22
Gen 2008
ore 14:56

McLuhan ai fornelli?

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Avevano prenotato in sei nel ristorante XY che si trova in un piccolo paese dell'Italia Centrale. Quando sono arrivati, uno dei commensali ha cominciato a leggere il menu e poi è sbottato "no, io con questi prezzi qui non ci rimango". A questo punto anche gli altri hanno deciso di alzarsi e andarsene e allora il cuoco-proprietario ha detto "se ve ne andate mi lasciate 60 euro a testa perché avete prenotato e siete venuti qui non a caso ma sapendo chi siamo e quanto costa". Per la cronaca il prezzo medio di questo ristorante è di 85 euro ma si può spendere anche meno. Dice il ristoratore "uno di quei signori era un mio cliente e poco tempo dopo gli ho offerto, a lui e alla sua famiglia, una cena gratis per far capire che non volevo approfittare ma che esigevo rispetto".

Di questi tempi un certo tipo di ristorazione è in difficoltà. Usando la frase "un certo tipo di ristorazione" mi riferisco a quei locali di fascia medio alta e alta che non fanno cucina tradizionale da trattoria o da ristorante medio ma invece piatti che risentono della personalità del cuoco e sono frutto di ricerca.
Non si può sempre rimpiangere l' amatriciana, la pasta e fagioli, una bella bistecca ecc... non si può sempre banalizzare il lavoro altrui ed è sgradevole ascoltare chi fa ancora riferimento alla nouvelle cuisine per qualunque cosa non sia tradizione. Ma il corto circuito invece di interrompersi aumenta, innescato da giornali e Tv che ormai banalizzano la realtà della cucina usando, per esempio, la parola sifone come sinonimo di fregatura, cucina creativa come trappola del Duemila da tradursi paghi molto-mangi poco e il prezzo pagato in questi ristoranti come prova definitiva della fregatura.

Ora che ci sia chi ci marcia, chi fa il furbo tra i ristoratori questo è un dato assodato ma questo succede in tutte le categorie e anche in questa i bravi sono bravi e vanno pagati, come chi fa belle scarpe, o presunte tali (Tod's?), così come si paga il bravo medico o l'artigiano di grido. Ma invece qui, nel mondo della cucina, funziona in un altro modo, vince la demagogia, per esempio chiamare osterie anche quelle che non lo sono, rimpiangere la tradizione sempre e comunque, richiamare la crisi economica ad ogni passo... sugli stessi giornali così attenti ai 10 euro, però, vengono date due pagine alla nuova Bmw X6, notoriamente auto per impiegati, sicuramente marca che investe molto in pubblicità.

E così molti cuochi sono alle corde, a un bivio: continuare, ma con poco pubblico è difficile, oppure battere in ritirata e accontentarsi della routine. E così molti dei bravi hanno il fiato corto, specie se non hanno le spalle coperte. Questo è un po' il quadro di un mondo che ha alcune migliaia di clienti affezionati, diverse decine di migliaia di curiosi-potenziali clienti ma dissuasi dal clima, dai pochi soldi, da quel che si sente e si legge e infine milioni di antipatizzanti che non saranno mai clienti ma che uno sberleffo a questo mondo sono sempre pronti a mandarlo via telegiornali e le interviste per strada o al mercato fatte alla gggente, via Ballarò, Matrix, Porta a Porta trasmissioni queste dove si deve e si vuole lisciare il dorso di quelli, incavolati, che non arrivano alla fine del mese.

Ma può essere solo un problema di immagine, di comunicazione? 

commenti 68

Penso che il lavoro di immagine e comunicazione sul mondo dell'enogastronomia sia buono se pensiamo allo sforzo del Gambero Rosso che ci ospita, così come, per fare due esempi per tutti, all'impegno di giornalisti come Licia Granello o blogger come Cavoletto /Verbert. E' proprio il mondo della ristorazione, in particolare, che spesso esce dalle righe, si autocompiace e perde contatto con la realtà costituita da moltissimi potenziali clienti. In altre occasioni mi è capitato di far notare, per quanto posso, come una ristorazione intermedia di qualità, che sappia stupire e educare, evocare e divertire, a prezzi intorno ai 40 - 50 euro, in Italia è scarsamente presente, troppo scarsamente. Questo vale sia per i sifoni, le arie, le destrutturazioni, che per l'uso di materie prime particolari, di qualità, difficili da reperire ma che fanno parte della nostra tradizione. Ma tutto questo, quando fatto per pochi piatti, con menu' degustazione, senza brigate di sala, cercando insomma di contenere i costi accessori produce comunque cifre sempre troppo alte, perche' cosi fanno le star della cucina e anche il giovane cuoco talentuoso si adegua ai prezzi di mercato. Si apre così un fossato tra una ristorazione alta e la ristorazione "nostrana" della nonna, che pochi, troppo pochi cercano di colmare. Insomma le informazioni e la passione ci sono, arrivano, ma poi si deve fare i conti con un sistema gonfiato, "dopato" che, specie in provincia, lascia gli appassionati senza riferimenti, se non l'osteria con la "bislungona come piatto di portata", la carissima pizzeria o trasferimenti costosi. Anzi, se parli di colori , di consistenze ti prendono per fissato, per quello che vuole inutili "disegnini" nel piatto. Risulta che in Francia e Spagna ( e ci risiamo) è possibile cenare a 40 euro ed emozionarsi o sorprendersi (Muccapazza dixit!).

22 Gen 2008 | ore 17:47

direttore sono passato dal laico alla paghi molto mangi poco lei è fonte inesauribile di post complimenti il post sul laico lo avrei lasciato un pochino di più fermo (come il vino) per farcelo digerire meglio nel confronto
non si arrabbi con me :))))

22 Gen 2008 | ore 17:49

Si Bonilli, ma quanta pretenziosità spesso in questo "tipo di ristorante".
E' in assoluto la categoria di locali che mi delude di più. Io adoro la creatività in cucina. Ma non è per tutti, anzi è per pochi. Il resto è fuffa. Venduta a caro prezzo per di più!
E allora....allora o spendo 200 euro e vado da Vissani (ho già prenotato per febbraio) o me ne vado in una bella osteria tradizionale dove spendo 35/40 Euro vini inclusi.

