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Dic 2007
ore 23:47

Low cost per forza nel 2008 ?

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Dopo una quarantina d’anni De Rita e il suo 41° Rapporto Censis danno per la prima volta una fotografia quasi totalmente negativa e disperante dello stato delle cose della società italiana dove prevale un aspetto indolente, cinico e torbido del nostro tessuto sociale.
Il cinismo individualistico, la furbizia, la rozzezza culturale, i modelli vuoti e negativi dettati da televisione e stampa, una poltiglia di massa – la definisce De Rita – che lascia poche speranze per il futuro.

“Dovunque si giri lo sguardo – dice De Rita – si fa esperienza e conoscenza del peggio: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e da alcol come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione della burocrazia come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi”
Non c’è limite al peggio e tra economia e società e economia e politica c’è un abisso.

In un contesto come questo, con una gran parte dell’Italia proiettata obbligatoriamente verso il low cost in tutto, nel mangiare, nel viaggiare, nel vestirsi, negli svaghi, occuparsi di consumi, in alcuni casi alti, elitari e per pochi – tale è tutta la fascia della ristorazione medio alta e quella dei vini oltre gli otto euro – rende tutto più difficile perché se non ci si vuole rifugiare/chiudere nell’enclave del lusso, parlando solo ai satolli, ai rampanti e ai gaudenti, bisogna saper dosare gli argomenti per dare un senso al vecchio detto che la nostra cultura materiale fatta di storia, tradizioni, prodotti, uomini, luoghi, ricette ecc… e parte integrante e primaria del più generale patrimonio culturale italiano.

E allora cosa privilegiare nel 2008? Quali sono gli argomenti che vorreste sviluppare insieme a noi? Di chi e di cosa parlare in Rete ma anche sulle pagine del Gambero Rosso e nelle guide? Cosa è opportuno e cosa è scorretto?
 

commenti 71

ahi direttore, che con la "poltiglia" sia finalmente tramontata anche l'epoca dello sbadiglio nella gastronomia italiana?
“L’invenzione gastronomica non nasce solo dal lusso e dal potere, ma anche dal bisogno e dalla povertà (Montanari)”. E che e' la "poltiglia", se non una faccia della poverta'? Siamo in emergenza: che opportunita'. Non so ancora che suggerire. Pero' volevo fotografare il momento, nella prospettiva della gastronomia come mangiare e bere intelligente.

09 Dic 2007 | ore 01:05

Povertà culturale, al pari passo con quella materiale, purtroppo.
E' un paese che deve ripensarsi completamente, che deve rifondarsi su un nuovo patto tra portatori di valori veri.
Ecco, lo spunto potrebbe essere proprio quello, trovare chi porta dei veri valori, a prescindere dal costo in assoluto dei beni o dei servizi, visto che comunque certi beni non sempre essenziali non sembrano essere in declino (leggi telefonini e assimilati) neanche in questa fase.

09 Dic 2007 | ore 10:57

Direttore, leggendo e scrivendo sul forum si capisce che c'è una strisciante crisi dei consumi nei nostri ristoranti che unita ad una scarsa cultura enogastronomica generale vede uscire penalizzati quei ristoranti che fanno qualità pur non facendo spendere cifre considerate a torto o a ragione "folli". Molto successo hanno, al contrario, quei locali dove ti puoi abbuffare spendendo poco niente, mangiando e bevendo però non si sa cosa.
Credo inoltre che andrebbe fatto il punto sui controlli stradali con gli etilometri. Una propaganda sbagliata ha fatto credere che i nostri clienti dopo cena siano dei pericoli ambulanti mentre credo che il vero problema sia chi esce dai locali notturni impasticcato ed ubriaco. Ancora una volta a pagarne le spese sono quei locali fuori città che fanno pagare lo scotto di affrontare un viaggio pericoloso alla propria clientela.
Per non parlare poi del fatto che servirebbe che la nostra classe politica tutta avesse un occhio di riguardo per la ristorazione, autentico settore trainante di gran parte della nostra economia turistica e non solo.
Se mi verrà in mente altro mi faro risentire...

Ciao

09 Dic 2007 | ore 11:13

Cosa privilegiare nel 2008?
Difficile dirlo, bisognerebbe conoscere qual'è il target di pubblico del gambero rosso (mensile, guida, canale satellitare) e decidere in base alle esigenze del pubblico.
Anche se penso che parlare di alta ristorazione non esclude che si possa parlare anche di ristorazione low cost.

Mucca

09 Dic 2007 | ore 12:33

L’enogastronomia come il yazz!!! Si è detto tutto o quasi il fraseggio è stato creato occorre continuare a distribuirlo indirizzandolo sempre più ai molti che sottovalutano che non hanno i strumenti e la capacità di capire distinguere apprezzare. Sta ai formatori ai giornalisti del settore entrare nel tessuto sociale “medio” e fare uno sforzo in più per far capire che c’è una connessione tra la mandibola il naso e il cervello.
Il gambero rosso lo fa ma consiglio di entrare più nello specifico entrando nelle scuole inferiori dove si forma il futuro…ad esempio organizzare seminari incontri (ad esempio alla città del gusto) con la nuova generazione
Spero in un futuro dove i formatori siano ben formati e qualificati con una etichetta tipo DOP, la loro missione è trasmettere nozioni relative all’importanza del rapporto con il cibo, tanto in riferimento alla sua fondamentale funzione nutrizionale, quanto come parte integrante della stessa fisionomia culturale di una comunità storica e sociale. Quindi il fardello è di primaria importanza c’è tanto chiacchiericcio dilettantesco o, peggio, interessato a fini particolari, dove si fanno passare messaggi, a volte, poco corretti se non addirittura falsi, finti scoop giornalistici, mode effimere.
Spero in 2008 dove la politica abbia un senso per chi la fa e chi la segue dove la ricchezza sia più equamente distribuita per dare la possibilità di dare più potere di acquisto e di scegliere la qualità con più coraggio e respiro.
Spero in una gastronomia condivisibile innovativa ma senza eccessi solo per il gusto di stupire , ad una gastronomia comprensibile ed economicamente più equa meno classista

09 Dic 2007 | ore 13:03

Cosa privilegiare nel 2008? Non lasciandosi intimidire da questa fotografia negativa dell'Italia, continuamo, come sempre, a premiare la qualitá. Ma non solo. Promuoviamo tutti quei ristoranti che rappresentano un modello di progresso economico diverso dalla piccola bottega; tutti quei business che premiano la professionalitá, quelli che hanno fatto scelte coraggiose in nome della gastronomia "di qualitá"; tutti quegli istituti che promuovono una formazione e educazione vera (basta con chef e pseudi tali che organizzano corsi per imparare a cucinare oppure offrono consulenze senza averne le capacitá o qualifiche!!); promuoviamo tutti gli articoli e libri che aprono le strade per "nuove" carriere nel mondo della ristorazione che non sono solo quelle di chef. Simone Pinoli é per me famoso e bravo tanto quanto Heinz Beck!

