28
Gen 2008
ore 13:04

L'Italia, il paese più sviluppato del terzo mondo

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Quando ho letto queste parole di Giovanni De Mauro nell'ultimo numero dell'Internazionale mi sono fermato un attimo a pensare e poi ho cercato di non deprimermi. Ma senza successo. La frase faceva parte del saluto di commiato al corrispondente del Time che lasciava Roma per Parigi e non sarebbe stato sostituito perché, appunto, l'Italia è considerata ormai in serie B e non vale un ufficio di corrispondenza.

Se devo pensare cosa è ancora di serie A faccio fatica a contare fino a 10: visto che siamo qui sul Papero Giallo non ho dubbi nel dire che la nostra cucina è ancora in serie A ma, a parte la Barilla, Ferrero, Illy, Lavazza e pochi altri marchi non lo è la nostra industria alimentare e così il vino italiano primeggia nel mondo ma, in un mondo ipertecnologico, si fa poca strada solo con queste due categorie. La Ferrari, non ci sono dubbi, è in serie A e lo sono Valentino Armani e alcuni altri stilisti ma non la nostra industria automobilistica nè quella della moda, quest'ultima saldamente in mano francese.

Insomma, che cosa dell'Italia è ancora nella serie A internazionale?

commenti 54

L'Italia è un paese del terzo mondo anche e soprattutto perché molti dei suoi cittadini si piangono addosso fino al punto di arrivare a dire che l'industria della moda è in mano francese. Per di più saldamente. Mettendo a parziale contrasto niente meno che Valentino. La verità è che Valentino non è più di serie A da alcuni anni, mentre l'industria tessile, con sommo scuorno dei francesi è (dati alla mano) cosa praticamente solo italiana nella moda-uomo e cosa gran parte italiana nella moda - donna.

Il piagnisteo continuo (e ritrito, giacché saranno trentacinque anni che lo si sente) su come le cose vadano a scatafascio può anche andar bene, ma va corroborato di verità, non di demagogie.

Per concludere mi chiedo in quale altro paese civilizzato la classe dirigente del paese stesso (come Bonilli dovrebbe essere per esperienza, risultati, età anagrafica, ruolo, popolarità e quant'altro) possa permettersi anche solo lontanamente di essere pessimista con l'insistenza e la pervicacia che su Papero Giallo ci capita di incontrare.

28 Gen 2008 | ore 14:08

d'accordo con Tonelli nel dire che Papero Giallo e in genere tutta la stampa di sinistra non perde l'occasione per deprimersi, deprimerci e in genere piangersi addosso! anche quando sono al governo!
berlusconi non avrà fatto granchè ma nonostante l'11 settembre il morale era parecchio più alto. Prodi ha pure vinto i mondiali ma "campioni del mondo" è stato inghiottito subito e mai più ritirato fuori!

28 Gen 2008 | ore 14:48

Direttore,
di recento ho letto la guida all'acquisto eco-solidale, dove venivano valutate le aziende per alcuni parametri tipo la trasparenza dei loro bilanci, i finanziamenti ai partiti politici, le politiche del lavoro, e tanti altri valori appunto che affermano se una azienda si può considerare "ETICA".
Ebbene una famosa industria di pasta che lei cita, ha avuto come responso dalla guida, che se vuole le farò sapere sia il titolo che l'editore, boccia sonoramente senza appellativi.
Addirittura la guida consiglia il boicotaggio della stessa.
Per la stessa industria ricordo un servizio di Report, che se vuole può ancora leggere on line sul sito "www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90122,00.html", che se non ricordo male la solita azienda non faceva una bellissima figura.
Detto questo, volevo capire come mai le ha citato queste aziende, se per convenienza personale o per altro.
Mi scusi per l'impudenza, ma il sospetto oggi come oggi è sempre in agguato, e per continuarla a leggere, devo capire se i suoi pensieri sono avulsi dai ritorni comemrciali delle aziende che promuove attraverso la sua attività.
Buona giornata

28 Gen 2008 | ore 14:50

Io non sono pessimista, lo è chi vede un futuro e l'Italia, invece, con questa classe politica corrotta e allo sbando, non ha futuro. Tante belle potenzialità imprenditoriali ma nessun futuro come nazione.
Per il mio competente interlocutore che vende un sistema italiano forte cito solo LVMH di Arnault e la galassia PPR di Pinault, Gucci in testa ma anche Fnac e grande distribuzione che sicuramente compreranno altri futuri pezzi pregiati del nostro sistema moda perché hanno i soldi, tanti ma anche dietro di loro uno stato e un sistema e così loro TGV noi Eurostar, loro Air France noi Alitalia, loro un presidente di 52 anni noi uno di 82 e primi ministri di 70 anni.

