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2008, chi ben comincia...
Quando ero piccolo mio padre spegneva la luce nelle stanze dove non c'era nessuno. Era l'educazione al risparmio che aveva una continuazione in cucina, la grande cucina degli avanzi, perchè non si buttava via nulla. Era il dopoguerra e un'Italia contadina e distrutta iniziava il suo cammino sulla strada dello sviluppo.
Oggi, sessanta anni dopo, si torna a scoprire che risparmiare energia conviene ed è necessario, che l'acqua non è infinita, che il traffico va arginato e che a tavola dovremmo ritornare a molte delle nostre tradizioni alimentari perchè erano e sono buone e razionali.
Siamo il paese della pasta e per un lungo periodo ce ne siamo dimenticati, presi da miti e suggestioni in gran parte americane. La carne si mangiava una volta alla settimana, eravamo poveri, ma poi la carne è diventata una nostra ossessione e per di più sbagliata perchè generazioni di mamme hanno ignorato intere parti di manzo e vitello per concentrarsi sulla fettina. "Mangia la verdura che ti fa bene" è un mantra che ogni bambino ha imparato come ha imparato a odiare queste verdure sempre uguali e sempre stracotte. Arance e mandarini sono i più buoni del Mediterraneo ma mangiamo quelli spagnoli perché loro sono veri maestri della logistica, noi dalla Sicilia non riusciamo a raggiungere tutta l'Europa. L'olio italiano è sempre stato il più buono e noi eravamo i primi produttori del mondo ma in poco più di dieci anni gli spagnoli sono diventati loro i primi produttori mondiali con relativi contributi comunitari.
Eravamo la prima meta turistica mondiale. Questo negli anni Sessanta. Da allora siamo via via scesi fino al quinto posto e ci attrezziamo per scendere al sesto.
C'è da essere pessimisti?
Perchè sta avvenendo questa nostra decadenza?
Chi vive in paesi stranieri scrive che siamo troppo esterofili e ci facciamo incantare dall'Adrià di turno: ma è vero?
L'agroalimentare e il turismo sono ancora due nostre grandi risorse?









Bonilli le tue considerazioni sono abbastanza comuni e diffuse, comprensibili.
Secondo me, l’agroalimentare e il turismo sono grandi risorse se esiste una volontà economico - istituzionale atta sia ad investire che a formare. Per quanto concerne il depauperamento, è palese che siamo attorniati da persone che vivono sopra le loro possibilità; quindi, pragmatismo e buon senso sono auspicabili! E aggiungo: fare uno sforzo disperato per sottrarsi alle dicotomie e alle ovvie considerazione del "bisogna fare" senza che non segua nessuna gesto concreto relativo! Insegnare ed educare la gente al non spreco e a valorizzare alimenti semplici. Ciò che una volta si insegnava nelle famiglie e nei clan come prassi normale, in soldoni. E ribadisco, ancora questo vezzo di spendere e spandere quando non si può farlo. Ho 43 anni lavoro da venti e passa anni e ancora chiedo quanto costa un prodotto prima di comprarlo, mentre vedo personaggi molto piu’ giovani di me non educati alla cultura del risparmio ma orientati verso quella dei debiti…gia'!
ciao
Accidenti direttore che bella ripresa... Purtroppo fino a quando l'Italiano medio continuerà a mangiare PANE e TELEVISIONE la "decadenza" mi pare una circostanza irrimediabile.
Buon Anno!
VG.
Questa volta non avevo intenzione di essere catastrofista ma prendendo spunto dallo stato delle cose dire che il ritorno al risparmio e a comportamenti meno consumistici - comunque ogni giorno si mangia, bisogna vedere come - potrebbe essere un buon motivo per tornare ad essere protagonisti nel sistema internazionale del buon mangiare e questo si porta dietro anche uno sviluppo del turismo che però è un terreno complesso.
Osservazioni azzeccatissime e perfettamente condivisibili le tue Bonilli e impeccabile l'interrogativo con il quale chiudi il tuo post:"L'agroalimentare e il turismo sono ancora due nostre grandi risorse?" Io temo che dovremo presto riconoscere che non lo sono più o lo saranno ancora per poco... Che fare?
auguri (ne abbiamo tutti un gran bisogno...)
Franco
Parlo del nostro: l'enogastronomia. La esterofilia italiana è ancora nulla rispetto a quello che succede nel mondo (Spagna compresa). Tra i paesi industrializzati siamo i meno decadenti in fatto di costumi alimentari (fuori dalle Grandi Città). Il nostro agroalimentare all'estero "tira" e mantiene una netta identità italiana, nonostante tutti i taroccamenti. Nessun giornale può scrivere che i nostri formaggi, gli oli, i pomodori o il vino siano depressi o decaduti... Il turismo? Parliamo del "nostro": nel 2007 abbiamo pubblicato 3 sondaggi sul Gambero Rosso e l'Italia è emersa sempre come la meta più ambita da chi ama mangiare e bere nel mondo. Non è molto pero queste cose ce le abbiamo. E allora ricominciamo da ... tre. No, almeno su questo fronte non c'è ragione di essere pessimisti. Infine: essere esterofili a tavola è una virtu perché fa apprezzare ancor di più il benedetto "nostro".
ciao.trovo il blog interessante.ti va di fare uno scambio link.il mio blog è http://wwwblogdicristian.blogspot.com/ ciao.fammi sapere.buon anno.
oh, sì, lo sono: ma si sta lavorando sodo per demolirli...
il problema è che nel mondo di oggi, in questi comparti come tutti gli altri, non è sufficiente avere una sola delle carte in regola, ma occorre averle tutte. Competenza, preparazione, affezione, direi anche abnegazione, passione e non da ultimo investimenti massicci. Purtroppo è ricorrente l'abuso di una visione di brevissimo periodo e di sfruttamento di rendite di posizione quantomeno mortificante. Magari potrebbe iniziare a spiegare agli operatori la differenza tra una spesa e un investimento.
Per il recupero degli avanzi già fatto: il mio pranzo di oggi è stato un grande sontuoso frugale recupero del cenone di ieri. Un pranzo di capodanno eco-compatibile(qui a Napoli necesse est!) e di buon augurio nel senso auspicato, direttore.
E quanto a:
L' agroalimentare e il turismo sono ancora due nostre grandi risorse?
Sì lo sono.
Il guaio è che non tutti ci credono.
Di conseguenza...
Buon anno.
Sarà un anno eco-impegnato più che mai!
Ottimismo ed avere speranza, fiducia in ciò che sta per avvenire e, quindi, affrontare con coraggio e serenità gli eventi, cerchiamo di essere in buon umore…. Malgrado tutto…, e aprire il cuore la mente e ridere…il futuro sia leggerezza armonia ed andare avanti e portare avanti con successo i nostri traguardi . I fallimenti le sconfitte possono essere punto di forza per una rinascita e punto di riflessione, riflessione per crescere ed arricchire la propia esperienza di vita.
Auguro alle donne agli uomini ai gourmet ai chef un buon e non banale
2008 da passare con gusto amore amicizia e serenità
Direttore, quattro domande per quattro risposte.
Riguardo all'essere pessimisti io preferisco concentrarmi sul che fare. Il pessimismo ottunde e fa diminuire la voglia di fare.
Io non parlerei neanche con troppa sicurezza di decadenza. Certo, altri Paesi stanno facendo di più e meglio, risalgono posizioni e magari ci sorpassano. Però i cicli socio-economici sono lunghi e vanno analizzati con maggiore distacco. Io penso che questa nostra apprensione verso il futuro sia anche subdolamente indotta dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione che non fanno altro che del catastrofismo spicciolo e straccione. Con questo non voglio dire che quello che Lei scrive sia sbagliato, però il Paese ha in quelle stesse negatività grandi potenzialità che se fatte fruttare ci permetterebbero di risalire la china in fretta.
Sull'esterofilia penso che chiudersi sia sempre sbagliato ed oggi più che mai, anacronistico. Dobbiamo aprirci sempre di più mantenendo saldissime le nostre molteplici fondamenta culturali.
Infine, si, l'agroalimentare ed il turismo sono ancora, per molto tempo lo saranno in futuro, grandissime risorse nazionali.
Una cosa secondo me è certa, tutto sta cambiando molto rapidamente, forse ancora dobbiamo abituarci a questo sentirci continuamente messi in discussione. Un Paese per rimanere sulla cresta dell'onda deve essere più agile e molteplice nelle proprie espressioni culturali ed economiche. Forse ai bastioni inamovibili di qualche anno fa dovremmo abituarci ad una realtà circostante che muta con grande rapidità.
Per fare questo il Paese ha bisogno di cervelli brillanti, di istruzione diffusa e tanta ricerca. Il grande Adriano Olivetti nella sua Azienda di Ivrea chiamava pittori, poeti, filosofi e scrittori....forse il troppo tecnicismo sta uccidendo la vera anima dell'Italia.
Ciao
Finché i nostri critici come Paolo Marchi e Bolasco dicono che gli spagnoli sono i migliori e che bisogna andare da loro, ìl nostro macellaio piú famoso, Cecchini, riceve i clienti con un cartello "qui tutta carne allevata e macellata in Spagna", finche esportiamo le bufale (non le mozzarelle, ma gli animali vivi)campane in Australia, Spagna ecc. dove hanno spazi piú grandi dei nostri e ci possono copiare, finché vendiamo chianine e vacche piemontesi in tutto il mondo e ci dimentichiamo di loro nelle terre di origine (vedi ció che dice Aldo Santini, il giornalista chianino) e finché, facciamo anche un po' di autocritica, non capiamo che il razzismo assurdo e strisciante che c'è in Italia ci fará arretrare ancor piú, perché altrove si capisce che la diversitá é una ricchezza...quanto sono cresciuti gli spagnoli in questi anni grazie a ecuatoriani, boliviani, argentini ecc. Perché gli stranieri che vengono a vivere in Italia si trovano male in generale, non trovano gente simpatica, aperta, tollerante anche se mangiano benino...
L'esterofilia, presunta, italiana e' tutta di facciata, perche' poi si ritorna sempre al solito "...come si sta' da noi..." ecc.
Io credo al contrario che il nostro paese debba fare uno sforzo eccezionale di aprirsi e guardare altrove e prendere esempio da altri in molti settori. Ci vuole uno shock culturale, voltare pagina e cominciare ad investire veramente, e non a parole, sulla scuola, sui giovani, sulle nostre prerogative naturali, tra le quali il turismo e l'enogastronomia.
Mentre le scarpe, o almeno certi tipi di scarpe, e' ormai chiaro chi li produrra' per tutto il globo, e non saremo noi, la nostra offerta turistica sarebbe ineguagliabile per la ricchezza della nostra storia. Vale anche per l'enogastronomia.
