ore 09:46
Italian Paradox
A una cena sere fa un signore che nel governo è abbastanza importante ha detto, rivolto a me "Non se ne può più di cuochi, ricette e della solità litania che è cultura". Ieri sera il direttore del Tg3, Di Bella, ha detto, durante la trasmissione di Serena Dandini, che in un telegiornale non c'è posto per la ricetta degli spaghetti ma si capiva che voleva dire non c'è posto per la moda dei cuochi in tv. Oggi Donna Moderna e Tv Sorrisi e Canzoni regalano il primo volume dell'Enciclopedia della Cucina Italiana. Nei prossimi giorni la Stampa inizierà ad allegare i fascicoli sul vino, negli ultimi due anni gli allegati di cucina hanno trainato le vendite di quotidiani, settimanali e mensili. Forse è vero, per molti è troppo, non ne possono più, si è vicini al punto di saturazione e il problema è nostro che di questi argomenti ce ne occupavamo quando non erano proprio di moda e continueremo ad occuparcene o almeno vorremmo. Che si fa, si smette?
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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no non si smette, ma si potebbe cominciare a pretendere anche sulle televisioni "nazionali" un po'di competenza e di serietà. Forse con le ricette degli spaghetti è ora di finirla, se restano solo ricette di spaghetti...
pensi a quelli che pensano che di governi di destra o di sinistara è la stessa minestra riscaldata e che sa di pentola
Come sempre in questi casi si stanno saturando soprattutto gli operatori mediatici... E i farfalloni generalisti in particolare... Che bello per noi, no?
E' di modo ancora? e la vera cultura enogastronomica e' mai stata di moda?I media fanno veramente cultura oppure quello che si identifica come cultura gastronomica e' la prova del cuoco?(parlo per molti ma non per tutti ovviamente) E nei tg? l'argomento e' rimasto sempre alla fine di un tg come happy and nelle ore di fascia protette. La gastronomia come forma moderna di censura di argomenti meno felici...forse sono queste le cose da eliminare...non credete? Direttore lei cosa ne pensa?
Nella stessa trasmissione, poco dopo, Ascanio Celestini con un breve monologo dimostrava, attraverso una zuppa, quanto la cucina possa essere cultura e centro di riflessioni, anche se poi andava oltre. Bellissima, tra l'atro, la riflessione: "una cosa che sa di niente piace a tutti".
Quanto a Di Bella (in quel momento mi sono distratto) in un certo senso la sua affermazione si può anche condividere. Credo che lui sarebbe però il primo ad inserire il mondo della cucina fra le notize vere (e non l'intrattenimento), quando fa notizia.
Vengo al punto: che si fa?
Si cerca di lavorare sempre più seriamente. Di smettere di fare eventi fotocopia in cui il carciofo violetto si sostituisce al pinolo di Canicattì (esempi a caso) o la regione x vuole fare come la y e non aggiunge nulla di nuovo perché il suo territorio va promosso e basta. O di parlare del pecorino di nonno gino perché comunque è un prodotto tipico anche se nonno gino lo ha inventato solo dieci anni fa. Di stoppare la discussione sugli spagnoli buoni o cattivi e cominciare a guardare a ciò che è professionalità o che può essere interessante anche per noi. Di smetterla con il dibattito: la cucina innovativa mette in crisi la nostra tradizione? quando la cucina regionale italiana è messa in crisi dalla cattiva cucina tradizionale. Di smettere di fare solo conferenze stampa che sono pranzi per giornalisti scrocconi. E, per i ristoratori, di offrire i pranzi ai giornalisti o blogger purché scrivano qualcosa. Smettere di discutere per una settimana perché Le Iene fanno un banale servizio in cui dipingono uno dei cuochi italiani più onesti e impegnati come un furbo e disonesto. O perché Vespa ha fatto bene o male la puntata sulle guide.
