27
Ago 2007
ore 11:11

Imparare a cucinare

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Adesso hanno scoperto il sito 43Things.com dove la gente scrive le cose che non ha ancora fatto e che amerebbe fare. Beh, non ci crederete ma "Imparare a cucinare" va fortissimo tra i giovani come tra gli anziani, tra i famosi e tra gli umani e forse questo sta ad indicare non una moda ma il bisogno di ritrovare le proprie radici, la propria storia perchè le origini contandine di italiani, francesi, tedeschi ma anche americani si riaffacciano nella mente di chi vive ormai in un mondo super tecnologico nel quale l'uso delle mani e il contatto con la materia è sempre più raro.

Forse è per questo che lo scorso anno una grande multinazionale ha prenotato un corso di tre giorni, qui alla Città del gusto, per i suoi manager: si trattava di imparare a fare la pizza. Si sono tutti molto divertiti e le pizze le hanno mangiate.

La cucina e i gesti che vi si fanno sono tranquillizzanti, a volte non sapevamo di averli nella memoria e invece avevamo visto la mamma, la zia, la nonna fare quelle determinate azioni e adesso le stiamo ripetendo e proviamo piacere. La gioia di un piatto riuscito è per molti la gratificazione della giornata o della settimana. La terapia dei fornelli contro la vita formatizzata, stando attenti a non ingrassare, è una buona strada per riprendere fiato.

commenti 21

sull aspetto terapeutico del preparare dal mangiare ha proprio ragione! torno oggi da tre settimane al mare in famiglia e mi rendo conto la cosa che ricordo con più nostalgia e che mi mancherà ora che torno al lavoro sono le ore passate a cucinare e girare per botteghe a scegliere gli ingredienti!

27 Ago 2007 | ore 11:46

Quando invito a casa amici a cena è un impegno, ma un impegno piacevole. Con la mia Compagna studiamo per giorni il menù, diligentemente compiliamo la lista della spesa e decidiamo come apparecchiare la tavola delle grandi occasioni....come si fa da mia Madre quando raramente riusciamo a riunirci tutti.
Poi via a far la spesa a sceglier le cose migliori.
Poi la preparazione che incomincia dalla mattina e continua fino all'arrivo degli ospiti, aprire per tempo le bottiglie di vino, sminuzzare, tagliare, condire, cuocere, assaggiare ed odorare.
Poi tutti a tavola a tirar tardi, ridendo e scherzando, parlando dei massimi sistemi. A notte fonda, stanchi ma ebbri di felicità e di vino ci concediamo un liquore, ci si saluta calorosamente e poi tutti a nanna.
La mattina dopo c'è tutto da mettere a posto....ma chi se ne frega ! Siamo stati felici e tanto basta.

Ciao

p.s. In territorio di Fasano (BR) c'è almeno una Masseria di gran lusso che per i propri ospiti organizza corsi di cucina territoriale...pur se molto cari ho saputo che hanno un gran successo.

27 Ago 2007 | ore 12:07

Cucinare è relax. Dalla scoperta del prodotto e del produttore, al pensare cosa farne di ciò che si è acquistato, al trasformarlo, ripercorrendo, magari, una vecchia ricetta, coinvolgendo tutti: famiglia e amici.
Per me è puro piacere.
Saluti Direttore
Loste

27 Ago 2007 | ore 13:11

Forse la gente mangia o assaggia, ed in occasione, frequenta anche più locali di un tempo! Resta il fatto che in molti non cucinano, nè potrebbero: non sanno purtroppo scegliere le carni, non conoscono le principali cotture, non dosano i grassi e la dieta spesso o abbonda di carboidrati o di eccessive proteine penalizzando le verdure. Quindi più educazione alimentare e la cucina come materia scolastica obbligatoria per tutti.

27 Ago 2007 | ore 13:26

Bè la cucina e i gesti nel mio caso stanno in una memoria moooolto remota; io giocavo a cucinare con la baby sitter in età prescolare e poi quasi il vuoto (tranne l'apertura dei pacchetti dei surgelati). L'unica di famiglia che cucinava era la bisnonna (mezza francese, tra l'altro) che però non vedevo tanto spesso.

Eppure io mi diverto a cucinare; invece molte mie amiche cresciute con nonne mamme molto cuciniere odiano spadellare e comprano quasi tutte cose pronte. Boh!

