Rosso può accadere di tutto, anche cose non propriamente piacevoli). Fermiamoci alla cucina. Lo stile minimalista di Pierangelini è certo più attuale di quello sovraccarico di Vissani. Però la sua carta si rinnova con molta, troppa lentezza. Come si fa a ritenerla superiore ai piatti folgoranti che, a ripetizione, escono dal cilindro di Alajmo? Piatti che sono testimoni di una cucina che, ripeto, ha tutto: è modernissima, leggera, super-creativa. E, soprattutto, è riconoscibile, ha un timbro inconfondibile. Ed è anche regolare, nel senso che di rado da Alajmo trovi piatti con difetti di concezione o di esecuzione (da Vissani invece, per quanto riguarda la concezione, può capitare, anche se poi magari il piatto successivo è assolutamente sublime).
Per me 57 alla coppia Vissani-Piernagelini e 56 ad Alajmo non ha senso. E non ha senso anche in considerazione del fatto che mi sembrerebbe più logico, da parte vostra, spingere le novità (novità si fa per dire, poi…), almeno quando lo meritano in modo inequivocabile come quello di Alajmo, e non mettere sul gradino più alto del podio ieri, oggi e per sempre i soliti noti.
Io potrei dire che Barbaresi ha l'astio dell'ex. L'astio non si manifesta in modo diretto ma con frasi che non sono neutre come quando afferma come verità-vera "credo che sia difficile negare che oggi in Italia Alajmo è il numero 1... la pensano così fra i numerosi appassionati di ristoranti pressoche tutti quelli di più provata esperienza". Chi sono? Dove lavorano? Perchè non si manifestano? C'è forse una cupola che solo Barbaresi osa sfidare?
Ma poi siccome le guide non rispecchiano questo suo giudizio-verità - va ricordato che lui è uno che mette Pierangelini a stento tra i primi dieci - allora si inventa la tesi dei curatori-amici-coinvolti e chissà cos'altro.
Quella che lui giudica una spiegazione banale io la chiamo un'insinuazione volgare ma tant'è ormai Barbaresi si è assegnato la parte del critico gastronomico inflessibile, a volte ha osservazioni interessanti, a volte quando si fa prendere da questo suo rancorino spara "provocazioni" stratosferiche come quella del Pierangelini "forse decimo".
Legittimo il suo giudizio e altrettanto per me giusto dire che lo trovo un giudizio assurdo ma forse l'essere stato tra gli ispettori del Gambero Rosso... non facilita il suo giudizio.
La cosa mi sembra così ovvia da essere banale.
Io cerco di parlare di cucina, ma vedo che è difficile...
Sulla "provocazione stratoferica" sono costretto a ripetere quanto ho già scritto in un'altra occasione. E cioè che il mio giudizio su Pierangelini è uguale a quello attuale della Michelin e a quello dell'Espresso pre-Vizzari. "Provocazioni stratosferiche" anche le loro, evidentemente.
A me sembra più una "provocazione stratosferica" sostenere che negli ultimi 20 anni, o quantomeno negli ultimi 10, i vertici della cucina italiana non sono cambiati. Sono lì, sempre gli stessi, monumentali e cristallizzati. Comunque: de gustibus...
A me sembra che Barbaresi e i Gamberi che qui hanno parlato usino criteri diversi per valutare le esperienze gastronomiche. Non sarebbe strano che arrivassero a conclusioni e classifiche diverse anche senza questioni personali irrisolte.
Di sicuro a me cliente normale, senza approccio iperanalizzatore come molti professionisti (e appassionati gastronomi un po' maniacali), la cosa che importa di più è che l'esperienza gastronomica nel complesso sia più piacevole possibile; se un piatto sia superinnovativo oppure no non è così importante, nel momento in cui io sono lì e mi voglio godere una cena. Di quelllo se ne può discutere ampiamente a parte.
E' solo che a volte mi pare che i professionisti guardino le cose da un punto di vista un po' lontano da quello di una fascia di pubblico di cui faccio parte - indipendentemente dal fatto che sia un'esigua minoranza; finchè si tratta di blog, per me va bene tutto, ma quando "proponete" dei locali spero che qualunque siano i criteri che usate (non parlo solo del Gambero), teniate conto anche di noi comuni mortali!
comunque grazie per avermi risposto sui bonus.