Cominciare a distinguere tra chi lavora in modo professionale e chi no, ad approfondire (davvero) temi importanti, a scrivere qualche pagina per una storia della gastronomia, di cui avremmo tanto bisogno.
Cominciare ad ascoltare i giovani che stanno studiando al Master del Gambero Rosso, a Pollenzo, alla scuola di Alma a Colorno, nelle tante altre scuole che insegnano questo lavoro. Che secondo me hanno molto da dire, se non altro perché queste materie sono i primi ad averle studiate.
Cominciare a dimostrare che tutto questo è davvero cultura, invece di rivendicarlo.
Il problema è che la tv generalista non può permettersi di fare qualcosa di diverso. Noi parliamo della cucina, perchè la passione ci accomuna, e siamo tutti d'accordo. Ma lo sport, la politica, il cinema, sono trattati diversamente?
Ha ragione di bella a dire che nel tg non c'è posto per gli spaghetti. E infatti il suo tg non lo trova, ma non lo trova neanche per il gossip, per il film dei vanzina o per l'intervista alla velina che fa il calendario. E, parliamoci chiaro, quando la tv generalista parla di cuochi e padelle, lo fa con lo stesso spirito con cui parla di queste cose.
Bello l'intervento di Marco, che prova - cosa rarissima - ad indicare una soluzione. Non so quanto praticabile, non so - soprattutto - con quante possibilità di successo. In realtà temo che quando una passione esce dal ghetto nel quale è stata per anni confinata, quelli che nel ghetto ci vivevano sono destinati a restare inevitabilmente delusi.
Se uno legge Apocalittici e integrati di Umberto Eco, e L'opera d'Arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin, difficile non pensare che anche la cucina possa essere paragonata ad un'arte e quindi a cultura.
Che poi la Tv nazionale trasformi la cultura culinaria in marchettume da due soldi è un altro discorso. Ma cos'è cultura oggigiorno all'interno dei palinsesti televisivi generalisti?
Se chiamano giornalismo Studio Aperto, io posso tranquillamente considerare il risotto alla milanese un'altissima manifestazione culturale.
"Ma se er massimo che te sei letto è 'na schedina e quanno l'hai copiata l'hai pure sbajata....!"
Rosco(e) Tanner il tennista?
Gran servizio. Il primo che batteva a più di 200 all'ora. Con le rachette di legno.
Piacere conoscerti
Sono ansioso di sapere perché a Studio Aperto (diretto da Mario Giordano, uno dei più intelligenti giornalisti italiani, e vicediretto da Claudio Brachino, che il suo mestiere lo sa fare) l'etichetta di "giornalismo" starebbe larga.
Suvvia tdt, moderasiùn!
Nella mia breve vita, ho incontrato ben pochi cuochi che non sapessro far bene da mangiare, poi andavo nel ristorante dove lavoravano e pensavo era meglio starsene a casa.
Lo stesso si può dire di Studio Aperto, almeno a mio modestissimo parere, forse i giornalisti nel loro complesso sanno anche fare il loro lavoro, ma è il contenitore e la sua linea editoriale che mi fanno pensare che siamo ben lontani da quello che io penso dovrebbe essere del buon giornalismo
Così va molto meglio ed è più comprensibile.
eri comprensibile anche nel primo intervento tdt.
Il cibo è cultura ed espressione di un popolo. I cuochi sono artisti e non capisco perche l'Italia non abbia pensato al conferimento di un titolo onorifico sull'immagine francese.
Cosa diversa è il chiacchiericcio intorno al cibo, alle ricette passate in prima mattina nel demenziali programmi per videodipendenti, o nelle gare !?! gastronomiche tra cappelli rossi e verdi...