28 Gen 2008 | ore 14:54

@ Peppignani

In un post così fare una domanda come quella che mi ha fatto suona leggermente offensivo: lei mi chiede se sono una puttana! No, cito Barilla perché è una delle poche multinazionali dell'alimentare, così come Ferrero. Cito Illy perché è un marchio alto e ormai di solida posizione internazionale anche se "piccolo", 500 milioni di euro di fatturato. Cito Lavazza perché in grande espansione in Europa e con 1 miliardo di euro di fatturato ormai di dimensioni internazionali.
La Ferrari, purtroppo, non l'ho mai trattata e Valentino, Armani, Dolce & Gabbana non fanno pubblicità sul Gambero Rosso.
A domanda sgradevole risposta sgradevole.

28 Gen 2008 | ore 15:02

Bè indipendentemente da esperienza, risultati, età anagrafica, ruolo, popolarità...se c'è qualcuno che riesce ad essere realmente ottimista (non di facciata come si usa in certi ambienti in cui ci si deve sempre dichiarare vincenti)sull'Italia in questi giorni ha poteri a me sconosciuti!!!

28 Gen 2008 | ore 15:04

no dai gumbo, a me basta viaggiare un pò per rendermi conto che abbiamo le potenzialità per fare qualsiasi cosa e una volta che abbiamo tolto di mezzo la classe politica che ci ritroviamo (di ogni colore) secondo me spicchiamo il balzo

28 Gen 2008 | ore 15:13

Visto che siamo in democrazia questa classe politica ce la siamo democraticamente scelta, Berlusconi esprime il sentire di un bel pezzo di italiani e Mastella e Cuffaro fanno il pieno di voti, mica vengono dal nulla.

28 Gen 2008 | ore 15:20

Bonilli, mi aspettavo la replica con le -giustissime- citazioni delle grandi conglomerate di Pianult ed Arnault. Ebbene si tratta di grandi holding finanziare che si occupano (anche!) di moda e che quando lo fanno (salvo qualche eccezione) producono in Italia. Il label 'made in italy' campeggia non solo, come è ovvio, sui capi Gucci o Bottega Veneta (cheppure fanno parte del gruppo PPR), ma anche sulle più note griffes francesi, nonché sulla totalità della pelletteria.
La moda non è affatto il mio settore ne sono un addetto ai lavori, ma non si può affermare che la nostra industria della moda sia allo sbando, perché si tratta (dopo il sano repulisti fanno dalla concorrenza cinese) di uno dei comparti che ha determinato, per il 2007, un saldo di export formidabilmente positivo. Non male per un paese in declino superare la Gran Bretagna in esportazioni (per non parlare della pluricitata spagna, il cui manifatturiero è poca cosa ed il cui export non arriva ad un terzo del nostro).
In definitiva finanziariamente molte, moltissime, leve sono orchestrate a Parigi, ma la produzione, quella, la si fa a Firenze, a Biella, a Padova, in Valdarno, in Campania ecc ecc... Ed a livelli che non hanno eguali nel mondo per qualità e innovazione.

Che la classe politica sia ai minimi termini non possiamo che essere d'accordo. Ma che sia opportuno non intravedere un futuro questo no. Peraltro, come ripeto, se chi scrive fa parte della cosiddetta classe dirigente, più che lamentarsi dovrebbe recitare (indirettamente, in questo caso, visto che una personalità come Bonilli può avere solo colpe politiche indirette chiaramente) il 'mea culpa' e rimboccarsi le maniche per superare l'attuale fase di stallo.

28 Gen 2008 | ore 15:26

In questo paese chi fà domande dirette, suona sempre come scorretto.
Non era mia intento offenderLa, volevo solamente capire se continuare a leggere le sue riflessioni e sopratutto se continuare a fruire dei suoi prodotti editoriali, oppure spendere il mio tempo libero diversamente.
Comunque il dubbio non me lo ha sciolto.
Non se la prenda.
Cordialmente

28 Gen 2008 | ore 15:31

In Francia il Presidente avrà pure 52 anni ma sta tenendo il mondo in apprensione con una stucchevole love story.
ì

28 Gen 2008 | ore 15:31

Se ho una colpa è quella di avere fatto un investimento di 10 milioni di euro nel 2000 per costruire la Città del gusto senza prendere un euro pubblico, eppure l'iniziativa lo meritava e merita.