Qualcosa da nascondere??
Come mai le altre guide non hanno i bonus e voi vi siete inventati i bonus??
Chi li vuole sti bonus??
Chi li ha inventati??
Vissani 94
Gambero 93
Calandre 92
Pescatore 90
Beck 90
Cracco 90
Madonnina 90
del Pesc.
Torre del
Saracino 90
Don
Alfonso 89
Pinchiorri 89
Ecco i vostri voti senza i bonus.
Avrei poi da ridire sui voti dati a Pinchiorri:
A mio avviso meriterebbero 10 e 10 sia in servizio e sia in ambiente.
Grazie
Domanda:
E se fosse in crisi il vostro modello di critica gastronomica?
Secondo me avete delle oggettive difficoltà a stabilire cosa sia oggi meritevole del vostro punteggio migliore, anche perchè negli ultimi anni è scomparso "il modello" unico di cucina.
E' tutto un mondo in movimento dove il vecchio (la tradizione) compete con il nuovo, il basso (la trattoria) guadagna più spazio rispetto all'alto, per non parlare delle nuove tecnologie, spesso difficili da interpretare.
Ecco il punto: difficoltà ad interpretare correttamente la realtà, ridiscutere il modello e la linea editoriale.
Infinita continuerà la discussione su chi merita l'eccellenza se prima la critica non stabilisce cosa sia l'eccellenza.
Non si possono con uno stesso criterio giudicare l'Ambasciata di Quistello ed il Combal.zero di Rivoli.
Le accese discussioni in questo, come in altri post, sono lì a dimostrarlo
Per Gumbo: guarda che con il Gambero non ho alcun tipo di questione personale, né risolta né irrisolta.
Ieri qui si è voluto far credere il contrario, ma francamente non capisco su quale base.
Mi limito a rilevare che, in genere, chi durante una discussione tira in ballo questioni personali inesistenti lo fa perché ha qualche difficoltà a dare una risposta agli argomenti introdotti dall'interlocutore.
L'interlocutore Barbaresi per dare forza a un ragionamento deve dire che prima di Vizzari anche l'Espresso la pensava come lui. Un modo buffo di ragionare, attento all'oggi per i cuochi ma bisognoso dell'ieri per avere la sponda al suo ragionamento. E poi Barbaresi che dice che tutti i più importanti addetti ai lavori del settore la pensano come lui non fa un nome, anche se da me sollecitato. Io aspetto sempre perchè dire che "tutti la pensano come me" è come dire nessuno se non vengono fatti nomi, date, articoli voti ecc... Barbaresi è uno che ama truccare le discussioni e quindi ecco alcune domande:
1) chi sono quelli che giudicano Pierangelini al decimo posto di un'ideale classifica dei migliori cuochi italiani.
2) A parte la Michelin, non proprio un esempio di obiettività quanto alle tre stelle - ma se a Barbaresi va bene, affari suoi - come è classificato Pierangelini dalle principali guide.
3) Perchè invece di accusare gli altri di non rispondere non risponde lui a quanto chiesto sopra dal momento che i suoi interventi sono sempre di rottura totale, lui, quello duro e puro che gira sconosciuto ai ristoratori - ricorda tanto una imitazione di Raspelli ma Barbaresi non lo è proprio - e dà giudizi che sono veri e giusti in quanto generati fuori dalla contaminazione delle camarille, e il resto del mondo, compromesso e affarista. E poi dice di non aver problemi col gambero rosso uno che ti schizza fango ma dice che sta solo descrivendo le cose come sono.
Dio ce ne scampi da questi amici.
Vissani è un cuoco straordinario, ma il suo stile gastronomico non è molto diverso da quello che aveva 20 anni fa, quando infatti per la guida de L’Espresso era già il numero 1. Ritenerlo il numero 1 ancora oggi è di fatto come dire che la cucina italiana, in tutto questo tempo, non è progredita. Sarebbe come se GaultMillau tenesse ancora in vetta alla sua classifica Blanc e Meneau, se non proprio Haeberlin e Guerard. Ha senso?
