13
Dic 2007
ore 10:27

C'era una volta l'Italia

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I giornali tedeschi non hanno dato notizia dei morti di Torino nello stabilimento ThyssenKrupp. Per cattivo nazionalismo? No, perchè l'Italia all'estero non conta più nulla e sta decadendo sempre più velocemente, spiega Giuseppe Vita, presidente del gruppo editoriale Axel Springer, un italiano di successo in terra di Germania.

Dieci anni fa Air France era mal ridotta e sull'orlo del fallimento come Alitalia, oggi la compagnia francese è la prima al mondo per fatturato. 

Forse osservando questi macro fenomeni meglio si comprende la marginalità dei nostri cuochi e della nostra cucina, la decadenza del sistema turistico, il silenzio sulle incomprensibili vicende politiche italiane da parte di tutti i media del mondo. L'Italian Style sopravvive malgrado noi, e così la Ferrari, Armani e la Nazionale ma l'Italia come entità politica e economica non c'è più o c'è sempre meno a livello internazionale.

Quali sono le istituzioni, i marchi, gli uomini italiani di cui essere orgogliosi? C'è un'Italia, anche piccola, che funziona?

commenti 31

Istituzioni e uomini italiani di cui essere orgogliosi: Istituto Europeo di Oncologia creato da Umberto Veronesi.
Un istituto di ricerca e cura che è diventato centro di riferimento per tutta l'Europa, all'avanguardia su tutto, a cominciare dall'organizzazione.
La spinta data poi da Veronesi a tutto l'argomento Prevenzione, spinta che ha dato e continua a dare i suoi frutti (vedi le campagne di screening tumorali), ha pochi pari in Europa.
Anche questa è, buona, Italia.

13 Dic 2007 | ore 11:23

Sinceramente non adoro questo antitalianismo/esterofilia. Mi pare che ci siano grandi problemi ma che siano globali. Rimaniamo un gran bel paese e non abbiamo nulla da invidiare alla Francia delle banlieu....
restando poi nel nostro campo fatevi un giro in francia e guardate la qualità dei cibi nei reparti alimentari dei supermercati, ivi compresa la food hall di Lafayette. Entrate a caso nelle brasserie e mangiate. Fatelo anche in Inghilterra (ricordo ancora con orrore il reparto gastronomia di Harrods), in Germania, in Spagna.......ma scherziamo?

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 11:49

ricordo ancora con orrore il reparto gastronomia di Harrods

E' proprio vero Gagliardi, lo uso sempre anch'io come esempio per chi si lamenta della qualita' gastronomica in Italia.

Parlando di esempi, martedi' sera su BBC2 c'e' stata la puntata del programma di Blumenthal sul 'perfect risotto'. E' stato bello vedere il tristellato andare a studiare da Marchesi e da Cracco. Poi i risultati del risotto di Blumenthal mi hanno convinto una volta di piu' che gli chef italiani non abbiano nulla da invidiare agli altri...(ho postato dettagli su e-gullet per chi fosse interessato

http://tinyurl.com/2w2fqx

Quindi in risposta a Bonilli

Quali sono le istituzioni, i marchi, gli uomini italiani di cui essere orgogliosi?

io dico: 'gli chef italiani'.

Uscendo dal mondo enogastronomico, pero', avverto un senso di declino davvero spaventoso, che qui negli UK, pur con tutte le sue brutture, non c'e'.

13 Dic 2007 | ore 12:17

io sono sempre un pochino più ottimista della media su questa italia...però dico che il vero grosso problema dell'italia è l'inesistente peso che hanno nella società come nell'economia i giovani (diciamo under 40). In nessun altro posto al mondo i giovani sono così poco considerati e così sistematicamente boicottati dal sistema, in qualsiasi attività politica o economica. E questo è tanto più grave quanto più geniali e innovativi sono i nostri giovani, in questo davvero tra i migliori al mondo, basta vedere cosa succede ai nostri laureati se mettono piede all'estero.
Ma la meritocrazia in Itali è morta da tempo e non è certo colpa nostra (dei giovani...)

