30
Mag 2007
ore 12:19

Dio ci salvi dagli architetti

< >

Lui, il giovane ristoratore che in realtà non ha mai fatto il ristoratore, è felice e orgoglioso. In effetti la sala è veramente bella, bella la cantina a vista e refrigerata. - Posso vedere le cucine? - chiedo, curioso - Venga, venga - fa lui sempre più gasato poi si assenta un momento per parlare al telefono e io entro in una cucina piccola, imbarazzante dato che la sala ha un'ottantina di posti, e vedo l'espressione del cuoco quando gli chiedo il rituale - come va? - a cui risponde, essendo ancora al telefono il giovane ristoratore che in realtà non ha mai fatto il ristoratore - è dura, con questa cucina posso fare al massimo quaranta coperti... poi mi arrangio -

I giovani architetti hanno scoperto il mercato dei nuovi ristoranti ma molto spesso non hanno la minima idea di come si disegna razionalmente un ristorante e così in tutte le città spuntano come funghi questi locali moderni, bellini ma zoppi fin dalla nascita. A volte anche la cucina è zoppa, più spesso la cucina è assurdamente piccola, il servizio in sala approssimativo, il menù bislacco.

Avete delle storie da raccontare? 

commenti 38

Ovvio che ho delle storie da raccontare, quella del ristorante Il Cantuccio a Monsampolo del Tronto situato in una villa in sasso del 1800 completamete e sapientemente ristrutturata da un bravo architetto.
La cucina è quasi più grande delle due sale da pranzo.
Dimmi, cosa vuoi sapere?

Mucca

30 Mag 2007 | ore 12:41

Gli Architetti? Dio piuttosto ci salvi dai ristoratori per cui la cassata è una stupidaggine romagnola...

30 Mag 2007 | ore 12:57

veramente il problema non mi sembra dell'architetto.... ma del ristoratore che ha scelto/commissionato male il lavoro senza avere le idee chiare

anche se ti fai fare una casa devi seguire l'architetto passo passo e con le idee chiare altrimenti ti viene fuori qualcosa magari di stupendo ma di scomodissimo......

per me la professionalità del ristoratore consiste nel decidere che tipo di locale si vuole fare e nell'organizzarlo di conseguenza e non viceversa!

non è che dall'architetto dipende il menu bislacco o il servizio sciagurato!

spesso manca professionalità a certi ristoratori: gli architetti ne hanno anche troppa!

30 Mag 2007 | ore 13:02

Penso che Bonilli voglia sapere altro....

Mucca

30 Mag 2007 | ore 13:16

La mia è un'eseprienza di qualche anno fa legata al vino e non alla ristorazione. In occasione di Cantine Aperte un'azienda abruzzese, invece di aprire la propria cantina ai visitatori aveva preparato una presentazione in powerpoint sulla Mission dell'azienda raccontando il fatturato e proponendo grafici che spiegavano come l'azienda era in crescita. A quale visitatore di cantine aperte interessavano quelle cose?
Chi è quel genio che in azienda aveva pensato di organizzare l'evento in quel modo?
Direi che nel mondo della ristorazione se ne trovano di situazioni a dir poco "improvvisate", il problema è quando all'improvvisazione si accompgna la presunzione di fare qualcosa di particolare e grandioso!
Mahhh!!!

30 Mag 2007 | ore 14:27

Non so cosa voglia sapere il direttore ma concordo con chi vuole spostare il problema solo sul ristoratore. Senza il giovane architetto la cucina sarebbe stata piccola ugualmente e la sala più brutta.

30 Mag 2007 | ore 14:46

Mettiamola così: esistono molte persone con soldi che vogliono aprire un ristorante.
Sembra incredibile ma è così.
Pensano che sia sufficiente andare da un architetto e dopo, solo dopo, cercare il cuoco. L'architetto figurarsi se si lascia scappare una commessa ma, e qui viene il senso del 3d, non tutti sanno fare un ristorante perchè progettare un ristorante non è facile anzi, progettarlo bene è proprio difficile e non sarà certo il commitente a dare le indicazioni funzionali a ciò che vuole, mica è come fare una casa.
Il capostipite dei progettisti di ristoranti è stato Adam Thiani che, per capirsi, ha fatto Le Cirque di New York ma che aveva/ha anche un suo ristorante dove verificava e sperimentava.

