12
Mag 2007
ore 12:16

Esiste uno stile italiano in cucina 2

< >

Pia ha ripreso la discussione del vecchio post con un intervento interessante. Lo rilancio qui perchè la materia c'è e credo si possa sviluppare ulteriormente: stiamo discutendo uno dei temi centrali del momento, proprio mentre la globalizzazione impone scelte e svolte profonde. Meglio avere le idee chiare, no?!?

commenti 24

Cara Pia, non è questione di posizione, qui nessuno ha più nulla da dire o da aggiungere :-(

12 Mag 2007 | ore 18:51

Già ... a quanto pare la folla si assiepa dove pensa di veder scorrere il sangue ...
Vabbe', provo a cantarmela e suonarmela da sola :(
Intanto incomincio ri-postando il copia-incolla fatto nel post precedente, così se qualcuno avesse seguito la vecchia discussione e non volesse scorrere fino al 65° intervento, si trova qui il nuovo punto di partenza.
E' un estratto del commento ad un ristorante, fatto da una cliente-blogger:
"Insomma, sommelier e cameriere diffondono, soffermandosi a parlare accompagnando piatti e vini, un clima di cordialità non confidenziale che incoroniamo di allori. L’italico personale di sala infatti sovente pecca, ahimé anche ai supposti vertici, per un difetto che può mandare a gambe all’aria gli sforzi della più dedita cucina: la confidenza non cordiale. La confidenza finta, perché tra estranei non può che essere tale, mentre la cordialità può essere vera anche tra quelli. La tensione conflittuale che c’è tra il ruolo del servitore e quello del servito, in genere così ben risolta dalla ritualità francese, manca in Italia di codici altrettanto consolidati e tradizionali, e quando si perde il clima da trattoria che ci appartiene di più per avanzare verso il ristorante, il rapporto traballa. Esagerati cachinni e inchini fanno trasparire aggressività imbarazzanti, come improvvise confidenze e battute. Alla XXXX hanno trovato una speciale alchimia, che non è la danza classica di Francia né la scompostezza italica, ma qualcosa di diverso e particolarmente gradevole."

13 Mag 2007 | ore 00:51

guarda pia, che avevo risposto di la'....un clap clap anche di qua....

13 Mag 2007 | ore 01:14

Adriano, invece di fare clap clap perché non lasci un contributo alla discussione?

13 Mag 2007 | ore 02:00

asciutto Asciutto (spero)

invece credo che ci sarebbe molto da aggiungere. Di la' infatti avevo proposto di sviluppare i ragionamenti....
Però.....
Mario Iacomini

13 Mag 2007 | ore 04:09

La bella descrizione della cliente blogger di un 'servizio all'italiana' esemplare la firmerei, esprime perfettamente come mi sento nei miei ristoranti italiani preferiti all'esero.

13 Mag 2007 | ore 11:03

Cara Pia, la tua osservazione è tanto interessante e chiarificante che l’ho linkata sul blog del nostro sito. Ero curioso di leggere anche gli altri interventi, ma sono lunghi e non l’avevo fatto ancora, per questo non ero intervenuto.
Credo che sia importante distinguere la sincera cordialità dalla cortesia fredda professionale, che distanzia e lascia una impressione di stare seduti lì a tavola come se dovessimo essere istruiti da qualcuno che “ti insegna come”, piuttosto che per “ristorarsi” in senso ampio.
Credo che uno stile italiano possa anche essere letto con questi parametri, del servizio “sensibile al cliente”, che potrebbe costituire un codice genetico della nostra cucina di trattoria; certamente da articolare (evitando parodie ed eccessi di confidenza) ma non da dimenticare, scimmiottando ritualità che non ci sono proprie. L’intervento è molto interessante.
Credo che valorizzare questo aspetto della relazione con il cliente, e quindi considerare che la “qualità” debba essere riconosciuta da chi usufruisce del servizio, sia anche un modo per dare un indirizzo ad una cucina che entri nel “cuore” della tradizione e possa offrire delle corrette linee di interpretazione, anche quando questa fosse costituita dall’esperienza biografica dello chef: ovvero, sia nei locali che propongono cucina di tradizione, che in quelli che propongono cucina di invenzione, una relazione sinceramente cordiale e di ascolto attento nei confronti del cliente potrebbe offrire importanti indicazioni, e contribuire a definire uno stile che sia da un lato personale, ma dall’altro anche corrispondente a quel sentire comune che ha contribuito a suggerirlo.
Credo anche che per questa via si possa far tornare interesse verso la “sala”, reparto che in tempi di cucine superstar è stato ingiustamente trascurato (nelle scuole alberghiere l’80% dei ragazzi, mi dicono, cerca il suo futuro in cucina – poi altrettanto 80% magari si perde per strada, ma questo è un altro discorso-).
Credo ovviamente anche che in realtà, ragionando come cliente, poi si debba poter scegliere tra opportunità diverse, che a volte si ha una disimpegnata fame di trattoria, a volte si vuole essere protagonisti in un ristorante di architetture studiate e di piatti che colpiscono sia il palato che l’intelletto.
Ecco il mio contributo, volentieri :-)