28 Gen 2008 | ore 15:33

Peppignani, quelli come lei meglio perderli :-)

28 Gen 2008 | ore 15:34

Va bene, vuol dire che non rinnoverò più il mio abbonamento al gambero speciale :-)

28 Gen 2008 | ore 15:42

Ottimo :-P

28 Gen 2008 | ore 15:56

Infatti a forza di essere ottimisti il nostro turismo che andava avanti da solo e per il quale per decenni nulla si è fatto, è continuamente superato da altri paesi meno fortunati di noi per patrimonio storico e bellezze naturali, e più fortunati per classe dirigente(politica ma non solo).
Nel nostro Paese l'ottimismo ad oltranza è un lusso che non ci possiamo più permettere, come anche non ci possiamo permettere di impiegare male capitali che vengono stanziati ad uno scopo ottenendo risultati di cui veramente tutti ridono, all'estero come in Italia(Italia.it docet)
Dallo spirito del dibattito e delle risposte si capisce cosa non funziona veramente; manca lo spirito di squadra, quello che tanti successi ci ha consentito di avere nel dopoguerra e che oggi è completamente scomparso. Continuando così si finisce ancora più in basso, troppo facile pronosticarlo, purtroppo.

28 Gen 2008 | ore 16:18

Non si discuteva la sua storia imprenditoriale, bensì quella politica.
Considerando che si parlava di una sinistra che è diventata una pessima amministratrice della cosa pubblica ancor più della già pessima destra, bhe, ecco perché la inserivo tra i colpevoli che, seppur non direttamente imputabili di nulla, non possono permettersi il lusso di lamentarsi.

28 Gen 2008 | ore 16:29

Beh, dire che la moda è in mano ai Francesi è una grossa cavolata. Non so mi vine in mente così a pelle un Loro Piana che per difendersi dal cambio euro dollaro produce anche negli USA...mi vengono in mente tante piccole manifatture che i francesi e i giapponesi ci invidiano...andate a vedere dove produce Luis Vuitton o Dior....
LVMH dietro non ha solo moda come ben sappiamo, ma comunque credo che snobbare i numerui e le recenti strategie internazionali di Armani, Dolce & Gabbana piuttosto che Prada sia inutile quanto sterile....Piangerci addosso non serve, sarebbe sufficente mandare a casa un po' di vecchiume dirigenziale (in questo si invidio chi è governato da un cinquantenne), ma che ve lo dico a fa' io che c'ho ventisette anni, due lauree e firmo solo contratti a tempo determinato!!!
Saluuuutiiii

28 Gen 2008 | ore 16:40

Io mi lamento del fatto che nessuno parte dall'incipit del post: Time ha chiuso l'ufficio di Roma perché siamo poco rilevanti e da Parigi d'ora in poi seguiranno Spagna, Grecia, Balcani, Vaticano... e l'Italia.
Sul resto non mi lamento, giudico e dico che il governo Prodi è stato pessimo ma quello Berlusconi una tragedia e il prossimo peggio. Solo per gli affari privati Mediaset un governo buono. E poiché molti italiani queste cose le amano e ci si riconoscono non mi lamento, dico solo che siamo già in serie B.

28 Gen 2008 | ore 16:48

Francamente dire che siamo in serie B mi sembra una ovvietà. Dire che non investamo in tecnologia anche. Dire che abbiamo solo per poco la cucina ed il vino a difenderci pure. Senza parlare della Ferrari e della moda....il Time chiude l'ufficio di Roma? A me preoccupa di gran lunga di più un ministro che per vendetta privata mi fa cadere il Governo (si pessimo ma un Governo francamente con pochissimo spazio per agire). Mi preoocupa ancor di più lo spazio che gli viene concesso per difendersi qando dovrebbe esser messo alla porta. Per non dire altro.

28 Gen 2008 | ore 17:13

Per inciso: Valentino, che lei cita, non è più italiano da un po'. Valentino Fashion Group, che era di proprietà Marzotto, è passato al fondo Permira IV.
Ciao,
VB

28 Gen 2008 | ore 17:56

Ma Peppignani chi è, una specie di vendicatore del popolo oppresso?

