07
Feb 2007
ore 16:23

La guerra dei Roses

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Ve lo ricordate sicuramente il film e lo scontro mortale tra i due coniugi? In questo caso stiamo parlando della famiglia dei Roses-giornalisti, scrittori, critici, opinionisti gastronomici per non parlare dei cuochi: tutti contro tutti e nei modi più vari, alcuni raffinati altri sbracati ma sempre in una logica guerresca. I pretesti di scontro sono mille,  può essere un voto alto e un primato non riconosciuto, ma anche normale invidia, il risultato sono colonne di critiche che vanno decifrate, schieramenti di giornalisti-cuochi, linee gastronomiche contrapposte tra innovatori e tradizionalisti e un pubblico che guarda, non capisce e comunque è giustamente disinteressato.

Si può cambiare aria? Penso di si se alcuni danno il buo esempio "gratis" senza nulla a pretendere. 

commenti 39

Non vorrei sbagliarmi, ma non mi sembra molto diverso dagli altri settori di lavoro/business che dir si voglia. Insomma, non mi sembra una prerogativa del settore enogastronomico.
Io, per quanto mi riguarda, preferisco mangiare.

Ad Majora

07 Feb 2007 | ore 17:38

...che noia...

07 Feb 2007 | ore 17:49

....a me diverte da matti quando tutti litigano con tutti...

Mcca

07 Feb 2007 | ore 17:52

Penso che quello che Stefano descrive sia comune a tutto il giornalismo.

07 Feb 2007 | ore 18:24

Sia comunque messo agli atti che la preferenza di Giovanni Gagliardi è anche la mia.

07 Feb 2007 | ore 18:26

Non riesco bene a comprendere la continuità - sul filo della coerenza - con il post precedente. A me ha fatto sbellicare la sua finezza con cui d e g sono diventati "sarti" ma non le sembra che anche in fine sarcasmo si celi - nemmeno poi tanto ! - un pò di quel seme della discordia che adesso sembra darle fastidio ?

07 Feb 2007 | ore 18:27

A me fa sbellicare il fatto che l'editore della più importante Guida italiana per sapere come si mangia in un locale - vedi Gold- chiami Pierangelini.

07 Feb 2007 | ore 21:23

cairoli sono senza parole.
Mi hai fatto troppo ridere ma credo che qualcun altro dovrebbe invece meditare su cio' che tu hai detto.
Pero questa persona ha un attenuante: hanno da poco fatto le selezioni a Milano( Bolasco mise anche un annuncio) e magari su Milano non hanno ispettori al momento.
Mah...

07 Feb 2007 | ore 21:56

Ma perchè è così strano? Se uno cucina così bene io tenderei a darei per scontato che abbia un certo gusto; e se uno ha un ristorante potrebbe notare dettagli che i non professionisti non notano.
E poi, in casi controversi come questo si può anche lanciare la domanda chiave: "ma la cotoletta ti è piaciuta più o meno di quella della Nuova Arena?" Se poi da Gold non ha mangiato la cotoletta, pazienza.

Comunque le liti tra enogastronomi che mi divertono di più sono quelle che magari partono da quale sia il reale valore di 1/60 e il giudizio su un bagno...e finiscono in una mischia caotica in cui viene inglobato di tutto...l'intero universo della moda, le marchette e le calate di brache, le scuse personali di un cuoco, le spiegazioni dell'autrice, Pierangelini, le giornaliste punk-chic, Crillon, Paris Hilton, Beyoncè...! All'ultimo sangueeee!

07 Feb 2007 | ore 22:36

... chi si rivede, l'uomo rancoroso :)

07 Feb 2007 | ore 23:23

E' bastato scrivere un post come questo, in laboratorio si direbbe liquido di coltura, e i "germi infettivi" sono subito emersi a dimostrazione che qualunque cosa si dica e faccia miseriucce, rancori, invidie, prevalgono su qualunque tentativo di dialettica intelligente.