Ma il cambiamento non deve essere solo nelle istituzioni, ma sopratutto nelle nostre teste, a tutti i livelli. Come imprenditore vedo come nostro limite non tanto la miopia, che pure esiste ed e' grave, delle istituzioni, ma dei colleghi, dei produttori, dei ristoratori, ecc., che stentano a trovare forme di incontro e di lavoro in comune su obiettivi importanti e comuni, come sarebbero ad es. al promozione, la formazione, le regole del gioco.
Diciamoci la verita', noi non siamo quasi mai capaci di fare gruppo, di lavorare assieme. Non siamo capaci di complimentarci con un collega/concorrente perche' quella volta li' e' stato migliore e piu' bravo di noi. Non siamo capaci di dire veramente dentro di noi "cavolo, quello e' stato bravo. Magari mi puo' insegnare qualcosa".
Soni stati bravi gli spagnoli? Perche' non impariamo qualcosa da loro, oppure meglio, perche' non collaboriamo con loro.
Io credo che oltre ai politici in questo paese anche la classe dirigente, in questo caso intesa come imprenditori, sia stata troppo di basso livello e debba assumersi tutte le responsabilita' del caso, e sarebbe bene che cominciasse a muoversi senza aspettare l'elemosina pubblica e con piu' coraggio e meno provincialismo. E alla fine io credo che in fondo in fondo ci rimanga da superare una sensazione di inferiorita' e di non essere all'altezza che ci viene da lontano.
Collaborare con gli spagnoli? ahahaha, non credo che si possa collaborare con chi crede che da noi l'unica cosa che c'è è pasta, pizza e mafia. http://www.unitalianoabarcellona.com/2007/09/27/pregiudizi-antitaliani-la-cucina/
http://www.atrapalo.com/QueTalFue/VJ/6244
La cucina italiana é percepita all'estero come poco varia, monotona, e ritornare alla pasta é il piú grande errore che possiamo commettere. Bisogna importare cose da fuori. Qualcuno si é mai chiesto perché le razze e i vigneti italiani e francesi ci sono in tutto il mondo e quelli spagnoli, che quanto a maiali e vacche hanno le migliori razze, non hanno mai varcato i confini per impedire che li copiassero...che l'attuale sia successo stia anche qui, nell'aver protetto meglio le proprie cose
E poi siamo un paese in cui si vive male...gli italiani sono in media piú razzisti e quadriculati di spagnoli, francesi, inglesi...ecco cosa dice un ragazzo venezuelano del nostro paese in un blog ai suoi amici che gli chiedono come si vive in Italia (e non é solo, ve l'assicuro):
Estimada Mili,
No hay peor error que puedan ustedes cometer que venirse a Italia a vivir, yo estoy aqui ya de casi 2 años, aqui la gente no es tan agradable como nos hacen creer los italianos que vien en el extranjero. Asi como tu esposo, soy ciudadano italiano, vivo en Bologna, y creeme, asi tengas la ciudadania italiana, te seguiran llamando y tratando como a un extranjero. Esta gente no parece recordar que hace mas de 50 años, latinoamerica le abrio las puertas para que ellos salieran de su pobreza, ahora que se ha invertido la situacion, nos tratan a las patadas amiga.
La situacion a nivel laboral cada dia empeora, te lo digo, a veces me recuerda a nuestra querida Venezuela 10 o 15 años atras, cuando se veia venir una situacion un poco complicada a nivel economico, pero la gente no le paraba, hasta que vino lo peor y hoy por hoy nuestro pais todavia sufre y sueña con levantarse. El discurso sanitario no es que sea muy distinto del venezolano, por supuesto, mucho mas avanzado pero, es considerado uno de los peores en Europa, aqui no es que tengas que hacer colas para que te atiendan en un hospital pero, para poner un ejemplo, hacerte una radiografia te cuesta 300 euros si te la quieres hacer ya, pero, si quieres esperar la ayuda del Estado, tendras que esperar como minimo 7 meses. No es juego, dile a tu esposo que vea las paginas de periodicos y canales de tv italianos y se daran cuenta que no miento.
Esto es un mensaje, para todos los italovenezolanos yo, que quieren venir a Italia, un consejo de amigo y paisano, NO LO HAGAN!!!, no es un discurso de frustracion o arrepentimiento pero, hay mejores naciones en Europa, con mejores prospectivas de vida y de trabajo. Incluso, estoy preparando mis cosas para irme a otro pais, por ejemplo, UK y en España, te encontrarias, creeme, mucho mejor.
La decision es de ustedes, si quieren darse cuenta ustedes mismos, los invito a que prueben, CREANME, habran dias que pensaran hasta en regresarse a Venezuela.
Cuidense y saludos
Guardate, da venti anni vivo più fuori che dentro dell'Italia... Per favore cerchiamo di non essere autolesionisti. Gli spagnoli non solo non hanno il nostro PIL ma nemmeno la nostra potenza di turismo enogastronomico. Non c'è una sola catena internazionale di grandi alberghi che preferisce un ristorante spagnolo a uno italiano. E una ragione ci deve essere. A volte noi italiani siamo veramente i peggiori nemici di noi stessi. In quanto all'amico venezuelano che si lamenta dell'Italia. Non entro nel "sociale", capisco che può essere difficile vivere in Italia: il nostro non è un paese coloniale, il fenomeno immigrazione gli è caduto addosso senza preavviso. Pero a lui voglio solo ricordare che se il Venezuela ha potuto produrre ancora uno dei migliori cacao del mondo (il Chuao), lo deve a imprendirori italiani e al loro rispetto per le comunità produttrici.
E' vero che gli spagnoli corrono, e tanto, da una decina d'anni ma non ci sono mica solo loro e tanto per essere fuori moda io tornerei a guardare i francesi perché se c'è ancora qualcosa da imparare dal punto di vista dell'organizzazione e della valorizzazione sia turistica che eno gastronomica i francesi sono i maestri.
Se pensiamo che 12 anni fa Air France era messa come l'Alitalia, cioè stava per fallire, e oggi è il più grande vettore del mondo si capisce cosa è successo a cavallo di fine secolo.
Bè in effetti io che mi sto organizzando qualche giretto in Francia trovo tutte le informazioni che mi servono sui siti delle varie cittadine che mi interessano (anche piccole e sperdute): molte sistemazioni per dormire carine e a prezzi molto più convenienti che in Italia, elenchi dei ristoranti della zona (che poi ovviamente io confronto con le mie fonti affidabili, ma solo per dire che loro pubblicizzano ciò che hanno), attività da fare in zona (attrazioni turistiche, gastronomiche, assopciazioni sportive organizzatissime ecc.). In più c'è il TGV con tanto di sconti (che per noi torinesi è una pacchia). In più ci sono tutti quei locali in stile Omnivore che mi pare più difficile trovare da queste parti.
Del resto noi per anni siamo adnati in Francia a vedere i concerti rock perchè in Italia le cose interessanti (per noi) non arrivavano.
L'Italia sembra sempre un po' indietro...tutti quegli alberghetti un po' ammuffiti, i ristoranti che cercano di essere eleganti in modo antiquato, senza osare, gli agriturismi con l'arredamento da piangere tanto è brutto, la spazzatura lungo le strade nei boschi e sulla spiaggia...boh, sarà il gusto che è decaduto più una tendenza a farsi ognuno gli interessi propri e poco quelli comuni che non possono non portare alla decadenza.
Proprio così, loro, i francesi, hanno sempre la parte alta, lussuosa sia per i ristoranti che per i vini ma da una decina d'anni investono moltissimo sui vini di fascia media, stanno puntando su ristoranti buoni e a basso prezzo, si dorme spendendo molto meno che in Italia e, è vero, hanno il TGV che per chi ama il treno è una libidine.
Purtroppo il nostro stivale è tornato ad essere l'italietta di una volta. Ma si, quell'Italia in cui le famiglie la sera della vigilia mangiano il pesce surgelato del più schifoso dell'hard discount, però quando c'è da scartare i regali escono fuori cose dai prezzi esagerati.
L'Italia degli agriturismi, quelli in cui rifugiarsi per respirare un pò di aria pulita, per staresene in tutto relax, ma soprattutto per mangiare le cose buone, ma quelle buone veramente... quegli agriturismi, che dietro ai fornelli ci deve stare per forza la massaiona "italica" tutta presa da sfoglia e ragù e che solo al momento di pagare il conto (come è successo a me) ci si accorge che la coppia di proprietari sono californiani, parlano un italiano stile Dallas e lei, per giunta, ha scritto una ventina di libri di ricette tutte RIGOROSAMENTE di cucina italiana.
Ecco, questa è l'Italia oggi.
Buon Anno a tutti.
Francesca
Concordo con i giudizi entusiastici sull'offerta ricettiva francese. Le Chambre d'hote sono eccezionali, a prezzi contenutissimi, gli alberghi più puliti, con colazioni migliori e meno cari. Le aziende di promozione turistica funzionano alla grande ed i cittadini fanno sistema con il loro stesso sistema Paese. Concludo con questa cosa perchè secondo me quello che manca molto a noi Italiani è il sentirci parte di un progetto, di un'idea, di un sistema Paese che citiamo solo per lamentarci delle tasse, della giustizia etc etc etc. Penso insomma che gli Italiani siano ancora da fare.
Quest'analisi però non mi porta ad essere catastrofista perchè negli Italiani il sacro fuoco rinascimentale non si è mai spento e questa è una dote di indiscutibile valore.
Ciao
p.s. la Francia ha anche un'eccellente scuola pubblica anche per i Dirigenti della Pubblica Amministrazione...cosa da non sottovalutare.
Il grande errore che abbiamo compiuto: non tutelare le nostre cose. Perché esportiamo le bufale vive? Perché ci dicano che bravi gli italiani che ci lasciano apprendere...e invece gli australiani, gli spagnoli ecc. tornano a casa con le bufale e con le tecniche di preparazione della mozzarella e dicono: la nostra é piú buona di quella italiana, non abbiamo nulla da invidiare ecc. lo stesso succede con il panettone, la pasta...Paco Torreblanca va alla pasticceria Brescia di Massari, apprende la tecnica del lievito madre ecc. torna a casa e i critici locali non dicono che bravi gli italiani, dicono il panettone spagnolo Totel é il migliore del mondo...sia chiaro é un errore che hanno compiuto gli stessi francesi, tant'è che oggi il miglior fois si fa in Estremadura e non in Francia dove ci sono "los putos franceses" come dicono da queste parti. e io ho paura che fra qualche anno la nostra miopia ci porterá a esportare fuori Italia anche la cinta. Cosí avremo 5 o 6 mila animali in purezza in Italia e molti di piú in Argentina, Australia, Usa ecc. mentre gli spagnoli nonostante i 4 milioni di maiali dalla zampa nera si guardano bene dallo svendere il loro cerdo vivo ai loro rivali. Sono piú furbi di noi????? Per es. il limoncello qui non se l'erano mai cagato, da quando é passato in mani spagnole (SOS) Villa Massa campeggia in pubblicitá, supermercati ecc. come simbolo dell'Italia solare...finalmente con la Francia si dá a cesare ció che é di Cesare. Dare i francesi per morti sarebbe un errore madornale, anche se le mode italiche tirano altrove. Comunque io il futuro gastronomico dell'Italia lo vedo grigio: negli Stati Uniti é arrivato il jamon iberico e con 40 milioni di prosciutti prodotti ogni anno di qualitá molto superiori ai nostri possiamo dire addio al monopolio sui salumi, idem per l'olio: producono il doppio, a volte triplo che noi, ne consumano un po' meno, e hanno ancora migliaia di ettari per continuare a piantare olivi e vigneti (vedi nella Mancha che una volta era una cenerentola), hanno razze autoctone che esistono solo loro che offrono le migliori carni d'Europa e spazi immensi dove farle crescere, vedi la nera di Avila o morucha che dá carni degne del miglior Angus...lei Scarpato che ne pensa? Bravo Vignadelmar: l'Ena é una scuola che noi ci sogniamo, anche se le madri e le giovani francesi che ho conosciuto in generale non sanno cucinare, e alla cucina dedicano davvero poco tempo
La Spagna sarà brava ma è indietro e ci vorranno anni perchè la cucina spagnola (?) si affermi nel mondo.