13 Mag 2007 | ore 13:41

Riflettendo ulteriormente sul tema, un'altra cosa che mi colpisce nelle buone sale dei ristoranti italiani (e parlo sempre di Londra dove si concentra il piu' della mia esperienza) e' la conoscenza convincente dei piatti da parte del personale di sala.

Per convincente intendo una conoscenza non solo 'tecnica', come base per fornire risposte corrette a domande sui piatti, ma che da l'impressione di essere davvero 'vissuta', a testimoniare un entusiasmo genuino per il lavoro dello chef e anche un vero spirito di squadra con la cucina. E questo -particolare importante- a partire dal manager di sala fino all'ultimo cameriere.

Spesso invece in ristoranti non italiani riscontro un servizio corretto ma poco partecipe dei prodotti offerti.

14 Mag 2007 | ore 09:57

cara Pia, perche' devo sgolarmi?
credo che l'impegno sia profuso da parte mia, aldila' delle mie forze, non voglio fare l'insegnante, io opero alla mia maniera, pur non avendo i "requisiti tecnici e scolastici" credo che come ha detto man, il nocciolo della questione sia la passione, la voglia di mostrare quanto di bello esiste in Italia, cosa che purtroppo nella maggior parte dei casi, non esiste.....
amo il mio lavoro, fra problemi personali, che tutti hanno, perseguo con tenacia la mia gioia di offrire quanto di meglio in Italia ci sia, accolgo i miei clienti come amici di casa.....ho nelle vene sangue contadino, che mi salva da facili abbagli!...auguri a tutti che vivano in modo goliardico e semplice abbraccio la loro professione.
Per Stefano...scusa il me ne frega sul post ma.....ogni relazione interpersonale ha dei alti e dei bassi (io rappresento i secondi) non volermene.
:-O)

14 Mag 2007 | ore 14:50

Adriano, quando ti ho chiesto di sgolarti? Tra l'altro, non ti avevo tirato in ballo, perciò non ho capito perché ti sei sentito "rimproverato", manco fosse obbligatorio intervenire in una discussione ...
Però, se intervieni, un plauso serve a poco, nel senso che non aggiunge nulla all'argomento.
E poi nessuno ha messo in discussione il tuo impegno o l'impostazione del tuo lavoro.
A discutere probabilmente non si cambia il mondo, ma almeno aiuta a chiarire o riordinare le proprie idee. A me, almeno a questo, di solito servono.

14 Mag 2007 | ore 22:34

Caro Iacomini,
Come ho già purtroppo confessato (e sa Dio quanto mi costi ammetterlo), stento a comprendere il suo pensiero, pur apprezzando lo stile con cui lo esprime.
Se lei o qualche anima caritatevole riuscisse a tradurre i suoi messaggi con parole adeguate alle mie scarne capacità, forse riuscirei ad argomentare.
Così, e mi dispaccio del torto che le faccio, riesco al massimo a cogliere qualche spunto …
Lei parla di un ritardo dell’Italia gastronomica ma, per quanto mi scervelli, non riesco a decifrare il significato di “ripensamento in avanti del “dato culturale”. Ho letto le sue argomentazioni sullo “stile” (se si riferisce ai suoi interventi nel post “Stile 1”) ma continua a sfuggirmi il motivo della nostra incapacità ad “articolare il futuro” (ad essere sincera non capisco nemmeno esattamente cosa significhi).
Il concetto di “(in)naturale disponibilità dei sistemi alla chiusura” mi sprofonda nella confusione più totale. E’ naturale o innaturale? Non potrebbe prendere una posizione in proposito? E poi, … quali sistemi? … chiusi a cosa? Di quali ascensori e di quali livelli sta parlando? Per inciso, non credo di sapere a quale Brook lei si riferisca: non sarebbe utile alla discussione sapere cosa ha detto questo signore su accademia e frontiera? E quale significato lei attribuisca a questi termini?
Parlando di Terra Madre lei fa riferimento al Tipico e alla sua “presunta” morte.
Ancora una volta non ho capito la sua posizione in proposito ma, dato che sono temeraria, azzardo la mia.
Non credo che il Tipico sia essenziale per la definizione di uno stile italiano. “Tipico” e “territorio” sono concetti relativamente nuovi nella nostra cucina tradizionale. Nella cucina credo debba contare il “buono” o come dice lei il “piacevole” (purché buono, mi permetto di aggiungere). Se per qualche sfortunata circostanza un territorio non dovesse produrre il miglior prodotto della categoria, non vedo perché un cuoco dovrebbe accettare di utilizzare prodotti di minor qualità solo perché “locali”. Non intendo con ciò sminuire il valore della produzione (e delle potenzialità, soprattutto) del nostro comparto agro-alimentare, ma credo che nell’epoca in cui viviamo dovremmo essere capaci di farci riconoscere anche per uno stile nazionale, a prescindere dall’origine degli ingredienti utilizzati. Che abbiamo la fortuna di disporre di ingredienti ottimi e unici nessuno, credo, lo vuole scordare e, anzi, per tornare IT, continuo a pensare che su questi dovremmo puntare se volessimo promuoverci come meta turistica unica e inconfondibile, non fosse altro perché è più facile.