Ad Majora

22 Gen 2008 | ore 17:50

Innanzitutto complimenti per il post, credo sia la prima volta che condivido per file e per segno quello che scrive.
E' si un problema di comunicazione (del cuoco che oggi è visto come quello che sa fare di tutto, dall'andar in tv a scrivere libri passando per l'utilizzo di diavolerie come il sifone, meno che cucinare...banalmente il cuoco non sa comunicare a quella fascia di potenziali clienti curiosi). Ma è un problema di di tutto il sistema cibo-vino-eno-gastronomico che è un po' autoreferenziale e sulle sue. "Fighetto". Ed il consumatore potenziale si ferma e vede si prezzi alti e non ne capisce il motivo (perchè non gli si spiega il vero motivo, oppure chi glielo spiega non è in grado di farlo), e vede anche un mondo che se la tira un po', che parla strano e che talvolta lo frega pure (ovviamente tra chi non frequenta e non cerca un ristorante di quella fascia ci si racconta solo le esperienze negative, mai quelle positive)....
E allora bisogna lavorare per spiegare sia che cosa è un sifone....che cosa c'è dietro un bicchiere di vino piuttosto che dietro a quel salume scovato chissà dove ma non solo: lavorare per rendersi un meno chiuso, meno inavvicinabili da chi è curioso ma è timido e non si avvicina perchè impaurito...
Aggiungiamo che oggi forse è un brutto periodo per spiegare che la qualità ha un prezzo e pure alto (non sempre). Ma passerà, si spera.

Non si può vivere solo di tradizione, per l'amor di dio, frase sacrosanta. Attenzione però: non è detto che quel tortellino, quel cacio e pepe che mi dice lei su gamberorosso channel siano quelli della tradizione....E allora il problema è molto più ampio perchè tocca la sfera della credibilità del sistema....cosa che forse esula dal post, me che secondo me non è poi così lontana....
Saluti

22 Gen 2008 | ore 18:19

E' da un po' che cerco di capire la strana (per me) contraddizione tra essere un paese considerato e auto-considerato regno del mangiar bene e quello che sento ripetere quotidianamente dalla gente che incontro.

Qualche giorno fa su Repubblica c'era un articolo sui problemi del ceto medio; una cosa che mi è rimasta impressa è che una delle intervistate ha subito detto che la prima spesa superflua che hanno tagliato è...i ristoranti. "non ce li possiamo permettere", dicevano. E risaprmi sul cibo, perchè "ormai è carissimo", "con 20-30 euro al mercato esci con le borse vuote meno male che c'è lo suocero che ha l'orto urbano altrimenti non ce le potremmo permettere".
Su alcune voci di spesa ben più superflue neanche una domanda e chissà come spendono esattamente quel che risparmiano sul cibo.

Ora anche se sento sempre ripetere questo fatto che ormai non ci si può più permettere neanche cipolle, pane e patate che costano come l'oro, a me risulta che mediamente la gente spenda una percentuale dello stipendio più bassa di un tempo per il cibo. Eppure sui giornali continuo a leggere titoli allarmistici sui prezzi del cibo, mica su quelli delle auto o delle tv LCD o delle cinture! Non è che la gente si è convinta perchè lo sente continuamente ripetere?
Come si può pensare di convincerla a provare i ristoranti "strani" (di cui già hanno un'idea distorta...che paghi un sacco ed esci affamato) se pensano di non potersi neanche comprare le cipolle e che il ristorante sia fra le prime cosa superflua da tagliare?

Comunque, io da quasi un mese sto tenendo il conto preciso di quanto spendo per il cibo con tanto di prezzi al kg di tutto- io che cerco di mangiare cose di qualità e buone, non vado al discount e non scelgo solo in base al prezzo più basso. Così poi avrò dei dati reali da confrontare.

22 Gen 2008 | ore 19:39

Penso che se dessero i giornali piu spazio a queste cose che vi elenco e forse qualche Chef si potrà salvare::

L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo. Come per le sigarette è sufficiente aggiungere un’etichetta con su scritto: “Attenzione, vetro all’interno”, oppure “Piombo, Bismuto e Solfato di Bario possono produrre effetti collaterali”.

L’elenco:

Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger McDonald’s: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo

I metalli elencati sono tutti sotto forma di particelle nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di metro).
Nessuno degli inquinanti particolati di cui sopra è biodegradabile e, dunque, resta dov'è per sempre.
E dov'è è un tessuto umano.

Con questo che vi dico come la mettiamo???come possiamo far mangiare bene i nostri figli (che spero di averne un giorno)come possiamo fare cultura sul cibo se gia L'Italia stessa è marcia di se...
La gente è marcia,Il governo è marcio, le istituzioni son marce,stiamo già messi talmente male che per forza devono inventare i DOP.IGP,ecc..perche tutto è stato talmente raso al suolo come percettibilità del gusto che davvero si diventa matti per mangiare bene...
Riflettiamo bene prima di fare delle scelte e dei discorsi, consideriamo sempre ...e dico sempre....che tutto questo ce lo abbiamo in casa.
.....Ma......

Stranamente tutto questo .....!!!!....vedi se lo abbiamo sentito in TV??????????????????????....andiamo????...vedi se qualcuno di questi stronzi si è degnato di fare qualcosa per noi in merito a quello che vi ho scritto....
L'importante è fare trasmissioni di cucina......ma L'IPOCRISIA SVETTA AI SETTE COLLI E TUTTI FANNO FINTA DI NIENTE....E ALLE PIU IMPORTANTI AZIENDE DI ALIMENTAZIONE ITALIANE PERMETTONO LE VENDITE

fatEVI serviiii da uno che nun ce capisce na Cippa...ce da vergognarsi......altro che cuoco per un giorno...o carbonra day o lo chef della settimana..ma..Il Giorno della Morte..QUESTA SAREBBE LA TRASMISSIONE DA FARE..
Se portiamo avti tutte le cose che non vanno e cerchiamo di metterle in evidenza e promuoviamo la nostra ristorazione senza additivi forse avremmo le sale piu piene di gente che vuole ancora mangiare...ed in tutti i modi purche sia buono...ecco la verità per me..

I problemi di ceto medio si vedno sempre quando andiamo a mangiare fuori mai al supermercato....