Secondo me non ha senso paragonare Vissani a Blanc e Meneau (Guerard è anni luce più avanti). E’ qui il problema. A parte che il suo ristorante non è certo uguale a vent’anni fa (ricordo che per stare ai primi posti sulla guida del Gambero, dato il sistema di valutazione, bisogna avere anche un locale di un certo livello) e la sua cucina meno che mai, comunque quel tipo di cucina non sta all’Italia come Blanc e Meneau alla Francia. Era modernissima anni fa ed è contemporanea adesso. Ma come si può pensare che piatti come il mantecato di lepre a crudo o l’astice con il caffè siano vecchi? Solo perché è da un po’ di tmepo che non sono in carta? Ma scherziamo? Allora buttiamo a mare non solo Pierangelini ma anche e soprattutto la Santini. Il punto è che i piatti cambiano, evolvono, le tecniche anche, lo stile si raffina: la cucina di Fulvio (e in alcuni aspetti anche quella della Santini) sono cambiate tantissimo in questi anni. Viva una carta che non cambia ma una cucina che evolve.
Noi si deve spingere le novità. Lo facciamo da anni. Saremo arrivati in ritardo su Alajmo ma a parte i tre forchette la guida ha altre 552 pagine. E di novità ce ne sono tantissime.
Per AntonioT: il mondo cambia, e anche velocemente. E le crisi sono utili. Ma, mi domando: sono forse entrati in crisi tutti i modelli di critica? Musicale, cinematografica, artistica? Direi che in quei settori le novità sono decisamente più rilevanti.
Parliamo di giudizio di gusto, la cosa è alquanto complessa e i testi in materia sono tantissimi, ma qual è l’obiettivo finale? Il mio non è né essere oggettivo né stabilire se l’Ambasciata si può paragonare al Combal. E’ esprimere un punto di vista, credibile, onesto e coerente. E se si è d’accordo si compra la guida.
Queste discussioni, comunque, aiutano.
ops, la prima frase era quotata dall'intervanto di Barbaresi ma mi sono dimenticato di segnalarlo.
Quella che va da "Vissani.... fino a ....Ha senso"
Certo che proseguire questo scambio di opinioni è un po’ difficile, Bonilli, visto i toni che hai deciso di assumere. Comunque ci provo lo stesso.
Chi prova a truccare la discussione potranno giudicarlo coloro che non ne sono coinvolti in modo diretto. Di certo un vecchio modo di truccare le discussioni è quello di mettere in bocca all’interlocutore ciò che non ha mai detto. Per fortuna qui è un po’ difficile perché è tutto scritto.
Tenuto conto di ciò:
a) non ho scritto da nessuna parte che “tutti i più importanti addetti ai lavori del settore” la pensano come me, anche perché sarebbe una frase delirante;
b) non ho mai pensato, né tanto meno scritto, che i miei giudizi sono “veri e giusti in quanto generati fuori dalla contaminazione delle camarille, mentre il resto del mondo è compromesso e affarista”. Infatti i miei giudizi potrebbero essere del tutto sbagliati, indipendentemente dalle camarille. Quanto ai vostri, non ho mai scritto che sono influenzati da un modo di procedere compromesso e affarista: quelli aggettivi li hai usati tu. Mi sono limitato a dire che i rapporti consolidati di conoscenza con gli chef rischiano di rendere i vostri giudizi - per quanto espressi in buona fede - meno credibili di quello che potrebbero essere. Per te questo significherà “schizzare fango”. Per me è solo esprimere un’opinione (spero che sia ancora lecito, persino in questo blog) diversa dalla tua sulla “metodologia di lavoro” che deve stare dietro ai giudizi che poi si danno sui ristoranti.
Quanto alle tue domande:
1) chi sono quelli che giudicano Pierangelini al decimo posto? Non lo so né m'interessa. Non è questo il punto. La discussione era incentrata sul perché voi non mettete Alajmo primo, non su perché io (che importa quello che penso io? Non vorrai mica paragonarmi a Gambero Rosso, Espresso e Michelin?) metto Pierangelini al decimo;
2) com’è classificato Pierangelini dalle principali guide (la vostra e quella de l’Espresso, immagino), a parte la Michelin? Non capisco il senso della domanda, la risposta la sanno tutti. Al primo posto assieme a Vissani nel vostro caso, al primo posto assieme a Vissani e Alajmo in quello de L’Espresso. Mi sembra di poter dire che abbia “più ragione” L’espresso. E avrebbe ancora più ragione se mettesse Alajmo davanti a Vissani e Pierangelini. Almeno un importante membro dello staff di quella guida condivide questa opinione. Il nome – senza la sua autorizzazione – non posso farlo.