09 Dic 2007 | ore 13:33

Quasi tutte le persone che incontro e frequento preferiscono spendere più soldi e tempo (ognuno secondo le proprie possibilità) per tutto tranne che per il cibo, ora come 10 anni fa; noi abbiamo identificato alcuni motivi:
1. le uscite per passare una serata o la domenica sono principalmente un evento sociale, non un'occasione seguire una passione; quindi
la quantità di cibo, la spesa contenuta, la comodità (vicinanza, facilità di parcheggio), la piacevolezza dell'ambiente sono più importanti della qualità.
2. la "qualità" per la maggior parte della gente è un concetto astratto e confuso; il gusto e le conoscenze medie di solito non permettono di notare differenze che motivino una maggiore spesa o di decidere di dedicare più tempo e attenzione al cibo nella vita quotidiana.
3. L'informazione caotica che arriva di solito da tv e giornali e web più che suscitare curiosità confonde e rende diffidenti; molti fuggono verso i rassicuranti prodotti "familiari" (= pubblicizzati da molti anni)
4. I ristoranti di alto livello sono associati a grandi occasioni non solo per il prezzo mediamente piuttosto elevato; ma anche perché di solito per ambiente, orpelli, formalità danno l'impressione di essere luoghi in cui non si potrà creare un ambiente rilassato e conviviale.

Tanto per cominciare, qualunque cosa sia in grado di cambiare queste convinzioni radicate penso sarebbe utile...

09 Dic 2007 | ore 15:50

Caro Gumbo propongo una variante al tuo ragionamento:
1) giusta quantità di cibo, prezzo onesto, accessibilità, piacevolezza più qualità. Questo è meglio.
2) la qualità non è un concetto astratto. La qualità si manifesta nei fatti in tante cose. Nel sapore, ad esempio. Una pizza scema resta scema. Una pizza saporita è saportita e richiama gente.
3) Oltre la televisione conosco il passa parola se ragioniamo di piccoli spostamenti in luoghi vicino casa. Per il resto che ci sono a fare le varie forme di guide. Per restare alla pizza: vai là che è buona. E se ti rifilano una sola di certo non ci ritorni seppure per stare insieme a qualcuno il sabato sera.
4) la buona e grande cucina non ha bisogno di orpelli. Puoi mangiare ottimamente da gourmand ancora sui 30 euro qui al Sud come al nord. Altra cosa è l'immagine dei ristoranti di alto livello. C'è una selezione economica di accesso a monte, non a valle.
E' buono e giusto allora guardare a una informazione buona e giusta inclusiva e non esclusiva di cucina low cost.

09 Dic 2007 | ore 16:33

Tra nord e sud c'è una bella differenza nei prezzi e in più da città a provincia questa differenza si nota ulteriormente. Ecco allora che si vede come la carta gastronomica della buona cucina sia molto condizionata da questi fattori economici che peseranno sempre più insieme con la voglia di esibirsi sui palcoscenici casalinghi anche perchè con 100 euro si allestisce una cena casalinga per quattro con i fiocchi, cosa più difficile da spuntare al ristorante.

09 Dic 2007 | ore 17:57

Il cibo che governa.
Il cibo necessità, piacere e potere. Il cibo come riconoscimenteo dello status sociale. Il cibo come forma d'espressione più profonda e radicata. Strumento di comunicazione, il cibo parla di noi, trasmette il nostro retaggio, quello che siamo e quello che ancora dobbiamo diventare.
Tu sei ciò che mangi- qui il processo di distruzione o costruzione della storia della tua vita.
E' la storia del mondo.
E il mondo esiste grazie ad un'unica forza: La Fame.
La qualità umana più diffusa.
Quanta fame abbiamo noi italiani? oppure Abbiamo davvero fame noi italiani?
Il lavoro dell'uomo è il prodotto della ricchezza di un paese, il suo investimento è il risultato della fame. Una popolazione insoddisfatta dovrebbe essere in grado di battersi, e se non si batte non ha costruito niente.
Sempre se per Fame si intende tutti lo stesso concetto: là dove non c'è niente, lottare perchè vi sia qualcosa. La Fame è volere, voler cambiare il proprio stato.
Dice De Rita - non c'è limite al peggio tra economia e società e economia e politica c'è un abisso - appunto - come tra Fame e Sazietà.
Cosa privilegiare nel 2008?
Privilegiare gli Affamati.
Cosa è opportuno e cosa è scorretto? E' opportuno privilegiare l'affamato poichè non ha solo più appetito dei non affamati ma appetiti difficili.
E' scorretto dare considerazione ai nati Sazi, da non confondere con i satolli, perchè chi non ha sperimentato la fame, non costruisce la propria esistenza sulla mancanza.
Letiza

09 Dic 2007 | ore 18:29

letizia sono due volte che provo a leggerti diamine ora la stampo e la rileggo...nella vita sei una psicochef!!! comunque ci rifletto mi sorprendono questi appunti introspettivi
con simpatia ti saluto

09 Dic 2007 | ore 18:47

woow!....cominciano i fuochi d'artificio....
sono dell'idea che bisogna uscire dal seminato...

09 Dic 2007 | ore 18:55

Dal pane alla brioche passando per il feudalesimo, che scavò un abisso tra le classi sociali, purtroppo. Leggo questi concetti: il cibo come riconoscimento dello status sociale? [Segue]- la fame come elemento strumentale per mutare eventi e perseguire mete e traguardi? Creiamo invece delle occasioni di reciproca conoscenza tra uomo e cibo, gratificanti e che vadano ben oltre queste tesi .In sostanza varietà e disinvoltura alimentare innanzitutto, il resto sono chiacchiere …note,d'antan.

09 Dic 2007 | ore 18:59

caro direttore, proprio la consapevolezza delle ragioni dell'evidente declino del nostro Paese deve aumentare l'impegno del gambero per la diffusione di un'elevata cultura enogastronomica perchè oggi la sfida è quella dell'eccellenza in ogni campo economico e sociale. Cosi come non possiamo copmpetere coi cinesi sui costi nel tessile ma sulla forza del made in italy dell'alta moda anche nel campo culinario e turistico, aggiungerei, possiamo battere la concorrenza sulla qualità....e un maggiore benessere e la relativa percezione faciliterà anche i consumi interni: se mi penso benestante posso anche concedermi volentieri una cena da 100 euro altrimenti anche potendo elimino il non necessario e non solo a tavola! E quindi una sola proposta concreta: promuovere l'eccellenza!

09 Dic 2007 | ore 20:18

Sfruttiamo questo strumento potentissimo che è la Rete per far circolare idee, confrontarci e arrivare anche a una sintesi e non solo per i soliti balletti e sfilate di ego.
Ho letto ampi passaggi della relazione di De Rita e sono rimasto molto impressionato perchè tra le minoranze attive e in movimento e i segmenti verso cui muoversi c'è quello del lusso, che non è mai stato - e non certo per motivi moralistici - l'obiettivo primario del Gambero Rosso ma, sembra, proprio nel segmento lusso ci siano forze, energie, intelligenze per fare.
Ora io penso che ci sia invece nella società, tra la gente e nella quotidianità ancora una dose sufficiente di intelligenza, creatività e voglia di fare anche se la mucillagine dell'incultura, della volgarità e della corruzione - pensate sempre al romanzo di Carlotto sulla mafia alimentare - incalza e travolge chi è esitante e debole.
Per cui quello che siamo qui a discutere sarà anche quello che discuteremo in redazione per poi arrivare a una sintesi e FARE.