I gadget sono sicuramente un buon traino per la vendita di settimanali o riviste, ma siamo ancora distanti dal vero nucleo del problema. Ha ragione Bolasco, divulghiamo l'essenza della cultura gastronomica; l'agenda casa di Suor Germana si vende da sola ma è lontana anni luce dalla cultura del cibo
Sul fatto che il nostro piccolo mondo sia stanco e ripetitivo mi sembra non ci siano dubbi. Sui rimedi da adottare per raddrizzare la situazione credo ci sia molto da lavorare, da elaborare, credo ci sia necessità di un confronto aperto e qui incominciano i dubbi perchè i cuochi, i giornalisti, gli organizzatori, le donne e gli uomini delle PR non lavorano mai in gruppo ma individualmente e in alcuni casi sono, nei fatti, quasi delle vere aziende, la società Raspelli, la ditta Davide Paolini, l'azienda Luigi Cremona, la ditta Bonilli-Cernilli-GR, la Spa slow food e via di questo passo e ognuno ha i suoi interessi e dire di fare un periodo di riflessione - mi piace quello che ha scritto Marco - di non fare più, per un po' di tempo, convegni inutili, dibattiti vuoti, manifestazioni inesistenti vuol dire vendere la pelle dell'orso senza avere neppure il fucile. Perchè, appunto, ognuno coltiva il suo orto, più o meno grande.
Ma certo avverto ogni giorno di più stanchezza nella gente appassionata ma non specialista. Ho sfogliato, per esempio, l'enciclopedia della cucina italiana che oggi regalava Sorrisi e Canzoni Tv. E' lo stesso libro che Repubblica ha dato 8 mesi fa, stesso fornitore, la De Agostini, stesse foto, brutte, stesso numero di uscite e avanti avanti finchè a casa non ci sarà più posto.
Sia chiaro, anche a me piacerebbe una commessa di questo tipo, fa bene ai bilanci, per il resto è un mattone inutile che si aggiunge alle mille trasmissioni, dibattiti, convegni, libri che io, editore del settore, devo guardare, per motivi di lavoro.
E, salvo eccezioni, sono esausto.
credo che molti ne abbiano le scatole piene di dibattiti a vuoto, dove si fa finta di parlare di un qualcosa e in verità è la solita compagnia di giro che si ritrova e finge di parlare di, quando è chiaro che preme loro solo occupare uno spazio tivù e fare audience. è un po' quello che sta succedendo nella cucina, finita in mano anche a chi sa solo fiutare il vento.
un esempio personalissimo: da ieri non lavoro più allo sport del Giornale (27 anni dopo la prima volta in via g.negri 4), così mi sono concesso il lusso, tornato a casa, di guardare le trasmissioni pallonare da spettatore: le comiche. a mezzanotte mi sono detto che ho fatto benissimo a cambiare aria
purtroppo avverto scazzo anche da questa parte e un peso sempre più insopportabile delle lobby
oloapmarchi
E intanto noi mandiamo ai giapponesi, per 3 mesi dico 3 mesi, l'annunciazione di Leonardo Giovinetto con rischi per la sua integritá...ci sono 5 o 6 capolavori assoluti che mai dovrebbero essere privati a uno che entra agli Uffizi...quelli del Louvre manderebbero per 3 mesi la Gioconda in esposizioni all'estero...e las Meninas...vabbe`che gli italiani siamo globali per definizione, essendo presente in ogni angolo del pianeta ma ció che é troppo é troppo...anche questo é da aggiungere all'italian paradox...facciamo molto poco per valorizzare il nostro patrimonio e poi al primo giapponese che ci chiede un capolavoro ecco pronti camion e aerei...trovo l'intervento di Marco Bolasco come sempre molto interessante anche se pessimista piú ancora del mio...comunque sono stato in Italia 3 giorni e sará che non ci tornavo da un bell'annetto peró devo dire che ho ritrovato bei posti, buona cucina in trattorie modeste