14
Mar 2007
ore 10:43

Un po' di sale nella solita minestra riscaldata

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saltexpo1.jpg

Dicevamo che ormai la compagnia di giro del food & wine mette in scena sempre la stessa sceneggiata in uno o più atti e la gente non ne può più. E invece ecco che un signore appassionato gourmet ma ufficialmente fuori dal giro, Fabio Fassone, si inventa un salone trasversale, SaltExpò, culturalmente stimolante e soprattutto unico, nuovo e che internazionalmente sta attirando l'attenzione degli americani, ma non solo.

Come a dire che è arrivato il momento della creatività e dell'intelligenza 

Anch'io quando Fassone mi ha parlato di un Salone del sale e di essere come Gambero Rosso media partner, ho pensato che ci fosse poco da dire, come se l'immagine di noi che saliamo l'acqua della pasta fosse tutto quello che poteva venire in mente. E invece se ci si sofferma un momento a riflettere si scopre che il sale è stato ed centrale nella nostra esistenza perchè è stato moneta, mezzo di conservazione degli alimenti, è nella gastronomia globale ma è anche indispensabile nell'industria farmaceutica.

E poi il pensiero che ci siano 6000 saline nel mondo fa capire come sia un mondo che stiamo iniziando a scoprire e, elemento ulteriormente positivo, tutte le saline italiane sono zone ecologicamente protette. 

commenti 9

Mi sa che lo avete preso per uno spot e invece era un intervento che prendeva ad esempio un'iniziativa innovativa.
Ne conoscete altre, anche piccole?
E' un po' come Mantova: all'inizio è stata la sola a fare un festival della letteratura, oggi ci sono il festival dell'economia, poi c'è chi ha preso la scienza, proprio in questi giorni a Roma ci sono 5 date dedicate alla matematica ma il punto di partenza è stato Mantova che ispirandosi a un evento inglese ha importato in una piccola città della Pianura Padana dalla grande storia la cultura nelle vie, piazze e caffè trasformando il modo di fare gli eventi.
Il food & wine è fermo al Salone del gusto, ormai più che maturo, alle degustazioni grandi e piccole, alle sagre, agli eventi mono culturali (il carciofo, il sedano, il peperone ecc...) e al gigantismo alla Terra Madre che richiede 10 milioni di euro di soldi pubblici e tante sponsorizzazioni politiche trasversali.
Non credo che quello che si può fare sia solo questo, anche se di qualità ma ormai o ripetitivo o irripetibile.

14 Mar 2007 | ore 17:17

Mah, visto che nessuno dice niente, dico io una cosa altamente impopolare: a me i festival dell'economia (e della matematica, e della letteratura, e via discorrendo) stanno sulle scatole, mi defilo al minimo tentativo di coinvolgimento: mi sembrano il trionfo dell'apparenza, un modo per dare l'illusione di entrare in una materia senza sforzo, fare un po' casino, senza veramente scalfire concetti che richiedono duro lavoro e applicazione.

Un buon libro, anybody? Probabilmente sono un triste accademico 'torre d'avorio', ma secondo me in Italia si legge troppo poco e si fanno troppi festival/sagre/teatri/saloni.

Per la cucina/alimentazione, non so, non sono un esperto ma solo un apprendista ed amatore, forse in questo campo festival/sagre/teatri/saloni hanno piu' senso, anche se come detto nel post richiedono intelligenza ed innovazione per non diventare stucchevoli. Vorrei capire, ed e' una domanda genuina, se davvero servono a qualcuno al di la' degli 'addetti ai lavori'. Io come non addetto ai lavori finora ho fatto ottime ed istruttive esperienze con un percorso individuale, immagino un po' come la maggioranza degli appassionati, girando e cercando di strappare un po' di tempo agli esperti, agli chef, agli operatori che mi capita di incontrare (e naturalmento leggendo, inclusi i buoni blogs). Cosa troverei di piu' nei saloni, per quanto ben fatti? Non ce ne sono forse comunque troppi?