09 Dic 2007 | ore 20:18

@Tommaso-Pulcinella:
Eh però se bastassero 4 frasi quasi tutte queste persone avrebbero cambiato abitudini! Una cosa è scrivere "la qualità non è un concetto astratto" un'altra cosa è compenderlo, sperimentarlo.

Quello che noto è che l'effetto collaterale di approfondire l'argomento gusto e provare cose veramente buone è che quando riassaggi le cose che consideravi normali...dal croissant al giandujotto, dal nasello fritto agli spinaci al burro, dal pollo arrosto alla pizza...ti ritrovi a pensare: "ma che schifezza mi mangiavo, non sa di niente!". Anche sperimentare una volta o due un ristorante di alto livello scelto con cura, cambia completamente la prospettiva sul cibo.
Il problema più che altro è superare la barriera delle abitudini, poi ci sono tante cose interessanti da scoprire!

p.s. Comunque a Torino non è proprio così facile mangiare una cena completa "da gourmand" a 20-30 euro.

09 Dic 2007 | ore 21:10

la mia era una provocazione: fondata.
@marco, grazie per la simpatia - non sono una psico chef, ma una persona che ha fatto un discreto mazzo per raggiungere il livello di qualità al giusto prezzo del proprio prodotto, rischiando molto sulla propria pelle e quello che mi fa ancora tanto incazzare è che la maggior parte della gente non ne colga la differenza.
@stefano buso - creare occasioni di reciproca conoscenza tra uomo e cibo che siano gratificanti e vi sia innanzitutto varietà e disinvoltura alimentari, e che ci vuole? Mi domando perchè allora sia così facile imbattersi in ristoranti o mangifici, come li chiama il Direttore, dove vengono a mancare le basi minime della ristorazione stessa!
Prodotto dei prima citati nati sazi.
@Il Direttore scrive:sono rimasto molto impressionato perchè tra le minoranze attive e in movimento e i segmenti verso cui muoversi c'è quello del lusso, che non è mai stato - e non certo per motivi moralistici - l'obiettivo primario del Gambero Rosso ma, sembra, proprio nel segmento lusso ci siano forze, energie, intelligenze per fare.
Sentito? forze, energie, intelligenze per Fare.
E questa che cos'è? Non è forse fame di conoscenza, di crescita, di rivalsa?

09 Dic 2007 | ore 22:02

@gumbo guarda che sono perfettamento d'accordo. E' raro che io esca di casa per andare in un ristorante a soddisfare la semplice fame (@ letizia, :) ). Lo faccio nella mia cucina di casa bene. Quindi d'accordo su gusto, sapienza etc.
Non sono d'accordo sul fatto che "noi esperti" soltanto sappiamo percepire il buono e il meglio. Forse si decodificano meglio i segni e i tratti del cibo e delle cucine. E questo è il valore aggiunto del gusto e del naso sopraffini, della cultura e dell'insight gastronomico, della propria esperienza . Ma vai a esaltare un ristorante dicendo o scrivendo bene di una cucina che non è buona e controlla i feed back.
Sono tante le cose che tutti possono percepire senza decodificare i tratti e senza fare esegesi.
Magari anche questo potrebbe essere materia di discussione. E mi trovi pronto.
Ti confermo che qui al Sud, non certamente a Napoli città o nei capoluoghi,si può mangiare bello, buono e al giusto prezzo.
Perciò bisogna parlare di low cost.

09 Dic 2007 | ore 22:36

Scusa Tommaso perchè mi hai chiamato in causa?(@Letizia) cosa c'entra? Puoi spiegarmi?
Ho parlato forse di semplice fame? etimologicamente parlando?

09 Dic 2007 | ore 22:49

Assolutamente no. Sei stata chiarissima. Era un semplice link a una key-word accompagnato da un sorriso.
La storia dei commedianti dell'arte, fra cui Pulcinella, è storia di fame vera. Che però non ha cambiato il mondo: l'ha percorso. :)

09 Dic 2007 | ore 23:02

@tommaso: guarda che io non mi sento un'esperta...decodificare? esegesi?...non stavo così sul complicato, io mi limito a notare la differenza tra le mie percezioni e il mio punto di vista tra prima (di aver assaggiato alcune cose, non solo nei ristoranti) e dopo (averle assaggiate). E noto che chi invece non ha provato cose diverse continua a trovare "buoni" e "normali" alcuni sapori che a me adesso sembrano insignificanti o tristi.
Comunque abbiamo appena iniziato a fare un po' di esperimenti (basati su assaggi di cibi di qualità diversa) con amici e parenti cavie, vedremo cosa ne esce...

09 Dic 2007 | ore 23:23

per quanto mi riguarda, quando dicevo che bisogna riferirci a valori veri, intendevo che bisognerebbe fare un ragionamento contro le mode, contro le parole d'ordine, ed andare a scoprire le carte per vedere chi lavora seriamente e con qualita'.
Io che sono nel mondo del vino da una decina di anni, ad es., mi sono visto sfilare davanti: 1) la moda dei supertuscans tagli bordolesi e dei vinoni tutti barriques 2) la moda degli autoctoni e del legno grande 3) la moda dell'anfora e del biodinamico 4) la moda delle mineralita' 5) la moda di Cotarella e ora la moda di Gambelli...ecc.
E' chiaro anche che alcune mode lo sono loro malgrado e finiscono per essere penalizzate da esse (le mode finiscono), ma tant'e', forse sono proprio stufo delle mode.
Quello che vorrei, direttore, e' sostanza, meno ricerca della "pancia" del lettore e del consumatore, meno cavalcare le tendenze e piu' ricerca sul campo, anche se per una volta questo vuol dire condannare l'anfora biodinamica e parlar bene del supertuscan industriale barricato fatto dall'enologo antipatico.
Insomma, mi piacerebbe leggere storie che sento vere, non collegate necessariamente ad una tendenza, ne low ne high cost, ne buonista e consolatrice, ne ecologista o politicamente coretta per forza.

09 Dic 2007 | ore 23:30

Ma io cerco non il corretto ma l'interessante e un blog è un luogo dove chiedere e discutere, vedo con una certa fatica :-)
Le mode sono belle quando sono vere. Avere paura delle mode è come quello che in viaggio - da turista - dice agli altri di non fare i turisti.
La moda è anche qualcosa di positivo se è una moda intelligente o di per sè la parola moda è solo negativa?
Io non voglio fare lo snob che è sempre altrove rispetto a dove va la gente solo che a tavola "la gente" è troppo spesso particolarmente banale e ripetitiva.
Sembra incredibile ma da trent'anni sento sempre li stessi luoghi comuni sulla cucina delle trattorie, i piatti semplici, i prezzi, le piccole porzioni... che palle e devi anche essere corretto, non puoi dire che - per l'età, certo - Marchesi l'hai visto aprire, Il San Domenico pure, Cantarelli lo frequentavi quando molti espertissimi non erano nati e ti devi perfino sentire i predicozzi. Ma poi, a pensarci bene può anche essere divertente anche se ogni tanto qualcuno mi chiede "ma non ti scocci a fare il blog?"
Dipende, penso...

10 Dic 2007 | ore 00:04

ohhhhh mamma si è scatenata una guerra mediatica il blog infiamma

comunque bonilli il tema del suo post è da dibattere in sede le propongo di invitarci ad una tavola rotonda alla città del gusto con cenetta e degustazione che non superi i 30 euro...siamo sotto natale e a natale si può fare di più come dice la pubblicità.
direttore sia buono con noi siamo ragazzi che ci accendiamo e non solo davanti i fornelli
dica la verità ci sopporta!!!