22 Gen 2008 | ore 22:41

Strani effetti può produrre una colazione sbagliata...

23 Gen 2008 | ore 10:06

Mi immaginavo una discussione più serrata e puntuale e invece c'è proprio una resistenza a ragionare in termini concreti sulle difficoltà nelle quali si dibatte il mondo della gastronomia sia sul versante dei protagonisti, cuochi ed altri, sia sul versante degli osservatori, giornalisti, televisione, periodici ecc...

23 Gen 2008 | ore 11:31

Più serrata e puntuale? Dell'informazione banale ne abbiamo parlato in un altro post...un po' qui un po' sul Gastronomo Riluttante (dove tra l'altro proprio si parla di cucina creativa vs. tradizionale). Mica si possono di nuovo ripetere le stesse cose!

23 Gen 2008 | ore 11:57

Come tutto cio' che ha a che fare con la passione, anche il mondo dell'enogastronomia è un po' autoreferenziale, maniacale. Un po' snob forse, ma non fighetto. Fighetto, a proposito di comunicazione, è fare l'ennesimo collegamento in diretta con la trattoria (sic!) "Giannino" che ospita(disinteressatamente) Galliani e Braida che danno appuntamento a Bronzetti e parlare di calciomercato per mezz'ora (Sky, ieri sera). Lo spettatore pensera' che quello è un gran posto, perche' ci vanno i vip, e che a Milano sara' tra i migliori. Vedere e farsi vedere. Apparire.

23 Gen 2008 | ore 12:30

ogni volta che si tenta una critica Bonilli la snobba.
così non si va da nessuna parte....serrat e puntuale che sia bisogna - ogni tanto - saper ascoltare per cambiare in meglio.....

23 Gen 2008 | ore 12:50

... la snobba??

23 Gen 2008 | ore 13:19

Boh, altre impressioni chi ho parlando con gente qua e là:
1. La Nouvelle Cuisine è stata vista e descritta all'inizio come qualcosa da cui difendersi (dalla stampa? dai ristoratori? boh!) e da allora tutto ciò che è un po' "strano" non attira la maggior parte delle persone

2. L'italiano medio è schizzinoso, poco curioso e poco propenso a provare nuove cose.

3. La maggior parte della gente non percepisce grandi differenze tra prodotti diversi (es. il pesce fresco appena pescato e quello conservato o nei piatti pronti surgelati)

4. Andare al ristorante per ciò che si mangia (e non per stare in compagnia o per festeggiare un evento) non è ai primi posti tra i piaceri della vita e le esperienze emozionanti

5. Le formalità e gli ambienti eleganti mettono a disagio molte persone (e i ristoranti italiani di cucina creativa tendono ad avere uno stile un po' troppo serioso).

6. spendere tanto per mangiare è visto come immorale

Questione di comunicazione ma anche tante abitudini da sradicare...

23 Gen 2008 | ore 13:55

Il cancro, non è il risultato inevitabile del processo d’invecchiamento, ma il risultato
dell’accumulo di sostanze tossiche contenute nell’atmosfera e nel cibo scadente, così
scadente che non comunica con i nostri geni. Il cibo che dovrebbe favorire la salute,
poiché senza di esso si muore, invece la danneggia irrimediabilmente.

L’elenco di GianMaria Le Mura è un elenco di cibi piuttosto scadenti venduti al
supermercato e al discount , quelli che comprano le massaie con pochi ero al mese
per capirci, e quelli che all’ingrosso acquistano certi ristoratori. Chi se lo può
permettere, invece, il mangiare se lo va a comprare nei negozi gourmet e solo prima
scelta o se lo fa portare dal contadino che ha allevato solo per lui il maiale a ghiande.
Sano è buono anzi è meglio poiché il cibo è il più potente dei farmaci, ti fa campare o
ti fa crepare, dipende da quanto stronzio ci sia dentro.
Letizia

23 Gen 2008 | ore 14:27

Complimenti al direttore ch erimuove i post con i quali non è d'accordo....meno male che siamo liberi e viviamo in democrazia.....

23 Gen 2008 | ore 14:43

i maiali allevati a ghiande e marroni per tutti allora......la povera massaia crepera' di cancro all'intestino tenue allora.....

23 Gen 2008 | ore 14:58

Negli ultimi mesi ho fatto un mio personale test ed è venuta fuori questa classificazione che in parte conferma quella di gumbo chicken:

1) Vado al ristorante per stare in compagnia (è la risposta del 90% degli intervistati).

2) Se spendo 40 euro per mangiare bene in due a casa trovo immorale e stupido spenderne 100 per mangiare mediocremente al ristorante.

3) I locali eleganti non sanno mettere a proprio agio i clienti inesperti, timidi e che si sentono goffi e non all'altezza.

4) Nelle guide non ci sono mai le periferie ma solo i locali che stanno nel centro delle grandi città.

5) Non trovo mai nessuno che mi accompagni e gli amici mi prendono in giro.

6) Della cucina francamente non se ne può proprio più (almeno la metà dei non appassionati)

23 Gen 2008 | ore 15:02

E quale sarebbe il post rimosso, di grazia? :-)

23 Gen 2008 | ore 15:05

Se la comunicazione del sistema non funziona non si riescono a sdradicare le abitudini ben elencate da Gumbo Chicken e da Bonilli.....
Il problema è duplice: nelle abitudini stesse e nel "come" si cambiano. E' chiaro che tutti devono fare la loro: dalla guida, al ristoratore sino al programma televisivo (e se rimaniamo alla prova del cuoco ne abbiamo di strada da fare...altro che abitudini)...
Più di ogni altra cosa -secondo me - bisogna vincere la diffidenza verso una cucina innovativa e diversa. A mio modo di vedere tale diffidenza si vince solo quando si è piccoli in famiglia...sonoi genitori che trasmetto o meno determinati valori ai figli, e il primo di tutti e quello che ci mettono in bocca quando non capiamo niente di cibo e quando siamo una tavola su cui scrivere...quindi se ne parla dalla prossima generazione in avanti (ovvero quella dei miei figli)...Considerato che ho 27 anni bisogna aspettare un attimino affinchè le cose cambino!
Saluti

23 Gen 2008 | ore 15:11

Eh Mettiu, ma se la generazione successiva viene "educata" da adulti diffidenti, schizzinosi e frettolosi come può migliorare?
Poi non è vero che si impara solo da bambini - anche da adulti si può cambiare, il problema è che la maggior parte della gente non è interessata a farlo!

gumbo chicken

23 Gen 2008 | ore 15:29

Nella elencazione di Bonilli quoto:
è immorale e stupido spenderne 100 (facilmente 120-140)per mangiare MEDIOCREMENTE al ristorante.
Quanto alle guide non mi pare che si parli poco di periferia (penso al fenomeno Oldani qui a Milano ad esempio). Sicuramente sono segnalati troppi (sempre di più) ristoranti, ovviamente non si ha il modo di monitorarli tutti e scappano troppi strafalcioni.