"Non sono certo il solo a pensarla così: la pensano così, fra i numerosi appassionati di ristoranti che conosco, pressoché tutti quelli di più provata esperienza. E la pensa così anche qualche esponente di primo piano delle guide di primo piano, anche se poi ovviamente il voto lo decidono i direttori-curatori…"
Ma chi ha scritto questa frase?
Per Bolasco: non ho detto che la cucina di Vissani è uguale a quella di 20 anni fa, ho detto che il suo "stile gastronomico" non è molto diverso da quello di 20 anni fa.
Quanto al paragone con Blanc e Meneau, non si riferiva certo al tipo di cucina, ma al fatto che si tratta di chef che Gault Millau metteva a quota 19/20, cioè al prino posto, 20 o forse 15 anni fa (in questo caso, ahimé, vado a memoria), esattamente come l'Espresso faceva con Vissani.
"Ma chi ha scritto questa frase?"
Quella frase l'ho scritta io - anche se tu me ne hai attribuita una ben diversa - e il riferimento, per quanto riguarda le guide, lo puoi leggere nelle ultime due righe del mio penultimo post.
E adesso scusate, ma ho altro da fare.
Saluti,
Emanuele Barbaresi
Per me è chiusa qui, una discussione inutile tra sordi.
Per me invece sarà chiusa quando Bolasco avrà risposto a una domanda che gli avevo posto, ma che finora è rimasta senza risposta. Questa: davvero credi che la cucina di Alajmo sia – oggi, anno 2007 – inferiore a quelle di Vissani e di Pierangelini?
La sua opinione su questo punto mi interessa in modo particolare.
Grazie, bye,
Emanuele
Evito accuratamente d'intervenire. Hai visto mai che mi si rinfacci di aver fatto parte della guida dell'Espresso qualche anno fa...
Ulteriore domanda:
dando per scontato che l'innovazione è un valore, perchè non la fate entrare almeno tra i bonus, se non proprio nella valutazione finale?
Mettiamo il caso, per esempio, di un grande ristorante che da trent'anni fa lo stesso sublime brasato al Barolo contrapposto ad un cuoco che fa della ricerca di nuovi sapori una ossessione: validi tutti e due, per carità, ma lo sforzo della ricerca non andrebbe forse premiato?
La risposta alla domanda è nella guida 2007: stiamo parlando delle migliori cucine d'Italia. C'è un sessantesimo (perché usiamo questo metodo) di differenza. L'equivalente di quello che a scuola sarebbe meno della metà di un "+" in voti decimali.
Questo per il 2007. Per il 2008 non so ancora, perché non c'è niente di cristallizzato.
Grazie della risposta.
Scusa marco ma non sono molto convinto che quel sessantesimo sia "solo" 1/60; secondo me nelle posizioni di alta classifica un punto in piu' significa molto di piu' di quanto significhi a media classifica.
E in ogni caso non si starebbe a fare ogni anno tutte queste discussioni su punto piu' o meno se, almeno per le tre forchette, si eliminassero i punteggi. Chi supera la soglia dei 90 punti entra nel gotha della cucina italiana e bona le'. A quei livelli di eccellenza che senso ha differenziare (e poi dover giustificare) cucine e stili tanto diversi come quelli di Pierangelini, Vissani, Alajmo e Santini? Del resto il prestigio gia' ora lo danno le tre forchette, non il 91 o 92.
ciao
miogo
Riagganciandomi a ciò che dice AntonioT...a me pare che nessuno dei cuochi al top delle classifiche faccia sempre solo i soliti piatti. Tutti ne inventano di nuovi, tutti hanno dei classici... ma in proporzioni diverse e a velocità diverse. Mi sembra limitante stabilire degli standard in un senso o nell'altro.
Anche perchè mi piacerebbe sapere quanti vanno in alcuni ristoranti così frequentemente da non trovare nessun piatto nuovo in carta da una volta all'altra, oppure tanto da stufarsi di mangiare qualche piatto in particolare. Se penso a quanti piatti di spaghetti al pomodoro o gelato al pistacchio ho mangiato, non vedo perchè dovrei annoiarmi così in fretta di qualche classicone firmato...