10 Dic 2007 | ore 08:35

Un consiglio per chi fa guide???!!!!!! A maggior ragione, visto il periodo, fare attenzione ai consigli che si danno. Seguendo il Gambero nel giro di tre giorni sono andata prima al Moscati e poi da Piero e Francesco in Prati. Bene la prima esperienza è stata assolutamente deludente, veramente non capisco gli entusiasmi che usate nei confronti di questo locale che dell'apparenza fa la sua offerta, ma vi assicuro null'altro, Eravamo in tre e abbiamo preso ciascuno delle cose diverse. Nessuna emozione, se non nel ricevere il conto, 50 euro a testa. Assolutamente non giustificati.
Due giorni dopo sono andata da Piero e Francesco in Prati...beh che gioia.... un viaggio tra Calabria e Campania all'insegna del mare davvero da ricordare, emozioni assolute per il palato... il portafoglio??? 65 euro a testa ma davvero meritati.... Dunque sono del partito che non rinuncia a spendere purché ne valga la pena.....
buon lavoro

10 Dic 2007 | ore 10:33

@ Marco Ma figurati se io vi sopporto, chi viene qui a discutere è il benvenuto, io parlo del clima generale che c'è in Rete, fatto solo di stupide rivalità, piccole invidie, calunnie da quattro soldi.

@ Virtuelle Le segnalazioni dei lettori ci sono sempre molto utili perchè ti permettono di correggere la rotta. E' vero, ci sono molti che accettano di spendere i 50/70 euro ma chiedono di avere un servizio adeguato e i ristoratori non si rendono conto di quanto funzioni il passaparola e di come sia premiante per un ristorante fare uscire il cliente contento.

10 Dic 2007 | ore 11:05

A me piacerebbe veder discusso il tema 'i ristoratori italiani sono anche bravi imprenditori?'.

La mia sensazione e' che abbiamo tanti bravissimi chefs ma che una vera mentalita' imprenditoriale sia latente (sia pure fra notevoli eccezioni). Come esempio due post dal blog di Paolo Marchi: in uno Antonio Santini viene citato dicendo che le cantine sono ormai solo un costo per i ristoranti. Nell'altro lo chef Bartolini afferma di aver aumentato le etichette da 200 a 500 con un occhio alla stella Michelin e si lamenta perche' alla fine non glie l'hanno data.

Un altro esempio e' nella struttura dei prezzi molto rigida della ristorazione medio-alta italiana. E' inutile lamentarsi perche' gli Italiani spendono in telefonini, benzina eccetera ma non in buoni ristoranti. Un imprenditore deve adeguarsi al mercato che ha e cercare di cambiarlo in mdo concreto, non fare piagnistei in continuazione sull'incivilta' diffusa: certo che se uno apre il ristorante a casa di Dio con prezzi immutabili e personale in eccesso sia in cucina sia in sala, non si puo' poi lamentare se la sala e' vuota a pranzo nei giorni feriali e i conti non tornano. Perfino a Londra, grazie a cucine e sale efficienti si mangia a pranzo dai migliori a prezzi davvero ragionevoli (noto che Vissani a 30 Euro e' un fatto a quanto pare cosi' stupefacente in Italia da meritare un articolo di Bonilli qualche tempo fa).

10 Dic 2007 | ore 11:45

Mi ricollego a quanto scritto da gumbo ieri: credo anch'io che ormai nei ristoranti stellati, se uno è appassionato e ogni tanto dispone di denaro e non deve fare troppi chilometri, ci si può andare o da soli o in due-tre con altrettanta passione. Perche' e' di fatto una esperienza "culturale", non condivisibile nè con gruppi di amici, nè per una cena diciamo romantica. Ecco, vorrei che nelle guide, nelle discussioni si tenesse presente questo: normalmente si esce per stare insieme ad altre persone e non è detto che si debba ricorrere sempre alla pizzeria o alla trattoria economica. Forse c'è un nuovo criterio di valutazione: la possibilita' di divertirsi mangiando e parlando insieme ad altri, senza la applicazione da "studio" che richiede un locale stellato e senza gli schiamazzi di una pizzeria. Insomma andrebbero incentivate la qualità (non esasperata), la cura e la presentazione del piatto anche nella ristorazione media, in modo da essere "stupiti" e "intrigati" anche chiacchierando, senza dover urlare, con amici che non devono necessariamente essere "gourmet".

10 Dic 2007 | ore 12:10

Vorrei puntualizzare: credo si debba uscire dall'equivoco interessato per cui se il ristoratore dà qualcosa in piu'in qualita' e presentazione subito i suoi prezzi si alzano a 50 euro (almeno in provincia), altrimenti ti "becchi" e ti devi accontentare del piattone da portata, del misto alla griglia con patate al forno da passarsi tra i commensali. Non ci sono mai stato, ma da quanto leggo, la filosofia di Oldani ( D'O ) potrebbe essere ispiratrice per una linea guida della nuova ristorazione.

10 Dic 2007 | ore 12:25

@man
gli italiani che spendono in telefonini benzina eccetera è parte di una scelta personale e quindi altro discorso e tema
C'e tanta gente che va a prostitute e per una prestazione paga e tanto scelte personali
Il discorso è dibattere se è giustificato spendere 150 200 euro per una bottiglia di vino o spendere 200 euro in un ristorante solo perchè stellato... comunque ci stiamo allontanando dal post di bonilli

10 Dic 2007 | ore 13:16

Sembra che i discorsi che ruotano intorno alla gastronomia finiscano spesso per essere banalizzati in una questione di prezzo.
L'intento di Bonilli credo fosse quello di avere nuovi canali per stimolare il mondo Italiano enogastronomico come mercato. Io ho proposto quello di esaltare non solo quello della cucina ma anche quello della "sala' che negli altri paesi viene messo non dico sullo stesso livello, ma ad un livello molto piú alto rispetto a quello Italiano. Interi articoli ai direttori di sala, bartender sono dedicati in grandi mensili. Questo forse potrebbe aprire le porte ad un tanto sperato miglioramento della ristorazione in Italia.

10 Dic 2007 | ore 13:38

Anche se in linea generale non impazzisco all'idea di ricercare il "giusto prezzo" nelle emozioni, anche nelle emozioni a tavola, però....però se non vogliamo continuare a suonarcela e a cantarcela tra noi rampanti e gaudenti penso che il famigerato rapporto qualità/prezzo nella ristorazione debba tornare di attualità. Lo dico da una città come Milano dove il rapporto in oggetto è mostruosamente squilibrato a favore del prezzo. Non è possibile mangiare risotto alla milanese e cotoletta (e per averla corretta bisogna combattere....) e pagare 60 Euro a persona con un vino normale......ed un servizio molto "rustico". I nomi, si facciamo i nomi. Il primo? Il Matarel, il secondo? Alfredo Gran San Bernardo ma potrei farne altri.....e voi romani che mi dite di Checco er Carettiere a Trastevere o della Sora Lella? Nomi signori, fuori i nomi. SVEGLIA!