14 Mag 2007 | ore 22:41

...e chiedersi se esistono gli italiani? eh! che ne dite?

15 Mag 2007 | ore 14:08

Semplicità ed eleganza. Lo stile italiano è tutto qui. Dal Romanico ad Armani lo stile italico è solo questo. Poi, stabilito lo spartito, definiti ritmi e armonie, il resto è nelle mani ad ogni singolo esecutore. Alcuni puntano a somigliare ad Abbado. Altri non sanno andare oltre le tarantelle e i saltarelli.

15 Mag 2007 | ore 16:43

Sulla Questioni Poste nel Concetto di: “Difficoltà ed altre cose”
Considerazioni lunghe (sono troppe le cose che lei mi chiede) veloci e senza cura poiché oggi c’è la presentazione di una mia pubblicazione.

Cara pia,

1)Sulla difficoltà
Sinceramente credo la “difficoltà” che lei incontra dipende dal fatto che io pur volendo “essere chiaro, spesso non do dire”. Non sono capace cioè ad articolare le “ragioni del mio sentimento” (da… ) nei confronti della Cucina in maniera diretta e senza divagazioni. Questo mio “stile”, che si è ricercato nel tempo ( “lo stile si fa facendoti”), è il frutto di una serie di condizionamenti. Senza allargare troppo il discorso e riferendomi ai “condizionamenti” di questo blog, lei deve considerare che sono pur sempre “ospite”. Questo stato mi costringe, per poter introdurre quegli “elementi di discussione critici - di rottura? Non so, ma non è il mio scopo - ” e riferiti ai risultati dei nostri percorsi di studio, ad assumere “formule diverse”: formule non troppo dirette (La rappresentazione del cristo morto in “gastronomo vecchio stile” ?) .

Dal 1998 ho affrontato il “SistemaGusto” (da…… ) con la consapevolezza di come fosse necessario un nuovo sguardo. Questo sguardo mi ha portato a “divagare” la ricerca in territori apparentemente distanti tra di loro.

Il mio movimento, come dicevo tempo fa, è simile a quello dell’aquilone che, per la natura stessa della materia che attraversa (l’aria), non lascia tracce, ma sperimenta però le diverse qualità dei venti. - “Cucinare è come scrivere con il vento smerigliato dal suo trascorrere” (da Il gusto delle Forme e dei Colori” di tanto tempo fa), in “in alto le mani –

Quando sei in “aria” sono i venti che ti governano cambiando continuamente. Per continuare il volo devi modificare in avanti il tuo stato di equilibrio: una specie di “danza delle opposizioni” (da…).

2) Già, lo stato di equilibrio.
Per poterlo almeno ricordare a me stesso nei suoi punti “Cardinali” la “divagazione” “nei diversi” territori è divenuta forma di quello stile a cui lei ha fatto riferimento.

Altre volte però, quando era necessario raccontarlo sono stato molto chiaro. Ma malgrado il mio impegno non ho saputo dire? (Cosa c’è di tanto difficile nella mia proposta di lavorare come “sistema italia” al passaggio dalla “cucina come fatto artigianale alla cucina come fatto espressivo” ?)