Ad Majora

23 Gen 2008 | ore 15:37

D'accordo con Gumbo, ma un punto mi lascia perplesso: penso, se ho capito bene, che andare al ristorante "per cio' che si mangia e non per stare in compagnia" sia non solo riduttivo, ma anche autolesionista per un ristoratore. Sta proprio lì il problema: andare al ristorante che ti stupisca e ti faccia discutere non deve essere una sorta di rito per iniziati, una seduta di studio, ma una gioia da condividere, serenamente in un bell'ambiente anche con altre persone. Mi ripeto, non si deve essere specialisti per avvicinare un ristorante, altrimenti si fa il gioco delle varie trasmissioni citate dal Direttore, della gggente e dei fighetti. No, seguendo le indicazioni di Gumbo ( come le mie riflessioni, anch'esse stanno rimbalzando tra Papero, Punta di forchetta e Gastronomo riluttante, e ci sarà un motivo) e del Direttore puo' venir fuori uno standard nuovo, che mi piace definire "ricercata semplicita'" che proponga personalità, faccia uso di materie prime anche povere ma di qualità, preveda menu degustazione e vino al bicchiere, sia accogliente e rilassante ed infine costi non oltre 40-50 euro.
Lì ci potremmo andare con amici fissati, con la ragazza, con la moglie e i figli (così imparano anche qualcosa) e con gli amici, perchè no.

23 Gen 2008 | ore 17:04

Io approvo subito il fabrizioprogetto! ;-)
Tra l'altro a me pare emerga una cosa curiosa: gli italiani vorrebbero locali in cui stare piacevolmente a proprio agio con gli amici senza spendere cifre esorbitanti; la ristorazione "creativa" offre soprattutto locali che vogliono apparire elegantini (sperando in una stella forse?), in cui ci si sente imbarazzati e si spende più di quanto la maggior parte di persone sia disposta a spendere.
Mi pare ci sia qualcosa che non quadra!!!

23 Gen 2008 | ore 17:29

Ma anche se stanno rimbalzando molto presto appariranno condensate nel Gambero Rosso :-)

23 Gen 2008 | ore 17:29

Per Gumbo:...non credo tanto ad un adulto che cambia il proprio modo di vedere/concepire il ristorante in età avanzata. Quando penso a questo penso ai miei genitori o a quelli dei miei amici che sorridono quando raccontiamo le nostre visite a ristoranti diversi da quelli che loro sono abituati a frequentare...da piccoli è tutto più facile...E poi io spero in una generazione che non educhi nella solita maniera diffidente, frettolosa e schizzinosa...spero - più in generale - che li educhi al cambiamento e ad accogliere le diversità come fonte di arricchimento personale, e mi ci metto in mezzo pure io (mi impegno: lo giuro!)... ;-))

23 Gen 2008 | ore 18:21

Caro Mettiu, se puoi, se vuoi cerca di imparare a cucinare, a impiattare, a creare giochi di colori e consistenze. Non ci sono esami o giudizi, ma solo il divertimento assoluto di provare, di copiare, di imparare. Ma soprattutto, ti sorprenderai a vedere tuo figlio ( preparati per il futuro) che rimane intrigato dalla tartara di tonno, da un uovo in camicia su un crostone di pane, dai pistacchi piuttosto che dai capperi, dal giro d'olio e pepe grattato nel piatto. Sono stupidate, qualcosa gli fa anche schifo e spesso ha ragione, ma sai il divertimento e la soddisfazione di distrarlo dalla cotoletta e patate fritte ( beh anche quella si puo' farla bene e presentarla diversamente con una matassina di spaghetti fritti e zucchine).

23 Gen 2008 | ore 19:01

devo dire che molti dei post mi lasciano sconcertato. mi pare che si stia perdendo di vista il problema principale che, a mio avviso, e' legato alle aspettative dell'utenza. mi sembra fin troppo ovvio che la cucina di livello elevato non e' destinata a chi vuol mangiar bene (anche se si spera che il cibo sia buono), ma a chi e' interessato alla cultura del cibo. il prezzo d'ingresso del louvre (o di un qualunque altro museo, per quel che vale) sara' sempre troppo alto per chi non e' sensibile all'arte. come al solito nel nostro paese pretendiamo di fare le cose di massa, come l'educazione (lo scempio dell'universita' aperta a chiunque abbia un culo per sedersi in un'aula e' sotto gli occhi di tutti). non dobbiamo (dovete, in realta', io non faccio ne' il ristoratore ne' il giornalista) convincere le persone a mangiare in ristoranti raffinati, ma educare le persone a prestare attenzione al cibo. mio padre da nobu non mangerebbe mai, ma il pesce che mangia e' sempre fresco. mi preoccupano invece quelli che qualche cena in ristoranti esclusivi se la concedono, ma a casa mangiano i bastoncini findus.

23 Gen 2008 | ore 23:23

E' di oggi la notizia dell'inchiesta del New York Times su venti ristoranti e supermercarti anche biologici che servono pesce a Manhattan. E' stata trovata nei tonni una quantità di mercurio che sconsiglia di mangiare sushi più di una volta ogni tre settimane. In particolare risulta inquinato il tonno rosso tipo bluefin. La notizia rimbalzerà nei giornali italiani e via via arriverà distorta alle orecchie dei consumatori come "il tonno fa male" e quindi fuga dai ristoranti e negozi di pesce perché il consumatore è in balia delle notizie e cerca di interpretarle per difendersi. Ed ecco che l'educazione alimentare, i fondamentali elementi di conoscenza della stagionalità sono alla base per comprare bene al mercato e nei negozi e ordinare con intelligenza al ristorante sapendo per esempio che l'estate è forse la stagione meno felice per consumare il pesce. Ed è dalle piccole cose che si incomincia a imparare a vivere bene.
Solo se c'è una coscienza diffusa di ciò che è buono si può ragionare di cucina, ristoranti di qualità e tutte le cose di cui parliamo spesso tra noi, che siamo purtroppo pochi, anche su questo blog.

