28
Mag 2007
ore 14:28

Grazie Vino

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Le vendite di vino delle prime societa' italiane hanno raggiunto i 3.7 miliardi di euro nel 2006, con una crescita del 5%. Lo dice nel suo rapporto annuale Mediobanca. Nel 2005 e 2006 le vendite estere sono cresciute piu' di quelle italiane: +5% nel 2005, +7% nel 2006, mentre le vendite in Italia sono calate del 3.4% nel 2005 per recuperare a 2 miliardi di euro nel 2006. I mercati esteri stanno tenendo in piedi l'industria italiana del vino che si dimostra sempre più vitale e capace di mantenere la funzione di traino del comparto alimentare per la forte componente di immagine che il vino porta con sè.

Grazie Vino! 

commenti 18

Se non fosse per il saldo positivo nell'import export di vino, il settore agroalimentare avrebbe un valore negativo in bilancia commerciale. Due anni fa, a fronte di un + 2,5 mld di euro nel settore vino, avevamo un + 1,5 mld euro nell'agroalimentare tutto, quindi, tolto il vino, il nostro agroalimentare nella bilancia commerciale perde circa 1 mld di euro.
Confermo.
Grazie Vino

28 Mag 2007 | ore 16:49

La cosa che mi colpisce sempre è che le poche volte che parlo di vino in questo blog quasi nessuno ha da dire alcunchè, se parlo di altro a 180 gradi tutti dicono la loro.
Il vino spaventa?

28 Mag 2007 | ore 18:41

Si era incasinato il blog

28 Mag 2007 | ore 23:42

e come mai il vino incrementa ed il resto no?sono piu' bravi gli esportatori di vino di quelli del resto dell'agroalimentare?

28 Mag 2007 | ore 23:52

Il vino non spaventa, anzi, secondo me mette di buonumore ;-) (tutt'al più può intimorire l'atteggiamento un po' spocchioso e settario di alcuni enostrippati nei confronti di chi a- non è altrettanto esperto, b- la pensa diversamente su alcuni vini, ma questa è una divagazione).
Gli interventi probabilmente mancano perché in una discussione che parte dai numeri è difficile rispondere con opinioni, più facilmente disponibili dei dati oggettivi.
Provo comunque a lanciare qualche sassolino nello stagno, più che altro nella speranza di ricevere lumi da chi conosce i dati.
Che i consumi di vino in Italia siano calati, non mi stupisce (del resto, un po' tutti i consumi sono stati contenuti, mi pare). Ipotizzo alcune motivazioni:
- i ristoranti, che credo siano il canale preferenziale per la vendità di vini di qualità, sono in crisi e hanno smesso di fare da magazzini (paganti) alle aziende vinicole
- i prezzi dei vini sono molto alti (già in cantina, per crescere a dismisura quando arrivano in tavola)
- la massa dei consumatori non capisce una cippa di vino e non è stimolata a informarsi, causa linguaggio criptico degli addetti ai lavori, oltre che a prezzi ritenuti eccessivi.
Anche il fatto che le esportazioni di vino italiano stiano crescendo non mi sorprende. In questa parte di Europa il vino scorre praticamente nelle vene degli indigeni e lo si dà un po' per scontato (=consumi più o meno consolidati), ma c'è un "resto del mondo" numericamente molto grande, con nuclei sociali che godono di recente benessere economico, che sta scoprendo il vino, tra le altre cose.
Sarebbe interessante conoscere i dati delle esportazioni di altri paesi produttori, per capire se per il vino italiano la crescita è relativa, o corrisponde alla conquista di quote di mercato a scapito dei paesi concorrenti.
Mi piacerebbe anche sapere su cosa ci stiamo giocando la partita: sono i nostri vitigni autoctoni a vincere, o è l'immagine "italiana" che traina, o è il prezzo o ...?

29 Mag 2007 | ore 09:27

Secondo me nel vino abbiamo ancora quell'appeal che non abbiamo nel resto del comparto agroalimentare. Abbiamo una tradizione difficile da imitare e in passato abbiamo forse scommesso di più sul vino che sul resto (reinventandoci in un certo senso) e quindi oggi godiamo ancora dei rendimenti di una gestione che post metanolo è stata fondamentalmente buona...