07 Feb 2007 | ore 23:44

Torno al concetto espresso dirattamente nel post perchè, dopo una buona mezz'ora di lettura degli ultimi tre post, il vero pericolo è rispondersi a vicenda senza andare la nocciolo della questione. Credo che la strada intrapresa con Identità Golose e poi a seguire Dire fare gustare, sia quella di una collaborazione benefica tra addetti al settore, in una crescita che coinvolga loro stessi ed il pubblico, Il compito del giornalista è quello di informare,far con oscere, in certi casi tradurre in maniera fruibile da tutti concetti a volte troppo tecnici. Credo molto in una vera opera di educazione, assolutamente non didattica ma divulgativa, che l'insieme dei giornalisti può fare, rispettando ovviamente il proprio punto di vista. Da qui parte anche una maggiore considerazione generale della categoria dei giornalisti enogastronomici. Che oggi esistano invidie, rancori e piccolezze putroppo è vero ma non è niente di nuovo rispetto ad altri settori

07 Feb 2007 | ore 23:58

woow! fortuna non ho scritto ancora nulla...
che cagate che leggo ragazzi!

08 Feb 2007 | ore 00:04

No ehhhhhh? La cotolèèètta della Nuova Arena non si tocca! Scusate l'intrusione.

08 Feb 2007 | ore 10:57

Buongiorno a tutti... A me il "polemichismo" sembra semplicemente una scorciatoia: se si vuole fare il pieno dell'5% del pubblico, quello assatanato di polemiche, si deve naturalmente far polemica: è molto facile, basta dire che il Sassicaia fa schifo!... Se si vuole interessare il 95% della gente, quella tranquilla che vuole solo essere informata, si deve essere pazienti, lavorare, informare, beccarsi le accuse di buonismi... ma alla fine il 95% è molto di più del 5%, e dunque coraggio! Insomma, se io scrivo (in un giornale, in una guida) "deludente la cotoletta", il lettore "tranquillo" non prenderà la cotoletta, mi dirà grazie, avrò guadagnato la sua fiducia, e basta questo no? Se dico che la cotoletta è moscia, bruciacchiata, ... divertirò di più, sarò più visibile... ma alla fine, è proprio così utile o si rimane chiusi nelle conventicole?...

08 Feb 2007 | ore 11:10

Riccardo, sono molto d'accordo sul discorso del 5%-95%.

Pero' dire 'deludente la cotoletta' e basta e' proprio il tipo di critica che a me personalmente non piace. Io vorrei sapere da un critico/recensore *perche'* la cotoletta e' deludente. Vorrei conoscere i *fatti* su cui e' basato il giudizio. Dunque ben venga la descrizione di bruciacchiata, moscia eccetera, che non mi sembra assolutamente polemica.

08 Feb 2007 | ore 12:01

Ho letto il commento di Facci su Il Giornale a proposito della quaestione. Condivido.
Mi domando, ormai già da vari anni, se sia giusto che l'unica opzione per il critico gastronomico sia quella di omettere una recensione pur di non parlar male di un ristorante.
Capisco le ragioni varie ed eventuali di "bottega" ma ritengo che questo alla lunga faccia perdere fiducia ai lettori. E non solo dei lettori di elite.

Saluti a tutti

08 Feb 2007 | ore 12:15

Risposta a man: e se al cliente che arriva dopo il critico la cotoletta non la bruciacchia, ma semplicemente lo chef la prepara in un modo che alla fine risulta deludente? Meglio andare al cuore del problema, no?

Commento a La_Sposa: la Michelin, che io sappia, non fa polemiche, omette... ed è spesso considerata la più autorevole. E invece spesso non lo è... Ma magari lo sembra proprio per questo. O no?

08 Feb 2007 | ore 12:37

Lasciamo perdere il liquido di coltura, gli omini rancorosi, e altre raffinate metafore. Qui c'è un paradosso evidente. Come se l'editore di Variety telefonasse a Spielberg per sapere com'è l'ultimo Bond, o il signor Lonely Planet che per avere informazioni dell'Ucraina telefona a Shevcenko. Di cosa si occupa Bonilli ? E' o non è, tra le altre cose, l'editore della Guida di ristoranti più venduta in Italia? Non sa come si mangia da Gold ? Bè, mi sarei aspettato che alzasse il telefono e chiamasse Bolasco o qualcuno della redazione. Macchè. Telefona a Pierangelini. Bonilli vuoi aiutare l'utente? Leva il rapporto qualità-prezzo e al suo posto mettici i cellulari dei primi trenta cuochi d'Italia così prima di andare all'Agriturismo Trevisani, magari, chiamo Bottura.