24 Gen 2008 | ore 00:32

Beh, che il tonno ed i pesci grandi in genere avessero alte concentrazioni di mercurio lo si sa da sempre.
Bisogna farne un uso moderato.
Niente di nuovo.

Ad Majora

24 Gen 2008 | ore 09:17

Il problema secondo me, Francesco, è proprio quello di non fermarsi a Nobu, alla ristorazione "esclusiva", alla tavola "raffinata" ( che già definendole così la metti sul piedistallo, irraggiungibili): l'alta cucina deve esistere, è punto di riferimento e modo diverso di stare a tavola. Ma credo che sia la ristorazione media che deve salire di qualità sia nella scelta delle materie prime che nella presentazione dei piatti: proponendo cose inconsuete (palamita fresca invece del tonno), spiegando provenienze e metodi (quanti tipi e in quanti modi nuovi si possono presentare le acciughe), incuriosendo il cliente,un ristorante potrà costituire anche un punto di partenza o di arrivo per imparare a vivere bene. Non è una questione di "massa",di anonima poltiglia, ma un diritto, una facoltà di scelta che appartiene a tutti, vivere bene e meglio, anche e soprattutto nella tavola di tutti i giorni, e il mondo dell'enogastronomia deve fare la sua parte, incuriosendo, stimolando, informando, partendo anche dalle piccole abitudini, come la cena del sabato sera tra amici. Così, chissa' che non ci sia un posto (c'è, c'è) dove mangiare pesce fresco in modo diverso che non sia Nobu, che non costi un occhio e dove potrebbero andare anche i papa' di Mettiu e Francesco a conversare amabilmente.

24 Gen 2008 | ore 10:47

Il problema del mercurio nel pesce fresco è attuale anche da noi. Parlando un paio di anni fa con pescatori di sparo (apnea) nel qui di Trieste, mi dissero che le percentuali di mercurio, nel pesce dalle grosse pezzature, era completamente fuori dagli standard.
Dati che risultavano da più indagini di laboratorio.

24 Gen 2008 | ore 10:56

Mangio fuori casa per lavoro, nel senso che non cucino io, 144 volte all'anno.
Da anni non vado più a cena per stare in compagnia degli amici né in locali che sono alla moda, perché so già che il giorno dopo starò male. Il che significa che ho mangiato cattive materie prime cucinate male, pizze con lievitazioni sbagliate, vini scadenti e pagato conti assurdi. Aggiungo che mangio al ristorante, per il piacere del mio palato, 10/15 volte all'anno. In queste occasioni assaggio i piatti che non conosco o quelli della tradizione, vuoi una carbonara fatta seriamente, una pizza lievitata bene, oppure la cipolla caramellata o gli gnocchi molecolari al sedano rapa. Queste sono le volte in cui non mi lamento mai, bevo vini seri al bicchiere e spendo il 10-20% in più di quei locali che espongono il cartello ristorante o pizzeria, ma che lavorano peggio di una mensa aziendale. Le altre volte mangio nei miei punti fissi, uno per città, dove sono già sicuro di non intossicarmi, perché dopo devo lavorare. Recentemente ho notato questo: se in una città metto a confronto due locali aperti da poco, uno scadente ed uno serio, noto sempre più spesso che quello scadente resta aperto più a lungo dell'altro. Questo é un fatto grave perché significa che mediamente la gente non conosce il cibo e non sa mangiare. Inoltre, dopo la liberalizzazione delle licenze, c'é più offerta che domanda e di solito la gente entra in un locale ben arredato e non in uno stile "vecchia trattoria" senza sapere cosa la aspetta, convinta del fatto che la sedia x o la lampada y siano sinonimo di qualità. Perché il palato ed il cervello sono scollegati...

24 Gen 2008 | ore 11:30

Come prevedibile il tam tam mediatico ha già fatto il suo effetto...
Già si parla della pericolosità del tonno su altri forum... vedrai che botta prende al mercato...

24 Gen 2008 | ore 11:42

Caro Paolo,
sarà anche vero che (spesso, non sempre però) cervello e palato sono scollegati... ma che brutta fotografia del panorama ristorazione che hai fatto...

Io vivo a Firenze, mangio fuori a giro per l'italia almeno una volta a settimana... non frequento solo top restaurant e mi piace una cipolla sotto la cenere come un cyberegg...
Mi è capitato di prendere fregature, come a tutti, ma anche di godere di ottimi momenti di relax e convivialità sia in posti ''importanti'' che in posti semplicissimi...
Ma davvero la situazione è cosi critica? Sono io un ottimista o mi sfugge qualche cosa?

24 Gen 2008 | ore 11:55

Io oggi aprirò la conferenza stampa dell'Airc dedicata alla Giornata Nazionale delle Arance della Salute che vengono vendute in tutta Italia sabato 26 per finanziare la ricerca sul cancro.
La prima causa di questa malattia è l'alimentazione sbagliata e quindi è arrivato il momento di dire forte e chiaro che una cattiva alimentazione, sia per quanto riguarda il suo variare sia per quanto riguarda la qualità degli alimenti, favorisce lo sviluppo dei tumori.
Se questo fosse chiaro nella mente della gente, se fosse conoscenza popolare credo che metà dei "luoghi del mangiare", che sono in Italia circa 85.000 comprendendo tutti i tipi di esercizi come bar, tavole calde, pizzerie, mense scolastiche e ovviamente ristoranti e trattorie, chiuderebbero perché forniscono cibi scadenti, spesso mal conservati e pericolosi.
Ecco, la ristorazione, che trasforma i prodotti in piatti caldi e freddi, dovrebbe essere la protagonista e la prima paladina della sana alimentazione e se questo si sapesse, si capisse e venisse praticato con coscienza e continuità McLuhan potrebbe stare a casa e noi più tranquilli e felici :-)