I prosciutti spagnoli costano una cifra, come si dice a Roma e in generale la Spagna alternativa comincia a stufare.
Io guardo la Francia perché da decenni sono i vicini che più ci hanno influenzato e che sarebbe il caso di seguire per quanto riguarda la formazione. E' vero, ormai si parla di Europa e ogni nazione va intesa come una regione, ma muoversi tra tradizione e innovazione con intelligenza credo sia un buon obiettivo per il 2008.
Gigio hai perfettamente ragione...tutto molto vero parole degne di nota :)
Credo che ci sia da essere pessimisti perchè la nostra discesa non è ancora terminata e finché non avremo ben compreso il valore della nostra Italia, della sua cultura, delle sue tradizioni e dei suoi prodotti, sarà caduta libera.
Gli italiani sono troppo attratti dai prodotti stranieri, si interessano del pata negra ma non conoscono i prosciutti italiani meno famosi ma straordinari, come Saint Marcel, del Casentino e tanti altri.
Di buono la nostra Nazione ha che le ricchezze della nostra filiera agroalimentare, della ristorazione e del turismo sono infinite e rappresentano una delle più preziose risorse. Rappresentano una della carte più importanti presenti nel nostro mazzo, deve però essere giocata bene.
Gigio invece ha perfettamente torto...anzi e' paradigmatico nel suo avere torto tanto da poterlo prendere ad esempio per quel che non va in Italia (niente di personale, ok?).
Che la soluzione ai nostri problemi sia una maggiore convoluzione su noi stessi e' una teoria che percorre orizzontalmente la nostra societa' ed e' una tentazione per molti (vedi proposte di mettere dazi all'import, ecc.). Che cosa si dovrebbe fare allora, controllare le frontiere per verificare che non si portino provette con seme di maiale congelato? Mettere le guardie dietro ogni stagista che viene dall'estero ad imparare la cucina italiana (contribuendo cosi' ad alimentarne il mito, semmai). Ma siamo seri, questo mondo non funzionava neanche al tempo del ventennio, con le tentazioni "autarchiche" del "grande statista", figuriamoci oggi, in un mondo che sta spazzando via le frontiere e le barriere protezionistiche ad una ad una.
Semmai ci sarebbe da chiedersi il perche' alcuni prodotti nostri poi vengano valorizzati quando vanno all'estero e non da noi (non siamo noi gli inventori dell'espresso e del cappuccino? Chi doveva inventare Starbucks, noi o qualcuno a Seattle?). Forse e' segno che non siamo capaci a promuovere quello che abbiamo e sarebbe bene cominciare a vedere come lo fanno gli altri.
Non e' la "roba" che dobbiamo proteggere, ma i marchi. Non e' il Sangiovese, ma il Brunello di Montalcino, con tutto il suo territorio ineguagliabile frutto di secoli di storia e inserito in un contesto (Toscana, Italia) unico e irripetibile. Siamo capaci a fare questo? Molto poco. Chiuderci a riccio non serve, lo siamo gia' fin troppo.
Caro Gianpaolo, posso essere d'accordo con te teoricamente. Anzi il mio cosmopolitismo, il mio amare la societá multirazziale e il mio essere antropologicamente di sinistra, nonostante tutto, mi porta ad avere una idea vicina alla tua. Esportare esperienze, tradizioni, prodotti, conoscenze tutto molto bello. Peró poi parliamo di Spagna e del suo incredibile trionfo degli ultimi 20 anni e vediamo che in questi anni gli spagnoli hanno copiato tutto a francesi e italiani peró al contempo si sono ben guardati dal vendere i maiali iberici vivi agli altri paesi. Ti accorgi che piú una terra é isolata e piú ha sorprese gastronomiche da risevare, come il caso dell'Estremadura che ancora oggi é una delle regioni piú arretrate d'Europa. E poi mi domando: a chi giova per es. che a Tarragona si inizi a coltivare il carnaroli, tanto per riferirmi a Zaccaria, quando gli spagnoli non é che vadano molto leggeri con noi? http://1000tiendas.50.ylos.com/spa/item/colr%3EAR30.html
E se i francesi si fossero tenuti stretti cabernet, merlot, metodo champenois, barrique ecc. forse italiani, spagnoli, cileni ecc. oggi non gli farebbero la concorrenza e il Sassicaia, l'Ornellaia e altri sarebbero di lá da venire. E se gli spagnoli e i cinesi fra 10 anni fanno il Sassicaia della mozzarella e Vannulo é costretto a chiudere?
Brasiliani e argentini negli Ottanta ci avevano avvisato: guardate che per gli incroci ormai la chianina in purezza come riproduttrice
ce l'abbiamo e non abbiamo piú bisogno di importare riproduttori dalla Val di Chiana...l'Italia non ha i numeri né gli spazi per competere con Australia, Spagna, cina, nemmeno con la Francia. E poi io che sono un antifascista viscerale mi domando: durante il ventennio e l'autarchia l'Italia aveva 33 razze di maiali neri e il large white non era ancora onnipresente...forse gli spagnoli hanno il patanegra grazie all'isolamento politico-economico del franchismo? E perché i due paesi che hanno piú esportato prodotti e tecniche culinarie, Francia e Italia, sono anche i piú odiati a livello mondiale, tanto che fuori confine italia fa ancora rima sempre e solo con pasta e pizza. Scusate per le lungaggini e buon anno a tutti. Insomma apriamoci al mondo e denunciamo il razzismo assurdo che ancora vige in certa popolazione italiana (quando vedremo anche da noi camarieri, cuochi, personale di servizio di ogni colore e provenienze o con un chador?), peró non facciamoci copiare tutto da paesi che poi per spazi o numero di persone possono azzerare le nostre produzioni. I cinesi se vogliono in 2 anni potrebbero cancellare la produzione di mozzarella in Italia. Scusate per l'eccessivo spazio occupato, ma il tema era di quelli interessanti :)
Vigna, però in una scuola italiana per dirigenti pubblici bisognerebbe chiamare docenti francesi! ;-)
Comunque una cosa che fa tanto stereotipo però è veramente diffuso in Italia è la tendenza a spennare il pollo di passaggio il più possibile. Questo all'estero a me è capitato molto raramente. Qui in un sacco di posti appena ti inquadrano come forestiero ti cambiano i prezzi, cercano di non farti vedere il menu, ti cambiano un numero sperando che non te ne accorga.
Ah mi è venuta in mente un'altra cosa: i porti! L'Italia potrebbe essere il paradiso del turismo nautico invece gli stranieri non vengono perchè qui ottengono il posto solo le barche enormi che fanno da seconda casa nelle mostruose "marine" lussuose e cementose tanto di moda; se cerchi di viaggiare con un barchino magari a noleggio e pretendi quello che sarebbe dovuto senza aggiungere una congrua mancia o senza amici influenti da nominare...bè o non ti fanno neanche entrare o te la vedi con le vendettine da mafiosi. I veri appassionati giustamente salpano per altri lidi - come la Francia appunto.
Solo per fare un altro esempio di come sfruttiamo bene le potenzialità naturali dell'Italia.
Ma non si puo' fare la storia con i se... e non si potra' certo impedire alla Cina di fare la Cina. Potranno fare mozzarella a miliardi, ma non potranno mai fare la mozzarella di bufala campana. Se poi noi non saremo bravi ad imporre la superiorita' e/o il fascino di quell'aggettivo finale, la colpa sara' in gran parte nostra.
Per inciso, la cucina italiana nel mondo, almeno dove si parla di cucina ad un livello professionale, non e' per nulla solo pizza e pasta (ed e' comunque un mondo intero). Per avere un idea di quale mito sia per alcuni la cucina italiana consiglio di leggere "heat", in italiano tradotto e pubblicato come "calore", dello scrittore del New Yorker, Bill Buford, dove si racconta dell'ascesa di Mario Batali e della sua ricerca delle "origini" italiane. Per quello poi che si possa dire di Batali, senza entrare nel merito, ha costruito, insieme con Bastianich, un impero sulla cucina italiana e italo-americana, che e' amatissima in USA, e non sempre caricaturale come si tende a pensare.
Cara Gumbo,
ben vengano i Professori francesi. La loro amministrazione pubblica è fra le migliori del mondo se non la migliore in assoluto. Figlia di un'identità culturale nazionale che ha origini antichissime. Prendere il meglio dagli altri per innestarlo sul nostro ceppo secondo me non sarebbe sbagliato. Alcune esortazioni miranti al rinchiuderci a riccio le trovo molto inquietanti e foriere di ulteriori danni.
Io naturalmente punterei molto anche sulle nostre Università che guarda caso assieme alla Sorbona sono state le prime ad irradiare cultura in Europa. Per fare questo però bisognerebbe investire soldi ed energie in questo settore, magari tralascando il dio pallone.
E' di questi giorni la notizia che i biglietti venduti per gli spettacoli culturali in Italia abbia superato quelli venduti negli stadi per il calcio. Qualcuno si accorgerà prima o poi che gli Italiani stanno chiedendo cultura e non calciatori fidanzati con la velina di turno??
Ciao
Ciao
vigna, non per stroncare i tuoi slanci però...ehm se mi guardo intorno e parlo con le persone... penso che il motivo del sorpasso sia più la tv digitale e il pacchetto calcio (con tutto il giro di interessi e pubblicità e milioni) che una richiesta di più cultura e meno veline. :-(
La Comunità Europea ci metterà sotto accusa per la situazione della Campania e dei rifiuti.
E' un degrado senza pari dove sono coinvolti i politici tutti, in primis il governatore della Campania. L'area è contaminata, il terreno e le acque avvelenate, tutto è in mano alla camorra e lo stato è assente.
Per inciso hanno scoperto lì vicino le mozzarelle adulterate e così si scopre che la criminalità ha da tempo messo le mani sui rifiuti ma anche sui prodotti falsificati e adulterati.