Ad Majora

10 Dic 2007 | ore 15:54

Sono d'accordo con Cristina: insieme alla cucina deve essere valorizzata "la sala" (che vuol dire accoglienza, presentazione, insonorizzazione etc.). Non intendo una valutazione alla francese (Michelin docet) dove fanno premio affettazione, broccati, maitre e brigate che se non ci sono ti puoi sognare le due o tre stelle (Pierangelini?): intendo una sala in cui il cliente possa conversare, in cui abbia possibilita' di scelta tra poche portate e pochi menu ben costruiti, in un clima informale ma "rispettoso" che consenta anche di premiare, se c'è, la qualità della cucina. Ci siamo battuti in passato per l'abolizione del "servizio", per i menu scritti con relativi prezzi, per i vini al bicchiere ( ahimè qui siamo ancora lontani), oggi forse, anche attraverso informazione sui media , servizi dedicati a " come si sta" oltre che a "come o cosa si mangia", è diventato necessario sottolineare la componente "sala". Perche' è a questi livelli, diciamo compatibili per le tasche e le esigenze conviviali dei più, che si puo' abituare la gente ad una ristorazione anche imprevedibile, anche creativa, senza necessariamente rivolgersi ai locali stellati che ovviamente saranno di riferimento ma sempre più per addetti ai lavori o status per gaudenti che non capiscono.

10 Dic 2007 | ore 17:17

Dal rapporto Censis alla sala come ci siamo arrivati?

10 Dic 2007 | ore 17:26

Se il Censis ci ha definito, e a ragione, una poltiglia informe, non significa che ci si debba spalmare sul divano di casa: per fortuna esistono ancora le amicizie, gli amori, le realazioni sociali. E bene o male la ristorazione riveste in questo senso un ruolo fondamentale: è necessario sfrondare il settore dalle mode (dei locali, dei vini, dei cuochi)e dal pressapochismo, a favore semplicemente di una ristorazione "civile", cioè educativa (tradizione e innovazione), onesta e coinvolgente.Credo che anche dalla tavola si possa partire per rinnovarci, fuori dagli eccessi modaioli e dalle abbuffate. Ovviamente tali comportamenti possono essere estesi ad altri settori della vita, ma qui siamo sul GamberoRosso, e di questo parliamo.

10 Dic 2007 | ore 18:07

... ah, ecco, mi ero perso :-)

10 Dic 2007 | ore 18:10

La prossima settimana parteciperò a 2 serate di saluti di fine anno e una di festeggiamento per uno che ha preso la patente nautica. Dopo aver sentito in fase organizzativa le solite frasi "tanto è un pretesto per stare insieme", "quello che conta è la compagnia", "scegliamo un posto comodo e per cui non si rischi l'etilometro","un posto in cui ci si possa riempire la panza, bere tanto, strare tranquilli a chiacchierare a 15-20 euro"...finirò in due pizzerie e una birreria. Come al solito, quando esco devo scegliere tra mangiare bene (da sola o con un paio di fissati per il cibo) oppure passare una serata con gli amici. Perchè è così difficile conciliare le due cose?

12 Dic 2007 | ore 09:41

volevo tornare ai quesiti che proponeva, in merito ai temi e contenuti della rivista, ci sono due strade. La prima è quella di otturarsi le orecchie e parlare solo d' enclave del lusso, parlando solo ai satolli, ai rampanti e ai gaudenti. Essere una rivista patinata da sogno. La seconda che mi sembra la strada già intrapresa è venire incontro a questo nuovo modo di consumo, avendone un occhio di riguardo, ci sono già per esempio sul web delle cose interessanti, uno su tutti www.ovosodo.blogspot.com, che ben si allinea al nuova modalità dei consumi, è corretto parlare di eccellenze ma anche di.... mercati per esempio, di quei luoghi che offrono un rapporto qualità/prezzo interessante. Molte persone sono tornate a farsi le preparazioni in casa dal pane alle conserve. E' bene parlare di prodotti di nicchia e di qualità, ma dobbiamo pensare credo a non fare sentire frustrati che magari non ha possibilità di scegliere anche se comprendo che per chi fa questo lavoro vorrebbe sempre e solo parlare di cose belle e buone, informare i propri lettori delle straordinarie storie, prodotti, tradizioni che da sempre ci distinguono, parlarne magari con un maggiore equilibrio e senso di resposabilità. Perchè ci sono argomenti e argomenti ma anche diverse modalità per parlare di alcuni argomenti. Buon lavoro.

12 Dic 2007 | ore 10:28

A me piacerebbe poter discutere sempre più dei prodotti, di quelle che gli chef chiamano materie prime, dei vini e di chi li fa.
Vorrei indirizzi, nomi e cognomi, storie, principi, tecniche...
Vorrei poter avere una bella "rubrica" di prodotti/produttori da raggiungere magari fadendo un bel po' di kilometri...
Poi vorrei che si facesse un passettino indietro...vorrei che i cuochi e la critica se la tirassero di meno....i primi meno star (ma non credo sia realistico!) e la seconda meno autoreferenziale e snob. Come a dire parliamo di cose serie, di qualità percepita, di ricerca e creatività e perchè no di prezzi...
Saluti

12 Dic 2007 | ore 11:55

I fissati del buon cibo vengono guardati in modo strano con sprazzi di compatimento. Nessuno si sognerebbe di usare lo stesso tono e sguardo per chi fa centinaia di chilometri per un concerto o per chi sa tutto sul cinema, segue i festival minori e il Sundance Film Festival lo considera la Mecca.
Tutte cose che sappiamo e che ci portiamo dietro da quando il Gambero Rosso è nato, quindi parliamo ormai di 21 anni.
Qualcosa è cambiato, non c'è dubbio, ma lo spirito di fondo resta sempre lo stesso, critico e minimizzatore: e che sarà mai?! un piatto è, mica un'opera d'arte.
E così raccontare il piatto, chi lo ha fatto, il luogo dove lo si può gustare è stato per tutti questi anni il filo rosso che percorreva la rivista. Idem per il vino con un'aggiunta di specialismo e linguaggio ad hoc. Idem per pane, pasta, salumi, verdure ecc...
Ora, volendo fare un passo oltre, volendo giocare non più in difesa -...ma il cibo è cultura... la nostra cultura materiale e tutte quelle cose lì ripetute fino alla noia - e pensando che i tempi sono maturi mi piacerebbe che anche i lettori cambiassero registro mentale e la smettessero di accettarsi come dei fissati.
No, come vi spiegherebbe un americano colto, un francese curioso o un inglese viaggiatore, noi siamo guardati e invidiati per il nostro stile di vita nelle piccole e grandi cose.
Certo, detto in questi giorni, in quest'ultimo anno è un po' faticoso da pensare e introiettare ... il nostro stile di vita...!! e però è così, il nostro stile di vita è la summa di una storia che ogni volta è in un piatto, un condimento, un paesaggio, dei colori, dei suoni e siamo noi che ce lo stiamo perdendo questo stle di vita mentre gli altri ancora ci invidiano e pensano che lo stile italiano si porta dietro centinaia e centinaia d'anni di dipinti, monumenti, musiche, cibi, vini che hanno creato un mix unico che si va perdendo, sfumando molto lentamente, per nostra fortuna.
Su questo mix vorrei concentrare lavoro e attenzione del Gambero Rosso in buona e numerosa compagnia.

