12
Mag 2007
ore 17:34

Un esempio spagnolo

< >

L'Ente del Turismo Spagnolo e il Dipartimento dell'Industria Commercio e Turismo del Governo Basco sono venuti in Italia, a Roma, a presentare la loro cucina. Una serata si è tenuta anche alla Città del gusto. Gli spagnoli, anzi, i baschi sono arrivati con un camion dalla Spagna carico di tutto e otto cuochi della Scuola di Vittoria: quattro insegnanti e quattro allievi.

cenabasca.jpg

Hanno fatto tre serate in piazza Colonna nella Galleria Alberto Sordi e da noi, venerdì 11, una cena di diciotto portate - piccoli piatti - che ha avuto enorme successo.

Ma qui non è tanto e solo la cena che si vuole raccontare ma come gli spagnoli promuovono sé stessi e il cibo come strumento per attirare il turismo. Organizzati, seri, determinati, in questo caso mandano una scuola famosa - ce lo vedete un nostro istituto alberghiero usato per la promozione turistica? - e portano a casa applausi e probabilmente nuovi clienti che magari vanno a Bilbao dove il Guggenheim porta già fiumi di visitatori in quella che era una città triste e industriale. E poi vanno da Arzak, Berasategui & C... perchè i Paesi Baschi sono una delle capitali della grande cucina e in sette anni San Sebastian è diventata la capitale dell'innovazione in cucina.

Forse qualcosa ci dovrebbe insegnare quello che loro hanno fatto negli ultimi dieci anni... oltre a Adrià.

FOTO SIGRID VERBERT

commenti 20

Oddio, adesso a Gigio prende un coccolone... ;-)

12 Mag 2007 | ore 18:58

Due domande: Siamo piu' scarsi noi ristoratori a non saper promuovere il nostro lavoro all ' estero, oppure e' inadeguato il nostro Governo a rendere idonee le scuole alberghiere e funzionanti le aziende del turismo?

12 Mag 2007 | ore 20:04

Ma i ristoratori non devono promuovere il loro lavoro all'estero, devono fare il proprio lavoro bene a casa loro! Il modello Italia si promuove in Italia.
Sono sicuro che ogni volta che Corelli (tanto per dirne uno) va all'estero, fa di tutto per tenere alta la nostra tradizione, la nostra inventiva, i nostri sapori e perche no la nostra scuola, scuola che esite e che va solo incentivata, aiutata dalla stampa, dalle istituzioni e da tutti gli operatori di settore.
Ci sono migliaia di cuochi italiani all'estero che che fanno tutti i giorni quello che hanno fatto i baschi in una settimana a Roma. Cellule di cultura italiana che lavorano autonomamente. Ora mi chiedo: cosa succederebbe se il ministero del turismo decidesse di organizzare tutte queste cellule in un unico movimento?

12 Mag 2007 | ore 20:58

Qui non si tratta di stile , capacita' e diffusione di creativita' Italica, argomento affrontato peraltro tempo fa', ma di promozione
e relazioni internazionali che dovrebbero essere a cura di enti preposti.
Con questa storia che noi siamo capaci e bravi( da soli) non e' piu' possibile andare avanti: lo dimostrano Nazioni come la Spagna, che oltre ad avere grandi chef, ha anche grandi comunicatori e strutture pubbliche in grado di supportarli.

12 Mag 2007 | ore 21:17

umhhh!......interessante.....prenoto un aereo con i sovversivi del gusto e li portiamo in america?

13 Mag 2007 | ore 00:56

Asciutto asciutto ( spero)
Sinceramente credo che quello che stanno facendo gli spagnoli, sul piano della proposta, non mi sembra molto innovativo. E’ che il nostro sistema gusto è Bloccato, Bloccato Bloccato.

Inoltre l’interrogativo di Bonilli “- ce lo vedete un nostro istituto alberghiero usato per la promozione turistica? – “apre un’altra ombra sull’italico “SistemaGusto” (da… ), dopo quelle segnate all’interno dei dibattiti sullo “stile” Italia, e sulla “Editoria del GastroGusto”(da….) .
Ullallà, tira aria di crisi in tutti i settori.
Di chi sarà la responsabilità?