Ancora voglia di essere ottimisti?
Stasera no
Gumbo, saranno anche slanci e magari pure velleitari però chi l'avrebbe detto qualche anno fa che nei teatri sarebbe andata più gente che allo stadio ? Quello che voglio dire è che c'è anche un'altra Italia, un Italia diversa che frequenta spettacoli di qualità, luoghi dove si fa cultura e che quel mondo di plastica lo sente lontanissimo.
Dobbiamo ripartire ? Bene, ripartiamo anche da questi segnali di controtendenza.
Oh insomma, io sono un inguaribile ottimista. Esserlo mi ha sempre aiutato....spero sia contagioso !!! :-)
Ciao
Caro direttore, oserei dire che la colpa è della classe politica a partire da quando è stata proclamata la repubblica.
E' assurdo che un problema così non venga risolto; molto brevemente si può vedere come è stato risolto il problema dei rifiuti a Barcellona o a Città del Messico, basterebbe semplicemente copiare, il punto è che le cose non si vogliono fare ......
Buona giornata a tutti
Il problema rifiuti in Campania rispecchia lo stato della nostra Italia. Persino i luoghi tra i più incantevoli al mondo come il golfo di Napoli non siamo in grado di tutelare.
Gigio cita il riso Carnaroli che inizia ad essere coltivato a terragona. Bene, e pensare che in Italia molti hanno deciso di puntare sui suoi surrogati. Penso comunque che anche per il Carnaroli valga lo stesso discorso fatto da Giampaolo su Sangiovese - Brunello di Montalcino.
Siamo esterofili perchè un ventennio ci ha voluti nazionalisti. Fino agli anni 90 dire la parola patria, mia patria, era apologia. Poi qualcuno con il federalismo, macro regioni e ..zzi vari, ci ha ricordato che abbiamo e viviamo in una nazione, in una patria. Ora il passo è divenire patrioti. Un euro speso nel mio territorio rafforza l'economia locale e di conseguenza nazionale. Questo per dire: consumiamo italiano, pretendiamo italiano, in tutto e per tutto. Mi spiace per voi ma il risparmio fine a se stesso non basta.
Dopo la lettura dei giornali del mattino sono, se possibile, più indignato e nauseato per la situazione dei rifiuti a Napoli e provincia.
Lo sono ancora di più perchè noi da Roma avevamo deciso di aprire una Città del gusto a Napoli e mi immagino come sarà facile proporre a degli americani o tedeschi o inglesi di passare una settimana a Napoli tra un corso di cucina e una visita alle discariche a cielo aperto.
Chi ha letto Gomorra - e chi non lo ha ancora fatto si affretti - sa che l'ambiente è marcio, infetto, in decomposizione per le collusioni tra camorra e mondo politico TUTTO perchè a Napoli non ci sono innocenti fra i politici, al massimo ci sono quelli che sono rimasti a guardare ma gli innocenti no, quelli non ci sono perchè si sa chi, come e in che modo gestisce il ricco mercato dei rifiuti tenendo in ostaggio un'intera provincia.
E poi il governo che media, lascia la piazza ai masanielli e lo stato che non c'è e la camorra che continua la mattanza ogni giorno, nei vicoli del centro o nelle periferie di Bombay-Campania.
Fino a che non viene risolto questo scandalo italiano taciamo sul resto perchè l'onorabilità di noi tutti è ferita ai nostri occhi e a quelli dell'Europa e del mondo.
Il punto penso sia proprio questo, fino a che questo scandalo italiano non sarà risolto è meglio tacere su tutto il resto. Il nostro onore è ferito, ma temo che il risultato sarà lo stesso di sempre con i vagoni carichi di immondizia che prenderanno la strada di altre regioni.
Tornando per un attimo al post iniziale, credo sia opportuno sottolineare l'importanza del ritorno alla cultura del risparmio, questo senz'altro, ma senza dimenticare quanto è difficile farlo al giorno d'oggi: le notizie del giorno sono due oggi, una sui rifiuti in Campania e quanto ne consegue, l'altra invece dice che in 3 anni (non 3 secoli!!) il prezzo del petrolio al barile è raddoppiato... Se a ciò aggiungiamo tutto ciò che è aumentato negli ultimi anni, e in che modo ciò è accaduto, c'è da chiedersi come si può fare a risparmiare, al di là di cultura o non cultura! Per il resto, sono fermamente convinto che turismo ed enogastronomia siano enza dubbio 2 risorse dell'Italia: il problema è la loro valorizzazione (di cui siamo assolutamente incapaci), il saper attirare la gente verso queste risorse, e non posso non essere d'accordo con chi dice che i francesi in questo ci battono 10-0... E in questo, senza voler offendere nessuno, trovo un esempio lampante la situazione turistica della Liguria: terra a me tanto cara e bellissima, con scorci mozzafiato, località come le 5Terre patrimonio dell'Unesco, fondali marini paradiso dei sub, diverse località meta dei "vips" (scusate, ma da qualche parte ci vogliono anche quelli...), entroterra splendido per chi ama trekking e natura, prodotti enogastronomici di livello assoluto..... però, c'è un però: offerta turistica pressochè nulla, attrattive che quasi sempre vanno bene per le persone dai 60 anni in sù che vanno lì a svernare, ordine e pulizia quasi ovunque carenti, infrastrutture che andavano bene negli anni 50, ma soprattutto zero sorrisi e ovunque prezzi da capogiro... Lo dico con tristezza, perchè ho origini liguri e là ho tuttora parenti e amici, però la realtà è questa: basta sconfinare ed entrare in Mentone per accorgersene, ad esempio spiaggia libera (quindi gratis) lunga qualche km e più pulita di quella degli stabilimenti balneari liguri, dove paghi 25€ al giorno per un ombrellone e 2 sdraio, a cui aggiungi almeno 10€ per un panino e una birra piccola, naturalmente senza scontrino! C'è da chiedersi: perchè? Per non parlare dei ristoranti liguri, soprattutto di riviera, dove 1 cucina il pesce fresco e 9 propongono fritti precongelati e puzzolenti, ma tutti e 10 hanno prezzi da locali tristellati... Ovvio che la Liguria è solo un esempio, ma credo che nel complesso ci sia da essere pessimisti, soprattutto se si continua masochisticamente a non cercare un'inversione di tendenza: turismo e cibo sono risorse preziose che il mondo intero ci invidia (e ahimè ci copia), ma noi sembriamo sputarci sopra.
vigna però se la gente che non va allo stadio non va a teattro guarda solo la partita da casa...che differenza fa da prima?
Io in generale non scorgo desiderio di cultura, di salvaguardare e promuovere ciò che abbiamo, di rendere il territorio e le città più belle, facendo ognuno tutto il possibile per migliorare. Io sento solo gente che vuole più parcheggi, meno tasse e vincere lo scudetto!
Io non possiedo il gene del patriottismo. Sarà che ho sempre avuto molti amici stranieri o che io mitizzavo i musicisti americani e inglesi o magari gli ambienti alternativi che frequentavo da ragazzina o ancora le rovine italiane di cui mi vergognavo (e anche ora).
Comunque sia, io sento la parola patria, e...non me ne frega niente. Io faccio il possibile per rispettare cose e persone attorno a me, per riconoscere il lavoro che merita attenzione e premiare la qualità. Cerco ragionare quando scelgo ed è ovvio quindi che preferisco comprare ciò che arriva da vicino e non dallo sfruttamento distruttore di chissà dove. Non serve un patriottismo maniacale e anche un po' sorpassato dagli eventi.
Sulla situazione Campania credo sia meglio stendere un pietoso velo, però una domanda me la pongo: posso immaginare quanto sia difficle, e credo anche che i miracoli non riescono a nessuno, ma la società civile campana dov'è?! Quella che lamenta la carenza dello stato ma poi dallo stato aspetta il tocco di bacchetta magica... quella che parla di sicurezza ma poi a Scampia tira i sacchi dell'immondizia addosso a polizia e carabinieri... quella che chiede il lavoro al sud, ma poi campa vendendo sigarette di contrabbando... Sia chiaro, nessun riferimento politico, nè tantomeno nessuna forma di astio e/o razzismo: è chiaro che il problema della Campania non è la gente (o almeno la maggior parte della gente) comune, Saviano nelle sue testimonianze lo spiega benissimo, però perchè la "mosca bianca" che come lui si ribella al sistema deve poi vivere sotto scorta e da clandestino, in località segreta? Perchè si ribella uno su mille, o giù di lì? Certo che quando certe immagini fanno il giro d'Europa e del mondo, diventa quasi comico parlare di bellezza del golfo di Napoli e della costiera, piuttosto che dei prodotti tipici campani... Onestamente, non vorrei essere nei panni di un valido e onesto produttore di mozzarelle!
Non mi aspettavo un applauso per avere inneggiato al valore di patria. Ma questo menefreghismo è l'origine di tutti i mali. Menefreghismo seminato ad arte da chi ha voluto crescere generazioni di burattini che ora rispondono ottimamente ai tele-comandi. Se ci fosse amor di patria non ci sarebbe quella immodizia, che poi è fatta da noi, non arriva mica dal cielo!
E lei Gumbo si vegogni a fregarsene e scriverlo (pure). Porti rispetto a chi è morto per donarle questa libertà. Si informi.
Io Gumbo sono invece per il patriottismo citato dal Corsaro, è una delle poche vie che potranno rimettere in sesto la nosra Nazione. Questo non vuol dire essere autarchici, perché l'autarchia è un'assurdità ma semplicemente pensare che l'impegno atto a dare reddito prima di tutto a chi sotto la stessa Nazione lavora, vive e ne contribuisce al sostentamento è un sicuro vantaggio.
Gumbo, mi pare ci sia un pò di incongruenza in ciò che scrivi: anch'io come te apprezzo (e l'ho scritto!) il modo di "fare sistema" dei francesi, ma non puoi negare che ciò gli riesce molto bene per l'altissimo senso patriottico che hanno insito nella loro cultura! Allora, delle 2 cose, ho non ammiri i francesi (e quindi dici che NON dovremmo imparare da loro), o non dici che della patria non ti frega nulla... Non trovi? Certo che nei discorsi per strada o al bar è più facile sentir parlare di tasse e scudetti che non di musei e teatri, hai perfettamente ragione, ma proprio lì sta il punto: si vuol cambiare (e migliorare) o no? Se si, ci vogliono intenti comuni e tutti che remano dalla stessa parte; se no, basta continuare così come si sta facendo. Anch'io ho sottolineato nei post precedenti cose che non vanno dell'Italia, ma lo dico dispiacendomene, non fottendomene, è diverso!
Se vogliamo dire le cose come sono state, almeno fino al Muro di Berlino abbattuto, noi eravamo in un mondo bipolare che non poteva essere modificato, neppure dalle elezioni.