13 Dic 2007 | ore 12:18

E io sono molto contento che degli italiani residenti all'estero ci confermino che i nostri cuochi e la nostra cucina sono tra le parti buone e esportabili di questa Italia scassata.
C'è da dire che si vede che voi non vivete quotidianamente in Italia, che la vedete filtrata.
Vivere qui è sempre più faticoso, vivere a Roma è una bella scommessa... è vero c'è un bel sole oggi ma ci sono le buche in tutte le strade, il centro è sempre più sporco e se lo è il centro figurarsi la periferia. I prezzi cominciano a selezionare brutalmente chi può e chi deve andare altrove perchè vivere in Italia con gli stipendi italiani comincia ad essere una bella scommessa.

13 Dic 2007 | ore 12:43

L'Italia é un paese ingessato, con una burocrazia inefficiente (noi italiani che viviamo all'estero sappiamo cosa vuol dire avere a che fare con il consolato italiano: un consolato da terzo mondo, che apre dalle 8 e 30 alle 12 e un quarto, a Madrid vi rendete conto...con gli orari che vigono in Spagna e con le distanze, io per arrivarci tardo 2 ore e mezzo...per rifarmi il passaporto mi hanno previsto un tempo di 5 mesi!!!!!! Italiani di cui andare orgogliosi: Angelo Dedomenici che produce un meraviglioso salame di Varzí, Giovanni Di Sirio per le sue sopressate lucane, Paolo Parisi per le sue uova, Monica Maggio, Falorni e le sue carnazze, Beppino Occelli e tutti i piccoli grandi artigiani che lavorano con fare certosino al cospetto dei grandi Soloni che si credono eredi di Veronelli e che non hanno mai messo un piede in vigna o in stalla. Piú vivo all'estero e piú mi accorgo che l'italiano ha difetti: é caciarone, confusionario, di indole un po' imbrogliona, un po' ristretto in quanto a mentalitá e apertura mentale, purtroppo anche un po' assurdamente razzista (vista la nostra storia), se comparato a un inglese o a uno spagnolo, peró al contempo é troppo poco patriota. Tutti ci copiano le nostre ricette, i nostri prodotti e noi qui a parlare di crisi dell'enogastronomia...

13 Dic 2007 | ore 15:20

Con grande entusiasmo ho portato avanti un progetto che volevo sviluppare prima in Italia, il mio paese, successivamente all'estero.
La faccio breve, ho girato le maggiori città italiane in cerca di locali in posizioni centrali, ho trovato solo affitti e buone uscite da capogiro. L'ultima eresia che ho dovuto sentire a Roma: 900mila euro di buona uscita per un locale fetente in pieno centro storico, senza licenza e senza canna fumaria.
Torno a girare un po l'Europa, e questa non è esterofilia, ho trovato tutto quello che avrei voluto trovare nel mio paese dove sono nata e dove pago la tasse. A marzo inizierò la mia avventura estera a Barcellona. Tra due anni mia figlia terminerà il liceo e ci trasferiremo in un altro paese senza rimpianti, con l'entusiasmo di sempre in tasca da tirare fuori al momento opportuno.
Ho preso me come esempio ma ne potrei fare infiniti... l'economia in questo povero paese non si risana con la speculazione.

13 Dic 2007 | ore 15:41

già visto, già visto e citato anche da Grillo a sua volta citato.

13 Dic 2007 | ore 16:13

Restando in tema!!!un ultimo saluto all'uomo italiano di cui esserne fiero,che ci ha lasciati solo alcune ore fa;il caro amico valentino, dell'azienda vinicola valentino in Piemonte.

13 Dic 2007 | ore 17:02

Caro Direttore concordo con Lei e con Letizia che scrive a proposito della difficoltà di fare impresa in Italia. Faccio un mestiere non legato alla cucina e al cibo, ma devo dirle che per conquistarsi fiducia, profesionalmente parlando, anche nel mio settore (sono un manager di una multinazionale) agli occhi dei colleghi stranieri: è sempre più dura. Abbiamo attaccato un cartello, noi italiani, grosso così, quando professionalmente ci presentiamo all'estero. Sopra di esso, la nostra classe politica, che per prima ci rappresenta nel mondo, è riuscita a scriverci "FANCAZZISTI". A noi spetta il compito di smentirli! Non mi preoccupo per me ma per i miei figli, e io sono uno di quelli che stanno messi meglio, nel senso che se dovessi decidere di vendere la mia professionalità fuori dall'Italia posso farlo senza troppi problemi. Ma pensi un po' gli altri !!! E' veramente triste....
Saluti Marco

13 Dic 2007 | ore 17:04

E' faticoso fare impresa in Italia, è faticoso trovare una casa per vivere, è faticoso trovare un sorriso..siamo al tutti contro tutti, i tassisti a Berlino sorridono e sono gentili, non parliamo di quelli italiani..e poi gli autotrasportatori, tra un po' i macchinisti dei treni, poi gli aerei che si fermeranno. Hai ragione Stefano, la parola giusta è fatica..fatica di chiedere i soldi se non ti pagano le fatture, fatica di vederti fregare il posto dal raccomandato di turno..Andiamo fieri di cosa? Delle piccole realtà, nel campo agroalimentare ce ne sono davvero tante, del volontariato,almeno su quello siamo messi bene, di chi ci mette la faccia insomma..