28 Gen 2008 | ore 18:22

Caro Direttore,
mi chiedo, Le chiedo se stanti così le cose cosa possiamo fare? Ho votato da sempre a sinistra sperando che le forze positive del paese servissero a far progredire l'Italia. Dopo 5 lunghi anni di governo Berlusconi pensavo che un minimo di serietà e di buongoverno facessero breccia nel cuore degli Italiani. Invece bastano poche campagne di stampa, di strada ed ecclesiastiche ben orchestrate per far degenerare tutto. Il mercimonio di parlamentari e partiti sottoscrittori di un programma condiviso unito ad interessi giudiziario-familiari ha dato la spallata finale. Mentre noi combattiamo tutti i giorni per stare sul mercato, progredire, fidelizzare clienti e fare cultura enogastronomica altri decidono che il banco deve saltare e sarebbe giusto spendere un mare di soldi e perdere quasi un anno in nuove elezioni e nuovo governo. I giornali stranieri ci lasciano perchè sono stanchi dei nostri teatrini non solo della politica. Ci lasciano perchè in cinquant'anni sono costretti a scrivere ciclicamente sempre le stesse cose ed allora forse è più economico fare un copia incolla di articoli già scritti.
Lo ripeto, da una settimana il mio proverbiale ottimismo è volato via.

Ciao

28 Gen 2008 | ore 18:47

Non so chi sia ma uno che ti chiede se per caso le citazioni sono marchette e insiste dicendo che chi fa domande dirette è sempre scorretto ha ricevuto una risposta diretta e, guarda un po'si è offeso lui, ha messo il muso e come i bambini dispetosi ha detto allora non rinnovo l'abbonamento, gettandomi nel più cupo sconforto :-)

28 Gen 2008 | ore 18:50

Quello che non capiamo é che fa piú male alla nostra immagine nel mondo il senatore Strano con gli occhiali da sole urlando frocio, o Gramazio stappando champagne come all'osteria, o Napoli con la monnezza, che la caduta di un governo o di un altro. Nella societá dell'immagine e della comunicazione anche una signora di Singapore che non sa chi sia Prodi ha visto quelle immagini e ne é rimasta impressionata. Perché gli investitori, i turisti ecc. vengono che ci sia Prodi o Berlusconi, ma non vengono se vedono che in Italia chi dovrebbe in teoria, gestendo la cosa pubblica, essere píu serio, fa sceneggiate come quelle dell'altro giorno, con tanto di sputi. In 15 anni Grecia e Portogallo ci supereranno e poi toccherá alla Turchia. E noi ci consoleremo con i ragazzotti muscolosi urlando "anate a lavora". Se il Partito Democratico non ha le palle per prsentarsi da solo, giuro che stavolta non li voto piú.

28 Gen 2008 | ore 19:39

Evvabbene, partiamo dall'incipit. Ci sto. E allora io potrei leggerla ben diversamente. Impossibile che l'Italia si di colpo caduta nei bassifondi dell'interesse giornalistico internazionale. Impossibile che una testata globale come Time non consideri la nostra posizione assolutamente strategica per l'oggi e per il domani geopoliticamente parlando (l'Italia è una portaerei direzionata verso i nuovi mercati mediorientali), molto possibile che la testata, come tutte le testate in questo momento, alle prese con la carta che aumenta, con la stampa che costa un fottìo e con la pubblicità che va così e così, abbia deciso di razionalizzare le proprie sedi e di ridurne alcune. Concentrando, suo malgrado, l'Europa mediterranea a Parigi. Dovendo scegliere tra Roma e Parigi ha scelto Parigi perché città più centrale, collegata, internazionale, baricentrica di Roma. E da questo dovremmo desumere che l'Italia è serie B?

28 Gen 2008 | ore 20:10

Ringrazio Tenente Drogo per avermi segnalato un bellissimo articolo di Gianni Mura su Repubblica di domenica che "stigmatizzava" il Presidente del Senato Marini per aver paragonato appunto il Senato ad un'Osteria. Poche ficcanti righe per dire che invece le Osterie sono luoghi seri .

Caro direttorTonelli...così come fa Lei si può giustificare tutto ed il contrario di tutto !!

Ciao

28 Gen 2008 | ore 20:50

Beh.. leggendo il commiato del corrispondente e le dichiarazioni di altri giornalisti Usa si legge l'epitaffio che titola il post, poi guardandosi attorno si può anche sognare... ma poi Mastella, Cuffaro, Tangentopoli... l'economia...

