13
Feb 2007
ore 17:32
ore 17:32
Cambio generazionale
Garcia Santos assegna un punteggio di 9,25 a Massimiliano Alajmo - ce lo segnala nel post precedente anche Gigio dalla Spagna - e dice nel suo sito Los mejores de la gastronomia che è il miglior cuoco italiano e uno dei migliori del mondo. Credo che in Italia il cambio generazionale sia in atto e senza scosse anche perchè di Alajmo parlano bene Marchi, Vizzari, Cremona, Davide Paolini, Scotto, Allan Bay, l'Espresso, la Michelin e, ovviamente, il Gambero Rosso. Se sono rose in ottobre fioriranno.
Stefano Bonilli
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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in altre parole sta affermando che ci potrebbe essere una svolta al vertice della guida che lei dirige??
Io terrei d'occhio anche Bottura, Crippa e Lopriore...
:-)
Giustooooo. Io poi ho una particolare predilezione per Crippa
Oggi, 13 febbraio, è il compleanno del direttore. Auguri vecchiaccio!
Grazie degli auguri.
al direttore auguri per un 2007 pieno di felici successi editoriali.
mi associo negli auguri al Direttore...e (in ritardo di due giorni...), li estendo a Paul Bocuse...
Mi associo anch'io agli auguri di buon compleanno a Bonilli.
Bolasco, oltre a Bottura e Lopriore secondo me vale la pena tenere d'occhio quel pazzoide di Armin Mairhofer.
Mucca
Tanti auguri in ritardo Stefano Bonilli. E quel giovine di 33 anni che si sposta nel Gavi ? :-)) Certo, Alajmo e onestamente una spanna sopra a tutti questi, però ...
Auguri di buon compleanno al direttore Bonilli.
Ad Majora
Dimenticavo, sabato sarà da Alajmo, così, finalmente, potrò parlarne bene anch'io!
Ad Majora
Beh, è interessante cominciare a leggere un elenco che comprende alcuni giovani cuochi forti tecnicamente. E' utile e se supportato da testimonianze dirette fa circolare i nomi, non dico tanto quelli di Bottura o Crippa, già molto coperti mediaticamente, ma certo Martin Mairhofer non fa ancora parte del grande circuito mediatico.
Per tutti vale sempre l'auspicio che anche se molto fotografati e filmati rimangano saldamente con i piedi per terra... e in cucina :-)
Tanti auguri anche da parte mia al direttore!
Tra i giovani mi piace buttare lì il nome di Riccardo De Prà; per carità, una cucina che ancora ha ampi margini di crescita ma che nella mia recente visita mi ha emozionato.
Mucca e Alberto, messaggio ricevuto (a proposito, Alberto, quel locale a Gavi è bellissimo...)
A Marzo, non proprio ai primi. Lasciamogli qualche giorno di assestamento. :-))
Mi ha colpito il riferimento del direttore Bonilli "rimangano saldamente con i piedi per terra... e in cucina": ma i grandi chef devono proprio stare chiusi nella loro cucina o è meglio che "si donino", visto che uscendo possono diffondere talento e sapere? Molti cuochi assai apprezzati, tipo Vissani, non so quanto stiano in cucina ma non per questo scivolano nelle classifiche. Personalmente devo dire che di recente sono stato al ristorante del Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, preso in mano da Sergi Arola. Quando pensavo che lui sicuramente stava nel suo "vero" ristorante, il bistellato La Broche, un po' mi dispiaceva. Anche se nel piatto arrivavano cose molto piu' che discrete!
Beh, Riccardo, in simpatia e senza alcuna polemica meglio forse da Vissani senza lui in cucina che la Broche con Arola in cucina :-))
Io a La Broche ho avuto un'esperienza anonima, totalmente anonima, e Arola era li !:-))
Tanti auguri anche da parte mia Direttore.
Fattux
Caro Alberto, ti prendo in parola...
Antonio aveva fatto notare che nei post in cui si parla di ristoranti stranieri sono sempre i soliti 3 o 4 a dibattere.