13 Dic 2007 | ore 18:03

E' vero, Valentino Migliorini è morto stamattina. Lui era Rocche dei Manzoni, un emiliano che ha preso casa, azienda e identità a Monforte nelle Langhe profonde e nobili circa quaranta anni fa.
Quelli del vino, e lui faceva parte della banda di Langa In che ha innovato il mondo del vino, hanno dato lustro all'Italia tutte le volte che sono andati in giro per l'Europa, gli Usa, il Giappone.
Ecco un bell'esempio positivo di immagine italiana.

13 Dic 2007 | ore 18:04

Non so in altri campi, ma dire che l'Italia non conti piu' all'estero, almeno nel contesto gastronomico, non e' assolutamente vero. E' semplicemente da ridere. La enogastronomia italiana sta vivendo il suo miglior momento nel mondo. E se questo non lo consideriamo un primato economico non saprei come chiamarlo. E l'Italian Lyfestyle non sopravvive "malgrado noi": ci sono migliaia e migliaia di bravissimi cuochi, sommelier, operatori commerciali della gastronomia che lo mantengono vivo. E milioni di clienti soddisfatti. Almeno in gastronomia, forse non in Germania, ma il modello Italia e' vibrante e vitale, molto piu' di quello che pensi Herr Vita o che si veda dalla poltiglia italiana.

13 Dic 2007 | ore 20:13

Ma che c'era una volta l'Italia? Forse l'Italia c'e' piu' all'estero che in patria. Lasciate perdere la Germania e quello che dicono gli italiani di successo di li. Come se non si sapesse che fanno a gara per "smarcarsi" dall'Italia, dalla Calabria, dalla Sicilia... Guardate dove il mondo sta crescendo veramente: l'India, la Cina, l'Asia, la Russia... Spesso sono gli italiani gli unici stanchi di loro stessi...

13 Dic 2007 | ore 20:18

Segnalo una piccola grande comunita' virtale di italiani che funziona: 700 cuochi, ristoratori, giornalisti, distributori che lavorano in 70 paesi. www.itchefs-gvci.com. Senza appoggi, senza soldi, senza Ministeri, il 17 gennaio celebrano la Giornata delle Cucine Italiane. Cucineranno una Carbonara autentica nei loro ristoranti di qualunque latitudine per dire no ai falsi e alle imitazioni della nostra cucina. Una ola storica senza precedenti... Una atto di leadership italiana..

13 Dic 2007 | ore 20:29

Tuttavia manca la libertà culinaria e nessuno si appella ad un po' di sana e costruttiva trasgressione tra i fornelli, senza la quale, questo magico momento [che io pero' non vedo] non avrebbe certa e sicura evoluzione.. Magico momento, giacché persino tesi antropologiche cercano degne spiegazioni sui comportamenti e tendenze relative cibo. In questo contesto di leccornie infinite citato da voi, difetta forse l’immaginazione alimentare che esula da ogni cucina e professionalità…

