19
Dic 2007
ore 22:53

Paella batte spaghetti 1-0

< >

Ferran_Adria.JPG

La Spagna e la sua economia ci hanno sorpassato. Zapatero sfotte Prodi ma loro, gli spagnoli, che sono molto nazionalisti/regionalisti, sono orgogliosi di questo sorpasso e mentre noi veniamo descritti come un popolo depresso sulla prima pagina del New York Times, loro vanno avanti e crescono. Lo hanno fatto in cucina. Bravi, si, ma anche con delle istituzioni che hanno capito cosa voleva dire sfruttare la cucina, il fenomeno Adrià, il design come è accaduto negli ultimi dieci anni in Catalogna, come è accaduto nei Paesi Baschi dove una manifestazione internazionale come Lo Mejor de la Gastronomia gode di grandi sponsorizzazioni pubbliche e private.

Adesso c'è anche Madrid Fusion che quanto a mezzi non è seconda a nessuno.

E noi? Pur avendo una cucina fortissima e affermata nel mondo, decine di cuochi di livello internazionale, l'economia e la bilancia dei pagamenti che dal comparto ricavano miliardi di euro, noi non abbiamo scuole di formazione, non aiutiamo in nessun modo il settore, non valorizziamo e non difendiamo adeguatamente il made in Italy alimentare.

Perchè secondo voi la nostra classe politica si comporta in modo così diverso dagli spagnoli? Perchè non investe sulla nostra cucina? E se lo facesse ci sarebbe pericolo di lottizzazione anche tra i fornelli? 

PS. Ultima ora: La Banca Mondiale dice che non è vero che la Spagna ha battuto l'Italia, loro sono 32esimi e noi 28esimi per reddito pro capite 

commenti 17

Le stelle Michelin come i punti di Parker non sono certo il metro assoluto (anche se molti si basano solo su quelle), e non parliamo della lista dei 50 migliori ristoranti del mondo, molto criticabile.

Ma se le stelle italiane sono insufficienti e l'Italia si fa superare da spagnoli e perfino giapponesi (più stelle a Tokyo che a Parigi!), non sarà forse perchè la grande cucina italiana ha perso la sua grinta e ha bisogno di ridefinirsi?

Ormai oggi si trovano grandi tavole perfino in Inghilterra o in California, e per mantenere la reputazione della cucina italiana non bastano le istituzioni, la professione deve svegliarsi e uscire dal torpore che sembra essersi impadronito delle cucine e delle sale dei ristoranti italiani di fascia alta.

20 Dic 2007 | ore 00:36

Direttore, in questo blog Lei e noi discutiamo spesso e giustamente di che cosa il nostro mondo enogastronomico avrebbe bisogno. Parliamo di formazione, di spirito imprenditoriale, di aiuti, di cultura. In questo vorremmo essere aiutati e capiti anche dalla politica e dai politici.
Sicuramente molti di questi ultimi leggono questo blog, ma i tanti altri che non lo leggono come possono venire a conoscenza delle nostre richieste, dei nostri bisogni e delle nostre considerazioni?
Voglio dire e chiederci se non sarebbe ora di provare ad instaurare un canale di dialogo diretto fra i nostri mondi già così separati; provocatoriamente mi chiedo altrimenti se questo nostro parlarci sia utile a qualcosa o a qualcuno anche al di fuori del nostro mondo.
Insomma io non sono per dare la battaglia per persa in partenza, sono almeno per provarci.

Utopia ??

Ciao

20 Dic 2007 | ore 00:37

Un blog serve per mettere in giro germi positivi e vitali di ragionamento. Conosco vari politici, anche importanti, ma quando parliamo di questi problemi o non rispondono o dicono che ci sono problemi più importanti da risolvere prima.
Io comunque non mi rassegno anche se tra un po' me ne andrò in pensione...

20 Dic 2007 | ore 00:42

Mentre scrivevo il mio post ha scritto anche il Sig. Tomassi con il quale non sono d'accordo nel definire addormentata o intorpidita la cucina dei ristoranti italiani di fascia alta, come neanche quelli di fascia media.
Anzi secondo me questo mondo va avanti quasi esclusivamente per gli sforzi titanici di molti che contro tutto e tutti continuano ad investirci energie, soldi e voglia di fare in quantità quasi sovrumane.