28 Gen 2008 | ore 20:56

Purtroppo devo ammettere che l'Italia anche vista dall'estero e dagli "esteri" non riscalda il cuore. Durante il dominio di Silvio, si sopportavano i sorrisini maliziosi, i colpetti di gomito, le condoglianze e tutto il campionario possibile ed immaginabile di compassione dovuta comunque alla simpatia per l'Italia e per gli Italiani come me. Poi 2 anni di Mastella che fa il bello e cattivo tempo con l'uno percento, e la monnezza campana, e l'Alitalia, ma anche la Ferrari, la Fiat o la Ferrero. Contrasti che sembrano insensati all'italiano, figurarsi allo straniero. E quando casca il governo Prodi, gli amici di qui ti chiamano per chiedere, per comprendere, perche' non si capisce piu' una beata mazza di cosa succede con gli italiani. Certo qualcuno mi dice: ma non gli potete mandare Marchionne al governo, che' magari rimette un po' le cose in sesto come ha fatto mirabilmente (fino ad ora) con la Fiat data per spacciata nemmeno tanto tempo fa? Ed a me che tocca rispondere: Manager? No grazie, abbiamo gia' dato.
Cio' che personalmente mi rode poi, e' il dubbio atroce che dalla B non si riesca piu' tanto facilmente a risalire. Per capirci, questo non e' il calcio italiano, dove si fa una farsetta di anno e poi tutti amici come prima. Gli altri paesi, amici o meno, alleati o pseudo-tali, non e' che stanno li a aguardarti e ad aspettare che ti risollevi. Vanno avanti. E se alti e bassi nella vita ci possono pure stare, mi chiedo in realta' se lo stato di prostrazione continuata del Paese non sia tale da precludergli possibilita' di recupero (possibilmente veloci). Comunque e' come hai detto tu: siamo cio' che votiamo.
E' dura anche per chi l'Italia ce l'ha nel cuore, ma la vita la spende altrove. :))))
Con affetto
Pier

28 Gen 2008 | ore 22:35

La classe politica che abbiamo ce la meritiamo :(
Ma perche' dovremmo essere ancora "serie A" del mondo? Per diritto divino?
E' molto, molto, difficile essere ottimisti in questo paese. E in effetti, visto dal di fuori, non succede niente di particolarmente interessante. Cosa c'e' di vitale e nuovo da giustificare un inviato fisso?
Difficilmente nascono nuove idee. Tantissimi giovani sono bloccati dai raccomandati e molti finiscono per imparare che non conta cosa si sa fare, ma chi si conosce.

Nico

28 Gen 2008 | ore 23:11

@ andrea gori
Scusami il paragone, ma il tuo argomentare che "tutta la stampa di sinistra non perde l'occasione per deprimersi, deprimerci e in genere piangersi addosso", mi ricorda Mussolini, che stava perdendo la guerra e accusava chi descriveva la semplice realta' di essere un disfattista.

Nico

28 Gen 2008 | ore 23:15

Beh, caro Tenente, quello della meritocrazia all'italiana sarebbe un vaso di pandora da scoperchiare definitivamente....io per cominciare mi accontenterei di poter nuovamente esprimere la preferenza sul candidato della mia lista alle elezioni politiche, eliminando così quell'obrobrio delle liste bloccate. Sembra una piccola cosa, ma non lo è.

Ciao

28 Gen 2008 | ore 23:18

http://www.newyorker.com/reporting/2008/02/04/080204fa_fact_mueller
io trovo divertente che il New Yorker dedichi sette pagine a Grillo :-)
A proposito dell'immagine dell'Italia!!!!

29 Gen 2008 | ore 00:13

Quello che ci fa ancora da Serie A sono le migliaia di imprese familiari che lavorano per bene e la cui gente ha ancora una qualita' di vita umanamente accettabile (anche se con sempre meno soldi). E poi ci sono molte piu' "energie" positive italiane nel mondo di quello che si pensi: gente che trova petrolio, che costruisce dighe, che e' leader in tecnologie avanzate, che aiuta altri a vivere meglio...

Gli italiani siamo anche noi. Mi farebbe piacere sapere cosa fa ognuno di noi, nel quotidiano, per rompere la spirale dei difetti "italiani" che critichiamo e che appannano l'immagine del Paese.

Ah... Io se oggi lasciassi New York per andare a Shanghai direi che gli USA sono una potenza in declino.

29 Gen 2008 | ore 09:46

Sig. Peppignani, "fa", voce del verbo fare, si scrive senza accento. Soprattutto, avverbio, si scrive con quattro "t".
E' una campagna ortografia-progresso.