3) Ancora sull’equilibrio
Avendo inoltre la consapevolezza della particolarità della FineAperta (la cucina come arte) del racconto, dal 2003, da “ … quando cioè i risultati del lavoro prodotto mi hanno confortato sulla coerenza tra questi e le impostazioni teoriche… “ (da… ), ho iniziato con molti prodotti concreti la “pubblicazione” divagante (ognuno gentilissimo bonilli pubblica nel modo che ritiene più congeniale), per introdurre nel dibattito culturale le “ragioni del mio sentimento” sulla cucina. L’obiettivo dichiarato e documentato (?) era quello di creare quelle condizioni “culturali” affinché i ragionamenti che il risultati della nostra divagazione contenevano potessero essere accettati. Questo, tra l’altro, ho sinteticamente espresso in un incontro con personalità della SIAE un pò di tempo fa.

Nasce da questo sguardo sullo stato dei processi culturali in Italia una ulteriore fase di sperimentazione relativa alle forme della comunicazione non (pubblicazione)megafonata. All’interno di questa, nel solo anno settembre 2003 settembre 2004, abbiamo prodotto tutta una serie di “forzature” del “SistemaGusto” (da…): “Le piante alimentari e le Antiche sementi” (7 Sett. 2003); “La cena dei Contrari” (11 Febraio 2004); “Il Gusto delle Forme e dei Colori: Lingue” (9 Agosto 2004); “Il Gusto delle Forme e dei Colori: Spazi non Mappati” (22 Agosto 2004).

Inoltre in questa mia stramba forma (e si c’è di mezzo anche un film logorroico – una ottantina di ore - ) di diffusione (pubblicazione) dei risultati, anche per poter avere la possibilità di discuterli nel confronto, l’attività convegnistica - seminariale e quella di presentazione ha rappresentato il momento più "divagante".
Tra i tanti incontri avuti quello che ricordo con maggiore piacere è quello, nel luglio del 2006, con la Responsabile alla Formazione proprio del rossomeritoriogambero (Gambero Rosso). Incontro approfondito (ed interessante dal mio punto di vista) nel quale articolai il discorso sul mio concetto di Tipico, e sul rapporto tra Cucina e Comunicazione (espressiva), anche attraverso la presentazione di diversi prodotti non gastronomici ( i ragionamenti anche sotto forma di immagini)

4) Sull’”Equilibrio tra tipico e territorio” (da…)
Senza divagare troppo altrimenti rischio il richiamo, ricordo sinteticamente l’ultimissimo intervento prodotto all’interno di un convegno sullo sviluppo organizzato nel dicembre 2006 dal titolo “Tipicità, Identità e Bio-Diversità ……”.
In tale occasione sono intervenuto con una relazione che ha chiarito ulteriormente il "Nuovo Concetto di Tipico" a cui siamo arrivati (già nel 2000).
Dalla scorsa estate infine ho aperto attraverso tutta una serie di “incontri” la “relazione di scambio più strutturata", con personalità del mondo cucina della ricerca scientifica, dell'industria, e dello studio.
(Dopo quello che abbiamo prodotto dal 2003, sul piano della comunicazione, era forse necessario?)

5) Sul piacevole (breve perché mi sono dilungato)
Il Piacevole “colpevolmente”, dal mio punto di vista, non è stato tenuto in considerazione.
La mia ricerca invece si è mossa (dal 2000) proprio al recupero del suo valore anche all’interno del dibattito culturale, e non solo quello relativo al gusto. Quando ho deciso di recuperarlo agli “onori” che merita, ho “scommesso” con le personalità che stanno seguendo il nostro lavoro che sarei riuscito nell’impresa; e vedrà cara pia che ci riuscirò.
Basterebbe una singola espressione di sintesi sa (ne ho molte mi creda), …….. ma è ancora presto.

6) Sul rapporto tra Cucina ed Arte………

7) Sui marchi che tutti registrano

8)…….

n) Sugli ascensori tra i livelli
Dal mio punto di vista, tutta la Critica del Gusto, anche quella studiosa, in questi anni……..

n. 1.) Sui Motivi che mi hanno spinto ad aprire a questo blog
Oramai sto discutendo le mie proposte (i nostri ragionamenti, anche quelli sul piacevole sono all’attenzione di molti: personalità singole, enti di gestione ed istituzioni a tutti i livelli). Allora………

Ma che c’entra tutto questo con quello stato della ristorazione che voi avete definito come uno “stato di salute non ottimale?