24 Gen 2008 | ore 11:57

In periodi bui come quello che stiamo vivendo, dove anche chi non aveva problemi inizia a guardare nel suo portafoglio, occorre variare la proposta.
Chi va in ristoranti da 150-250 euro a persona e chi va in quelli da 25-40 euro fà una scelta precisa in partenza.
Si potrebbe proporre un menu fisso da 50-
60 euro concentrando poi nel menu alla carta le scelte piu impegnative che vanno giustamente remunerate.
Avere la certezza di quanto si spenderà puo essere una carta in piu per superare quella diffidenza che scaturisce spesso anche dai discorsi che i piu fanno senza aver mai conosciuto direttamente una cucina di alto livello.
In ultimo guardandomi in giro vedo molta ricchezza vantata e molti comportamenti cafoni: comportarsi da maleducati, non rispettare l'impegno ed il lavoro degli altri, stà diventando una pessima caratteristica della nostra società

24 Gen 2008 | ore 12:14

il qual'è e il pò non mi stupiscono più, il fà invece sì, lo considero quasi inedito
"chi va in quelli da 25-40 euro fà una scelta precisa..."
oloap

24 Gen 2008 | ore 12:46

La classe non è acqua: il Direttore ha perfettamente sintetizzato uno degli scopi di un "nuovo standard" nella ristorazione, forse il piu' importante. Mi diverte rilevare che comunque McLuhan parlava di media caldi e freddi, come i piatti di un ristorante, e siccome un piatto è il mezzo attraverso il quale un cuoco comunica con suo un cliente, è esso stesso comunicazione, pafrasando il filosofo. Beh, non è forse cio' di cui stiamo discutendo? Non è forse compito della ristorazione comunicare divertimento, cultura, benessere possibilmente, con una giusta politica dei prezzi, al maggior numero di persone?

24 Gen 2008 | ore 12:48

Io mi stupisco che il contributo alla discussione fornito da olap, alias Paolo Marchi, sia così sterile. Dall'alto della sua esperienza ci illumini dunque, ci dica il suo pensiero, cercando di scrivere qualcosa di sensato.

24 Gen 2008 | ore 13:17

Non so se sia pessimismo o sfiga ma io quando mi capita di voler mangiare qualcosa senza spendere tanto (non pianificato, solo perchè per qualche motivo sono in giro e ho fame!) entro in un locale a caso di solito esco pensando "bella schifezza, meno male che almeno ho speso poco" o peggio "che pacco!".

La questione della salute secondo me non è per nulla chiara alla gente; perchè quando si parla della spesa con quelli che guardano solo l'etichetta del prezzo dicono "tanto io non sento la differenza,perchè spendere di più?" e io dico che, a parte il piacere del gusto, io preferisco spendere qualche euro in più sul cibo piuttosto che tra qualche anno in medicine!
Però è più una speranza che una certezza, perchè è anche vero che non è facile stabilire con certezza le cause delle malattie...e c'è gente che mangia da schifo sempre sana (anch'io ho mangiato per anni da schifo e non avevo problemi comunque - certo immagino che la perseveranza e l'anzianità man mano contino pure) e invece gente che sta attenta da anni e si ammala. Boh!

Comunque assaggiare cose buone e sviluppare il senso del gusto e dell'olfatto potrebbe essere motivazioen utile perchè l'altra sera ho mangiato il solito surgelato a casa dei miei e l'ho trovato orripilante!!!
(nel frattempo continuo il conto di quando spendo a mangiare "da fighetti" come mi dice qualcuno)

24 Gen 2008 | ore 13:20

bonilli AIRC qualità della vita cibo adulterato... allora l'amico GianMaria Le Mura con il suo intervento anche se esasperato tutti i torti non ne ha!!! ed allora quante arance occorre comprare e per quanti anni!!!per La Ricerca.Se non cambiano i prodotti se non si riporta il tutto ad uno stato di benessere alimenare.
Oggi ho letto...
Il "New York Times" che ha fatto analizzare il pesce crudo
venduto in ristoranti e supermercati con risultati inquietanti
Allarme tonno al mercurio
nel sushi servito a Manhattan

NEW YORK - E' allarme tonno al mercurio nel sushi servito a New York. Spesso con livelli di metallo pesante decisamente superiore ai massimi accettati dall'Environment Protection Agency (Epa), l'equivalente del nostro ministero dell'Ambiente. Lo scrive oggi con ampio rilievo il New York Times, che ha fatto analizzare il pesce crudo acquistato in una ventina tra ristoranti (anche famosi, come uno dei tanti di Robert de Niro) e supermercati (anche di prodotti biologici) da un laboratorio specializzato, con risultati a volte inquietanti.
Come la mettiamo
qui si pensa di combattere il cancro senza salvare l'ambiente e i loro prodotti

24 Gen 2008 | ore 13:27

Sì ma poi 'sta storia dei metalli pesanti nel pesce, come ha detto Gagliardi è una cosa che si sa da un sacco di anni!!!
Al limite peggiora perchè il pianeta in generale è più inquinato ma sai che novità...tanto le gente va in panico irrazionale per due mesi (come per il pollo, la carne bovina ecc.)e poi ricomincia a comportarsi esattamente come prima.

Io comunque, tra le varie cose, abolirei le bottiglie di plastica...

24 Gen 2008 | ore 13:34

Cari amici, che il tonno contenesse mercurio lo sapevamo già da anni, così come tutti i grandi pesci predatori, il tonno rosso del mediterraneo contiene anche un parassita l'"anisachis" dannosissimo per la salute, e può essere eliminato soltanto attraverso il passaggio del tonno nell'abbattitore a meno 30-60. Vi diro di più, anche se illegale, è in commercio tonno sottovuoto al monossido di carbonio che mantiene il colore rosso vivo anche dopo una settimana,(ovviamente il costo è più che basso) e va a ruba, non ho finito, sono in commercio pesci da sushi sottovuoto che arrivano dalla Corea e dallo Sri Lanka a prezzi bassissimi. Premetto che molti dei miei clienti(non la maggioranza) sono al corrente e informatissimi, tanto che consumano altri pesci, in proporzione, cinque volte più del tonno. Nonostante l'informazione che facciamo nei nostri corsi, e quella dei media, sempre più gente vuole spendere meno a prescindere dalla qualità del prodotto e di contro sempre più gente predilige il tonno perchè è di moda, costa caro e si mangia in Giappone. Qui mi ricollego al punto 3 di Gumbo e non ho dubbi sono la maggioranza.
Letizia

24 Gen 2008 | ore 13:59

Oltre alla Giornata Nazionale delle Arance della Salute, nobilissima causa, dobbiamo istituire la Giornata dell'Informazione, nelle scuole e nelle case dove i poveri bimbi vengono parcheggiati davanti alla tv a mangiare le porcherie che la stessa propone...fame indotta?