In “gastronomo vecchio stile” cosi avevo proposto la sollecitazione al confronto proprio sui nostri “ritardi”: “…. Sinceramente credo che gli elementi del sistema gusto che hanno rappresentato l’ossatura intorno alla quale tutta la critica studiosa si è mossa e continua a muoversi erano vecchi gia una decina di anni fa…..”
Mario Iacomini,

13 Mag 2007 | ore 04:00

mah, sicuramente bella iniziativa quella spagnola, ma sinceramente quanta gente va a bilbao per mangiare da questo o da quel cuoco? io credo che uno vada a Bilbao (o barcellona o madrid o a vattelapesca) per motivi completamente diversi da quelli che riguardano la cucina, poi -incredibile- viene appetito anche all'estero e allora si inforca la via del ristorante o del panino a seconda dlle proprie priorità.

13 Mag 2007 | ore 07:16

dimenicavo: a febbraio mi son concesso qualche giorno tra siviglia e cordova: avessi mangiato qualcosa di decente e poi che fantasia!
In compenso ho speso più di ristoranti che di albergo e aereo: ryan air santa subito!!!

13 Mag 2007 | ore 07:20

Infatti la Spagna è riuscita con le sole Catalogna e Paesi Baschi a far passare in dieci anni l'immagine della Spagna come patria della grande gastronomia, immagine non vera non vera ma affermatasi nei media.

13 Mag 2007 | ore 10:22

Mi sa che a credere alla "crisi della cucina italiana" c'è rimasto solo lei, Bonilli, e qualche altro frequentatore del blog!!

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/12/cibo_italiano_new_york.shtml

P.S.: Iacomini, ti preferivo meno asciutto. Meno "fast" e più "slow", pleeze.....

13 Mag 2007 | ore 10:56

La crisi della cucina italiana secondo me in Italia c'è, ed è una crisi di identità che colpisce il livello medio-alto della ristorazione, quelli che ambiscono a "emergere" e che, nel tentativo di riuscire, le provano tutte, senza riflettere, senza una linea di condotta, senza ... torniamo sempre lì ... uno standard, una strategia, un concetto.
I grandissimi, quelli che si possono permettere di essere "autori" ne sono immuni, così come tutti quelli che propongono con rigore e onestà la cucina tradizionale, i sapori noti a loro e ai loro clienti.
A parte questo, sempre in Italia, C'E' una crisi della ristorazione, perché i costi di gestione di un ristorante sono alti, i prezzi al pubblico ancora di più e i clienti sono pochi ...

13 Mag 2007 | ore 12:56

Era la fine del 1993, quando Igles ed io incontrammo, con la presentazione di un comune amico, Alvaro Renedo, allora Console del Turismo e direttore dell’Oficina Española de Turismo presso l’Ambasciata di Spagna.
Scopo dell’incontro: verificare la disponibilità a sostenere la nostra piccola associazione Saperi e Sapori, nell’organizzazione di una settimana gastronomica di incontri al vertice tra chef italiani e spagnoli.
Trovammo di più.
L’intera macchina della promozione turistica spagnola si mise in movimento. Incontrammo i responsabili in Italia dei vari dipartimenti (Agricoltura, Commercio, Promozione ecc), collaborando strettamente sia con Alvaro sia con il vice-console Mercedes del Palacio, direttore dell’Oficina de Turismo a Milano.
Ci invitarono in Spagna, pagandoci tutte le spese di viaggio, per farci conoscere il paese, alcuni rappresentanti della stampa nazionale, la cucina regionale e alcuni degli chef, tra cui il basco Ramon Roteta che sarebbe stato il nostro coordinatore in Spagna.
Coinvolsero Iberia come partner e stanziarono un budget ragguardevole che consentì di portare ad Argenta 40 persone (chef e aiuti), 5 giornalisti dalla Spagna (uno di questi era il cugino del re) e 5 inviati della stampa spagnola in Italia, il violoncellista Giusep Bassals (uno dei primi al mondo) con strumento e pianista (Ana Ferrer Barba) al seguito, stendardi e striscioni con i loghi dell’Oficina, di Iberia, di Saperi e Sapori e il titolo della manifestazione: Pasion por la vida, pasion por la comida, una gran quantità di opuscoli ben fatti sulla Spagna, le sue regioni, le cucine, i luoghi di interesse turistico ecc.
Si occuparono di coordinare la partecipazione degli chef, il trasporto degli ingredienti tipici che avrebbero utilizzato, degli altri prodotti gastronomici, dei vini che si sarebbero abbinati ai piatti.
Ci misero in contatto con Berrocal, perché il convento, sede delle Cene, fosse arricchito dalle monumentali opere del grande scultore spagnolo.
All’epoca la Spagna era una meta turistica frequentata dagli italiani soprattutto perché era molto economica. Nessuno pensava di andare in Spagna in vacanza spinto dall’interesse per la cucina. Al massimo conoscevamo la paella e il gazpacho.
Adria aveva 2 stelle Michelin ed era considerato i'enfant terrible della cucina catalana, ma non aveva visibilità al di fuori del paese.
Alla conferenza di presentazione al Circolo della Stampa di Milano, Mercedes del Palacio iniziò il suo intervento con queste parole profetiche:
“Finora, la gastronomia non ha il carattere di un prodotto turistico per sé stesso, di solito nessuno viaggia solamente per mangiare. Speriamo che nel futuro questo cambi. Evidentemente, avere e fare conoscere una cucina di alta qualità rinforza l’immagine di tutto il paese sia culturalmente sia turisticamente. Questo è il nostro obiettivo …”