29 Gen 2008 | ore 10:26

Molti post confermano quell'immagine usata da E. Scalfari per "spiegare" la condizione dell'Italia: uno specchio in frantumi, che ovviamente non riflette piu' un'immagine intera, ma tante parti dell'immagine, ognuna ormai indipendente dalle altre. L'Italia è corporativa, divisa in mille interessi di parte, fino al personale (vedi politica mastelliana), un paese in cui, per i suddetti motivi, nessuno si fida di nessuno. Come è stato detto non ci sono senso di unità, senso di squadra, condivisione di valori.L'alternanza politica non dovrebbe recare con sé preoccupazione, solo delusione eventualmente. Come recuperare la civiltà smarrita? Con un sogno, un' utopia, una parola d'ordine semplice. Ma occorre anche qualcuno credibile, giovane, nuovo che la sappia proporre: Moretti disse che con questa sinistra non si vincerà mai. Ma è possibile che in un mondo in cui la comunicazione ha assunto aspetti determinanti, perfino inquietanti, nessuno sia mai riuscito nella sinistra a creare un progetto di contenuti e immagine capace di smuovere le coscienze appannate, incrostate dalla ruggine dei rancori, dell'indifferenza e degli interessi personali? Guardate il fenomeno Obama, che perderà, forse, ma che esperienza esaltante sarà, quanti giovani, quante persone avrà fatto uscire dalla disillusione. Veltroni, a Torino, ha cominciato bene: poi sembra essere stato risucchiato nella sterile schermaglia politica, di marchio televisivo-condominiale. Il mondo vede e giudica, in qualche modo "vive" e noi stiamo lì a rimirarci nei nostri pezzetti di specchio.

29 Gen 2008 | ore 11:06

@fabrizio
Tutto condivisibile e con i germi di speranza per il futuro. I dubbi persistono quando fra le cause ben inserisci mancanza di "senso di unità, senso di squadra, condivisione di valori". Ecco quali sono questi valori e, soprattutto, chi li insegna e li insegnerà in futuro? Manca dalla base una coerenza fra mondo reale e realtà virtuale una dissociazione sempre più ampia fra diritti e doveri che trasla pian piano il concetto di libertà verso un liberismo sfrenato ed ancor oltre l'anarchia. La frammentazione socio-politico-culturale si sta trasformando da ricchezza a ostacolo con il risultato che la democrazia non la si fa per maggioranze ma per minoranze chiassose od influenti ben supportate da grancasse mediatiche cui, guarda caso, se ne persegue sempre più il controllo. Condiamo il tutto con la crescente difficoltà di stabilire regole condivise sebbene si conti una quantità enorme (penso la maggiore fra le democrazie parlamentari) di leggi in continua crescita (quando non in antitesi fra loro), con la sempre più diffusa incapacità di farle applicare ovvero rispettare, con un’ormai quasi ipotetica certezza della pena e sorseggeremo un cocktail che da solo potrebbe spiegare la gran parte dei mali italiani. Ottimismo dunque? Si sempre: ma a 50 anni suonati comincio a pensare forse in un altro posto.
Saluti
Pier (un altro Pier)

29 Gen 2008 | ore 12:01

sulla moda non sono d'accordo con lei; ho lavorato qualche anno in Conde Nast e la vitalità del nostro settore è ancora notevole!
per quanto riguarda l'editoria di settore, ad esempio, Vogue Italia è ancora e sempre il punto di riferimento mondiale, quello che detta legge

per il resto, anch'io ultimamente soffro la situazione italiana e la vedo come un declino inesorabile, creato dalla nostra mentalità provinciale e arraffona, però mi ha lasciata perplessa una considerazione di mio marito che da qualche mese vive a Shanghai per un'esperienza di lavoro molto interessante e, con me, ha viaggiato molto

tutto sommato, mi diceva, come qualità di vita, nonostante il dinamismo della società che ora sta vivendo da vicino, la città che cresce di giorno in giorno ecc.ecc., la sensazione che bene come da noi non si viva da nessuna parte, è forte

29 Gen 2008 | ore 12:26

@piermiga
sarà forse per la nostra età che coltiviamo il senso del sogno, dell'idea che trascina. Sono d'accordo, l'effetto annuncio di leggi che di fatto poi non vengono mai ratificate, il senso di precarieta' e mancanza di regole che aprono la strada alla furbizia e alla cafonaggine mi angosciano quanto te. Viviamo in un paese in cui se uno dice che ha avuto mal di pancia perchè ha mangiato, che so, troppe castagne, intervengono sulle reti nazionali, sdegnati, i produttori di castagne, e così via per li particolarismi. Ma avere il senso del sogno, il senso delle regole, tentare ostinatamente, per metafora, di "non parcheggiare in seconda fila" e farlo presente, rivendicarlo con i figli, con gli amici, parlarne a cena in ristoranti che interpretano anche un corretto modo di vivere, mi sembra, al di là dei nostri 50 anni, ancora possibile e, come dire, stranamente rigenerante.

