ore 12:39
Local è bello
Global... global... global e a furia di sentirlo e leggerlo a me italiano, interessato al buon cibo, con un reddito buono e una grande curiosità viene voglia di local inteso come cibo locale, italiano, regionale, dalla provincia. In fondo vivo in un paese dove c'è tutto, mi dico, e se la maggior parte dei consumatori ormai si muove sul cibo global perchè costa meno (?!) io penso che si debba studiare il modo per essere sempre più dei local, compatibilmente col proprio reddito.
Vediamo un po': quando faccio la spesa la frutta e la verdura le acquisto molto local ma spendo sempre un mucchio di soldi per avere aglio italiano e non cinese, pomodori veri e non olandesi, arance italiane e non spagnole - sembra incredibile ma loro distibuiscono meglio di noi - la pasta è local però con grano global, i formaggi local, il vino local più che mai.
La carne? piemontese, toscana, buona, i polli dal modenese, ma a 12 euro e non 2 euro, il pesce del Tirreno, o da Civitavecchia o da Fiumicino, e l'elenco potrebbe continuare con i funghi porcini, i carciofi romaneschi, l'olio della Sabina, Umbro o Ligure e poi i fagioli, i peperoni e la bottarga e via via con un elenco infinito che ti conferma che se compri estero è perchè vai nei supermercati Auchan o Carrefour.
E l'Europa? Mi sa che sull'alimentare i paesi del Mediterraneo c'abbiano perso e comunque lo Champagne ci piace e è francese :-) mica siamo sciovinisti.
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Sarà per via della crisi? Può essere, oppure è semplicemente stanchezza, è non poterne più...
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Mica detto Direttore. In estate ho girato tutte le macellerie più famose di Valtellina, quelle che si definiscono “boutique del gusto”. A parte la storia delle bresaole di Zebù che è arcinota queste oreficerie del gusto, in tutti i sensi, sono frequentate dai cumenda brianzoli e milanesi che con il Cayenne, tutti i santi mesi, vanno a prendere la carne in Valtellina perchè "là si che l'è bùna". Salvo poi scoprire che nessuno, dico nessuno, ha carne italiana e men che meno, non lo pretendo per carità, Valtellinese. Tutta robetta Olandese e Tedesca (non bavarese) o robaccia Polacca.
Una cosa buona hanno fatto in Europa. Imporre l’obbligo ai somministratori di carne di esporre luogo di nascita, crescita e macellazione delle bestie, anche se molti lo fanno con cartelli in corpo 5 esposti in basso a sinistra, dove nessuno va mai a leggere :-)
Per me prodotti assolutamente local con qualche giusta deroga :), dato che a mio parere molti italiani conoscono molto poco dei prodotti italiani di nicchia difficili da reperire, assolutamente di qualità superiore e fortunatamente ben lontani dai supermercati, loro si davvero global, dove la maggioranza fa la spesa senza neanche preoccuparsi da dove vengono i prodotti. Ovviamente sono di parte perché li vendo, però molti miei avventori son rimasti piacevolmente esterrefatti dei sapori veri e naturali di molti prodotti italiani che hanno gustato via www.fattoriaitaliana.com. Saluti
Anche a me il vino piace local/territoriale, e non internazionale/industriale. Ma local/territoriale di tutto il mondo, non solo italiano.
Sarà che vivo vicino al confine, ma per me è molto facile percepire un vino della Savoia o del Canton Ticino altrettanto "local" di un vino della Valle d'Aosta o del Novarese. Di conseguenza un vino di Loira o di Mosella non è più lontano di un vino di Sicilia o di Puglia.
Nel campo della gastronomia invece la realtà è diversa? L'Italia può vantare una maggiore qualità media dei prodotti dell'agroalimentare, e una cultura "local" che difficilmente si trova negli altri Paesi?