30 Mag 2007 | ore 14:50

Quando gli amici (non appassionati di enogastronomia) mi raccontano di una loro cena al ristorante, in genere mi dicono un sacco di cose sull'ambiente, il giardino, la vista, l'arredo, le luci, i clienti. La cucina (nel senso di quello che si mangia) viene solo dopo e, spesso, solo su richiesta.
Siamo sicuri che i ristoratori sbaglino davvero a puntare sull'architetto e non sul cuoco? Diciamo che sono ristoratori che a noi non piacciono ma, probabilmente, sono dei buoni imprenditori.

30 Mag 2007 | ore 14:53

Un conto è l'interior design e un altro è la progettazione di spazi funzionali allo svolgimento di un'attività.
Sul primo gli architetti sono generalmente efficaci, sul secondo brancolano facilmente nel buio.
Io potrei scrivere un libro sugli errori dell'architetto che (non su mio mandato, of course, e nonostante i miei reclami scritti) ha progettato la struttura del nostro ristorante (agli interni ci ho pensato io, così come al lay out degli spazi di servizio).
Qualche esempio clamoroso?
Impianto di immissione aria in cucina insufficiente per portata rispetto alla potenza dell'aspirazione. Risultato: la sala, nonostante una zona office intermedia e 2 porte, va in depressione, impedendo l'accensione del camino in inverno :(
Locale lavanderia dove non è previsto alcun lavello.
Prese di corrente nella zona "retrobar" posizionate sulla parete a 30 cm d'altezza (come a casa).
Porta divisoria tagliafuoco sala-cucina che, se aperta, va a oscurare metà di una della finestre della cucina che danno sulla sala. Ovviamente è stata chiusa e non è più utilizzata come passaggio (per fortuna ne avevamo previste due, di porte). :(
Interruttore della luce di un micro-bagno di servizio posizionato all'interno del minuscolo vano, dietro la porta perciò, per accendere la luce, bisogna entrare, chiudere la porta altrimenti non si riesce ad arrivare dietro e, brancolando nel buio, cercare a tentoni l'interruttore.
... ho citato solo alcune delle cose più clamorose (ho un faldone pieno di copie di fax e lettere, alle quali nessuno si è degnato di prestare attenzione)

30 Mag 2007 | ore 15:20

grazie Pia, sempre concreta e in questo caso anche vittima :-)

30 Mag 2007 | ore 15:23

In questa categoria credo che rientri la quasi totalità dei locali aperti negli ultimi anni nel Quadrilatero a Torino*.
Ne ho provati pochi (viste le prime sòle...), ma sono tutti ristrutturati benissimo, belli architettonicamente ma poi anonimi e mediocri o fintamente originali nell'offerta di cibi e vini. Prezzi spropositati per la qualità offerta. Affollatissimi, perchè esiste un pubblico un po' fighetto per cui conta più la bella zona, l'apparenza, trovare tanta gente simile a sè che passeggia, il fatto che sia trendy passare la sera lì. Tutto il resto passa in secondo piano (a quanto pare).

Forse il pubblico c'è più per quei locali che per quelli attenti alla qualità...

(*zona del centro che fino a qualche anno fa cadeva a pezzi e ora è trendissima)

30 Mag 2007 | ore 15:25

Scusa Gumbo, però non si può dare la colpa agli architetti se l'offerta di cibo e vino è fintamente originale ...
Qui ritorna in ballo l'approssimazione di chi affronta l'attività di ristorazione senza avere alcuna base, ne tecnica, ne gestionale.

30 Mag 2007 | ore 16:06

ma i progetti vanno visionati ed approvati dai committenti,prima di dare l'ok,l'architetto, se bravo accetta volentieri una dritta "di servizio",e se si nota che sulla pianta della zona lavaggio manca il lavello, si può anche dirlo!

in bocca al lupo da un architetto che progetta ristoranti e che ha a che fare quotidianamente con committenti bislacchi con richieste assurde

30 Mag 2007 | ore 16:09

Infatti io non davo colpa agli architetti (salvo quelli incompetenti, ma non parlavo di questi). E' che dalla spiegazione di bonilli all'intento del post avevo capito che si parlasse più dei ristoratori improvvisati che degli archietetti. Evidentemente ho capito male (oppure è lui che non si sa spiegare...) :-)))