12 Dic 2007 | ore 13:39

Sig. Bonilli la comprendo e l'apprezzo per il lavoro che svolge, e le sue parole sono poesia.
Vorrei soltanto dire che questo non vi deve spingere a non guardarvi intorno, altrimenti è solo autorefenziale, vedere le cose anche da un altra prospettiva, non ho detto che non deve continuare a fare quello che gia faceva a raccontare il territorio, l'arte del cibo, però questo non è che rischia di portarvi un po' al di fuori della realtà? di parlare di cose che pochi sono in gradi di comprendere e o di condividere realmente(in realtà so che il numero di lettori è numeroso). Il mio vuole essere l'istallazione di un dubbio, di un momento di confronto e di ragionamento. L'imput che avete fornito all'agricoltura e al cresere di scelte di qualità consapevoli è encommiabile. Stiamo perdendo un patrimonio è vero, ma questo patrimonio se non trova una collocazione reale, si perderà comunque. Le cose non sono mai ferme, cambiano e si evolvono anche lo stile di vita cambia nulla rimane immutato nel tempo. Con stima

12 Dic 2007 | ore 14:36

direttore quanto nazionalismo comuque.... il piatto è un'opera d'arte???!!! direi di si quindi il costo è in misura a quell'opera pensata dedicata molta gente si mette seduta (è capitato a me) e mangia apprezzando ma non pensando a quanto tempo il cuoco si dedica a quell'opera che ha un costo.
E poi mi inserisco dicendo che se lei giustamente il confronto e il ragionamento...fatto su un blog è dura utile ma dura
organizzi un bell'incontro in sede invitando tra gli altri tutti quelli che sono intervenuti in questo blog
Concetto onirico!!!! spero di no

12 Dic 2007 | ore 15:04

Lunedì sera partecipavo ad una assise dove erano presenti molti ristoratori pugliesi. La maggior parte del dibattito verteva su quale tipo di cucina e quali prodotti (anche enologici) puntare. Parte degli interventuti era favorevole ad una sorta di autarchia alimentare-enologica, io ed altri invece ci siamo detti contrari al puro e semplice rifugiarsi nel grembo della tradizione territoriale, anche enologica.
Ecco, questo sarebbe un altro bel tema da approfondire.

Ciao

12 Dic 2007 | ore 15:05

Come sempre Gagliardi il piú lucido...un tempo al Mattarel si pagava anche perché al tavolo vicino ci avevi il Bettino o il bel Martelli e la gente giusta (si fa per dire), come dal bolognese a Roma, oggi manco quello. Idem Sora Lella, da Gigetto al Portico o alla Matricianella...si mangia benino ma sono cene che valgono sui 22, 23 euro no 50 minimo. Per non parlare di ristoranti veneziani tipo antico Martini o al Graspo de Üa cene che meriterebbero un prezzo intorno ai 35 euro ne arrivano a costare 65, quasi come da Gennaro Esposito senza vini o a Firenze al Tirovino dove per un antipasto normale, una bistecca di appena 400 gr. piuttosto fredda, un tiramisú e un buon chianti puoi spendere sui 55 euro...qui c'è qualcosa che non va!!!!

12 Dic 2007 | ore 23:07

Non va la spirale
parlano bene di me = buon voto di una guida e alzo un po' i prezzi.
Sono pieno = alzo un altro po' i prezzi.
Rinnovo menu e un pezzo di locale = 2 euro in più i primi e 4 euro in più i secondi.
Non va che invece della minerale vendano l'acqua addizionata/trattata.
Non va perchè i primi pensano che non si guadagna più come un tempo e i secondi che ormai andare al ristorante è un lusso e allora tanto vale andare solo da quei tre o quattro dove il discorso è chiaro: io pago e tu mi dai molto.

12 Dic 2007 | ore 23:46

direttore sull'ultimo numero del gambero si parla di olio in maniera egregia si parla del taste huile bel designe ma preferisco versare l'olio dalla bottiglia fa più sapore e tradizione...ma in primo piano parlando del laudemio l'articolo inizia con "Vi sognereste mai di pagare un solaia come un tavernello con tutto il rispetto per questo vino....oHHHH maMMMMa rispetto per questo vino!!! vino What??? ho capito bene
non c'entra nulla con il suo post ma....

13 Dic 2007 | ore 08:28

Il Tavernello è vino, vino prodotto da uve che fanno 350 quintali/ettaro ma vino e non prodotto sofisticato. E' inutile creare leggende negative per allontanare da noi il problema: di Tavernello se ne vendono 100 milioni di confezioni in cartone il che vuol dire che un bel po' di italiani lo bevono e questo con il low cost c'entra molto e fa capire che se nel 1986 si moriva di metanolo per vino adulterato in bottiglioni da due litri che costava 1000 lire oggi si è passati al vino in cartone che è vino, di bassissima qualità ma vino.

13 Dic 2007 | ore 10:26

Il problema dei costi è, comunque, rilevante. Come in tutti i settori anche nella gastronomia l'eccellenza non è alla portata di tutti. Questo è un dato difficilmente contestabile. Nei grandi ristoranti molti non vanno perchè disinteressati, ma tantissimi non possono permetterselo. E così ad esempio Eataly. Secondo voi un normale impiegato torinese della Fiat può andare tutti i giorni a fare la spesa lì? Domenica ho portato mio padre a Milano a fare un giro al punto vendita che Eataly ha da poco aperto alla Coin. Mi ha detto: cos'è il supermercato dei ricchi?
Intendiamoci, l'alta qualità artigianale non può che avere questi prezzi ma è inevitabile che questi prezzi tagliano fuori la stragrande maggioranza delle persone......e i Mac Donald sono pieni perchè la gente non ha gusto....ma anche perchè sono economici.....la stessa mano che ti affama, poi ti porge un hamburger a basso prezzo anestetizzandoti l'anima e il palato.
Questa è la spirale.

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 10:48

direttore ne prendo atto comunque il 17 e 19 dicembre sarò da voi a degustare il vino
levo il disturbo

13 Dic 2007 | ore 10:51

Ad Majora ha ragione al 100%.

Tecnicamente purtroppo è vino....Il Tavernello c'entra eccome con il low cost. Complice la situazione economica non certo brillante per molti italiani, complice l'ignoranza alimentare e gli stili di vita da fast food (e dietro vedo anche l'americanizzazione dello stile di vita, dai consumi, dal credito al consumo sino al cibo) molti italiani lo bevono come molti comprano i quattro salti in padella....
Secondo me il Gambero Rosso dovrebbe parlare di un low cost ovviamente diverso.....

13 Dic 2007 | ore 10:53

Ecco che finalmente senza tanti giri di valzer si parla concretamente dell'Italia che non era culturalmente da mcDonald's e ci sta scivolando perchè non ha più soldi e ormai per un minimo svago alimentare deve scegliere quello che costa meno.
Lo stile di vita italiano anche nei consumi era diverso ma adesso noi, tra i primi risparmiatori del mondo, cominciamo a spendere tutto e anche oltre e a intaccare i risparmi.
In campo alimentare verdure e frutta di qualità sono ormai da ricchi e così il pesce.
Il low cost alimentare è diventato obbligatorio per milioni di italiani e ha ragione Matias, dovremo lavorare molto a livello di informazione per far distinguere tra un orrendo hamburger con patatine della mcDonald's e un low cost italiano, genuino e consigliabile.