e come sempre grande materia prima, queste sono le note buone...ho mangiato nella mia Padova in un paio di ristoranti, uno anche consigliato da voi (Osteria del capo) e sui soliti, bellissimi Colli Euganei, un nuovo territorio gourmet di cui avete sempre parlato molto poco direttore, eppure che ha fatto passi di gigante: Moscato Fiori d'Arancio, Serprino, sopresse casalinghe, giuggole, zaleti...ce ne sarebbero di spunti per un bell'articolo, per dipingere un'Italia diversa dai paradossi (a parte i nomi noti, ho mangiato alla Fattoria Valle delle Gombe, che produce tutto in azienda, e all'agriturismo il Feudo una sopressa casalinga da far impallidire il salsichón di iberico....una nota finale per tirarci sú l'anima: avete visto il piccolo scandalo che é venuto sú sui prosciutti spacciati di bellota e che di bellota avevano solo il disegno sulla pubblicitá...da oggi nessun prosciutto prodotto a Murcia, Catalogna e altre regioni potrá chiamarsi bellota, visto che lí di dehesa non ce n'è...Marco a proposito nel tuo commento da Barcellona sulla coppa di Paolo Parisi ti sei dimenticato che il buon Santos si parla bene di mensieur Parisi peró la suddetta coppa strappa un 8,5...contro il 9,5 della lonza di Joselito :) Un salutone a tutti, e scusate per il lungo intervento
E’ sempre l’eccesso che guasta.
Un cuoco che sgomita da tempo e dice ad una sala piena di Identità Golose “sono uno scienziato non un cuoco”; star ( vere o presunte) ai fornelli; look di moda e di tendenza; stesse parole, stessi termini dal nord al sud, a sottointendere appartenenza. Circoli chiusi quasi viziosi, chiamati congressi, associazioni e chi più ne ha più ne metta.
Poi scavi e scopri che regna il surgelato, il congiuntivo è un optional, la formazione ed il passato non esistono; ma siamo in Italia; conosci un piccolo politico regionale, poi conosci un trappolaio ; offri due bottiglie importanti e qualche cena ad un giornalista poi a due – ed al politico ovviamente; li metti in contatto, allarghi il cerchio, ecco che da cuoco , capace ma nulla di più, diventi star; tutto ti è concesso, soprattutto di pontificare e riempire pagine di vuoti; e tu? Mortale ospite e cliente? Vieni ricevuto “per grazia” al ristorante mediatico e se ti permetti un solo appunto sei un somaro che nulla capisce; ti siedi e ti insegnano a mangiare ; ed alla fine del pasto la tua autostima è ai minimi storici, demolita da sguardi compassionevoli e suggerimenti su” lo chef consiglia di consumare la pietanza in questo o quel modo”; il tutto, va da se, perché magari la spumetta, l’ xxxcottura ( ormai ci sta tutto…quindi x tende all’infinito), la crema o la zuppa non sono stati per te cosi entusiasmanti ( e il tuo viso ha commesso l’imperdonabile errore di darlo a vedere).
Nel mezzo ti sei ciucciato la storia dello chef ( vera o falsa che sia, chi la può contestare?) , qualche sua apparizione in sala per narrare ad un tavolo ( ma facendo ben attenzione che gli altri, in cattedrale , possano sentire) la storia e l’elenco delle ultime medaglie conquistate; la lista dei giornalisti più famosi a cui si da del tu e che ovviamente son di casa, direi quasi fratelli, e la vita durissima che il povero conduce tra un congresso, una premiere, un cena fuori casa per Tizi o Semproni ( ovviamente importantissimi nomi a livello nazionale), un invito i esotiche od europee mete per un irrinunciabile meeting a cui partecipano solo i migliori cuochi del mondo ( ed un paio di Marte e Plutone che si sa, sono quasi inarrivabili ai più). A fare il conto poi , in cucina il povero martire ci sta praticamente mai.