A me però sembra pure che quando si parla di punteggi e classifiche, dibattano animatamente solo uomini...
Secondo le quote rosa però Gumbo siamo attinenti alla legge :-)))
Ho il sospetto che ci siano numerose donne che leggono il papero ma pochi scendono nell'arena vuoi perchè hanno paura dello scontro - ogni tanto ne accadono ma io vigilo - vuoi perchè scrivere è sempre un'iniziativa coinvolgente e anche se con firma coperta crea imbarazzo.
Spero che via via la temperatura si sgeli :-)
Questo probabilmente è vero in generale. Io però oggi intendevo dire che in particolare quando si parla di voti, punteggi, classifiche con confronti cervellotici e conteggi al centesimo di punto...noi ci estinguiamo totalmente! Mi chiedo se anche alle altre lettrici alcune questioni discusse con trasporto dai gastronomi maschi sembrino noiose quanto gli accesi dibattiti sugli schemi di gioco delle squadre di calcio...
Sono sempre generalizzazioni che lasciano un po' il tempo che trovano...pero' a me sembra che le donne tendano ad avere un ottimo senso concreto del dettaglio che le rende in media migliori sul piano della critica pura (cioe' giudicare sulla base di dati di fatto precisi un piatto, un menu, uno stile di cucina).
I 'men' (anche se non questo particolare Man) sono piu' attratti dalle classifiche, dai punteggi e dalle tabelline; e anche dai massimi sistemi.
Mi chiedo il senso di dire 'lo chef A 'vale' 0.5 punti in piu' dello chef B'. C'era stato un interessante inizio di discussione un paio di settimane fa (riguardo Pierangelini etc.) e magari sarebbe bello ampliarla. Ecco, una discussione astratta - sono pur sempre un 'man'...
Può essere che tu abbia ragione, Gumbo. Io, per esempio, penso magari per una settimana se dare a un ristorante 15 o 16/20, scomodando i più improbabili confronti planetari per essere il più oggettivo possibile. Ed è sicuramente un comportamento patologico, visto che mi comporterei esattamente allo stesso modo anche se non lo dovessi fare per lavoro.
Mia moglie, invece, a cui pure piace mangiar bene - ma in modo assai meno maniacale di me - si limita a suddividere i ristoranti in "qui tornerei" e "qui non tornerei". E sostiene che la guida ideale, al di là delle chiacchiere, dovrebbe limitarsi a queste due elementari classificazioni.
Adesso non esageriamo all'opposto, però! La mia impressione è che ci sia un modo di vivere l'esperienza gastronomica, di valutarla, di ricordarla e di catalogarla e classificarla nella propria personale rassegna di esperienze gastronomiche (mediamente) diverso per gli uomini e per le donne.
Anche il fatto che Man abbia ribadito il suo interesse per una precedentente discussione sui punteggi ed Emanuele Barbaresi abbia subito associato una valutazione in cui i numeri e le classifiche non sono importanti a una "non valutazione" mi fa pensare che sia proprio così!
Vorrei render noto che è possibile essere maniacali, cavillosi, selettivi ed estremamente esigenti in modo diverso e - secondo me - molto più divertente! :-)
Io mi sto ponendo questo problema da molto tempo. Faccio l'editore e il mio mestiere è fare & vendere libri. La cosa funziona se i libri-guide sono fatti bene, credibili e se hanno quel quid commerciale che aiuta queste vendite.
Non ci crederete ma noi, che riceviamo circa 6000 lettere l'anno per la sola guida dei ristoranti, non potremmo togliere i punteggi pena una perdita notevole di fatturato.
E' un gioco e i giochi, se si leggono gli studi seri sui giochi, sono una cosa molto seria e quindi i punteggi-gioco devono essere trattati con grande professionalità ma non possono essere aboliti.
Certo, c'è chi pontifica contro i punteggi ma poi fa cose simili cambiando il nome ma mantenendo il metodo della classificazione.
