05
Dic 2007
ore 18:31

Zagat Europe: presa per i fondelli

< >

Vabbè, dire che ce l'hanno con noi è fare la figura dei piagnoni, dire che non capiscono nulla vuol dire apparire superbi, tacere è peggio.

E allora vi chiedo cosa direste della guida italiana che stilasse questa classifica di Roma: primi ex aequo con 26 punti, Vivendo, La Pergola, Rosetta, Alberto Ciarla, Agata e Romeo, Mirabelle, Sora Lella.

Milano: Aimo e Nadia 29, Sadler 28, Cracco 27 e, alla pari, con 26  Da Giacomo e Boeucc.

Io ho provato anche quella di Parigi, una vera chiavica ma in inglese, fatta da americani per americani... forse sarà il caso di tradurre :-P 

commenti 12

ma la Zagat non e' quella i cui punteggi sono determinati dal parere dei lettori?
in questo caso ci sono anche lettori europei/italiani o solo americani?

Nico

05 Dic 2007 | ore 19:09

temo che di autoctoni ce ne siano pochi :-) e se anche fossero capiscono ben poco, sempre a mio modesto parere.

05 Dic 2007 | ore 23:17

Anche le Zagat americane sono un ottimo elenco telefonico e una discreta indagine sociologica, ma poco più.... Lasciare questo potere ai lettori sarà anche democratico, ma vuol dire non avere una linea, un filo conduttore, una coerenza.
Frequento gli stati uniti da anni e della Zagat trovo fantastici il formato, gli indici e la consultabilità. Per la critica leggo altro: figuriamoci in Europa...

06 Dic 2007 | ore 01:12

...saltando da una guida all'altra...ma quest'anno non parliamo della guida del Gambero Rozzo? E' uscita?

Mucca

06 Dic 2007 | ore 01:51

Siamo alle solite ... porta lavoro ?!? SI e allora funziona, il resto solo chiacchiere e distintivo.
Mi risulta che da Aimo e Nadia numerosissimi siano i tavoli prenotati da clientela straniera che poi dice di aver prenotato sulla base della segnalazione Zagat.
Tanto da aver superato la Michelin come flusso prenotazioni internazionali.

Potere del Web... ;-)

VG.

06 Dic 2007 | ore 09:08

Riguardo alla domanda di Nico: nel suo blog Vizzari dice che lui è fra i segnalatori di ristoranti per la Zagat ma che non lo sarà più perché non ne vale la pena.

06 Dic 2007 | ore 10:48

A quanto pare la guida de Gambero RoZZZZzzzzo continua a uscire, l'ho vista ieri da Feltrinelli. Però...dici che c'è qualcosa di nuovo da dire a riguardo?

Comunque la mia idea di guida continua a non essere: porta lavoro? -> sì = va bene.

Perchè di quide così ne ho già sentite tante...sono quelle che vanno nei locali e chiedono un tot di soldi per apparire. Poi magari portano pure lavoro però...il cliente finisce in un sacco di posti-sola!!

Per me funziona così: la guida mi dà informazioni fondamentalmente corrette, interessanti, utili? DA verifiche incrociate sembra affidabile? Usa criteri abbastanza simili a i miei? Va bene, se no no!

06 Dic 2007 | ore 11:16

Se una guida è fatta male può funzionare?
Come no, guarda la Zagat di New York: se la usi come catalogo, indicatore di generi, strumento per capire se il locale è aperto o chiuso va benissimo. Se segui le classifiche capiti in locali assurdi posti ai vertici dal pubblico, si dice e invece la Zagat è gestita molto dalla redazione.
Ma prendiamo Roma, che conosco abbastanza bene: mettere quel gruppo di ristoranti insieme nella stessa fascia di voto è fare un minestrone senza senso.
Cosa ci sia di comune tra La Pergola di Beck, tre forchette e 93/100 del Gambero Rosso, Tre Stelle Michelin, al vertice dell'Espresso e Sora Lella, locale di cucina romana, buono, consigliabile ma di altra categoria, nessuno lo capisce. Uno situato nella gamma lusso in tutti i segmenti, l'altro vera trattoria romana evoluta e discretamente costosa, cosa ci sia di comune per situarli allo stesso voto solo un americano pazzo o un italiano incapace può deciderlo.
Funziona? Forse dal punto di vista del ristoratore citato si, ma noi mica facciamo la guida per i ristoratori, la facciamo per i lettori e riusciamo a vendere in quanto credibili.

06 Dic 2007 | ore 11:50

Beh, il discorso delle fasce e delle categorie è abbastanza complicato... Si fa sentire forse di più nelle guide dei vini che ora più che in passato premiano i vini "ottimo rapporto qualità prezzo"... Ha senso dare lo stesso punteggio e/o gli stessi tre bicchieri al Verdicchio di Matelica tal dei tali e al Monfortino? O stabiliamo due categorie "non comunicanti" e stabiliamo al loro interno le scale dei valori? Ma lo stesso discorso vale comunque per i ristoranti: in linea di principio, se uno fa le penne all'arrabbiata di sublime bontà ha diritto ad un 90/100 o 18/20 o no?

06 Dic 2007 | ore 12:01

Beh, la Sora Lella è ben oltre le penne all'arrabbiata, è probabilmente il ristorante/trattoria dove si trova una delle migliori interpretazioni della cucina romana e si spendono 80 euro più i vini.
Alla Pergola già dal prezzo, 250/300 euro più i vini, si è su un altro pianeta.
Alberto Ciarla non è il lusso estremo e non è la trattoria ma dargli lo stesso voto è altrettanto assurdo. E così via...

06 Dic 2007 | ore 13:30

Io, ad esempio, mi aspetterai che una guida "come si deve" dicesse chiaramente che il rapporto qualità prezzo di Sora Lella è semplicemente scandaloso. Ma è più interessante disquisire sul se sia meglio Vissani o Pierangelini.....

Ad Majora

06 Dic 2007 | ore 15:32

Credo sia necessario ragionare per categorie: un barolo avra' sempre punteggi oltre 90 punti (se prende 83 qualcosa non va)un lambrusco per quanto piacevole ed equilibrato sarà eccellente nella categoria dei lambruschi. Non significa "tirarsela", ma diverse sono le strutture, le complessita', le persistenze.Ma vuoi mettere a volte un gran lambrusco con pane e culatello? Così dovrebbe essere anche per i ristoranti: diverse sono le "strutture" della Pergola rispetto alla Sora Lella (si sta un po' stretti) o a Perilli. Tuttavia, se oggi mi va una trattoria , domani mi andra' un ristorante stellato: se corretti e appaganti sarà bello in ogni caso, pur appartenendo a categorie diverse.

06 Dic 2007 | ore 17:44

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