Te ne torni a casa e vorresti scrivere a tutti quelli che scrivono chiedendo: volevo stare per una sera , con chi amo, in pace: mangiando cose buone, bevendo una buona bottiglia, con un po’ di attenzione ( solo un po’) e con la sensazione che chi riceve gente per lavoro lo faccia anche per piacere e passione. In fondo. il sapere , l'ìnformare, crea anche questo, ma è solo un prezzo, nulla più.
Ditemi, io che non sono Marco, Stefano, Marchi o Vizzari, Cremona o Paolini, per avere un sorriso e per essere quello che dovrei sempre quando vado in un ristorante, un gradito ospite, cosa posso fare?
Farò una guida, un congresso, un convegno, una tavola rotonda o magari cercherò di conoscere un piccolo politico , un piccolo trappolaio e comincerò da lì.
Poi sorrido; in fondo non saranno gli ultimi euro spesi male nella mia vita e riempire pagine di vuoto non premia mai nessuno quindi…torno nei posti che amo; spiaciuto che qualche volta non abbiano ( o addirittura temano) quella fama che meriterebbero, ma forse, contento ( con loro ) che sia cosi e cerco di scoprirne di nuovi. Il prossimo? Beh , grazie a voi del Gambero, uno lontano da me, che non conoscevo proprio e che ho mangiato al Teatro della Cucina ad inizio anno.
E per Stefano e Marco (in ordine di età): CONTINUATE. Proprio perché , quando questo non era moda, non era pantaloni con pomodori e peperoni e bandane colorate, non era congressi buoni e copie quasi ridicole, voi, (Stefano per anagrafe e Marco per eredità..passatemi l’espressione) voi avete cominciato; con la passione ed il piacere di quelli che qualcosa la amano davvero.
Un semplice commento...chi fa bene il proprio lavoro è utile, chi fa attività tanto per seguire le mode rende solo noioso l'argomento!!!
Voglio però chiedervi sè 1 carciofo alla giudia a 10 € è cucina innovativa o di tradizione? Quali aspetti del cucinare, (olio usato, materia prima...) a me ignoti, portano un buon carciofo fino a tale prezzo?
Saluti R
Concordo pienamente con l'intervento di Marco e con le parole anche autocritche di Bonilli. E' chiaro che alle parole devono seguire i fatti. Ed è atrettanto indubbio che la palla ce l'avete in mano soprattutto voi che di questo piccolo mondo antico rappresentate una parte non trascurabile.
Ad Majora
V. G. sta per ? Viaggiatore Gourmet ?
Grazie
No:) stà per viaggiatore goloso ( tale sono); gourmet sarebbe un eccesso che non merito
Scusatemi ma a volte non capisco. Se oggi diciamo che abbiamo fatto "convegni inutili" significa che sono stati fatti degli errori nel passato. E chi ci dice che chi ha fatto errori nel passato stia facendo bene anali si giuste oggi? Non accuso nessuno, dico solo, piano con le autocritiche... Io penso eche la leadership la dobbiamo mantenere noi "addetti ai lavori", non Sorrisi e Canzoni, non un quotidiano che regala un gadget culinario. Le spa di Bonilli, Cernilli, Cremona, Paolini, Marchi, Slow Food non sono il problema... a meno che non si sentano "saturi" questi personaggi, perché sono da troppo tempo in giro. Io continuo a incontrare ogni giorno gente di base entusiasta... appassionata... che si incazza perché non capisce cose che fanno le spa di cui sopra. La gente oggi è più esigente, certo... Chiaro che è "satura" di quello che andava bene ieri... A noi tocca inventarci, immaginarci il futuro, se siamo ancora interessati a un futuro... Basta con la autoreferenzialità...Che i farfalloni generalisti ci seguano o no, che i perfetti idioti cibernetici capiscano o no, e chi se ne frega...
cosidetto VG, sicuramente non meriti l'appellativo di gourmet e fortunatamente te ne sei accorto: ma non meriti neanche di avere un blog visto che pratichi costantemente la censura sui post.
magamaghella
magamaghella, da come scrive e da ciò che dice a me pare che quello che ha scritto l'intervento qui sopra NON sia quello che a te sta particolarmente antipatico. Prima di mettere in mezzo qualche povero ignaro passante nelle solite beghe, meglio assicurarsi di chi è realmente il nostro interlocutore, forse...