Ad esempio, Cernilli l'ultima volta che sono stato a Roma mi ha portato a mangiare da Roscioli, e lì mi ha fatto assaggiare un Pata Negra che lui ha definito "il Romanée-Conti dei prosciutti".
All'assaggio sono rimasto ammaliato. Straordinario, mai sentito nulla del genere fra i pur buoni ed ottimi prosciutti italiani, anche se non sono uno specialista.
E' un caso isolato, questo? L'eccezione che conferma la regola?
il fatto ke si trovano pochi prodotti local e costano molto èanche dato dal fatto che la gente è ignorante in materia e vive in una società dove si devono rispettare certi orari e quindi si tende a comprare prodotti precotti, da riscaldare con il microonde(squallidi!!!).con quasto vorrei dire che allla gente non può fregar di meno della provenienza di un prodotto, basta che costa poco,perchè molte persone non hanno un reddito alto ma spesso hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese e tendono a risparmiare su tutto!!!
A proposito di local,
ieri sera a cena, mezzi paccheri Faella di Gragnano e pomodorini pachino POMILLA di Nocera Superiore, basilico del vaso sul balcone e pecorino romano appena grattuggiato.
L'estasi.
Assaggiare il prosciutto spagnolo Joselito 5 stelle è come bere Champagne Krug Clos Du Mesnil 1988. Sono cose che non c'entrano con questo ragionamento. Da Roscioli c'è questo prosciutto ma ci sono anche prosciutti italiani di piccoli produttori di grande qualità. Così per i formaggi, i capperi, la bottarga ecc... il vero problema è che molti negozi sono trappole per ricchi, gente che acquista per l'apparenza e non per la sostanza perchè della sostanza non gliene frega nulla. E forse in parte è colpa nostra che non siamo riusciti a creare dei veri miti italici dopo il mito pompato del Lardo di Colonnata.
E' vero che ci sono prodotti carissimi e negozi che sembrano gioiellerie alimentari (mettono pure un po' in soggezione).
Però qualità non significa necessariamente mangiare aragoste, caviale e Pata Negra. Noi abbiamo fatto un po' di prove e confronti: una cenona che sazia anche i più mangioni, in stile trattoria o agriturismo qualunque, MA scegliendo tutti gli ingredienti di qualità e cucinandoli a casa raramente è costata più di 5 euro a testa.
Tra l'altro alcuni surgelati e prodotti pronti in realtà non sono mica regalati!
Se vuoi mangiare meglio senza spendere un patrimonio quello che paghi è in termini di tempo: per scoprire i prodotti, capire le differenze, cercare i posti migliori in cui acquistare, fare la spesa più volte alla settimana, prepararli, cucinarli e poi lavare un sacco di piatti e pentole.
Però il gusto e la salute credo ne guadagnino..
Poi ci sono cose che vale la pena mangiare cucinate da chi è molto più bravo (fosse anche un merluzzo!), però...anche lì meglio uscire più raramente ma solo dove merita!
Il gusto peculiare conferito a un pasto dalla tradizione e dalla terra di provenienza, è impagabile. La globalizzazione, invece, ci porta in casa molti prodotti che non avremmo assaggiato mai, ma che spesso e volentieri sono privati di quel di più che offre il gustarli nel loro ambiente.
Certo, essere locali nello scegliere i cibi più genuini costa di più. Essere invece glocal nello scegliere, per esempio, cibi della tradizione italica ma prodotti secondo standard qualitativi elevati dagli italici nel mondo, probabilmente costa un po’ di meno...
Ho segnalato questa interessante discussione sul mio blog (www.globusetlocus.org/blog) e fatto qualche commento.
l'ho chiesto piu volte. Ma nessuno ha mai saputo spiegarmi perché in Italia, il paese del sole, nei supermercati troviamo pomodori prodotti in olanda!!!
ma com'e' possibile?
E' assurdo, sarebbe come se in padania si producessero le banane e si esportassero in ecuador