Ciao

20 Dic 2007 | ore 00:48

queste sfide mettono pepe al giornalismo gossip enogastronomico rilassiamoci e parliamo di cucina con gusto classe rispetto senza voti o frasi mozzate che non danno seguito.
Che palle confrontiamoci parliamone con serenità possibbile che c'e la tendenza a dare un punteggio a tutto....

Piuttosto direttore sono tre volte che vengo al gambero per degustazioni ed affini e non la incontro mai mi sarebbe piaciuto stringerle la mano per i miei sentiti auguri e rubarle cinque minuti del suo prezioso tempo. Ho chiesto anche a Cernilli di Lei... Si dice di Lei che si aggiri nel palazzo della città del gusto come il fantasma del palcoscenico e si infila tra cucine banchi di assaggi lasciando tracce misteriose...sto a scherzà.
Comunque grandi assaggi di vini siciliani zona etna Purtroppo molti riconoscono nel nero d'avola il vino rosso per eccellenza e non conoscono il meraviglioso nerello e gli altri vini di quella zona riconosciuti ed apprezzati solo da i grandi amatori di vino

buone feste e mangi con gusto e non troppo e mi raccomando in casa non si metta dare punteggi ai poverini che cucinano per lei

20 Dic 2007 | ore 08:34

Caro Bonilli,
a me sembra che in Italia non ci sia alcun problema che viene affrontato in modo serio. Quello del settore alimentare (e vinicolo) è solo una delle tante questioni abbandonate a se stesse, in balia di un'Europa che non ha alcun interesse a sostenerci proprio in ciò che ci renderebbe imbattibili (o quasi). E noi subiamo, sempre!
Si va verso una sempre maggiore difficoltà nel mondo del lavoro (io, ad esempio, sono un mobilitato, da gennaio...), il potere d'acquisto rasenta il ridicolo, l'età media si alza ma si vive sempre peggio. Abbiamo permesso che i giochi in borsa e le multinazionali decidessero le regole. Può la questione alimentare (soprattutto intesa come alta gastronomia) ricevere una spinta in avanti quando tutto il resto va in malora?
Con questi governi quali prospettive abbiamo?

20 Dic 2007 | ore 08:54

Al di là delle statistiche che rimangono importanti, secondo cui perfino Grecia e Portogallo ci stanno adosso nel produrre reddito, è sufficiente fare un giro in Spagna per capire la differenza economica ma anche il diverso modo in cui viene considerata la gastronomia. Non è che da noi non si sia fatto nulla, lo si è fatto con molta dissipazione, basta guardare i dati del Censis sul settore gastronomico del novembre 2007, indica che in Italia ci sono per la formazione: 442 scuole di cucina di diversa natura, 216 titoli di stato e altri dati quantitativi come 259 periodici, 51 trasmissioni televisive,139 strade del vino, 2684 eventi enogastronomici, 160 premi gastronomici. Sappiamo bene che sono dati quantitativi e non qualitativi, di come sia importate una scuola di formazione seria per esempio. Esprimo una mia sensazione, forse se ne è parlato troppo, cioè nel tentativo di produrre consenso intorno all'argomento cibo e farne capire l'importanza, si è messa troppa carne sul fuoco e a un po di persone l'argomento ha stancato. (oh ancora questi qui del cibo!!!), altra ipotesi è che si è sempre visto lo sviluppo come sviluppo tecnologico e di strutture, nella mentalità della media dell'età dei nostri politici, viene misurato come es: autostrade, produzione industriale.
Si è sempre visto il settore agricoltura come divoratore di contributi e finanziamenti, che hanno trovato molte persone contrarie a questa forma di aiuto. Si dovrebbe fare capire in modo diverso l'importanza del settore agroalimentare a livello economico per interessare une certa classe politica e finanziaria, sugli eventi si potrebbe tentare di concetrarne alcuni per evitare di banalizzare alcuni argomenti, darne maggiore rilievo e per lo sposor sia pubblico e privato sarebbe più semplice.