13 Dic 2007 | ore 20:39

Per me non c'e' dubbio che l'Italia sia un paese bloccato, un paese che ha paura del futuro, che non sa confrontarsi con un mondo che spesso ha una velocita' doppia o tripla della nostra, un mondo che non sappiamo comprendere e che ci rifiutiamo di comprendere. Preferiamo chiudere gli occhi ed aspettare che "passi la nuttata".
Certo i cuochi italiani sono bravi e apprezzati all'estero. Ne ho avuto la dimostrazione diretta con 5 cuochi italiani che per una settimana intera hanno cucinato in 5 ristoranti italiani di New York, dove si sono fatti valere e si sono resi conto del valore della loro professionalita' anche a confronto con ristoranti che sono vere e proprie macchine da business, al contrario di quanto avviene da noi.
Ed in genere tutti gli artigiani, gli imprenditori, gli artisti, i professionisti italiani sono apprezzati all'estero. Quello che non capiscono all'estero e' il nostro paese nel suo complesso, con le sue mille contraddizioni. E francamente non lo capisco neanche io, se non guardandolo nella sua prospettiva storica.
La cucina italiana e' amata nel mondo come non mai. Ma attenzione, e' la cucina italiana e non l'Italia ad essere rispettata, quasi che l'una vivesse con una vita autonoma e quasi a dispetto dell'altra. Anzi, a ben vedere questo si puo' vedere per la maggior parte delle cose di successo italiane, che lo sono "malgrado" l'Italia.
Non sono esterofilo a priori, amo molto il mio paese, ma il prossimo anno i miei figli andranno a studiare nel paese della mamma, l'Inghilterra, perche' non li voglio far partire in svantaggio nei confronti del mondo. Purtroppo per me questa e' la realta' che vedo.

13 Dic 2007 | ore 22:05

....Forse osservando questi macro fenomeni meglio si comprende la marginalità dei nostri cuochi e della nostra cucina....

direttore leggendo riviste specializzate tra cui il gambero rosso evinco che tutto va a gonfie vele e che oltre alpi ed oceano andiamo alla grande forse mi sto incartando io e non riesco più a seguire il giallo della questione
inizio ad ad essere anziano

14 Dic 2007 | ore 09:52

La marginalità è un dato oggettivo il che non vuol dire che i cuochi non siano bravi.
Ma, per esempio, in molti casi i cuochi italiani non parlano inglese, ed ecco che tutto un mercato è precluso o li vede restii a cimentarsi in una situazione che ritengono difficile.
La marginalità nei confronti delle grandi riviste e siti del mondo anglosassone.
La marginalità in una guida internazionale come la Michelin.
Tutti elementi questi che rendono la strada più difficile ai singoli.
La cucina italiana piace e viene vissuta come una cucina di trattoria. Se si deve pensare alla grande ristorazione si pensava e pensa ai francesi e ultimamente anche agli spagnoli.
Detto questo io credo che mai come in questo periodo storico i nostri cuochi siano stati bravi e maturi.
Ma non basta che lo creda io.

14 Dic 2007 | ore 14:26

I cuochi francesi e spagnoli che peró utilizzano parmigiano, riso carnaroli e vianone, olive taggiasche, tiramisú destrutturati, tartufi bianchi di Alba ecc. ecc. Anche Schumi era un grande pilota tedesco che peró aveva dietro tecnici e tecnologia italiana, bella forza....e comunque non credo che lei sia l'unico a pensarlo, se nó come si spiegherebbe il boom di cui parla Rosario Scarpato nell'ultimo numero...é questa marginalitá??? Che in tutto il mondo persone di classe media, bassa, alta mangino italiano o copino cose italiane conta meno o é assiologicamente meno significativo che quella ridottissima porzione di classi agiate che ancora hanno come riferimento il Petrus o che hanno scoperto come nuovi simboli di edonismo l'azoto liquido made in Spain???? Ci sono paesei che pagherebbero per avere la nostra marginalitá. Detto questo l'emergenza sta dentro di noi, é nei momenti di emergenza, quando tutti ci attaccano e ci danno per morti, che tiriamo fuori le nostre cose migliori, come nel mondiale di calcio. Gli italiani vincono quando si sputano addosso, se si alzano il collo della camicia e fanno gli strafottenti perdono, in tutti i campi

14 Dic 2007 | ore 14:58

Purtroppo non solo i cuochi ma anche i giornalisti e gli editori (di qualsiasi media) non parlano inglese in Italia. Siamo marginali perche' fino adesso pensavamo che eravamo il centro del mondo e gli altri non capivano niente (a cominciare dalla nostra lingua). Schiere di americani, inglesi, francesi, tedeschi parlano e scrivono di tutto quello che e' enogastronomia italiana. Quanti sono invece i giornalisti (e i media) italiani che affrontano quei mercati? Un pugno e per di piu' isolati. La guida ai Vini Italiani del GR-Slow Food (in inglese) mostra la strada. Non so se vende milioni di copie pero' in termini di autorevolezza sui vini italiani si e' intagliata uno spazio di tutto rispetto. Ma e' un caso quasi isolato... Con 70mila ristoranti italiani nel mondo non abbiamo una sola Guida ai Ristoranti italiani del mondo, in inglese, pero' fatta da italiani "seri"... Cosi' si diventa marginali... Non abbiamo una sola guida autorevole, fatta da italiani, in inglese, sui ristoranti del mondo... E in teoria, essendo una superpotenza enogastronomica, dovremmo esprimere (come i francesi) qualcosa di estremo successo. Il "tocco" italiano a livello mediatico e' richiesto all'estero, ma l'Italia non lo produce. Lo lascia fare agli altri. E se qualcosa nasce in Italia, un embrione, una scintilla, Bourdain la viene a smantellare, nelle TV di casa degli italiani...