13 Dic 2007 | ore 11:09

Eataly: veramente da quel che vedo mi pare che il cliente medio sia proprio l'impiegato. Io che vado spesso vedo che pane, latte (crudo dal distibutore), vino sfuso, alcune verdure di stagione e a rotazione alcuni prodotti in offerta costano come i prodotti simili al supermercato (o poco meno o poco più) e di solito sono migliori. Poi ci sono prodotti goduriosi di fascia alta che al supermercato non trovi che puoi assaggiare a rotazione; alcuni prodotti se hai tempo di andare banco dei contadini di fiducia al mercato o in giro "nei posti giusti" li troveresti molto a meno, però mica si può passare tutto il tempo libero a fare la spesa!

Piuttosto, un mio amico che è andato ieri in una pizzeria a caso per i soliti incontri stile "tanto quel che conta è la compagnia" mi ha detto che hanno aspettato un'ora una pizza mediocre e mezza con sala semivuota, alcuni hanno preso branzino, tagliata e cose improbabili che sono giunte in quantità microscopiche e costate relativamente care per la qualità (ovviamente bassa). Però finché la media non smette di scegliere per comodità di parcheggio e "per stare insieme" e depenna i pacchisti...mi sa che ce la passiamo male.
E io continuerò a sentirmi definire e sentirmi un po' "fissata". ;-)

13 Dic 2007 | ore 11:32

Su Eataly: parliamo della pasta, del riso, dei legumi, delle marmellate, dei mieli, dei formaggi, dei pelati, della farina, delle passate.........

Sulla pizzeria a caso: i nomi, FUORI I NOMI!

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 11:39

Eataly: parliamo pure della pasta, del riso, dei legumi, dei mieli dei formaggi, del pesce, delle verdure, del pane e del latte perchè quelli no? Paragoniamo prodotti più o meno equivalenti, cioè che non siano blocchi privi di sapore provenienti da allevamenti della Thailandia ma da produttori italiani e non multinazionali. Io ho confrontato i prezzi recentemente e non ho visto tutta questa differenza. Tu sì? Dove? Come? quanto?
Io comprando tutto lì ci posso fare comodamente una bella cena completa con 5 euro a testa. Dici di no? Eppure io ti dico di sì, se vuoi la prossima volta ti mando lo scontrino! :-)

Fuori i nomi? Non sono andata io in quel locale! Però facciamo pure una lista da qualche parte, elencando cosa non è andato bene e in che locale; io di nomi ne avrei...ma sarebbe affidabile un elenco in cui anonimi raccontano esperienze in modo vago?

13 Dic 2007 | ore 12:24

beh, Gumbo sui prezzi di Eataly chiuderei qui (500 gr di pasta costano circa 3 euro) anche perchè chiunque di noi ci è andato o ci andrà potrà verificare.
Per il resto, perchè parli di anonimi? Io ho un nome e cognome e faccio nomi e cognomi, ma come vedi quando dal generale si scende nel particolare c'è poco seguito....ad iniziare dalle alte sfere.....

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 12:35

Certo, io ci vado oggi o domani quindi posso tranquillamente scrivere quanto ho speso. Nessuno ti obbliga a prendere il prodotto più caro, comunque (tra i vari tipi di pasta, ad esempio). Oppure se invece dell'astice prendi lo sgombro, certo una differenza c'è! E questo non solo da Eataly. Però io preferisco mangiare cose più semplici ma di qualità che cose fintamente pregiate.

Per i nomi...secondo me oltre c'è comunque il problema che anche i giudizi dei clienti - se anonimi peggio, ma anche non anonimi capita facilmente - non necessariamente sono affidabili.

13 Dic 2007 | ore 12:49

Se è per questo la pasta a 3 euro la trovi anche alla Coop, poi se vuoi spendere 0,80 la trovi. Insomma caro Gagliardi non facciamo la demagogia del prezzo, se entri nei supermercati trovi tutto, i prodotti civetta - "prezzo falso" messo per invogliarti a venire lì a fare acquisti - e prezzi all'altezza del prodotto, sia esso vino, cioccolata o pane.
Volendo ti fai male anche al supermercato, anche se è Coop, perchè compri più di ciò di cui necessiti.
Mica sono dei benefattori Esselunga, Coop, Conad, Auchan e soci.

13 Dic 2007 | ore 13:06

Non comprendo bene in cosa non siete d'accordo. Ad Eataly la grande industria è bandita, i prodotti sono artigianali e, notoriamente la pasta artigianale (leggi Latini o Setaro) costa almeno il triplo della migliore pasta industriale (leggi Voiello o De Cecco).
Ad Eataly, quindi, non esiste pasta a 0,80 il pacco.

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 15:49

ma nei supermercati c'è Setaro :-)

13 Dic 2007 | ore 16:16

Caro Bonilli mi piacerebbe sapere in quali supermercati trova la pasta Setaro (e a che prezzo). Comunque io parlavo di Eataly dove pasta a 0,80 non se ne vende.
E comunque resta il punto: una famiglia normale può mangiare pasta artigianale riso artigianale mozzarella di bufala che non sia Vallelata o Pettinicchio...bla bla normalmente?

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 16:55

Non capisco questa discussione: primo, qual è una famiglia normale? E' composta da due, tre o quattro individui? Quanto guadagnano?
Non è che tutto le volte che si parla di cibo ci si deve parametrare con chi guadagna 1200 euro/mese e ha due figli. Ci sono anche questi, ascoltati a Ballarò, visti nelle interviste di Torino sugli operai morti bruciati.
Figurarsi, ma loro manco sanno che esiste il Gambero Rosso e della guida dei vini non saprebbero che farsene, per non parlare di quella dei ristoranti.
Quindi scrivo per chi legge il Gambero Rosso e dintorni, cioè gente che se decide di fare una "pazzia" osa persino acquistare Setaro a 3 diconsi 3 euro.
Cioè parliamo di consumi base che possono essere variati non con un etto di Joselito 5 Jotas ma con un pacco di pasta di qualità superiore e poi dei pomodori in scatola non cinesi e poi del riso buono e non c'è bisogno di dire che ci fai la spesa ogni giorno ma neppure la battuta demagogica che Eataly è solo per ricchi perchè vorrei sapere dove inizia la ricchezza e dove è la fascia che sta bene e quanto si deve guadagnare per essere uno che una volta al mese non può spendere per 500 grammi di Setaro tanto per essere concreti e fare nomi, in questo caso numeri, e non demagogia.
Ad Majora 2 volte :-)

13 Dic 2007 | ore 17:27

Devo necessariamente precisare che come avevo chiarito la frase "supermecato dei ricchi" è di mio padre che non se ne può fregare di meno di fare demagogia sul costo del cibo e che rientra tra le persone che hanno con il cibo un rapporto piuttosto "normale".
Mi dica Lei qual è una famiglia normale e se secondo Lei una famiglia normale può mangiare la pasta Setaro. Per me no, ma è la mia opinione ovviamente.
Ma il tema è di cosa parlare nelle guide e sul gambero. Bene.
Del rapporto qualità prezzo nei ristoranti "NORMALI" (rectius dove non inventano le passatine). Fustigando e facendo nomi.
Di come sia possibile che in alcune guide di Milano siano indicati posti come "La cotoletteria".