“C’entra perchéTuttoquesto centra” (da… )


Velocemente alle conclusioni

Roccacerro, negli incroci sparsi nella rete delle mie ragioni

Mario Iacomini
Dal xxv secolo Marte a.C.
di professione “Tipicizzatore”
“Sto Tipicizzando i miei ragionamenti”

N.B. Non mi dispiacerebbe averla come ospite in uno dei prossimi incontri che mi hanno chiesto di organizzare, e mi scuso con tutti per la lunghezza di questo intervento.

16 Mag 2007 | ore 18:32

gulp.......domani con calma leggo, mi ha fatto venire alla mente un piuttore che mangiando un semplice uovo con tartufo mi schizzo' sulla tovaglia una donna orientale coperta da semi di caffe' sorridente.....

16 Mag 2007 | ore 23:27

Caro Iacomini,
sono talmente curiosa di scoprire se riesce a mettere le virgolette anche nelle parole dette che, se davvero volesse invitarmi ad un prossimo incontro, le giuro che sarei pronta a smuovere mari e monti per esserci. Così magari mi chiarisce meglio la questione degli "ascensori" e di tutto il resto.
In attesa di questo incontro, che sono certa sarà "iluminante", mi chiedo però ... come farà a mettersi in contatto con me?
Mi manderà un messaggio in codice su questo blog, con l'implicita complicità di Bonilli? Come farò a decifrare il codice (la prego, sia clemente, ne scelga uno relativamente esplicito ... consideri i miei limiti :-) )?
Attendo
Pia

17 Mag 2007 | ore 00:33

Sulle virgolette ed altre cose
Per lioni,
mi piaceva il suo commento, allora mi sono permesso di continuarlo
“gulp.......domani con calma leggo, mi ha fatto venire alla mente un piuttore che mangiando un semplice uovo con tartufo mi schizzo' sulla tovaglia una donna orientale coperta da semi di caffe' sorridente.....” mentre carri armati, con sound metallico, quasi di ferraglie non più mosse ed arrugginite e mosse ora e sbattute su marmi bianchi e lucenti, intonavano disperate ed erotiche arie………

Cara pia
A volte l’abuso di sostanza (“ “) deriva dalla volontà di produrre altre sostanze (necessarie allo sviluppo del discorso?)
Ullallà

E’ lei l’illuminotecnico ( è un complimento)
Non credevo possibile giungere in cosi breve tempo alla comprensione del perché avessi inserito come punto di discussione il n. 7: Sul Marchi che tutti registrano.

Poi il suo apostrofo sulle virgolette mi ha illuminato

Io tendenzialmente mi muovo in base alle indicazioni che la società da a tutti noi. Allora l’abuso delle “virgolette” corrisponde, da molto oramai, alla corsa del nostro tempo al deposito dei marchi.

Ho deciso di virgolettare tutto il virgolettabile ed oltre per assumere la proprietà delle parole virgolettate, le quali senza le virgolette comunque esistevano già.

Lo posso fare? Suppongo di si, lo fanno tutti oggigiorno

Al riguardo le faccio, se posso, una domanda: è vero che non si può più utilizzare, poiché marchio registrato, l’espressione “Laboratorio del Gusto” per un’attività di educazione alimentare?
Lei sa nulla in proposito? In ogni caso, lo ritiene comunque possibile, giusto?

Io da parte mia mi sono attrezzato e domani andrò a depositare la parola Mamma. Anzi, per meglio dire, domani andrò a depositare la parola “Mamma”.

Mario iacomini
p.s. cara pia se è concesso per l’invito le posso dare attraverso il blog il mio indirizzo di posta elettronica.
Tenga presente che il prossimo incontro dovrà essere programmato a breve scadenza.

17 Mag 2007 | ore 08:17

Caro Iacomini,
Miracolo! Sono riuscita a capire!! :-)
Virgoletti pure, è una bellissima motivazione.
Per quel che mi riguarda, mi segnali il suo indirizzo o, se vuole evitare di lasciarlo in balia di tutti, chieda a Bonilli se può inviarmelo privatamente al mio indirizzo di posta elettronica, che lui conosce (sempre che sia disponibile a fare il postino) ;-))
Pia

17 Mag 2007 | ore 11:30

Sui Marchi ed altre cose
Considerazioni veloci, indicative e senza cura

Cara Pia,
se non ho capito male lei ha grande conoscenza del mondo del Gusto. Come tutti i mondi anche nel mondo della cucina (anche non) cucinata ma ragionata tutti conoscono tutti. Proprio per questo credo che lei potrebbe recuperare i miei riferimenti (cell. Email).