29 Mag 2007 | ore 10:03

Il vino in Osteria tira però la crisi economica fa si che da qualche tempo c'è una contrazione nei consumi. Anche tavolate numerose e giovanili cominciano a bere pochissimo quando in altri periodi erano quei tavoli a consumare un mare di bottiglie.
Noi tutti dovremmo far molta attenzione ai prezzi dei vini in carta facendo trovare sempre degli ottimi rapporto qualità/prezzo disponibili.
Un fenomeno in assoluta crescita invece è il consumo di birre di qualità. Certo la stagione estiva ed il caldo aiutano ma a mio modo di vedere si tratta di un vero e proprio boom, ho 12 etichette in carta e faccio fatica a riassortirle con continuità.
Ma torniamo al vino con un concetto che ho già espresso più volte. Certa informazione approssimativa, banale e televisiva crea una sorta di timore referenziale nei consumatori che anzichè approcciarsi al consumo con gioia e piacere si fanno "guardinghi" avendo paura di non essere all'altezza di quello che stanno per bere....questo è più che deleterio.
Per quanto riguarda poi l'export credo che i mercati emergenti di Cina e India, gli USA che son tornati a tirare assorbano con facilità enormi quantità di prodotto, ma la domanda è:" assorbono molto prodotto ma di che livello qualitativo?"

Ciao

29 Mag 2007 | ore 10:19

In realtà a Torino il vino e le vinerie sono piuttosto di moda. Però poi quello che si beve di più a casa e nei locali è la birra (o i superalcolici o quei mix preconfezionati di bibite e alcool). Pochi di quelli che magari ogni tanto vanno ad assaggiare un bicchiere in vineria (o da Eataly!) poi acquistano vini con attenzione a casa.

E prima che si scateni l'orda di enostrippati a dire "non è vero! Il linguaggio non è (sempre) criptico, è solo preciso!" dico io una cosa: ancora prima del linguaggio il "problema2 del vino è che è criptico di suo. Insoma, onestamente quando vai in enoteca o in un ristorante con una cantina molto fornita (ma ora persino al supermercato) c'è una distesa infinita di oggetti di vetro, pieni di un liquido che varia dal giallo al rosso e dei pezzi di carta più o meno colorati con dei nomi scritti sopra. Ah e la targhetta del prezzo.
Per venirne a capo, per capire cosa scegliere bisogna aver studiato, prima. Anzi bisognerebbe avere modo di assaggiare tantissimi vini per poi forse cominciare a cogliere le differenze ma è più faticoso di tentare di capire qualcosa di cibo...

29 Mag 2007 | ore 10:22

E' peggio che per le interiora!
Sembra che c'entri poco questa frase ma in realtà nei confronti delle interiora si ha un atteggiamento netto, o piacciono o si detestano.
Per il vino non è questione di piacere ma di conoscenza: o si è esperti (oppure si presume di essere esperti) o ci si sente inesperti ed esclusi. Tutto porta in quest'ultima direzione, il linguaggio, la scrittura, la pubblicità e i venditori stessi. Se ci aggiungiamo il fatto che la stampa generalista contribuisce alla disinformazione perchè quando legge alcol traduce vino e quindi il sabato sera gli incidenti e le morti sono causate da alcol=vino, si capisce che grande è la confusione sotto il cielo.
Dall'altra parte chi è del mondo del vino minimizza e parla di danni economici perchè la polizia comincia a fare i controlli con il palloncino mentre questi controlli non solo sono sacrosanti ma ancora troppo blandi.
Ecco solo alcuni accenni che dimostrano quale grande gazzabuglio ci sia attorno e dentro il mondo del vino.
Un dato certo, però, è che questo mondo quando esce dai confini italici per proporre i suoi prodotti, le sue bottiglie, i suoi vini porta immagine e vantaggi ben oltre il proprio settore.
Il vino è una bandiera che narra meglio di ogni altro prodotto storia, cultura e sapore di una terra, di un territorio, di una nazione.
Forse se lo conosci lo ami e non lo temi.

29 Mag 2007 | ore 10:47

Stimolata dall'ultima domanda di Vigna, aggiungo una (altra) bestialità:
E' impossibile pensare di condire con l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o Reggio Emilia le insalate dei 300 milioni di nuovi ricchi cinesi, o di farli inciuccare tutti con il Sassicaia.
L'Italia è un piccolo paese fatto di piccole aziende (molte delle quali oggettivamente eccellenti):
- o troviamo il modo di produrre grandi numeri mantenendo l'eccellenza e le peculiarità che ci distinguono
- o riusciamo ad aggregare eccellenti piccole aziende diverse sotto un solo marchio-ombrello (il che presuppone la definizione di uno standard comune)
- o scegliamo di servire delle nicchie minuscole, a rischio di rendere indistinguibile il "prodotto Italia" come un'infinitesima goccia nell'oceano
- o ci rivolgiamo alle nicchie, sostenendo il prodotto per pochi con prodotti della stessa tipologia, di buona qualità e grossi volumi, che devono essere studiati e promossi in funzione di questo scopo, un po' come fanno alta moda e pret-a-porter.
Altrimenti, rassegnamoci a vederci mangiare la torta da qualcun altro.
Conosco uno che sostiene che far da mangiare benissimo per una dozzina di persone è facile e che il manico si vede quando si riesce a far mangiar bene qualche centinaio di persone tutti i giorni ... ;-)

