11
Lug 2007
ore 13:14

Italia o cara...

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Piccolo viaggio per il mondo dell'altissima ristorazione, prima tappa Parigi, al Plaza Athénée di Ducasse dove il menù Plaisirs de Table costa 220 euro.

Si riparte per Londra, meta Gordon Ramsay at  Claridge's dove il menù costa 75 £

Terza tappa New York e il Per Se di Thomas Keller, menù a 250 $ con il dollaro che vale il 37% in meno dell'euro!

Da una prima occhiata New York è la città più conveniente per un italiano gourmet perchè, tolte alcune vette assolute, ci sono una serie di buonissimi ristoranti dove si mangia con 120-150 $ (ricordatevi il -37%) il che, per uno che viene da Milano, Bologna o Roma, è cifra "normale" se in Italia cerca di andare a mangiare in ristoranti importanti. Ovviamente a New York è del tutto normale mangiare bene in alcuni indiani, cinesi, vietnamiti con 30 $ o poco più.

La stessa cosa non è possibile in Italia ormai - per colpa di burocrazia, costo del lavoro, affitti - una delle mete turistiche più care del mondo.

commenti 19

Sono d'accordo sulla situazione italiana però mi chiedo una cosa: è sempre colpa del costo del lavoro? degli affitti? della burocrazia? Se sì quando si cena da Felice a Roma a 30 € cosa vuol dire che Felice è in un'altra nazione? Segue regole fiscali diverse? Mahhh! Dove sta la verità?
Saluti Raffaele

11 Lug 2007 | ore 17:44

Felice, la trattoria del Testaccio a Roma che molti "stranieri" non conoscono fa effettivamente dei prezzi sbalorditivi e dà molto, sia in quantità che in qualità. Come Felice, per nostra fortuna ci sono molti locali in Italia ma io parlavo dei locali di segmento alto, o presunto tale, quelli cioè dove gli 80 euro vanno via facili e senza il vino, che con quello il conto sale, e su, su verso i molti locali con un conto a 100 e 120 euro e oltre. E' qui che l'Italia perde, nella fascia medio-alta e nei servizi.

11 Lug 2007 | ore 20:19

Posso chiedere quali sono i ristoranti di New York dove si mangia benissimo con 120-150 $? Ci sono anche ristoranti italiani di livello a New York secondo lei?

11 Lug 2007 | ore 21:37

Io trovo che proprio nella fascia alta, Londra sia più cara. La mia ultima esperienza è stata da Corrigan (1 stella) ed abbiamo speso 180 € a testa mangiando in maniera molto normale (dal punto di vista qualitativo), senza vini di particolare pregio e con un servizio che lasciava molto a desiderare (a dir poco).

Ad Majora

12 Lug 2007 | ore 08:35

In Italia i costi fissi (personale, energia elettrica, gas, ammortamenti monchè tasse) sono probabilmente i più alti d'Europa, esclusa forse la Germania. E' chiaro che un piccolo ristorante come Felice al Testaccio, può sfruttare l'economie di scala che gli arrivano dall'effetto volume dei pasti serviti. Cosa che un bi o tri stellato Michelin difficilmente riesce a fare. Spesso si legge di questi ristoranti semivuoti per il servizio del pranzo.
Il rischio oggettivo è quello di entrare in una spirale di copertura costi con l'aumento prezzi che non fa che ridurre il volume della clientela.
Un ristorante è un'azienda, che deve guardare ai fattori del "suo mercato" Clienti, fornitori, organizzazione. l'imprenditore (chef o patron) deve essere bravo a individuare il punto di equilibrio, altrimenti l'alternativa può essere poco bella.
Un saluto, Loste

12 Lug 2007 | ore 10:13

Non frequento ristoranti di fascia medio-alta ma ho citato Felice perchè secondo me è una rarità, almeno a Roma! Ci sono ristoranti che non raggiungono la stessa qualità ma che hanno prezzi uguali se non maggiori! La giustificazione sono sempre i costi fissi e del personale che in Italia sono alti! Per questo la mia domanda rimane...Felice come fa? Io credo che anche nella fascia medio-alta si possano fare ragionamenti analoghi! E comunque sia credo che le tasse e la burocrazia non siano diverse tra un ristorante medio ed uno di fascia alta! Sbaglio?