29 Gen 2008 | ore 12:44

Caro Fabrizio condivido il tuo senso del sogno e delle regole e cerco costantemente di applicarli e di darne esempio alla mie figlie con "parole ed opere"; e non solo la cosa mi sembra possibile ma fortemente auspicabile. La mia chiusa vagamente pessimistica più che un senso di abbandono vorrebbe fare appello accorato ad essere in molti, molti di più a sognare e testimoniare.
Con stima
Pier

29 Gen 2008 | ore 13:51

Una discussione sofferta e matura che fa capire come tutti noi vogliamo/vorremmo fare iniziative utili per uscire dal gorgo che sembra risucchiare sempre più verso apatia e disgusto.

29 Gen 2008 | ore 16:06

Vogliamo fare come fecero i francesi nel 1789?

29 Gen 2008 | ore 17:24

Inventarono il ristorante :-)

29 Gen 2008 | ore 18:50

Si L'Italia è ancora nella seria A internazionale e lo deve soprattutto al settore moda, arredamento e food. Inizialmente è stata la moda a trascinare tutti gli altri due settori, tutto quello che è italiano come stile di vita è prodotti è "cool" come dicono gli americani. Questi tre settori sono però dinamici in particolare la moda che si evolve molto velocemente. Italia ha un bene che nessun altro paese ha al mondo la "creatività" che un bene non tangibile ma senza creatività ogniuno di questi tre settori non esisterebbe. Con il termine creatività c'è l'artiginalità, cioè quel sapere, quella tecnica, che si tramanda da padre in figlio da maestro ad allievo ed in ogni suo passaggio si arricchisce di qualcosa di più personale: ciò che si produce in Italia è unico. In un paese che basta aprire la porta tutte le mattine per immedesimarsi in un mondo d'arte e bellezza e secondo me questo patrimonio d'arte e di mestieri che non si deve perdere e che permette all'idea di essere sempre di serie A. Un paese che deve concentrarsi in ciò che sa fare bene. L'italia è di serie B dal punto di vista della politica e dell'economia (crack parmalat, cirio, mafia) visto ciò che accade in questi giorni come dare torto a chi considera Italia di serie B.

29 Gen 2008 | ore 19:39

Vogliamo fare come fecero i francesi nel 1789?Posted by: paolo
Inventarono il ristorante :-)Posted by: bonilli

No, bruciarono il palazzo e ghigliottinarono tutti....

29 Gen 2008 | ore 19:45

Ghigliottine no, Dio ce ne scampi ma un uso del voto da paese civile e il voto in Campania, Calabria e Sicilia e' inquinato dalle mafie e camorre.

29 Gen 2008 | ore 20:24

Allora, per stemperare gli animi, le propongo un facile quiz:
in quale film Robert Duvall pronunciò la mitica frase: "I like the smell of the gasoline in morning!" ?
Buona serata.

29 Gen 2008 | ore 21:23

....ooops, mi é rimasto un the nella tastiera, sorry!

29 Gen 2008 | ore 21:41

Io trovo piu' preoccupanti le affermazioni di coloro che si ostinano a dire che l'Italia in fondo non va cosi' male.
Siamo ad un passo dal baratro, basta frequentare altri paesi per vederlo chiaramente, e accorgersi di come in fondo agli altri gliene freghi poco o nulla.

L'Italia sta al mondo come Venezia sta all'Italia: un bel luogo al quale tutti siamo affezionati, che ci dispiacerebbe se sprofondasse perche' ci piace passarci qualche weekend, ma ormai abitato solo da qualche vecchietto o da qualche gondoliere intento a cantare o sole mio ai turisti. I giovani, se vogliono avere una vita, sono obbligati ad emigrare.

Si puo' cambiare? Forse toccando il fondo si puo' solo risalire. Il problema e' che il fondo sembra sempre allontanarsi. Proviamo a pensare al prossimo presidente del Consiglio di questo paese.