08 Feb 2007 | ore 13:09

Eppure io continuo a non trovare strano che un bonilli chieda a un cuoco un parere "informale" e non per la guida (perchè io ho capito questo delle circostanza, ma magari non ho capito bene?).
Ma del resto non troverei strano se un critico di cinema chiedesse un parere a Spielberg, o l'editore di Rolling Stone a Bono...anzi! Ma ognuno, giustamente, ha il suo punto di vista...

08 Feb 2007 | ore 13:24

Cairoli è uno che cerca sempre lo scontro e come ho già scritto, non ha digerito il fatto che io non abbia preso in considerazione la sua sterminata produzione. Speravo che uno suo blog placasse la sua brama di scrivere dovunque e invece eccolo ancora qui che pontifica: allora, io sono a casa con la febbre, leggo i giornali e vedo il pezzo di Langone. Allora scrivo sul blog e faccio riferimento al presente di un'opinione di Pierangelini che è andato da poco a mangiare da Gold.
Qual è il problema? Ma io chiamo chi cavolo mi pare e lo scrive anche senza che un Cairoli qualsiasi debba intervenire a dire che l'editore della più importante guida... ma cosa c'è, una regola che dice che io parlo solo con Bolasco?
Ho recentemento parlato anche con Marchesi, è grave?
Dai Cairoli, dedicati ai tuoi scritti e risparmiaci, almeno qui.

08 Feb 2007 | ore 14:06

Spassoso lo sviluppo della discussione.
In ogni caso, mi è molto piaciuto il discorso di Farchioni: non c'è nulla di più squallido e conformista di atteggiarsi a "voce fuori dal coro", del "voi omologati siete asserviti, IO invece ho il coraggio di scrivere le cose scomode", del "se non c'ero io, non ne parlava nessuno", del "nessuno mi assume perché dico verità scomode". Giornalisti che Marco Travaglio chiamerebbe "scomodini da notte".

08 Feb 2007 | ore 14:08

la discussione ha preso una piega poco piacevole....per quel che ne so io Cairoli ha degli estimatori senza rompere le balle a Bonilli...mi sbaglio?
Se Cairoli a suo tempo ti ha chiesto favori e tu li hai rifiutati fai bene a rispondergli....ma non mi sembra cosi' la cosa...e qua chiudo.
ps aldila' di tutto tu fai le scelte che credi per motivi tuoi personali, ma un dato di fatto e' che Cairoli scrive molto bene....ed avra' risultati anche senza la Gambero rosso editore....:-O)

08 Feb 2007 | ore 14:17

...quasi quasi mi dedico alle chiacchiere sulla cotoletta con nerazzurra e lascio i professionisti discutere fra loro sul resto, perchè cominciano a intersecarsi questioni complicate in cui io non c'entro nulla!

08 Feb 2007 | ore 14:29

Cambiare aria?
Penso proprio di no...
E' nella natura stessa dell'argomento che risiede l'elemento che porta discordia, ovvero nella soggettività del giudizio.
Nel dare un voto ad una cantina, al servizio o alla cucina non c'à nulla (o quasi) di oggettivo e siccome non è che ognuno di noi si può far la sua guida ci si limita alla critica, ai commenti di dubbia validità sul blog, alle frecciatine, agli editoriali contro quello o questo...E tutto scema di importanza e di livello culturale.
E poi aggiungiamo che l'enograstronomia non è ancora stata elevata ad argomento di importanza diffusa nel tessuto sociale. Parlar di cibo e vino nel 2007 non sarà come farlo nel 1987, ma poco ci manca. E quindi è abbastanza normale trovar comportamenti che non si trovano in altri ambiti, artistici, ad esempio.
Aggiungo anche che noi siamo italiani e ci piace far polemica, basta vedere come si comportano i signori che dovrebbero rappresentarci in Parlamento.
Ciao a tutti.