12 Lug 2007 | ore 10:29

Felice è pieno a pranzo e pieno a cena con più turni, tavoli molto vicini, servizio rapido e informale, menù sempre uguale.
Un ristorante da 80 euro - è come per le auto direi, non tutti viaggiano in 500, ci sono anche le Bmw - non fa più turni e non è pieno all'ora di pranzo quindi non riesce a scaricare i costi sui grandi volumi. E' un cane che si morde la coda ma la soluzione non può essere che apriamo 10-100-1000 Felice.
E comunque sgombriamo subito il campo dalla credenza popolare che immagina il mestiere di ristoratore come un'impresa in grado di far diventare ricchi. Chi va bene diventa benestante, ricchi lo sono diventati i ristoratori degli anni Sessanta e Settanta, quando le ricevute non si facevano quasi mai e le tasse...

12 Lug 2007 | ore 10:58

Salve, scrivo da Ginevra è viaggio spesso in Francia. Non sono d'accordo che l'Italia sia cosi chiara perchè se parliamo di grandi nomi francesi a Parigi si deve contare su i 250-300 euro il menu degustazione, per Gordon Ramsay a Londra ha proposto solo uno dei suoi ristoranti, se va da Gordon Ramsay a Chelsea il menu è minimo 110 sterline...da Marc Veyrat ho speso 350 euro a persona senza i vini è da Giancarlo Perbellini ho speso 110 euro per il menu assaggi ma per lo stesso menu da uno chef francese si spende facilmente il doppio. Secondo me in Italia vale la pena andare per grandi Ristoranti, è molto piu' conveniente che in altri paesi.
Saluti

12 Lug 2007 | ore 11:41

assolutamente d'accordo con Gregory

Ad Majora

12 Lug 2007 | ore 11:55

Io invece non sono d'accordo. Fatto salvo Perbellini e qualche altro caso felice (Laite di Sappada su tutti) la media va in tutt'altra direzione.
Basta guardare i prezzi medi dei ristoranti di città, quelli dei grandi alberghi e di molti stellati.
E in Francia sei si eliminano Passard, Veyrat, Ducasse pochi altri il prezzo medio è assolutamente in linea con i nostri. Con alcune situazioni particolarmente felici. Non è una critica ma una constatazione. Sarà un semplice "livellamento" europeo dei prezzi? Considerati gli enormi aumenti anche in Spagna sembrerebbe di sì.

12 Lug 2007 | ore 12:42

Se frequentate i ristoranti di Ramsey vi sarete sicuramente accorti che e' anche possibile mangiare a la carte a prezzi molto contenuti (mi dite in quale trestelle in Italia si mangiano tre piatti a la carte per 125 euro?).

Per non parlare del suo lunch menu a 60 euro (dico sempre del ristorante tristellato a Royal Hospital Road, non di Claridges che costa ancora meno).

Questo e' un discorso che avevo cercato di fare, senza successo, anche nel thread su VG. Ristoratori come Ramsey dimostrano un'imprendiorialita', una ricerca per strategie di prezzo adeguate, un controllo dei costi, che secondo me in Italia spesso mancano. E' ovvio che se uno mette su un ristorante top non nel centro di una grande metropoli non puo' pretendere di avere una grande clientela a pranzo durante la settimana (praticamente qualche critico, qualche fanatico e un paio di giapponesi), pero' avra' anche costi piu' bassi che si dovrebbero notare nella 'bottom line'. Viceveresa, nel centro di una metropoli o cumunque in una zona di 'traffico', perche' non offrire varie tipologie di prezzi come fanno Ramsey ed altri?

xGagliardi, penso che lei abbia commesso un grave errore scegliendo, a Londra, lo spremuto Corrigan...comunque non lo prenda come rappresentativo di quello che offre Londra al giorno d'oggi. Considerato il costo generale della vita (e gli affitti sopratutto), i prezzi di Londra dovrebbero essere quasi il doppio di quelli italiani, ma non lo sono. L'alta ristorazione a Londra e' in proporzione molto piu' ragionevolmente prezzata di quella italiana. Discorso diverso vale per la ristorazione 'media', dove in Italia si trova a volte un rapporto prezzo/qualita' fantastico.

12 Lug 2007 | ore 13:00

Sicuramente l'alta ristorazione di New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles costa meno che da noi, a parte un paio di casi che non fanno la regola. In Francia si paga meno nella fascia media e in Svizzera, tanto per dire un luogo che nell'immaginario è associato a soldi, lusso e cose così, mangiare in Engadina è molto meno costoso che a Milano, esclusi i soliti due o tre posti dove, comunque, un gourmet per bene non mette piede.

