25
Ago 2007
ore 11:51

Pranzo dell'anno con la zoccola

< >

La zoccola di mare ci ha stregati. Con la maionese che il padrone di casa ha preparato direttamente a tavola chiacchierando con noi, ci ha fulminati. La zoccola è la mustella, un pesce della famiglia dei merluzzi, ha carni bianche e sapore molto delicato. Ma faccio un passo indietro, altrimenti non capite.
Sulla Toscana pioveva e al ristorante ci siamo arrivati a piedi dalla stazione, che è a 150 metri. Pochi col sole ma sufficienti per inzupparsi col diluvio. In saletta quattro posti, un pranzo tra amici e l'anticipazione del compleanno del padrone di casa. Le capesante primavera 2008 sono un grande gioco di classe e anche i ravioli ripieni di pomodoro sorseggiando la vedova dell'83 ma poichè fuori piove e noi siamo umidicci c'è da prorompere in gridolini quando arrivano i tortellini in brodo che il ristorante non ha certo in carta e che noi letteralmente bissiamo e trissiamo svuotando la zuppiera facilitati dal Meursault Coche-Dury 2003 che il festeggiato ha preso dalla sua fornitissima cantina.

La carne usata per il brodo ce la mangiamo aggiungendo alla maionese un po' di mostarda e aprendo uno Chateau Monrose 1990 che per annata e cantina è stato una delle stelle di Bordeaux e vi assicuro che il tutto ha fatto un mix da tredici, da bingo, da gool. Ma essendo in zona e non volendo farci mancare nulla abbiamo confrontato il superbo francese con il Sassicaia 1985 che ha i vigneti a una decina di chilometri, è un grande e se la batte col 1988 quanto a primato tra i Sassicaia. Mostruosamente vivo, potente e vellutato... è arrivato del formaggio per finire la bottiglia ma ne era rimasto poco e così il liquoroso Occhio di Pernice Avignonesi che ha accompagnato i dolci è stata la giusta conclusione della festa per un amico che compiva 54 anni. Alle 16,45 siamo saliti sull'Interegionale che va a Roma. Due chiacchiere e poi un bel dormire fino all'arrivo sognando stelle, cappelli, forchette e risvegliandosi freschi e felici con il fantastico ricordo del vero pranzo dell'anno, altro che le guide :-)

commenti 28

La parola invidia, quella sana però, ha oggi un significato ben preciso !!

Direttore complimenti per il bello scrivere, poche battute e tutti i significati espressi ed inespressi sono immediatamente percepiti.

Ciao

25 Ago 2007 | ore 12:42

Evviva Pierangelini:-))

25 Ago 2007 | ore 16:06

Non era meglio dire solamente "ho capito"? Non era un quiz ma un modo di raccontare una bella giornata a tavola. Magari dopo, passati una serie di interventi, si poteva accennare al cuoco che nel racconto è così chiaramente identificabile che forse il nome è perfino inutile.

25 Ago 2007 | ore 16:33

"Due chiacchiere e poi un bel dormire fino all'arrivo sognando stelle, cappelli, forchette e risvegliandosi freschi e felici con il fantastico ricordo del vero pranzo dell'anno, altro che le guide :-)"
Chapeau direttore e di nuovo auguri al cuoco, con tanta stima.

26 Ago 2007 | ore 00:04

invidia profonda ma l occhio di pernice col formaggio grida vendetta.:-)! È sempre bene che i direttori diano il buon esempio!

26 Ago 2007 | ore 04:19

Certo che a volte i vinisti sono un po' tarati...o no? (cfr. commento a. gori)

Comunque leggendo il titolo del post mi aspettavo un racconto più...pulp! :-)))

26 Ago 2007 | ore 10:47

Perchè il Sassicaia con la zoccola?
Io penso che quando ci si trova in certe situazioni conta il singolo momento, figurarsi se in fine pasto uno pensa a cosa è filologicamente giusto... comunque per la cronaca il formaggio, come è resocontato, era arrivato per i rossi - terminati senza accompagnamente di alcunchè, sono vini che si "mangiano" - e l'Occhio è arrivato per i dolci, è scritto, basta leggere, che senso ha avuto l'appunto?
Far sapere che col formaggio... ? Boh, io voi puristi del vino vi capisco sempre meno :-)

26 Ago 2007 | ore 11:00

bonilli, fossimo sul forum mi dovresti dare 5 euro virtuali per aver espresso (seppur in modo molto più articolato, certo) lo stesso concetto che avevo appena scritto. :-P

26 Ago 2007 | ore 11:07

cinque euro a te, qui ci sono 39 gradi, vado al fresco della feltrinelli :-)