08 Feb 2007 | ore 14:30

Sarà la febbre, ma messa così sembra che io sia venuto da te e ti abbia implorato di pubblicare cose mie sul Gambero. Cosa che non è mai avvenuta. E' avvenuto invece che due dei tuoi collaboratori mi abbiano chiesto se volevo pubblicare per il Gambero. Uno cos'è ? Il condirettore? L'altro? l'altro non lo so. Il caporedattore ? A me risulta così. A te risulta diversamente? Problemi tuoi.
Adesso col personale taglia qui.

08 Feb 2007 | ore 14:41

Bonilli e Cairoli rasentate il patetico.
Telefonatevi ed evitateci queste sfuriatine da Grande Fratello o reality del caso.
Neanche i bambini si comportano così.
Basta per favore.

08 Feb 2007 | ore 15:10

"E quanto ai blog ci sono milioni di blogger là fuori e se il Times si dimentica chi e cos'è, perderà la guerra, e a ragione. Noi siamo i 'curatori' delle notizie: la gente non clicca sul New York Times per leggere i blog. Cerca piuttosto notizie attendibili che siano state verificate".
Arthur Sulzberger, Editore del New York Times. Sembrano parole di due secoli fa e invece parlano del futuro di un grande giornale che finira' presto solo in rete.

08 Feb 2007 | ore 15:44

Aspetta, aspetta... lo so che siamo un po' "off target", ma non resisto, a proposito di giornalismo questa l'ho notata già di prima mattina e la devo proprio dire. Da repubblica.it, titolo:
"Fra 5 anni saremo solo su internet" Intervista shock dell'editore del Ny. Sottotitolo:
Sulzberger risponde all'israeliano Haaretz: "Non so davvero se fra 5 anni stamperemo il Times di carta". Ma è lo stesso concetto??!!

08 Feb 2007 | ore 16:38

Cairoli,
guarda che è cosa abbastanza comune l’interazione e lo scambio di informazioni tra gastronomi e addetti al settore e francamente non ci vedo nulla di male.
Io se penso e ritengo che un determinato locale sia valido o sottovalutato non mi porgo il problema di farlo presente a chi si occupa di critica gastronomica.
Il confronto tra chi parla di cucina e chi cucina è importante per avere un quadro completo della situazione che si va ad analizzare.
Pierangelini di certo non è un idiota ed anche se al Gold lo avessero riconosciuto si sarà reso conto di tante cose che magari a una critica presa più dal riflesso del suo mento o dai lampadari che ricordavano gli abitini di Barbarella possono esser sfuggiti.

Mucca

08 Feb 2007 | ore 16:38

Secondo me le cose sono complementari. Supponiamo che il grande pianista Pollini sia andato al concerto del grande pianista Brendel. Io, grande critico musicale, telefono a Pollini e gli chiedo: che ne pensi del concerto di Brendel? Secondo me lui mi dirà bellissime cose tecniche (secondo me troppo pedale lì, in quel passaggio veloce della mano sinistra ha fatto un trucchetto e lo ha semplificato...) e poi magari mi dirà: mah, io Chopin lo vedo in modo diverso, non era così malinconico... Ma sono io, critico, a dover dare poi un giudizio "culturale" dell'interpretazione... Cosa c'entra? C'entra che la cucina è un'arte!

08 Feb 2007 | ore 16:48

E' veramente faticoso tornare a parlare dell'argomento iniziale comunque ci provo ancora. La crescita culturale dei giornalisti enogastronomici avviene indubbiamente anche per uno scambio di idee con i cuochi che deve avvenire, a mio avviso, in ambiente idoneo, tipo i congressi. Che poi uno abbia voglia di farlo anche quando gli pare è logico ma certo questo modo di agire lascia perplesso il consumatore finale. Mi sembra che la nuova generazione di critici tenda ad essere maggiormente collaborativa rispetto al passato, Che poi rimanga un minimo di egocentrismo in ciascuno di noi mi sembra perfettamente naturale

08 Feb 2007 | ore 17:00

".....I pretesti di scontro sono mille, può essere un voto alto e un primato non riconosciuto, ma anche normale invidia, il risultato sono colonne di critiche che vanno decifrate, schieramenti di giornalisti-cuochi, linee gastronomiche contrapposte tra innovatori e tradizionalisti e un pubblico che guarda, non capisce e comunque è giustamente disinteressato."