12 Lug 2007 | ore 13:15

Caro Marco, io però parlavo di Londra e non della Francia(peraltro tu ammetti che tranne alcune eccezioni quest'ultima "sarebbe in linea", quindi deduco che anche tu non ritieni l'Italia più cara).
Poi dovremmo metterci d'accordo: parliamo della grande ristorazione o della ristorazione in genere?
Nella mia esperienza - che non è ovviamente paragonabile a quella tua, di Bonilli e di altri per cui se non sarete d'accordo mi ritirerò in buon ordine -posti dalla qualità altissima e dal prezzo a mio avviso accettabile come miramonti l'Altro, Torre del saracino, l'Osteria del Teatro di Chiappini Dattilo (e potrei continuare) difficilmente li trovi all'estero. Ecco, questo è il segmento nel quale, secondo me, siamo vincenti
Nell'esperienza complessiva e, quindi, nel prezzo totale poi non dimentichiamo di includere il vino. E, come sapete bene si tratta di una voce che in particolare a Londra e a New York incide in maniera impressionante!

Caro Man, guardi che tre piatti alla carta con 125 euro li mangia sicuramente alle Calandre, al Pescatore e anche al Sorriso.

Ad Majora

12 Lug 2007 | ore 15:12

non è il dollaro a valere il 37% in meno dell'euro. E' l'euro che vale il 37% in piu del dollaro. E c'è molta differenza. Nella fattispecie il risparmio non è il 37%, ma il 27,5% !!

12 Lug 2007 | ore 16:12

cambio 1,38 va bene così? questo poco cambia al momento di pagare il conto :-)

12 Lug 2007 | ore 16:37

Bonilli mi perdoni. Se lei il cambio lo guarda all'inverso cambia eccome. Se paga una merce in euro (ed è americano) si deve preoccupare di controllare il cambio euro\dollaro (1,377, chiusura di oggi), ma se lei acquista una merce in dollari, proveniente dall'euro, deve considerare il cambio dollaro\euro che è 0,726.

Per uscire dall'off topic, una cena da 100$ a New York City non corrisponde affatto a 100-37% = 63€, bensì a 72,6€... la differenza non è poca specie su cifre del doppio o del triplo. Il cambio è vantaggioso, ma non così tanto come lo indica (sottolineandolo due volte) lei nel suo post.

12 Lug 2007 | ore 18:17

Però non credo che qui nessuno abbia detto che l'Italia è la più cara. E' che l'Italia sta diventando cara e la cosa ci mette a rischio, quanto a competitività. Se i prezzi tra Italia e Francia si sono allineati...beh la cosa è spaventosa perché il rapporto (nei grandi ristoranti) solo qualche anno fa era 1 a 3.

12 Lug 2007 | ore 18:30

Ho sbagliato.
Non sbaglio se dico che con 200 $ faccio a New York un super pranzo che a me europeo/italiano è costato 145 euro e che con 145 euro a Milano non faccio assolutamente un super pranzo e neppure a Roma.
E, gira gira, questo voleva essere il discorso di fondo

12 Lug 2007 | ore 19:21

Comunque e' forse un po' arrischiato fare paragoni di prezzo con l'America basati su di un periodo di magra per il dollaro. E se l'anno prossimo ritornasse la parita' con l'euro e il superpranzo a New York costasse di nuovo 200 euro? I nostri ristoratori farebbero piu' bella figura? Solo la zona euro permette davvero raffronti duraturi, credibili e consistenti.

Caro Gagliardi, lei ha proprio ragione sui 125 euro nei tristellati citati (anche se scegliendo i piatti giusti penso che con un po' di buona volonta' si riesca a sforare)...Ha anche toccato un punto importante con i vini.

Mi rimane tuttavia ancora l'esempio del lunch menu a 60 euro - che Ramsey si ispiri a Felice? E' troppo volgare per gli stellati italiani rimpire le sale in questo modo? E' impossibile per colpa della Stato oppressivo? Per Vissani mi sembra di capire che non lo e'. E per gli altri?

In generale, ho l'impressione con poche eccezioni gli alti ristorartori italiani tendano un po' ad erigere uno steccato verso una potenziale clientela che non si puo' permettere di visitarli frequentemente con un menu degustazione, ma sarebbe felice di fare esperienze 'ridotte' con meno portate magari leggermente meno nobili.

12 Lug 2007 | ore 22:13

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