Insomma, uomini, non riesco proprio a spiegarvi il concetto! :-)))
Io non faccio parte della schiera che vuole abolire i voti e le classifiche in assoluto. La gente vuole questo, ok, anche perchè è più facile da cogliere, senza fatica, non devi informarti sulle sfumature: "oh il migliore è questo" e pensi di aver capito tutto. A me va bene che ogni guida o entità gastronomica abbia i suoi criteri, spero che siano più accurati possibile e indicamente io posso anche dare un'occhiata ai punteggi per farmi un'idea in breve.
Contemporaneamente, però, io non posso fare a meno di pensare che sia impossibile pensare di valutare veramente una cosa così complessa e articolata come ciò che fanno i cuochi (cioè delle persone), più tutto ciò che c'è intorno.
Quindi le discussioni sul fatto che sia appropriato valutare con 0,25 centesimi in più la creatività di uno...il numero di piatti inventati in un anno allora vale 0,50...se uno è un po' troppo tradizionalista magari toglierei 0,15. Però poi l'arredamento conta o no? Dove lo mettiamo? Allora partono quelli che dicono che si deve valutare solo il cibo e poi quelli del vino. E quel "non so che" impossibile da descrivere è giusto inserirlo? Come bonus? Ma è soggettivo, quindi sarà un criterio valido?
E i primi cinque del mondo chi sono? Allora tutti - guide e gastronomi - a cercare le teorie a supporto della propria classifica...Santos ha detto così, la Michelin Francia cosà, Bocuse ha fatto i complimenti a quello! Allora ho ragione io! No io! Insomma oltre un certo livello, mi sembra tutto così assurdo - se non per una cricca di professionisti del settore o quasi. E così ieri mi chiedevo se fosse perchè ho un modo diverso di pensare all'esperienza gastronomica oppure sono io che non sono realmente tanto appassionata di ristoranti, oppure è proprio un argomento che può solo appassionare un numero limitato di persone...
Secondo me Gumbo sei fuori strada. Partiamo da un assunto : tutti concordi che i punteggi non sono la cosa più importante per valutare l'esperienza gastronomica, a maggior ragione per noi appassionati (ho detto non la più importante e non inutile). E' un concetto chiaro a tutti. Se però una classifica viene fatta ma non è fondamentale ciò non significa che va fatta male o senza un riscontro chiaro e condivisibile. Adesso è più chiaro ?
resta comunque un dato di fatto: molte donne "osservano" le guerre tra galli dello stesso pollaio e non trovano nessum motivo valido per intervenire.
Forse come diceva gumbo è un problema di sensibilità differente...
Alberto, capisco quello che scrivi, certo che SE è necessario che ci siano dei voti e delle classifiche è meglio che siano fatte nel miglior modo possibile.
Però se questo è il taglio "normale" dei dibattiti sull'alta ristorazione è probabile che dissuada una parte di lettori dal partecipare alle discussioni -dando per scontato che qua e là fra i post ogni tanto ci si ponga il problema di coinvolgere altre fasce di pubblico.
Inoltre, mi chiedo se l'enfasi data dai gastronomi professionisti-o-quasi ai voti e alle classifiche a sua volta non alimenti l'idea tra chi si avvicina a questo mondo che questo sia l'unico modo possibile, e quindi che in una guida la cosa più importante siano i voti e che parlando di gastronomia si debba per forza decretare il vincitore universale sulla base di numeretti....e così via.
Ah e comunque secondo me resta una follia pensare di poter veramente tradurre in cifre, virgole, centesimi, percentuali e frazioni ciò il valore delle creazioni dei cuochi - a maggior ragione se li si considera artisti.