24 Gen 2008 | ore 14:37

L'italiano medio è schizzinoso, poco curioso e poco propenso a provare nuove cose.
vero, verissimo: magari anche troppo legato, del tutto acriticamente, ad una pseudo-tradizione
La maggior parte della gente non percepisce grandi differenze tra prodotti diversi (es. il pesce fresco appena pescato e quello conservato o nei piatti pronti surgelati)
e quindi non è in grado di valutare l'offerta se non per via simbolico-mediatica
Andare al ristorante per ciò che si mangia (e non per stare in compagnia o per festeggiare un evento) non è ai primi posti tra i piaceri della vita e le esperienze emozionanti
è così: non è un valore primario
Le formalità e gli ambienti eleganti mettono a disagio molte persone (e i ristoranti italiani di cucina creativa tendono ad avere uno stile un po' troppo serioso)
è un effetto del provincialismo, dall'una e dall'altra parte
spendere tanto per mangiare è visto come immorale
ma sono più immorale io che vado settimanalmente nel locale da 100 svanziche o i tanti amici che fra trattoria e pizzeria fanno fuori 30-40 euro ogni volta ma per tre sere la settimana?

24 Gen 2008 | ore 14:39

@Claudio ed il direttore

Purtroppo i "luoghi del mangiare" sono troppi e cucinano in maniera pessima materie prime a basso costo, mentre i luoghi dove si pensa, prima di cucinare qualcosa di buono-genuino, sono sempre meno. E non mi ritengo uno che se non va negli stellati Michelin non é sodisfatto, tutt'altro!
Vi faccio l'esempio di Milano, dove in alcuni quartieri ci sono 3 luoghi del mangiare per isolato e sull'isolato di fronte altrettanto: per mangiare qualcosa a pranzo, senza stare in coda 2 ore e stare male dopo, io mi sono ridotto a consumare un piattino di pesce crudo in pescheria o qualche tipo di pane a lievitazione naturale in panetteria e chi é di Milano ha già capito dove mangio.
Poi la sera, con calma mangio in città o fuori, tranquillamente, ma il mio esempio vale anche per dire questo: siccome quasi tutti mangiano fuori casa nella pausa pranzo dell'ufficio, ecco fiorire migliaia di luoghi per mangiare (pessimi), gli altri invece si portano in ufficio il panino o la schiscetta (il baracchino per i non milanesi), pratica triste che aborro anche perché é dannosa per la salute.
Inoltre é recente il fiorire di locali etnici, dove per etnico si spacciano anche pessimi ristoranti cinesi o kebab, che lavorano con prodotti dalle etichette in lingua originale e friggono con l'olio di palma!!
Ma é possibile che, se non sono i consumatori a telefonare ai NAS, nessuna ASL faccia mai un controllo, se non per fare ammattire i gestori riguardo i pedali dei lavandini?

P.S.
Parlando di cose buone, gli agnoli in brodo dell' "Ambasciata" di Quistello me li sogno la notte!

24 Gen 2008 | ore 16:24

Che miniera infinita di problemi e soluzioni è il discorso sul dar da mangiare - dove andare a mangiare.
Da una parte, quella del dar da mangiare, cioè il cuoco, che però spesso è dipendente e quindi cucina quello che gli forniscono con la spesa fatta da altri e quindi verdure non di prima scelta, idem per i condimenti, pesce e carne che costino poco, tutto precotto, a cominciare dalla pasta, e un solo imperativo: "non si butta via nulla", si guadagna su tutto.
Dall'altra chi mangia fuori all'ora di pranzo e cerca disperatamente un posto non costoso e che non gli distrugga lo stomaco Quelli che si trovano in questa condizione sono sempre di più e vengono quasi sempre catturati dai bar con la vetrina dei primi pronti, i piatti delle verdure e il piatto da riscaldare... alcuni mesi così e fegato, stomaco e intestino sono sistemati.
Perchè questa è la realtà, la ristorazione media è già un'altra cosa.
Come si vede la cucina non ha un volto ma mille volti e quando se ne parla bisogna fare tutte le distinzioni per non generalizzare scioccamente.

24 Gen 2008 | ore 16:44

Comincio a capire perchè in 13 anni che ho tenuto la mia gastronomia a pranzo si faceva sempre un grande lavoro e spesso avevo la fila...

Noi ci siam sempre divertiti lavorando, e credo che sia essenziale per avere dei buoni risultati, l'amore per il proprio lavoro... uno degli ingredienti più importanti.

25 Gen 2008 | ore 13:27

contributo? era solo un appunto: non si sa (sà?) più (o si scrive con l'apostrofo: piu'?) scrivere in italiano, tutto qui (magari ora è corretto quì?)
quando leggo qual è io sono contento e se vedo pò o fà mi chiedo perché, certo non per guadagnare tempo e spazio come cmq nei messaggini telefonini
buone cose
oloap

25 Gen 2008 | ore 15:47

Gentile oloapmarchi,
scusi la mia curiosità, ma lei è Preside in qualche Liceo?
In attesa di suo cortese riscontro i miei più cordiali saluti.
Letizia

25 Gen 2008 | ore 19:05

Cara Letizia, oloapmarchi(che da oggi chiameremo enobmort-marchi)è un individuo che, a corto di argomenti,cerca di fare facile ironia e di guadagnare un PO di autostima che inizia a mancargli. Quanto è dura la vita per i figli d'arte.

25 Gen 2008 | ore 19:47

Sti furbetti del Tg1, hanno prelevato una porzione di sushi(telecamera nascosta) l'hanno portata in laboratorio e l'hanno fatta analizzare, risultato: niente mercurio...bastava chiedere. Tutto poi davanti alla telecamera, nascosta, non serviva e no è neanche legale.
Comunque li ringrazio per la pubblicità gratuita e positiva a livello nazionale, la cosa che non capisco: ce lo dovevano dire da NewYork? Sono tre anni che combatto contro tonno al mercurio ed altro!