Chi furono i cuochi che parteciparono alla manifestazione dal 7 al 13 settembre 1994? Ecco la composizione delle brigate:
Mer 7/9/1994
Roberto Crespo – Roberto, Santiago de Compostela
Gianfranco Vissani – Vissani, Baschi
Daniel Garcia – Zortziko, Bilbao
Georges Cogny – Locanda Cantoniera, Farini d’Olmo
Ferran Adria – El Bulli, Roses

Gio 8/9
Ramon Roteta – Ramon Roteta, Fuentarrabia (San Sebastian)
Enzo de Prà - Dolada, Plois in Pieve d’Alpago
Carlos José Rodriguez – Currito, Madrid
Angela Campana – Bacco, Barletta
Nina - El Peregrino, Puente de la Reina (Navarra)

Ven 9/9
Fernando Barcena – Aldebaran, Badajoz
Bernabe Albacar Campderá – Albacar, Valencia
Mariano Gonzavo – El Dorado Petit, Barcelona
Maria Salcuni – La Tenda Rossa, S. Casciano Val di Pesa
Mauro Gualandi – Il Trigabolo, Argenta

Sab 10/9
Jean-Merie Meulien – Le Clos Longchamp, Paris
Igles Corelli – Il Trigabolo, Argenta
Paolo Masieri – Paolo e Barbara, Sanremo
Pello Roteta – Pello Roteta, Sevilla
Tomas Herranz – Cenador del Prado, Madrid

Dom 11/9
Bruno Adamo – Villa Hernicus, Fiuggi
Angelo Troiani – Il Convivio, Roma
Pedro Larumbe – Cabo Mayor, Madrid (ora Pedro Larumbe, Madrid)
Gérard Perriand – Il Centenario, Locarno
Toño Perez Pozo – Atrio, Caceres

Lun 12/9
Fulvio Pierangelini – Gambero Rosso, S. Vincenzo
Melly e Franco Solari – Ca’ Peo, Leivi (Chiavari)
Lorenza Cañas Metola – La Merced, Logroño
Jean-Luis Nichel – Nichel, Barcelona
Heinz Winckler – Residenz Winckler, Aschau

Mar 13/9
Alejandro Fernandez – Los Remos, San Roque (Cadice)
Lucio Pompili, Mario di Remigio – Symposium, Cartoceto
Pedro Moran – Casa Gerardo, Prendes
Salvador Gallego – El Cenador de Salvador, Moralzarzal (Madrid)
Ange Garcia - Albero y Grana, Londra

Due anni dopo, se non ricordo male, replicammo a Ostellato.
Le cose non succedono a caso …

13 Mag 2007 | ore 13:08

Poco asciutto, senza titoloe e senza cura perché sono andato “lungo”?