Ma c'è anche da dire che io so che nelle mie scelte e nella mia scala di valori influiscono moltissimo cose che a malapena si riescono a descrivere a parole, sensazioni ed emozioni spesso impossibili da comunicare, dettagli apparentemente insignificanti...figuriamoci se possono essere ricondotte a numeri. Ah cose da donne, probabilmente. :-)))
Dare i voti è una convenzione, ci sono voti non millimetrici e molto discrezionali, la Michelin e le sue stelle ne sono un buon esempio, le stelle- maccaroni, che al massimo livello sono l'espressione di un potere francese sulla nostra cucina, indefiniti, incomprensibili, molto discussi dalla conventicola.
Poi ci sono i voti abbastanza precisi, l'Espresso è un esempio e infine c'è la nostra votazione pignola e millimetrica che proprio per questo si presta a mille osservazioni.
Le osservazioni di gumbo esulano da questo contesto e vogliono essere quella parte di giudizio non trasmissibile non tanto in voti quanto perfino in descrizione, il feeling tra una persona, il suo modo di filtrare la realtà che la circonda e il sentire di un altro nello stesso luogo e di fronte alla stessa esperienza.
Noi siamo i meccanici che parlano di un motore, dei cavalli, della ripresa, della tenuta di strada, gumbo parla della sensazione in curva, di come è eccitante correre sul bagnato e sentire il posteriore che inizia a sbandare e correggere col volante, la capacità di dominare la forza centrifuga - esempio tipicamente maschile ma una donna sa trovare l'equivalente femminile della macchina marinettiana :-)
Sì, direi che l'esempio qui sopra potrebbe essere una buona traduzione del concetto. Detto questo, visto che nessuno - uomo o donna - dice più niente...penso che di questi aspetti converserò da sola! :-)
Ribadirei solo il fatto che pur non essendo sempre facili da esprimere, non sono cose basate sul nulla o su uno sguardo superficiale tipo "mi piace/non mi piace". Anzi secondo me per andare oltre la descrizione meccanica, razionale, numerica ci vuole massima attenzione multisensoriale e -spesso-ancora più cultura a monte; altrimenti certe cose non si vedono, non si notano, si confondono e...si finisce nel fossato. ;-)
'pur non essendo sempre facili da esprimere...'
Molto ben detto: non facili da esprimere, ma spesso anche non impossibili!
L'importante e' provarci, senza ritirarsi nell'ineffabile. Chi meglio ci riesce, chi trova le parole piu' efficaci per tradurre i dati ottenuti dalla propria sensibilita', miglior critico e'. C'e' un'arte anche nella critica. L'ebbrezza in curva e' soggettiva ma la si puo' comunicare a parole. Poi i voti, come dice Bonilli, sono in parte gioco e in parte commercio. Pur non essendo un fan di questo gioco (data la scelta, preferisco sempre una critica 'ragionata' ad una espressa per numeri) non ci vedo nulla di male, anche se forse a volte si finisce per prenderlo un po' troppo sul serio e ci si accapiglia per quel 0.05 che non vuol dire molto.
E' vero ma a ben guardare anche lo 00,5 se ben calibrato tende ad esprimere una scelta, una direzione verso cui andare o non andare. In fondo a saper leggere bene i codici di comunicazione che usa ogni guida si potrebbe facilmente prevedere anche l'anno dopo :-)
Vediamo, allora, se con voi ci riesco...
Bottura tre forchette al 100% assieme a uno fra Palluda, Cricca e Lopriore (in quest'ordine di probabilità).
Alajmo ai vertici di cucina, forse pari a Pierangelini e Vissani o forse addirittura da solo, ma in ogni caso inferiore ai due chef storici come voto complessivo.
Esposito e Sultano in ulteriore crescita.
Rizzo retrocesso al 100% dalle tre forchette, forse da solo o forse assieme a uno fra Marchesi (che amate far entrare e uscire dal club delle tre forchette) e Niederkofler o addirittura a tutti e due.
Non sto dicendo che sono d'accordo con queste valutazioni, sto dicendo che voi farete così...
Cricca è Crippa...
E perchè povero Niederkofler fuori dalle tre forchette? Bottura è chiaro che aveva fatto una sosta a 89/100 per poi proseguire, degli altri per ora non parlo :-)