30 Gen 2008 | ore 00:21

Perfettamente d'accordo con te Gianpaolo! Non c'entra niente la stampa di sinistra caro Burde. La frase è riportata su Internazionale, che tutto mi sembra tranne un giornale schierato! Dice solo quello che gli altri pensano di noi!E spesso sono amare critiche (giustificatissime!!)
Il fondo, caro Gianpaolo, lo stiamo già toccando...ma invece di risalire stiamo raschiando per andare ancora più a fondo!

30 Gen 2008 | ore 11:22

Penso che il 13 o il 20 aprile andremo a votare. Sarà una campagna dura che provocherà ulteriori, profonde lacerazioni ma poi - sentito ieri sera Bondi, portavoce di Berlusconi - loro, che si sentono già vincitori, vogliono fare la parodia di Sarkozy e imbarcare anche persone dell'altro schieramento.
Se sono tecnici la cosa può essere possibile, se politici no, si chiamerebbe trasformismo e solo gente come Mastella va da una parte e dall'altra. E quindi il nuovo governo vedrà un'Italia più divisa, con più problemi e ingovernabile, pensiamo ai rifiuti: i blocchi stradali non sono di destra o sinistra ma ormai rivolta e esasperazione popolare con tutti contro tutti.

30 Gen 2008 | ore 11:46

@Guther
Un paese in cui la mattina basta aprire la porta per immedesimarsi in un mondo di arte e bellezza sarebbe di serie A se...piu' persone se ne rendessero conto... se troppi deficienti non imbrattassero tutto... se le bellezze non fossero trattate da cartolina, ma rese fruibili... se si tenesse tutto più pulito e si rispettasse il paesaggio... se non si parcheggiasse nei centri storici... Troppi se. In effetti l'Italia è un paese bellissimo, con tutto ciò che occorre per vivere bene, ma queste prerogative temo restino in genere sulla carta, nell'ambito delle possibilità, nel libro dei sogni. E' sicuramente un punto irrinunciabile in un progetto serio di ripresa e di sviluppo.
@Paolo
Ma nella traduzione italiana Duvall dice di "adorare l'odore del napalm la mattina", non della benzina. Eppoi, lasciamo perdere, quello era un pazzo scatenato e oggi non ne abbiamo affatto bisogno.

30 Gen 2008 | ore 12:32

Infatti la traduzione italiana é sbagliata.
Per fare il napalm, chiamato anche "gel incendiario", si usa una miscela di benzene e benzina con polistirene, a cui viene aggiunto fosforo bianco, che facilita l'accensione durante la dispersione del gel nell'aria, amplificandone gli effetti.

Non abbiamo bisogno di un altro pazzo scatenato perché al parlameno ne abbiamo anche troppi!

31 Gen 2008 | ore 10:58

Iniziamente dico che L'Italia non è un paese del 3° mondo, se confrontiamo il PIL della Nigeria con quello italiano, la differenza sarebbe enorme.
Non tutti sanno invece che oltre a 1° e 3° mondo, esistono anche paesi del 2° (Bulgaria, Grecia, Cina) e 4° mondo (Somalia, Eritrea, Sudan).
Molte persone sono preoccupate per questa crisi del 2008 e credetemi, la colpa è solo delle banche.
Si è visto e confermato che il PIL procapite annuo è diminuito, questa cosa è normale, in tutti i paesi colpiti dalla crisi il PIL è sceso, inoltre ricordo che nella crisi del '79, in quella del '29, quella italiana del 1898 e se vogliamo quella del 1830, tutta la produzione è calata, anzi, tutto è calato.
Ritorniamo ai giorni nostri e pensate,:"Perché tanta gente del Nordafrica, Cina, India e altro ancora viene qua da noi?" Ve lo spiego io, perché l'Italia è un paese sviluppato, e loro lo riconoscono!
Certo, la nostra penisola ha molti problemi, ma paesi come la Tunisia o addirittura la Spagna ne ha di più!
Inoltre concludo facendovi notare che anche se il nostro paese finaza poco la ricerca,sta spendendo molti milioni di euro in energie rinnovabili (es. energia solare, energia eolica, enerigia delle biomasse, ecc...)!
Non dovete preoccuparvi, i vosri bisnonni e trisnonni invece sì, con la penisola appena unificata c'erano moltissimi problemi da risolvere, e così fu.
L'Italia, è l'8° paese al mondo per economia, prima vengono:
1) USA
2) Cina
3) Giappone
4) Germania
5) Australia
6) Regno Unito
7) Francia
8) ...ITALIA

08 Mar 2011 | ore 15:05

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