Io parlo volentieri di Patria & patria ma vorrei anche che chi inneggiava alla Patria nel 1969, Strage di Piazza Fontana senza colpevoli e poi Piazza della Loggia a Brescia, altra strage, e poi Treno Italicus e su su fino alla Strage di Bologna del 2 agosto 1980 - io c'ero tre ore dopo come giornalista, 85 morti e 200 feriti e dopo anni due colpevoli, Mambro e Fioravanti, che sono serviti per chiudere un'inchiesta non per trovare la verità - ricordasse che non c'era una patria sola perchè queste stragi le hanno fatte degli italiani dei servizi segreti deviati e altri italiani di avanguardia nazionale e dintorni hanno fatto la manovalanza.
Fino alla caduta del Muro c'erano due Italie e non si può pensare che l'idea di patria si consolidi in soli 18 anni quando un francese parla di patria da più di duecento anni e così un americano.
E tanto per citare i soliti spagnoli andate a chiedere a un catalano o a un basco se è spagnolo, risponderà che è catalano o basco e non ve lo dirà in castillano.
Ecco allora che chi è più giovane di me il concetto di patria non lo sente o lo sente molto poco ma non per questo bisogna dire "si vergogni", terminologia e toni che mi ricordano tanto quelli che amavano il tricolore e la patria negli anni Sessanta e Settanta e poi facevano il saluto romano.
Per ora siamo tutti italiani quando vince il mondiale la nazionale di calcio e la Ferrari, per il resto assomigliamo tanto ai catalani.
Purtroppo penso che anche in questi 18 anni la nostra Nazione non si sia consolidata ma abbia continuato ad alimentare le sue divisioni con spettacoli della politica poco edificanti. Come si fa a costruire se il valore dell'alternanza al governo è sottomesso dalla volontà di cancellare quanto fatto dai predecessori.
Forse il nostro problema è proprio questo, siamo divisi, la nostra Nazione è divisa.
Stesso discorso per i rifiuti, comodo produrli ma l'importante e non averli sotto casa e che le discariche e gli inceneritori vengano fatti a casa di altri.
Ma se la patria non è un concetto che sento, non è che mi potete convincere così. Tra l'altro è anche un po' tardi per diventare una nazione, siamo già passati a un'altra fase storica, mi pare.
Comunque come al solito però vedo che in Itaria sarebbe più apprezzato mentire che dire ciò che si pensa davvero. Nascondiamoci pure dietro parole e concetti astratti; mi pare evidente dai risultati che non ci sia alcuna relazione tra il rismpirsi la bocca della parola patria e il conoscere a memoria l'ino nazionale e fare ciò che andrebbe fatto per rendere migliore questo luogo invece di distruggerlo.
Quindi io continuo a fregarmene e ad avere lo stesso rispetto per questo territorio e la gente che ci vive come per il territorio subito dopo il confine, o dall'altre parte del mondo. Per me non fa differenza ed è questo atteggiamento che secondo me ci vorrebbe per far cambiare le cose davvero, non mi serve credere in una patria.
Tra l'altro alcune delle persone che conosco che fanno di più per salvaguardare il territorio sono stranieri che abitano qui. Tedeschi, francesi, americani, inglesi, svizzeri. E loro il patriottismo al massimo ce l'hanno per le loro nazioni, quindi...le cose importanti sono altre.
Ma perfavore basta con queste frasi da 68. Liberiamoci una volta per tutte dei colori e delle contrapposizioni politiche che hanno creato e alimentato gli anni di piombo. A tal proposito vi ricordo che a governarci ci sono i figli dei fiori che non mi sembrano tanto magnanimi e misericordiosi come andavano strillando di volere fare quando, giovinastri, incendiavono le scuole.
Siamo italiani, un grande popolo che saprà rialzarsi da queste umiliazioni fatte da culi pallidi senza anima.
Caro Corsaro, la pensi come vuole ma risparmi questo blog dalle demagogie di ritorno.
Il 68' è stato tante cose buone e tante sbagliate e eccessive e in questo anno vedrà quante cazzate scriveranno al riguardo, essendo trascorsi 40 anni.
Ma io che sono stato nella scuola degli anni Sessanta e nell'università dove è esploso il Sessantotto, posso dirle che prima la scuola era a misura di una società agricola e noi invece eravamo ormai in pieno boom industriale.
Le scuole le occupavano a destra e a sinistra e oggi dire liberiamoci dalle contrapposizioni politiche è un demagogico invito perchè se permette io con l'Italia che vota Berlusconi c'entro ben poco pur essendo imprenditore e il Gambero Rosso una società che dà lavoro a più di 100 persone.
Prego, più fatti e meno frasi fatte :-)
p.s. aggiungo perchè vedo ora il post di Ripellino: i francesi la patria e la nazione ce l'hanno dentro da secoli. La loro storia non è uguale alla nostra. Quindi per loro funziona benissimo, ma noi non possiamo diventare francesi. Quindi concentriamoci sulle cose pratiche, che facciamo prima: il senso civico ed etico può anche fare a meno di passare dalla patria. L'altra sera parlavo con due ragazze che abitano qui da 10 anni, una rumena e una bulgara. Nessuna delle due sente un paese come patria. Vedono i pro e i contro di tutti e due, forse più obiettivamente di noi. Si comportano con il massimo rispetto sia qui che là. Perchè sono persone rispettose; il rispetto è dentro di noi, non è attaccato ai confini e te lo porti dietro ovunque tu vada. Puoi essere e sentirti italiano sventolare la bandiera davanti alla porta di casa come fanno gli americani ma poi uscire e devastare poco lontano. Come in effetti succede spesso.
Ohi ma che traffico: Corsaro, io sono nata dopo il sessantotto, quindi non incolliamo addosso etichette solo perchè non si sa cosa rispondere!!!
Scusi ma le frasi fatte sono e sue. Io mi sono solo permesso di portare un piccolo contributo al suo post che invita al risparmio. Ho detto infatti che il risparmio fine a se stesso serve poco, più efficace è investire, secondo le proprie tasche, in prodotti/produzioni italiane. Non solo investire ma PRETENDERE italyano non italyota. Peccato che la discussione degeneri in queste, ribadisco, contrapposizioni. "Io amo la mia patria e lotterò fino alla fine per la libertà" e lei mi risponde citandomi il saluto romano. Che centra? Mi sembra una frase fatta. Non voglio irritarla direttore cerco dialogo, anche acido, ma dialogo. E così che ricostruiscono le cose: dal basso.
La PATRIA negli anni Sessanta e Settanta era monopolio della destra. La sinistra sbagliava a non sentire il concetto di Patria, ma questo era.
I democristiani, invece, facevano i democristiani, cioè muro di gomma.
Dire oggi che siamo tutti italiani è tautologico e demagogico perchè c'è l'Italia della Lega, c'è quella del populismo, leggi Berlusconi, c'è un'Italia che non paga le tasse e vive in modo sempre più volgare e c'è l'Italia delle gente a stipendio fisso alla quale le tasse si fanno pagare.
Saremo Patria e Italia quando l'evasione sarà nei termini statistici dei paesi più progrediti.
Prima comprare italiano sarà solo una scelta di palato.
Comunque tanto per tornare ai problemi pratici come la spazzatura. Qualche anno fa siamo andati a trovare un amico statunitense che abitava ad Amburgo. Dato che eravamo con un furgone, lo abbiamo aiutato a sgomberare il garage: abbiamo fatto tre viaggi da casa loro a una discarica in cui man mano che scaricavamo venivano smistati secondo la tipologia (vetro, plastica, carta, metallo, rifiuti tossici o pericolosi, pneumatici, olio, altro) loro si sarebbero poi occupati di smaltirli nel modo opportuno.
In tutto ciò va aggiunto che il mio amico a mericano ha pagato una discreta cifra per fare questo. Ma lì è normale. E' normale per i tedeschi di nascita e i cittadini acquisiti.
Qui io vado in bici nei boschi del Piemonte e trovo i frigo. Ai lati della strada i materassi, nei dirupi e in mezzo agli scogli al mare un tappeto di bottiglie di plastica. Sono assolutamente certa che molti di quelli che devastano sono orgogliosissimi di essere italiani e non cambierebbero un piatto di spaghetti con "quelle schifezze" che secondo loro mangiano in tutto il resto del mondo. Bella idea di patria, proprio!
Se devo, al limite posso credere nella patria di qualcun altro! :-)
Ma qual'è la correlazione tra rispetto e patria? Non mi pare di aver detto che non si deve rispettare ciò che non è italiano... Però è un concetto diverso, che sinceramente trovo sbagliato ingabbiare dentro a bieche ideologie: io posso diventare cittadino d'Europa o del mondo, ma continuerò a sentirmi italiano, perchè questo sono. Direi piuttosto che ci sono diverse "anime" dell'Italia, (e tra queste direttore non dimentichi anche l'Italia di un ministro dell'economia che dice che i bamboccioni trentenni devono andare fuori di casa dimenticandosi dei laureati trentenni in coda per il colloquio in un call-center), ma l'Italia resta il fatto, fino a prova contraria, che è Una, Sola e Indivisibile. Non lo dico io, lo dice la Costituzione Italiana, per la quale centinaia di migliaia di persone sono morte perchè credevano in un ideale e, soprattutto, perchè non se ne sono fregate. Certo che le tasse le devono pagare tutti, chi non può essere d'accordo su questo punto? Però si può parlare di Italia e comprare italiano non solo per scelta di palato, ma per scelta sociale ed etica: ok il risparmio, ma saremo tutti d'accordo sul fatto che i giocattoli (tossici) nocivi ai nostri bambini è meglio non comprarli...
Gumbo scusa, ma hai fatto una generalizzazione che non sta in piedi: ovvio che noi si parlava di senso civico (o patriottico, o come vuoi chiamarlo) nei fatti, non nelle parole! Certo che se vai a cercare chi dice "fai come ti dico ma non fare come faccio", il pelo nell'uovo lo trovi ovunque. Chi si sente italianissimo e mai cambierebbe un piatto di spaghetti ma poi butta il frigo vecchio nel bosco per me è un delinquente, punto e basta. Però mi chiedo: che novità è questa? Se è per questo ci sono anche politici collusi con la mafia, poliziotti che sniffano, preti pedofili, cuochi che si infilano le dita nel naso mentre mi cuociono la bistecca... e c'è pure il delinquente che butta il frigo nel bosco! Perchè questa è la società degli anni 2000, quella del progresso; ma tutto ciò ha qualcosa a che fare col concetto della parola PATRIA? A me sinceramente sembra di no, e lo dico senza polemica alcuna. Non trovi?
Luca, dato che hai detto che è incongruente apprezzare o ammirare la Francia e contemporaneamente non essere patriottici, io ho provat a spiegare perchè per me non lo è. Io posso analizzare un comportamento altrui e suddividerne gli aspetti. Vedo le ragioni storiche del loro patriottismo e... continuo a non vedere molte delle mie!
Quindi io salto questa parte e prendo a modello il resto, ovvero il senso civico e il rispetto eccetera.