15 Mar 2007 | ore 12:22

Qualche anno fa, un signore giapponese appassionato di sale (!) ci aveva stupiti decantandone le innumerevoli qualità; era anche un po' arrabbiato per via della pessima reputazione che si è fatto per colpa di banalità diffuse come "il sale fa male, fa venire la pressione alta. Punto."! :-))

Al Salone del Gusto, Fabio Fassone mi aveva parlato del SaltExpo e mi ha subito incuriosita. Magari la scoperta di aver casualmente conoscenze comuni nella storica scena musicale torinese ha favorito un'impressione positiva nei suoi confronti, heh heh,...però, seriamente, un intero salone dedicato al sale è veramente un'idea interessante!
Infatti già da allora abbiamo cominciato a pianificare di andarci - quindi rimando il resto delle riflessioni a dopo.

15 Mar 2007 | ore 13:24

Trovo l'iniziativa molto stimolante. ben vengano saloni a tema,che hanno argomenti specifici e che possono essere esaustivi.Per molti sara' una giornata di lavoro e rutine e ne usciranno con il salato in bocco. Per altri,invece, sara' un esperienza unica e avranno un po' piu' di sale in zucca!:-) purtroppo non ci potro' essere perche' saro' a San Paolo in Brasile per lavoro. Sicuramente saro' collegato al pc e al blog dove sono sicuro che mi arrichirete di nuove cose.

15 Mar 2007 | ore 14:13

Non ci sono idee? Vero, non ci sono proprio!!

16 Mar 2007 | ore 10:39

non sono appassionata di convegni, sagre, saloni etc, soprattutto per il lato marketing sempre prevalente su altro, ma questo Satexpò lo trovo originale, mi incuriosisce e penso proprio che ci sarò.

16 Mar 2007 | ore 11:46

I festival. Ancora? Questi ultimi dieci anni saranno ricordati per la trasformazione di ogni idea di spessore, di ogni progetto culturale con qualche ambizione, in evento. Se non si fa l'"evento" le idee, il confronto, la critica, non hanno spazio. Allora l'evento di Mantova sulla letteratura (senza che il rapporto tra gli italiani e i libri venduti e letti sia aumentato di un crostino), l'evento sulla matematica (con ormai un mezzo italiano su mille che sia capace di fare una moltiplicazione senza ricorrere alla calcolatrice dle telefonino), l'evento cinema (col cinema italiano marchettoso e parentale, clientelare e depresso) che da anni non ha nulla da dire e ti affascina meno delle pellicole del Bukina Faso, l'evento musica con sempre meno italiani capaci di fare, ascoltare e non solo consumare musica. Non è un caso che il principe degli "eventi" sia il signor Walter (er sindaco): intenso lavoro amministrativo-promozionale sulla propria immagine, massiccia campagna mediatica sopra il proprio feudo, radicale indifferenza su ciò che resta come patrimonio culturale collettivo di chi vive sul territorio, smontate le giostre e i baracconi dell'evento. Per cui, caro Stefano, la tua tesi mi sembra molto debole. E nello specifico del sale, ti inviterei a controllare chi sono i padroni del gioco: le multinazionali padrone planetarie dello iodio (in conflitto da anni col governo indiano e non solo) e gli altri due o tre potentati multinazionali che controllano la sapidità presente e futura dei nostri cibi. Non è che il vero evento, siano proprio questi giochi e questi traffici multinazionali?.

19 Mar 2007 | ore 10:59

E' bello usare un blog quando si sta a una porta di distanza come luogo di lavoro :-)
Potrei rispondere a te, caro Alfredo, che hai lavorato per 30 anni nel teatro, che proprio questo settore era ed è infetto, lottizzato e che non ha lasciato tracce nel pubblico italiano quantunque con i soldi spesi si sarebbero potute fare che so autostrade? ospedali? centri per anziani? aumentare la paga agli insegnanti?
Paura dello iodio delle multinazionali?
Se vuoi ti indico altri settori nei quali le multinazionali.... ma non era un discorso da anni Settanta quello delle multinazionali?
E a proposito di Mantova, mica è loro compito far crescere la lettura, dovevano solo fare una bella manifestazione - e non è poco - e questo hanno fatto... e per primi.

19 Mar 2007 | ore 12:46

E se, invece degli eventi, organizzassimo degli avventi?

19 Mar 2007 | ore 16:45

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