14 Dic 2007 | ore 15:17

Condivido con Ninko 7-5....
Forse non è che noi italiani, e qundi anche i cuochi, ci sappiamo vendere poco?
Non è che le con le barriere linguistiche (e immagino anche altre) ci seghiamo da soli le gambe???

14 Dic 2007 | ore 15:51

Non capisco tutto questo problema della lingua...gli chef non sono mica tutti 70enni, se non l'hanno imparata bene a scuola, facciano un corso, ce ne sono tanti!
O forse é meglio passare il pomeriggio ad insegnare (pagati) alle signore annoiate come apparecchiare la tavola a Natale?

14 Dic 2007 | ore 16:18

be visto che vanno forti i francesi e i spagnoli i cheeeeffffffff imparino queste lingue... certo quanti cavoli!!! a merenda li vogliamo corretti belli onesti virtuosi artisti poligrotti alla fine sti poveri chef si dimenticano come si fa una carbonara

HASTA!!!!!!

14 Dic 2007 | ore 17:26

Vincere sputandosi addosso, o perdere essendo strafottenti. Ma non si possono avere altre alternative? Che so, perdere con dignita' o vincere con signorilita'?

14 Dic 2007 | ore 21:55

Perdere con dignitá???? Gli spagnoli lo hanno fatto per tanto tempo, poi hanno incominciato a vincere qualcosa a tavola e non e sono diventati subito strafottenti, salvo ricadere coi piedi per terra quando si rendono conto che il mondo é ben lontanon dalla spagnolizzazione calcistica, culinaria ecc. che immaginano loro. I francesi hanno vinto ma a furia di vincere si sono autoconvinti di avere una primogenitura in eterno e nel mondo nulla é eterno, se persino Roma imperiale é caduta come disse Sant'Agostino, figuriamoci la supremazia francese su cuochi e fornelli. Noi restiamo modesti, come sono modesti i nostri artigiani alla Corrado Assenza tanto per fare nomi come gradirebbe il grande Gagliardi, ripeto, il piú lucido e a tema in questo e altri blog gastronomici

14 Dic 2007 | ore 23:34

Le istituzioni/fondazioni/organizzazioni di cui andare fieri: telethon; airc; presidenza repubblica. I marchi: ferrari; armani; brunello di montelcino. Gli uomini/donne: Andrea Bocelli; Dulbecco; Emma Bonino; Rita Levi Montalcini; Dario Fo; Roberto Benigni. E tutti gli uomini e donne che silenziosamente fanno il loro dovere spesso con risultati eccellenti malgrado il sistema Paese giri a vuoto

15 Dic 2007 | ore 09:30

S.O.S Qualcuno mi sa indicare un ristorante del centro di Roma dove trovare posto per il cenone e che non mi costi un occhio della testa?????

15 Dic 2007 | ore 12:03

Il pizzaiolo della pizzeria al taglio vicino a casa mia lascerà l'Italia a fine anno per andare a lavorare in Germania, dove aprirà un locale più grande. Mi ha confessato che in Italia non c'é più futuro per gli italiani, nemmeno per lui che é nato a Durazzo...

21 Dic 2007 | ore 11:59

Illustre sig. Gigio, Le rispondo, onorato del Suo apprezzamento riguardo le aziende che, con tanti sacrifici, mettono in evidenza i loro prodotti.
Ho letto il suo blog per caso, a distanza di 4 anni, ma, nn è importante.
La cosa bella è che esiste qualcuno che è fiero degli italiani che lavorano onestamente e con passione,affrontando situazioni difficili, senza l' aiuto di nessuno, con tenacia, passione e credo.

Grazie signor Gigio, a nome di tutti....
Giovanni Di Sirio

07 Lug 2011 | ore 12:45

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