Credo che la “crisi” della cucina sia invece una crisi più generalizzata.
Già ho espresso nel primo dibattito sullo “stile” quello che io ritengo essere alla radice dei problemi che come paese stiamo vivendo. In Italia esiste un ritardo, lo ripeto, che è culturale: di ripensamento in avanti del “dato culturale”.
Sempre nello “stile” ho offerto il mio punto di vista sul perché non siamo più in grado di articolare il futuro. A questo deve essere aggiunto la (in)naturale disponibilità dei sistemi alla chiusura. La quale non permette i movimenti ad ascensore tra i diversi livelli, ostacolando in questo modo la necessaria relazione tra “l’accademia” (area della ricerca canonizzata) e l’esperienze di frontiera - ricordate Brook? - .
“…I termini [..] della relazione dinamica … “ (da… - testo pubblicato -) del movimento sono di fatto eliminati.

Allora cara pia?

Allora a Terra Madre, per fare un esempio, mi è parso tutto poco interessante, al di la delle preziose informazioni che ho potuto reperire e della qualità dell’impresa: grandissima.
Poco interessante dicevo perché ancora tutto bloccato sul Tipico o sulla sua “presunta morte”.
Il discorso poi sulla educazione alimentare è stato affrontato ancora solo ed esclusivamente sul valore del buono, e quindi sul valore dell’”Esperienza Fattuale” . Inoltre……

Noi abbiamo lavorato su altro, soprattutto sul “Piacevole” e sul rapporto tra cucina e comunicazione (anche espressiva), proponendolo dal 2003 alla riflessione collettiva.

Inoltre sui concetti.....

Ullallà! Debbo terminare. Mi sono dilungato troppo, e non posso arrivare neanche alle conclusioni che offro sempre nella specifica della mia professione

Fine Prima Parte

Mario Iacomini

13 Mag 2007 | ore 18:14

Io mi ricordo Saperi e Sapori che Igles e Pia hanno organizzato tanto in anticipo rispetto agli andamenti gastronomici e mediatici degli anni successivi. E' stato un incubatore formidabile che ha fornito spunti a tutti, spagnoli in testa. Pensate che è stato a Saperi e Sapori che Adrià ha scoperto il Pacojet che è risultato decisivo nelle sue successive creazioni. Ma la manifestazione di Igles e Pia non ha certo avuto il fiume di soldi che altri successivamente hanno intercettato. E' stata una grande manifestazione che non ha avuto seguito perchè le istituzioni erano, e lo sono ancora oggi, sorde e non capiscono se non in modo confuso e lottizzato quello che gli spagnoli hanno capito nel 1993.

13 Mag 2007 | ore 18:45

Asciutto asciutto, senza titolo senza conclusioni senza cura

“Finora, la gastronomia non ha il carattere di un prodotto turistico per sé stesso, di solito nessuno viaggia solamente per mangiare. Speriamo che nel futuro questo cambi. Evidentemente, avere e fare conoscere una cucina di alta qualità rinforza l’immagine di tutto il paese sia culturalmente sia turisticamente. Questo è il nostro obiettivo …” da pia

Credo che da questa straordinaria visione di prospettiva sia passato molto, - forse troppo? - tempo, cara pia.
Il mondo cambia nella velocità; la prospettiva che era allora potrebbe essere oggi sguardo a ritroso.

Le cose che, dal mio punto di vista, in questa attualità, debbono essere presupposte nella relazione tra Cucina e Territorio in una ottica di “comunicazione turistica”, sono allora altre. Da quattro anni le stiamo comunicando attraversando gli spazi aperti del “SistemaGusto” (da…) ma non solo - posso documentare questa affermazione in ogni momento – , e nelle forme della comunicazione che riteniamo proprie.
Dopo aver attraversato “l’orizzonte del senso comune delle cose” sono arrivate adesso all’attenzione di molte Istituzioni che si occupano di promozione turistica.

Mario iacomini

p.s. Una fase di sperimentazione, credo interessante, della nostra idea di relazione fra cucina e territorio l’abbiamo prodotta lo scorso Luglio Agosto. Con i tempi dell’Ovviocoltura più o meno già ci siamo. Cosa si farà questa estate?
Chi lo sa?