Ecco, appunto.

08 Feb 2007 | ore 17:28

Cairoli la tua VOICE é unica: a proposito ma a te il telefono da Pierangelini te lo prendono???? E se sí solo per riservare il tavolo o anche per chiedere come si mangia in giro per il mondo??? Io quasi quasi telefonerei a Mister Balbuzie, Ferrán...m saprebbe indicare per lo meno il miglior detersivo per lavapiatti :)

08 Feb 2007 | ore 22:04

Ricomincio dal post ( credo si dica cosi..non intervengo mai , ma mi affascina leggere)..lotte continue, veleni, invidie..di sicuro , come qualcuno dice, è vita e non solo ristorazione o a gastronomia. Rimango uno “del pubblico, che guarda e non capisce”. Ma passo a Bonilli ( che stimo molto ) una piccola esperienza di pochi giorni fa…29 gennaio Teatro del Gusto, di scena Alessio Devidè e l’Osteria Altran; Friuli, nomi nuovi, ben vengano. Gran tecnica, ma mai urlata, Gran piatti. Passione. Emozione dei protagonisti tanto sincera quanto palpabile ed altrettanta , con gran sincerità di materia, nei piatti. Una cucina che finalmente ritorna e che nella luce di riflettori magari non trova il suo primo ambiente. A fine serata , dopo un piccolo intermezzo di presentazione, il patron del ristorante – evidente seconda o compartecipante anima del posto – alla chiamata di tutto lo staff sul palco ( come di rito) “presenta” l’ultima sorpresa: in cucina , per la serata, due chef amici, titolari di altre realtà, “in competizione quindi” , affermate e conosciute, in guida e con proprie logiche e giuste ambizioni, a condividere l’esperienza. Mi spiegano, a serata finita, che hanno passato un mese in cucina con lo chef – di notte, in tempi di chiusura, nei giorni liberi, a fare e rifare quei piatti sino a viverli e sentirli come propri.
Vado al Teatro più spesso che posso; come molto di raro , mi son sentito protagonista davvero, non spettatore , ma punto primo di quel lavoro assieme a tutti gli altri. Non ho guardato, non capito…sono stato l’oggetto di quelle attenzioni. Le star, quella bellissima serata, siamo stati noi. E la condivisione da parte loro, l’idea data, tutto gridavano meno che gelosie ed invidie…bravi davvero e bravi voi del Gambero a darci sere cosi…che sia l’inizio?

09 Feb 2007 | ore 15:23

speriamo...ritornare indietro.....: :-O)

10 Feb 2007 | ore 02:41

Non tornare indietro:):) , di sicuro!

10 Feb 2007 | ore 09:47

Non è un tornare indietro di sicuro :)..( rispedisco visto l'errore di battitura del post precedente...si vede che non sono un mago dei blog? ..scusatemi)

10 Feb 2007 | ore 09:49

Si, può essere l'inizio, può essere l'occasione per vedere cuochi nuovi che lavorano insieme e se noi diamo loro un palcoscenico è perchè crediamo nel rinnovamento e speriamo che il germe positivo della collaborazione faccia breccia, diventi un modo d'essere della migliore ristorazione italiana. Del resto lo avevano già fatto quelli del vino che avevano saputo mettersi insieme e girare il mondo non trovando contraddizione tra lavoro di gruppo e interessi aziendali, tra presentarsi come giovani produttori e affermare il proprio vino e la propria cantina.
Ecco, questa è la crescita e il cambiamento della cucina che vorremmo e per la quale ci diamo da fare e ben venga un protagonista del pubblico e non noi a raccontare il nuovo che emerge.

10 Feb 2007 | ore 15:23

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a cura di Stefano Bonilli

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