26 Ago 2007 | ore 12:14

era una battuta scusate mi è scappato lo smile! Sinceramente anche io avrei goduto di quell occhio di pernice tra il formaggio e i dolci... E la questione dell esempio era invece seria cioè che bisogna ricordarsi sempre che per bene scrivere e di mangiare e di bere bisogna prima bere e mangiare bene...e bonilli ce l ha ricordato! Non mi date addosso così, dai...:-)

26 Ago 2007 | ore 12:45

@andrea, eehhhh il web è un ambiente selvaggio e ostile però un po' te la sei cercata! :-)))
Poco fa ho letto il racconto di un tizio che ha fatto un giro in kayak lungo la costa neozelandese, raccontando dell'oceano sterminato, le foche che giocavano, il silenzio e il cielo pieno di stelle. Se alla fine uno commentasse "eh si capisce che le pagaie di quei due non erano ben sincronizzate!"...ecco, come dire...chiaro il concetto? ;-)

26 Ago 2007 | ore 13:27

ganzo ora glielo faccio notare delle pagaiate fuori sincrono! Questo si che è grave! Altro che un occhio di pernice sul formaggio! :-) però hai ragione purtroppo sul web se uno si scorda gli emoticon succedono pasticci...che uno pensa sempre prima male cmq è una verità sul web, me compreso, e l altra cosa purtroppo vera è che si pensa subito ai sommelier puzzini e intransigenti e questa è senza dubbio una colpa nostra che spesso esageriamo con gli atteggiamenti eno centrici ed esibizionisti

26 Ago 2007 | ore 13:59

:-) :-D :-P

26 Ago 2007 | ore 14:32

No, non era un quiz. Infatti ho scritto viva Pierangelini non per dire "ho capito", ma semplicemente per tradurre e sintetizzare il contenuto del post iniziale. Perché è questo che volevi dire, raccontando una tua esperienza così privata, vero?:-))

Ho volevi farci semplicemente rosicare con l'elenco di grandi vini offerti dal padrone di casa?:-))

26 Ago 2007 | ore 16:06

... rosicareeee :-))

26 Ago 2007 | ore 16:16

Lo sospettavo:-))

26 Ago 2007 | ore 16:55

In realtà ho voluto raccontare una giornata tra amici che, essendo i quattro commensali degli addetti ai lavori, non avevano bisogno di recitare al bravo cuoco o al critico puntuto. Una bella giornata con sapori netti e momenti gastronomici notevoli e rilassati, come fossimo a casa di Fulvio e Emanuela perchè tale è quella magica saletta del ristorante dove non passano i clienti ma solo gli amici.

26 Ago 2007 | ore 17:44

Direttore, per sua "fortuna" in sala non c'era qualche forumista di nostra conoscenza che nel vedere rivolgerle così tante attenzioni avrebbe gridato allo scandalo per esserle stato riservato un trattamento di favore......come a lui fino ad ora non è mai stato concesso !!!!
L'indomani sul forum si sarebbero riempite pagine e pagine di discussioni !!!
:-))

Ciao

26 Ago 2007 | ore 21:04

La democrazia a tavola ha il suono della demagogia, figurarsi se io devo fare finta di non conoscere Fulvio e Emanuela dal 1980 e di aver visto nascere il Gambero Rosso. Di averci creduto quando gli altri erano incerti e adesso di osservare che la cucina di Pierangelini è riconosciuta anche all'estero, prima di tutto in Francia - chiedere a Francois Simon, il critico del Figarò - e in inghilterra dove il referendum di Restaurant lo pone al 12esimo posto tra i primi cinquanta cuochi del mondo.
La Michelin non sa l'inglese, ovviamente :-)
Bene, quando io vado a festeggiare con un amico mi comporto così, perchè sono storie delle persone, non c'entrano i ruoili, un po' come questo blog che è cosa mia :-)

26 Ago 2007 | ore 23:17

"La carne usata per il brodo ce la mangiamo aggiungendo alla maionese un po' di mostarda..."

Non so gli altri ma io rosico. Rosico alla grande.;))
Poter provare la cucina di un grande cuoco in versione "casalinga" (ti preparo quello che mi va in questo momento con quello che trovo in dispensa) è una esperienza indescrivibile. Ecco che quel lesso avrà avuto senza dubbio una marcia in più, certamente per la qualità della carne ma anche e soprattutto per il contesto.