30 Mag 2007 | ore 16:21

Sono daccordo che in Italia non esistano veri e propri progettisti di ristoranti, ci mancano molte figure professionali in ruoli ben più rilevanti, figuriamoci in un mercato così di nicchia. Peraltro, quei pochi che ci sono, spesso finiscono per ripetere in eterno le poche intuizioni che chissà come hanno avuto sfornando locali fotocopia uno dietro l'altro. Alcuni locali romani ne sono un esempio.
Ricordiamoci però qual'è la realta della ristorazione italiana. Quanti ristoratori conoscete (ma anche quanti comuni mortali alle prese con la ristrutturazione di casa) che considerano superfluo l'intervento di un architetto se non addirittura dannoso. Siamo tutti convinti di avere uno splendido gusto in fin dei conti che ci vuole a disegnare una camera, una cucina,...
L'imprenditore che investe in ristoranti è un personaggio nuovo nella ristorazione italiana fatta prevalentemente di ristoratori da "sette generazioni" a cui non si riesce a spiegare la funzione di un abbattitore figuriamoci il concetto di ergonomia applicato agli spazi di lavoro.
E' normale che non si sia formata una corrente di specializzazione in questo campo, quanti sarebbero i potenziali clienti.
Non è neanche normale iniziare una attività senza avere minimamente l'idea di quello che serve. Se qualcuno volesse aprire uno studio medico senza poter dare alcun tipo di indicazione, chi potrebbe accusare l'architetto di non avere pensato allo spazio per l'attrezzatura.

Ps. per Pia. La tua sala è in pressione, in depressione è la cucina dove l'aspirazione è più potente dell'immissione :-)

30 Mag 2007 | ore 16:25

@ Anti
E' vero che è il committente che deve visionare e approvare, ma spesso questi, se inesperto, legge a fatica una pianta o una specifica tecnica. Guardando il disegno, non è detto che uno si renda conto che, per fare un esempio, se apri lo sportello del frigo, non hai più lo spazio per passare ...
Se ti riferivi al mio caso, invece, io purtroppo non era la "committente" ma sarei stata la destinataria dell'opera (oltre che chi la sta pagando :(((( ). Il committente era il Comune, proprietario dei muri e beneficiario dei fondi comunitari per la ristrutturazione. Avevano la responsabilità della Direzione Lavori, ma non si è mai visto nessuno in cantiere e ai miei reclami non hanno fatto caso (tanto, i soldi non erano loro :| ).
Morale: il lavello abbiamo dovuto metterlo noi, a nostre spese e extra budget, come tutto il resto, poi, che è costato assai di più!!!

30 Mag 2007 | ore 16:27

Io penso che ognuno debba fare bene il suo lavoro-mestiere-professione.
Ho avuto a che fare con molti architetti e in circostanze molto diverse l'una dall'altra, la sola costante che ho trovato è l'assoluta tenacia da parte di tutti gli architetti incontrati nel difendere le loro scelte, sempre e comunque. Questo rende difficile il dialogo e il risultato finale perchè - e torniamo al ristorante - se tu sei un avvocato o un industriale del tondino e vuoi aprire un ristorante vai dall'architetto pensando che lui sia in grado di risolvere ogni problema e invece progettare una cucina professionale è difficile, a partire da quali cucine, forni,cappe, aspirazione scegliere e perchè, e l'architetto bravo a fare un bar non è detto che abbia chiaro come fare un ristorante.
E invece ho visto che molti architetti presumono di essere capaci di progettare un ristorante...

30 Mag 2007 | ore 17:42

Direte che sono fissata con la formazione ... ed è vero! :-)
Chiedo (perché non so) se esistono corsi di formazione per la progettazione di luoghi di lavoro/produzione (quindi non solo uffici, ma anche fabbriche ... e cucine di ristoranti) e, se sì, se sono frequentati.
Solo nell'ambito della ristorazione/pubblici esercizi il mercato sarebbe grande, anche se, come ha detto qualcuno sopra, la maggior parte di coloro che aprono un locale pensano sempre di avere sufficiente buon gusto ed esperienza per fare meglio da soli.
Così succede che il progetto dell'area tecnica (la cucina) viene affidato al fornitore delle attrezzature (che lo fa gratuitamente), con il rischio di acquistare apparecchiature costose che non servono o di non avere il meglio di ogni singola macchina.
Ogni volta che mi è capitato di consigliare aspiranti colleghi su come regolarsi per il progetto della cucina ho suggerito:
"Se lo trovate, fatevi fare il progetto da un progettista indipendente, un architetto specializzato, al quale titolare e chef espongono le proprie idee, menu, necessità produttive, idiosincrasie ecc. Fatevi fare un disegno e una specifica tecnica dove non siano indicati i marchi ma le caratteristiche delle attrezzature inserite. Poi mettete a confronto le offerte che riceverete dai vari rivenditori, che dovranno corrispondere a ciò che occorre a voi e non a ciò che loro distribuiscono. Quel che spendete nel progetto lo risparmiate probabilmente all'acquisto ..."
Il problema sta in quel "se trovate".
Ad oggi, io ho incontrato solo un professionista che di mestiere progetta solo cucine di ristoranti :-(