25 Gen 2008 | ore 21:34

no letizia, solo che se l'italia è un paese-sistema sostanzialmente di merda è anche per la scuola che noi italiani abbiamo plasmato nel tempo e se si comincia a scrivere alla cavolo, poi perché stupirsi se la maestra di matematica di mia figlia sul diario scrive "riguardo HAI soldi ricevuti...".
ovviamente liberi tutti di asinare, ci mancherebbe
io penso però che, in attesa di cambiare il mondo, sarebbe bello se ognuno nel suo piccolo mettesse attenzione in quello che fa
buon sabato
oloap

26 Gen 2008 | ore 12:32

Ho una figlia anch'io che frequenta il liceo sul quale stenderei un velo pietoso.
Riguardo al blog, mi pare di interloquire con persone colte, se non erro, l'errore di battitura o la licenza poetica sono poca cosa.
Quello che mi infastidisce forse, soprattutto da chi fa informazione, sono le citazioni in latino, che a mio avviso denotano insicurezza e se non ricordo male, non mi pare di averne mai lette sui quotidiani e/o sui periodici di livello.
Ora vado a coperare le Arance della Salute.
Buon sabato a tutti.
Letizia

26 Gen 2008 | ore 15:32

D'accordo con Paolo Marchi: credo però che, a parte casi effettivamente che balzano all'occhio, non ci si debba attaccare alla distinzione tra accento e apostrofo, perche'(sic) io, e come me altri, scrivendo e non essendo dattilografo, non so istintivamente dove andare a pescare la "e" con l'accento giusto (grave o acuto?) e allora spesso uso l'apostrofo. Insomma una cosa è scrivere "fà, stà, quì etc,, altro perche', perchè o perché (poi dipende anche dalla pronuncia, io ligure chiudo, i lombardi aprono). Beh, comunque ( faccio attenzione a non scrivere però o pero')è importante cercare di rispettare la lingua, la scrittura corretta e l'ortografia, è un piccolo segno di civiltà. Anzi, non sempre è facile sottolineare un errore, di solito si lascia perdere per non offendere ( io ho un collega che dice "che io sappio... che io abbi..." e nessuno gli dice niente): perciò il mio plauso e la mia solidarietà a "oloapmarchi". Pero'-però adesso mi sento un po' osservato.

26 Gen 2008 | ore 15:39

un giorno Hemingway fece leggere delle bozze a un amico che le trovò piene di autentici errori, non solo refusi. gli chiese come mai e lo scrittore gli spiegò che fino a quando poteva permettersi una dattilografa che ricopiasse tutto in bella copia, lui continuava a scrivere alla velocità della luce, infischiandosene di come scrivere, per stare dietro alla vena creativa
morale: è ovvio che ci sta di tutto a questo mondo, dal premio nobel all'ultimo dei somari, e io volevo solo distrarmi evidenziando comunque un problema generalizzato
purtroppo però nessuno accetta il più lieve, soave, banale dei rimproveri. quando faccio uno sbaglio e chi mi passa un articolo lo corregge, io ringrazio. nella rete invece tutti permalosi
sono invece convinto che anche la forma può aiutare la sostanza e la sciatteria va bandita. scrivere qual'è o pò per me vale il panettiere che usa le mani nude per prendere sia i soldi sia il mio sfilatino
discorso - sia chiaro - generale altrimenti apriti cielo
oloap

26 Gen 2008 | ore 16:56

Direttore sono d'accordo sui mille volti della cucina, ho affrontato solo una prima parte del tema perché ci sarebbe materia per alcune conferenze. Tuttavia anche la ristorazione media spesso lascia a desiderare, per i motivi che lei ha già accennato e per la liberalizzazione delle licenze. Ci sono ancora troppi improvvisati, il mercato ne soffre e debbo, a malincuore, dire che confido nella crisi economica per vederli spazzati via.

P.S. Claudio, percaso la tua era la gastronomia in Campo di Marte?

26 Gen 2008 | ore 18:23

cavoli, son tre giorni che si discute di prezzi, cultura e nuovi standard e stanotte, su Kataweb, vedo eleggo che è nata la "Bistronomia" alta cucina a poco prezzo. Ci hanno copiati e spiati, vogliamo i diritti.

27 Gen 2008 | ore 00:59

L'equazione alta cucina/prezzi bassi dovrebbe essere verificata poi con i fatti, giudicando la qualità di ciò che viene presentato in tavola.
Leggendo l'articolo postato da Paolo mi sembra di scorgere una tendenza al fast-food che poco ha a che fare con l'alta cucina.

27 Gen 2008 | ore 12:09

A proposito di creatività
veloce veloce

Questa discussione mi sembra un bel fritto misto poco creativo

senza conclusioni

27 Gen 2008 | ore 23:43

Il web è così, molto aperto, molto caotico e non sempre un post viene concluso nè io conclude ogni post ma lascio a chi vuole commentare lo spazio per continuare :-)

28 Gen 2008 | ore 10:12

Si, era quella in via degli Artisti...

Ma oramai è un bel ricordo del passato...

ciao,
claudio

28 Gen 2008 | ore 14:17

@ Claudio

Allora, vecchio grullo,un tu hai ancora capito chi sono, vero?

29 Gen 2008 | ore 16:40

Grullo di sicuro,
vecchio no, mi dicono tutti che dimostro meno di 40... daiiiiiiiiiiii non vorrai che mi suicidi affogando nella nutella eh?
Paolo...
ne conosco solo una dozzina...
un aiutino?
claudio

29 Gen 2008 | ore 16:56

Nella Nutella no, ma nel cacao sì!
Allora...siamo quasi coetanei...s'é fatto tanti saloni del gusto insieme....io e te s'avevavo i nonni a Firenze e.... abito a Torino.
E quando torni in TV dalla Clerici dimmelo che mi porto le uova!
Ciaooo!

29 Gen 2008 | ore 21:30

Inquadrato!!

Ma sei peggio del prezzemolo... ;-)))

ci si vede presto,
claudio

30 Gen 2008 | ore 18:22

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