Non dico che nel tuo discorso le due cose siano contrastanti, dico solo che possono vivere indpendentemente una dall'altra.
Peraltro, la mia bisnonna era francese e la maggior parte dei miei avi paterni austriaci quindi ho anche scusanti genetiche al mio scarso patriottismo... ;-)
Io che ho vissuto in Francia e Spagna penso di potere dire la mia a proposito: il concetto di Spagna come patria, fuori da certi ambienti catalani e ancor piú baschi, in Spagna é piú vivo che mai. Gli spagnoli hanno una devozione alla patria, e c l' hanno perché hanno avuto una dittatura accentratrice che in quanto a nazionalismo non aveva nulla da invidiare a fascismo e nazismo. Io in teoria sono antipatriota e il concetto di patria mi fa sorridere, ma poi vai a vivere all'estero e ti accorgi che Europa é un parola vuota, che per omologare il tuo titolo di studio devi aspettare 3 anni per sentirti dire che devi fare 6 esami nuovi, cioé un terzo della laurea, ti accorgi che in un paese vicino come la Spagna quando dici sono italiano c'è ancora gente che si mette a ridere e ti dice "pasta, hihihihi...come fate a mangiare pasta giorno e notte" e allora ti accorgi che il patriotismo vuoto e parolaio di certa destra non significa nulla, ma la difesa dei nostri prodotti, che non so se é patriotismo, é un nostro dovere. Perché nessuno ci sconta nulla. E in quanto a patriotismo gastronomico spagnoli e francesi ci doppiano o triplano. E chi l'ha detto che un giorno il carnaroli spagnolo non diventi migliore dell'italiano o non si scopra una zona in Australia in cui il Sangiovese grosso produca prodotti simili a quelli dei Biondi Santi, a meno prezzo per altro. Non credo che negli anni 60 molti francesi avrebbero immaginato che il marchese della Rocchetta in una zona teoricamente non votata alla viticoltura sarebbe riuscito a produrre quel miracolo del gusto che é il Sassicaia dell'85. A Bolgheri fa piú caldo che a Bordeaux? Ma nella Mancha o in Estremadura fa piú caldo che a Napoli, quindi attenti a regalargli le bufale vive. Patria é una parola vuota. Amare e difendere i nostri prodotti é una parola con molti significati. Qui nessuno accetterebbe come naturale che si cominciasse a produrre prosciutto iberico (quanto patriotismo solo nell'espressione...immaginatevi se esistesse un prosciutto e un maiale italiaco, sic...) con maiali iberici in altri paesi, ci sarebbe una rivoluzione. Da noi si accetta tutto con un chissenefrega. Se la chianina scompare dalla sua terra di origine e dilaga in Argentina, niente silenzio di tutti, tranne che del buon Aldo Santini.
Quello che ha scritto direttore nei suoi ultimi due commenti mi sembra una constatazione di come l'Italia sia divisa per ragioni politiche.
Io non penso che lei non c'entri niente con chi vota Berlusconi perché le idee possono essere diverse ma gli obiettivi dovrebbero essere gli stessi. Oggi probabilmente non è così e davanti agli obiettivi comuni c'è sempre l'interesse personale (e ce l'hanno tutti) ma è una degenerazione politica.
Io credo che ci serva proprio il comune tornare a credere nella patria, indipendentemente dai soggetti che stanno dominando la scena politica italiana di oggi.
Signori, mi sono riletto tutti i vostri autorevoli commenti. Ogni vostro pensiero esordisce con: io - ego sum. La coscienza sociale non è materia di studio ma la sente scorrere come un flusso vitale. Molta aria fritta, in sostanza e basta.
Bonilli quel clima che sentivi tu l'ho respirato anch'io mentre andavo alle scuole “alte” nella IIa metà degli 80, vedi cosa è cambiato, un piffero! Ci siamo lavati la bocca con slogan e stop. Forse non vogliamo riconoscere tutto è cambiato ma non perche’ è caduto il muro, direttore, ma perche’ è la dinamica della storia. Comunque non incavolatevi diamine mi sembrate sul ring, accidenti!
Ciao
stefano gli anni 70 e 80... i movimenti gli incontri che gli giravono intorno fanno parte di un ciclo storico da valutare come tutti i cicli storici fanno parte del nostro bagalio culturale fatto di innovazioni rotture confronti dibattiti...oggi non ce ne sono molti anzi direi che oggi viviamo un momento di stanca di poca convinzione e di crisi ideologica. Allora erano solo slogan!!!Ci siamo lavati la bocca con slogan...non condivido ma ne prendo atto per fare riflessione storica.
Io ne ho bei ricordi che mi hanno dato grande bagaglio culturale ed umano
Mi trovo più d'accordo con gumbo che con gli altri interventi. Se facciamo uno sforzo di guardare in avanti di 30 anni che cosa vediamo? Che è importante il concetto di Patria? Quale Patria, se per es. anche in Italia molti italiani si sentono diversi (alto adige, veneto, padania, vedi anche certe spinte meriodionalistiche). Oppure la Patria di chi viene qui dalla Romania, Albania, o altri paesi europei e no.
Oppure quale Patria dovranno avere i figli di coppie a nazionalità diversa, che stanno aumentando in modo esponenziale nel mondo reale,e non quello virtuale dell'Europa della burocarzia (solo nella mia famiglia quando ci troviamo a Natale siamo persone che vivono in tre paesi diversi e con partners di nazionalità diverse). Dovremo imporre ai nostri figli di "comprare italiano", anche se, mi rifaccio all'esempio di Gigio, si dovesse scoprire che il Sangiovese in Australia viene meglio che al Greppo? Che senso ha tutto questo oggi?
Io cerco di trasmettere dei valori dove si dia importanza a cosa si fa, a come lo si fa, rispetto a CHI lo fa.
Questo poi non vuol dire che io mi senta italiano, e quindi in questo momento ferito e deluso dalla china che sta prendendo questo paese, e che vorrei vederlo primeggiare e sviluppare il suo enorme potenziale, in modo da andare per il mondo con orgoglio e dire: sono italiano. Ma la difesa stentorea della Patria, costi quel che costi e a dispetto dell'evidenza no, quello mi sembra a dir poco antistorico e inutile. Sarebbe oggi come dire che mi batto per il Granducato di Toscana.
Bè un'opinione personale o il racconto di una propria esperienza è normale inizi con "io" - a meno che non si creda di poter parlare sempre anche a nome di altri o persino di "tutti".
Insomma, ancora con 'sta patria! E' un'impresa titanica far crescere un sentimento patriottico quando la fiducia media nelle istituzioni è quasi zero. Tra l'altro di 'sta benedetta patria ne parlano in continuazione ma al momento di lasciar da parte chiacchiere e beghe e passare ai fatti...io vedo il vuoto. Nella patria io non ci credo. Punto.
Io ragiono così: come individui cosa possiamo fare di utile ogni giorno per migliorare la situazione? Io cosa posso fare nella mia vita quotidiana? Preferisco partire da lì anche se è più "io" che "noi". Il noi viene man mano, collaborando con le persone che hanno i miei stessi obiettivi e ideali, indipendentemente da tutte le etichette, le fazioni e le nazioni.
p.s. io mi riferivo agli interventi di Carlo Zaccaria e Stefano Buso.
Non capisco direttore. Lei pone domande intelligenti nel post, domande che trovano la loro naturale risposta nel "manefreghismo italyota" evidenziato da Gigio e da un pò tutti i commentatori. "C'è ne futtimmo uè" e queste sono le conseguenze. Poco serve allora spegnere la luce. Meglio sarebbe darsi da fare e farci la luce con i pannelli fotovoltaici posti sui tetti delle nostre case. C'è una terza italia, ne rossa, ne nera, ne populista, ne razzista ma stufa alla quale bisogna dare risposte concrete.
patria nazione.... muoiono operai nelle torbide fabbrciche non tutelate..e noi tristi a guardare ma nessuno scende in piazza...i media ci hanno abituato oramai al concetto di morte come fatto normale matabolizzato non fa più paura.
patria nazione!!!! sento più il concetto di nazione come sito geografico...stiamo andando giustamente verso una realtà multietnica...abbiamo combattuto tanto per questo concetto... l'alta cucina italiana francese spagnola??? esiste???? Trentanni fa stavo dietro i fornelli in francia e si sentiva il concetto delle diversità oggi la cucina è ad un'incrocio dei venti di mentalità non più territoriali quindi sperimentazioni globalizzate e qui si continua a parlare di patria... per fortuna la enogastronomia è incontro di sapori e di tecniche quindi allargamento dei pensieri autoctoni del fare e del dire
viva l'italia nel mondo!!!
voto a questo mio commento direi 6-
Caro Giampaolo, io nel migliore dei mondi possibili quello dell'abbattimento degli stati nazionali di un mercato non piú particolare ecc. sono con te tutta la vita...peró oggi giorno la realtá non é cosí e i sentimenti nazionali altrove contano eccome...io in Spagna e Francia mi sono sentito sempre trattare da italiano, non da europeo concittadino di una grande comunitá. E comunque ci andrei piano a rivelare i nostri segreti e a svendere le nostre tecniche, razze ecc. i Veneziani della Serenissima, che conquistarono mezzo mondo e imposero la loro egemonia, si guardavano bene dal rivelare i segreti della lavorazione del vetro all'estero...chi usciva da Murano doveva giurare il silenzio se voleva conservare la testa. LA storia non si fa con i se, peró il futuro si costruisce guardando al passato. E il passto dice: abbiamo esportato fuori tutto, mozzarelle (che oggi si prducono dappertutto), parmigiano (parmesan, reggianito, parmesello...do you know?), bufale, pasta, gelati, lasagne e cannelloni, vigneti e cultivar di olive, salumi, chianine ecc. Ci é andata bene? Non mi pare: guadagniamo 16 miliardi per le esportazioni e le imitazioni fruttano agli altri 50 miliardi e in piú nessuno ci ringrazia, ci deride semmai. Gli spagnoli in 20 anni sono diventati i primi al mondo, o i secondi, e come l'hanno conseguito? Esportando il maiale iberico, la razza rubia gallega, le pecore con cui fanno il mancego...certo che no. Proteggendo i propri prodotti e copiando italiani e francesi in tutto ció che potevano tant'é che oggi qui risotto, fois gras, cannelloni, carpaccio, tiramisú, panettone sono quasi piatti nazionali. senza contare le acciughe sotto sale nate nel cantabrico grazie alle famiglie siciliane, Sanfilippo, Orlando...oggi in Sicilia la produzione é sparita e qui si fanno le migliori acciughe sotto sale del mondo. Insomma non chiudiamoci a riccio, peró riflettiamo se esportare tutto al 2 giorno é davvero la tattica migliore, o non é meglio prima assentare la chianina o la cinta nella terra di origine e poi eventualmente...
Com'è possibile non voler sostenere la Patria quando dovrebbe essere la nostra casa comune. E' quasi come non tenere alla propria azienda.