30 Mag 2007 | ore 18:31

@ JBG
Hai ragione. E' la cucina ad essere depressa ;-))
In sala, in depressione ci andrebbero i clienti, se si trovassero avvolti dalle folate di fumo che dal camino si precipita a colmare la depressione della cucina :DD

30 Mag 2007 | ore 18:34

Io ricordo negli anni settanta in provincia di Roma, la costruzione di un ristorante, progetto a cura dell ' architetto ma indicazioni a cura di mio Padre e dei miei Zii ( tutti cuochi).
Risultato:proggetto in funzione della cucina ed il resto saloni e giardini etc etc.
I miei montarono una stufa che si chiamava "transatlantico", dotato di 6 forni passanti.
Il ristorante ormai e' un rudere ma la stufa e' ancora li' fissata nel pavimento.... che tempi!!!!!!

30 Mag 2007 | ore 18:54

Egregio Dott. Bonilli, il fatto è che l'improvvisazione è il male di qualsiasi tipo di attività. Ci si rivolge all'architetto come se fosse il Dio supremo del sapere su ogni cosa. Ma l'architetto spesso è solo uno psuedo artista e ancora più spesso mette mano a situazioni di cui non ne conosce esattamente le specifiche concettualità e, cosa ancora più grave, ancora più spesso ignora i criteri normativi specifici. Ho avuto la fortuna di visitare il ristorante Il Cantuccio di Monsampolo del Tronto e lì ho potuto vedere che l'architetto ha messo del suo solo negli ambiti a lui consoni e rispettando i concetti normativi del mondo della ristorazione. Lo chef di quel ristorante mi ha detto che non ha avallato alcunchè all'architetto incaricato per ciò che riguarda la cucina e il benessere dell'ospite (intendiamo tavoli e poltrone nella sala). Ti posso garantire che non ho mai visto una cucina così perfetta in tutta la costa adriatica! Ma per ottenere buoni risultati i proprietari dei ristoranti devono affidarsi alle loro conoscenze (se ne sono capaci) ed ai propri chef che ci devono lavorare seriamente. Provare x credere!

30 Mag 2007 | ore 19:29

L'architetto troppo preso dall'ideale bellezza per considerare gli aspetti pratici fondamentali è un disastro. Però se il proprietario non è dotato di gusto e senso estetico e ci mette troppo il becco, il risultato è ugualmente pessimo!

Tra l'altro dal punto di vista dello stile a me pare che, con o senza architetto, all'estero mediamente osino di più, facciano locali con più personalità, più originali...o è una mia impressione (del resto io mi baso praticamente solo sulle foto...ehm)?
Sarà basato sul gusto medio del cliente (del resto gli italiani sono modaioli pure su questo) o altro?

30 Mag 2007 | ore 20:45

Salve direttore! Passavo di quà, per caso... e ho letto il tema del Suo post.
Questa volta sono daccordissimo con Lei. Bravo. Ho capito cosa intende. A risentirci.

31 Mag 2007 | ore 08:14

Deve essere una peculiarità italiana ma di storie, nomi, esperienze quasi nessuna traccia eppure di ristoranti sconbiccherati ce ne sono molti in giro...

31 Mag 2007 | ore 08:19

Scusa ma noi non è che andiamo per ristoranti a chiedere "Posso vedere le cucine?", "Si è rivolto a un architetto oppure avete fatto tutto voi? Vi siete trovati bene?". E poi io che ne so come dovrebbe essere una sala o una cucina a norma e a misura di chef?
Solo in pochi possono rispondere. Al massimo io potrei dire se un locale ha qualcosa di evidentemente strano, assurdo o orribile secondo il mio gusto. Ma non mi pare sia questo il punto.

Una volta un cuoco ci ha descritto a grandi linee alcuni progetti di architetti molto famosiche si erano autoproposti per rivoluzionare il suo locale (sono omertosa, è vero: il nome degli architetti non lo so, e il nome del cuoco non lo dico!).