27 Ago 2007 | ore 13:28

Cucina come materia scolastica mi piace! E aggiungerei di sostituire l'inutile ora di religione con un'ora di antropologia. Credo che un antropologo sappia spiegare meglio la religione di un prete. E potrebbe servire anche per delle ore di antropologia dell'alimentazione. Visto che tutti - o quasi - vogliono imparare a cucinare, anche solo per riscoprire le proprie radici..beh, allora conviene anche preoccuparsi del futuro e dei ns figli.

27 Ago 2007 | ore 14:25

Innanzitutto complimenti per il blog che, silenziosamente, seguo da tempo.
In effetti il tema "cucinare" è diventato di grande interesse e, inevitabilmente, di moda.

Perchè coinvolge i sensi ed esalta la creatività? Anche.

non mi sorprende l'uso sperimentale in ambito di formazione aziendale: sempre più l'utilizzo di metafore decontestualizzate aiutano i manager a sviluppare le proprie competenze.
Anche ai fornelli bisogna saper prendere iniziativa con determinazione e creatività, fronteggiare imprevisti e, soprattutto rispettare i tempi (di cottura!).

Un saluto
Michelangelo

27 Ago 2007 | ore 15:32

è che cucinare è una forma d'espressione purissima, direi quasi una forma d'arte. certo, una forma d'arte di frontiera, completamente effimera. però a pensarci l'unica che coinvolge tutti i sensi. e poi ci si sporca, e in una vita di tutto-pulito non è cosa da poco.

StC

27 Ago 2007 | ore 18:44

E' vero, non ci avevo pensato ma anche a me il mettere letteralmente le mani in pasta, sporcarsi, avere addosso il senso, il sapore, il profumo della materialità è una delle cose che più mi piacciono: riscoprire le consistenze, sentire gli odori non mediati, vedere i colori dei prodotti, imparare le cotture è il bello del cucinare oltre alla realizzazione di una ricetta che, lo sapete benissimo, non verrà bene la prima volta ma quando sarà nelle vostre corde, nel vostro menù ideale e mentale diventa uno sballo assoluto, come suonare bene uno strumento.

27 Ago 2007 | ore 19:05

Bonilli, perchè tu cucini?
Faccio fatica a vederti in parannanza dietro una cucina.
Cordialmente

28 Ago 2007 | ore 13:31

Caro Bonilli, è ora di approfondire con scrupoli, senza interessi e con spirito costruttivo il tema dell'imparare a cucinare. Lei lo sa che l'argomento è importante, che è complesso e di difficile soluzione...ma perché non entriamo in profondità senza scadere in facili e banali discorsi ? Firmato Matteo, un insegnante di cucina pieno di buona volontà!

28 Ago 2007 | ore 14:11

Ho difficoltà ad immaginare un appassionato che non sappia cucinare.
Certo, conosco molti melomani che non sanno leggere uno spartito ma per la cucina il non saper fare equivale al non voler fare.
Io cucino fin da ragazzo, come gioco, relax, passione e ho amici, tutti più bravi di me, che sanno cucinare alla grande e ogni anno che passa migliorano.
Cucinare è il modo più divertente per intervenire sulla nostra quotidianità: torni a casa e devi fare qualcosa che ti faccia stare bene, rilassato e contento, perchè è triste dire "sono stanco" e mettere insieme una cena triste.
Anzi, più uno è stanco più dovrebbe essere rilassante preparare qualcosa ascoltando buona musica e chiacchierando sui fatti del giorno.

28 Ago 2007 | ore 14:59

salve a tutti!Ho finito il 3° anno di scuola alberghiera specializzazione di cucina;amo tutto ciò che riguarda la cucina.Però non tutti i miei coetanei la vedono come me,hanno scelto questa scuola solo per avere un pezzo di carta e basta;gli insegnanti non trasmettono l'amore nel cucinare e spesso non hanno la fomazione adeguata per farlo,che in una scuola alberghiera penso sia importante.
L'introduzione della materia culinaria nelle scuole nn sia un'ottima pensata poichè già come materia di settore pochi la studiano,pensate se viene introdotta in un liceo..non verrebbe minimamente considerata,perchè a molti ragazzi non interessa riscoprire le tradizioni,interessa solo uscire e divertirsi.