I problemi della nostra nazione, della nostra società, il debito pubblico, sono cose che ci riguardano tutti e condizionano la nostra vita e le nostre potenzialità imprenditoriali. i rifiuti per le strade di Napoli sono un danno di immagine per tutti noi non solo per la Campania.
Il Corsaro ha ragione quando dice che c'è una terza Italia in cui mi ci metto dentro anch'io, ne di parte, ne populista ma vogliosa di rilanciare il paese anche attraverso alcune delle cose migliori che abbiamo, il vino , il cibo e le località turistiche.
Se all'estero riusciranno a fare bene sia Carnaroli che Sangiovese non sarà un problema se i nostri prodotti sapranno sempre portarsi dietro l'espressione del territorio che li ha generati. La borgogna insegna.
I problemi siamo bravissimi a crearceli da soli, il resto lo fanno i politici.
1)turismo: non esiste un ministero coordinatore, la deroga ce l'ha Rutelli che, nel sito italia.it, parla inglese come Totò e Peppino in gita a Milano.
Intanto Francia e Spagna hanno l'IVA sugli alberghi che é metà o meno della nostra. Le regioni spendono a pioggia e non coordinano i progetti, le strade del vino, copiate dalla Francia, sono tantissime, ma non funzionano.
2)agricoltura: l'italiano compra quasi tutto nella GDO, dove il fresco viene dall'estero perché costa meno ed il resto viene prodotto dall'industria. Il ministro pruomove la novità dei farmer's market, soldi buttati via, perché i mercati degli agricoltori esistono dal dopoguerra. In molte città italiane si mangia solo carne straniera; il latte é insufficiente alle necessità, ma bastoniamo gli allevatori con le multe; tutto lo speck viene fatto con i maiali olandesi e nonostante 3000km di coste, il pesce migliore si trova alla Malpensa.
I trasportatori non possono scaricare l'IVA sul gasolio, ma i consulenti finanziari e gli agenti ENASARCO sì.
E' chiaro che finché continuiamo ad essere autorefenziali, lobbisti e incapaci di smettere di votare gente più incapace di noi, non cambierà nulla...
Carlo, la casa comune è dove uno vive, e non è necessario sacralizzarla per non gettare i rifiuti nel corridoio o fare i bisogni nella sala da pranzo. Tu confondi il concetto di senso civico, assente in Italia, con il concetto di patria. I rifiuti in Campania non sono un problema di patria, ma sono un problema di chi ci vive, sopratutto, che siano devoti alla patria o meno.
Spesso innalzare la discussione a livello dei massimi sistemi, cosa che avviene spesso in Italia, è proprio il modo di non risolvere i problemi che rimangono incagliati nelle questioni di principio.
Come diceva Troisi in un film, per fare arrivare i treni in orario non c'era bisogno del Duce, ma bastavano dei bravi capostazione.
Ecco, dei bravi capistazione, dei bravi insegnanti, dei bravi impiegati statali, dei bravi amministratori locali, dei bravi politici ma, soprattutto dei bravi cittadini.
Si è bravi quando si pensa anche al bene comune, alla comunità. Nel nord Europa mi sembra che queste caratteristiche ci siano, da noi tutto è ancora molto difficile, troppo lento e stiamo perdendo tutti i treni, cosa per altro già accaduta nel Seicento e quindi continueremo a crederci ma probabilmente siamo in una fase storica nella quale rischiamo seriamente la serie B.
Purtroppo il socialismo reale non ha trionfato nemmeno tra i fornelli. E'evidente.
Non capisco perche'la ricetta economico - finanziaria più auspicata - sia sempre quella di tagliare (anzi, amputare)lo stato sociale e le fasce deboli.Poi: sembra che l'economia in questo Paese sia trainata solo dagli imprenditori ma non è così.
@Paolo: non so chi voti tu ma quelli che voto io non governano..detto con il max del fair play, ciao!
Sarò anacronistico, ma ritengo perfetta la sintesi di Gigio circa i rischi di un'esportazione selvaggia e incontrollata. Voto: 10 e lode! E sono assolutamente convinto che ogni prodotto non nasce a caso in un determinato territorio, bensì appartiene a quel territorio. Quindi ci sarà senz'altro qualcosa di tipicamente (anzi, unicamente) spagnolo che da nessuna parte è buono come in Spagna, idem per l'Australia e qualunque altro paese; però il Carnaroli del paese X non sarà mai come nelle grange vercellesi o in Baraggia biellese... e il Sangiovese è e rimane un vitigno italiano che dà straordinari vini italiani! Nè campanilismo, nè esterofilia a tutti i costi: dico le stesse cose per i salmoni del Canada e le ostriche francesi. Prova ne è il fatto che, dei tanti prodotti italiani copiazzati, quale è uguale o migliore dell'originale? Cosa vogliamo dire, che il parmesan è più buono del Parmigiano Reggiano? Non bestemmiamo, per favore.
No Gianpaolo, la nostra patria è una casa comune e per le inefficenze e i problemi che tardano ad essere risolti rischiamo di affondare tutti assieme. Il malessere delle famiglie più povere sulle quali si sta per abbattere un'ulteriore stangata è anche il nostro. Non può reggere una società che ha allargato così la forbice tra chi è ricchissimo e chi non arriva più al 20 del mese.
Rischiamo grosso, la serie b è vicina e il nostro equilibrio sociale è a rischio.
Il punto di vista dei patrioti ad oltranza mi pare un po' rigido; rifuiutano persino l'idea che si possa avere senso civico senza patriottismo (dato che è stato spiegato da persone diverse con parole diverse e non è passato, deduco che non lo crediate possibile). Ma a che serve? Forse in Italia perdiamo tanti treni perchè siamo distratti al bar della stazione a discutere del nulla, invece di dimostrare la validità delle proprie belle parole e i valori proclamati - cosa facile - con i fatti...
Tanto per cambiare un po' filone. Sull'ultimo numero dell'Europeo c'è un piccolo riquadro in cui si legge: nel 1963 in Italia si spendeva un 45% abbondante della retribuzione mensile per mangiare. Dai dati ISTAT che sono riuscita a recupare in giro per il web, mi risulta che negli ultimi tre anni la spesa media sia stata intorno al 16-19%. Più o meno lo stesso che ora si spende per i trasporti (leggi in particolare auto) - voce che nel 1963 non meritava neanche una categoria a sè.
Oggi ho anche letto su Repubblica che in Italia abbiamo la più alta concentrazione di automobili d'Europa (3 ogni 5 abitanti).
Che mi dite? Voi che opinione vi fate sulla scala di valori degli italiani di oggi? E la gente si lamentava quanto oggi dei prezzi del cibo, nel 1963?
- Gumbo: la gente spesso compra con danaro che non a debito, con finanziamenti! Si permette lussi eccessivi per palesare uno status che non ha...Spesso queste scelte becere le attua mortificando le spese tipo il cibo e altro. Forse non è sempre così ma cmq...
Beh, chi ben comincia l'anno con una discussione interessante e molto sentita dovrebbe continuare così tutto l'anno.
Vediamo cosa riusciremo a fare.
Buon lavoro a tutti :-)
Mi par di vedere uno scintillio di sciabole... A me, rispetto alla astratta e retorica "Patria", piace parlare di "Paese": e come in un vero paese, in una comunita', gli abitanti, gli artigiani, i contadini, gli imprenditori, gli insegnanti dovrebbero agire, pensare e decidere secondo interessi comuni condivisi, senza particolari rivalità, senza furbizie e diffidenze. Una società civile. Una società che non assomiglia, per la gran parte all'Italia, al "paese Italia". Ma non e' facendo proclami retorici e fatalisti o accettando discriminazioni e cialtronerie come ineluttabili che si potrà camminare insieme, noi cittadini e contadini, imprenditori e insegnanti. Spesso si confonde la causa con l'effetto: non sono tasse, servizi o quant'altro non funziona a generare un arretramento della società, ma è il pressapochismo, la furbizia e l'intolleranza che impediscono ad un Paese di progredire e sanare le proprie carenze. Se nessuno si fida di nessuno come si fa ad andare avanti. Pero' ci sono giovani donne come Gumbo e "giovani" uomini come il Direttore che fanno ben sperare.
La speranza è la più grande falsificatrice della verità.
Gracián, Baltasar Oracolo manuale e arte di prudenza. [Roncoroni]
La speranza, per ingannevole che sia, serve almeno a condurci alla morte per una strada piacevole.
La Rochefoucauld Massime, Rizzoli, Milano, 1992, p. 65.
quanto riguarda la giovane età del direttore..soli 35 anni se li porta bene
34... 35 non ancora compiuti :-P
Tanto esterofili poi gli italiani in fondo non sono, a giudicare dall'indagine Coldiretti http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/749_07.htm
Caro Rosario Scarpato (l'apprezzo molto per i suoi articoli del golosario global) noi non saremo cosí esterofili, ma di certo gli stranieri sono sempre meno italianofili...la cucina italiana perde sempre piú posizioni. Ecco quello che ha scritto García santos un mio amico italiano cuoco a tenerife Orazio Lezi (http://www.lomejordelagastronomia.com/ENG/cartas.asp:) E si legga pure un blog in cui io a volte partecipo anche se la bile va a mille per la rabbia:
http://www.geedorah.com/foro/viewtopic.php?id=6634
Forse capirá perché ritornare alla pasta e continuare a svendere tutto all'estero secondo me sono i due grandi errori che stiamo comettendo. Salutoni.
¿y si mi nombre se escribiera Horacio?
Hola, soy un chef de cocina, italiano, afincato en Canarias y queria hablar sobre lo dificil que es ser italiano en el extranjero; tengo que decir que las dificultades de los primeros años ya han pasado pero, todavia hay barreras: Estan siempre muy arraigatos los topicos sobre la cocina italiana, todo se reduce a pastas y pizzas, como se en mi pais no hubieran quesos, carnes, pescados, embutidos, etc.
He trabajado duro en estos 13 años en Tenerife y en este momento se me reconoce el trabajo hecho hasta ahora, pero siempre se generaliza ! otro italiano!.Mi cocina es italiana, con platos más ligero, sin grasas y, una parte creativa, siempre con raices transalpina y, desde hace un par de años, más global. Curo mucho la presentación y las cantidades, la calidad de los productos, cocciones cortas y mucha creatividad.
En Tenerife la gente empieza a conocer ahora la cocina italiana verdadera, viajan, se informan, la cocina en España está de moda pero, la mayoria se refieren a la cocina italiana que han difundito los primeros paisanos que han venido aquí y, te aseguro, no se parece en nada a la tradicional de mi pais. Incluso he sido el unico italiano en calificarse en la final del campeonado de Canarias y, realmente, me pareció que pasaran de mi. De todas formas los criticos más importantes de Tenerife han reconocido el valor de los dos platos presentados y, aún más importante, mis clientes lo consumen como platos ganadores. Quisiera que el cliente esté más abierto, no todos los italianos son iguales, como no lo son los españoles, los chinos, los turcos. Grazie.