20 Dic 2007 | ore 10:28

Insomma se volessimo ridurre all'arido schema di una slogan potremmo dire
-"La nostra classe politica: il miglior alleato dei nostri concorrenti."-
Anche se non sarebbe giusto scaricare sempre il tutto sull'altro o sugli altri. L'Italia siamo noi diceva il cantautore e parte di questo sfascio in progressiva "depressione" lo dobbiamo anche grazie ai nostri personalismi, alla rassegnazione dei tanti verso quei pochi che gridan più forte, alle nostre perenni ed a volte anacronistiche divisioni, ad un fatalismo di atavico stampo borbonico mal fuso con la complessa e massacrante burocrazia sabauda, ad un controllo sulle istituzioni che non va mai oltre il semplice scandalizzarsi. Ed allora la Politica o meglio la classe che La rappresenta (e le maiuscole non sono a caso) stigmatizza, s'indigna s'incontra si scontra ed alla fine decide di non decidere e poco importa se la Spagna ci abbia o no superati: è e sarà solo questione di tempo visto che sono 12 anni che la crescita è il triplo di quella italiana (fonti giornalistiche).

20 Dic 2007 | ore 11:14

comunque ok le critiche per le politiche sbagliate ma occorrerebbe fare critica ed autocritica.
siamo cittadini di questo stato quindi siamo entità pensantti.Cosa si fa per questo stato siamo operativi? Attendiamo disposizioni...da quanto è che non facciamo politica attiva...da quanto è che non andiamo in piazza...cosa facciamo noi nel nostro mondo per divulgare comprendere dibattere.
Ad esempio in riferimento alle morti sul lavoro di questi nostri operai a torino non ho visto due righe in quasi nessun blog a differenza dei scontri con i monaci buddisti in birmania.... il mondo si è mobilitato

20 Dic 2007 | ore 12:19

Gli italiani temono il giudizio e il successo altrui: se ci appassioniamo a qualcosa è sempre meglio non esagerare, altrimenti passi per "fissato". Concordo con Gunther, anche nel settore dell'enogastronomia tira aria di "fissazione" e relativa insofferenza da parte dei più: è sempre meglio defilarsi, non specializzarsi, tenersi una via d'uscita, una scappatoia. Succede anche alla politica: meglio non farsi troppo coinvolgere, meglio non dedicarsi a un progetto totalizzante, potrebbe essere uno svantaggio. D'altra parte i grandi progetti in Italia ci sono stati, è stato possibile attuarli: penso all'Universita' di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e a tutto quanto ruota intorno ad essa. Ma Slow Food, come il Gambero Rosso, sono etichettati di "sinistra", e anche in questo caso, una buona metà della popolazione si defila diffidente o, ancor peggio, altezzosa con ammiccamento furbetto e compassionevole.

20 Dic 2007 | ore 12:49

Prima di parlare dell'IPERCOOP, sciacquatevi la bocca.
Conoscete le regole equosolidali che hanno imposto ai loro fornitori?
Siete pregati di andare sul loro sito e farvi una cultura, che evidentemente vi manca.
Saluti

20 Dic 2007 | ore 12:49

Peppignani, stendiamo un velo pietoso sulla Coop e sulle loro regole. Spiegaci invece, tu che sai, come mai i loro prezzi sono mediamente più alti della concorrenza.

20 Dic 2007 | ore 18:09

Caspita peppignani, quanta baldanza. Immagino che se dico che il libro di Caprotti mi è piaciuto moltissimo (più ancora che la parte sulle coop, quella in cui smaschera certo criminale, parassitario sindacalismo che in Italia evidentemente è ben lungi dal morire) rischio la tua disistima.

20 Dic 2007 | ore 18:21

Il vero pericolo per la gastronomia e, perchè no, per l'Italia in generale è qui:

http://community.livejournal.com/idmxchange/302716.html

Guardatelo, pensateci un pò sù e poi tirate le vostre conclusioni.
E' un sintomo, piccolo ma pericolosissimo....

20 Dic 2007 | ore 18:45

Si potrebbe tagliar corto, come qualche post fa, dicendo che la Spagna ha gli spagnoli.
Ma perché qualcuno pensa che gliene importi un fico secco a qualcuno della cucina e della ristorazione italiana?
Più in fretta scomparirà, più saranno contenti tutti.

