24
Feb 2007
ore 16:02

Gastrofanatici... ?

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Ho partecipato con Luca Sofri a un paio di trasmissioni televisive, io come gastronomo, lui come tuttologo. Nel suo interessante sito, Wittgenstein, Sofri ripropone questo scritto a proposito dei gastrofanatici. E qui mi sembra che il tuttologo perda colpi - cioè banalizzi - perchè, pensateci un momento, se si vuole fare la caricatura dei singoli mondi, tifosi di calcio, esperti di musica, politici & politologi, collezionisti di francobolli, amanti del porno, focolarini ecc... ognuno di questi ne esce a pezzi per via del linguaggio, del fanatismo=passione, delle strizzate d'occhio tra addetti ai lavori, per il distacco dagli "umani", cioè da quelli non spinti dalla stessa passione, cioè la stragrande maggioranza della popolazione italica. Sofri non imbocca questa strada ma dice: attenzione, la sinistra ha scoperto la cucina e gli "chefs" e la sventola come bandiera e terreno proprio così come c'era chi aveva fatto questo venti anni prima con la moda e gli stilisti=sarti..

Io posso parlare di una storia che data 20 anni giusti, giusti per ricordare che allora, era il 1986, nessuno sventolava bandiere e icone di chefs=cuochi, la cucina non era di moda, tutt'altro, e ogni bravo intellettuale di sinistra - ma anche di destra - ci teneva a dire che andava in trattoria, mangiava cibi semplici ed era disinteressato a queste cose volgari - era il 1986, dicevamo, e col manifesto - in alto a sinistra della testata c'era scritto quotidiano comunista - è incominciato a uscire il Gambero Rosso, sottotitolo - il mensile per i consumatori curiosi e golosi - era il 1986 e ai borghesi della cucina, del vino e dei prodotti di qualità non fregava niente allora e importa poco oggi. Quella sinistra, la prima insieme con la Gola e Arcigola ha detto: guardate che questa si chiama cultura materiale ed è il patrimonio di un popolo.

In questo caso è un patrimonio immenso. Oggi si parla tanto di cibo e vino ma se si guarda con attenzione chi e come ne parla si scopre che è un reality show delle cotolette, non un viaggio piacevole all'interno della nostra storia alimentare. Ci sono gli eccessi, le manifestazioni ridicole, i prezzi che sbandano ma tutto questo è solo una parte del mondo del cibo, vino e prodotti, il più piccolo ma il più rumoroso.

Se si giudica questo mondo a partire dalle caricature si fa una pernacchia, magari fa ridere, ma alla fine sempre e solo una pernacchia è.

commenti 8

avevo letto lo scritto di Sofri, sinceramente trovandolo un po' banalotto e superficiale

quello che ha detto si applica, in effetti, a qualsiasi passione

del resto il tuttologo, per definizione, non si lascia prendere da nessuna passione particolare, senno' che tuttologo sarebbe?

a dire il vero, la nostra passione mi sembra più "democratica" di tante altre, visto che si può coltivare a tantissimi livelli (anche di prezzo) e non vive solo di grandi chef o di grandi vini, ma può diventare un modo per fare maggiore attenzione, giorno per giorno, a come si mangia, a come si cucina, a come nutriamo i nostri figli

25 Feb 2007 | ore 15:28

Nella storia noi gastronomi abbiamo sconfitto filosofi come Platone, figurati caro Direttore quanto possano preoccuparci i tuttologi. La gastronomia, il mangiare intelligente, ragionato di Epicuro e Brillat Savarin, non e' un reality show, e' un progetto di vita per individui e comunita' (Michael Symons), con al centro il piacere, la solidarieta' e la sostenibiita'. Dopo gli anni dello sbadiglio, quelli della superficialita' e dei galli da combattimento in TV, forse la polvere sta finalmente incominciando ad abbassarsi e si incomincera' a vedere meglio...

25 Feb 2007 | ore 17:44

Solidarietà? Sostenibilità? Ma che è, gastronomia al sapore equosolidale di Puerto Alegre?

25 Feb 2007 | ore 17:57

La cucina, i cuochi, l'alta gastronomia, i prodotti certificati, il nostro patrimonio alimentare che è anche patrimonio culturale non mi sembra che stiano in un vuoto cosmico ma siano parte integrante di questo mondo sia quando ci si deve misurare con le falsificazioni - parmesan per capirsi o cose simili - sia quando il crescente interesse e la moda dell'alta cucina, dei vini, dei prodotti di qualità conquistano i paesi ricchi, ma non solo.
E però le risorse non sono infinite e non c'è bisogno di scomodare Porto Alegre, basta Bruxelles per vedere che enormi problemi si porta dietro il boom del vino, dei prodotti di qualità, della catena alimentare...
O mucca pazza lo si vuole giudicare un incidente?!?

25 Feb 2007 | ore 18:17

Più che altro, mi sembra che quando una pensa "gastronomia", l'equazione "solidarietà" non mi sembra automaticissima...

25 Feb 2007 | ore 18:21

Scusate la grammatica, oggi non è la mia giornata.

25 Feb 2007 | ore 18:22

Solo per ricordare che se ci riferiamo a come erano le cose una volta, quel pezzo è di quattro anni fa: e le sue valutazioni suonano per forza meno originali oggi. Ciao, Luca S.

25 Feb 2007 | ore 21:39

Originale o non originale a me sembra che lo scritto di Sofri sia equilibrato e 'to the point' e meriti riflessione da parte di degli appassionati di gastronomia, soprattutto quelli che siedono a sinistra del tavolo (solo per chiarire io, pur del tutto fuori dalla mischia, sono fra questi).

Ovvio che proprio Bonilli, che certi interrogativi se li e' posti da lungo tempo e si e' anche dato risposte convincenti, non ha bisogno di essere sollecitato a queste rilessioni. Ma altri meno 'riflessivi' magari si'.

26 Feb 2007 | ore 18:35

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a cura di Stefano Bonilli


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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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