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 17:45

A volte riportare le battute, fare cassa di risonanza è peggio della battuta stessa. Comunque per rimanere a Setaro, io accetto rigore sui tre euro a patto che la figliola di questa nostra ipotetica famiglia che ci stiamo strattonando non indossi dei jeans griffati perchè in tal caso sparo, cioè penso che il Gambero Rosso deve insegnare a selezionare i consumi e quindi anche l'idea che la domenica, cioè 4 volte al mese, uno mangia pasta buona come un tempo la carne. Va bene così il ragionamento?
Non esistono consumi troppo costosi ma solo consumi intelligenti. E se troppo costosi non sono per definizione intelligenti. :-)

13 Dic 2007 | ore 17:57

Le figlie delle famigliole cui mi riferisco non portano evidentemente jeans griffati.

Ad Majora

13 Dic 2007 | ore 18:11

Io credo che una famiglia con un tenore di vita non proprio bassissimo possa tranquillamente permettersi di comprare anche se sporadicamente degli alimenti di qualità non banale e non da prezzo. Se tutti stessimo attenti ai consumi non alimentari vedremmo che spendiamo molto e male per cose assolutamente voluttuarie.
Credo anche che nelle famiglie normali si potrebbe tornare a fare un po' di pasta fatta in casa, così come il pane magari utilizzando un lievito madre, dello yogurt, delle marmellate, delle conserve, dei sottoli, magari utilizzando materie prime eccellenti per poi trovarsi delle cose da mangiare di assoluta qualità spendendo relativamente poco. In casa noi le abbiamo sempre fatte, erano delle belle giornate passate tutti insieme in famiglia, con amici ad aiutare.....romanticismo??
Forse anche di come preparare queste cose se ne potrebbe parlare di più.

Ciao

13 Dic 2007 | ore 21:40

Qualcuno mi spiega perchè se si parla di cibo invece di ragionare su fatti concreti si deve finire a parlare di quelli che non arrivano a fine mese?
Certo che il problema degli stipendi troppo bassi c'è e andrebbe risolto, ma questo è un altra questione!
Qui parliamo di quelli che hanno uno stipendio da sperperare come vogliono e preferiscono comprare il macchinone con i led blu e le ruote in lega, il borsino Prada e la cintura D&G, il tv da 52 pollici da appendere di fronte al letto. Va tutto bene, ma perchè spendere per mangiare no?

A comprare il pane, il latte, il vino e la pasta da Eataly io vedo spesso la gente di zona - la zona Lingotto, avete presente? Perchè il latte costa meno che al supermercato ed è più buono, il pane è gustoso e non diventa un pezzo di granito il mattino dopo, lo mangi per giorni non lo sprechi e il vino costa poco e c'è lo sconto per i pensionati. Certo questo pubblico non compra il prosciutto spagnolo, ma magari la mozzarella di bufala a volte sì. E di pasta ce n'è di vario tipo, non è vero che costa tutta 3 euro.
Oggi sono andata apposta da Carrefour (il classico supermercato da spesona a basso prezzo) e la pasta mediamente costava 1,40, poi qualcuna 0,80, qualcuna anche 3,50 al kg. Quindi? Basta scegliere.

Poi proprio in questi giorni sto raccogliendo informazioni per andare in Francia, anche riguardo i ristoranti; ho chiesto a una signora francese che in un grande ristorante non c'è mai stata; ma lei non ha cominciato con i discorsi da Porta a Porta. Ha detto che è molto orgogliosa della tradizione della cucina francese ed è contenta che io ne sia incuriosita. E subito ha chiesto a suo nipote- che non beve vino tutta la settimana per godersi una buona bottiglia ogni sabato - che ha chiesto a suo suocero che invece si concede 3 o 4 cene in grandi ristoranti all'anno. Semplice, lineare: loro sono davvero orgogliosi della tradizione e se la godono, noi invece dobbiamo sempre metterci in mezzo i sensi di colpa e rovinare tutto. Perchè? Chi ci guadagna? Boh!

13 Dic 2007 | ore 22:12

Io pubblico il Gambero Rosso da 21 anni. Quando è nato, nella pancia del manifesto, ho dovuto fare mille discussioni sulla moralità o meno nell'andare nel grande ristorante.
Ne ho discusso anche con Pintor, grande giornalista e persona colta e ironica ma che sulla materia era schematico.
Ma scusa, tu hai un piano a coda e compri 33 giri di musica classica, io vado da Pinchiorri... e no! una era cultura, l'altro era spreco.
Ventuno anni dopo siamo poco oltre queste posizioni "rozze" in persone colte e sensibili e infatti qui siamo a discutere della famiglia che non arriva a fine mese e per fortuna gumbo si è fatta il giro e dà dei prezzi. Uno per tutti, il vino e Eataly viene venduto sfuso, è buono, di sicura provenienza e costa 1,5/3 euro il litro a seconda della botte, del latte abbiamo già detto e del pane che dura alcuni giorni - l'ho comprato e portato a Roma e è durato 6 giorni - ed è conveniente... questo a Torino ma un po' dovunque chi ha la curiosità e la sensibilità per cercare la qualità non necessariamente è costretto a svenarsi.
Il nostro low cost del 2008 sarà in questa direzione, quella di trovare prodotti e produttori di qualità e prezzi intelligenti. Poi uno decide di fare acquisti una volta la settimana, ogni quindici giorni o ogni mese ma non si preclude l'idea e il piacere del buono perchè destinato solo ai ricchi
Non è vero, il buono è per molti.

14 Dic 2007 | ore 14:38

Rido quando il ministro De Castro promuove in TV il progetto dei farmer's market, in tutto il Piemonte esistono dal dopoguerra. Ma non rido affatto quando al mercato di porta Palazzo vedo schiacciare 10/15 quintali di ortaggi e frutta al giorno, invece di regalarli alla mensa dei poveri del Cottolengo.

14 Dic 2007 | ore 16:05

Però davvero...possibile che se si parla di cibo ci si deve necessariamente flagellare con le storie più tristi che si possono immaginare? :-)))
Secondo me gli italiani hanno un serio problema di sensi di colpa legati indissolubilmente al cibo che sarebbe il caso di risolvere!

14 Dic 2007 | ore 21:43

Gli ultimi post di Gumbo e del Direttore mi sembra sintetizzino alla grande una settimana di discussioni: libertà di scelta, consumi mirati e intelligenti , proposte varie e territoriali senza vergognarsi. Il low cost italiano passa dallla cucina del territorio, con prodotti di qualità valorizzati anche dalle rivisitazioni e dalle presentazioni, come accade in Francia, senza passare per locali "tipici o turistici". Questa impostazione non è ancora abbastanza diffusa, quando lo sarà , la gente, i ragazzi, gli appassionati conosceranno sempre nuove cose, le distanze tra ristorazione stellata e "normale" si accorceranno almeno dal punto vista emozionale e magari qualcuno si appassionerà imparando a cucinare e a scegliere come e con cosa. Alla faccia dei McDonald

15 Dic 2007 | ore 16:16

Rimanendo in tema prezzi, cosa ne pensate dei panettoni artigianali che costano più di 20 euro al kg?

20 Dic 2007 | ore 18:39

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