22
Mar 2007
ore 18:06
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...
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Punire il download truffaldino di film e musica secondo me è cosa buona e giusta, ma il rispondere "è una possibilità che stiamo valutando" alla prospettiva di mettere tasse di "giusto compenso" a chiavette usb e perfino hard disk non si può proprio sentire.
Societa'
Italiana
Antipatici
Esattori
Nico
Per la SIAE si dovrebbero pagare i diritti di riproduzione musicale anche se fai una festa privata in garage.
Forse a questa gente servirebbe un contatto più ravvicinato con il paese, con la loro terra... insomma, diamogli una zappa e mandiamoli a fare un sano lavoro in camopagna... altro che stipendi d'oro e macchine blu...
Se la SIAE distribuisse equamente i proventi della propria azione questo sarebbe meritorio. Da più parti invece giungono richieste di una maggiore trasparenza e democrazia interna.
Si era provato anche a proporre un quesito referendario ma è stato cassato.
Così com'è è un carrozzone retaggio di un nefasto passato ormai remoto.
Sono comunque d'accordo e consapevole che la proprietà del lavoro intellettuale vada tutelata come un bene prezioso....il problema è come farlo.
Ciao
La tutela della proprietà intellettuale è sacrosanta, ma questi parlano di ''tassa''... un altro inutile piccolo balzello che si vada ad aggiungere agli altri...
mah...
ciao
interessante
“Le Possibilità infinite dell’Universo dei Sapori”
Considerazioni veloci e distratte
Il discorso riferito alla tutela del prodotto gastronomico di “nuova” concezione, avendolo affrontato relativamente ai risultati della mia ricerca, non penso che possa essere liquidato con una battuta, Gentilissimo dott. Bonilli.
Credo infatti che l’estensione del diritto di tutela al prodotto gastronomico sia anzi necessaria per una serie di motivi la cui discussione sarebbe troppo lunga per un blog.
Certo io ragiono tenendo presente i risultati del mio lavoro che non ha riguardato solo l’atto, per me creativo, del cucinare.
Attraverso di esso ho riflettuto sulle ragioni del Gusto, soprattutto quelle relative allo "stato di crisi alimentare” delle giovani generazioni, riconoscendo inoltre al “Piacevole”, oltre che al “Buono Giusto e Pulito”, un ruolo centrale nella pedagogia alimentare, arrivando poi a “far esplodere il Sapore in tutte le possibili direzioni.”
Mi sembra necessario a questo punto, per chiarire la mia posizione sul diritto di tutela, dare delle indicazioni dello studio che dal 1998 sto portando avanti all’interno di un piano dal titolo “Tradizioni e Culture in Movimento”.
Inoltre specifico che dal 2002 ho cercato di avere un confronto su quello che stavo facendo per chiarirlo soprattutto a me stesso; questo perché come Lei certamente saprà dottor Bonilli sulle questioni del Gusto non si può “essere” da soli: troppo grandi sono gli incastri delle sue conseguenze.
In tutti questi anni sono riuscito a “comunicare” solamente attraverso un’intervista rilasciata nell’ottobre 2005 e pubblicata su Alias il 29 aprilre 2006.
Utilizzerò allora un sintetico ragionamento contenuto in una delle mie prime istanze del lontano 2004 articolato al professor Bistagnino del Politecnico di Torino Facoltà di Architettura, con il quale cercai di dare inizio a quel confronto sui risultati. Il testo proposto credo che nelle sue linee sia identico a quello contenuto nella mia lettera. Se differenze esistono sono riferite ad aspetti marginali.
“Mi presento
dal 1998 sto lavorando all’indagine delle qualità della forma del sapore.
Il mio lavoro sui sapori spero possa essere paragonato a quello di altri "ricercatori" che nei diversi ambiti dell'espressione (cinema, teatro, musica, arte figurativa, etc.) tracciano nuovi confini rinnovando il linguaggio. Potrei essere definito un Food-designer, se questa espressione "segnasse" non solo il progetto dell'organizzazione delle linee e dei volumi da dare ad un piatto, ma anche il progetto della relazione necessaria tra queste e il sapore che dovrebbero "rappresentare". Un lavoro sul rapporto tra cucina e comunicazione - anche nella sua forma più alta: l’arte - quindi.”
Questo - il rapporto tra cucina e comunicazione - lungi dall’essere il frutto di una volontà estetizzante rappresentava lo spazio in cui ricercare soprattutto il valore della “Cucina”.
In un altro passo di un’altra istanza per chiarire la mia idea di cucina, riflettendo su di un mio testo”: “E’ chiaro che i ragionamenti in esso contenuti sono organizzati all’interno di un’idea della storia che individua il soggetto come elemento di trasformazione e di cambiamento della realtà che ci circonda, e la Cucina come atto estremamente politico sottraendola in questo modo ai processi che la marginalizzano nell’angusto ambito di segno distintivo che marca l’appartenenza e quindi la differenza tra gli uomini.”.
Già la mia idea di Cucina.
In un incontro non casuale in una delle case del gusto che raramente frequento ad un intellettuale raffinato articolai il mio ragionamento sulle dinamiche prodotte all’interno del processo di trasformazione degli alimenti; quel processo che io invece quotidianamente frequento: “Cucinare è per me come scrivere con il vento smerigliato dal suo trascorrere”.
Questo, Gentilissimo dott. Bonilli apre, dal mio punto di vista, spazi interessanti alla discussioni sul “estetica gastronomica”. Tali spazi forse per la mia incapacità a comunicare, ho attraversato in assoluta solitudine.
Spero ancora di non aver sbagliato strada.
Ma questa è un’altra Storia per gli uomini futuri senza naso, parafrasando Italo Calvino: uno che di Gusto se ne intendeva.
Roccacerro sempre
Mario Iacomini
di professione “Ovviocoltore”
“Sto coltivando l’Ovvio di domani attraverso di oggi il mio non Ovvio”