34 anni direttore? Sono più vecchio io: 42.
Tanto per iniziare auguro un felice anno nuovo a tutti... Sono un ragazzo Italiano e da un anno sto vivendo in Spagna, precisamente adesso mi trovo a Fuerteventura, isole canarie. Credo che la maggior parte dei ristoranti dell'isola siano Italiani, le gelaterie sono solo ed esclusivamente Italiane, non c'è un ristorante o un supermercato che non ha in vendita una bottiglia di Lambrusco (e questa è una pena perchè di tanti vini buoni che abbiamo....) Molti bar hanno caffè della Segafredo, Lavazza, Illy, e addirittura una marca Canaria che dice "il primo caffè prodotto in Canaria tostado con il metodo Italiano..." e i supermercati pieni di prodotti come Barilla, Buitoni, Ferrero, Bauli, Fini, Amato....aceto balsamico di modena.... e tanti altri... Tutti conoscono l'Italia come un paese bellissimo e tutti sognano di andarci.. e tutti dicono anche che è un paese caro... Valorizziamo di piú il nostro paese e invece di lamentarci ( e noi Italiani lo sappiamo fare veramente BENE ) cerchiamo di portarlo in alto e di vendere bene i nostri prodotti!! Rendiamo l'Italia un paese vivibile e sfruttiamo al meglio le risorse che abbiamo.. Perchè la gente ci deve vedere come un paese caro quando la colpa non è nostra? Perchè quì in Canaria un litro di benzina costa 0.70 € e un pacchetto di Marlboro costa 1.80 € ? Lo sappiamo bene di chi è la colpa.......
Dici bene Daniele. A noi manca una unità di base, un senso comune di appartenenza. Uno straccio di ideali in cui credere. Di conseguenza i birboni hanno mano libera e, arraffa arraffa, siamo arrivati fino a qui. E capisco anche la preoccupazione per un rischio che dal populismo dilagante salti fuori qualche esaltato "aggiustatutto", come storia insegna. Ma credo che la maggioranza silenziosa degli italiani sappia sempre scegliere una via democratica. Scegliere non subire, questo si che è pericoloso perchè produce niente, sempre come storia insegna.
@Stefano Buso
Sono quasi 10 anni che non vado a votare, se tutti facessero come me a Montecitorio ci sarebbero solo le ragnatele...invece c'é pieno di furbacchioni che ogni 5 minuti cambiano poltrona e che appena possono si aumentano lo stipendio e la pensione. Spiegatemi poi cosa fa di tanto speciale il barbiere per guadagnare più di 100.000 euro, l'usciere più di 120.000 euro, il "pianista" più di 250.000 euro.
Mio cugino é primario al San Francisco general Hospital e guadagna meno!
Caro Gigio, spagnoli e francesi (i secondi meno) sono i più insofferenti alla cucina italiana. Nei sondaggi che abbiamo fatto nel 2007 sull'immagine enogastronomica dell'Italia i giudizi più negativi li hanno sempre dati loro. Ma non credo affatto che stiamo perdendo posizioni nel mondo. Nei paesi del futuro (India, Cina) abbiamo grandi prospettive, in Giappone andiamo bene, ma anche nell'Europa anglosassone, in Australia e negli stessi States teniamo più che bene. In alcuni Paesi stiamo marcando cambi d'abitudine enormi: a Dubai, un solo ristorante, ha un carrello con oltre 40 formaggi DOP. Tenga conto che soltanto da meno di dieci anni abbiamo iniziato a mandare cuochi professionali, formatisi in Italia, a rimpiazzare la cucina degli emigranti fattisi cuochi (una base di partenza da non sottovalutare, comunque). Il nemico sono i falsi e i taroccamenti, ma è lo stesso che hanno la moda e altri settori. Dobbiamo conviverci e allo stesso tempo educare il consumatore. Alla varietà, alla qualità,alla regionalità ma iniziando a dimostrare che anche la "pasta", i suoi piatti classici, può e deve essere un capolavoro gastronomico e non la porcheria che di solito si trova all'estero. Semmai io vedo un "pericolo" per i nostri vini nel mondo, perché si stanno posizionando come cari (tutto è relativo). E questo si che potrebbe avvantaggiare gli spagnoli. Non parlo per patriottismo. Per un goloso globale un mondo senza la cucina italiana, sarebbe il posto più noioso dell'universo
Mi fa piacere ció che dice. Peró non possiamo dimenticare che Francia e Spagna sono i due paesi con piú cultura e tradizione gastronomica e quindi é come se ci bocciassero nel gioco del pallone Brasile e Argentina. Sono convinto che francesi e spagnoli troverebbero qualcosa da ridire anche se i nostri piatti tipici piú conosciuti fossero cavaiale e aragoste di Alghero, ma certo errori ne abbiamo fatti. Per es. la ristorazione italiana di Madrid, a parte qualche oasi felice é in mano a catene con cuochi di ogni paese e con una carta monotona, tipo spaghetti bolognese, o direttamente a cuochi spagnoli. Pensi che sul tema pasta in tutti i libri di relazioni pubbliche e comunicacione pongono come esempio il caso della pasta del gallo (famosa marca spagnola) che una decina d'anni fa istituí un gabinetto di comunicazione per migliorare l'immagine della pasta in Spagna, che tutti associavano a un prodotto economico e per bambini, ma non ad un alimento di qualitá. Qualche risultato é stato ottenuto, il consumo di pasta in Spagna é quasi raddoppiato, ma é difficile non vedere una famigliola spagnola entrare in un ristorante della catena pseudoitaliana Gino's con un bimbo in braccio dicendo "stasera ti facciamo contento a te, mangiamo pasta". Effettivamente sul vino certi prezzi in Toscana e Piemonte non hanno senso, e i vini spagnoli sono buoni, corposi (a volte troppo), a volte indimenticabili e unici, come nel caso del Vega Sicilia. sui formaggi sono 10 anni che dico, dopo aver vissuto in francia e Spagna (dove mi trovo ora) che abbiamo la piú grande varietá e qualitá di caci al mondo, solo che a volte non ci crediamo, e non lo comunichiamo, neanche noi stessi.
Io vorrei uscire dalla strettoia angusta dei continui paragoni con Spagna e Francia perché non corrispondono in nulla, parlando di enogastronomia, al paragone calcistico di Argentina e Brasile ma piuttosto a Olanda (che sarebbe la Spagna) e Brasile, quello si riferibile alla Francia.
L'Olanda nel calcio ha giocato bene, anzi per un decennio si parlava solo di Olanda, ma ha vinto quasi niente. La Francia si è il Brasile della gastronomia.
Noi comunque il mondiale in Spagna lo abbiamo vinto e quello in Germania non sto a ricordarlo...
Che poi gli spagnoli siano nazionalisti, che ci siano catene italiane del mangiare in Spagna che in realtà non sono italiane, questo non cambia le cose, perchè a livello internazionale ancora continua la capacità espansiva della cucina italiana in tutti i continenti, cosa che la cucina spagnola, tanto per chiudere il discorso su questa nazione, non sarà in grado di fare nel prossimo decennio se non a livello di piccolissime élite.
La Francia no, la Francia continua ad essere l'unità di misura del lusso, guardiamo i 300 e più milioni di bottiglie di champagne e la capacità di traino e immagine che si portano appresso, inserite come sono nella vera multinazionale del lusso, la LVHM di Arnault.
Noi rispondiamo a modo nostro con Bulgari, Armani, Della Valle e Ferrari automobili e con tanti piccoli marchi dell'enogastronomia, perchè noi non riusciamo a costruire strutture complesse e il sistema Ducasse del lusso - anche questo con capacità di traino e di immagine - ce lo sogniamo.
Se poi si fa, come è stata appena fatta, una commissione per il ristorante italiano all'estero lottizzata e senza peso come quella appena costituita si capisce perché noi non facciamo sistema.
A proposito, forse mi sono sbagliato ma nessuno ha criticato questa iniziativa e vi domando perché.
Perché gli ottimi colleghi di Repubblica, del Corriere della sera, dell'Espresso, perchè Vizzari, Raspelli, Paolini, Cremona ma anche Carlo Petrini che ha una vetrina permanente su Repubblica di questa cosa non ne hanno parlato?
Forse è loro sfuggita? http://blog.gamberorosso.it/bonilli/archives/2007/12/de_castro_va_allestero_a_dar_d.html#more
Forse si sono offesi perché volevano far parte della commissione...
@Rosario
E' vero che a Tokyo andiamo forte, ma su circa 800 ristoranti "italiani" quanti sono gestiti da italiani con chef italiani? L' 1-2% purtroppo...
Volevo aggiungere direttore, pur concordando con lei, che per fare sistema bisogna anche essere in grado di farlo, nel senso delle conoscenze a monte e delle capacità economico-manageriali. Non possiamo pensare di andare a Bombay per aprire un ristorante di cucina molecolare quando la popolazione locale non sa neanche usare la forchetta (é una metafora ovviamente). Io sento spesso giovani chef che vanno a lavorare in Asia solo perché guadagnano 3 volte più che in Italia...un pò come molti militari partecipano alle missioni all'estero. Nel nostro non saper fare sistema ci metterei in primis L'ICE e le nostre ambasciate che organizzano al massimo una cena l'anno, stile cena sociale, anche se di gala. Così non si può costruire niente e così ci siamo fatti sfuggire caffé, cappuccino e pizza, che nel mondo non sono sinonimo di Italia, ma di USA. Fare l'Autenticità Certificata (AC) oggi, nel gennaio2008 e non 40 anni fa é semplicemente ridicolo! Se avessimo saputo fare sistema e non guardare solo alle proprie tasche, oggi non ci sarebbero sul mercato USA il 73% di prodotti italiani falsi. Un paese dove vivono tanti italiani od oriundi quanti in Italia, se non di più, roba che tutto l'olio della Puglia potrebbe essere esportato a N.Y. Chiediamoci anche perché l'idea di creare una catena come Starbucks é nata a Seattle e non a Little Italy...
Io di ristoranti italiani a Tokyo me intendo non fosse altro perchè sono stato in Giappone negli ultimi anni quattro volte e ne ho visitati una cinquantina a Tokyo, Kyoto e Osaka, solo pochi quelli gestiti da italiani.
Ho mangiato meglio che nella media dei ristoranti italiani d'Italia e non vedo il problema ma solo i vantaggi. Questi ristoranti sono stati aperti da cuochi giapponesi che sono venuti in Italia a fare un lungo apprendistato, usano materie prime italiane e hanno trainato il successo del vino italiano in Giappone.
Trovo invece ridicolo che la Michelin Tokyo si sia dimenticata di Pinchiorri che a Tokyo dal 1992 ha uno dei più grandi e bei ristoranti della capitale. Sempre a Tokyo c'è il ristorante dei Santin e ha da poco aperto un ristorante anche la famiglia Alajmo.