Sono circa tre anni che, sempre per lo stesso motivo, ho proposto attraverso l’invio di materiali (tavole, immagini di pietanze, interviste, recensioni, etc.) le mie ragioni a più o meno tutti quelli che strutturano il “SistemaGusto” (da… ).

Inoltre negli ultimi mesi come le dicevo sono stati molti gli appuntamenti di approfondimento e di confronto con le penne dello studio scientifico e del giornalismo.

Lunedì 21 maggio ad esempio ho avuto il piacere di ragionare sul mio concetto di Tipico e sulla mia idea di Memoria con alcune personalità Umbre che si occupano di gusto, ma non solo. Incontro estremamente interessante nel quale abbiamo nuovamente verificato l’avanguardia dei alcuni nostri risultati.

Nella discussione ho espresso poi la necessità di andare oltre i risultati che andavo presentando e riferiti alla ricerca sui concetti di Tipico e Memoria (sono del 2000).

I tempi dell’Ovviocoltura infatti determineranno come Ovvi alcuni nostri ragionamenti. Per questo siamo in procinto di lavorare su di un’altra Coltura, inserendo nel dibattito culturale altri “Nuovi Termini” ( sul Piacevole sta avvenendo quello che le dicevo).

Già, le Parole Nuove (o i nuovi significati per quelle vecchie)!

Proprio le “Nuove Parole”, per andare oltre - di nuovo presentandole - quelle riferite al Tipico e alla Memoria, spero saranno affrontate nell’appuntamento che mi hanno chiesto di organizzare.

Mi piacerebbe discuterle anche con lei. Allora può chiedere in giro (alcuni responsabili del Gambero ad esempio hanno tutti i miei possibili indirizzi). Altrimenti, Bonilli permettendo, come dice lei, mi darò in pasto.
Comunque mi faccia sapere.

Relativamente ai marchi!
Credo che non siano disdicevoli in termini assoluti. Per alcuni versi rappresentano l’unica possibilità di veder riconosciuto il valore di un lavoro di ricerca. Senza un elemento minimo di tutela, se non si è inseriti all’interno dei centri canonizzati, i risultati di un lavoro che può durare anche dieci anni, diventano altro da te. Questo con grave danno, e non solo sotto il profilo economico.

Inoltre in un preciso punto della nostra stramba forma di comunicazione abbiamo depositato anche l’idea su cui si fonda tutto il nostro ragionare. Adesso stiamo lavorando anche in questo ambito per produrre all’attenzione generale il nostro punto di vista. Il nostro ragionamento sul concetto di tipico credo sia ……………………. . Ullallà

Roccacerro,

Mario Iacomini
dal xxv secolo Marte a.C.
di professione “Precarizzatore”
“Sto Precarizzando i Valori Stabili del Gusto”

21 Mag 2007 | ore 14:21

Sono sicura di riuscire a rintracciarla. La cercherò io, così vediamo se posso aspirare ad essere la nuova Miss Marple ;-)
Comunque, anche rintracciare me non è poi così difficile ...

22 Mag 2007 | ore 11:45

Cara pia
nell'investicazione io non sono molto capace e comunque non ho ascendenze poste in così rarefatte altezze immaginifiche.
Cresco negli anni settanta. Per questo la (Z) di Zorro nel mio "nome d'arte". Allora mi scuserà se come punti di riferimento per lo scoprimento della verità preferisco, ai vittoriani, quelli venuti un po' più in là, agli inizi degli anni ottanta: Stusky& Hutch.
Dei due mi sono sempre appassionato, traendo da esso la qualità scompaginifica, ad Hutchinson. Lo ricorda?
Metteva in moto con la sua cialtroneria i meccanismi dell'azione. Ma per far questo gli erano necessari degli indizi.
Per trovarla, invece, come riferimento, ho solo la sua qualità di Pia Donna.
Allora aspetto altri elementi.

Roccacerro nell''ora del Vespero

Mario Iacomini
Abate Mar(Z)io Brigante
da xxv secolo Marte a.C.
di professione "Demiurgo Trickster"
"Sto riscrivendo il Gusto scoprendo il suo pasticcio

22 Mag 2007 | ore 15:10

vison ario gastrotelemastico.....mi ricorda qualcuno..mi faccia pensare....
:O)

22 Mag 2007 | ore 15:56

... ho sempre preferito Starsky...
Non si preoccupi, la troverò io :)

23 Mag 2007 | ore 09:23

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