La mia impressione è stata che neanche loro - nonostante l'esperienza - badassero abbastanza agli aspetti pratici; sembrerebbero tutti più presi dal desiderio di dal creare un'opera d'arte su cui porre la firma e per cui essere ricordati.
Forse mediamente gli architetti si sentono troppo artisti e troppo poco al servizio di altri (o del mondo visto che poi se fanno un mostro siamo tutti costretti a vederlo).

31 Mag 2007 | ore 10:44

Da architetto quoto in pieno quello che ha detto, direttore. Se dovessi progettare un ristorante lo farei con la consulenza di più di un addetto ai lavori. L'abilità del mio mestiere dovrebbe e sottolineo dovrebbe essere quella di creare un connubio tra funzionalità e creatività. Sembra ovvio ma la spocchia che hanno alcuni miei colleghi dà i risultati di cui sopra.

31 Mag 2007 | ore 10:49

Credo di far parte della schiera di persone che se avesse mano alla possibilità di creare un ristorante da zero lo farei, si costruendo il ristorante attorno alla cucina e non viceversa. Cucine di 20 metri quadri per 60 coperti = 0 possibilità di dare un servizio adeguato sia in termini di personale che di spazio. Fino a poco tempo fa era di moda impiattare verticalmente, ma impostre una cucina verticalmente quasi impossibile. Io ho rilevato un ristorante dove, chi l'ha progettato di sicuro non era ristoratore e nemmeno il cuoco a suo tempo coinvolto nell'apertura, forse per inesperienza aveva capito molto di come impostare una cucina un montacarichi, una zona celle etc. Risultato, montacarichi che non da la possibilità di far salire più di 9 piatti alla volta. Coi piatti di adesso a volte anche 6. Reparto lavaggio completamente separato e fuori controllo, anche visivo da parte dello chef= lavapiatti disattento= piatti rotti. In sala invece siamo riusciti ad ovviare al problema di un office inesistente con lo spostamento di una bicchieriera dal centro della sala dove non serviva a nulla a creare un intercapedine nascosta alla vista della stessa.
In italia mancano gli architetti dei ristoranti si come manca chi investe nei ristoranti con criterio. Cioè qui magari ci sono 11 soci per un investimento di 500 mila euro, all'estero lo fanno per 5 milioni. Con un general manager, un ufficio che gestisce la contabilità e nessuno dei soci che mette naso o parola sul lavoro delle persone addette. Risulato: funziona tutto. In italia 11 soci, risultato litigano ancor prima di aprire sul tipo di cucina sulla scelta dei vini etc.

Il nostro è un paese dove essere un imprenditore del restaurant businness è difficile, molto difficile e che richiede vocazione al sacrificio, e alla sofferenza. Quasi quanto ad essere interisti: ). (per sdrammatizzare)

31 Mag 2007 | ore 11:21

Dipende però molto dalla capacità degli chef. Io ne ho conosciuti certi che in 7 mq. ne facevano di tutti i colori!
Io, nel mio piccolo e nella mia piccolissima cucina riesco a fare di tutto.
Comunque è verissimo, spesso gli architetti non centrano il problema.....

31 Mag 2007 | ore 13:43

Si proprio di tutti... ne conosco solo uno che lavora in 19 mq

31 Mag 2007 | ore 14:01

abbasso gli architetti
viva gli ingegneri :)

Nico

31 Mag 2007 | ore 17:07

Sono di parte lo so ma parlo per esperienza quasi diretta... mio marito è architetto e gli è capitato di progettare sia negozi che bar dove, confermo, spesso gli stessi committenti sono i primi a non comprendere le proposte funzionali. Molto spesso infatti anche quando gli si prospettano delle soluzioni che avrebbero come finalità quella di migliorare la qualità del lavoro, i committenti le ostacolano perché comportano magari un piccolo cambiamento di abitudini. La resistenza al nuovo è una realtà con cui bisogna convivere in Italia in tutti i campi, figurarsi nell'architettura d'interni! E poi, a me personalmente piace andare in ristoranti, locali, negozi che oltre ad offrire un prodotto di qualità - ovviamente primissimo elemento di scelta - stimolino anche il mio senso estetico e perchè no mi stupiscano anche un pò. Basta con tanti tantissimi ristoranti banali e uguali da sempre... restare fermo nel tempo e non stancare mai è una qualità che non tutti i posti possono permettersi!