14 Mag 2007 | ore 01:07

Ancora nn capisco perche' molta gente segue denigrando la cucina spagnola che e' qualcosa di eccezionale ricca di novita' stile e spirito di innovazione..lasciate perdere ferran adria ed il bulli che nn sono classificabili perche' fanno una cucina unica nn comune..pero io che ormai vivo da anni a barcelona vi posso assicurare che la preparazione a livello scolatico riferita alle scuole alberghiere ed ai vari corsi nn hanno nulla a che vedere con quello che succede in italia..la realta' e' una nn siamo capaci di venderci all'estero ne tanto meno in italia,abbiamo perso le nostre radici la nostra creativita' nn abbiamo cuochi con un livello di personalita' alto da spiccare su i vari giornali riviste tele.. e tanto tanto altro...ormai sono stanco di ripetere le stesse per quanto mi riguarda viva la spagna la catalunya e le opportunita' che offre ormai l'Italia e' un paese saturo all'inverosimile!!(ah..dimenticavo sono cuoco ho fatto la scuola alberghiera in italia..dovere di cronaca)! complimenti per il gamberorosso

14 Mag 2007 | ore 22:27

@ Dario
Gira che ti rigira, si casca sempre lì: non sappiamo venderci, abbiamo perso le radici, manca la figura trainante per la categoria (cuochi o ristoratori), manca un modello italiano da esibire all'estero e da rendere portavoce di qualcosa, forse perché non c'è o, se c'è, è molto confuso. :(

14 Mag 2007 | ore 23:19

@ Bonilli
Abbiamo avuto delle buone intuizioni, non c'è dubbio, ma è anche possibile che ne Igles ne io siamo stati capaci di bussare alle porte giuste.
Il nostro rapporto con gli Enti italiani è stato sempre molto frustrante.
Potrei forse comprendere che la disponibilità a finanziare la promozione della cucina di altri paesi o regioni sia scarna, ma con Saperi e Sapori abbiamo fatto anche l'inverso: abbiamo portato gruppi numerosi di cuochi e cuoche italiani all'estero, riuscendo ad ottenere spazi nei TG (per esempio quello del mattino sulla CNN in Usa) o su quotidiani importanti (LA Times, per dirne uno). Ogni volta gli sponsor abbiamo dovuto cercarceli tra i privati, con tutte le difficoltà immaginabili.
Gli spagnoli, tanto per dire, quando si sono mossi (e penso sia ancora così) hanno l'appoggio di vari Enti pubblici.
Quando abbiamo chiesto un contributo alla CCIAA di Ferrara ricordo che abbiamo fatto 2 conti. Il costo dei bolli e delle fotocopie che avremmo dovuto fare di tutte le fatture per le quali richiedevamo un finanziamento arrivava quasi a pareggiare il contributo che ci avrebbero (forse) elargito ... abbiamo lasciato perdere e non ci abbiamo più provato.
Abbiamo l'ICE: qualcuno sa dire cosa fa e quanto ci costa? Quali sono gli altri enti di promozione economico-turistica italiani?

14 Mag 2007 | ore 23:33

Sono stato a San Sebastian per il 25 aprile, ho mangiato veramente bene spendendo poco. Ma lo spendere poco è la cosa meno importante, quello che colpisce è la qualità dei rpodotti e come sono cucinati, 1 crema di cannolicchi con uovo di quaglia, 1 gamberetto con tempura aceto balsamico e soia, 1 bicchiere di Ciacolin (come si pronuncia) euro 8.00, provare per credere, poi andate nelle sidrerie, li si mangia Baccala Merluzzo E la famosa Ciuletta "la nostra Costata" il tutto dai 20 ai 23 euro. Poi torni in Italia vai in qualsiasi posto spendi in maniera eponenziale e come mangi? Mi domando, non sarà che siamo fermi anche per il fatto che ormai si pensa solo ai soldi e chi se ne frega della qualità e di come il tutto viene cucinato.

15 Mag 2007 | ore 09:24

...calma gente non tutti pensano ai soldi. Il fatto che i soldi siano lo scopo di tanti birichini non stabilisce nulla. Dovrebbe essere la consapevolezza del consumatore...cresciuto a fare le "pulizie" ma è stato ipnotizzato più che acculturato.
Saluti dal corsaro-contadino

15 Mag 2007 | ore 14:13

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