28 Ago 2007 | ore 16:41

Cucinare come suonare uno strumento? Questa metafora mi stimola una riflessione anche se mi costringe ad andare un po’ fuori tema.
Per suonare uno strumento musicale occorre studiare e, a meno di non avere talenti debordanti alla Hendrix, lo studio è lungo e faticoso.
Occorrono anni di conservatorio per diplomarsi pianista…invece per cucinare non occorre studio né mestiere….questo almeno è quello che pensa buona parte degli attori che aprono attività di ristorazione nel nostro paese. Perché partiamo dal presupposto che per servire ristorazione o bevande basta solo avere 4 mura esterne e buona volontà?
Forse perché tutti abbiamo visto una mamma o una nonna “spadellare” in casa e ci sentiamo autorizzati a sentirci professionisti? Sarà che sono appassionata e per di più una gran rompiscatole ma io non ne posso più di vedere la tanta approssimazione e mancanza di professionalità che abbonda nel settore eno-gastronomico. Se domandate all’associazione sommelier scoprirete che quasi tutti gli iscritti ai corsi non sono del settore ma semplici appassionati. Si fanno i corsi e gli incontri il lunedì per agevolare i ristoratori che puntualmente…sono assenti (e che poi nei locali sono meno preparati dei propri clienti). Nel 90% dei bar sparsi nel territorio non sono in grado di preparare un cocktail. Se si esclude qualche eccellenza, i migliori pasti della mia vita li ho mangiati in casa preparati da persone con la passione per la cucina. Vi sembra normale?
Dunque mi chiedo perché nella mentalità del nostro paese il mestiere del cucinare (e del servizio eno-gastronomico in genere) viene visto come un’attività alla portata di chiunque?

28 Ago 2007 | ore 18:11

Beh, io i migliori pasti della mia vita li ho fatti tutti al ristorante. A casa ho goduto, si, è stato bello ma per parlare sempre di musica, il miglior concerto della mia vita è stato ascoltando i Berliner diretti da Abbado non un mio amico che suonava il piano.
A casa è una cosa, al ristorante un'altra e un grande cuoco - ce ne sono pochi - è chimico, fisico, sognatore e manovale, vola alto ma sta in piedi 12 ore davanti ai fornelli e quando fa un piatto sento questa differenza di passo.

28 Ago 2007 | ore 18:18

I grandi cuochi li metto nelle eccellenze e non li discuto affatto. ho consumato pasti emozionanti e di altissimo livello da alcuni di loro. quello che discuto è il divario tra la punta di diamante e la stragrande quantità di attività di ristorazione al di sotto della decenza che oltretutto si permette prezzi consistenti.

28 Ago 2007 | ore 18:56

beh penso ke come per la musica, anke per la cucina ci vuole un minimo di studio, poi ampliarti e mogliorarti stà a te...comunque la teoria è importante però bisogna fare tanta pratica per riuscire...noo??
e comunque i piatti ke prepari con le tue mani sono megliodi quelli dei ristoranti perchè te li prepari con amore e soprattutto sai quello che c metti!!!

28 Ago 2007 | ore 21:18

Anche nella musica c'è il divario tra i pochissimi eccellenti e un'infinità di mediocri.
In realtà vale per qualunque cosa, è una questione di attitudine oltre che di talento: approssimativo o meticoloso, superficiale o approfondito.

E i corsi possono essere utili ma c'è gente che frequenta corsi per anni ed è sempre scarsa. :-)))
Altri imparano da soli e ottengono risultati grandiosi, però anche Charlie Parker passava tutto il giorno a suonare, mica si diventa bravi per magia!

28 Ago 2007 | ore 21:39

sono d'accordo con kaipos, questione di attitudine e talento valgono per qualsiasi cosa, mi resta l'impressione però che, se vogliamo paragonare il cuoco all'artigiano, è più facile che l'approssimativo e supeficiale apra un bar o un ristorante piuttosto chessò io di un laboratorio orafo o una carrozzeria.
ma magari sono io che faccio più caso alle carenze in questo settore...
ribadisco, al fine di non venir fraintesa, che questo discorso non ha nulla a che vedere con le grandi eccellenze di ristorazione di cui il paese può vantarsi.

29 Ago 2007 | ore 16:40

Per me cucinare vuol dire semplicemente AMARE.
E scusate se è poco.

29 Ago 2007 | ore 19:01

penso che ogni persona abbia la sua attitudine a fare una cosa specifica...ci sono persone che pensano di essere capaci a cucinare o magari pensano che sia una passeggiata aprire un ristorante o un bar perchè pensano che avere un attività del genere possa rendere molti soldi in poco tempo con il minimo sforzo....è il contrario..per realizzare un guadagno notevole bisogna darsi completamente all'attività, e comunque ci sono tantissime speseche le persone che nn hanno studiato nel settore non immaginano;infatti come noterete,si, i bar aprono, ma passa poco tempo da un cambio di gestione ad un altro!
tornando al discorso della cucina sono completamene d'accordo con peppignani....cucinare è amare e AMARSI!!!

30 Ago 2007 | ore 09:19

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