27 Ago 2007 | ore 09:56

Io credo che questa sia la frontiera di una nuova ristorazione che trasforma lo spazio ristorante in una casa accogliente, rompe cioè lo schema tavolo-clienti, servizio-cucina e lo sostituisce con lo schema casa-ospiti, cucina-offerta.
In fondo nulla si inventa e io ricordo che negli anni Settanta vicino a Imola si andava a mangiare dal Cavalier Penazzi. Si entrava a casa sua e nella sala da pranzo attorno a un grande tavolo ci si trovava spalla a spalla con degli altri ospiti sconosciuti convenuti a quel desco per provare la cucina delle sorelle del Cavaliere, due fantastiche zitelle da iconografia della zitella emiliana.
Oggi, con Asl e Visco di mezzo credo che il Cavaliere sarebbe in carcere :-) ma se l'iniziativa la prende un professionista credo proprio che sia possibile, sempre che i conti tornino.
In fondo nella saletta di San Vincenzo si sta sperimentando l'idea del "ristorante casalingo" di altissimo livello.
D'altronde avere la maionese fatta espressamente al tavolo da un grande cuoco mentre si conversa e si beve mi sembra sia il massimo piacere possibile per un appassionato di buona cucina.

27 Ago 2007 | ore 10:38

Concordo pienamente Direttore. Sono certo che quella saletta sia il luogo dei sogni.
E' anche per questo che per esempio condivido le 3 forchette al Laite: un ristorante dove si sta tentando di rompere gli schemi prefissati da lei citati soprattutto sul versante servizio/accoglienza

27 Ago 2007 | ore 11:57

Leggo solo ora e faccio i complimenti a lei direttore per la descrizione da pelle d'oca e gli auguri a un grande uomo.

Luca

27 Ago 2007 | ore 17:14

sì, credo che sia il massimo piacere possibile. fortunello chi ne gode... e che *almeno* ce lo racconta!

StC

27 Ago 2007 | ore 18:41

Non scordo il mio primo incontro con la zoccola.

Isola di Salina, ristorante Portobello, una decina d'anni fa. "Si potrebbe fare bollita, ma io gliela consiglio fritta" - mi dice il cuoco. Che squisitezza, che carne delicata!

Penssa un po' come deve essere se la cuoce lui.

Auguri.

28 Ago 2007 | ore 10:04

Non conosco la zoccola, e qui mi risparmio la battuta fin troppo ovvia e scontata, ma questi pesci tipo il merluzzo personalmente non è che mi fanno impazzire. Sarà che sono abituato a sapori piu' forti, come la famosa anguilla di Comacchio,aperta a metà che cotta sulle braci è superlativa, od ai rombi, quando una volta erano nostrani delle mie zone mare adriatico. O vogliamo paragonare un bel fritto di calamaretti nostrani, freschi di giornata. Ma si sa che a volte conta di piu' la buona compagnia, una bella mangiata insieme agli amici piu' cari, che non quello che ci ritroviamo nel piatto.
Ognuno poi secondo me è libero di bersi quello che vuole , abbinato a quello che vuole. Con un pesce tipo il merluzzo, personalmente non vorrei nemmeno vedere una bottiglia di rosso taglio bordolese sul tavolo, ma virerei su un buon verdicchio, vermentino, voigner siciliano ecc. ecc.
De gustibus....l'importante è stare bene con se stessi e con gli altri, tutto il resto sono chiacchere.
prosit
Roberto Gatti

29 Ago 2007 | ore 12:27

Ahhh un altro integralista dell'abbinamento!

Secondo me ci sono cose che per quanto si provi a descriverle minuziosamente non si possono comuicare, ma solo sperimentare. Però se prpprio dobbiamo paragonare, paragoniamo pure: c'è merluzzo e merluzzo. E secondo me il merluzzo della saletta fa tranquillamente mangiar polvere al "bel fritto di calamaretti" di chissachi. Anche senza maionese fatta espressamente al tavolo. ;-)
Poi certo la bella compagnia di amici fa sempre la differenza. Ma nella saletta c'è anche quella, quiiiiindi... :-P

29 Ago 2007 | ore 13:09

Ahhhh direttore, che splendidi ricordi mi rievoca: lo scorso anno in giugno in viaggio di nozze pranzammo con mia moglie dal nostro... finito il pasto, già diretti verso l'uscita, intenti nei saluti, ci fa accomodare nella saletta, dove Emanuela era intenta a tagliare le erbette nei vasetti: siamo rimasti in loro piacevole compagnia per un'oretta, durante la quale ci siamo semplicemente raccontati un po' di aneddoti di vita (sulla paura dei voli aerei, sui guasti all'automobile, ecc) senza toccare argomenti di gastronomia e dintorni. Sono andato via lasciando lì un pezzetto del mio cuore... ma con in mano mezzo litro di olio e altrettanto lardo della tenuta del loro Fulvietto, che per un po' (poco, a dire il vero) hanno alleviato i miei dolori! (ci passerei la vita in quella saletta, ad annusare i ricordi che emana...)

Saluti
Maurizio

04 Set 2007 | ore 18:52

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