20 Dic 2007 | ore 22:27

Forse la nostra politica (stando a notizie dei giorni scorsi) è più impegnata a godere della cucina italiana che non a pensare di promuoverla. Fortunatamente alcune eccezzioni ci sono e vedo ad esempio province come la mia (Biella) che stanno cercando di investire molto nella promozione della cucina del territorio che è di tutto rispetto.
Personalmente penso che la cucina sia una delle nostre carte vincenti e meriterebbe di essere sfruttata meglio anche perchè il turismo da reddito.

21 Dic 2007 | ore 16:53

Sorpassati o meno, speriamo che sia una spinta di orgoglio per far di nuovo decollare questa per me tanto cara Italia. Potremmo copiare le ricette economiche raggione di questo boom economico (flessibilita´ del mercato del lavoro, riduzione della pressione fiscale per mettere piú soldi in circolazione, e sopratutto efficenza nella gestione).
Ma non pensiamo che la vita si riduce a solo economia. Nella mia cara Spagna non vedo lo stesso progresso culturale ed educativo, anzi... E gastronomicamente parlando vedo un diverbio importante tra gli Adriá di turno e la maggior parte degli spagnoli, che continuano a preferire quantitá a qualitá ed innovazione, e che con la crescita economica hanno solo fatto l'upgrade dal jamón serrano al patanegra e dal vino sfusso imbevibile al Vega Sicilia a tutto pasto. Parlando di vino spagnolo, bellissimo l'ultimo libro di Noah Gordon La Bodega, purtroppo credo ancora non tradotto all'italiano.

23 Dic 2007 | ore 10:02

scrivi un commento

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza posso cancellarlo. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un breve messaggio per avvisarmi, appena posso recupero tutto.

Risotto_barbera.jpg Risotto alla barbera

Il cielo è più grigio e la temperatura è calata, è tempo di piatti caldi e...


ultimi commenti

  • Alessandro - Lo stato italiano dovrebbe finanziare le banche ancor piu'...
  • piermiga - Quando Antonella entrò nel camerino lui era seduto e...
  • Raffaele - Mi tocca essere d'accordo con Gumbo Chicken!!!...
  • Roberto Bentivegna - :( Non più tardi di qualche mese fa ti...
  • gumbo chicken - Vista l'insensibilità del commento di Tristano - che condanna...
  • Tristano - Che strana gente è quella che si occupa di...

ultimi post

20
Gen
Una rosa bianca per il Maestro Abbado - Foto ANSAE' morto alle 8,30 del...
18
Gen
Prendere esempio da Ducasse? No, l'esempio sono i fratelli Roca - Avevano già le tre stelle Michelin...
16
Gen
Fool racconta l'Italia del cibo. Un po' come te l'aspetti, ma anche no - E' uscito Fool n. 4 dedicato...
14
Gen
La grande bellezza di Roma che piace agli stranieri e non agli italiani - La grande bellezza è un bel...
09
Gen
Aprire è un po' morire - Lo sai che Piripicchio ha aperto...
07
Gen
Spaghetti alla bolognese made in New Zealand - Venti giorni senza cucina italiana a...
04
Gen
15 giorni da Valerio M. Visintin senza passamontagna, occhiali e guanti neri - Lo sognavo da tempo ma in Italia...
04
Gen
Viaggiare in aereo con 200 romanzi, saggi e libri di cucina - Leggendo sul New York Times alcuni autorevoli...
Pici_1.jpg Pici con le briciole

Dopo tanto sud torniamo nell'Italia Centrale, in Toscana, per raccontare una bella ricetta semplice e popolare,...


ultime letture

IMG_2291.JPG Viaggiare in aereo con 200 romanzi, saggi e libri di cucina

Leggendo sul New York Times alcuni autorevoli pareri...


Ferricuoco.JPG Maria Antonietta Quaresima ovvero Marie-Antoine Careme detto Antonin

Poco tempo fa parlavo con un giovane...


IMG_0522.jpg Gianni Brera, il grande padano

Ho ripreso in mano La pacciada, il...


Twitter
Friendfeed