29 Mag 2007 | ore 10:50

Cara Pia, quello dell'eccessiva frammentazione delle produzioni enologiche italiane è un problema vecchio e molto serio. Anche un prodotto assolutamente eccezionale per avere un mercato straniero deve almeno poter soddisfare una richiesta di bottiglie abbastanza consistente. Altrimenti nel mercato straniero non ci entri perchè nessuno ha interesse a farti entrare dato che i costi di pubblicità, distribuzione e quantaltro spalmati su poche bottiglie sono proibitivi.
E' qui la grande forza delle produzioni francesi, non tutte, grandi numeri collegati a grande qualità.
L'eccessiva frammentazione la si potrebbe ovviare in parte facendo consorzi, alleanze distributive e di vendita ma l'Italia dei campanili, dei comuni, delle invidie è culturalmente pronta?
Io credo che lo sia sempre di più ma ancora non è assolutamente sufficente.
Ciao

29 Mag 2007 | ore 11:49

Primo: sono contento che ci si renda conto di quanto sia importante l'estero per l'Italia enogastronomica. Secondo: non conosco le statistiche, ma vi posso dire che a livello culturale il vino italiano all'estero è associato a immagini positive: autoctono, alta qualità, marchi affidabili. Nei nuovi mercati (tipo India) stanno entrando prima i prodotti di qualità e poi quelli di battaglia. Pensate che in Cina tutti hanno tentato di fare al contrario e poi si sono resi conto che non era una strada buona. Il fenomeno più interessante è che il vino italiano nel mondo è sempre di più un fatto glocale. Un prodotto estremamente locale diffuso però a livello globale. Non ultimo, senza che molti l'abbiano programmato,il vino italiano è diventato il compagno delle cucine etnico, fusion emergenti. Perché? Perche nella bottiglia la gente cerca ancora il segreto di un lifestyle italiano, un mito forse, che i nostri politici e burocrati (e buona parte dei media anche) ancora non sono riusciti a distruggere.

29 Mag 2007 | ore 12:37

Di persone che presumono di essere senza esserlo credo ce ne siano abbastanza - grazie a tutto quel parlare di vino e cibo.
Però bastano due o tre domande ben assestate e finiscono a brancolare nel buio, dicendo cose insensate e vaghe.

Il lato positivo per il comparto vino è che se hanno un a buona disponibilità economica, il fatto che siano convinti che leggere qualche nome altisonante su due o tre riviste specializzate e far roteare un po' il vino nel bicchiere sia sufficiente per capirne li rende ottimi acquirenti.
Probabilmente all'estero ce ne sono anche di più...

29 Mag 2007 | ore 14:33

ehm....nel mio commento manca "esperte" dopo "presumono di essere", non mi sto lancaindo in complessi discorsi filosofici! :-)))

29 Mag 2007 | ore 14:34

Per chi non lo conoscesse già, vorrei segnalare questo blog, unico nel suo genere, di Marco Baccaglio: i numeri del vino (http://blogs.simplicissimus.it/inumeridelvino/). A volte a leggere i numeri ci si aprono dei veri e propri orizzonti.

29 Mag 2007 | ore 17:18

I numeri del vino ha ispirato questo 3d ed è un aiuto utilissimo per chiunque voglia seguire dall'interno il mondo del vino e le sue dinamiche

29 Mag 2007 | ore 21:08

Massimo rispetto per l'accuratezza del sito. Dicamo che però è il genere di cose che entusiasmano gli addetti ai lavori e aggiungono un punto interrogativo nella mente confusa di lettori come me che restano assolutamente ammutoliti! :-)))

30 Mag 2007 | ore 14:37

facendo riferimento all'articolo ed ai vari commenti purtroppo sono tutte verità, io sono proprietario di una enoteca, in sicilia, anche in considerazione che negli ultimi sia il vino che la stessa sicilia hanno avuto un grande successo e riconoscibilità, dal punto di vista delle vendite acnhe io devo constatare un calo delle vendite locali, ma un aumento nei confronti dei turisti, che chiedo anche altri servizi, come la spedizione, come sapete negli aerei non si possono portare liquidi. Una nota positva è quella dell'interese degli stranieri, che sono sempre più informati sui nostri prodotti, anche se io mi trovo spesso in difficolta con le lingue straniere, ho letto da qualche parte che è stato messo a punto un sistema multimediale dove le bottiglie parlano, si raccontano, in inglese, francese, tedesco e giapponese, avete sentito qualcosa? questo strumento potrebbe essere utile per la vendita.
Un saluto Emanuele

05 Giu 2007 | ore 09:03

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