31 Mag 2007 | ore 17:42

Ma di architetti che sanno fare una cucina professionale. Credo non ne esistano molti sul mercato, forse ora come dice Bonilli con la moda dei giovani "ristoratori" il mercato in crescita potrebbe spingere qualche Archi. a fare dei corsi di specializzazione e sopratutto a farsi consigliare da chi nelle cucine ci vive....... comprender il flow, le implicazioni a livello di igiene e il lato pratico di una cucina non e da tutti. Io ho visto architetti costruire alberghi stupendi a decine ma che continuano a "toppare" la cucina.
Spesso poi ci si ritrova con il metro e la calcolatrice perche un metro quadro costa ...tot e allora eliminiamo un corridoio stringiamo un po il passaggio tra i fornelli ed il tavolo etc. e cosi quando arrivi con il tuo carrello per portre la spesa e non ci passi.....o quando devi portre fuori un forno che e stato messo dentro prima della chiusura del tetto.....sai che ridere

31 Mag 2007 | ore 19:47

L'Italia è un paese con 60 milioni di CT e altrettanti architetti.

Progettare un ristorante, un cimitero, un'autofficina, una chiesa, un ufficio o un ospedale è la stessa maledetta cosa: un problema funzionale. Al problema si risponde con un programma al quale devono dare il loro contributo dei tecnici.

Immaginate il ristorante come un'automobile: è come chiedere al designer di progettare non solo gli interni e la carrozzeria ma anche il motore. Al massimo gli si può chiedere di lasciare spazio sufficiente per inserirlo, ma l'efficienza e il funzionamento non sono compito suo.

31 Mag 2007 | ore 22:09

Con una ricerca su Google in inglese si trovano in pochi secondi alcuni studi di architetti negli Stati Uniti specializzati nella realizzazione di ristoranti, ad esempio: http://www.sladesign.com/portfolio.html, http://www.vanlom.com/restaurants.htm, http://www.johnsonstudio.com/. Chissà se lavorano bene. In Italia ce ne sono?

Ho trovato anche un libro interessante: "Successful Restaurant Design" di Regina S. Baraban e Joseph F. Durocher. Sfogliandolo su Google books si vede che pone decisamente allo stesso livello gli aspetti pratici e il lato estetico e tratta entrambi in modo accurato. Oh come gli sarà venuta in mente questa geniale intuizione? :-P
Peccato che costi 85$, se no l'avrei letto volentieri nella versione completa su carta.

31 Mag 2007 | ore 22:50

come al solito un gran casino, io credo che un locale debba partire dal cuore, cioe' dalla cucina, ma se uno ha un locale non ampliabile?....io ho dovuto ad esempio costruire abusivamente 16 metri quadri di lavanderia, se aspettavo le concessioni, avrei chiuso.
Ora paghero' la multa, intanto pero' ho uno spazio raddoppiato, e che sollievo!
ps (pensa che penso di essere ancora stretto, come spazi, mi chiedo come fa quel mago in 18 metri quadri a fare tutto..ma tutto che?
:-O)
un locale con cucina immensa per i numeri di coperto ? una trattoria di Gardone riviera aveva 110 metri di sala con 70 metri di cucina, con camino a legna annesso....

05 Giu 2007 | ore 12:27

sicuro che sia tutta colpa degli architetti?
cosi come nella professione di cuoco ci sono i più bravi e i meno bravi, anche nella professione degli architetti credo che sia la stessa cosa. Teniamo poi conto che ,molti arredatori si spacciano per architetti. progettare un ristorante può essere un lavoro bello e importante, ma deve essere spiegato al professionista le esigenze del locale, dello chef, dle ristoratore, non sempre il professionista può sapere e conoscere le esigenze personali e professionali, un maggiore dialogo aiuta e se una cosa non piace a livello progettuale, dichiaralo in modo da ottenere il progetto che si vuole, bisogna costruire il progetto insieme ristoratore e architetto. Diverso è invece quando l'architetto è chiamato a colmare un vuoto a fornire un identità o una linea di ristorazione, non è il suo compito, o chi tenta di mascherare con colori e foto, una linea di cucina e di cultura del cibo che non c'è

14 Giu 2007 | ore 14:59

ellò!
la mia cosa da raccontare è che quando ho fatto il mio ristorante ho tenuto alla larga ogni genere d'architetto e d'arredatore... quand'ero cliente dall'altra parte della barricata micapitava di mangiar "bellissimo"... il più delle volte con una certa dissonanza fra atmosfera... accoglienza e cibo...
evviva l'armonia e la farina del sacco di chi vorrebbe esser creativo

30 Ago 2007 | ore 17:22

Dio ci salvi dagli ignoranti, insensibili, da chi generalizza ...

02 Set 2007 | ore 02:51

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