In effetti VG non è VG. Sembra un gioco di parole ma questo è un semplice, normale Viaggiatore Goloso!
Non so se devo scusarmi o che...in 50 anni passati non ho mai ricevuto in una sola volta "questo" e "quello" ad indicarmi come persona :) divertente di certo.
Mi spiace per il signor o signora Magamaghella ma credo mi prenda per qualcuno che non sono ( io almeno non ho il piacere di conoscerlo/a). E vede, sgnore o singra che sia, io non sono un gourmet, na di certo sono una persona educata, molto educata. Ringrazio il signor/a Gumbo per l'estensione di comprensione o almeno per la buona volontà e sì, signor Bonilli. "questo" è un semplice normale Viaggiatore Goloso; spero non sia così tragico e mi sa che la mia ignoranza in rete non ammette scuse. Pensavo, e mi vorrete scusare tutti, che questo non fosse un circolo chiuso.
Gentile Viaggiatore Goloso,
Nessun circolo chiuso, ognuno usa il nickname che si sente di usare. E interviene quando ritiene legittimo ed intelligente intervenire.
Certo è che dietro alcuni nickname l'identità della persona è dichiarata...offendere o minacciare qualcuno che si espone con nome e cognome, nascosti nell'anonimato come comportamento si definisce da solo e io sul MIO blog ho deciso che non accetterò più commenti di "Anonimi"... Questo per rispondere alla “magamaghella” che dimostra di non aver chiare certe logiche della rete e che erroneamente aveva preso di mira LEI al posto mio.
Un caro saluto.
Da un altro Viaggiatore "Goloso" .
Ma questo non è un circolo chiuso e io lo sottolineavo come connotazione positiva l'essere lei un semplice Viaggiatore Goloso, come in fondo tutti noi.
Il resto è solo folclore.
Non mi sembra il caso che Viaggiatore Goloso si senta in colpa o in difetto per essersi firmato V.G. Tra l'altro il suo mi sembrava un internveto interessante, mi dispiacerebbe che per colpa di un equivoco decidesse, magari, di non scrivere più.
E' solo che a volte sul web capita che due casualmente scelgano lo stesso nickname....o capita anche che 3 o 4 si chiamino Antonio e chi frequenta l'ambiente tende a dare per scontato che sia una persona che già conosce. Niente di grave, credo, basta chiarirsi no?
p.s. il mio "quello" non voleva sminuire la persona dietro il nickname, era solo per praticità!
mi scuso con viaggiatore goloso, non era evidentemente a lui che mi riferivo ma ad un certo viaggiatoregourmet titolare di un blog in rete.
non crede di offendere nessuno se osservo con piacere che in questo blog come su in punta di forchetta ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero come è giusto che sia su un forum;
viceversa noto che questo non accade sul blog di viaggiatoregourmet.
tutto qui.
saluti magamaghella
Grazie a tutti e certo..basta chiarirsi; è solo che per me è tutto nuovo e mi ha fatto un pò specie leggere qualcuno :). Ma figuriamoci, è un piacere comunque! ( Gumbo , non si preoccupi...il mio era un pò tra il serio ed il faceto...a grazie per la spalla porta: di sti tempi è cosi raro)!
Alla prossima
Poco fa ho visto le Invasioni Barbariche sugli ossessionati dal cibo. Ehmmm...mi pare che ci voglia ancora un bel po' prima di superare le banalità e i luoghi comuni sul cibo...
magamaghella, concordo con le tue osservazioni sul blog di viaggiatoregourmet ma in questo modo gli fai solo pubblicità.per tali personaggi ci vorrebbe una sola cosa: l'oblio